Updates from giugno, 2017 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 10:42 il 14 June, 2017 Permalink | Rispondi  

    Sistema istituzionale: Quanto ne capisce Giuliano Amato? Esattamente zero 

     

    Chi capisce qualcosa di costituzioni, quindi non mi riferisco a giuliano amato sa perfettamente che esiste una cosa chiamata separazione dei poteri tra legislativo ed esecutivo.
    La separazione è autentica quando i due momenti elettorali sono distinti o comunque quando l’elezione della carica monocratica, cioè la presidenza non necessita di alcuna maggioranza nell’assemblea per restare in carica o per entrare in carica.
    Tradotto significa che in Francia o negli stati uniti d’America non c’è un premio di maggioranza nel caso venga eletto un presidente o un governatore piuttosto che un altro presidente o un altro governatore.
    Che altresì vi può essere la maggioranza assembleare di un “colore” e la presidenza di un colore diverso.
    Che i momenti in cui si rinnovano totalmente o parzialmente(con elezioni di medio termine) le assemblee elettive possono essere diversi dai momenti in cui si vota per la presidenza.
    Difatti in Francia votano le legislative il mese dopo,ma il governo entra in carica il mese prima.
    Quindi quando si parla di introdurre in Italia questi sistemi non si può assolutamente far passare il messaggio di un premio di maggioranza “giustificato” ,anche se abnorme, dalla presenza di una elezione ad una carica monocratica che si collegherebbe ad un premio di maggioranza per creare la governabilità in assemblea.
    L’altro sistema istituzionale è quello che ha il voto di fiducia assembleare e questo evidentemente non contiene alcuna elezione diretta.
    Sfido a trovare un paese dove c’è l’elezione diretta e c’è un premio di maggioranza assembleare legato alla vittoria di una persona piuttosto che un’altra che assegna i seggi ad una lista piuttosto che l’altra.
    Semplicemente non esiste..
    Non esiste nel regno unito dove c’è il voto di fiducia e non c’è l’elezione diretta, non esiste in germania e in nessun altro paese.
    Tutto questo indipendentemente dal tipo di legge elettorale, uninominale o proporzionale,infatti nel regno unito hanno l’uninominale mentre in germania il proporzionale.

    Quindi il dire che l’italicum sarebbe stato costituzionale se vi fosse stata l’elezione diretta del presidente del consiglio equivale a dire una fesseria anche se a dirla è un giudice della corte costituzionale nonché ex vice segretario del partito socialista italiano,ed ex presidente del consiglio.
    Questo inoltre non significa che non vi possa essere l’elezione diretta del presidente del consiglio all’interno di una assemblea eletta totalmente con un proporzionale senza sbarramenti.
    Infatti il presidente e l’assemblea avrebbero tra loro dei poteri distinti e non necessiterebbe un rapporto fiduciario con l’aggiunta del potere di vero da parte del presidente eletto.
    Ed in questo caso,come in tutti i veri sistemi proporzionali puri, non si fa campagna elettorale di ogni tematica al fine di andare al governo, ma si utilizzano i referendum ed è il popolo a decidere sui temi chiave.
    Il che risulta molto differente dalla piega che ha preso la repubblica italiana in questo neo-feudalesimo dove si regalano premi abnormi e si eliminano forze politiche del 2%.
    L’ibrido italiano, quello di regalare premi a singole persone che controllano totalmente le assemblee e le rendono supine non produce buon governo ma solo degenerazione politica e partitica.
    Per questo motivo ho fortemente criticato la sentenza della corte costituzionale che ha giustificato un premio di lista in un comune sotto i 5 mila abitanti che ha trasformato il 28% dei voti presi da un candidato sindaco,e ottenuti con una bassa affluenza, nel 60% dei seggi.
    La costituzione deve valere dal più piccolo dei comuni fino al voto per le elezioni europee, non è che siccome il comune è piccolo si trasforma nella terra di nessuno.
    Non è uguaglianza del voto e non è nemmeno ragionevole.
    Una sentenza di questo tipo ci porta fuori da una repubblica democratica.

     
  • giamps78 13:54 il 6 May, 2017 Permalink | Rispondi
    Etichette: prescrizione, riforma giustizia   

    riforma della giustizia: La prescrizione “differenziata” in base all’esito del 1° grado di giudizio 

     

    Mi pare una ottima idea quella di allungare la prescrizione per i processi che in 1° grado abbiano avuto delle assoluzioni,dando priorità in appello a processi dove in 1° grado ci sono state condanne, in modo da evitare che questi ultimi cadano in prescrizione.
    Si crea così una corsia preferenziale.
    Chi è stato condannato in primo grado avrà una prescrizione ridotta e quindi la garanzia di una durata consona del processo.
    Chi invece ha avuto una assoluzione in primo grado non ha fretta di dimostrare la sua innocenza, e può attendere anche tempi più lunghi, e in questo modo il suo processo non ingombra i tribunali.
    In questo caso i tempi della prescrizione sarebbero più lunghi perché la corsia preferenziale è per altri processi che hanno una prescrizione più breve visto che in primo grado sono terminati con una condanna.
    Una riforma di questo tipo dovrebbe puntare ad avere prescrizioni solo per i processi che in primo grado hanno avuto assoluzioni in modo da azzerare ad azzerare le prescrizioni per i processi che in primo grado hanno avuto condanne.
    Il giudice di 2° grado nel decidere quale processo deve andare avanti dovrà quindi prima di tutto assicurarsi che nessuno dei processi che ha in carico dove in primo grado ci sono state delle condanne corra il rischio di cadere in prescrizione e poi potrà procedere con i processi che in primo grado hanno visto assoluzioni.
    Inoltre,anche la rinuncia alla prescrizione da parte dell’imputato dovrebbe essere riformata.
    Tale indicazione non può avvenire come oggi solo al raggiungimento di tale traguardo ma deve essere possibile dare tale indicazione anche in anticipo,prevedendo delle formule di agevolazione processuale e dibattimentale.
    Questo favorirebbe la programmazione ed il grado di priorità dei processi.
    Anche quest’aspetto va riformato, non dovrebbe essere il singolo giudice a scegliere a quale processo dare la precedenza ma un collegio esterno,che non deve essere per forza formato da giudici, che assegna tali compiti tramite una programmazione a tavolino che deve essere la più efficiente possibile.
    Ovviamente rispettando le priorità che la legge stabilisce.
    Infine una riforma costituzionale dovrebbe stabilire la presenza di un terzo grado di giudizio solo nel caso in cui le sentenze di primo e di secondo grado presentino delle elevate divergenze.

     
  • giamps78 10:30 il 17 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il ritorno di Berlusconi e il quasi addio di minzolini: Legge Severino veramente incostituzionale? 

    La legge Severino deve sottostare alla costituzione e la costituzione afferma che per far decadere un parlamentare serve il voto dell’aula.
    Quindi bene ha fatto il vice presidente della camera luigi di maio strappare una fotocopia della legge severino.
    Infatti vedere una decadenza di un deputato essere confermata o respinta tramite il voto di una semplice mozione ha veramente dell’incredibile, così come il prevedere che sia una commissione in parlamento a dover dare tale parere.
    Questo è l’unico punto sui cui si potrebbe affermare la incostituzionalità della legge Severino.
    Difatti quando Berlusconi decadde da senatore si è creato un contrasto tra la costituzione e la legge Severino,dove quest’ultima mi par di ricordare intenda il voto del parlamento come mera ratifica della decisione della giudice.
    Ritengo questo un grave errore di procedura, infatti Berlusconi avrebbe avuto lo stesso il voto del parlamento per la sua decadenza così come previsto dalla costituzione e sarebbe decaduto ugualmente dopo il voto dell’aula, anche se non vi fosse stata la legge Severino.
    Il problema potrebbe essere nato da una difettosa lettura degli articoli 66 e 68 della costituzione.
    Questi due articoli regolano due situazioni differenti,il 66 riguarda la decadenza del parlamentare,il 68 riguarda invece il suo arresto,che, si badi bene, non determina automaticamente la decadenza da parlamentare.
    Quindi i voti che il parlamento deve fare nel caso di condanna di un parlamentare sono due,il primo per la convalida dell’arresto o anche per la semplice privazione della libertà personale quale può essere ad esempio una pena alternativa al carcere per sopraggiunti limiti di età sostituito con lo svolgimento di lavori socialmente utili.
    Questo voto non implicherebbe automaticamente la decadenza ma permetterebbe alle autorità di arrestare il parlamentare che resta parlamentare.
    Il secondo voto,invece, deriva dall’articolo 66 della costituzione e dice:
    “ciascuna camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e incompatibilità”.
    Soffermiamoci sui singoli termini:
    Sopraggiunte significa che non esiste alcun vincolo di retroattività da rispettare, che l’incompatibilità e ineleggibilità possono giungere anche dopo e costituire fonte di decadenza.
    Ora,siccome non ho preso in mano la legge Severino non posso affermare con certezza che Berlusconi sia stato fatto decadere in quanto divenuto ineleggibile piuttosto che incompatibile,ma a memoria mi pare di ricordare c’entrasse l’interdizione dai pubblici uffici come causa primaria di decadenza.
    Questi due fattori solo decisi con legge ordinaria in quanto non è contenuta nella costituzione una descrizione effettiva di tali termini.
    Quindi se la legge Severino ha stabilito che una delle cause di ineleggibilità o incompatibilità siano tra quelle descritte nell’articolo 68,ovvero l’arresto o la limitazione della libertà tramite lavori sociali obbligatori, ha in pratica stabilito una congiunzione tra i due articoli della costituzione, ma in alcun modo ne può modificare il senso.
    “la camera giudica” dice l’art 66, ed è quindi organo giudicante non quindi un mero ratificatore che si esprime attraverso voti di commissioni confermati o bocciati da mozioni generiche che vengono fatte votare dall’aula.
    Come detto in precedenza i voti del parlamento a norma degli articoli 66 e 68 sono due e sono tra loro distinti,”salvo che” così afferma l’articolo 68 “in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna,ovvero sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’obbligo l’arresto obbligatorio in flagranza”
    Quindi le due affermazioni che tra loro si tengono in questa frase sono “senza autorizzazione della camera alla quale appartiene,nessun membro del parlamento può essere sottoposto […]  salvo che…
    Significa che non serve l’autorizzazione del parlamento in caso di esecuzione di un arresto dopo condanna definitiva o di limitazione della libertà personale nel caso dei servizi sociali per raggiunti limiti di età.
    Tutto questo per dire che il parlamentare a norma di questo articolo modificato nel 1993 può finire in gattabuia senza il parere della camera di appartenenza,ma rimane comunque parlamentare.
    A norma dell’articolo 66 si deve avere comunque un voto del parlamento che rappresenta un giudizio e come tale non può essere trasformato in una mera ratifica o in un automatismo.
    Se è vero che l’incompatibilità e ineleggibilità possono essere decise
    Da una legge ordinaria non può tale legge andare oltre la costituzione.
    Questo però nulla ha a che vedere con l’interdizione dai pubblici uffici di Berlusconi che al momento gli impedisce di ricandidarsi.
    Infatti un conto è la decadenza dal seggio per ineleggibilità sopraggiunta.

    altro conto è ineleggibilità nelle successive elezioni dovuta al perdurare dell’interdizione dai pubblici uffici che originariamente era la causa della decadenza ma che diventa causa di incandidabilità.
    Ma qui si parla di irretroattività e non si capisce proprio rispetto a che cosa.
    Significa forse che il parlamentare avrebbe evitato di “delinquere” se avesse avuto la deterrenza della legge Severino e avesse cioè saputo in anticipo che non avrebbe potuto ricandidarsi?
    Ho dei serissimi dubbi…
    Ma Berlusconi è abbastanza furbo,vuole il proporzionale per far durare la legislatura il tempo che basta a far terminare l’interdizione dai pubblici uffici,magari condiamo il tutto con una riforma costituzionale che cambi l’assetto del paese e lui torna a fare il parlamentare magari candidandosi per diventare il primo premier ad essere eletto direttamente dal popolo!
    Se non vado errato Mi pare manchino 2 anni al termine di tale sanzione,in 1 anno finisce questa legislatura, un altro anno durerà l’altra con il proporzionale e lo sbarramento e con forza Italia al governo,elezioni e highlander Berlusconi che ritorna!

     
  • giamps78 12:49 il 8 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Le regioni possono muovere ricorso per “terminare” l’unione europea 

    Intanto chiariamo subito il significato dell’articolo 117 della costituzione italiana al primo comma:

    “La potestà legislativa è esercitata dallo stato e dalle regioni nel rispetto della costituzione,nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.”

    Quanto si afferma è semplice,la potestà legislativa nel territorio nazionale è esercitata solo e solamente dallo stato italiano e dalle regioni italiane.
    Tale esercizio tuttavia deve essere svolto conformemente alla costituzione italiana e all’ordinamento comunitario.
    Ma sia l’ordinamento comunitario che gli obblighi internazionali entrano nel nostro ordinamento attraverso l’esercizio di cui sopra,ovvero attraverso l’attività dello stato e delle regioni,non dunque direttamente di un parlamento europeo mai citato dalla carta costituzionale.

    È vero anche che l’articolo 134 della costituzione italiana indica di quali conflitti la corte costituzionale può occuparsi e tra questi non sono compresi i trattati internazionali.
    Ma si badi bene che per quanto detto precedentemente ogni trattato internazionale è legge dello stato,viene approvato dalle due camere,peraltro con procedimento normale e dunque con una iniziativa di legge ordinaria, e viene pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
    Pertanto se tale trattato comunitario o internazionale dovesse ledere uno degli esercizi di cui sopra compresi nell’articolo 117 primo comma della costituzione, sarebbe in pieno giudicabile dalla corte costituzionale.
    Difatti avremmo uno stato che ratifica o addirittura cede poteri e sovranità tramite accordi internazionali o comunitari senza nemmeno ottenere i pareri vincolanti e dunque favorevoli delle regioni che nel caso specifico hanno la potestà legislativa concorrente.
    È il caso del commercio con l’estero,che la repubblica italiana tramite un trattato europeo ha ceduto all’unione europea.
    Il commercio con l’estero è una materia in cui le regioni hanno potestà legislativa, un potere che dunque non può essere dato all’unione europea.
    Non può,perché la costituzione non prevede che le regioni devolvano verso l’unione i loro poteri,quindi anche se avessero voluto non avrebbero potuto regalare tali poteri,ma non è questo il caso visto che il loro parere non è stato nemmeno chiesto.

    Le regioni possono devolvere i poteri verso il basso,lo stato può devolvere i propri poteri verso il basso,ma in alcuna parte della costituzione si parla di dare i poteri verso l’alto.
    Il tutto fino a oggi ha funzionato  così per un solo motivo:
    L’Italia all’articolo 1 prevede che la sovranità sia popolare,aveva fino a ieri un diritto di veto sull’entrata in vigore dei trattati.
    Oggi non è più così,due sono i fattori che hanno generato queste incostituzionalità:
    1) il veto dell’Italia non esiste più,per far entrare in vigore in trattato non serve più un parere favorevole di tutti gli stati membri, basta la maggioranza della popolazione o del numero di stati facente parte l’unione.
    Quindi se il parlamento italiano dice no,tali norme possono comunque entrare in vigore nel nostro ordinamento, evidentemente confliggendo con l’articolo 1 della nostra costituzione,a meno che non si affermi che la sovranità appartiene al popolo,qualsiasi esso sia,cioè magari ad un popolo straniero!
    L’importante è che non appartenga alla monarchia!
    Questo per quanto riguarda l’incostituzionalità di quella che è stata addirittura chiamata “costituzione europea”, alla faccia di semplici obblighi comunitari…
    2) il commercio con l’estero che lo stato italiano ha “regalato” all’unione europea arriva a prefigurare una cosa ben peggiore: L’assenza per lo stato o per le regioni di qualsivoglia sovranità su quella materia ovverosia in contrasto con l’articolo 117 già citato inizialmente la completa perdita della potestà legislativa descritta esplicitamente in tale articolo.
    Cioè se fino a pochi anni fa si chiedeva quantomeno al parlamento italiano di ratificare i trattati internazionali ed i trattati comunitari, e di pubblicarli in gazzetta ufficiale per farli entrare in vigore, oggi ci troviamo atti aventi forza di legge non pubblicati in gazzetta e che non sono stati nemmeno ratificati dallo stato che però sono vigenti a tutti gli effetti.
    Stiamo parlando di contrasti di trattati approvati con procedimento legislativo ordinario che regalano all’unione europea materie che la costituzione italiana ha affidato mediante procedimento rafforzato allo stato e alle regioni.
    Semplicemente non si può fare.
    Quindi la corte deve per forza di cose dichiarare l’incostituzionalità della legge approvata dal parlamento italiano che ratifica questa cessione di poteri che appartengono pure alle regioni.

    La sovranità appartiene al popolo può certamente significare popolo europeo, ma solo se è esplicitamente scritto nella costituzione italiana mediante un procedimento rafforzato.
    Mentre invece nella costituzione italiana non vi è traccia del parlamento europeo,quindi in punta di diritto è come se non esistesse,quindi la sovranità in Italia appartiene allo stato e alle regioni,quantomeno tramite le ratifiche dei trattati che poi finiscono comunque nella Gazzetta ufficiale della repubblica italiana.

    L’unico modo per dare il commercio con l’estero all’unione europea è quello di un iter rafforzato mediante procedimento costituzionale che dia
    All’unione europea tali poteri e che contemporaneamente li tolga a regioni o stato, oppure l’inserimento in costituzione della  “devoluzione verso l’alto” nella quale si afferma che stato o regioni possono dare elasticamente materie di propria competenza all’unione europea, processo già previsto in costituzione ad esempio per la devoluzione verso il basso come avviene per le province, ma in questo caso in qualsiasi momento avrebbero il diritto di riaverle indietro.
    Di più,se vi fossero dubbi in proposito basta leggere l’ultimo comma dell’articolo 117 in cui esplicitamente si indicano le regioni come ratificatrici di accordi con gli stati esteri, quindi il commercio con l’estero affidato all’unione europea non può considerarsi in vigore all’interno dello stato italiano in mancanza dell’approvazione di tutti i consigli regionali,tenendo conto che alle regioni spetta la potestà regolamentare su ogni materia che non sia a legislazione esclusiva dello stato.
    Quindi le regioni italiane possono ricorrere contro lo stato ed in particolare contro le leggi approvate dallo stato riguardo a “costituzione europea” e “commercio con l’estero”.
    Non c’è bisogno di alcuna riforma della costituzione per affermare questo,come invece erroneamente afferma l’onorevole Tremonti.
    È già così, e visto che conosce parecchi presidenti di regione faccia muovere ricorso presso la corte, ricordando che il 117 afferma che la potestà legislativa spetta solo ed esclusivamente a stato e regioni, e per obblighi comunitari si intendono obblighi che lo stato e le regioni hanno precedentemente assunto,che vanno rispettati, non invece obblighi mai assunti che calano dall’alto senza un voto del parlamento come invece accade per le decisioni che l’Europa prende con il commercio con l’estero.

    Italia una e indivisibile significa che la costituzione italiana prevale su qualsiasi altra entità all’interno/esterno del territorio nazionale,non solo sull’indipendenza della singola regione dallo stato ma anche,al contrario, della dipendenza dello stato da altri parlamenti,senza un procedimento rafforzato che modifichi in questo senso la costituzione.
    La forma repubblicana non è oggetto di revisione ma oggi riceviamo ordini da chi forma repubblicana non è.
    E quale sarebbe l’assurdo principio che non è scritto da nessuna parte secondo cui un trattato europeo avrebbe la possibilità di urtare contro la costituzione italiana e che sia quest’ultima a soccombere?
    Un trattato europeo composto da una riga che dicesse: “La sovranità appartiene alle élites” comporterebbe la rimozione del primo articolo della nostra costituzione che dice “la sovranità appartiene al popolo” che la esercita secondo le forme previste nella costituzione italiana?
    La risposta è no.
    Non è no solo perché si parla di principi fondamentali perché anche l’articolo 117 è a suo modo un principio fondamentale che deriva dallo stesso primo articolo della costituzione: Parla di potestà legislativa e afferma che questa appartiene solo allo stato e alle e che i trattati comunitari dallo stato e dalle regioni sono approvati e dopo la loro approvazione,dopo dunque il controllo di costituzionalità,diventano obblighi in quanto rappresentanti della parola data.
    Ma data da chi?
    Dallo stato e dalle regioni, che prendono l’impegno,non invece lo subiscono da astratte entità internazionali non previste dalla nostra attuale costituzione.

     
  • giamps78 13:26 il 7 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Le scelte e che non sono scritte nel libro bianco di Juncker ma che la UE deve fare 

    Juncker dice di non essere un dittatore e che vuole lasciare ai singoli stati europei la scelta dell’Europa del futuro.
    Pertanto ha predisposto un libro bianco contenente 5 possibili scenari.
    In realtà questo suo tentativo è il solito tentativo, l’ennesimo, di far vedere una realtà che non esiste con il risultato finale di scelte in perfetta continuità con quelle effettuate negli ultimi decenni che saranno fonte ulteriori ingarbugliamenti.
    Non si vogliono affrontare i veri problemi perché questa Europa ormai non è in grado di affrontare alcun problema.
    Può solo fare finta, ma risulta ormai completamente paralizzata.
    Le uniche riforme che possono essere fatte sono quelle che creano danni a qualcuno per favorire qualcun altro.
    Nel libro di juncker non si parla della banca centrale Europea,non è trattato il governo politico della moneta.
    D’altra parte come aspettarsi l’ammissione di colpa sul fallimentare trattato di Maastricht?
    È completamente ignorato il tema dell’euro.
    O tutti sono obbligati ad usare l’euro oppure si scriva nero su bianco la possibilità di uscire dall’euro restando bell’unione Europea.
    Ignorato il tema del parlamento europeo, non si accenna minimamente alla possibilità di tornare ad un parlamento come organo meramente consultivo.
    Restiamo a metà strada, senza una moneta gestita dalla politica,ma con un parlamento europeo che continua ad emanare regolamenti.
    Nessun accenno alla possibilità di un mercato unico chiuso,ad oggi è più conveniente star fuori dall’unione visto che poi si possono creare accordi di libero scambio e a pagare sono come sempre le economie pii deboli all’interno dell’unione.
    Quindi le 5 proposte di juncker in realtà rappresentano una sola proposta,quella che parte dall’Europa a 27, rimandando il chiarimento che presto o tardi ci sarà comunque.
    Questo è l’ennesimo tentativo di prendere in giro chi nell’Europa a cora ci crede.
    Questo tentativo sarà l’ennesima occasione perduta che andrà ad alimentare l’anti europeismo.
    Ecco perché bisogna dire no,no alla solita fregatura europea.
    No a statuti speciali mescolati a doppie velocità ,mescolati alle non-decisioni politiche sulla moneta “unica”, mescolati a fondi europei che favoriscono chi lucra sull’assenza di diritti prelevando risorse a fondo perduto dagli stati dove i diritti co sono (o c’erano).

    No all’assenza di un referendum europeo,no all’apertura incondizionata delle frontiere ai capitali e alle merci al di fuori del mercato unico che udite udite si deve fermare esattamente dove si ferma l’unione europea.
    Al di là non possono che esservi dazi.
    Quindi gli scenari futuri non sono 5…
    Sono a gruppi di due:
    Domanda numero 1:
    Nella futura unione europea sarà possibile non avere l’euro pur rimanendo all’interno dell’unione?

    Se la risposta è no,allora 5 dei 27 stati decidano quello che vogliono fare,o dentro o fuori.
    Se invece la risposta è no,allora si deve modificare il trattato istitutivo per dare giustizia e uguaglianza ad ogni stato per fare in modo che chiunque possa uscire dall’euro restando nell’unione,come già accade a polonia,Romania etc etc..
    A seconda di come si è risposto alla precedente domanda si decide come comportarsi con le altre problematiche ad esempio con il governo della moneta.
    Se tutti avranno l’euro è evidente che risulta anche più facile istituire un governo politico della moneta attraverso una o più istituzioni parlamentari elette a suffragio universale e diretto.
    Al contrario se la moneta rientra nella doppia o tripla velocità, allora il parlamento europeo non effettuerà un controllo politico della moneta ma per forza di cose dovrà tornare al suo status originario di organo meramente consultivo.
    Chi non volesse vedere questi problemi oggi ,chi per inerzia, vigliaccheria o incapacità preferisse mettere la testa sotto la sabbia sappia che i problemi non si risolvono ignorandoli ed anzi così facendo si ingigantiranno ulteriormente.
    Quindi dentro con chi ci sta ben sapendo che i nuovi trattar dovranno essere inseriti nelle costituzioni dei singoli stati.
    Ad esempio il commercio con l’estero che l’unione europea ha ottenuto dai singoli stati è certamente incostituzionale perché i singoli stati l’hanno approvato con procedimento normale e non con legge rafforzata.
    Siccome nelle costituzioni dei singoli stati non si accenna minimamente all’esistenza di un parlamento europeo e siccome c’è scritto che la sovranità appartiene al singolo stato, è evidente l’incostituzionalità di tale trattato che espropria impunemente sovranità.
    Ma un domani  qualcuno chiederà conto di tutti questi strafalcioni, visto che il commercio con l’estero ad esempio in italia è prerogativa regionale e nazionale, ed è scritto nero su bianco e non può quindi essere dato all’unione europea senza un procedimento rafforzat

     
  • giamps78 13:09 il 3 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Riformare i “privilegi acquisiti” per arrivare al pareggio di bilancio,oppure subito un default 

    Se il modo per eliminare privilegi acquisiti non è il pareggio di bilancio ma il fallimento dello stato, allora facciamolo fallire questo stato.
    Indubbiamente il pareggio tra entrate e uscite inserito in costituzione non può che valere per ogni legge dello stato,quindi anche per le pensioni.
    Il sistema retributivo non è più in vigore ma i suoi effetti economici continuano a sussistere e sono proprio questi effetti economici ad essere contrari al pareggio di bilancio che da alcuni anni è stato inserito in costituzione.
    Quindi per forza di cose tali effetti devono essere eliminati retroattivamente da una sentenza della corte costituzionale, anche per eliminare una forma di ingiustizia.
    La questione del ricalcolo di ogni trattamento pensionistico sulla base del pareggio di bilancio adeguandolo al sistema contributivo non può attendere visto che senza questa riforma il sistema stato imploderà sotto i colpi della speculazione.
    Si grida contro il pareggio di bilancio e non si vuole darne  piena applicazione perché si ritiene stia creando povertà?
    Benissimo,prendiamo nota perché dopo il fallimento dello stato il pareggio di bilancio arriverà da solo quando non si potrà più fare ulteriore debito ed allora verificheremo se la povertà maggiore c’era prima o ci sarà dopo.
    Parità tra entrate ed uscite…
    Non mi risulta che il sistema retributivo rispetti questa parità.
    Mi risulta invece che lo stato stia ripianando 16 miliardi annui di buco inps, questo non va forse contro il pareggio di bilancio?
    Certo che no,infatti chi deve giudicare è parte in causa e difende i suoi privilegi quindi cambia le carte in tavola.
    A questo punto non ha più senso vivere tutti sotto il medesimo stato,lo si faccia fallire e poi vediamo se quei privilegi continueranno ad essere erogati.
    A dir la verità ci sarebbe una terza soluzione,una maledettissima riforma costituzionale.
    Ma qualcuno che aveva in mano il jolly e poteva fare questa riforma ha scelto di fare quella sostenuta da quei poteri che vivono quotidianamente di debito pubblico e che da decenni squarciano il tessuto sociale della repubblica.
    Invece di eliminare mezzo miliardo di euro in privilegi politici e 50 miliardi di euro in matrimoni economici,reversibilità fasulle,anacronistiche baby pensioni, pensioni retributive ingiustificate, e trovando un modo per far pagare le tasse ai pensionati che emigrano all’estero.

    Invece di fare tutto questo per proseguire il cammino di risanamento dei conti cominciato con l’inserimento in costituzione del pareggio di bilancio,con serietà assoluta,si preferisce chiudersi a riccio sperando che si esca dalla crisi e ci si possa tenere le prebende impunemente ottenute.
    Non è così, il giusto pareggio di bilancio,che lo ricordo nulla ha a che fare con l’assurdo fiscal compact,peraltro mai ancora applicato in Europa, e che richiederebbe manovre imponenti.
    Il giusto pareggio di bilancio,con le giuste manovre della banca centrale europea andavano accompagnate dalle giuste riforme.
    Purtroppo l’autolesionismo presente in questa società è troppo forte per poter essere debellato.
    Sono cominciate assurde riforme del lavoro, anche in questa legislatura come in quella precedente si è voluto colpire l’articolo 18, eliminando qualsiasi diritto,non collegando i licenziamenti alle situazioni patrimoniali, non prevedendo l’assenza di articolo 18 solo in un secondo momento,solo dopo una cassa integrazione di qui lavoratori,solo dopo che c’è stato un controllo dei bilanci delle aziende.
    Abbiamo superato ogni limite,la magistratura invece di difendere l’articolo 1 della costituzione ha dato ragione alle aziende dicendo che “licenziare è lecito se fa ottenere un profitto maggiore”.
    invece eliminare i privilegi acquisiti non è lecito anche se in costituzione c’è il pareggio di bilancio.
    Un diritto acquisito c’è quando si vanno a toccare soldi che sono di qualcuno.
    Se uno ha versato 500 mila euro di contributi, portarglieli via sarebbe sbagliato.
    Ma se uno non ha versato nulla e riceve dei soldi,come può trattarsi di diritto acquisito.
    Dal mio punto di vista è un furto acquisito.
    Questi hanno tolto  i privilegi, ma solo per il futuro!
    Cioè noi dobbiamo rimanere senza privilegi mentre paghiamo i loro privilegi acquisiti?
    Assurdo,meglio allora il fallimento dello stato.
    Non è ammissibile che i nostri soldi che tutti i mesi vanno all’inps finiscano nelle tasche di chi non li dovrebbe ricevere,mentre il debito aumenta e a noi ci tolgono ogni diritto e ogni dignità di lavoratori.
    Tutto questo è inaccettabile.
    Poi arriva l’intelligentone che dice:” I diritti acquisiti non si possono toccare ma possiamo chiedere un contributo di solidarietà”
    Un contributo di solidarietà?
    Questi furfanti ci stanno rubando il nostro futuro e noi si dovrebbe chiedere loro di essere solidali magari mettendoci in ginocchio?

    Dal mio punto di vista l’eliminazione di questi privilegi acquisiti si può ottenere anche con una legge ordinaria,grazie al pareggio di bilancio e tramite un controllo del dare avere.
    Si scrive una legge dove si dice che l’inps deve svolgere un controllo ogni 2 anni su tutte le prestazioni erogate,quindi indipendentemente dal quando hanno cominciato ad essere erogate.
    Non ha nulla a che fare con la retroattività,qualunque prestazione erogata subisce il medesimo controllo e nel caso in cui l’esito sia negativo si procede al ricalcolo,ovvero alla sostituzione della prestazione con una pensione sociale.
    Si dice che tale controllo viene fatto sottraendo i contributi versati da ogni lavoratore ai soldi ricevuti,tenendo conto delle tasse pagate e del costo della vita.
    Se la cifra è negativa,e quindi non è rispettato il pareggio di bilancio avviene automaticamente il ricalcolo dell’erogazione ovvero l’erogazione della pensione sociale.
    A mio parere non si tratta di una legge retroattiva, ma c’è un paletto che evita la rottura tra generazioni, sempre che questo sia l’obbiettivo dei nostri governanti.
    È inaccettabile farsi chiamare bamboccioni da degli egoisti sociali che sono la causa del nostro debito,nostro perché loro non lo pagheranno mai,e nemmeno noi  converrebbe pagarlo,meglio dunque un fallimento.

     
  • giamps78 11:24 il 2 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Abolizione vitalizi: Gli errori tecnici di Di Maio e Richetti 

    l’Autonomia di spesa delle due camere sancita dalla costituzione tramite decisioni che avvengono nell’ufficio di presidenza vale solo per spese che effettivamente appartengono al bilancio delle due camere.
    Tradotto significa che se le spese per i vitalizi che vengono dati dall’inps agli ex-politici sono contenute nel bilancio annuale delle due camere, queste spese possono senza alcun dubbio essere eliminate o ridotte da decisioni che vengono adottate dall’ufficio di presidenza,nel pieno rispetto dell’autonomia che la costituzione dà alle camere.
    Se invece tali spese sostenute dall’inps fossero messe nel bilancio dello stato e fossero state prese dagli uffici di presidenza delle due camere, scadrebbe ogni protezione costituzionale su tale decisione.
    Ma in questo caso non vale il diritto acquisito di chi riceve il vitalizio e continuerà a riceverlo perché risultano nulli gli atti dell’ufficio di presidenza,quelli cioè che hanno portato tali spese al di fuori del confine delle camere e dunque tali atti risultano illegittimi e quindi non devono essere sostituiti da altri atti,devono essere dichiarati nulli proprio perché il bilancio utilizzato per quelle spese non era il bilancio delle due camere e dunque l’ufficio di presidenza non era titolato territorialmente.
    Dunque in questo caso sarebbe servita una legge.
    Non dunque fare una legge per cambiare una decisione dell’ufficio di presidenza come sostiene il deputato matteo richetti,ma far dichiarare tale atto illegittimo facendo in modo che lo stesso ufficio di presidenza possa dichiarare questo e nel successivo processo schierandosi dalla parte giusta.
    Tutto questo,ribadisco, solo se i vitalizi non sono nel bilancio delle camere ma sono nel bilancio inps,in questo caso per istituirli andava fatta una legge perché tale disposizione fatta dall’ufficio di presidenza andava fuori dalla competenza dell’autonomia di spesa che vale solo per le spese effettivamente a bilancio, mentre per le spese a bilancio dell’inps serviva una legge dello stato, quindi in questo caso va dichiarato illegittimo l’atto.”

     
  • giamps78 08:40 il 26 February, 2017 Permalink | Rispondi  

    Ecco perché lo sbarramento elettorale risulta incostituzionale 

    Questa corte costituzionale sarebbe perfino in grado di dire che legge acerbo è costituzionale solo con elezione diretta Benito Mussolini!

    Voglio ricordare che perfino la legge acerbo era priva di sbarramento.
    Nemmeno la legge acerbo arrivò ad eliminare le piccole forze politiche.
    Certo,poi chi entrò in parlamento fu preso a randellate e andò sull’aventino,ma questo è un altro discorso.
    La legge truffa del 1953,per quanto truffa fosse, lo sbarramento non lo aveva.
    Io penso che l’autoreferenzialità delle attuali forze politiche abbia superato il limite.
    In pratica le stesse persone,le stesse segreterie,le stesse dirigenze vorrebbero il diritto esclusivo nella creazione di nuove forze politiche usando come un manganello il loro potere mediatico.
    Uno potrebbe dire che il movimento 5 stelle è nuovo,certo che è nuovo ma è stato creato da qualcuno che per decenni è stato in televisione e che aveva una certa capacità economica,altrimenti il movimento 5 stelle lo sbarramento non lo avrebbe superato.
    Vogliono i diritti esclusivi sulla politica e questo risulta inaccettabile.
    La costituzione parla chiaro,parla di rimozione degli ostacoli.
    Articolo 3:
    “È compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,che,limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini,impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica,economica e sociale del paese.”

    Ora qualche individualista potrebbe affermare che questo articolo riguarda gli ostacoli economici della singola persona.
    Questa lettura limiterebbe l’ampiezza di questo articolo.
    Difatti concorrere all’organizzazione politica del paese significa anche entrare nell’istituzione parlamentare e concorrere a fare le leggi.
    Quale può essere un sinonimo che più di tutti si avvicina alla parola ostacolo se non la parola sbarramento.
    Lo sbarramento è oppure non è un ostacolo?
    Lo è al mille per mille.
    È di fatto quell’ostacolo a rendere diseguale il lavoratore che vota “A” dal lavoratore che vota “B” e che non ottiene alcuna rappresentanza proprio dalla presenza di quell’ostacolo e che dunque non eleggendo alcun rappresentante non concorre all’organizzazione politica,economica e sociale del paese.

    Certo,non mi aspetto che chi pigia ripetutamente un pulsantino su ordine del capo politico su dei maxi-emendamenti del governo che pone la questione di fiducia,riesca a capire tutto questo.
    Io credo che lo sbarramento leda anche la pari dignità sociale,in relazione alla fondatissima “teoria della coca-cola” spiegata più volte da alcuni uomini politici che consisterebbe in un calo delle vendite al calare della pubblicità.
    Ed ecco che i partiti arroccandosi sulle loro posizioni di potere con lo sbarramento tolgono ogni visibilità alle nuove forze di fatto eliminandole.
    Mentre dal giorno dopo le elezioni continuano a crearsi nuovi gruppi parlamentari che non piglierebbero nemmeno il voto dei loro parenti stretti ma che sono decisivi per tenere in piedi un governo.
    Questo risulta inaccettabile.
    Se non vi può essere un premio di maggioranza o di governabilità superiore al 15% non si può nemmeno pretendere che sia totalmente eliminato dal parlamento  chi con un sistema proporzionale puro ovvero con la perfetta uguaglianza descritta dagli articoli 3 e 51 avrebbe ottenuto 8 seggi e se ne ritrova non 4, non 2 ma nemmeno uno.
    L’articolo 51 dice chiaramente che tutti i cittadini devono accedere alle cariche elettive in condizione di uguaglianza,ma quanto fin qui descritto fa ben capire che così non è.
    Non accedere al parlamento malgrado i voti ottenuti  non permette nemmeno di ottenere i soldi dei gruppi parlamentari,l’ostacolo economico che i partir più grandi mettono sul cammino di qualsiasi cittadino volesse fare politica.
    E non si dica che quei soldi servono per far funzionare il gruppo perché i senatori del partito democratico hanno usato quei soldi ad ottobre per tappezzare l’Italia con i loro  inutili manifesti.
    Io penso che lo sbarramento possa considerare a tutti gli effetti una limitazione della libertà di voto,ai sensi dell,articolo 48 della costituzione,al di fuori di ogni “ragionevole” uguaglianza in quanto voti veri,voti validi espressi dai cittadini vengono scartati e non vengono conteggiati nella ripartizione dei seggi.
    In pratica dei voti validi vengono conteggiati come schede bianche e questo a causa della legge elettorale che esplicitamente dice di escluderli dall’assegnazione dei seggi ai quali avrebbero diritto.
    E questo in cambio di cosa?
    Della governabilità.
    Strano, cercavo la governabilità in costituzione e non l’ho trovata!

    Peccato che con 3 poli al 30% e con le recenti sentenze della corte sui premi di maggioranza la governabilità manchi in ogni caso.
    Tale premio inoltre si può ottenere teoricamente anche con un voto in più della seconda lista classificata,e questo significa che quel singolo voto regala 90 seggi mentre magari il 2% dei voti non serve nemmeno ad eleggere un rappresentante,questo non è ragionevole è assurdo.
    Se lo sbarramento fosse l’unità di misura allora si misuri con lo stesso metro e se al senato tale sbarramento fosse all’8% allora ci sia l’8% dei voti tra prima e seconda classificata affinché possa essere assegnato il premio.
    Altra scusa:
    C’È troppa frammentazione politica.
    E allora?
    Non mi risulta che l’articolo 49 che parla di libertà di tutti i cittadini di associarsi in partiti ponga un limite a questa frammentazione ma anzi parla di “metodo democratico” cioè una legge elettorale democratica per determinare la politica nazionale.
    Agli attuali partiti dà fastidio proprio questo,quando un parlamentare determina la politica nazionale questo non va bene, deve essere il loro capo ad ordinare al parlamento che cosa fare senza subire alcuna ” minacci” dalle piccole forze fino a ritenere che non debbano sedere in parlamento perché conterebbero troppo anche con quei pochi seggi e toglierebbero il l’opportunità di essere determinanti a loro e ai loro gruppi che si formano e poi di cambiano durante la legislatura.
    Questa è stata una legislatura di transfughi com’è stato possibile cancellare milioni di voti veri con lo sbarramento per poi avere tutti questi cambi di gruppo?

     
  • giamps78 16:57 il 16 January, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il retroattivo bail-in colpisce incostituzionalmente i titoli subordinati e secondari 

    I politicanti hanno votato il “bail-in” sulle le banche.
    Presentata per l’ennesima volta come una grande riforma si è rivelata per quello che è: Una ciofeca che ha fatto perdere alla borsa il 20% in pochi mesi dopo la sua entrata in vigore.
    Il bail-in, è un trattato europeo ed è in vigore in italia come legge ordinaria approvata con decreto legge poi convertito dal parlamento.
    Non essendo una normativa di rango costituzionale e non contenendo norme esplicitamente a carattere retroattivo non può in alcun modo essere valido per i contratti in essere,tra l’altro sottoscritti da privati.
    Ergo, il bail-in per poter essere applicato nella sua completezza avrebbe dovuto contenere l’obbligo di modifiche contrattuali tra debitori e creditori con tanto di firma di questi ultimi su un pezzo di carta dove si attesta la modifica delle condizioni contrattuali.
    Mi pare ovvio visto che lo stesso stato italiano per conto delle sue autorità di garanzia ha appena multato,per lo stesso motivo,le compagnie telefoniche che avevano modificato le condizioni contrattuali senza il giusto preavviso,anzi,senza avviso, e senza dare la possibilità di rescindere il contratto in essere.
    Con una differenza tra i due casi:
    Mentre il contratto sottoscritto tra utenti e compagnie telefoniche conteneva un clausola che permetteva alla compagnia telefonica la modifica unidirezionale delle condizioni contrattuali, i contratti bancari sottoscritti dai creditori delle banche non contengono alcun riferimento ad articoli di legge o a modifiche unidirezionali che permettano ad una banca di convertire quei titoli investiti in e di reinvestirli in altro modo in maniera unidirezionale,o addirittura di tenersi quei soldi lasciando completamente a secco il creditore che riceverà,se fortunato,anzi se sfortunato, dallo stato un indennizzo con i soldi pubblici.
    In altre parole, non è sufficiente la pubblicità avvenuta tramite la pubblicazione in gazzetta ufficiale del decreto legge,ne la pubblicità avvenuta tramite i media,effettuata dallo stato perché tale pubblicità non può essere considerata come sostitutiva di pubblicità effettuata dalle banche presso i singoli sottoscrittori ovvero di un nuovo contratto di adeguamento agli articoli di legge sopravvenuti.

    non potendo essere tale bail- in valido retroattivamente tutte le pubblicità effettuate dallo stato si intendono valide per i nuovi sottoscrittori di titoli e per i vecchi che firmano nuovi contratti e non dunque per i contratti in essere,nei quali,non è contemplata la possibilità di “disinvestimento” della banca con scelta unidirezionale e con scelta parziale di determinati titoli che perdono tutto e di altri titoli che invece non perdono nulla.
    E non è nemmeno contemplata la possibilità che una banca che fallisca eliminando completamente contratti sottoscritti presso investitori “terzi” nei quali la banca risulta solo mediatrice, e a causa del fallimento di tale banca i soldi del creditore spariscono improvvisamente e non si sa bene dove finiscano.
    Visto che la completa eliminazione di questi crediti va contro la costituzione che difende il risparmio andando contro un contratto sottoscritto tra  privati all’interno del quale non è contemplata la possibilità di perdere  tutti i crediti a causa per questo motivo aggiunto solo più successivamente, e visto che il trattato europeo risulta in vigore in Italia come legge ordinaria, visto che per altri creditori della banca fallita rimane ancora valido il contratto sottoscritto precedentemente senza modifiche tra contratti della vecchia banca fallita e la nuova banca costituita, e c’è quindi una palese disparità di trattamento tra chi ha perso tutto e chi non ha perso nulla,il bail-in è quindi incostituzionale e lo stato deve pagare non per bontà,ma semplicemente perché è il responsabile.
    Ed invece lo stato punta l’attenzione sulla volontarietà e sulla consapevolezza di chi ha sottoscritto contratti rischiosi,ma i risparmi di quelle persone non sono andati in fumo per colpa del contratto da loro sottoscritto e della sua rischiosità.
    Se così fosse tutti i contratti di qualsiasi banca ubicati presso quello specifico fondo d’investimento sarebbero andati in fumo,ma così non è in quanto altri risparmiatori che hanno sottoscritto i medesimi titoli presso altre banche stanno tutt’ora guadagnando il denaro degli interessi.
    La colpa non è quindi della rischiosità ,consapevole o inconsapevole , di chi ha sottoscritto un contratto rischioso, ma di chi tenta di modificare retroattivamente tale contratto introducendo una variabile di rischio non contenuta e valida solo ed esclusivamente determinati contratti.

    Comprendo che nelle intenzioni di chi ha prodotto questa normativa c’era il tentativo di limitare l’investimento rischioso tra le preferenze dei creditori tentando di dare un valore “secondario” a titoli “secondari” ma purtroppo siamo di fronte all’ennesimo pasticcio,all’ennesima ciofeca europea.
    A parte che non sono ancora riuscito a capire che fine fanno i soldi dei creditori sottoscrittori dei titoli derivati.
    Quello che so è Che il creditore che abbia depositato più di centomila euro perde tutto.
    Ma non sono ancora riuscito a capire se quel contratto è dichiarato nullo dal fondo di investimento terzo o dalla banca.
    Soprattutto perché proprio per quei titoli subordinati la banca fallita ha fatto solo da intermediario del contratto,visto che tale banca si è servita di un’altra banca terza ,che non è fallita, e che ha concretamente “piazzato i titoli” e di cui la banca fallita risulta creditrice.
    La banca fallisce,quale circolo vizioso seguono i soldi utilizzati per acquistare titoli secondari visto che sono depositati al di fuori della banca laddove maturano gli interessi?
    Dove vanno dopo il bail-in?
    Ed in ogni caso,può il monte dei paschi di Siena,che non è(ancora) fallita, costringere chi ha sottoscritto tali azioni a convertirli in altre azioni e non invece lasciare la libertà di disinvestire quei titoli subordinati,visto se da contratto non c’è l’obbligatorietà di mantenere tale investimento attivo per un tempo prefissato?
    Infatti se la banca non fallisce le attività bancarie devono procedere normalmente,non possono essere improvvisamente bloccati dei titoli in attesa o per colpa di un aumento di capitale,tra parentesi, mentre quella stessa banca restituisce debiti,ovvero trattamenti di fine rapporto e buonuscite ai suoi dirigenti che rappresentano debiti a tutti gli effetti.
    Perché per le buonuscite dei dirigenti non viene applicata la regola dei 100 mila euro?
    In ogni caso quando c’è un fallimento di solito accade che il creditore chieda al giudice un risarcimento ottenibile dalle proprietà di chi è fallito,tramite un curatore fallimentare,non si è mai visto un curatore fallimentare che si muova seguendo il limite di 100 mila euro,che dia zero a qualcuno e che dia tutto a qualcun altro e tutto questo grazie alla modifica retroattiva di un contratto.
    Se è vero che la nuova banca dopo il bail-in mantiene validi,senza modifiche,senza nuove sottoscrizioni da parte dei creditori,alcune tipologie di contratti,allora anche i titoli subordinati secondari non hanno alcun motivo per non considerarsi tutt’ora ancora validi e annullati in maniera incostituzionale.
    Difatti la quota dei 100 mila euro era già in vigore prima del bail-in indistintamente e quindi senza distinzioni tra titoli subordinati e non subordinati tra titoli secondari e non secondari,ed è il parametro utilizzato per la contestualizzazione del rischio da parte dei debitori e dei creditori al momento della firma del vecchio contratto.

     
  • giamps78 08:47 il 1 January, 2017 Permalink | Rispondi  

    Ballottaggio #italicum: Mancato voto italiani all’estero lo rende incostituzionale? Non meno del #porcellum! 

    Alcune forze politiche,e specificatamente forza Italia,affermano che il ballottaggio previsto nell’italicum presenterebbe profili di incostituzionalità per via della non partecipazione degli italiani all’estero,essendo primo e secondo turno così ravvicinati.
    Io ho messo tutto il mio impegno per cercare di capire se le cose stanno veramente così e purtroppo ci sono riuscito.
    L’unico punto d’approdo certo che mi farebbe dire “hanno ragione quelli di forza Italia” riguarda un possibile buco all’interno di tale legge.
    Se veramente l’italicum relativamente al ballottaggio non distinguesse gli aventi diritto al voto residenti in italia da quelli che si trovano all’estero significherebbe certamente che questi ultimi mantengono in pieno tale diritto e quindi che l’italicum così come fatto votare dal governo renzi non andrebbe bene fatto salvo un diverso sistema di voto per gli italiani all’estero che non preveda il voto per corrispondenza ma ad esempio il voto on-line dopo un riconoscimento facciale e dei documenti e l’allestimento di un software che mantiene segreto il voto ma ne verifica automaticamente la correttezza.
    Il problema sui profili di incostituzionalità dell’italicum si farebbe più serrato e di difficile comprensione nel caso in cui tale legge specificasse che solo gli italiani residenti in Italia hanno diritto a parteciparvi.
    E qui sinceramente non saprei se tale formula sia costituzionale.
    Abbiamo gli elettori all’estero che costituzionalmente possono eleggere un tot numero di deputati ed un tot numero di senatori.
    Poi abbiamo gli elettori in Italia che possono eleggere un tot numero di deputati e di senatori.
    Quindi c’è una netta separazione tra i due ambiti tanto che il premio di maggioranza che nell’italicum è fissato al 55% nella camera dei deputati non tiene conto, in tale percentuale, degli eletti all’estero della forza politica che ottiene tale premio.
    Si ottiene così un superamento di tale 55% che a seconda dei voti proporzionali ottenuti all’estero varia tra lo 0,2% e lo 0,5% da sommare a quel 55%% che quindi può diventare anche il 55,5% dei seggi.
    Essendo il premio di maggioranza una delle questioni sulle quali la corte in teoria potrebbe pronunciarsi, certamente si potrebbe tranquillamente comprendere nella sentenza anche gli italiani all’estero che di fatto rendono aumentano tale premio anche se solo di una piccola frazione,ma comunque potrebbero rientrare nella sentenza del 24 gennaio,se ci sarà.

    Ma non era questo in particolar modo il ragionamento compiuto che volevo fare.
    Ho scritto in precedenza che gli elettori all’estero hanno un preciso e circoscritto numero di eletti alla camera dei deputati e al senato della repubblica.
    Ma anche gli elettori residenti in italia hanno tale preciso e circoscritto numero di eletti.
    Il premio di maggioranza,come affermato precedentemente non riguarda gli elettori all’estero per un motivo molto semplice:nel ballottaggio non si assegnano seggi dei residenti all’estero che risultano invece assegnati già al primo turno.
    Sarebbe dunque corretto un voto degli italiani all’estero che vada a decidere l’assegnazione di seggi messi in palio in altre circoscrizioni elettorali ma non nelle loro circoscrizioni estere?
    Penso proprio di no.
    Si evince che o si cambia la legge proporzionale per gli italiani all’estero in modo tale da farla assomigliare a quella per i residenti in Italia oppure non hanno alcun diritto di voto nel secondo turno.
    Resta da capire quale di queste due opzioni sia più radicata nello stato di diritto perché io non ne ho la più pallida idea.
    Una cosa è certa, ci sarebbe una palese violazione sia se gli eletti all’estero riuscissero a votare al primo turno sia se non potessero votare al primo turno.
    Nel primo caso come descritto in precedenza il loro voto di ballottaggio entra nella sfera dei rappresentanti che spettano ad altre circoscrizioni ma non alla loro che rimarrebbe proporzionale con i seggi esteri già assegnati al primo turno ed un premio di maggioranza ricavato interamente da seggi spettanti alle circoscrizioni italiane.
    In questo caso il voto degli italiani all’estero vale di più di quello che dovrebbe valere ed incide pesantemente con milioni e milioni di voti che però paradossalmente non inficiano l’elezione di rappresentanti all’estero già decisa al primo turno.
    Nel secondo caso si avrebbe l’irregolarità esattamente opposta,gli italiani all’estero che non votano al ballottaggio e che vedono diventare praticamente inutile, ai fini della governabilità, il loro voto in quanto un premio che risulta sempre essere al 55% viene deciso altrove e sminuisce in qualche modo il voto all’estero che non potrà mai essere decisivo nelle aule parlamentari al fine della formazione di governi appartenenti ad una piuttosto che all’altra forza politica.

    E forse il problema simile anche se strutturalmente opposto riguarda la regione trentino alto Adige che però non ha i seggi ripartiti con il proporzionale ma con l’uninominale secco.
    Fatto sta che con il primo turno gli elettori di tali regioni esprimono già tutti gli eletti in entrambe le camere e che similmente agli italiani all’estero non partecipano a quel 55% a cui loro dopo possono andare a sommarsi.
    Ma rispetto agli italiani all’estero contano su ben tre schede: Quella uninominale,quella proporzionale(e non si capisce in base a che cosa visto che non possiedono seggi proporzionali in trentino) ed il ballottaggio che come per gli italiani all’estero non assegna seggi in trentino alto Adige ma solo nelle altre circoscrizioni elettorali.
    Questo mi fa dire che se,in base a quanto affermato precedentemente, è giusto non far votare gli italiani all’estero allora nemmeno i trentini possono partecipare al ballottaggio.
    Vice versa,se partecipano i trentini devono partecipare tutti i residenti all’estero ma naturalmente cambiando il sistema elettorale e l’assegnazione di seggi sia all’estero,sia in trentino,ovvero prevedendo che anche loro partecipino come tutti gli altri a tale premio,donando al ballottaggio una parte dei propri rappresentanti,perché qui è ora di finirla di donare il sangue a Dracula.
    Tra parentesi si potrebbe aprire anche un problema di interpretazione con il dettato costituzionale riguardante la ripartizione regionale dei seggi del senato della repubblica.
    Se è vero che al momento l’italicum è legge per la sola camera dei deputati,è anche vero che qualcuno ritiene errata l’interpretazione dell’allora presidente della repubblica Ciampi che bloccò il porcellum prima maniera perché riteneva andasse contro il dettato costituzionale sulla ripartizione regionale dei seggi.
    Tali persone ritengono che anche al senato vi possa essere un premio nazionale ottenuto con un quoziente nazionale e successivamente ripartito tra le regioni.
    Bene,se così fosse allora vi informo che anche gli eletti all’estero al senato hanno pari diritti di far parte di questo quoziente essendo anch’essi elettori, ed essendo che, secondo questa visione, si possono sommare i quozienti di tutte le regioni,si evince che vanno considerati anche gli elettori all’estero,indipendentemente che si tratti di primo e unico turno o di doppio turno.
    Quindi andavano compresi gli elettori all’estero nel quoziente nazionale di un senato che andava formato su base regionale.
    In ogni caso, per lo stesso motivo qualcuno potrebbe chiedersi perché,nel quoziente nazionale della camera dei deputati,con il porcellum tali elettori all’estero non andassero considerati.
    Ecco,rispondere a questa domanda significa capire perché debba o non debba essere data la scheda per il ballottaggio anche agli elettori all’estero.
    Ad ogni buon conto non sono solo le leggi elettorali di camera e senato a Dover essere omogenee, ma anche la legge per l’elezione dei rappresentanti all’estero.
    Ed e’ per questo che la riforma costituzionale boschi renzi appariva deleteria nella parte in cui si diceva che ogni regio e si doveva fare la propria legge elettorale al senato.
    Le circoscrizioni estere vanno considerate come regioni ma non in grado di farsi una propria legge perché prive di parlamenti “regionali”, le regioni a statuto speciale avevano pieni poteri nella elezione dei “deputati regionali” che erano anche consiglieri ma il senato poteva fare le leggi e modificare la costituzione.
    Allo stesso modo,ma all’opposto non si può mettere il premio di maggioranza al senato usando un quoziente nazionale,ma il premio va calcolato regione per regione in modo da avere quozienti regionali

     
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