Updates from luglio, 2017 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 17:15 il 28 July, 2017 Permalink | Rispondi  

    lettera aperta ai presidenti delle camere: facciano rispettare art. 64 costituzione 

    La camera dei deputati, ed il senato della repubblica non rispettano l’articolo 64 della costituzione e contano come “presenti” i parlamentari che sono in missione e dunque non sono realmente presenti nell’aula.
    Qui non si parla propriamente di numero legale, ma di validità della votazione.
    C’È da dire che le due cose si intrecciano visto che con la votazione elettronica avviene in automatico la verifica del numero legale.
    Il punto è che il calcolo dei parlamentari in missione non può in alcun modo intaccare l’articolo 64 della costituzione che parla di “maggioranza assoluta dei componenti” e per componente si intende “eletto”.
    Evidentemente 316 è il numero di voti minimi affinché la votazione sia considerata valida alla camera dei deputati.
    I componenti sono 630 la maggioranza dei componenti è 316, senza tener conto di alcun deputato in missione in quanto evidentemente non presente e la costituzione parla di “presenti”, non di “assenti giustificati”.
    Possono esserci anche solo 200 voti a favore di un provvedimento, ma affinché la votazione sia valida devono esserci almeno 116 voti tra contrari e astenuti.
    Ergo, invito i presidenti delle camere ad adeguare i comportamenti alla costituzione che è una fonte del diritto ben superiore al regolamento di una delle due camere ed è come se quell’articolo fosse già compreso esplicitamente nel regolamento, ed ha un rango più alto e dunque non può essere messo in dubbio da altre parti di regolamento o da eccezioni.
    Quando è successa una situazione come questa?
    Molte volte, ad esempio durante l’Aventino della riforma costituzionale, vi ricordate? Quella della famosa ghigliottina e del super canguro!

     
  • giamps78 20:13 il 25 July, 2017 Permalink | Rispondi  

    Mogli di Berlinguer, Pertini, Almirante…restituiscano maltolto (se indebitamente percepito) 

    mogli di #Pertini, #Berlinguer, #Almirante…restituiscano maltolto (se indebitamente percepito)

    Reversibilità sui vitalizi,incredibile!
    Quando l’ho sentito pronunciare non credevo alle mie orecchie…
    A parte il fatto che Enrico Berlinguer sarebbe il primo a non volere che le mogli degli ex politici ricevano una reversibilità sui vitalizi…
    Ma poi in questo momento mi chiedo in base a quale norma l’inps ha eroga questa reversibilità.
    Si dirà magari: In base ad una legge dello stato, quella sulle pensioni, lì è prevista la reversibilità per il superstite e quindi si è applicata quella norma.
    Peccato però che i vitalizi per gli ex-parlamentari non risultano istituiti da leggi dello stato ma da delibere degli uffici di presidenza e a queste bisogna sono soggette in tutto e per tutto.
    Questo significa che se nelle delibere degli uffici di presidenza di camera e senato non vi sono riferimenti ad eventuali reversibilità su tali vitalizi evidentemente quei vitalizi non dovevano e non debbono essere erogati.
    Stiamo parlando di due normative differenti e l’una non comprende l’altra, la legge sulle pensioni non ha nulla a che vedere con la norma interna redatta e approvata dall’ufficio di presidenza fatta in base all’autonomia finanziaria delle due camere.
    Cioè, non si può creare i vitalizi tramite l’ufficio di presidenza e creare la reversibilità usando una legge ma deve essere una decisione dell’ufficio di presidenza a stabilire questo.
    Ergo, se veramente fosse questa la situazione l’inps o qualsiasi altro istituto pubblico abbia erogato tali denari lo ha fatto impropriamente e quindi deve andare a riprendere tali somme, dalla prima all’ultima.
    Tra i beneficiari ci sono mogli illustri, di Pertini, di Almirante, di Berlinguer…non ha importanza il cognome del marito, se c’è stato veramente un errore grossolano di questo tipo tali somme dovranno essere tutte restituite, ed n ogni caso immediatamente interrotte quelle nuove

     
  • giamps78 12:34 il 25 July, 2017 Permalink | Rispondi  

    Eliminare vitalizi e fare riforma costituzionale per dividere pensioni assistenziali da quelle retributive 

     

    Per abolire tutti i vitalizi per un totale di 500 milioni risparmiati ogni anno si deve dividere la riforma in 3 scaglioni.

    1)la proposta di legge primo firmatario Matteo richetti in discussione in questo momento alle camere deve contenere una sola riga che indica semplicemente l’abrogazione della legge peraltro approvata in questa legislatura e che riguarderà solo ed esclusivamente i futuri ex-parlamentari.
    La camera dei deputati ed il senato restituiranno i contributi versati agli attuali parlamentari e questi saranno liberi di versarli all’inps o ad alte entità private.

    2)si riuniscono alla camera ed al senato gli uffici di presidenza e in 15 minuti possono eliminare retroattivamente i vitalizi agli ex-parlamentari del passato.
    Nel frattempo la camera dei deputati ed il senato restituiranno i contributi versati dagli ex-parlamentari e questi saranno liberi di versarli all’inps o ad alte entità private, ma non riceveranno più alcun vitalizio.
    Che facciano ricorso e vediamo cosa dice la corte costituzionale.
    Come dicevo, la camera ed il senato hanno autonomia costituzionale di spesa e di regolamento, non è così per una legge dello stato dovesse applicarsi anche solo all’interno del parlamento sulla quale la corte costituzionale è più libera di agire.

    3)una riforma costituzionale elimina i vitalizi degli ex consiglieri regionali e in vista magari di una sentenza negativa della corte al punto precedente prevede l’abolizione retroattiva di ogni vitalizio anche per gli ex-parlamentari.

    Per quanto riguarda il punto 3, è inutile dire che il treno è già passato, che i rottamatori sono andati alla guerra con una riformicchia costituzionale che oltre a devastare l’impianto precedente illudeva di ridurre le spese dei partiti nelle regioni, norma comunque aggirabile dando rimborsi a singole persone ed in ogni caso senza incidere minimamente sui vitalizi.
    Cioè paghiamo 500 milioni annui degli ex parlamentari e quindi riduciamo i costi della politica eliminando la politica e portando i senatori ad essere 100 invece che 315.
    Benvengano 100, in svizzera c’è una delle due camere che ne ha di meno di 100 ma c’è anche il proporzionale puro con l’assenza di sbarramento.
    Incomprensibile avere 630 deputati, creati per dare rappresentanza a tutte le parti politiche in molti territori e avere contemporaneamente sbarramenti che rendono impossibile una distribuzione razionale.
    Pagare meno i politici, e permettere ai politici di rappresentare tutte le istanze dell’elettorato senza che chi ottiene più voti sia giudice sulle delle istanze di chi ne prende meno appaltando idee e seggi ed eliminando chi ha avuto voti veri dal popolo.
    Abbiamo 500 milioni di euro in vitalizi, se c’è da fare un risparmio è da qui che si deve cominciare.
    Ma sarebbe ideologicamente sbagliata una riforma costituzionale come quella del punto 3 che guardasse solamente a queste spese pazze.

    Sbagliato guardare solo ai vitalizi dei politici e non anche a tutti quelli che hanno ricevuto favoritismi con il sistema retributivo, le doppie e le baby pensioni, chi riceve reversibilità (calcolate tra l’altro con il vecchio retributivo) senza nemmeno 10 anni di matrimonio o convivenza dimostrabile.
    La riforma costituzionale delle pensioni può anzi deve abolire tutto questo e farlo retroattivamente con una sola riga e poi alla seconda riga si scrive: “tutte le prestazioni pensionistiche sono calcolate con il sistema di calcolo contributivo. La legge stabilisce i criteri per l’assistenza a coloro i quali avessero problemi economici a seguito del nuovo ricalcolo retroattivo delle pensioni in essere tenedo conto di quanto versato durante la vita lavorativa e di quanto già ricevuto, tenendo conto delle trattenute già effettuate su quelle prestazioni ed eliminando ogni trattenuta futura da ogni erogazione pensionistica.”.
    Stop, le pensioni minime sono assistenza perché chi le riceve non ha versato molti contributi o non ne ha versato affatto, e pure quelle di vecchiaia.

     
  • giamps78 10:42 il 14 June, 2017 Permalink | Rispondi  

    Sistema istituzionale: Quanto ne capisce Giuliano Amato? Esattamente zero 

     

    Chi capisce qualcosa di costituzioni, quindi non mi riferisco a giuliano amato sa perfettamente che esiste una cosa chiamata separazione dei poteri tra legislativo ed esecutivo.
    La separazione è autentica quando i due momenti elettorali sono distinti o comunque quando l’elezione della carica monocratica, cioè la presidenza non necessita di alcuna maggioranza nell’assemblea per restare in carica o per entrare in carica.
    Tradotto significa che in Francia o negli stati uniti d’America non c’è un premio di maggioranza nel caso venga eletto un presidente o un governatore piuttosto che un altro presidente o un altro governatore.
    Che altresì vi può essere la maggioranza assembleare di un “colore” e la presidenza di un colore diverso.
    Che i momenti in cui si rinnovano totalmente o parzialmente(con elezioni di medio termine) le assemblee elettive possono essere diversi dai momenti in cui si vota per la presidenza.
    Difatti in Francia votano le legislative il mese dopo,ma il governo entra in carica il mese prima.
    Quindi quando si parla di introdurre in Italia questi sistemi non si può assolutamente far passare il messaggio di un premio di maggioranza “giustificato” ,anche se abnorme, dalla presenza di una elezione ad una carica monocratica che si collegherebbe ad un premio di maggioranza per creare la governabilità in assemblea.
    L’altro sistema istituzionale è quello che ha il voto di fiducia assembleare e questo evidentemente non contiene alcuna elezione diretta.
    Sfido a trovare un paese dove c’è l’elezione diretta e c’è un premio di maggioranza assembleare legato alla vittoria di una persona piuttosto che un’altra che assegna i seggi ad una lista piuttosto che l’altra.
    Semplicemente non esiste..
    Non esiste nel regno unito dove c’è il voto di fiducia e non c’è l’elezione diretta, non esiste in germania e in nessun altro paese.
    Tutto questo indipendentemente dal tipo di legge elettorale, uninominale o proporzionale,infatti nel regno unito hanno l’uninominale mentre in germania il proporzionale.

    Quindi il dire che l’italicum sarebbe stato costituzionale se vi fosse stata l’elezione diretta del presidente del consiglio equivale a dire una fesseria anche se a dirla è un giudice della corte costituzionale nonché ex vice segretario del partito socialista italiano,ed ex presidente del consiglio.
    Questo inoltre non significa che non vi possa essere l’elezione diretta del presidente del consiglio all’interno di una assemblea eletta totalmente con un proporzionale senza sbarramenti.
    Infatti il presidente e l’assemblea avrebbero tra loro dei poteri distinti e non necessiterebbe un rapporto fiduciario con l’aggiunta del potere di vero da parte del presidente eletto.
    Ed in questo caso,come in tutti i veri sistemi proporzionali puri, non si fa campagna elettorale di ogni tematica al fine di andare al governo, ma si utilizzano i referendum ed è il popolo a decidere sui temi chiave.
    Il che risulta molto differente dalla piega che ha preso la repubblica italiana in questo neo-feudalesimo dove si regalano premi abnormi e si eliminano forze politiche del 2%.
    L’ibrido italiano, quello di regalare premi a singole persone che controllano totalmente le assemblee e le rendono supine non produce buon governo ma solo degenerazione politica e partitica.
    Per questo motivo ho fortemente criticato la sentenza della corte costituzionale che ha giustificato un premio di lista in un comune sotto i 5 mila abitanti che ha trasformato il 28% dei voti presi da un candidato sindaco,e ottenuti con una bassa affluenza, nel 60% dei seggi.
    La costituzione deve valere dal più piccolo dei comuni fino al voto per le elezioni europee, non è che siccome il comune è piccolo si trasforma nella terra di nessuno.
    Non è uguaglianza del voto e non è nemmeno ragionevole.
    Una sentenza di questo tipo ci porta fuori da una repubblica democratica.

     
  • giamps78 13:54 il 6 May, 2017 Permalink | Rispondi
    Etichette: prescrizione, riforma giustizia   

    riforma della giustizia: La prescrizione “differenziata” in base all’esito del 1° grado di giudizio 

     

    Mi pare una ottima idea quella di allungare la prescrizione per i processi che in 1° grado abbiano avuto delle assoluzioni,dando priorità in appello a processi dove in 1° grado ci sono state condanne, in modo da evitare che questi ultimi cadano in prescrizione.
    Si crea così una corsia preferenziale.
    Chi è stato condannato in primo grado avrà una prescrizione ridotta e quindi la garanzia di una durata consona del processo.
    Chi invece ha avuto una assoluzione in primo grado non ha fretta di dimostrare la sua innocenza, e può attendere anche tempi più lunghi, e in questo modo il suo processo non ingombra i tribunali.
    In questo caso i tempi della prescrizione sarebbero più lunghi perché la corsia preferenziale è per altri processi che hanno una prescrizione più breve visto che in primo grado sono terminati con una condanna.
    Una riforma di questo tipo dovrebbe puntare ad avere prescrizioni solo per i processi che in primo grado hanno avuto assoluzioni in modo da azzerare ad azzerare le prescrizioni per i processi che in primo grado hanno avuto condanne.
    Il giudice di 2° grado nel decidere quale processo deve andare avanti dovrà quindi prima di tutto assicurarsi che nessuno dei processi che ha in carico dove in primo grado ci sono state delle condanne corra il rischio di cadere in prescrizione e poi potrà procedere con i processi che in primo grado hanno visto assoluzioni.
    Inoltre,anche la rinuncia alla prescrizione da parte dell’imputato dovrebbe essere riformata.
    Tale indicazione non può avvenire come oggi solo al raggiungimento di tale traguardo ma deve essere possibile dare tale indicazione anche in anticipo,prevedendo delle formule di agevolazione processuale e dibattimentale.
    Questo favorirebbe la programmazione ed il grado di priorità dei processi.
    Anche quest’aspetto va riformato, non dovrebbe essere il singolo giudice a scegliere a quale processo dare la precedenza ma un collegio esterno,che non deve essere per forza formato da giudici, che assegna tali compiti tramite una programmazione a tavolino che deve essere la più efficiente possibile.
    Ovviamente rispettando le priorità che la legge stabilisce.
    Infine una riforma costituzionale dovrebbe stabilire la presenza di un terzo grado di giudizio solo nel caso in cui le sentenze di primo e di secondo grado presentino delle elevate divergenze.

     
  • giamps78 10:30 il 17 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il ritorno di Berlusconi e il quasi addio di minzolini: Legge Severino veramente incostituzionale? 

    La legge Severino deve sottostare alla costituzione e la costituzione afferma che per far decadere un parlamentare serve il voto dell’aula.
    Quindi bene ha fatto il vice presidente della camera luigi di maio strappare una fotocopia della legge severino.
    Infatti vedere una decadenza di un deputato essere confermata o respinta tramite il voto di una semplice mozione ha veramente dell’incredibile, così come il prevedere che sia una commissione in parlamento a dover dare tale parere.
    Questo è l’unico punto sui cui si potrebbe affermare la incostituzionalità della legge Severino.
    Difatti quando Berlusconi decadde da senatore si è creato un contrasto tra la costituzione e la legge Severino,dove quest’ultima mi par di ricordare intenda il voto del parlamento come mera ratifica della decisione della giudice.
    Ritengo questo un grave errore di procedura, infatti Berlusconi avrebbe avuto lo stesso il voto del parlamento per la sua decadenza così come previsto dalla costituzione e sarebbe decaduto ugualmente dopo il voto dell’aula, anche se non vi fosse stata la legge Severino.
    Il problema potrebbe essere nato da una difettosa lettura degli articoli 66 e 68 della costituzione.
    Questi due articoli regolano due situazioni differenti,il 66 riguarda la decadenza del parlamentare,il 68 riguarda invece il suo arresto,che, si badi bene, non determina automaticamente la decadenza da parlamentare.
    Quindi i voti che il parlamento deve fare nel caso di condanna di un parlamentare sono due,il primo per la convalida dell’arresto o anche per la semplice privazione della libertà personale quale può essere ad esempio una pena alternativa al carcere per sopraggiunti limiti di età sostituito con lo svolgimento di lavori socialmente utili.
    Questo voto non implicherebbe automaticamente la decadenza ma permetterebbe alle autorità di arrestare il parlamentare che resta parlamentare.
    Il secondo voto,invece, deriva dall’articolo 66 della costituzione e dice:
    “ciascuna camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e incompatibilità”.
    Soffermiamoci sui singoli termini:
    Sopraggiunte significa che non esiste alcun vincolo di retroattività da rispettare, che l’incompatibilità e ineleggibilità possono giungere anche dopo e costituire fonte di decadenza.
    Ora,siccome non ho preso in mano la legge Severino non posso affermare con certezza che Berlusconi sia stato fatto decadere in quanto divenuto ineleggibile piuttosto che incompatibile,ma a memoria mi pare di ricordare c’entrasse l’interdizione dai pubblici uffici come causa primaria di decadenza.
    Questi due fattori solo decisi con legge ordinaria in quanto non è contenuta nella costituzione una descrizione effettiva di tali termini.
    Quindi se la legge Severino ha stabilito che una delle cause di ineleggibilità o incompatibilità siano tra quelle descritte nell’articolo 68,ovvero l’arresto o la limitazione della libertà tramite lavori sociali obbligatori, ha in pratica stabilito una congiunzione tra i due articoli della costituzione, ma in alcun modo ne può modificare il senso.
    “la camera giudica” dice l’art 66, ed è quindi organo giudicante non quindi un mero ratificatore che si esprime attraverso voti di commissioni confermati o bocciati da mozioni generiche che vengono fatte votare dall’aula.
    Come detto in precedenza i voti del parlamento a norma degli articoli 66 e 68 sono due e sono tra loro distinti,”salvo che” così afferma l’articolo 68 “in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna,ovvero sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’obbligo l’arresto obbligatorio in flagranza”
    Quindi le due affermazioni che tra loro si tengono in questa frase sono “senza autorizzazione della camera alla quale appartiene,nessun membro del parlamento può essere sottoposto […]  salvo che…
    Significa che non serve l’autorizzazione del parlamento in caso di esecuzione di un arresto dopo condanna definitiva o di limitazione della libertà personale nel caso dei servizi sociali per raggiunti limiti di età.
    Tutto questo per dire che il parlamentare a norma di questo articolo modificato nel 1993 può finire in gattabuia senza il parere della camera di appartenenza,ma rimane comunque parlamentare.
    A norma dell’articolo 66 si deve avere comunque un voto del parlamento che rappresenta un giudizio e come tale non può essere trasformato in una mera ratifica o in un automatismo.
    Se è vero che l’incompatibilità e ineleggibilità possono essere decise
    Da una legge ordinaria non può tale legge andare oltre la costituzione.
    Questo però nulla ha a che vedere con l’interdizione dai pubblici uffici di Berlusconi che al momento gli impedisce di ricandidarsi.
    Infatti un conto è la decadenza dal seggio per ineleggibilità sopraggiunta.

    altro conto è ineleggibilità nelle successive elezioni dovuta al perdurare dell’interdizione dai pubblici uffici che originariamente era la causa della decadenza ma che diventa causa di incandidabilità.
    Ma qui si parla di irretroattività e non si capisce proprio rispetto a che cosa.
    Significa forse che il parlamentare avrebbe evitato di “delinquere” se avesse avuto la deterrenza della legge Severino e avesse cioè saputo in anticipo che non avrebbe potuto ricandidarsi?
    Ho dei serissimi dubbi…
    Ma Berlusconi è abbastanza furbo,vuole il proporzionale per far durare la legislatura il tempo che basta a far terminare l’interdizione dai pubblici uffici,magari condiamo il tutto con una riforma costituzionale che cambi l’assetto del paese e lui torna a fare il parlamentare magari candidandosi per diventare il primo premier ad essere eletto direttamente dal popolo!
    Se non vado errato Mi pare manchino 2 anni al termine di tale sanzione,in 1 anno finisce questa legislatura, un altro anno durerà l’altra con il proporzionale e lo sbarramento e con forza Italia al governo,elezioni e highlander Berlusconi che ritorna!

     
  • giamps78 12:49 il 8 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Le regioni possono muovere ricorso per “terminare” l’unione europea 

    Intanto chiariamo subito il significato dell’articolo 117 della costituzione italiana al primo comma:

    “La potestà legislativa è esercitata dallo stato e dalle regioni nel rispetto della costituzione,nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.”

    Quanto si afferma è semplice,la potestà legislativa nel territorio nazionale è esercitata solo e solamente dallo stato italiano e dalle regioni italiane.
    Tale esercizio tuttavia deve essere svolto conformemente alla costituzione italiana e all’ordinamento comunitario.
    Ma sia l’ordinamento comunitario che gli obblighi internazionali entrano nel nostro ordinamento attraverso l’esercizio di cui sopra,ovvero attraverso l’attività dello stato e delle regioni,non dunque direttamente di un parlamento europeo mai citato dalla carta costituzionale.

    È vero anche che l’articolo 134 della costituzione italiana indica di quali conflitti la corte costituzionale può occuparsi e tra questi non sono compresi i trattati internazionali.
    Ma si badi bene che per quanto detto precedentemente ogni trattato internazionale è legge dello stato,viene approvato dalle due camere,peraltro con procedimento normale e dunque con una iniziativa di legge ordinaria, e viene pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
    Pertanto se tale trattato comunitario o internazionale dovesse ledere uno degli esercizi di cui sopra compresi nell’articolo 117 primo comma della costituzione, sarebbe in pieno giudicabile dalla corte costituzionale.
    Difatti avremmo uno stato che ratifica o addirittura cede poteri e sovranità tramite accordi internazionali o comunitari senza nemmeno ottenere i pareri vincolanti e dunque favorevoli delle regioni che nel caso specifico hanno la potestà legislativa concorrente.
    È il caso del commercio con l’estero,che la repubblica italiana tramite un trattato europeo ha ceduto all’unione europea.
    Il commercio con l’estero è una materia in cui le regioni hanno potestà legislativa, un potere che dunque non può essere dato all’unione europea.
    Non può,perché la costituzione non prevede che le regioni devolvano verso l’unione i loro poteri,quindi anche se avessero voluto non avrebbero potuto regalare tali poteri,ma non è questo il caso visto che il loro parere non è stato nemmeno chiesto.

    Le regioni possono devolvere i poteri verso il basso,lo stato può devolvere i propri poteri verso il basso,ma in alcuna parte della costituzione si parla di dare i poteri verso l’alto.
    Il tutto fino a oggi ha funzionato  così per un solo motivo:
    L’Italia all’articolo 1 prevede che la sovranità sia popolare,aveva fino a ieri un diritto di veto sull’entrata in vigore dei trattati.
    Oggi non è più così,due sono i fattori che hanno generato queste incostituzionalità:
    1) il veto dell’Italia non esiste più,per far entrare in vigore in trattato non serve più un parere favorevole di tutti gli stati membri, basta la maggioranza della popolazione o del numero di stati facente parte l’unione.
    Quindi se il parlamento italiano dice no,tali norme possono comunque entrare in vigore nel nostro ordinamento, evidentemente confliggendo con l’articolo 1 della nostra costituzione,a meno che non si affermi che la sovranità appartiene al popolo,qualsiasi esso sia,cioè magari ad un popolo straniero!
    L’importante è che non appartenga alla monarchia!
    Questo per quanto riguarda l’incostituzionalità di quella che è stata addirittura chiamata “costituzione europea”, alla faccia di semplici obblighi comunitari…
    2) il commercio con l’estero che lo stato italiano ha “regalato” all’unione europea arriva a prefigurare una cosa ben peggiore: L’assenza per lo stato o per le regioni di qualsivoglia sovranità su quella materia ovverosia in contrasto con l’articolo 117 già citato inizialmente la completa perdita della potestà legislativa descritta esplicitamente in tale articolo.
    Cioè se fino a pochi anni fa si chiedeva quantomeno al parlamento italiano di ratificare i trattati internazionali ed i trattati comunitari, e di pubblicarli in gazzetta ufficiale per farli entrare in vigore, oggi ci troviamo atti aventi forza di legge non pubblicati in gazzetta e che non sono stati nemmeno ratificati dallo stato che però sono vigenti a tutti gli effetti.
    Stiamo parlando di contrasti di trattati approvati con procedimento legislativo ordinario che regalano all’unione europea materie che la costituzione italiana ha affidato mediante procedimento rafforzato allo stato e alle regioni.
    Semplicemente non si può fare.
    Quindi la corte deve per forza di cose dichiarare l’incostituzionalità della legge approvata dal parlamento italiano che ratifica questa cessione di poteri che appartengono pure alle regioni.

    La sovranità appartiene al popolo può certamente significare popolo europeo, ma solo se è esplicitamente scritto nella costituzione italiana mediante un procedimento rafforzato.
    Mentre invece nella costituzione italiana non vi è traccia del parlamento europeo,quindi in punta di diritto è come se non esistesse,quindi la sovranità in Italia appartiene allo stato e alle regioni,quantomeno tramite le ratifiche dei trattati che poi finiscono comunque nella Gazzetta ufficiale della repubblica italiana.

    L’unico modo per dare il commercio con l’estero all’unione europea è quello di un iter rafforzato mediante procedimento costituzionale che dia
    All’unione europea tali poteri e che contemporaneamente li tolga a regioni o stato, oppure l’inserimento in costituzione della  “devoluzione verso l’alto” nella quale si afferma che stato o regioni possono dare elasticamente materie di propria competenza all’unione europea, processo già previsto in costituzione ad esempio per la devoluzione verso il basso come avviene per le province, ma in questo caso in qualsiasi momento avrebbero il diritto di riaverle indietro.
    Di più,se vi fossero dubbi in proposito basta leggere l’ultimo comma dell’articolo 117 in cui esplicitamente si indicano le regioni come ratificatrici di accordi con gli stati esteri, quindi il commercio con l’estero affidato all’unione europea non può considerarsi in vigore all’interno dello stato italiano in mancanza dell’approvazione di tutti i consigli regionali,tenendo conto che alle regioni spetta la potestà regolamentare su ogni materia che non sia a legislazione esclusiva dello stato.
    Quindi le regioni italiane possono ricorrere contro lo stato ed in particolare contro le leggi approvate dallo stato riguardo a “costituzione europea” e “commercio con l’estero”.
    Non c’è bisogno di alcuna riforma della costituzione per affermare questo,come invece erroneamente afferma l’onorevole Tremonti.
    È già così, e visto che conosce parecchi presidenti di regione faccia muovere ricorso presso la corte, ricordando che il 117 afferma che la potestà legislativa spetta solo ed esclusivamente a stato e regioni, e per obblighi comunitari si intendono obblighi che lo stato e le regioni hanno precedentemente assunto,che vanno rispettati, non invece obblighi mai assunti che calano dall’alto senza un voto del parlamento come invece accade per le decisioni che l’Europa prende con il commercio con l’estero.

    Italia una e indivisibile significa che la costituzione italiana prevale su qualsiasi altra entità all’interno/esterno del territorio nazionale,non solo sull’indipendenza della singola regione dallo stato ma anche,al contrario, della dipendenza dello stato da altri parlamenti,senza un procedimento rafforzato che modifichi in questo senso la costituzione.
    La forma repubblicana non è oggetto di revisione ma oggi riceviamo ordini da chi forma repubblicana non è.
    E quale sarebbe l’assurdo principio che non è scritto da nessuna parte secondo cui un trattato europeo avrebbe la possibilità di urtare contro la costituzione italiana e che sia quest’ultima a soccombere?
    Un trattato europeo composto da una riga che dicesse: “La sovranità appartiene alle élites” comporterebbe la rimozione del primo articolo della nostra costituzione che dice “la sovranità appartiene al popolo” che la esercita secondo le forme previste nella costituzione italiana?
    La risposta è no.
    Non è no solo perché si parla di principi fondamentali perché anche l’articolo 117 è a suo modo un principio fondamentale che deriva dallo stesso primo articolo della costituzione: Parla di potestà legislativa e afferma che questa appartiene solo allo stato e alle e che i trattati comunitari dallo stato e dalle regioni sono approvati e dopo la loro approvazione,dopo dunque il controllo di costituzionalità,diventano obblighi in quanto rappresentanti della parola data.
    Ma data da chi?
    Dallo stato e dalle regioni, che prendono l’impegno,non invece lo subiscono da astratte entità internazionali non previste dalla nostra attuale costituzione.

     
  • giamps78 13:26 il 7 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Le scelte e che non sono scritte nel libro bianco di Juncker ma che la UE deve fare 

    Juncker dice di non essere un dittatore e che vuole lasciare ai singoli stati europei la scelta dell’Europa del futuro.
    Pertanto ha predisposto un libro bianco contenente 5 possibili scenari.
    In realtà questo suo tentativo è il solito tentativo, l’ennesimo, di far vedere una realtà che non esiste con il risultato finale di scelte in perfetta continuità con quelle effettuate negli ultimi decenni che saranno fonte ulteriori ingarbugliamenti.
    Non si vogliono affrontare i veri problemi perché questa Europa ormai non è in grado di affrontare alcun problema.
    Può solo fare finta, ma risulta ormai completamente paralizzata.
    Le uniche riforme che possono essere fatte sono quelle che creano danni a qualcuno per favorire qualcun altro.
    Nel libro di juncker non si parla della banca centrale Europea,non è trattato il governo politico della moneta.
    D’altra parte come aspettarsi l’ammissione di colpa sul fallimentare trattato di Maastricht?
    È completamente ignorato il tema dell’euro.
    O tutti sono obbligati ad usare l’euro oppure si scriva nero su bianco la possibilità di uscire dall’euro restando bell’unione Europea.
    Ignorato il tema del parlamento europeo, non si accenna minimamente alla possibilità di tornare ad un parlamento come organo meramente consultivo.
    Restiamo a metà strada, senza una moneta gestita dalla politica,ma con un parlamento europeo che continua ad emanare regolamenti.
    Nessun accenno alla possibilità di un mercato unico chiuso,ad oggi è più conveniente star fuori dall’unione visto che poi si possono creare accordi di libero scambio e a pagare sono come sempre le economie pii deboli all’interno dell’unione.
    Quindi le 5 proposte di juncker in realtà rappresentano una sola proposta,quella che parte dall’Europa a 27, rimandando il chiarimento che presto o tardi ci sarà comunque.
    Questo è l’ennesimo tentativo di prendere in giro chi nell’Europa a cora ci crede.
    Questo tentativo sarà l’ennesima occasione perduta che andrà ad alimentare l’anti europeismo.
    Ecco perché bisogna dire no,no alla solita fregatura europea.
    No a statuti speciali mescolati a doppie velocità ,mescolati alle non-decisioni politiche sulla moneta “unica”, mescolati a fondi europei che favoriscono chi lucra sull’assenza di diritti prelevando risorse a fondo perduto dagli stati dove i diritti co sono (o c’erano).

    No all’assenza di un referendum europeo,no all’apertura incondizionata delle frontiere ai capitali e alle merci al di fuori del mercato unico che udite udite si deve fermare esattamente dove si ferma l’unione europea.
    Al di là non possono che esservi dazi.
    Quindi gli scenari futuri non sono 5…
    Sono a gruppi di due:
    Domanda numero 1:
    Nella futura unione europea sarà possibile non avere l’euro pur rimanendo all’interno dell’unione?

    Se la risposta è no,allora 5 dei 27 stati decidano quello che vogliono fare,o dentro o fuori.
    Se invece la risposta è no,allora si deve modificare il trattato istitutivo per dare giustizia e uguaglianza ad ogni stato per fare in modo che chiunque possa uscire dall’euro restando nell’unione,come già accade a polonia,Romania etc etc..
    A seconda di come si è risposto alla precedente domanda si decide come comportarsi con le altre problematiche ad esempio con il governo della moneta.
    Se tutti avranno l’euro è evidente che risulta anche più facile istituire un governo politico della moneta attraverso una o più istituzioni parlamentari elette a suffragio universale e diretto.
    Al contrario se la moneta rientra nella doppia o tripla velocità, allora il parlamento europeo non effettuerà un controllo politico della moneta ma per forza di cose dovrà tornare al suo status originario di organo meramente consultivo.
    Chi non volesse vedere questi problemi oggi ,chi per inerzia, vigliaccheria o incapacità preferisse mettere la testa sotto la sabbia sappia che i problemi non si risolvono ignorandoli ed anzi così facendo si ingigantiranno ulteriormente.
    Quindi dentro con chi ci sta ben sapendo che i nuovi trattar dovranno essere inseriti nelle costituzioni dei singoli stati.
    Ad esempio il commercio con l’estero che l’unione europea ha ottenuto dai singoli stati è certamente incostituzionale perché i singoli stati l’hanno approvato con procedimento normale e non con legge rafforzata.
    Siccome nelle costituzioni dei singoli stati non si accenna minimamente all’esistenza di un parlamento europeo e siccome c’è scritto che la sovranità appartiene al singolo stato, è evidente l’incostituzionalità di tale trattato che espropria impunemente sovranità.
    Ma un domani  qualcuno chiederà conto di tutti questi strafalcioni, visto che il commercio con l’estero ad esempio in italia è prerogativa regionale e nazionale, ed è scritto nero su bianco e non può quindi essere dato all’unione europea senza un procedimento rafforzat

     
  • giamps78 13:09 il 3 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Riformare i “privilegi acquisiti” per arrivare al pareggio di bilancio,oppure subito un default 

    Se il modo per eliminare privilegi acquisiti non è il pareggio di bilancio ma il fallimento dello stato, allora facciamolo fallire questo stato.
    Indubbiamente il pareggio tra entrate e uscite inserito in costituzione non può che valere per ogni legge dello stato,quindi anche per le pensioni.
    Il sistema retributivo non è più in vigore ma i suoi effetti economici continuano a sussistere e sono proprio questi effetti economici ad essere contrari al pareggio di bilancio che da alcuni anni è stato inserito in costituzione.
    Quindi per forza di cose tali effetti devono essere eliminati retroattivamente da una sentenza della corte costituzionale, anche per eliminare una forma di ingiustizia.
    La questione del ricalcolo di ogni trattamento pensionistico sulla base del pareggio di bilancio adeguandolo al sistema contributivo non può attendere visto che senza questa riforma il sistema stato imploderà sotto i colpi della speculazione.
    Si grida contro il pareggio di bilancio e non si vuole darne  piena applicazione perché si ritiene stia creando povertà?
    Benissimo,prendiamo nota perché dopo il fallimento dello stato il pareggio di bilancio arriverà da solo quando non si potrà più fare ulteriore debito ed allora verificheremo se la povertà maggiore c’era prima o ci sarà dopo.
    Parità tra entrate ed uscite…
    Non mi risulta che il sistema retributivo rispetti questa parità.
    Mi risulta invece che lo stato stia ripianando 16 miliardi annui di buco inps, questo non va forse contro il pareggio di bilancio?
    Certo che no,infatti chi deve giudicare è parte in causa e difende i suoi privilegi quindi cambia le carte in tavola.
    A questo punto non ha più senso vivere tutti sotto il medesimo stato,lo si faccia fallire e poi vediamo se quei privilegi continueranno ad essere erogati.
    A dir la verità ci sarebbe una terza soluzione,una maledettissima riforma costituzionale.
    Ma qualcuno che aveva in mano il jolly e poteva fare questa riforma ha scelto di fare quella sostenuta da quei poteri che vivono quotidianamente di debito pubblico e che da decenni squarciano il tessuto sociale della repubblica.
    Invece di eliminare mezzo miliardo di euro in privilegi politici e 50 miliardi di euro in matrimoni economici,reversibilità fasulle,anacronistiche baby pensioni, pensioni retributive ingiustificate, e trovando un modo per far pagare le tasse ai pensionati che emigrano all’estero.

    Invece di fare tutto questo per proseguire il cammino di risanamento dei conti cominciato con l’inserimento in costituzione del pareggio di bilancio,con serietà assoluta,si preferisce chiudersi a riccio sperando che si esca dalla crisi e ci si possa tenere le prebende impunemente ottenute.
    Non è così, il giusto pareggio di bilancio,che lo ricordo nulla ha a che fare con l’assurdo fiscal compact,peraltro mai ancora applicato in Europa, e che richiederebbe manovre imponenti.
    Il giusto pareggio di bilancio,con le giuste manovre della banca centrale europea andavano accompagnate dalle giuste riforme.
    Purtroppo l’autolesionismo presente in questa società è troppo forte per poter essere debellato.
    Sono cominciate assurde riforme del lavoro, anche in questa legislatura come in quella precedente si è voluto colpire l’articolo 18, eliminando qualsiasi diritto,non collegando i licenziamenti alle situazioni patrimoniali, non prevedendo l’assenza di articolo 18 solo in un secondo momento,solo dopo una cassa integrazione di qui lavoratori,solo dopo che c’è stato un controllo dei bilanci delle aziende.
    Abbiamo superato ogni limite,la magistratura invece di difendere l’articolo 1 della costituzione ha dato ragione alle aziende dicendo che “licenziare è lecito se fa ottenere un profitto maggiore”.
    invece eliminare i privilegi acquisiti non è lecito anche se in costituzione c’è il pareggio di bilancio.
    Un diritto acquisito c’è quando si vanno a toccare soldi che sono di qualcuno.
    Se uno ha versato 500 mila euro di contributi, portarglieli via sarebbe sbagliato.
    Ma se uno non ha versato nulla e riceve dei soldi,come può trattarsi di diritto acquisito.
    Dal mio punto di vista è un furto acquisito.
    Questi hanno tolto  i privilegi, ma solo per il futuro!
    Cioè noi dobbiamo rimanere senza privilegi mentre paghiamo i loro privilegi acquisiti?
    Assurdo,meglio allora il fallimento dello stato.
    Non è ammissibile che i nostri soldi che tutti i mesi vanno all’inps finiscano nelle tasche di chi non li dovrebbe ricevere,mentre il debito aumenta e a noi ci tolgono ogni diritto e ogni dignità di lavoratori.
    Tutto questo è inaccettabile.
    Poi arriva l’intelligentone che dice:” I diritti acquisiti non si possono toccare ma possiamo chiedere un contributo di solidarietà”
    Un contributo di solidarietà?
    Questi furfanti ci stanno rubando il nostro futuro e noi si dovrebbe chiedere loro di essere solidali magari mettendoci in ginocchio?

    Dal mio punto di vista l’eliminazione di questi privilegi acquisiti si può ottenere anche con una legge ordinaria,grazie al pareggio di bilancio e tramite un controllo del dare avere.
    Si scrive una legge dove si dice che l’inps deve svolgere un controllo ogni 2 anni su tutte le prestazioni erogate,quindi indipendentemente dal quando hanno cominciato ad essere erogate.
    Non ha nulla a che fare con la retroattività,qualunque prestazione erogata subisce il medesimo controllo e nel caso in cui l’esito sia negativo si procede al ricalcolo,ovvero alla sostituzione della prestazione con una pensione sociale.
    Si dice che tale controllo viene fatto sottraendo i contributi versati da ogni lavoratore ai soldi ricevuti,tenendo conto delle tasse pagate e del costo della vita.
    Se la cifra è negativa,e quindi non è rispettato il pareggio di bilancio avviene automaticamente il ricalcolo dell’erogazione ovvero l’erogazione della pensione sociale.
    A mio parere non si tratta di una legge retroattiva, ma c’è un paletto che evita la rottura tra generazioni, sempre che questo sia l’obbiettivo dei nostri governanti.
    È inaccettabile farsi chiamare bamboccioni da degli egoisti sociali che sono la causa del nostro debito,nostro perché loro non lo pagheranno mai,e nemmeno noi  converrebbe pagarlo,meglio dunque un fallimento.

     
  • giamps78 11:24 il 2 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Abolizione vitalizi: Gli errori tecnici di Di Maio e Richetti 

    l’Autonomia di spesa delle due camere sancita dalla costituzione tramite decisioni che avvengono nell’ufficio di presidenza vale solo per spese che effettivamente appartengono al bilancio delle due camere.
    Tradotto significa che se le spese per i vitalizi che vengono dati dall’inps agli ex-politici sono contenute nel bilancio annuale delle due camere, queste spese possono senza alcun dubbio essere eliminate o ridotte da decisioni che vengono adottate dall’ufficio di presidenza,nel pieno rispetto dell’autonomia che la costituzione dà alle camere.
    Se invece tali spese sostenute dall’inps fossero messe nel bilancio dello stato e fossero state prese dagli uffici di presidenza delle due camere, scadrebbe ogni protezione costituzionale su tale decisione.
    Ma in questo caso non vale il diritto acquisito di chi riceve il vitalizio e continuerà a riceverlo perché risultano nulli gli atti dell’ufficio di presidenza,quelli cioè che hanno portato tali spese al di fuori del confine delle camere e dunque tali atti risultano illegittimi e quindi non devono essere sostituiti da altri atti,devono essere dichiarati nulli proprio perché il bilancio utilizzato per quelle spese non era il bilancio delle due camere e dunque l’ufficio di presidenza non era titolato territorialmente.
    Dunque in questo caso sarebbe servita una legge.
    Non dunque fare una legge per cambiare una decisione dell’ufficio di presidenza come sostiene il deputato matteo richetti,ma far dichiarare tale atto illegittimo facendo in modo che lo stesso ufficio di presidenza possa dichiarare questo e nel successivo processo schierandosi dalla parte giusta.
    Tutto questo,ribadisco, solo se i vitalizi non sono nel bilancio delle camere ma sono nel bilancio inps,in questo caso per istituirli andava fatta una legge perché tale disposizione fatta dall’ufficio di presidenza andava fuori dalla competenza dell’autonomia di spesa che vale solo per le spese effettivamente a bilancio, mentre per le spese a bilancio dell’inps serviva una legge dello stato, quindi in questo caso va dichiarato illegittimo l’atto.”

     
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