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  • giamps78 10:02 il 24 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo e l’autonomia regionale del veneto 

    il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo e l’autonomia regionale del veneto

    Con l’introduzione del nuovo titolo V della 2° parte della costituzione avvenuto nel 2001, le regioni hanno assunto molti più poteri dal punto di vista legislativo.
    Io capisco l’importanza che viene data al referendum sull’autonomia della regione Veneto e della regione Lombardia, ma non bisogna dimenticarsi di applicare l’autonomia già ottenuta con la precedente riforma costituzionale citata in precedenza.
    Informazione è potere, e le regioni dal mio punto di vista hanno potestà legislativa concorrente sui mezzi di comunicazione radio, internet e televisivi.
    Il che significa che lo stato in tali materie concorrenti ha la possibili di emanare delle leggi che rappresentano i principi fondamentali.
    È la costituzione a specificarlo chiaramente.
    Nel caso specifico in riferimento al sistema radio-televisivo ed internet, la costituzione parla solo di “ordinamento della comunicazione”.
    Tale materia è dunque concorrente e vale quanto appena scritto: La regione ha la “potestà legislativa, salvo che per i principi fondamentali, riservata alla legislazione dello stato”.
    Inoltre le regioni hanno potestà regolamentare su ogni materia concorrente,quindi anche su questa.
    Infine,per tagliare la testa al toro, la costituzione prevede che “spetta alle regioni ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello stato”.
    Quindi se non si vuole concordare sull’analisi precedente, se non si vuole cioè ritenere che il sistema radio-televisivo e di internet rientrino all’interno della competenza concorrente denominata “ordinamento della comunicazione” c’è questa seconda possibilità, e cioè che tale competenza sia residuale ovvero interamente regionale, anche nei principi fondamentali.
    Tutto questo per dire una cosa molto semplice…
    Il presidente della regione Veneto Luca zaia vuole vietare le pubblicità del gioco d’azzardo.
    Bene,io auspico che tale decisione sia ampliata all’ambito radio-televisivo e di internet.
    Di più, propongo di andare davanti alla corte costituzionale e verificare a chi dà ragione la corte.
    Il tutto con uno scopo ben preciso, il prendersi una parte del canone rai per fare informazione regionale, visto che il governo nazionale sta chiudendo anche le sedi regionali dei telegiornali e visto che le televisioni locali annaspano.
    Questa è una buona fetta di autonomia, considerando che poi ogni legge che riguardo a questo tema dovrà essere concordato con le regioni sia a livello nazionale che europeo.
    Anche considerando che il referendum di ottobre si basa proprio su un passaggio di competenze inserite nel titolo V.

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  • giamps78 22:30 il 13 May, 2017 Permalink | Rispondi  

    Berlusconi alzando le pensioni minime a mille euro aumenta fatturato del “partito di Mediaset” 

     

    Alzare le pensioni minime a mille euro  significa tre cose:
    1)aumentare il fatturato al “partito di Mediaset”
    2)aumentare il debito pubblico
    3)far tramontare il sistema pensionistico contributivo.

    Il fatturato del partito di Mediaset  aumenta perché aumentando le pensioni aumentano anche l’inflazione e quindi con dei prodotti più costosi anche gli introiti pubblicitari inevitabilmente aumentano.
    Ovviamente qualcuno deve pagare il conto: Le future generazioni che vedranno imprese perdere competitività e troveranno un sistema paese che si assottiglia in sovranità e democrazia mentre si denuda con le privatizzazioni.
    Questa ricetta è la medesima seguita negli ultimi 50 anni e oggi siamo messi così A CAUSA di queste politiche.
    Ma la cosa più grave di questa proposta non è tanto il fatto che i mille euro saranno dati anche a chi non ha versato i contributi e che non ha collezionato nemmeno 20 anni di contributi,soglia questa introdotta alcuni anni fa.
    No, la cosa peggiore è l’eliminazione de facto del principio contributivo che deve ancora entrare a pieno regime e già viene smantellato.
    La profonda ingiustizia di chi ha lavorato una vita e andrà in pensione con il contributivo ottenendo mille e cento euro e chi senza aver lavorar nemmeno 1 anno si ritroverà a pigliare mille euro.
    Questa riforma sarebbe totalmente controproducente anche per chi si trovasse ad avere una pensione futura sotto i mille euro come buona parte delle future pensioni contributive.
    Il sistema contributivo sarebbe totalmente impallinato da una misura come questa visto che con 20 anni di contributi si possono ottenere mille euro.
    E dire che non è così, dire cioè che questa legge sarebbe destinata solo a chi percepisce oggi una pensione e non a chi la percepirà domani sarebbe una beffa inaccettabile proprio per le ragioni spiegate in precedenza considerando che l’inps paga le pensioni con i contributi dei lavoratori di oggi.
    Detto questo bisogna fare due conti.
    Non solo bisogna trovare le coperture finanziarie per quelli che sono oggi in pensione ma anche per quelli che un domani andranno in pensione ed avranno un aumento che li porta a percepire non più 800 ma mille euro.
    Certo, bisogna prendere i conti fatti nelle passate riforme delle pensioni e trovare la differenza tra quel costo ipotizzato ed invece i nuovi costi non solo nel bilancio triennale ma come minimo ventennale.

    ed ogni volta che qualcuno in futuro riceverà tale aumento ovvero tale differenza tra quanto avrebbe dovuto percepire e i mille euro che effettivamente percepirà dovrà di volta in volta essere trovata la copertura finanziaria di questa spesa che necessariamente dovrà essere un fondo e dovrà necessariamente smettere di funzionare per tutti non appena tali coperture non sono più trovate.
    É un calcolo non impossibile da fare visto le buste arancioni spedite dall’INPS,ma soprattutto le buste arancioni non spedite dall’INPS che sono quelle che più si distanziano dai mille euro perché daranno accesso a pensioni minime di 500 euro quindi con 500 euro di differenza.
    Evidentemente una spesa che necessiterà di una copertura nel momento in cui comincerà ad essere fatta e che non può vedere solo il povero cretino ottenere 500 euro mentre tutti gli altri continuano a prendere mille, e non può nemmeno vedere l’aumento del debito pubblico con spese che escono dal pareggio di bilancio e che quindi a rigor di logica vanno votate a maggioranza qualificata in parlamento e con l’approvazione dell’unione europea che non credo sia così favorevole soprattutto perché finito il QE le pensioni le dovremo tagliare come avvenuto in Grecia!
    L’aumento a mille euro deve tornare a diminuire a 500 euro senza le coperture,ma per tutti,non solo per le giovani generazioni.
    Si,questa riforma è degna della prima repubblica, quella prima repubblica che ci ha portato sull’orlo della bancarotta.
    In ogni caso il pareggio di bilancio e stato proposto dal governo Berlusconi e votato da berlusconi durante il suo governo e durante durante il governo monti anche se non piace al partito di Mediaset
    quindi è facile che la campagna mediatica in atto lo faccia togliere dalla costituzione in breve tempo.
    Infine una considerazione di fondo su un provvedimento di questo tipo: Se qualcuno crede che possa servire per diminuire la povertà per livellare le differenze tra ricchi e poveri migliorando le condizioni di questi ultimi si sbaglia di grosso perché accadrà l’esatto opposto.
    Non si dimentichi il precedente ,quando le pensioni minime furono portate a 500 euro mentre i prezzi raddoppiarono e raddoppiò pure il fatturato del partito di Mediaset.
    L’aumento dei prezzi farà delocalizzare le aziende sane e farà guadagnare più denaro ai libero professionisti del parassitismo di sistema grazie ai guadagni derivanti dall’aumento tali pensioni,peggiorando ogni indice del sistema paese,compresa la tanto famigerata produttività.
    Infatti siamo arrivati al livello di saturazione prezzi- salari,come ho spiegato altre volteImmagine

     
  • giamps78 18:24 il 5 April, 2016 Permalink | Rispondi  

    Come privatizzare la RAI abolendo canone ma mantenendo servizio pubblico 

    La RAI potrebbe essere divisa in due parti.
    La prima parte comprendente le prime tre reti, RAI 1, RAI 2, RAI 3 e queste tre reti potrebbero essere privatizzate in modo “soft”.
    Si elimina il canone RAI, si elimina il tetto pubblicitario, si fa pagare alla RAI l’affitto delle frequenze.

    Quello appena descritto sarebbe l’uso di uno dei tre multiplex oggi utilizzati dalla RAI, completato anche dagli stssi 3 canali ma in alta definizione(RAI 1 HD, RAI 2 HD, RAI 3 HD).

    Serve però la creazione di un sistema di garanzia del pluralismo informativo e politico che vada a calmierare la privatizzazione dei primi 3 canali RAI.

    Serve inoltre trovare un modo per finanziare questo sistema di garanzia che si va a creare senza che vi sia più il canone RAI che verrebbe totalmente abolito.

    E qui entra in gioco l’aumento della tassazione sull’affitto delle frequenze radiotelevisive, oggi fermo all’1% che può essere aumentato per trovare i 300 milioni di euro che servono per la realizzazione del progetto per il nuovo servizio pubblico che andrò a spiegare successivamente.

    Intanto,alle entrate derivanti dall’affitto delle frequenze si aggiungerebbero anche le prime tre reti RAI privatizzate, come descritto precedentemente e poi l’innalzamento della percentuale di tale affitto per tutte le altre reti private permetterebbe di raggiungere il target,la cifra di 300 milioni di euro ottenuti senza che i cittadini italiani debbano versare il canone.

    Questi soldi servono per la creazione del sistema di garanzia sul servizio pubblico e tale sistema precederebbe lo stanziamento alla stessa RAI, a MEDIASET, a LA 7 e a qualsiasi altra emittente per la per la trasmissione di spazi informativi pluralistici che rispettino i criteri descritti dalla commissione di vigilanza parlamentare.

    Telegiornali,spazi informativi generali, informazioni governative o parlamentari, pubblicità no profit saranno il target degli stanziamenti verso ogni canale, comprese le televisioni locali che però dovranno misurarsi con le delibere e con le verifiche degli enti locali.

    Quindi se vogliamo vederla sotto un diverso punto di vista, aumenta l’affitto per le frequenze da un lato, ma dall’altro ritornano indietro quei soldi per le trasmissioni informative effettuate.

    Ad esempio i telegiornali di LA7 o di canale 5 che rispettano tali parametri riceveranno il contributo economico.
    Ma se il parlamento decidesse che tutti i telegiornali devono adottare 365 giorni all’anno la legge sulla par condicio per ottenere tale finanziamento, è chiaro che il telegiornale di rete 4 potrà continuare a trasmettere i quotidiani comunicati stampa di Berlusconi, ma senza ricevere alcun finanziamento.

    E a proposito di questo, non si può dire che questa riforma dia un vantaggio a mediaset, visto che si troverebbe un concorrente nelle prime tre reti senza più il tetto pubblicitario e dovrebbe pagare l’aumento dell’affitto delle frequenze, anche se come detto parte di questi soldi tornerà indietro con gli spazi informativi grazie a trasmissioni come “super partes” che possono essere mandare in onda.

    Gli altri 2 multiplex della RAI sarebbero dati in gestione l’uno alle forze politiche e l’altro privato di qualsiasi pubblicità potrebbe essere destinato all’informazione pubblica trasmettendo le sedute delle camere(tramite i canali satellitari già esistenti), servizi informativi H24,documentari storici, sport.

    Proprio il canale sportivo avrà un ruolo delicato e per legge si dovrà prevedere che ogni evento sportivo che sia sotto il vincolo di diritti televisivi a pagamento e non sia stato trasmesso in chiaro possa essere dato al canale sportivo del servizio pubblico per la trasmissione in differita gratuita alcune ore dopo l’evento.

    E tutto questo ricordando che il canone annuale viene totalmente eliminato e che i maggiori incassi dovuti all’innalzamento del costo dell’affitto delle frequenze genera un introito che va a finire sia alle televisioni pubbliche ma anche a quelle private tramite un sistema per l’assegnazione di spazi speciali di informazione dove sono seguite determinate regole di garanzia sottoposte al giudizio della commissione parlamentare di garanzia sulle telecomunicazioni.

    In pratica per chiunque volesse ottenere questi soldi, sia reti pubbliche che reti private, sarà possibile trasmettere spazi informativi certificati di servizio pubblico pagati con quell’aumento dell’affitto sulle frequenze.

    Questo significa che le reti private da un lato avranno maggiori spese ma dall’altro, se vorranno, potranno ottenere un ulteriore introito semplicemente trasmettendo mezz’ora, 1 ora o 2 ore al giorno alcune informazioni che seguono regole come quelle sulla par condicio dell’informazione politica.

    Infondo infondo, una qualsiasi trasmissione di informazioni può a pieno diritto considerarsi di servizio pubblico e così facendo si permette al servizio pubblico di essere presente su qualsiasi frequenza tramite l’incentivo e il disincentivo fiscale.

    Inoltre le forze politiche potrebbero trasmettere direttamente ai cittadini e senza filtri il proprio modo di vedere i fatti del giorno con dei propri canali autogestiti.

    Non ho spiegato in che cosa consiste la privatizzazione “soft” di RAI 1, RAI 2 e RAI 3.
    Questo termine significa semplicemente che tali reti sono date in gestione ad organizzazioni private per un certo periodo di tempo.
    Meglio sarebbe se tali organizzazioni fossero senza scopo di lucro.

     
  • giamps78 08:05 il 5 March, 2016 Permalink | Rispondi  

    I servizi che la RAI TV non offre… 

    ImmagineVedo che sui canali RAI osano trasmettere senza alcun timore le pubblicità di sky relativamente al nuovo decoder che può bloccare e sbloccare un programma senza perdere nemmeno un minuto di trasmissione.
     
    Ci sarebbero tante domande da porre ai vertici RAI, come mai ad esempio non hanno pensato di creare loro stessi un decoder della RAI che offre un servizio simile…
     
    E se fossi in RAI direi di consegnarne uno ad ogni famiglia, magari gratuitamente(o in prestito), magari facendo in modo che si ripaghi da solo con i servizi offerti, magari che utilizzi codici cifrati per avere accesso alla pubblica amministrazione magari con l’identità digitale…
     
    Come mai non si può pensare di creare dei canali con trasmissione a richiesta on-demand, visto che la RAI ha un gigantesco archivio, facendo in modo che il nuovo decoder consenta di effettuare ricerche per data, per argomento o per parola chiave.
     
    Perchè non si può pensare che questo on-demand e questi servizi con la pubblica amministrazione non viaggino tramite RAYWAY, che dunque ogni decoder possa collegarsi a questa rete intranet protetta che viaggia senza fili, dando quindi l’opportunità a chiunque di utilizzare la rete per avere accesso al database e ai servizi della RAI.
     
    Perchè non viene organizzata una modalità di sondaggio tramite il sistema appena descritto, al posto di utilizzare nelle trasmissioni un televoto che non ha alcun controllo…
     
    Perchè in questo nuovo decoder non si può fare in modo da poter anche accedere anche al sito internet di rai news 24 facendolo diventare il sito piu visitato al mondo e magari creando delle pagine in ogni lingua e facendolo diventare un sito di valenza internazionale valorizzando il servizio pubblico italiano.
     
    potrei andare avanti così per ore ma mi fermo qui per decenza, altrimenti dovrei aggiungere la cancellazione dalle trasmissioni di euronews o la mancata copertura del parlamento europeo,un canale interamente regionale controllato dal consiglio regionale,un canale per ogni partito politico etc etc etc

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  • giamps78 16:38 il 26 January, 2016 Permalink | Rispondi  

    Baco nel DDL Boschi che frega i Bersaniani(2) 

    In precedenza ho spiegato perchè da una lettura del DDL Boschi si evice come candidati a senatori debbano anche essere candidati a consiglieri regionali.

    Questo fatto non è così scontato, infatti la proposta di legge Fornaro assegna l’automatismo nel diventare consigli SUCCESSIVAMENTE all’elezione a senatori che avviene per opera del consiglio regionale.

    Cioè hanno fatto male i calcoli, hanno pensato di poter dirigere dal centro,tramite un DPR presentato dal ministero dell’interno, l’elezione dei senatori.
    Ma sono incorsi un piccolo errore di valutazione, il listino deve permettere da subito l’elezione dei consiglieri regionali, ed i futuri senatori devono diventare consiglieri PRIMA e non dopo la loro nomina a palazzo Madama.

    E’ evidente che se il listino permette l’elezione di consiglieri regionali, la competenza non è piu del ministero dell’interno per quanto concerne i collegi ma neppure per quanto concerne la presenza stessa del listino.
    Magari per le regioni ordinarie potrebbero prendere per i capelli un qualche stratagemma, ma la legge nazionale approvata dalle due camere non può distinguere tra regioni a statuto speciale e regioni ordinarie.

    Infatti ad esempio la sicilia ha pieni poteri nell’elezione dei sui consiglieri regionali che adirittura sono chiamati “deputati regionali”, quindi la proposta di legge fornaro non funziona per nulla, e c’è un possibile ricorso alla corte costituzionale che si può fare entro 10 giorni dall’approvazione del referendum che può stabilire questo, anche se non ce ne dovrebbe essere bisogno visto che è così palese.

    Questo apre scenari soprattutto per quanto riguarda il numero di consiglieri regionali, infatti la proposta fornaro non specifica se tale numero aumenta, si limita a dire che chi è senatore è anche consiglie regionale di diritto, dimenticandosi come ho scritto in precedenza del fatto che prima si insediano gli organi consigliari ed i gruppi e poi vengono eletti i senatori.

    Ciò evidentemente non può accadere, quindi a maggior ragione i futuri senatori devono già essere consiglieri regionali e dunque devono essere dei candidati a tale carica e quindi il listino deve far diventare consiglieri regionali, e di conseguenza il numero di consiglieri di ogni regione deve essere specificato nella proposta fornaro, tenendo conto del fatto che alcune regioni sono anche qui a statuto speciale.

    Un pasticciaccio…

    P.S.
    Ma stiamo scherzando?
    E’ il DDL Boschi a dire che i senatori devono essere eletti tra i consiglieri.
    E’ evidente che il listino contiene candidati consiglieri

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    Baco nel DDL Boschi che frega i Bersaniani(1)
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    Riforma costituzionale “kaputt” mundi!
    https://giamps78.wordpress.com/2016/01/25/riforma-costituzionale-kaputt-mundi/

     
  • giamps78 12:43 il 29 December, 2015 Permalink | Rispondi  

    Facebook e la neutralità della rete 

    La proposta di Mark Zuckerberg può violare o non violare la rete a seconda del metodo scelto per la diffusione.

    In pratica offre facebook gratuitamente a chiunque voglia usarlo, ma non permette di visitare altri siti come youtube e google.
    Per questo motivo l’india ha bloccato l’applicazione.

    Ad esempio chiunque può creare una rete intranet chiusa, intranet non è internet e teoricamente non deve seguire le stesse regole.
    Se dunque la rete su cui viene diffuso il segnale è di proprietà dell’azienda che fruisce dei servizi, si tratta di una rete aziendale intranet.

    Ci sono molti casi di siti oscurati, ad esempio nelle aziende si ha accesso magari ad un solo sito web, quello aziendale, e non a tutti gli altri in violazione della neutralità della rete.

    Oppure in molte aziende è stato vietato l’accesso a facebbok, se dunque si può vietare materialmente l’accesso a facebook si deve anche di converso permettere un servizio dove è visualizzabile solo facebook.

    L’azienda privata può mettere a disposizione intranet con un solo sito, facebook è una azienda privata e mette a disposizione un solo sito e pochi altri, dov’è la differenza?

    Chi si iscrive a facebook può essere considerato uno che partecipa in pieno all’azienda visto che i suoi contenuti sono contenuti di proprietà dell’azienda, così come qualsiasi azienda ha degli operai e fornisce la connessione ad internet solo al proprio sito aziendale e a pochi altri.

    Facebook in poche parole va a costituire una legalissima rete aziendale, che rispetta le regole di intranet, e la rete aziendale è grande quanto il pianeta, ma rimane pur sempre una rete chiusa.

     

     

     
  • giamps78 05:51 il 5 December, 2015 Permalink | Rispondi  

    L'identità Digitale (terrestre) al passo con internet 

    Immagine.jpg

    Con una parabola e la tecnologia “fixed wireless” l’AGCOM tenta di portare internet dove oggi non c’è copertura.

    Alcune frequenze del digitale terrestre sono in fase di smantellamento, come quella utilizzata dai ponti radio della RAI.

    Ma quelle stesse frequenze potrebbero essere utilizzate in modo piu profiquo, per unire il digitale terrestre ad internet, un’operazione che ha un grande bacino di utenza.
    Basta vedere quante persone pagano l’abbonamento di alice combinato a quello di sky per avere accesso dal proprio televisore sia ad internet che ai programmi sul satellite.

    Si può fare la stessa cosa anche sul ditale terrestre, difatti in partenza è stato pensato anche con questa funzione e il decoder ha anche la possibilità di agganciarsi al wi-fi.

    E allora non si capisce perchè non si possa finalgrare l’internet on-demand nel digitale terrestre invece di regalare il segnale internet che poi verrà utilizzato nei PC.

    Ad esempio RAI WAY è igrado di fornire un segnale internet, che ha una banda molto limitata come invio dati, ma questo non impedisce al segnale di arrivare.
    La digitazione sul telecomando di un numero è paragonabile ad un click del mouse, non serve potenza di banda infatti il digitale terrestre SERVE PER RICEVERE PIU CHE PER INVIARE DATI.

    E questosi conforma con la previsione di un sito internet della RAI dove c’è l’on demand.
    Semplicemente si predispongono le frequenze utilizzate come ponti radio dalla RAI per la RICEZIONE di un nuovo e unico canale denominato “internet on-demand”.
    Chi dispone della parabola LTI può ricevere internet su quel canale, questi sono dati in entrata.
    RAYWAY può coprire l’interno territorio con un segnale in INVIO DATi PLOAD, un telefonino con una SIM di RAIWAY può essere usato come telecomando o adirittura gli stessi decoder del digitale terrestre possono collegarsi in wireless tramite un PIN e così accedere all’internet on-demand.

    IL PIN sia quello della SIM che quello del wireless che servono per avere accesso al segnale internet in upload di RAIWAY può essere il medesimo dell’identità digitale.

    Forse si è capito dove cerco di andare a parare, quel canale con l’internet on-demand oltre a permtere la visione di qualsiasi sito internet potrebbe anche permettere di avere accesso ai servizi offerti al cittadino dalla pubblica amministrazione.

    Indomma internet è sempe piu usato e questo permetterebbe al digitale terrestre di restare al passo

    Naturalmente chi è fuori dall’euro ma è nell’unione europea emetterà dei titoli di debito nazionale e parteciperà così al fondo, mica siam fessi!

     
  • giamps78 20:55 il 12 October, 2015 Permalink | Rispondi  

    Come scorporare la RAI TV e creare un nuovo servizio pubblico 

    Intanto va precisato non sono solo favorevole ma favorevolissimo alla gara pubblica aperta ai privati per il nuovo cotratto di servizio pubblico delle frequenze oggi “occupate” dalla RAI SPA che è stata parzialmente privatizzata con la vendita di azioni strategiche di RAI WAY che a mio parere non potevano nemmeno essere vendute e successivamente spiegherò il perchè.
    Intanto ci tengo a dire che la gara pubblica aperta ai privati per trasmettere il servizio pubblico televisivo non è assolutamente in contrasto con quanto ho affermato negli ultimi 7 anni e cioè con l’assenza della pubblicità sulle reti pubbliche.
    Anzi, questo è un elemento qualificante.
    Si mette a gara il servizio pubblico, naturalmente devono esserci delle linee guida da rispettare e ci deve essere il prezzo piu basso del canone evidentemente rapportato alla qualità.
    L’emittente privata presenta la sua offerta e dice: “noi con 50 euro di canone all’anno e senza pubblicità possiamo fornire il servizio richiesto”.
    La RAI magari offre 100€ e quindi può essere scartata.
    A questo punto i canali attualmente “occupati” dalla RAI sono “occupati” dalla nuova emittente.
    La RAI SPA in parte privatizzata ha pur sempre una maggioranza azionaria pubblica, quindi parteciperà come una qualsiasi emitente ad un bando pubblico per l’assegnazione delle frequenze sul digitale terrestre, l’ultimo tra l’altro è andato deserto, quindi non spende neppure molto.
    Tra l’altro la RAI non avrebbe piu il contratto di servizio pubblico e non avrebbe alcun tetto pubblicitario imposto per legge.
    Acrobaticamente si potrebbe affermare che la RAI SPA è pubblicamente privatizzata, o privatizzata pubblicamente!
    Rimane pubblica ma agisce come un privato, mentre il contratto di servizio pubblico è assegnato ad altri.
    I cittadini pagheranno un canone inferiore ed avranno na informazione diversa, la RAI non percepirà piu il canone fino a quando non vince nuovamente una gara pubblica.
    L’alternativa quale sarebbe?
    Fermo restando quanto appena affermato, si può pensare alla costruzione di una nuova azienda radiotelevisiva, interamente pubblica, partecipata dallo stato,e dagli enti locali.
    A differenza della RAI SPA,essendo al 100% pubblica non avrebbe bisogno di un bando pubblico per vedersi assegnato il contratto di servizio pubblico.
    Prenderebbe le frequenze “occupate” oggi dalla RAI e potrebbe trasmettere integralmente senza alcuna pubblicità.
    Questa nuova società comprerebbe dal tesoro, con una partita di giro, una parte delle atrezzature e una parte del personale oggi in RAI SPA.
    Essendo che anche le regioni e gli enti locali avranno una partecipazione, hanno diritto ad avere un canale dedicato.
    Se si guarda attentamente, queste sono le stesse proposte che faccio da 7 anni, solo che qui ho spiegato fattivamente il sistema per “scorporare” la RAI.
    Ero in debito su una spiegazione riguardante l’illegittima vendita delle azioni RAYWAY, cioè delle antenne per trasmettere il segnale radio televisivo.
    Il fatto stesso che una parte delle azioni di quell’azienda siano state privatizzate significa che ora bisogna a norma di legge europea fare una gara pubblica.
    Ovvero RAYWAY dovrebbe presentare un’offerta per poter trasmettere e confrontare la sua offerta con altri privati.
    Come si può intuire questo non è possibile, è la logica a dirlo.
    Infatti è stata venduta una parte di quelle antenne e quindi lo stato non può fare una gara pubblica dando in concessione l’utilizzo di quelle antenne al miglior privato, essendo che quelle antenne sono di proprietà di RAIWAY e non piu dello stato.
    Ma essendo un servizio pubblico è evidente che tali antenne fanno parte integrante della fornitura del servizio pubblico, sarebbe come se lo stato vendesse le rotaie sul tragitto percorso dai treni, non puoi evidentemente fare alcuna gara pubblica sull’ultilizzo di quelle rotaie se non sono piu in mano allo stato.
    Dunque l’unico modo sarebbe costruire altre rotaie o nel caso specifico costruire altre antenne per la trasmissione radio televisiva oppure affidare mettere a gara il servizio senza dare le antenne, ovvero mettere solamente Rai e Mediaset in competizione, le uniche ad avere delle antenne, ma mediaset non potrebbe in quanto già sfora il limite di canali imposti dalla legge Gasparri.
    Evidentemente RAYWAY deve restare interamente pubblica, anzi sarebbe meglio statale.

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  • giamps78 17:49 il 12 October, 2015 Permalink | Rispondi  

    Il contratto di servizio tra stato e RAI S.P.A. e’ illegittimo 

    ImmagineRicapitoliamo, una parte delle azioni della RAI radiotelevisione italiana sono state vendute ad investitori privati, per la precisione una parte di RAI WAY che per il meccanismo delle scatole cinesi è da considerarsi comunque della RAI.

    La legge europea dice chiaramente che nel caso in cui una società non sia interamente pubblica c’è l’obbligo di una gara pubblica.

    Quindi il contratto di servizio dello stato italiano con la RAI Società Per Azioni è illegittimo, appunto perchè la RAI non è piu intramente pubblica.

    Quindi lo stato deve fare una gara pubblica e l’emittente che farà la migliore offerta seguendo i requisiti stabiliti dalla legge potrà ottenere le frequenze oggi occupate dalla RAI SPA.

    Il contratto di servizio non si può in ogni caso rinnovare…

    E in ogni caso i soldi prelevati dal ministero dell’economia e delle finanze dai forzieri della RAI SPA nell’ultima finanziaria sono illegittimi e vanno restituiti.

    Infatti benchè il ministero sia proprietario di maggioranza non può prendere soldi dalla cassa di quella società per azioni perchè va contro molte leggi che per non annoiare non scrivo.

    Ma risulta evidente che lo stato non può prelevare soldi da una singola società per azioni, deve esserci il vincolo della astrattezza nelle sue leggi, avrebbe potuto abbassare il canone, ma ha preferito gli 80 euro del bonus irpef.

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  • giamps78 17:27 il 12 October, 2015 Permalink | Rispondi  

    Legge gasparri sulla concentrazione di reti televisive 

    Ho visto che l’agcom ha aperto un nuovo portale ed ho subito approfittato per spedir loro una lettera che riporto integralmente :

    Buongiorno,

    la legge gasparri sull’emittenza radio televisiva fissa un tetto massimo di concentrazione dei canali.

    Questo tetto è superato da RAI e da Mediaset.

    Come si può verificare le frequenze televisive sul digitale terrestre non sono state messe all’asta, ne avevano diritto coloro i quali già nell’analogico possedevano delle frequenze.

    Dunque si possono considerare appartenenti a mediaset tutti i canali scaturiti da questa norma, cioè tutti i canali che apparentemente non sono mediaset ma che però utilizzano quelle frequenze, in quanto la legge europea dice che devono essere messe all’asta.

    Sommando tutti i canali mediaset si evince che la percentuale di concentrazione indicata dalla legge gasparri è superata e dunque le frequenze eccedenti devono essere messe all’asta e acquistate magari dalle stesse emittenti dopo una gara pubblica.

    Purtroppo ad oggi non esiste un qualsiasi documento scritto che attesti che il proprietario di quelle frequenze è mediaset, non esiste lo scontrino di una compravendita, non esiste atto statale di concessione.

    Considerando inoltre la sentenza su rete quattro, che metteva quest’ultima emittente sul satellite, si evince come quella frequenza appartenga non a mediaset ma ad europa 7 anche quest’ultima però priva di una qualsiasi concessione statale e che dunque non avrebbe in ogni caso potuto vendere un qualche cosa che non possedeva.

    Non c’è dunque una durata per la concessione delle frequenze come chiede l’europa, e non c’è nessuna asta pubblica come richiesto dai trattati europei.

    Inoltre, sia RAI che mediaset superano la percentuale indicata dalla legge gasparri ed hanno i canali dall’1 al 6 che sono i migliori sotto l’aspetto delle entrate, anche questi non sono stati messi a gara.
     
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