Updates from dicembre, 2017 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 09:46 il 9 December, 2017 Permalink | Rispondi  

    L’unione europea si dovrebbe muovere immediatamente per ridurre gli sprechi energetici nelle automobili 

     

    Credo che non abbiano alcun senso le leggi fatte da vari paesi europei che intendono vietare tra 20 anni la vendita di automobili a benzina e diesel.
    Non ha senso per tre ordini di motivi:
    1) venti anni sono troppi e in questi anni potrà continuare a peggiorare la situazione
    2) in ogni caso i vecchi automezzi continueranno a circolare per ulteriori 20 anni.
    2) non è l’automezzo ad inquinare ma è il carburante fossile ed in ogni caso se oggi tutti avessero auto a metano ci sarebbero problemi ecologici ben più gravi in quanto è vero che le componenti del metano fossile che escono dal tubo di scarico inquinano meno, ma pur troppo è anche vero che restano per più tempo in atmosfera creando ben più problemi di diesel e benzina.
    Quindi il metano fossile non rappresenta in ogni caso la soluzione.
    Quello che invece andrebbe fatto e andrebbe fatto subito è il divieto di vendere automobili esclusivamente a diesel ed esclusivamente a benzina a partire dal 2019, escludendo da tale divieto quelle automobili che sono già in magazzino e mettendo una sovrattassa di duemila euro su quelle auto quando sono vendute di seconda mano,durante il passaggio di proprietà.
    Quindi si permette la vendita solo delle auto ibride ed utilizzando quella soprattassa appena descritta si crea un fondo per rendere queste auto ibride più economiche.
    Per auto ibride si intendono auto che abbiano almeno almeno il recupero dell’energia in frenata.
    L’unione europea può farlo, l’unione europea deve farlo visto che si è occupata di tostapane ed ha stabilito che non devono avere uno spreco energetico, a maggior ragione non si capisce perché per i tostapane bisogna avere solo uno dei due spazi che si riscalda se c’è solo un tost, mentre per le automobili che hanno uno spreco energetico ben più elevato non fa nulla.
    È assurdo che non ci sia una norma di questo tipo ma che l’Europa dica che ogni paese deve occuparsi delle emissioni dei “propri” produttori di automobili, come se la fiat che ha sede fiscale e sede legale in due paesi esteri nella UE ,che ha stabilimenti in vari stati della UE, e che ha cambiato nome in FCA comprando stabilimenti americani fosse invece italiana…
    E quindi partono controlli sulle emissioni ignorando lo spreco energetico a monte di quelle emissioni.
    Tra parentesi è appena uscito uno studio che afferma che con le auto ibride si percorrono in regime elettrico gli stessi km che con le auto elettriche,quindi a maggior ragione una legge di questo tipo funziona e ci mette al riparo da future turbolenze sul petrolio, nonché ci dà un vantaggio in termini di competitività dei nostri prodotti con una migliore bilancia commerciale extra-ue.
    E naturalmente sovrattassa dimezzata per le auto usate che montano sistemi ad idrogeno del tipo “dragon System” oppure “ultimate Cell”.

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  • giamps78 18:58 il 1 November, 2017 Permalink | Rispondi  

    Berlusconi che dà la colpa a Ciampi e Prodi per il cambio lira euro, ci è o ci fa?!? 

    A me questa storiella del cambio sbagliato tra euro e lira mi sembra più una leggenda metropolitana da campagna elettorale che si ripete ormai da oltre 10 anni ad ogni nuova scadenza.
    Nessuno la smentisce ma io francamente non riesco a capire che cosa intendono dire i fautori di questa tesi.
    Non riesco a capire se volevano una lira più forte nei confronti dell’euro oppure più debole.
    Domando scusa anticipatamente di questo mio probabile errore di valutazione.
    Si, non può che essere un errore da parte mia perché secondo la mia tesi queste loro lamentele risultano essere una gigantesca panzana.
    Quindi se nessuno l’ha ancora smentita, in oltre 10 anni, allora mi par più probabile che l’errore lo stia facendo io, e che abbiano ragione questi eccelsi ed immensi economisti.
    Delle due l’una, o volevi che la lira valesse di più nei confronti dell’euro o volevi che valesse di meno.
    E questo evidentemente significa prendere buste paga (in euro) più alte o più basse.
    Ma significa in maniera inversamente proporzionale favorire o sfavorire le aziende.
    Non so se è chiaro il discorso…
    Se il cambio lira euro fosse stato favorevole alle remunerazioni sarebbe stato sfavorevole alle aziende, infatti com’è noto, queste ultime avrebbero sofferto meno da una lira più svalutata e all’interno dell’eurozona ne avrebbero tratto un vantaggio competitivo sia nelle esportazioni di prodotti sia nelle mancate importazioni di prodotti provenienti dall’estero che non costando meno come accade invece oggi, nell’ipotesi di una lira svalutata, avrebbero fatto prezzi più bassi e combattuto meglio contro quelle importazioni.
    Ma è evidente che se hai la lira svalutata hai aziende più competitive ma remunerazioni più basse ,se calcolate in euro.
    Quindi che senso ha dare la colpa a prodi e Ciampi del cambio con l’euro se poi si afferma che un milione di lire devono essere considerati come mille euro?!?
    Spero che si riesca a capire che si stanno unendo due fattori tra loro opposti.
    Cioè si stanno unendo le tesi delle remunerazioni troppo basse in euro, alle tesi del cambio sbagliato perché la lira doveva essere svalutata maggiormente nei confronti dell’euro, sempre che sia questo che intendono dire perché può essere che volessero una lira maggiormente rivalutata.
    In tutta questa storia i fatti stanno a zero, perché una iperinflazione non rilevata dall’istat nei primi anni duemila, ci ha mandato fuori mercato.
    Il cambio non c’azzecca proprio nulla, anzi c’entra solo perché è fisso ed ogni aumento di prezzi si paga in competitività.

    articoli correlati:

    risposta ad Alberto bagnai su pomicino e il cambio lira euro

    https://giamps78.wordpress.com/2016/01/18/risposta-ad-alberto-bagnai-su-pomicino-e-il-cambio-liraeuro/

     
    • Evar 09:47 il 2 novembre, 2017 Permalink | Rispondi

      Non so bene cosa abbia detto il Silvio, andrò a documentarmi anche se saranno le solite sparate elettoralistiche.

      Il cambio lira/euro non è comunque stato deciso, nè variato, al momento dello switch: sussisteva ed era pubblicato quotidianamente sul Sole già da almeno 10 anni, quando l’euro si chiamava ecu e nessuno l’aveva mai contestato.

      La colpa del mortadella imho è di non aver fatto leggi draconiane che evitassero ai troppo furbi di fregare i troppo fessi (es: doppi prezzi per almeno 2 anni).
      Purtroppo questo paese è bipolare: o lupi o pecore (o quel che peggio benpensanti che è una variazione sul tema del secondo tipo)

      Invece sempre imho la colpa del Ciampi, dottore in lettere (che caxxo ci faceva a Banca d’Italia?) risale a prima: aver bruciato nel 92 (col suo compagno di merende Amato, capo del governo) enormi riserve di valuta forte per poi calare inevitabilmente le brache e dover svalutare, non potendo vincere contro una speculazione mondiale che era mille volte più forte della povera italietta.

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    • Evar 03:15 il 3 novembre, 2017 Permalink | Rispondi

      Grazie per le risposte interessanti.

      (Panoramicando ho scoperto un errore che è meglio correggere: Hadolf senza H – 27 January, 2016)

      Un saluto.

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  • giamps78 10:28 il 26 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Welfare,robotizzazione e sistema del debito: Spiegazione crisi economica for dummies (2° parte) 

     

    Anni fa avevo intitolato un articolo “spiegazione crisi economica for dummies:
    (https://giamps78.wordpress.com/2014/12/31/spiegazione-crisi-economica-for-dummies/

    diciamo che questa ne è la continuazione…

    Vogliamo giocare a quelli che fan finta di non vedere?
    Benissimo, regaliamo pure quattordicesime, regaliamo prepensionamenti.
    Viviamo dell’oggi, come hanno fatto quelli che c’erano prima, e condanniamo quelli che ci saranno dopo ad un destino peggiore di quello che abbiamo noi oggi a causa della visione sbagliata di chi ci ha preceduto.
    Ma non è detto che questo stato e che questa repubblica riescano a sopravvivere al combinato disposto costituito dalla fine di un sistema finanziario fondato sul debito comprato dalle multinazionali private del capitale, dall’invecchiamento della popolazione che non potrà essere mantenuta senza fare oggi una riforma mancata da 20 anni e senza che vi siano tasse esosissime che desertificheranno la struttura produttiva con conseguente default del debito.
    Oggi l’età media di pensionamento è 61 anni calcolati buona parte con un sistema retributivo ma domani i tre quarti degli abitanti avranno più di 70 anni.
    Questa è una bomba sociale che fino ad oggi si è tradotta con meno diritti per il futuro senza pensare che non ci sarà alcun futuro senza oggi siano fatte delle scelte di giustizia.
    Ed invece ci ritroviamo politici che addomesticano i sindacati, che insieme stanno aumentando il debito pubblico in cifra assoluta, d’accordo con i confindustriali e con i liberi professionisti nell’alzare le remunerazioni per alzare l’inflazione per alzare falsamente il prodotto interno lordo e remunerare maggiormente il capitale dominante che vuole interessi altrimenti va all’estero.
    Ma tutto questo è stato il normale modus operandi  nel passato, è un colossale errore che ci ha portato nella situazione in cui siamo ora, un fuoco di paglia che si cerca di alimentare con altra paglia mentre il fieno in cascina va a terminare.
    Lo stesso “basso” tasso d’inflazione è una normale conseguenza dell’indebitamento.
    Come si fa a non capire questo semplice aspetto?
    Aumenti l’inflazione se puoi fare debito, se qualcuno finanzia quel debito che ha il tasso di interesse con minimo pari all’inflazione per non perdere potere d’acquisto,altrimenti di norma i soldi non lì depositi.
    L’inflazione fa salire il debito mentre pure salgono le remunerazioni altrimenti c’è recessione anziché falso prodotto interno lordo.
    .

    In un futuro non troppo anteriore ci sarà il cosiddetto effetto imbuto con tre quarti della popolazione italiana che avrà più di settant’anni.
    Se da quel quarto di popolazione rimanente ci togliamo i neonati ed i bambini che hanno la scuola dell’obbligo,e ci togliamo i lavoratori del comparto pubblico, cosa rimane?
    Chi potrà pagare i contributi per mantenere tutti quei pensionati?
    Arriviamo ad una situazione paradossale nella quale  i futuri pensionandi troveranno pensioni veramente basse ed erogate con il sistema contributivo mentre oggi continuano ad essere erogate con il sistema retributivo e solo in minima parte con quello contributivo.
    Avremo un futuro di pensionati che hanno versato veramente dei contributi,sicuramente almeno 20 anni mentre oggi con la vecchiaia sono andati in pensione  anche stranieri con 2 anni di contributi.
    Non lo dico io lo ha detto l’inps che la media degli anni di contribuzione di chi abita all’estero e riceve la pensione dall’inps è di 3 anni.
    Com’è possibile che se uno lavora 19 anni all’estero e viene qui a farsi 1 anno di lavoro riceve la pensione pagata per intero dallo stato gruviera italiano?
    Adesso è necessario creare dei risparmi sulle pensioni prepararsi per l’effetto imbuto che poi terminerà anch’esso come un ciclo.
    Tagliare oggi a chi non ha versato contributi per mettere da parte un tesoretto che consenta di superare indenni quell’effetto imbuto che si verificherà con gente che ha lavorato una vita, portando verso di loro il massimo dell’ingiustizia.
    Quanti immigrati dobbiamo importare dall’Africa per evitare di avere una percentuale così alta di pensionati?
    O non è forse meglio tagliare di 60 miliardi annui il costo attuale del sistema pensionistico diminuendo il debito pubblico per fare in modo di superare quel temporaneo effetto imbuto?
    In futuro le fabbriche saranno robotizzate, soprattutto nelle nazioni che avranno un più alto costo della vita e del lavoro.
    Qualcuno sta scherzando con l’inflazione per aumentare falsamente un prodotto interno lordo che aumenta nelle percentuali ma diminuisce nei volumi.
    Chi scherza con l’inflazione scherza con il fuoco,avrà forse subito qualche dato positivo ma alla distanza porta alla rovina l’Intero paese.
    E noi ci troviamo in questa situazione proprio perché negli anni ’80 si vantavano di un prodotto interno lordo che cresceva, ma crescendo meno dell’inflazione è andato a logorare tutti gli indici economici.

    Quindi più è alta l’inflazione più si alzano le tasse ,sia in cifra assoluta che in percentuale, che servono per ripagare quel debito che continuerà comunque ad aumentare, più si alzano le remunerazioni più diventano costosi i prodotti creati da chi riceve quegli aumenti, e per venderli hai bisogno che i compratori o siano ricchi o abbiano a loro volta un rialzo delle remunerazioni e hai bisogno della della svalutazione della moneta(cosa che con l’euro non si può più  fare) per vendere i prodotti all’estero, ma più svaluti la moneta maggiori saranno gli effetti negativi sul debito,soprattutto se in mano straniere, e sulle importazioni soprattutto se energetiche che aumenteranno il loro prezzo creando altra inflazione e altro indebitamento,maggiori saranno le tasse, più difficile sarà trovare finanziatori per quel debito.
    non è soltanto l’inflazione a determinare i tassi di interesse, ma anche il rischio tramite la legge della domanda e dell’offerta e la solidità strutturale ch va peggiorando.
    Mano a mano si logorano gli indici produttivi fin quando per forza di cose non si possono più aumentare le remunerazioni, a causa del debito ed a causa del costo del lavoro e della vita elevati a tal punto da mettere le aziende private davanti ad un bivio: Chiudere l’azienda oppure abbassare i salari?
    Questo perché alzando i salari andrebbero fuori mercato non riuscendo più a vendere quei prodotti e portando in ogni caso l’azienda alla chiusura.
    Questo però non impedisce ai libero professionisti di sguazzare nello scopo di lucro e di avere un maggiore profitto da quella maggiorazione di prezzo creata dall’inflazione e dall’aumento delle remunerazioni delle altre classi produttive e questo ingenera il pensiero che il sistema stia ancora funziona do perché permette ancora di ottenere profitti,mentre nella realtà il sistema peggiora ma si trova la scusa della mancanza di competitività, motivazione falsa che serve per occultare questo tentativo di tirare avanti un sistema fallimentare che non si vuole riformare se non nell’ottica dei vecchi parametri di giudizio che sono completamente errati.
    Si continuano a fare riforme che nella migliore delle ipotesi non servono a niente, si fa credere che le riforme vengono fatte,ma subito dopo ne servono altre altrettanto inutili.
    I politici di oggi sono come cenerentole, utilizzano un quantitative easing della banca centrale europea per far credere che si possa uscire da questa situazione utilizzando tutti i parametri e le filosofie del passato credendo forse essi stessi che questa situazione sia passeggera e che si può uscire dalla crisi, anzi, che lo stiamo già facendo.
    Ma purtroppo arriverà la mezzanotte e la carrozza tornerà a trasformarsi in zucca.
    Ma l’importante è non essere gufi, spargere ottimismo, non in vece guardare in faccia la realtà, meglio continuare a fare lo scaricabarile, magari mettendoci un bonus balconi per fingere di avere a cuore il pollice verde, un bonus da 500 euro per i diciottenni, un bonus mamma perché la denatalità, che sta colpendo tutti i paesi vittime di questo sistema che si fonda sul debito , è ai massimi storici.)

     
  • giamps78 12:07 il 6 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Economia e pensioni: interessanti dialoghi avuti sui social network 

    pubblico alcuni interessanti dialoghi che ho avuto con vari interlocutori nei social network

    Interlocutore 1: Ma una pensione uguale per tutti,nella fiscalita’ pugenerale come per la sanita’,
     e se la vuoi plus te la paghi e la Scarichi!?

     

    Risposta: Quello che dici prevede una diminuzione netta di contributi versati da chi guadagna molti soldi.
    Oggi le pensioni sono diverse perché c’è chi versa di più con il contributo e chi ottiene più di quello che ha versato con il retributivo.
    Se tutti avessero la stessa pensione tutti verserebbero la stessa quota di contributi all’INPS ed il risultato è un ammanco di decine e decine di miliardi di euro in versamenti da parte di chi oggi sta mettendo molti soldi nel baraccone dell’inps che gli restituirà quasi nulla di tutto ciò che ha versato.
    Paradossalmente chi avrà versato contributi per una pensione più alta avrà pagato molto di più di quelli ma riceverà una pensione uguale a chi non ha versato contributi.
    Credo che questo sia il massimo dell’ingiustizia pertanto dal giorno dopo pagheranno contributo minori per ricevere pensioni minori e questo diminuirà le entrate dell’INPS creando un considerevole ammanco.
    I più ricchi sarebbero comunque contenti di questo discorso, verserebbero meno e si farebbero la pensione privata che avrebbe dei rendimenti eccezionali se confrontati con quelli che oggi offre la pensione obbligatoria.
    Non facciamoci trarre in inganno dal vecchio sistema retributivo, chi avrà pensioni più alte con il futuro sistema contributivo avrà versato molto ma molto denaro all’INPS,quindi i più. Ricchi con il contributivo sono già parecchio penalizzati dispetto ad una qualsiasi pensione privata.
    E visto l’almanco dell’INPS, più poveri da chi prenderebbero i contributi per ricevere la loro pensione mensile che sarà uguale per tutti?
    Da nessuno…

    Ecco l’articolo scritto mesi fa sullo stesso argomento:
    https://giamps78.wordpress.com/2016/04/26/11229/

     

    interlocutore 2:”Se vengono erogate pensioni da 1000 euro i prezzi aumenterebbero”
    Teniamo i poveri per calmierare i prezzi ?

    risposta: No no, non c’è nessun errore, si chiama legge della domanda e dell’offerta.
    Se qualcuno può venderti qualcosa ad un prezzo più alto e da che tu ne hai bisogno alzerà quel prezzo fin quando tu farai a meno di comprarlo, a quel punto sarà costretto a ridurlo.
    Quando Berlusconi portò le pensioni minime a 500 euro e siamo entrati nell’euro i prezzi sono raddoppiati.
    Perché è successo solo da noi?
    Perché noi siamo stati abituati alla svalutazione della lira che portava all’aumento dei prezzi a causa delle materie prime importate in dollari.
    Non c’è nessun errore, le cose stanno così.
    Ora, il costo della vita e del lavoro determinano il valore della moneta.
    Quanto vale 1 euro?
    La moneta euro ha lo stesso valore in tutti gli stati dell’unione europea oppure è variabile da stato a stato?
    Evidentemente il valore dell’euro varia da stato a stato e questo perché a stati diversi corrispondono poteri d’acquisto diversi.
    In Germania ad esempio i beni dei supermercati costano il 20% in meno che da noi perché loro da decenni avevano l’abitudine nell’utilizzo di una moneta forte e all’entrata nell’euro per loro non è cambiato nulla.
    Invece in Italia non è successo questo basti pensare al bollo auto nel passaggio dalle lire agli euro, la compravendita di abitazioni etc etc.
    Ma se il valore dell’euro è diverso tra stato e stato, in polonia che è nell’unione ma ha mantenuto perfino lo sloty un euro cale di più perché il costo della vita (carovita) è più basso.
    Una pensione da 500 euro in polonia corrisponde ad una pensione da 900 euro in Italia perché con gli stessi soldi raddoppi la spesa che puoi fare e compri il doppio dei beni mobili ed immobili.
    Si capisce che se aumentiamo a mille euro le pensioni minime il nostro carovita sale e questo rende più facile le delocalizzazioni in polonia, e aumenta il numero di disoccupati in Italia, oltreché il debito pubblico e questo significa ulteriori tagli sociali mentre i prezzi aumenteranno e chi riceverà mille euro al posto dei 500 non arriverà comunque alla fine del mese e comprerà prodotti che nell’esempio sono polacchi perché costano meno.
    È un cane che si morde la coda.
    Vedi l’argomento di cui ho parlato altre volte denominato “livello di saturazione dei prezzi e dei salari”.
    Interlocutore 3:Con tutto il rispetto per le dovute eccezione, ma a me pare che SE compri italiano alimenti lavoro nero e schiavitù.

    gli domando: Secondo te all’estero guadagnano più di 5 dollari all’ora?!?

    Interlocutore 3: molto meno di 5 dollari l’ora, ma non hanno la nostra pressione fiscale e tutto costa in proporzione

    risposta:capisci che qualcosa non funziona?
    Uno che viene pagato in Italia 10 euro con i voucher viene considerato giustamente come uno schiavo mentre chi lavora all’estero e guadagna la metà, 5 euro, dove non ci sono regole del lavoro e sindacati, grazie al minor costo della vita diventa quasi un benestante.
    Se quel prodotto creato all’estero può arrivare qui senza barriere allora non ci si può lamentare se poi le aziende italiane sono costrette ad assumere lavoratori in nero per stare dentro nei costi.
    Io credo che il mondo della finanza su tutto questo ci marcia ma non da ieri o dalla crisi economica del 2007 ma da moltissimi decenni.
    È quasi una bestemmia parlare di imprese poco competitive in Italia.

     

     
  • giamps78 11:37 il 3 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il #jobsact di Matteo Renzi non solo non è utile è stato addirittura dannoso 

     

    Il jobs act di renzi è stato un
    fallimento completo…
    Si era detto: Eliminiamo completamente l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori (buona parte già eliminato dal governo presieduto da Mario Monti) ed in cambio riequilibiamo il tutto con gli incentivi alle assunzioni.
    Gli incentivi alle assunzioni sono durati solo 3 anni e poi sono stati eliminati da quello stesso governo.
    Risultato?
    C’È in corso un drogaggio del mercato dove i più lesti hanno assunto a tempo indeterminato persone che erano già assunte presso le stesse aziende con contratti a termine  e mano a mano che finiscono i 3 anni dall’assunzione finiscono anche gli incentivi.
    L’incentivo all’assunzione doveva riequilibrare il maggiore costo a cui le aziende dovevano far fronte in caso di licenziamento.
    Tale licenziamento oggi può avvenire anche senza giusta causa e per meri motivi economici non riguardanti una crisi ma una semplice diminuzione del profitto o addirittura la possibilità licenziando di aumentare tale profitto.
    Cioè si sono creati nella stessa azienda lavoratori di serie A, chi cioè risultava già assunto prima del jobs act che ha mantenuto il suddetto l’articolo 18, e chi invece è stato assunto dopo questa riforma che può essere licenziato in qualsiasi momento ed il tutto si risolve con l’azienda che paga qualche mensilità l’azienda al lavoratore secondo lo schema delle “tutele crescenti”.
    Non c’è stato alcun riequilibrio perché al venir meno della tutela sul reintegro e al venir meno degli incentivi, si corrispondono delle mensilità che aumentano il costo del lavoro per l’azienda rispetto ai contratti a tempo determinato,ovvero quelli che hanno una data di scadenza prestabilita e che non hanno ne tutele ma nemmeno mensilità da pagare se viene interrotto il rapporto di lavoro.
    Fatti due conti si vede come il jobs act che inizialmente era stato pensato come “contratto UNICO a tutele crescenti” abbia peggiorato la situazione precedente favorendo ancor di più l’uso dei contratti a termine, che è l’opposto delle intenzioni iniziali del governo presieduto da Matteo renzi che ogni mese anzi ogni settimana sbandierava contro i gufi l’aumento dei contratti a tempo “indeterminato”.
    Indeterminato tra virgolette perché non c’è più una data di scadenza ma lascia precari i lavoratori.
    È una specie di furbata linguistica degna di un venditore di pentole.

    Purtroppo non ho a disposizione quelle slide utilizzate da renzi che certificavano un +300% di contratti a tempo “indeterminato” e nemmeno lui ha interesse a tirarle fuori visto che il 97% dei nuovi contratti è a tempo determinato contro il solo 3% di quelli “a tutele crescenti”.
    Tra l’altro hanno fatto pure una modifica al conteggio degli occupati e ora bastano poche ore di lavoro per non essere più considerati disoccupati.
    Si vadano a vedere le dichiarazioni di Silvio Berlusconi negli anni successivi alla legge Biagi: Mentre l’euro raddoppiava i prezzi e diventavamo tutti più poveri perdendo competitività e c’era questo canto del cigno dove le case venivano vendute al doppio del prezzo in lire, ed il terzo settore vedendo maggior profitto assumeva persone, lui parlava di record nella diminuzione della disoccupazione grazie alla  sua legge sul lavoro.
    Si è visto qualche anno dopo quanto valeva la sua legge: Praticamente zero visto che quell’euro forte che dicevano calmierasse il prezzo degli energetici importati ci ha quasi fatto fallire e ci ha portato al tasso di disoccupazione record a due cifre.
    Ovvio che l’economia dimostri una certa lentezza nell’assorbire le modifiche ai parametri fondamentali di uno stato e questi meccanismi lavorano piano, goccia dopo goccia, anno dopo anno, ma sono inesorabili.
    Abbiamo un renzi che sta utilizzando una legge sbagliata e vedremo poi essere incostituzionale per vantarsi dell’aumento dei posti di lavoro che ci sono in tutta europa grazie al cambio monetario dell’euro che si è deprezzato del 30% sul dollaro al quale sono collegati con cambi quasi fissi alcune monete mondiali come quella cinese che viene usata da miliardi di persone.
    Un euro arrivato a quota 1,60 dollari che poi è tornato come nel 2002 a valere 1,05 per poi tornare rafforzarsi fino a quota 1,20 dollari.
    Ora è chiaro che se un turista ha da fare una scelta su dove passare le vacanze e vede un prezzo più basso del 30% rispetto all’anno prima magari è più propenso a venire in Europa.
    Stesso dicasi per le merci vendute che costando meno sono maggiormente appetibili, mentre quelle importate lo diventano meno.
    Contestualmente il prezzo del barile di petrolio è passato dai 140 dollari ai 35 dollari per poi oggi esser e intorno ai 50.
    È chiaro che questo ha favorito la crescita quantificabile in italia in almeno 10 miliardi di euro annui mentre ha mandato quasi in fallimento gli stati che il petrolio lo esportano.
    La banca centrale europea ha momentaneamente ridotto il differenziale tra i tassi d’interesse di Germania e sud Europa e in 3 anni ha prodotto dei risparmi consistenti nei bilanci pubblici, risparmi che sono stati utilizzati dal governo renzi per delle inutili prebende a scopo elettorale nella speranza di piegare anche la costituzione della repubblica alle sue volontà su un testo illeggibile ai più che avrebbe fatto rivoltare nella tomba i padri costituenti, ma fortunatamente gli è andata male e si è dovuto dimettere malgrado abbia tentato di farlo approvare perfino con un quesito truffa in stile “viva la mamma, sei favorevole o contrario?” (citazione rubata a Pierluigi bersani).
    Altro che divergenze di tipo personale e rancore nei confronti del povero Matteo, cavoli ha chiesto il voto di fiducia sulla legge elettorale scritta con i piedi ed ha cercato un colpo di mano governista su una riforma costituzionale con la beffa dei colloqui con Berlusconi avvenuti sotto il quadro di Berlinguer!
    Forse è renzi che prova rancore verso l’ordine costituito che tenta di rottamare a colpi di super-canguri e voti di fiducia.
    Ma torniamo al jobs act, che risulta essere sub iudice visto che il licenziamento economico senza giustificato motivo va contro l’articolo 1 della costituzione, vedremo cosa succederà con le sentenze ora che la questione credo sia arrivata alla corte costituzionale, magari finirà come con l’italicum e sarà cassato anche il jobs-act.
    Nel frattempo il tribunale per i diritti umani di Strasburgo ha indirettamente fatto a fette i decreti attuativi nelle parti riguardanti lo “spionaggio” dei lavoratori da parte delle aziende e il reintegro dei lavoratori sentenziando che un’azienda rumena deve reintegrare un lavoratore licenziato dopo che l’azienda ne aveva spiato mail e telefonate.
    Vedremo cosa succederà di questa schifezza chiamata jobs-act approvato con voto di fiducia parlamentare e contenente deleghe in bianco per i successivi decreti attuativi.
    Fortunatamente pare che il governo abbia cominciato a dar ascolto ai “gufi” cioè a quelli che fin dal primo istante hanno detto che tale legge non avrebbe funzionato e che finalmente abbia deciso di far costare di più i contratti a tempo determinato utilizzando quelle risorse per far costare meno i contratti a tempo “indeterminato” poca cosa rispetto a tutto il resto del Jobs act, ma meglio tardi che mai e piuttosto che niente!
    Ci risiamo purtroppo con l’arrivo di un altro bonus, stavolta il bonus giovani che renderà impossibile la già difficile vita del 30-40-50enni,che sono i primi in futuro a non avere una pensione, che non trovano lavoro, invece di fare il bonus assunzioni per i disoccupati di lungo periodo,che comprenderebbero anche parecchi giovani, rendono ancora più difficile la situazione fomentando ulteriormente lotte di classe per età, come se i 40enni disoccupati avessero i diritti che hanno avuto i loro padri e non invece gli stessi, pochi diritti, che hanno i guovani.
    Questo perché avendo la coscienza sporca cercano di dire che hanno fatto qualcosa per i più giovani, dopo l’inutile bonus di 500 euro ai 18enni , tra l’altro usato solo dal 50% degli “aventi diritto”.

     
  • giamps78 13:07 il 30 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    L’approvazione del #CETA mostra chiaramente l’incostituzionalità della “costituzione europea” 

    L’approvazione del #CETA mostra chiaramente l’incostituzionalità della “costituzione europea”

    L’approvazione del CETA, il trattato internazionale di libero scambio tra unione europea e Canada, mette in luce perfettamente la situazione che avevo descritto in uno dei miei ultimi articoli (https://giamps78.wordpress.com/2017/09/27/almeno-2-trattati-comunitari-sono-incostituzionali-chi-ha-giurato-sulla-costituzione-la-faccia-rispettare/ ) sull’ incostituzionalità di quella che viene chiamata “costituzione europea”.
    In pratica il 70% di tale trattato internazionale risulta già entrato in vigore,anche in Italia, mentre il rimanente 30% attente le ratifiche dei parlamenti degli stati membri dell’unione.
    Ma la costituzione italiana non permette al parlamento italiano di delegare una materia com’è quella dell’approvazione dei trattati internazionali, per fare ciò serve una modifica della costituzione italiana, che non è mai stata fatta.
    Il Parlamento deve concedere volta per volta, l’autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, invece in questo preciso istante la materia “commercio con l’estero” è stata ceduta all’unione europea tramite una legge ordinaria che non aveva avuto alcun procedimento rafforzato di approvazione.
    In poche parole ne il presidente del consiglio dei ministri,ne il presidente della repubblica italiana hanno ricevuto alcuna autorizzazione alla ratifica del CETA da parte del parlamento italiano.
    Formalmente l’unione europea ha già fatto entrare in vigore il 70% di questo trattato con l’approvazione del presidente del consiglio italiano senza che questi abbia ricevuto alcuna autorizzazione dal parlamento italiano.
    Per il restante 30% servirà tale l’autorizzazione, e dicono loro, che se tale 30% fosse bocciato sarebbe bocciato anche il rimanente 70%,in tutta l’unione europea.
    Ma questo accade solo perché lo ha voluto espressamente il presidente della commissione europea,non perché si tratta di un modus operandi esplicito nelle norme.
    Infatti,com’è possibile che il parlamento italiano possa autorizzare alla ratifica di un intero trattato internazionale se buona parte di questo risulta già in vigore?
    È evidente che non vi può essere alcuna autorizzazione alla ratifica su un testo che a parer loro non ha bisogno di alcuna ratifica perché già entrato in vigore.
    Che cosa voterà il parlamento su quel 70%, certamente non quello che prescrive la costituzione,ovvero una esplicita autorizzazione su qualcosa che non necessita di alcuna autorizzazione.
    È chiaro che si tratta di una presa per i fondelli per far vedere che i parlamenti nazionali mantengono la propria sovranità che nei fatti è stata scippata in modo totalmente incostituzionale.
    Il fatto è che in questo momento un trattato internazionale è entrato in vigore anche in Italia senza l’autorizzazione del parlamento, quindi non bisogna guardare il dito ma la luna, non bisogna guardare al CETA ma alla “costituzione europea” che è incostituzionale ed ha i suoi effetti immediati con norme già approvate in luoghi esterni a quelli deputati dalla costituzione della repubblica italiana.

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    Almeno 2 trattati comunitari sono incostituzionali,chi ha giurato sulla costituzione la faccia rispettare
    https://giamps78.wordpress.com/2017/09/27/almeno-2-trattati-comunitari-sono-incostituzionali-chi-ha-giurato-sulla-costituzione-la-faccia-rispettare/

     
  • giamps78 12:56 il 27 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    Almeno 2 trattati “comunitari” sono incostituzionali: Chi ha giurato sulla costituzione la faccia rispettare 

    Trattati comunitari incostituzionali…

    I grandi giuristi politici-costituzionali affermano di voler inserire nella costituzione della repubblica italiana una frase che permetta alla stessa costituzione di essere in qualche modo “superiore” ai trattati internazionali ed in particolare ai trattati europei, perché a parer loro oggi non è così ovvero un trattato internazionale potrebbe soprassedere al dettato costituzionale, ed invece secondo costoro la costituzione tedesca prevedrebbe questo tipo di subalternità.
    Come ho già scritto altre volte le cose non stanno così.
    L’articolo 117 al primo comma dice esplicitamente che la potestà legislativa (che è esercitata dallo stato e dalle regioni) deve si rispettare i vincoli comunitari, ma anche la costituzione stessa.
    E siccome non esiste vincolo comunitario che abbia assunto validità senza prima un voto del parlamento italiano, si evince che anche i vincoli comunitari,validi proprio perché il parlamento italiano li ha “convertiti” devono rispettare in pieno il dettato costituzionale.
    Dunque un vincolo comunitario che fosse contrario alla costituzione sarebbe eliminato dalla corte costituzionale italiana e non sarebbe più in vigore in quanto la decisione della corte risulta retroattiva e le regole europee sancivano (prima dell’entrata in vigore degli ultimi trattati) che solo l’unanimità nell’approvazione di tutti gli stati membri facesse entrare in vigore tale trattato all’interno dell’unione europea.
    Quindi una bocciatura della corte italiana di una qualsiasi legge (ordinaria) di “conversione” di un trattato comunitario fatta dal parlamento italiano corrisponde all’annullamento di tale trattato in tutta l’unione europea, non solo in Italia.
    Tutto questo per dire cosa?
    Intanto per ribadire che una legge ordinaria con la quale il parlamento italiano approva i trattai comunitari non corrisponde ad una legge costituzionale che ha un diverso metodo di approvazione e può prevedere un referendum confermativo.
    Gli stessi trattati europei denominati “costituzione europea” possono e anzi io credo debbano essere soggetti ad un ricorso presso la corte costituzionale anche da parte delle regioni italiane oltreché da un nuovo prossimo governo nazionale, e con motivazioni varie che tenterò di spiegare in seguito.
    Innanzitutto si prevede una cessione di sovranità della repubblica italiana all’unione europea, ma con una bella differenza rispetto al passato.
    In passato c’era l’unanimità, quella cosa che ho appena finito di spiegare:
    Se uno stato non era d’accordo saltava l’intero trattato comunitario, è successo in passato con il referendum francese che ha eliminato quella che vilmente veniva chiamata “costituzione europea”, poi riproposta e purtroppo approvata con un differente testo.
    E tale principio resta valido per tutti i vecchi trattati approvati all’unanimità, che se dunque fossero dichiarati incostituzionali decadrebbero come spiegato in precedenza.
    La stessa “costituzione europea” risulta approvata all’unanimità e dunque decadrebbe in tutta l’unione in maniera retroattiva se una corte la dichiarasse incostituzionale.
    Stavo spiegano i motivi che renderebbero a mio giudizio incostituzionale tale trattato:
    Tale trattato stabilisce a propria volta che non è più necessaria l’unanimità degli stati membri per approvare i successivi trattati comunitari, tra i quali a propria volta sono previsti trattati internazionali ad esempio sul commercio con l’estero.
    In poche parole la costituzione italiana stabilisce punto per punto le materie dove lo stato italiano ha la competenza legislativa,quello dove le regioni hanno la competenza legislativa (nella fattispecie “a ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello stato) , nonché la legislazione concorrente tra stato e regioni.
    Quindi in pratica tutto l’universo delle competenze legislative risulta “esplicitamente” assegnato o allo stato o alle regioni.
    Il tutto è ancora più esplicito all’ultimo comma del 117 dove la costituzione prevede che le regioni nelle materie di loro competenza possano “concludere accordi con stati” nelle materie di propria competenza.
    Quindi anche le regioni italiane possono sottoscrivere trattati internazionali ed il commercio con l’estero risulta una materia concorrente che però lo stato ha regalato completamente all’unione europea.
    Completamente significa che l’unione europea può prendere decisioni in merito e far entrare nel sistema legislativo italiano delle norme anche se il parlamento fosse contrario.
    Qui bisogna fare una distinzione, i binari sono due e sono paralleli.
    Un conto è una legge costituzionale che concede esplicitamente sovranità ad enti superiori dichiarando quali materie vengono cedute.
    Altro conto è una legge ordinaria che “converte” un trattato comunitario che non può cedere sovranità ad un ente superiore che non adotti più il principio dell’unanimità per l’approvazione di nuove normative e addirittura di nuovi trattati senza nemmeno l’assenso del parlamento italiano o delle regioni competenti per materia.

    Non è possibile immaginare il rispetto dell’articolo 1 della costituzione, la sovranità appartiene al popolo nel momento in cui il parlamento italiano(o una regione  su una materia di sua competenza) votando contro ad un provvedimento, vede comunque entrare in vigore lo stesso nell’ordinamento italiano.
    Ed il trattato che istituisce tutto questo non ha avuto, ed ecco il secondo binario, nessun voto nella conferenza stato regioni ed è stato approvato dal parlamento con una legge ordinaria e non invece con una legge costituzionale.
    Essendo che tale trattato dichiara esplicitamente che anche un voto negativo del parlamento italiano può essere reso inutile da una maggioranza qualificata di popolazione europea o di numero di stati membri della UE, risulta evidente che le competenze “esplicitamente” elencate dalla costituzione italiana e appartenenti a stato e regioni vengono letteralmente bypassate andando quindi contro l’articolo 1 della costituzione in cui si afferma che la sovranità nella repubblica italiana appartiene al popolo, cosa non vera non essendoci più l’unanimità europea con la nuova costituzione europea non costituzionalizzata in Italia se non con una legge ordinaria e con un trattato che regala all’unione europea il commercio con l’estero by-passando di fatto le regioni e lo stato italiano.
    Per questo motivo chi ha giurato sulla costituzione italiana,non sulla costituzione europea, deve farla rispettare dichiarando incostituzionale la legge ordinaria approvata dal parlamento italiano che ha creato la cd. Costituzione europea, nonché la legge ordinaria approvata dal parlamento italiano che regala (senza alcun controllo da parte di regioni e parlamento italiano) il commercio con l’estero, tra l’altro materia concorrente tra stato e regioni.
    Solo una legge costituzionale, non un trattato, non una legge ordinaria, può modificare la potestà legislativa descritta nella costituzione, o al limite, come indicato nell’articolo 117, dove si afferma che lo stato può delegare le materie alle regioni.
    Non mi risulta che ci sia scritto che possa delegarle alla comunità internazionale e se non è scritto nella costituzione tale delega non è costituzionalmente prevista, e quindi non si può attuare.
    L’unanimità permetteva il mantenimento di questa potestà legislativa, ora che non c’è più è palese l’incostituzionalità con il dettato esplicito contenuto nella costituzione.
    La cessione di potestà legislativa si effettua solo con legge costituzionale , non con leggi ordinarie, a meno che una legge costituzionale non lo preveda.
    Siccome nessuna legge costituzionale ha mai previsto una cessione esplicita di sovranità all’unione europea, tale cessione non ci può essere.
    L’unica legge costituzionale in tal senso è stata  un referendum confermativo in cui si parlava di “procedere all’integrazione europea” ma ha il valore di un ordine del giorno,oltre che un valore politico, ma nulla più perché dal punto di vista giuridico non sono espressamente indicate materie cedute a quella che allora era chiamata comunità europea.
    Quindi serviva una nuova legge costituzionale che contenesse esplicitamente tali modifiche puntuali alle materie di competenza o che contenesse la possibilità di delegare tali competenze a enti superiori così come si parla deleghe a enti regionali.
    La repubblica italiana non è composta dall’unione Europea, ne c’è scritto che l’Italia compone l’unione europea, dunque non si può regalare competenze con leggi ordinarie e senza che sia previsto, visto che nella repubblica italiana la sovranità appartiene al popolo, non il popolo europeo che può decidere anche contrariamente a quanto deciso nella repubblica italiana o nelle regioni.
    Le parole “obbligo comunitario” non significano niente se non è spiegato in che cosa consiste questa comunità ed ovviamente tale spiegazione essere fatta con legge costituzionale, stiamo dando per sottinteso qualcosa che giuridicamente non è sottinteso.
    Non è vero che manca il referendum popolare sui trattati europei, manca la corretta approvazione di tali trattati, nelle forme giuridiche opportunamente rafforzate.
    La costituzione non è modificabile se non con un procedimento rafforzato e questo non si può fare con una legge ordinaria.
    Si dirà che sono i trattati internazionali stessi a contenere queste regole , ma tutti i trattati internazionali sono stati approvati con leggi ordinarie, anche quello di Roma,quindi nella scala gerarchica delle fonti del diritto è di grado inferiore alla costituzione.
    In similitudine si prenda il caso del trentino, servono leggi costituzionali per modifiche statutarie, qui abbiamo creato una “costituzione europea” con delle leggi ordinarie.
    Altrimenti la corte costituzionale dovrebbe cancellare il commercio con l’estero tra le materie esplicitamente elencate e aggiungere che appartiene all’unione europea.
    Poi dovrebbe cancellare l’articolo uno e dire che la sovranità della repubblica italiana non appartiene più al popolo ma agli organismi comunitari, perché di questo si tratta vista l’impossibilità di dire no nel caso in cui vi sia una maggioranza qualificata europea.

     
  • giamps78 17:18 il 20 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    Anticipo pensionistico per donne con figli ed i sindacati che vogliono allargare platea a coppie omosessuali e stranieri 

     

    Passi pure il concetto della donna che è  incinta(in Italia) e che quindi fisicamente avendo una conformazione diversa rispetto all’uomo può aver diritto ad andare in pensione 6 mesi prima per ogni figlio.
    giustamente nel caso di gravidanze può e deve esserci una differenza nell’età di pensionamento che favorisca quest’ultima di fronte alla normativa europea che dichiara l’obbligo di avere la stessa età di pensionamento per uomini e donne.
    Ma stop,qui finisce,non è che come chiedono i sindacati adesso si devono tirare dentro anche i figli adottivi e i figli la cui gravidanza non è stata condotta in Italia.
    Anche perché qualcuno potrebbe domandare perché la donna si e l’uomo no?
    Se un figlio è adottato non c’è differenza tra padre e madre, non c’è differenza di conformazione fisica, la madre non è rimasta in cinta, non ha avuto impedimenti fisici, e francamente ho già capito dove vogliono andare a parare: Ai bambini “adottati” dalle coppie omosessuali e agli extracomunitari che arrivano qui già adulti… una cosa inaccettabile.
    Se la donna resta incinta e poi vende suo figlio ad una coppia omosessuale, dal mio punto di vista nessuno di questi soggetti merita alcun mese di anticipo pensionistico,anche perché l’utero in affitto è illegale, vogliamo pure premiare questi comportamenti?
    Perché mai se qualcuno adotta dei figli che arrivano dall’estero si dovrebbe dare,tra l’altro alla sola donna, dei vantaggi pensionistici?
    È assurdo.
    Ritornando al discorso precedente: i permessi lavorativi parentali valgono sia per le mamme che per i papà,così come nulla vieta ad una donna di lavorare mentre l’uomo fa le faccende domestiche, una legge deve tenere conto di questo non può generalizzare.
    Se un figlio è adottato e la donna non è rimasta in cinta, il padre può fare la stessa fatica che fa la madre nell’allevarlo, perché dunque la legge dovrebbe dare unidirezionalmente alla donna questi sei mesi e non ad esempio 3 mesi e 3 mesi?
    Per me dovrebbero essere dati zero e zero, non 3 e 3, ma nemmeno aprioristicamente 6 e zero altrimenti si va contro la legge europea e l’uguaglianza dei sessi.
    Dovrebbe valere esclusivamente per le donne che abbiano portato avanti una o più gravidanze(in Italia), e che abbiano cresciuto i figli e certamente non dati in adozione e nemmeno adottati.
    Altrimenti la legge non può scegliere aprioristicamente quale dei due sessi fa la fatica di allevare tale figlio, può essere la donna o l’uomo, oppure la legge dovrebbe stabilire dei parametri per decidere a quale dei due genitori spettano tali mesi di anticipo pensionistico.
    Per quanto riguarda i figli adottati cosa facciamo, il doppio bonus?
    6 mesi a chi partorisce,e poi fa adottare il figlio 6 mesi per chi lo adotta per un totale di 1 anno per un solo figlio?
    Impossibile.
    Qui ci sono i soliti sindacati che cercano varchi per aumentare la spesa pubblica

     
  • giamps78 11:51 il 15 September, 2017 Permalink | Rispondi
    Etichette: corte, , organismi geneticamente modificati   

    Sugli #OGM La corte #UE ci ha annessi alla Common law: Differenza tra scelte politiche e “scelte” scientifiche 

     

    Non è che un trattato internazionale può portare l’Italia da un sistema a civil law ad un sistema a common law dove i giudici fanno le leggi, altrimenti si tratterebbe di una vera e propria annessione che snatura la struttura giuridica.
    Invece la corte di giustizia europea sugli OGM ha fatto una sentenza da common law, hanno stabilito un precedente pericolosissimo, hanno fatto a pezzi il codice civile italiano stabilendo che i giudici sono sottomessi non alla legge, scritta come da civil law, che anche loro devono rispettare nelle loro sentenze, ma ad una legge non scritta e inventata ad arte dai giudici della Corte europea tramite un principio base che elimina di fatto i codici vigenti nel paese oggetto di quella sentenza.
    Hanno inventato dal nulla il principio secondo il quale uno stato non può vietare nulla che non abbia evidenze scientifiche di nocività per gli esseri umani.
    Con questo principio la scelta politica non esiste più, le leggi che vietano l’uso di vari prodotti non hanno più alcun effetto a meno che non lo dica la scienza.
    Ma la politica ha una sua prerogativa, il parlamento ha una sua sovranità  e dunque QUALSIASI prodotto può essere bandito anche senza alcuna evidenza scientifica, anche se non serve evidenza scientifica, lo si fa per scelta politica.
    Il giudice deve rispettare la civil law, non può improvvisamente invertire l’onere della prova e far diventare la politica serva della scienza.
    La scienza è importante, ma così come la religione, ha le sue leggi che non sono le leggi della politica che è e deve rimanere sovrana.
    Dunque si, quando qualcosa è provato che fa male quel qualcosa va ritirato dal mercato, ma non si può affermare il contrario, altrimenti al posto di andare a votare per eleggere i parlamentari bisognerà andare a votare per eleggere gli scienziati!
    Il diritto della politica è anche quello di vietare un prodotto per ragioni diverse rispetto alla nocività che non risulta in ogni caso l’unico e il solo parametro di valutazione per una scelta politica.
    Ad esempio ci sono i temi etici, sulle quali le evidenze scientifiche cozzano, cinsono le opportunità politiche ed il giudizio sulle leggi devono darlo i cittadini.

    O ci può essere una scelta  opportunità nello stabilire che il 100% del made in italy deve essere biologico, e sarebbe una scelta politica, non scientifica,magari economica, ed il giudice non può e non deve intromettersi.
    Nel caso specifico gli OGM hanno ad esempio la caratteristica nociva verso altri raccolti fatti nelle vicinanze che vengono modificati geneticamente dalle spore emesse dai raccolti OGM.
    Ma questo è solo uno dei motivi che possono far pensare ad un parlamento sovrano di effettuare una scelta di questo tipo, e un giudice non può fare le leggi al posto del parlamento stabilendo che la scienza viene prima della politica.
    La scienza viene prima della politica solo se la politica lo dice e lo scrive nero su bianco in una legge.
    Nel caso specifico la normativa europea permetteva ad ogni parlamento nazionale di decidere in merito e la scelta che ha fatto l’Italia è stata per vietare gli OGM.
    I giudici della Corte europea se proprio vogliono intromettersi a piè pari nelle faccende politiche allora devono annullare quel testo europeo che permette all’Italia di vietare gli OGM.
    Il giudice europeo stabilisca magari anche che i dazi sono illegali, che i  materiali provenienti dalla cina che non ha evidenze scientifiche di nocività per l’uomo possono essere venduti anche da chi non ha lo status di economia di mercato.
    Se il principio base espresso dalla corte è così importante allora è valido sempre ed è superiore anche ai dazi e quindi non si si può vietare la vendita di alcun prodotto dopo averne importati una certa quantità annua.

     
  • giamps78 18:57 il 13 July, 2017 Permalink | Rispondi
    Etichette: , età pensionabile,   

    La truffa delle pensioni e la fine dello stato italiano 

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    Quella sull’aspettativa di vita che aumenta e che porta all’aumento di altri sei mesi dell’età pensionabile è una bugia,una menzogna.
    Questo è il prezzo che le future generazioni pagheranno alle tanto aggressive quanto inutili politiche renziste degli ultimi anni.
    Soldi regalati come nel caso delle 14° ai pensionati, quella che hanno chiamar APE sociale ovvero un prepensionamento indiscriminato, crisi aziendali risolte a costo dello stato con altri prepensionamenti…
    Bonus a destra e bonus a manca come i 500 euro ai 18° per comprare porcate senza far sapere loro che quando saranno anziani avranno sulle spalle un debito pubblico di quasi 4 mila miliardi di euro (anche se l’euro molto probabilmente sarà sparito dalla faccia della terra) e andranno in pensione a 75 anni.
    Peccato che come ho già scritto la settimana scorsa, abbiano già alzato numerose volte l’età pensionabile senza dire nulla a nessuno.
    L’inps dica in base a quale legge ha diminuito i coefficienti di trasformazione per la parte contributiva dal 31 dicembre 2015.
    Adesso si inventano che mancano 1,2 miliardi per evitare questo innalzamento di 6 mesi, che truffatori.
    Siamo di fronte all’ennesima frode, diminuiscono le pensioni future aumentando inoltre l’età pensionabile e nel mentre regalano quattordicesime, fanno prepensionamenti sistemici e poi hanno il coraggio di dire che la causa è l’innalzamento dell’aspettativa di vita.
    No, non è così perché fino a 12 mesi fa dicevano che nel 2019 l’età pensionabile legata all’aspettativa di vita sarebbe diminuita di 6 mesi in quanto nel 2016 c’era stata una diminuzione di tale aspettativa rispetto al 2015.
    Se i numeri non sono opinioni è dunque falso il documento dell’inps che ha già calcolato la progressione dell’aspettativa di vita dei prossimi 30 anni.
    La verità è che il sistema non sta in piedi e questi politicanti nonché i vari dirigenti dell’inps lo sanno e fanno buon viso a cattivo gioco.
    Si alza l’età pensionabile non perché aumenta l’aspettativa di vita ma perché l’erogazione complessiva delle attuali pensioni è la più alta del mondo.
    Centinaia e centinaia di miliardi di euro erogati, a causa del il sistema retributivo che è ancora in vigore per le pensioni del passato.
    Questa è la causa principale del basso tasso di occupazione in Italia, il danno e la beffa…
    dei privilegi dati e difesi a beneficio di chi magari non ha versato un solo euro di contributi o a chi è andato in pensione a 39 anni, che grazie a questo governo ora magari avrà pure la quattordicesima.
    Questa è la giustizia dello stato della repubblica italiana!
    Ma arriverà anche un domani, e in quel domani non sarà più possibile corrompere i pensionati mentre viene svenduto alle multinazionali il futuro delle generazioni a venire.
    E in quel momento, senza questa corruttela pubblica e mediatica vedremo su quali basi si poggerà lo stato della repubblica italiana e vedremo le sue forze dell’ordine ( che vanno ancora in pensione con le vecchie regole) riusciranno a contenere l’ondata di odio scaturita da chi si sentirà truffato dai soliti furbetti amici delle multinazionali capitaliste.

    E in quel momento per pagare i creditori del default si faranno i conti
    I conti veri,quelli che oggi non si vogliono fare bisognerà farli domani e retroattivamente.
    Invece il sistema pensionistico corretto funziona per categorie, ha i fondi differenziati a seconda della tipologia di lavoro, ha la classe dei pensionati con una propria aspettativa di vita ragionando per classi d’età.
    Se uno specifico fondo , ad esempio quello degli impiegati pubblici è in rosso si alzerà l’età pensionabile solo a loro e solo a loro si aumenteranno i contributi da versare.
    È così che avviene il riconoscimento dei lavori usuranti all’interno dello stesso fondo che per forza di cose avrà l’aspettativa di vita più bassa e quindi di conseguenza l’età pensionabile più bassa.

     

     
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