Updates from dicembre, 2017 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 07:54 il 3 December, 2017 Permalink | Rispondi  

    No ad aberrazioni tipo un governo “del presidente” meglio un governo “della repubblica parlamentare per le riforme costituzionali” 

     

    No ad aberrazioni tipo il “governo del presidente” meglio un “governo della repubblica parlamentare”, che finalmente svolga il suo ruolo di mediatore tra tutte le forze politiche in parlamento, e che abbia la capacità di trovare soluzioni vere ai problemi, non minestre riscaldate o pannicelli caldi.
    In Italia le camere devono tornare ad avere un ruolo di indipendenza dai capi bastone e di dipendenza dal popolo.
    C’È bisogno di una riforma costituzionale sulla “separazione delle carriere” ma non quelle dei giudici, quelle dei politici dal loro segretario di partito o dal loro presidente fiduciario.
    Il raggiungimento di questo obbiettivo è l’unico in grado di far vivere un governo non del presidente ma della repubblica parlamentare.
    Incanalare subito un percorso per il raggiungimento di questo obbiettivo sarebbe di primaria importanza e a mio parere l’unica strada è rappresentata da un mix di riforme costituzionali, che in parlamento vengono discusse e votate una dietro l’altra quasi fossero una sola legge costituzionale, ma che invece sono approvate in modo distinto, in modo da far partire, se mancasse la maggioranza qualificata, una serie di referendum confermativi che si voterebbero lo stesso giorno.
    Un referendum costituzionale potrebbe riguardare proprio l’istituto dei referendum, con l’introduzione di quello propositivo (anche privo di valore legale ma con molto valore politico) possibile anche sulle materie economiche.
    Qualcosa che permetta al parlamento italiano di diventare come il parlamento svizzero, e lo ricordo, il governo svizzero è formato da tutte le forze politiche senza scellerate svelte di campo.
    A decidere il svizzera sono i referendum, ma sono i parlamentari con le loro leggi a farli entrare in vigore.
    Anche una trasformazione del bicameralismo sul modello degli stati uniti potrebbe risolvere alcune problematiche presenti nel nostro bicameralismo perfetto.
    In quel caso ognuna delle due camere approva un testo che può anche essere differente, e poi una commissione bipartisan, che ascolti anche i proponenti originari di tale proposta, cerca una soluzione intermedia, nelle parti in cui vi sono differenze e al limite si potrebbe pensare di introdurre un apposito referendum per far decidere al popolo, nei casi in cui il tema sia particolarmente divisivo e nell’opzione numero uno si scrive la versione proposta da una camera e e poi la seconda scelta ,quella dell’altra camera.

     

    Se il bicameralismo subisse una modifica di questo tipo, ed il voto su questo punto della riforma costituzionale avesse una maggioranza qualificata, non vi sarebbe bisogno del referendum e si potrebbe invece fare un referendum sulla creazione di un senato delle regioni che abbia un sistema elettorale diverso da quello della camera.
    Ad esempio il senato delle regioni potrebbe avere tutti i seggi eletti con il maggioritario uninominale con un sistema di voto australiano e la camera potrebbe rimanere proporzionale.
    Questo perché a risolvere il problema insorto tra il testo votato da una camera ed il testo votato dall’altra potrebbe essere un referendum popolare, se la commissione bipartisan non trova un accordo.

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  • giamps78 09:05 il 24 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Giusto che la regione veneto chieda lo statuto speciale,i miei complimenti a zaia per questa scelta. 

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    I miei complimenti a Luca zaia per aver chiesto che il veneto abbia lo statuto speciale,a mio avviso era proprio questo il senso del referendum del 22 ottobre.
    Storicamente, hanno più diritto ad uno statuto speciale i veneti oppure i trentini?
    Io penso i veneti, perché non mi risulta che i trentini abbiano mai avuto una centenaria repubblica che commerciava con ogni parte del mondo e Napoleone, che regalò il veneto a Roma, è morto da 300 anni,anche se qualcuno spesso tenta di imitarlo!
    È uno schiaffo alla storia l’essere a sandwich tra due regioni a statuto speciale come il trentino alto Adige ed il Friuli venezia-giulia…
    Purtroppo il sottosegretario Bressa, che io ritengo essere abbastanza un traditore visto che nei tempi che furono veniva eletto in veneto ed oggi è passato al trentino, sposandone completamente le cause, ritiene che questa richiesta vada contro l’unitarietà e l’indivisibilità della repubblica.
    E qui ci vorrebbe una grande,grossa, risata… spieghi perché uno statuto speciale avrebbe la caratteristica di minare l’unità della repubblica, e spieghi perché invece nelle altre 5 regioni a statuto speciale , tra l’altro dalle quali lui è stato eletto, queste caratteristiche non sarebbero presenti.
    Oppure come mai pur essendo presenti queste caratteristiche il trentino alto Adige le altre 4 regioni speciali hanno questo statuto che andrebbe quindi contro la costituzione essendo la repubblica indivisibile.
    La repubblica è indivisibile, lo stato invece non lo è…
    Se si fa un referendum come quello fatto il 22 ottobre scorso, se si supera il quorum con un grande sforzo popolare, se la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto chiede maggiore autonomia votando si, la strada giusta è quella intrapresa dal presidente della regione veneto Luca zaia che ha chiesto per il veneto il riconoscimento dello statuto speciale.
    Non si poteva certo andare chiedere qualche materia che poi un qualsiasi governo avrebbe potuto cancellare in 5 minuti.
    In ogni caso se vuoi ottenere 5 devi comunque chiedere 10, e c’è da avere un obbiettivo ambizioso da raggiungere passo dopo passo,tappa dopo tappa.
    meglio avere poco e subito piuttosto che chiedere tutto e subito ottenendo però nulla e mai!
    Quindi se l’emilia Romagna ottiene qualcosina da questo governo, prima della fine della legislatura, credo sia giusto che anche il veneto sottoscriva tale intesa e porti casa quelle due o tre materie.
    Quindi è giusto mandare degli emissari a quelle riunioni anche se io credo che lo stato non dovrebbe trattare con singole regioni ma con tutte le regioni in egual modo attraverso lo strumento della conferenza stato regioni.
    Ma se bonaccini ottiene qualcosina in 30 giorni, credo che anche zaia dovrebbe firmare.
    Ma in ogni caso dalla legislatura successiva (si vota tra pochi mesi), l’autonomia deve essere costituzionalmente riconosciuta, ma la riforma costituzionale, se va in porto, ci mette anni per essere approvata e nel frattempo avere qualche materia in più farebbe comodo,altrimenti il veneto farà la fine della logica renziana sui contratti a tempo indeterminato.
    Non ci sono date sul contratto, perciò le volpi renziane lo hanno chiamato “indeterminato”.
    Il problema è che in qualsiasi momento il contratto può essere “rescisso” pagando qualche mensilità al lavoratore che si trova disoccupato senza magari aver fatto nulla di male ma solo perché qualcuno che non è nemmeno in perdita vuole aumentare il profitto.
    La stessa cosa potrebbe accadere con questa fantomatica autonomia, si finge che sia vera autonomia come si finge che il contratto a tempo indeterminato sia veramente un contratto a tempo indeterminato, e poi senza giustificato motivo, anzi, senza bisogno di specificare alcun motivo, si interrompe improvvisamente.
    Ci sono 5 regioni a statuto speciale,non capisco perché non dovrebbero diventare 6 oppure 7 se si accoda anche la Lombardia.
    Ma per me possono anche diventare tutte a statuto speciale, si può anche ridurre un pelino l’autonomia degli statuti speciali ma trasformando tutte le regioni in regioni a statuto speciale.
    Salvini vuole diventare premier oppure voterà come premier il leader indicato da un qualunque partito della sua coalizione che prenda un voto in più della Lega Nord.
    Lui è quello famoso dei programmi prima del voto,vediamo se farà sottoscrivere agli alleati un programma che preveda una forte autonomia anche per il lombardo-veneto.
    Credo sia buonsenso il prevedere ad esempio che la clausula di interesse nazionale sia votata anche da un senato delle autonomie, in una repubblica dove tutte le regioni sono a statuto speciale, evitando che un premier romano sentendosi eletto direttamente dal popolo cancelli con un tratto di penna decenni di fatica…
    Ma una cosa deve essere chiara: Non esiste in natura che per il trentino alto Adige o per la Sicilia non valga la clausola di supremazia per l’interesse Nazionale attivabile dal governo romano,mentre per i cittadini veneti e per tutte le regioni a statuto ordinario deve valere tale formulazione come era previsto ad esempio nella riforma costituzionale boschi-renzi bocciata poi dal referendum del 4 dicembre 2016.
    C’È un piccolo particolare: In tutta probabilità la prossima legislatura sarà costituente e certamente forza Italia e fratelli d’Italia chiederanno una qualche forma di elezione diretta o del premier o addirittura del presidente della Repubblica.
    È chiaro che l’autonomia locale deve essere difesa soprattutto dal pericolo proveniente dal centro attraverso delle tutele costituzionali che impediscano il costituirsi di un ricatto, di una minaccia costante verso deputati e senatori eletti in veneto, verso il presidente della Regione ed i consiglieri regionali.
    Bisogna evitare che tra le mani del “premier eletto direttamente dal popolo” vi sia una clausola di supremazia nazionale applicata a macchia di leopardo , applicata ai veneti ma non ai trentino o ai siciliani.
    Bisogna evitare che questo premier, magari nominato a costituzione vigente ottenendo la fiducia delle camere, abbia la possibilità di riprendersi in un colpo solo tutte le competenze che il governo precedente ci aveva messo anni e anni ad assegnarle.

     

    P.s.
    Ho sentito parlare ieri di federalismo fiscale, ma senza gabbie salariali sarà impossibile rilanciare il sud perché una siringa al nord deve costare di più di una siringa al sud,anche perché altrimenti tale siringa sarà acquistata dall’estero perché più conveniente.

     
  • giamps78 22:15 il 11 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    #Leggeelettorale: Mattarella blocchi l’#abortellum perché non rispetta l’uguaglianza del voto 

    uguaglianza del voto significa che a parità di voti la coalizione non può essere una discriminante.
    Se una forza politica ottiene il 3,5% dei consensi senza fare apparentamenti e  un’altra ottiene i medesimi voti ma risulta apparentata con una forza politica che magari ottiene zero voti, secondo il rosatellum bis, la prima lista che va da sola entra in parlamento mentre la seconda lista non ci entra in quanto lo sbarramento è del 10% per le coalizioni ed al 3% per le singole liste.
    Questo non è nemmeno ragionevole in quanto le coalizioni sono formate da singole liste e pertanto all’interno delle coalizioni devono valere gli stessi sbarramenti che valgono per le singole liste.
    Invece qui si dice che il 3% vale solo se non ci sono apparentamenti ed inoltre, se ci dovessero essere apparentamenti quel 3% non smette di esistere a favore del 10% ma diventa condizione successiva a quel 10%, ovverosia , se una coalizione dovesse superare quel 10% per ottenere seggi dovrebbe avere al proprio interno singole liste che superano il 3%.
    Quindi quel 3% continua ad esistere anche nelle coalizioni ma è utilizzato in maniera discriminatoria urtando evidentemente contro l’uguaglianza del voto che tra le altre cose dice semplicemente che a parità di voti corrispondono parità di seggi.
    Ma così non è perché la stessa soglia di sbarramento serve per discriminare le liste che prendono più voti da quelle che ne prendono meno,serve per discriminare chi ha deciso di fare un apparentamento con altre liste.
    Paradossalmente una lista del 9% può non ottenere seggi mentre una del 3% non solo li ottiene, ma si spartisce pure quelli che non ha ottenuto quella del 9%.
    Il 3% deve avere lo stesso valore per tutte le liste,se viene subordinato al 10% nelle coalizioni deve essere subordinato a quel 10% anche per le singole liste.
    Anche perché le singole liste sono in realtà coalizioni formate da singoli contrassegni che presentano candidati esattamente come le coalizioni formate da più di un contrassegno,quindi devono valere le stesse regole nel conteggio dei voti.
    Oppure,al contrario, il 3% deve essere sempre predominante,sia per singole liste,sia per coalizioni ,quindi anche sull’altra soglia del 10%, facendo entrare in parlamento qualunque lista superi tale soglia anche se risulta coalizzata e risulta non aver superato il 10%.
    Analisi simili potrebbero essere fatte su un arbitrario 1%, e non si capisce perché i voti sotto tale soglia dovrebbero essere conteggiati nel collegio uninominale, ma non nel collegio nazionale presso la medesima coalizione che con quei voti potrebbe ottenere dei seggi uninominali.

     
  • giamps78 09:39 il 5 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Perfino gli indipendentisti scozzesi dello SNP sognano di avere una costituzione come quella spagnola! 

     

    Se la scozia avesse a disposizione una norma come quella prevista nella costituzione spagnola che consente di chiedere la secessione con i 2/3 dell’assemblea locale, allora oggi avremmo una scozia già indipendente.
    Difatti lo scottish National party supera di gran lunga la percentuale del 66% e quindi, dopo il referendum sulla brexit, avrebbe già potuto indire autonomamente un secondo referendum, in maniera pienamente legittima, per distaccarsi dal regno unito.
    Invece è Londra a decidere se fare o di non fare quel referendum.
    Stiamo ragionando di due casi estremi, l’uno in scozia dove un referendum sull’indipendenza c’è stato ed è un fatto molto importante dal punto di vista democratico, l’altro dove comunque c’è una costituzione che permette una secessione ma solo se si supera una certa soglia.
    Un altro mondo rispetto a quello che succede in quasi tutto il resto del mondo.
    Sta di fatto che la soglia dei 2/3, come appena dimostrato, non è oggettivamente irrilevante anzi tutt’altro vale di più di quello che oggi è a disposizione in Scozia.
    Se se la sogna la scozia figuriamoci il resto del mondo!
    Non si può fare delle lotte per ottenere norme come queste che permettono l’indipendenza e dopo scavalcarle come tenta di fare adesso il governo catalano, così non si fa il gioco della causa secessionista nel mondo ma si guarda solo egoisticamente al proprio orticello creando un danno agli altri.
    Chi si dice democratico non può non rispettare questa soglia, chi si dice repubblicano non può far finta che questa soglia non esista, democratici repubblicani non possono che accettare sportivamente il mancato raggiungimento di quel 66% in assemblea.
    Attenzione, il 66% non degli aventi diritto al voto ma dei votanti, e non proprio il 66% dei voti perché in spagna c’è uno sbarramento naturale piuttosto elevato e probabilmente chi ottiene il 4 o il 5% resta fuori dall’assemblea.
    Questo significa che con un 63 o un 64% dei voti di supera il 66% dei seggi.
    Le forze che governano in Catalogna sono circa  al 49% dei voti e al 53% dei seggi, quindi basta una buona campagna elettorale fatta contro i partiti d’opposizione che sono vicini a non superare lo sbarramento per tentare una stoccata democratica.
    Ma per far questo servono nuove elezioni locali, come ci si arriva non è indifferente.
    Un conto è arrivarci perché il presidente catalano si è dimesso dopo le violenze ai seggi, altro conto  arrivarci dopo un commissariamento, con l’esercito nelle strade.
    I catalani sembrano più dei controrivoluzionari  antidemocratici, dunque probabilmente non si meritano l’indipedenza ed il re di spagna potrebbe addirittura modificare la costituzione eliminando la regola dei due terzi. Che è. Ora colato per qualsiasi paese indipendentista, ed invece in Catalogna viene ignorato totalmente.
    Anche perché, cosa succederebbe se la Catalogna ottenesse l’indipendenza dopo un referendum come quello visto domenica e senza aver ottenuto i due terzi dei seggi assembleari locali?
    Il giorno dopo qualsiasi città della nuova repubblica catalana si sentirebbe in diritto di autoproclamarsi indipendente dalla Catalogna, così come la Catalogna ha fatto con la Spagna.
    A quel punto che cosa farà la neo-costituita polizia catalana?
    Come reagirà ad una palese violazione della propria costituzione?
    Accetterà che singole citta si autoproclamino indipendenti e che magari dicano di voler tornare con la spagna oppure reagirà magari in modo peggiore rispetto alla reazione scomposta e violenta della polizia di Madrid di domenica scorsa?
    I catalani accetteranno che singole città tornino con la spagna dopo un referendum illegittimo?
    Io credo proprio di no!
    Ecco perché ci sono delle regole, e quella dei due terzi a me pare molto equilibrata e dovrebbe essere rispettata.

     
  • giamps78 11:37 il 3 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il #jobsact di Matteo Renzi non solo non è utile è stato addirittura dannoso 

     

    Il jobs act di renzi è stato un
    fallimento completo…
    Si era detto: Eliminiamo completamente l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori (buona parte già eliminato dal governo presieduto da Mario Monti) ed in cambio riequilibiamo il tutto con gli incentivi alle assunzioni.
    Gli incentivi alle assunzioni sono durati solo 3 anni e poi sono stati eliminati da quello stesso governo.
    Risultato?
    C’È in corso un drogaggio del mercato dove i più lesti hanno assunto a tempo indeterminato persone che erano già assunte presso le stesse aziende con contratti a termine  e mano a mano che finiscono i 3 anni dall’assunzione finiscono anche gli incentivi.
    L’incentivo all’assunzione doveva riequilibrare il maggiore costo a cui le aziende dovevano far fronte in caso di licenziamento.
    Tale licenziamento oggi può avvenire anche senza giusta causa e per meri motivi economici non riguardanti una crisi ma una semplice diminuzione del profitto o addirittura la possibilità licenziando di aumentare tale profitto.
    Cioè si sono creati nella stessa azienda lavoratori di serie A, chi cioè risultava già assunto prima del jobs act che ha mantenuto il suddetto l’articolo 18, e chi invece è stato assunto dopo questa riforma che può essere licenziato in qualsiasi momento ed il tutto si risolve con l’azienda che paga qualche mensilità l’azienda al lavoratore secondo lo schema delle “tutele crescenti”.
    Non c’è stato alcun riequilibrio perché al venir meno della tutela sul reintegro e al venir meno degli incentivi, si corrispondono delle mensilità che aumentano il costo del lavoro per l’azienda rispetto ai contratti a tempo determinato,ovvero quelli che hanno una data di scadenza prestabilita e che non hanno ne tutele ma nemmeno mensilità da pagare se viene interrotto il rapporto di lavoro.
    Fatti due conti si vede come il jobs act che inizialmente era stato pensato come “contratto UNICO a tutele crescenti” abbia peggiorato la situazione precedente favorendo ancor di più l’uso dei contratti a termine, che è l’opposto delle intenzioni iniziali del governo presieduto da Matteo renzi che ogni mese anzi ogni settimana sbandierava contro i gufi l’aumento dei contratti a tempo “indeterminato”.
    Indeterminato tra virgolette perché non c’è più una data di scadenza ma lascia precari i lavoratori.
    È una specie di furbata linguistica degna di un venditore di pentole.

    Purtroppo non ho a disposizione quelle slide utilizzate da renzi che certificavano un +300% di contratti a tempo “indeterminato” e nemmeno lui ha interesse a tirarle fuori visto che il 97% dei nuovi contratti è a tempo determinato contro il solo 3% di quelli “a tutele crescenti”.
    Tra l’altro hanno fatto pure una modifica al conteggio degli occupati e ora bastano poche ore di lavoro per non essere più considerati disoccupati.
    Si vadano a vedere le dichiarazioni di Silvio Berlusconi negli anni successivi alla legge Biagi: Mentre l’euro raddoppiava i prezzi e diventavamo tutti più poveri perdendo competitività e c’era questo canto del cigno dove le case venivano vendute al doppio del prezzo in lire, ed il terzo settore vedendo maggior profitto assumeva persone, lui parlava di record nella diminuzione della disoccupazione grazie alla  sua legge sul lavoro.
    Si è visto qualche anno dopo quanto valeva la sua legge: Praticamente zero visto che quell’euro forte che dicevano calmierasse il prezzo degli energetici importati ci ha quasi fatto fallire e ci ha portato al tasso di disoccupazione record a due cifre.
    Ovvio che l’economia dimostri una certa lentezza nell’assorbire le modifiche ai parametri fondamentali di uno stato e questi meccanismi lavorano piano, goccia dopo goccia, anno dopo anno, ma sono inesorabili.
    Abbiamo un renzi che sta utilizzando una legge sbagliata e vedremo poi essere incostituzionale per vantarsi dell’aumento dei posti di lavoro che ci sono in tutta europa grazie al cambio monetario dell’euro che si è deprezzato del 30% sul dollaro al quale sono collegati con cambi quasi fissi alcune monete mondiali come quella cinese che viene usata da miliardi di persone.
    Un euro arrivato a quota 1,60 dollari che poi è tornato come nel 2002 a valere 1,05 per poi tornare rafforzarsi fino a quota 1,20 dollari.
    Ora è chiaro che se un turista ha da fare una scelta su dove passare le vacanze e vede un prezzo più basso del 30% rispetto all’anno prima magari è più propenso a venire in Europa.
    Stesso dicasi per le merci vendute che costando meno sono maggiormente appetibili, mentre quelle importate lo diventano meno.
    Contestualmente il prezzo del barile di petrolio è passato dai 140 dollari ai 35 dollari per poi oggi esser e intorno ai 50.
    È chiaro che questo ha favorito la crescita quantificabile in italia in almeno 10 miliardi di euro annui mentre ha mandato quasi in fallimento gli stati che il petrolio lo esportano.
    La banca centrale europea ha momentaneamente ridotto il differenziale tra i tassi d’interesse di Germania e sud Europa e in 3 anni ha prodotto dei risparmi consistenti nei bilanci pubblici, risparmi che sono stati utilizzati dal governo renzi per delle inutili prebende a scopo elettorale nella speranza di piegare anche la costituzione della repubblica alle sue volontà su un testo illeggibile ai più che avrebbe fatto rivoltare nella tomba i padri costituenti, ma fortunatamente gli è andata male e si è dovuto dimettere malgrado abbia tentato di farlo approvare perfino con un quesito truffa in stile “viva la mamma, sei favorevole o contrario?” (citazione rubata a Pierluigi bersani).
    Altro che divergenze di tipo personale e rancore nei confronti del povero Matteo, cavoli ha chiesto il voto di fiducia sulla legge elettorale scritta con i piedi ed ha cercato un colpo di mano governista su una riforma costituzionale con la beffa dei colloqui con Berlusconi avvenuti sotto il quadro di Berlinguer!
    Forse è renzi che prova rancore verso l’ordine costituito che tenta di rottamare a colpi di super-canguri e voti di fiducia.
    Ma torniamo al jobs act, che risulta essere sub iudice visto che il licenziamento economico senza giustificato motivo va contro l’articolo 1 della costituzione, vedremo cosa succederà con le sentenze ora che la questione credo sia arrivata alla corte costituzionale, magari finirà come con l’italicum e sarà cassato anche il jobs-act.
    Nel frattempo il tribunale per i diritti umani di Strasburgo ha indirettamente fatto a fette i decreti attuativi nelle parti riguardanti lo “spionaggio” dei lavoratori da parte delle aziende e il reintegro dei lavoratori sentenziando che un’azienda rumena deve reintegrare un lavoratore licenziato dopo che l’azienda ne aveva spiato mail e telefonate.
    Vedremo cosa succederà di questa schifezza chiamata jobs-act approvato con voto di fiducia parlamentare e contenente deleghe in bianco per i successivi decreti attuativi.
    Fortunatamente pare che il governo abbia cominciato a dar ascolto ai “gufi” cioè a quelli che fin dal primo istante hanno detto che tale legge non avrebbe funzionato e che finalmente abbia deciso di far costare di più i contratti a tempo determinato utilizzando quelle risorse per far costare meno i contratti a tempo “indeterminato” poca cosa rispetto a tutto il resto del Jobs act, ma meglio tardi che mai e piuttosto che niente!
    Ci risiamo purtroppo con l’arrivo di un altro bonus, stavolta il bonus giovani che renderà impossibile la già difficile vita del 30-40-50enni,che sono i primi in futuro a non avere una pensione, che non trovano lavoro, invece di fare il bonus assunzioni per i disoccupati di lungo periodo,che comprenderebbero anche parecchi giovani, rendono ancora più difficile la situazione fomentando ulteriormente lotte di classe per età, come se i 40enni disoccupati avessero i diritti che hanno avuto i loro padri e non invece gli stessi, pochi diritti, che hanno i guovani.
    Questo perché avendo la coscienza sporca cercano di dire che hanno fatto qualcosa per i più giovani, dopo l’inutile bonus di 500 euro ai 18enni , tra l’altro usato solo dal 50% degli “aventi diritto”.

     
  • giamps78 13:21 il 2 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Dalla Catalogna potrebbe arrivare anche la soluzione del conflitto in Crimea 

    non ho mai mai letto la costituzione spagnola, per cui sono abbastanza ignorante in merito.
    Ma mi giungono notizie di un comma costituzionale che prevede la possibilità per le regioni che compongono la spagna di richiedere la secessione, ma solo nel caso in cui lo richiedano i 2/3 del consiglio regionale.
    Quello che è successo in questi giorni in catalogna è sbagliato.
    Nel consiglio regionale catalano gli indipendentisti si sono fermati al 55% dei seggi e dunque non avrebbero i due terzi.
    Un referendum consultivo, quindi privo di valenza giuridica ma pieno di valenza politica non si nega a nessuno anche perché la costituzione prevede la libertà di parola e di espressione prima ancora delle competenze legislative.
    Ma un referendum consultivo, quindi propositivo mi pare che ci sia già star nel 2010, mentre lo pseudo-referendum di ieri voleva essere qualcosa di diverso,voleva fare la secessione dalla spagna senza i2/3 dei seggi in consiglio.
    Ma i fattacci compiuti ieri ai seggi dalle forze di sicurezza di Madrid dal mio punto di vista hanno fatto propendere l’ago della bilancia verso la secessione.
    Quindi adesso il raggiungimento della soglia dei 2/3 a mio parere è più vicina ma il consiglio dovrebbe essere sciolto per fare nuove elezioni il più presto possibile.
    questa norma costituzionale che prevede il raggiungimento della soglia dei 2/3 è proprio carina, tanto che potrebbe applicarsi anche all’ucraina e alla Russia per risolvere il conflitto nato con l’annessione della Crimea dopo un referendum farsa.
    I termini dell’accordo tra Russia ed ucraina potrebbero essere i seguenti:
    Sia la federazione russa che l’ucraina, inseriscono nelle proprie costituzioni la possibilità di fare referendum secessionisti nel caso in cui a chiuderlo sia una maggioranza regionale dei 2/3.
    Entrambe si impegnano al mantenimento di tale norma e all’esecuzione sia in tutto il territorio russo che in tutto quello ucraino.
    D’altra parte perfino l’unione delle repubbliche socialiste sovietiche lo prevedeva e difatti è stato con un referendum che l’ucraina si è distaccata dall’URSS, e tra parentesi si votò anche in Crimea e in quell’occasione gli elettori di quella regione furono per l’uscita dell’Ucraina.
    Modificate entrambe le costituzioni, quella russa e quella ucraina, l’accordo può entrare in vigore, ma se una delle due dovesse cancellarla allora retroattivamente tutti i referendum sarebbero annullati.
    La Crimea ritorna ufficialmente sotto le bandiere dell’Ucraina e gli ispettori internazionali dovranno controllare la  validità sia del rinnovo del consiglio sia del successivo referendum che prevede la secessione.
    Stesso dicasi per le regioni addicenti.

     
  • giamps78 13:07 il 30 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    L’approvazione del #CETA mostra chiaramente l’incostituzionalità della “costituzione europea” 

    L’approvazione del #CETA mostra chiaramente l’incostituzionalità della “costituzione europea”

    L’approvazione del CETA, il trattato internazionale di libero scambio tra unione europea e Canada, mette in luce perfettamente la situazione che avevo descritto in uno dei miei ultimi articoli (https://giamps78.wordpress.com/2017/09/27/almeno-2-trattati-comunitari-sono-incostituzionali-chi-ha-giurato-sulla-costituzione-la-faccia-rispettare/ ) sull’ incostituzionalità di quella che viene chiamata “costituzione europea”.
    In pratica il 70% di tale trattato internazionale risulta già entrato in vigore,anche in Italia, mentre il rimanente 30% attente le ratifiche dei parlamenti degli stati membri dell’unione.
    Ma la costituzione italiana non permette al parlamento italiano di delegare una materia com’è quella dell’approvazione dei trattati internazionali, per fare ciò serve una modifica della costituzione italiana, che non è mai stata fatta.
    Il Parlamento deve concedere volta per volta, l’autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, invece in questo preciso istante la materia “commercio con l’estero” è stata ceduta all’unione europea tramite una legge ordinaria che non aveva avuto alcun procedimento rafforzato di approvazione.
    In poche parole ne il presidente del consiglio dei ministri,ne il presidente della repubblica italiana hanno ricevuto alcuna autorizzazione alla ratifica del CETA da parte del parlamento italiano.
    Formalmente l’unione europea ha già fatto entrare in vigore il 70% di questo trattato con l’approvazione del presidente del consiglio italiano senza che questi abbia ricevuto alcuna autorizzazione dal parlamento italiano.
    Per il restante 30% servirà tale l’autorizzazione, e dicono loro, che se tale 30% fosse bocciato sarebbe bocciato anche il rimanente 70%,in tutta l’unione europea.
    Ma questo accade solo perché lo ha voluto espressamente il presidente della commissione europea,non perché si tratta di un modus operandi esplicito nelle norme.
    Infatti,com’è possibile che il parlamento italiano possa autorizzare alla ratifica di un intero trattato internazionale se buona parte di questo risulta già in vigore?
    È evidente che non vi può essere alcuna autorizzazione alla ratifica su un testo che a parer loro non ha bisogno di alcuna ratifica perché già entrato in vigore.
    Che cosa voterà il parlamento su quel 70%, certamente non quello che prescrive la costituzione,ovvero una esplicita autorizzazione su qualcosa che non necessita di alcuna autorizzazione.
    È chiaro che si tratta di una presa per i fondelli per far vedere che i parlamenti nazionali mantengono la propria sovranità che nei fatti è stata scippata in modo totalmente incostituzionale.
    Il fatto è che in questo momento un trattato internazionale è entrato in vigore anche in Italia senza l’autorizzazione del parlamento, quindi non bisogna guardare il dito ma la luna, non bisogna guardare al CETA ma alla “costituzione europea” che è incostituzionale ed ha i suoi effetti immediati con norme già approvate in luoghi esterni a quelli deputati dalla costituzione della repubblica italiana.

    Articoli correlati:
    Almeno 2 trattati comunitari sono incostituzionali,chi ha giurato sulla costituzione la faccia rispettare
    https://giamps78.wordpress.com/2017/09/27/almeno-2-trattati-comunitari-sono-incostituzionali-chi-ha-giurato-sulla-costituzione-la-faccia-rispettare/

     
  • giamps78 12:56 il 27 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    Almeno 2 trattati “comunitari” sono incostituzionali: Chi ha giurato sulla costituzione la faccia rispettare 

    Trattati comunitari incostituzionali…

    I grandi giuristi politici-costituzionali affermano di voler inserire nella costituzione della repubblica italiana una frase che permetta alla stessa costituzione di essere in qualche modo “superiore” ai trattati internazionali ed in particolare ai trattati europei, perché a parer loro oggi non è così ovvero un trattato internazionale potrebbe soprassedere al dettato costituzionale, ed invece secondo costoro la costituzione tedesca prevedrebbe questo tipo di subalternità.
    Come ho già scritto altre volte le cose non stanno così.
    L’articolo 117 al primo comma dice esplicitamente che la potestà legislativa (che è esercitata dallo stato e dalle regioni) deve si rispettare i vincoli comunitari, ma anche la costituzione stessa.
    E siccome non esiste vincolo comunitario che abbia assunto validità senza prima un voto del parlamento italiano, si evince che anche i vincoli comunitari,validi proprio perché il parlamento italiano li ha “convertiti” devono rispettare in pieno il dettato costituzionale.
    Dunque un vincolo comunitario che fosse contrario alla costituzione sarebbe eliminato dalla corte costituzionale italiana e non sarebbe più in vigore in quanto la decisione della corte risulta retroattiva e le regole europee sancivano (prima dell’entrata in vigore degli ultimi trattati) che solo l’unanimità nell’approvazione di tutti gli stati membri facesse entrare in vigore tale trattato all’interno dell’unione europea.
    Quindi una bocciatura della corte italiana di una qualsiasi legge (ordinaria) di “conversione” di un trattato comunitario fatta dal parlamento italiano corrisponde all’annullamento di tale trattato in tutta l’unione europea, non solo in Italia.
    Tutto questo per dire cosa?
    Intanto per ribadire che una legge ordinaria con la quale il parlamento italiano approva i trattai comunitari non corrisponde ad una legge costituzionale che ha un diverso metodo di approvazione e può prevedere un referendum confermativo.
    Gli stessi trattati europei denominati “costituzione europea” possono e anzi io credo debbano essere soggetti ad un ricorso presso la corte costituzionale anche da parte delle regioni italiane oltreché da un nuovo prossimo governo nazionale, e con motivazioni varie che tenterò di spiegare in seguito.
    Innanzitutto si prevede una cessione di sovranità della repubblica italiana all’unione europea, ma con una bella differenza rispetto al passato.
    In passato c’era l’unanimità, quella cosa che ho appena finito di spiegare:
    Se uno stato non era d’accordo saltava l’intero trattato comunitario, è successo in passato con il referendum francese che ha eliminato quella che vilmente veniva chiamata “costituzione europea”, poi riproposta e purtroppo approvata con un differente testo.
    E tale principio resta valido per tutti i vecchi trattati approvati all’unanimità, che se dunque fossero dichiarati incostituzionali decadrebbero come spiegato in precedenza.
    La stessa “costituzione europea” risulta approvata all’unanimità e dunque decadrebbe in tutta l’unione in maniera retroattiva se una corte la dichiarasse incostituzionale.
    Stavo spiegano i motivi che renderebbero a mio giudizio incostituzionale tale trattato:
    Tale trattato stabilisce a propria volta che non è più necessaria l’unanimità degli stati membri per approvare i successivi trattati comunitari, tra i quali a propria volta sono previsti trattati internazionali ad esempio sul commercio con l’estero.
    In poche parole la costituzione italiana stabilisce punto per punto le materie dove lo stato italiano ha la competenza legislativa,quello dove le regioni hanno la competenza legislativa (nella fattispecie “a ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello stato) , nonché la legislazione concorrente tra stato e regioni.
    Quindi in pratica tutto l’universo delle competenze legislative risulta “esplicitamente” assegnato o allo stato o alle regioni.
    Il tutto è ancora più esplicito all’ultimo comma del 117 dove la costituzione prevede che le regioni nelle materie di loro competenza possano “concludere accordi con stati” nelle materie di propria competenza.
    Quindi anche le regioni italiane possono sottoscrivere trattati internazionali ed il commercio con l’estero risulta una materia concorrente che però lo stato ha regalato completamente all’unione europea.
    Completamente significa che l’unione europea può prendere decisioni in merito e far entrare nel sistema legislativo italiano delle norme anche se il parlamento fosse contrario.
    Qui bisogna fare una distinzione, i binari sono due e sono paralleli.
    Un conto è una legge costituzionale che concede esplicitamente sovranità ad enti superiori dichiarando quali materie vengono cedute.
    Altro conto è una legge ordinaria che “converte” un trattato comunitario che non può cedere sovranità ad un ente superiore che non adotti più il principio dell’unanimità per l’approvazione di nuove normative e addirittura di nuovi trattati senza nemmeno l’assenso del parlamento italiano o delle regioni competenti per materia.

    Non è possibile immaginare il rispetto dell’articolo 1 della costituzione, la sovranità appartiene al popolo nel momento in cui il parlamento italiano(o una regione  su una materia di sua competenza) votando contro ad un provvedimento, vede comunque entrare in vigore lo stesso nell’ordinamento italiano.
    Ed il trattato che istituisce tutto questo non ha avuto, ed ecco il secondo binario, nessun voto nella conferenza stato regioni ed è stato approvato dal parlamento con una legge ordinaria e non invece con una legge costituzionale.
    Essendo che tale trattato dichiara esplicitamente che anche un voto negativo del parlamento italiano può essere reso inutile da una maggioranza qualificata di popolazione europea o di numero di stati membri della UE, risulta evidente che le competenze “esplicitamente” elencate dalla costituzione italiana e appartenenti a stato e regioni vengono letteralmente bypassate andando quindi contro l’articolo 1 della costituzione in cui si afferma che la sovranità nella repubblica italiana appartiene al popolo, cosa non vera non essendoci più l’unanimità europea con la nuova costituzione europea non costituzionalizzata in Italia se non con una legge ordinaria e con un trattato che regala all’unione europea il commercio con l’estero by-passando di fatto le regioni e lo stato italiano.
    Per questo motivo chi ha giurato sulla costituzione italiana,non sulla costituzione europea, deve farla rispettare dichiarando incostituzionale la legge ordinaria approvata dal parlamento italiano che ha creato la cd. Costituzione europea, nonché la legge ordinaria approvata dal parlamento italiano che regala (senza alcun controllo da parte di regioni e parlamento italiano) il commercio con l’estero, tra l’altro materia concorrente tra stato e regioni.
    Solo una legge costituzionale, non un trattato, non una legge ordinaria, può modificare la potestà legislativa descritta nella costituzione, o al limite, come indicato nell’articolo 117, dove si afferma che lo stato può delegare le materie alle regioni.
    Non mi risulta che ci sia scritto che possa delegarle alla comunità internazionale e se non è scritto nella costituzione tale delega non è costituzionalmente prevista, e quindi non si può attuare.
    L’unanimità permetteva il mantenimento di questa potestà legislativa, ora che non c’è più è palese l’incostituzionalità con il dettato esplicito contenuto nella costituzione.
    La cessione di potestà legislativa si effettua solo con legge costituzionale , non con leggi ordinarie, a meno che una legge costituzionale non lo preveda.
    Siccome nessuna legge costituzionale ha mai previsto una cessione esplicita di sovranità all’unione europea, tale cessione non ci può essere.
    L’unica legge costituzionale in tal senso è stata  un referendum confermativo in cui si parlava di “procedere all’integrazione europea” ma ha il valore di un ordine del giorno,oltre che un valore politico, ma nulla più perché dal punto di vista giuridico non sono espressamente indicate materie cedute a quella che allora era chiamata comunità europea.
    Quindi serviva una nuova legge costituzionale che contenesse esplicitamente tali modifiche puntuali alle materie di competenza o che contenesse la possibilità di delegare tali competenze a enti superiori così come si parla deleghe a enti regionali.
    La repubblica italiana non è composta dall’unione Europea, ne c’è scritto che l’Italia compone l’unione europea, dunque non si può regalare competenze con leggi ordinarie e senza che sia previsto, visto che nella repubblica italiana la sovranità appartiene al popolo, non il popolo europeo che può decidere anche contrariamente a quanto deciso nella repubblica italiana o nelle regioni.
    Le parole “obbligo comunitario” non significano niente se non è spiegato in che cosa consiste questa comunità ed ovviamente tale spiegazione essere fatta con legge costituzionale, stiamo dando per sottinteso qualcosa che giuridicamente non è sottinteso.
    Non è vero che manca il referendum popolare sui trattati europei, manca la corretta approvazione di tali trattati, nelle forme giuridiche opportunamente rafforzate.
    La costituzione non è modificabile se non con un procedimento rafforzato e questo non si può fare con una legge ordinaria.
    Si dirà che sono i trattati internazionali stessi a contenere queste regole , ma tutti i trattati internazionali sono stati approvati con leggi ordinarie, anche quello di Roma,quindi nella scala gerarchica delle fonti del diritto è di grado inferiore alla costituzione.
    In similitudine si prenda il caso del trentino, servono leggi costituzionali per modifiche statutarie, qui abbiamo creato una “costituzione europea” con delle leggi ordinarie.
    Altrimenti la corte costituzionale dovrebbe cancellare il commercio con l’estero tra le materie esplicitamente elencate e aggiungere che appartiene all’unione europea.
    Poi dovrebbe cancellare l’articolo uno e dire che la sovranità della repubblica italiana non appartiene più al popolo ma agli organismi comunitari, perché di questo si tratta vista l’impossibilità di dire no nel caso in cui vi sia una maggioranza qualificata europea.

     
  • giamps78 00:51 il 14 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    prendo ufficialmente distanze dal referendum autonomista veneto del 22 ottobre 

     

    Dopo proposta legge presentata in consiglio regionale del veneto che prevede la possibilità per il governatore di apporre un voto di fiducia in salsa romana, senza cioè che possano essere presentate modifiche, neppure limitate numericamente, al provvedimento ne prima ne tantomeno dopo tale voto di fiducia, come risposta non posso che prendere ufficialmente le distanze dal referendum sull’autonomia del veneto fissato per il 22 ottobre.
    Che il potere legislativo sia a roma o Venezia poco conta se viene gestito in modo ignobile da poche persone che non hanno il minino rispetto per le assemblee elettive.
    A questo punto, piuttosto che sia accentrato nelle mani di milanesi, veneziani o trevisani in questo neo-feudalesimo post-moderno, è meglio che il potere legislativo resti dov’è.
    Questa è veramente una presa in giro, mi stavo chiedendo se avevo fatto bene a non andare a votare per il rinnovo del consiglio regionale, la risposta ora è certamente si.
    Io credo che l’antitesi è ad un livello talmente alto da farmi pensare che con queste persone non si può nemmeno stare seduti nello stesso emiciclo,aventino a tempo indeterminato..
    Le idee politiche si devono confrontare nelle regole proprie, non alterate, non manomesse, della democrazia ed invece una proposta del genere ci porta al livello di democrazia presente nello star islamico di al-bagdadi.
    Sarei curioso di sapere cosa se ne farebbe al-bagdadi del vino trevisano…
    Non lo adopererebbe nemmeno per lavare i pavimenti!
    Va quindi disconosciuto lo status di democrazia per tutti gli organi elettivi sottomessi dal governismo individualista maggioritario relativo.
    Tra l’altro è pure scritta male e incostituzionale in alcuni punti visto che “la procedura normale di approvazione delle leggi” in determinate materie vale anche per i consigli regionali nel caso in cui abbiano produzione legislativa nelle materie elencate in costituzione.
    A si, dimenticavo che nella repubblica delle banane “per procedura normale di approvazione delle leggi” si intende pure l’impossibilita di votare anche solo un emendamento.

     
  • giamps78 10:02 il 24 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo e l’autonomia regionale del veneto 

    il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo e l’autonomia regionale del veneto

    Con l’introduzione del nuovo titolo V della 2° parte della costituzione avvenuto nel 2001, le regioni hanno assunto molti più poteri dal punto di vista legislativo.
    Io capisco l’importanza che viene data al referendum sull’autonomia della regione Veneto e della regione Lombardia, ma non bisogna dimenticarsi di applicare l’autonomia già ottenuta con la precedente riforma costituzionale citata in precedenza.
    Informazione è potere, e le regioni dal mio punto di vista hanno potestà legislativa concorrente sui mezzi di comunicazione radio, internet e televisivi.
    Il che significa che lo stato in tali materie concorrenti ha la possibili di emanare delle leggi che rappresentano i principi fondamentali.
    È la costituzione a specificarlo chiaramente.
    Nel caso specifico in riferimento al sistema radio-televisivo ed internet, la costituzione parla solo di “ordinamento della comunicazione”.
    Tale materia è dunque concorrente e vale quanto appena scritto: La regione ha la “potestà legislativa, salvo che per i principi fondamentali, riservata alla legislazione dello stato”.
    Inoltre le regioni hanno potestà regolamentare su ogni materia concorrente,quindi anche su questa.
    Infine,per tagliare la testa al toro, la costituzione prevede che “spetta alle regioni ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello stato”.
    Quindi se non si vuole concordare sull’analisi precedente, se non si vuole cioè ritenere che il sistema radio-televisivo e di internet rientrino all’interno della competenza concorrente denominata “ordinamento della comunicazione” c’è questa seconda possibilità, e cioè che tale competenza sia residuale ovvero interamente regionale, anche nei principi fondamentali.
    Tutto questo per dire una cosa molto semplice…
    Il presidente della regione Veneto Luca zaia vuole vietare le pubblicità del gioco d’azzardo.
    Bene,io auspico che tale decisione sia ampliata all’ambito radio-televisivo e di internet.
    Di più, propongo di andare davanti alla corte costituzionale e verificare a chi dà ragione la corte.
    Il tutto con uno scopo ben preciso, il prendersi una parte del canone rai per fare informazione regionale, visto che il governo nazionale sta chiudendo anche le sedi regionali dei telegiornali e visto che le televisioni locali annaspano.
    Questa è una buona fetta di autonomia, considerando che poi ogni legge che riguardo a questo tema dovrà essere concordato con le regioni sia a livello nazionale che europeo.
    Anche considerando che il referendum di ottobre si basa proprio su un passaggio di competenze inserite nel titolo V.

     
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