Updates from ottobre, 2017 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 09:52 il 16 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Subito le gabbie salariali per limitare le disuguaglianze del centralismo romano 

     

    Quando fa comodo siamo tutti italiani, quando invece c’è da ricevere le agevolazioni, lo stato centralista,governato dai renziani effetti una sistematica contrapposizione per classi d’età o per zona geografica.
    nulla che sia fondato sul merito,anzi…
    Lo stato centralista sta minando l’unitarietà della repubblica con delle leggi a dir poco infami.
    Con i soldi del nord si detassa il sud, perché , dicono loro, bisogna aiutare le zone depresse.
    È questa la soluzione rappresentata dallo spostamento degli ordinativi da una parte all’altra dello stivale?
    Certo che no.
    Già le tasse sono le più alte d’Europa, già è difficile competere con il resto d’Europa, ma qui oltre al danno si aggiunge la beffa.
    per decisione centralista romana chi già oggi paga meno tasse, in cifra assoluta sul totale degli occupati, deve pagare ancora meno tasse rispetto a chi versa nel calderone romano il doppio o il triplo.
    E questo doppio o triplo già finisce al sud, basta verificare i trasferimenti di denaro regione per regione, ovviamente facendo i calcoli giusti, non come fa la lega nord che non considera nemmeno i soldi pagati dall’inps ai pensionati dati regione per regione
    Fatti i calcoli giusti, si evince che la cifra risulta veramente importante, non alta quanto afferma la lega ma si tratta comunque di molti denari.
    No dico, fossero almeno soldi che arrivano dall’unione europea destinati alle regioni meno sviluppate…
    Non che cambi il concetto base visto che i soldi che riceve l’unione europea è il nord Italia che li versa.
    Ma almeno se sono fondi europei si evita lo spreco di fondi non spesi che altrimenti andrebbero persi, e sono parecchi miliardi tra quelli scaduti l’anno passato ma ancora da spendere dopo una nuova deroga e quelli del nuovo ciclo di 7 anni che è da poco cominciato.
    No, non sono nemmeno fondi europei.
    Sono il primo a dire che ci devono essere una tassazione differente tra regioni del sud e regioni del nord,non solo, anche tra regioni confinanti.
    Ma questo sistema non può essere fondato sul calderone centralista romano che fa preferenze con un sistema feudale che involve dall’alto verso il basso.
    Deve essere fondato sulla responsabilità e sulla capacità.
    In definitiva, chi vuole abbassare le tasse lo può fare se ha le coperture finanziarie per farlo, se diminuisce le spese.

    Qui invece c’è un sistema che si fonda sulla irresponsabilità, meno sei meritevole più ottieni denaro e vice versa.
    Come si può dire di essere a favore della meritocrazia, del libero mercato, della produttività, e poi mettersi a fare gli apprendisti stregoni penalizzando chi è più produttivo,chi è più meritevole, in sostanza chi permette al sud di spendere i soldi di altri, oltretutto riempiendosi di debiti nelle amministrazioni locali?
    Qualcuno potrebbe controbattere dicendo che non si sta minando l’unità della repubblica perché chi ha di più aiuta chi ha di meno e questo produce sviluppo che aiuta anche chi ha di più.
    In realtà il punto di vista può anche essere ribaltato, e a me sinceramente pare una versione più credibile:
    Abbassando le tasse al nord italia invece che al sud, il Nord compete maggiormente con le altre realtà europee e mondiali, cresce e questa crescita si tira avanti anche il sud.
    Dopotutto chi spende di più deve avere anche tasse più alte, altrimenti i discorsi sul merito sono del tutto infondati alla prova dei fatti.
    Le gabbie salariali permettono alle regioni del sud, se vogliono, di abbassare le tasse, ma alla luce delle spese effettuate dalle pubbliche amministrazioni.
    Il sud deve necessariamente avere stipendi più bassi se vuole rilanciarsi, ma deve avere anche un costo della vita inferiore che permetta a quegli stipendi più base un maggiore potere d’acquisto e riduca così la spesa pubblica in maniera automatica.
    Perché se un comune deve asfaltare una strada e gli operai guadagnano un 30% in meno, a parità di conoscenze, il lavoro finito costerà meno e quel comune chiederà tasse inferiori ai suoi cittadini generando un ciclo virtuoso.
    A maggior potere d’acquisto corrispondono ad esempio pensioni sociali inferiori, dunque un ulteriore risparmio per la cosa pubblica che si trasforma in minor tasse per i cittadini e per le imprese di quella regione o di quella macroregione.
    Ma i sindacati, che plaudono a questa detassazione centralista renziana che premia la disuguaglianza e mina l’unità della repubblica sono contrari.
    Sono contrari perché credono di essere paladini dei diritti che invece stanno contribuendo a far togliere, anno dopo anno.
    Io invece vedrei bene una tessera della CGIL che costa il 20% in meno al sud rispetto al Nord, ma fermando le decine di miliardi di trasferimenti che vengono buttati nel calderone centralista, con questo autolesionismo insito in costoro che magari saranno spinti dalle migliori intenzioni, ma che ,come testimoniano i fatti in decenni e decenni in cui la differenza tra nord e sud è aumentata,, non funziona per niente, anzi si ottiene l’effetto opposto.

    Siamo in Europa, abbiamo tutti la stessa moneta ma costi della vita e del lavoro differenti da stato a stato.
    Dov’è la CGIL a livello europeo?
    Semplicemente non esiste perché gli interessi nazionali dei suoi pensionati superano il famigerato internazionalismo dei sindacati.
    Abbiamo l’est Europa con l’euro e costi della vita e del lavoro differenti dai nostri, perché dunque non possiamo fare la stessa cosa con il nord e con il sud Italia?
    Non si può, perché ,dicono, si creano disuguaglianze tra cittadini.
    Ma allora cari sindacati convincere gli altri stati europei che hanno la nostra stessa moneta a pagare allo stesso modo tutti i lavoratori e facciamo in Europa quello che volete voi mantenere in Italia,per evitare le disuguaglianze!
    Non si può nemmeno questo.
    Quindi ammettendo che abbiano ragione i sindacati e che le gabbie salariali creino disuguaglianza, significa che l’unione europea che ha le gabbie salariali da stato a stato nasce sulla disuguaglianza che non risulta sanabile.
    E allora se non puoi vincerli devi unirti a loro, il sud italia deve competere con l’est Europa ed il nord italia con la Germania, senza pagare i balzelli del sud.

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  • giamps78 17:41 il 10 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Ironlev: La levitazione magnetica. qualche suggerimento di modifica al Progetto 

    A.p.
    Mentre cercavo di postare questo articolo su internet ed ero seduto tranquillamente su una panchina di marmo del centro storico, mi si è avvicinato un poliziotto della volante 1 della questura di belluno, per chiedermi i documenti,proprio a me, ferma la macchina e ci sono altre 7 o 8 persone a li ferme sulle panchine ma lui punta me.
    Lo riconosco , è sempre il solito che mi ha puntato altre volte, invece di prendere ladri,farabutti e spacciatori si fermano per me,ero chiaramente indispettito sentendomi preso di mira.
    Bene,ora ho una denuncia penale, chiusa parentesi.

    Ironlev è un rivoluzionario sistema che permette di far lievitare dei treni grazie a dei magneti permanenti,senza che sia utilizzata energia elettrica,e quindi a differenza dei treni giapponesi che sfrecciano a 600 km/h ha un costo notevolmente inferiore.
    Dice un tal ghirotto, che ironlev è in grado di far andare sui binari perfino un automobile priva di ruote,facendola lievitare.
    Ora farò una serie di supposizioni:
    Se invece di puntare a sollevare le automobili si puntasse a togliere loro solamente 200 o 300 kg di peso,evitando così di togliere loro le ruote?
    Così facendo il mezzo avrebbe un peso inferiore e dunque inquinerebbe e consumerebbe di meno.
    Supponiamo che un sistema del genere venga messo su un’autostrada,con i magneti messi sotto l’asfalto in modo tale da risultare del tutto invisibili.
    e già che ci siamo magari si può supporre di avere messo su quello stesso asfalto anche una ricarica elettrica ad induzione, in modo che le auto elettriche possano percorrere centinaia di km e uscire dall’autostrada ancora cariche..
    Chi fa l’investimento sa che poi l’utente ottenendo un risparmio nel carburante sceglierà ancora quel servizio anche se il prezzo è più alto.
    Supponiamo ora di avere un tratto di un solo km 1 km dove è applicato questo sistema.
    Lo ricordo,i magneti sono permanenti, non serve energia elettrica per ridurre di 200 kg il peso del mezzo.
    Supponiamo in quel km di portare la velocità del mezzo da 30 km orari a 150 km orari, ed evidentemente avendone un risparmio di carburante rispetto allo tesso tratto di strada privo di questo sistema.
    Ora però,se esco gradualmente da quel km, la mia velocità è ancora di 150 km orari, non ho una restituzione retroattiva di quanto precedentemente risparmiato, ho solo un fabbisogno maggiore per mantenere tale velocità.
    cioè un ritorno alle condizioni “normali” di consumo.
    C’È però una differenza, sto viaggiando a 150 km orari ( s fosse un volano sarebbero giri al minuto) e se suppongo di avere un sistema per il recupero dell’energia in frenata, recupererò maggiore energia.
    Diciamo che in similitudine questo sistema è paragonabile ad una salita ed una discesa, con maggiore e minore sforzo, maggiore e minore velocità, ma se avessi una lunga discesa il recupero dell’energia in frenata lavorerebbe a pieno regime.
    Inutile continuare, credo che il concetto sia già abbastanza chiaro.
    Sia tramite magneti permanenti sia tramite quelli non permanenti,con una corrente che varia a seconda del peso del singolo mezzo da sollevare, secondo quanto prestabilito attraverso un software, si possono elaborare sistemi per un efficentamento.
    In questo caso però non credo si possa ancora parlare di motore magnetico.

     
  • giamps78 12:07 il 6 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Economia e pensioni: interessanti dialoghi avuti sui social network 

    pubblico alcuni interessanti dialoghi che ho avuto con vari interlocutori nei social network

    Interlocutore 1: Ma una pensione uguale per tutti,nella fiscalita’ pugenerale come per la sanita’,
     e se la vuoi plus te la paghi e la Scarichi!?

     

    Risposta: Quello che dici prevede una diminuzione netta di contributi versati da chi guadagna molti soldi.
    Oggi le pensioni sono diverse perché c’è chi versa di più con il contributo e chi ottiene più di quello che ha versato con il retributivo.
    Se tutti avessero la stessa pensione tutti verserebbero la stessa quota di contributi all’INPS ed il risultato è un ammanco di decine e decine di miliardi di euro in versamenti da parte di chi oggi sta mettendo molti soldi nel baraccone dell’inps che gli restituirà quasi nulla di tutto ciò che ha versato.
    Paradossalmente chi avrà versato contributi per una pensione più alta avrà pagato molto di più di quelli ma riceverà una pensione uguale a chi non ha versato contributi.
    Credo che questo sia il massimo dell’ingiustizia pertanto dal giorno dopo pagheranno contributo minori per ricevere pensioni minori e questo diminuirà le entrate dell’INPS creando un considerevole ammanco.
    I più ricchi sarebbero comunque contenti di questo discorso, verserebbero meno e si farebbero la pensione privata che avrebbe dei rendimenti eccezionali se confrontati con quelli che oggi offre la pensione obbligatoria.
    Non facciamoci trarre in inganno dal vecchio sistema retributivo, chi avrà pensioni più alte con il futuro sistema contributivo avrà versato molto ma molto denaro all’INPS,quindi i più. Ricchi con il contributivo sono già parecchio penalizzati dispetto ad una qualsiasi pensione privata.
    E visto l’almanco dell’INPS, più poveri da chi prenderebbero i contributi per ricevere la loro pensione mensile che sarà uguale per tutti?
    Da nessuno…

    Ecco l’articolo scritto mesi fa sullo stesso argomento:
    https://giamps78.wordpress.com/2016/04/26/11229/

     

    interlocutore 2:”Se vengono erogate pensioni da 1000 euro i prezzi aumenterebbero”
    Teniamo i poveri per calmierare i prezzi ?

    risposta: No no, non c’è nessun errore, si chiama legge della domanda e dell’offerta.
    Se qualcuno può venderti qualcosa ad un prezzo più alto e da che tu ne hai bisogno alzerà quel prezzo fin quando tu farai a meno di comprarlo, a quel punto sarà costretto a ridurlo.
    Quando Berlusconi portò le pensioni minime a 500 euro e siamo entrati nell’euro i prezzi sono raddoppiati.
    Perché è successo solo da noi?
    Perché noi siamo stati abituati alla svalutazione della lira che portava all’aumento dei prezzi a causa delle materie prime importate in dollari.
    Non c’è nessun errore, le cose stanno così.
    Ora, il costo della vita e del lavoro determinano il valore della moneta.
    Quanto vale 1 euro?
    La moneta euro ha lo stesso valore in tutti gli stati dell’unione europea oppure è variabile da stato a stato?
    Evidentemente il valore dell’euro varia da stato a stato e questo perché a stati diversi corrispondono poteri d’acquisto diversi.
    In Germania ad esempio i beni dei supermercati costano il 20% in meno che da noi perché loro da decenni avevano l’abitudine nell’utilizzo di una moneta forte e all’entrata nell’euro per loro non è cambiato nulla.
    Invece in Italia non è successo questo basti pensare al bollo auto nel passaggio dalle lire agli euro, la compravendita di abitazioni etc etc.
    Ma se il valore dell’euro è diverso tra stato e stato, in polonia che è nell’unione ma ha mantenuto perfino lo sloty un euro cale di più perché il costo della vita (carovita) è più basso.
    Una pensione da 500 euro in polonia corrisponde ad una pensione da 900 euro in Italia perché con gli stessi soldi raddoppi la spesa che puoi fare e compri il doppio dei beni mobili ed immobili.
    Si capisce che se aumentiamo a mille euro le pensioni minime il nostro carovita sale e questo rende più facile le delocalizzazioni in polonia, e aumenta il numero di disoccupati in Italia, oltreché il debito pubblico e questo significa ulteriori tagli sociali mentre i prezzi aumenteranno e chi riceverà mille euro al posto dei 500 non arriverà comunque alla fine del mese e comprerà prodotti che nell’esempio sono polacchi perché costano meno.
    È un cane che si morde la coda.
    Vedi l’argomento di cui ho parlato altre volte denominato “livello di saturazione dei prezzi e dei salari”.
    Interlocutore 3:Con tutto il rispetto per le dovute eccezione, ma a me pare che SE compri italiano alimenti lavoro nero e schiavitù.

    gli domando: Secondo te all’estero guadagnano più di 5 dollari all’ora?!?

    Interlocutore 3: molto meno di 5 dollari l’ora, ma non hanno la nostra pressione fiscale e tutto costa in proporzione

    risposta:capisci che qualcosa non funziona?
    Uno che viene pagato in Italia 10 euro con i voucher viene considerato giustamente come uno schiavo mentre chi lavora all’estero e guadagna la metà, 5 euro, dove non ci sono regole del lavoro e sindacati, grazie al minor costo della vita diventa quasi un benestante.
    Se quel prodotto creato all’estero può arrivare qui senza barriere allora non ci si può lamentare se poi le aziende italiane sono costrette ad assumere lavoratori in nero per stare dentro nei costi.
    Io credo che il mondo della finanza su tutto questo ci marcia ma non da ieri o dalla crisi economica del 2007 ma da moltissimi decenni.
    È quasi una bestemmia parlare di imprese poco competitive in Italia.

     

     
  • giamps78 11:37 il 3 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il #jobsact di Matteo Renzi non solo non è utile è stato addirittura dannoso 

     

    Il jobs act di renzi è stato un
    fallimento completo…
    Si era detto: Eliminiamo completamente l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori (buona parte già eliminato dal governo presieduto da Mario Monti) ed in cambio riequilibiamo il tutto con gli incentivi alle assunzioni.
    Gli incentivi alle assunzioni sono durati solo 3 anni e poi sono stati eliminati da quello stesso governo.
    Risultato?
    C’È in corso un drogaggio del mercato dove i più lesti hanno assunto a tempo indeterminato persone che erano già assunte presso le stesse aziende con contratti a termine  e mano a mano che finiscono i 3 anni dall’assunzione finiscono anche gli incentivi.
    L’incentivo all’assunzione doveva riequilibrare il maggiore costo a cui le aziende dovevano far fronte in caso di licenziamento.
    Tale licenziamento oggi può avvenire anche senza giusta causa e per meri motivi economici non riguardanti una crisi ma una semplice diminuzione del profitto o addirittura la possibilità licenziando di aumentare tale profitto.
    Cioè si sono creati nella stessa azienda lavoratori di serie A, chi cioè risultava già assunto prima del jobs act che ha mantenuto il suddetto l’articolo 18, e chi invece è stato assunto dopo questa riforma che può essere licenziato in qualsiasi momento ed il tutto si risolve con l’azienda che paga qualche mensilità l’azienda al lavoratore secondo lo schema delle “tutele crescenti”.
    Non c’è stato alcun riequilibrio perché al venir meno della tutela sul reintegro e al venir meno degli incentivi, si corrispondono delle mensilità che aumentano il costo del lavoro per l’azienda rispetto ai contratti a tempo determinato,ovvero quelli che hanno una data di scadenza prestabilita e che non hanno ne tutele ma nemmeno mensilità da pagare se viene interrotto il rapporto di lavoro.
    Fatti due conti si vede come il jobs act che inizialmente era stato pensato come “contratto UNICO a tutele crescenti” abbia peggiorato la situazione precedente favorendo ancor di più l’uso dei contratti a termine, che è l’opposto delle intenzioni iniziali del governo presieduto da Matteo renzi che ogni mese anzi ogni settimana sbandierava contro i gufi l’aumento dei contratti a tempo “indeterminato”.
    Indeterminato tra virgolette perché non c’è più una data di scadenza ma lascia precari i lavoratori.
    È una specie di furbata linguistica degna di un venditore di pentole.

    Purtroppo non ho a disposizione quelle slide utilizzate da renzi che certificavano un +300% di contratti a tempo “indeterminato” e nemmeno lui ha interesse a tirarle fuori visto che il 97% dei nuovi contratti è a tempo determinato contro il solo 3% di quelli “a tutele crescenti”.
    Tra l’altro hanno fatto pure una modifica al conteggio degli occupati e ora bastano poche ore di lavoro per non essere più considerati disoccupati.
    Si vadano a vedere le dichiarazioni di Silvio Berlusconi negli anni successivi alla legge Biagi: Mentre l’euro raddoppiava i prezzi e diventavamo tutti più poveri perdendo competitività e c’era questo canto del cigno dove le case venivano vendute al doppio del prezzo in lire, ed il terzo settore vedendo maggior profitto assumeva persone, lui parlava di record nella diminuzione della disoccupazione grazie alla  sua legge sul lavoro.
    Si è visto qualche anno dopo quanto valeva la sua legge: Praticamente zero visto che quell’euro forte che dicevano calmierasse il prezzo degli energetici importati ci ha quasi fatto fallire e ci ha portato al tasso di disoccupazione record a due cifre.
    Ovvio che l’economia dimostri una certa lentezza nell’assorbire le modifiche ai parametri fondamentali di uno stato e questi meccanismi lavorano piano, goccia dopo goccia, anno dopo anno, ma sono inesorabili.
    Abbiamo un renzi che sta utilizzando una legge sbagliata e vedremo poi essere incostituzionale per vantarsi dell’aumento dei posti di lavoro che ci sono in tutta europa grazie al cambio monetario dell’euro che si è deprezzato del 30% sul dollaro al quale sono collegati con cambi quasi fissi alcune monete mondiali come quella cinese che viene usata da miliardi di persone.
    Un euro arrivato a quota 1,60 dollari che poi è tornato come nel 2002 a valere 1,05 per poi tornare rafforzarsi fino a quota 1,20 dollari.
    Ora è chiaro che se un turista ha da fare una scelta su dove passare le vacanze e vede un prezzo più basso del 30% rispetto all’anno prima magari è più propenso a venire in Europa.
    Stesso dicasi per le merci vendute che costando meno sono maggiormente appetibili, mentre quelle importate lo diventano meno.
    Contestualmente il prezzo del barile di petrolio è passato dai 140 dollari ai 35 dollari per poi oggi esser e intorno ai 50.
    È chiaro che questo ha favorito la crescita quantificabile in italia in almeno 10 miliardi di euro annui mentre ha mandato quasi in fallimento gli stati che il petrolio lo esportano.
    La banca centrale europea ha momentaneamente ridotto il differenziale tra i tassi d’interesse di Germania e sud Europa e in 3 anni ha prodotto dei risparmi consistenti nei bilanci pubblici, risparmi che sono stati utilizzati dal governo renzi per delle inutili prebende a scopo elettorale nella speranza di piegare anche la costituzione della repubblica alle sue volontà su un testo illeggibile ai più che avrebbe fatto rivoltare nella tomba i padri costituenti, ma fortunatamente gli è andata male e si è dovuto dimettere malgrado abbia tentato di farlo approvare perfino con un quesito truffa in stile “viva la mamma, sei favorevole o contrario?” (citazione rubata a Pierluigi bersani).
    Altro che divergenze di tipo personale e rancore nei confronti del povero Matteo, cavoli ha chiesto il voto di fiducia sulla legge elettorale scritta con i piedi ed ha cercato un colpo di mano governista su una riforma costituzionale con la beffa dei colloqui con Berlusconi avvenuti sotto il quadro di Berlinguer!
    Forse è renzi che prova rancore verso l’ordine costituito che tenta di rottamare a colpi di super-canguri e voti di fiducia.
    Ma torniamo al jobs act, che risulta essere sub iudice visto che il licenziamento economico senza giustificato motivo va contro l’articolo 1 della costituzione, vedremo cosa succederà con le sentenze ora che la questione credo sia arrivata alla corte costituzionale, magari finirà come con l’italicum e sarà cassato anche il jobs-act.
    Nel frattempo il tribunale per i diritti umani di Strasburgo ha indirettamente fatto a fette i decreti attuativi nelle parti riguardanti lo “spionaggio” dei lavoratori da parte delle aziende e il reintegro dei lavoratori sentenziando che un’azienda rumena deve reintegrare un lavoratore licenziato dopo che l’azienda ne aveva spiato mail e telefonate.
    Vedremo cosa succederà di questa schifezza chiamata jobs-act approvato con voto di fiducia parlamentare e contenente deleghe in bianco per i successivi decreti attuativi.
    Fortunatamente pare che il governo abbia cominciato a dar ascolto ai “gufi” cioè a quelli che fin dal primo istante hanno detto che tale legge non avrebbe funzionato e che finalmente abbia deciso di far costare di più i contratti a tempo determinato utilizzando quelle risorse per far costare meno i contratti a tempo “indeterminato” poca cosa rispetto a tutto il resto del Jobs act, ma meglio tardi che mai e piuttosto che niente!
    Ci risiamo purtroppo con l’arrivo di un altro bonus, stavolta il bonus giovani che renderà impossibile la già difficile vita del 30-40-50enni,che sono i primi in futuro a non avere una pensione, che non trovano lavoro, invece di fare il bonus assunzioni per i disoccupati di lungo periodo,che comprenderebbero anche parecchi giovani, rendono ancora più difficile la situazione fomentando ulteriormente lotte di classe per età, come se i 40enni disoccupati avessero i diritti che hanno avuto i loro padri e non invece gli stessi, pochi diritti, che hanno i guovani.
    Questo perché avendo la coscienza sporca cercano di dire che hanno fatto qualcosa per i più giovani, dopo l’inutile bonus di 500 euro ai 18enni , tra l’altro usato solo dal 50% degli “aventi diritto”.

     
  • giamps78 23:34 il 30 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Abolire le pensioni minime, i 20 anni minimi di contributi, l’età minima di pensionamento 

     

    La riforma fornero è una pataccata indicibile,cosi i successivi tentativi di modifica.
    L’introduzione dei 20 anni di contribuzione minima per poter ottenere una pensione è una vaccata che apre ad incongruenze che hanno dell’inverosimile e premia ancora una volta, come sempre, i più furbi.
    Intanto non è vero che è stata la legge Fornero ad inserire l’aumento dell’età di pensionamento in base all’aspettativa di vita dando all’istat il potere di alzare le pensioni.
    Non è stata la legge Fornero ma è stato il governo Berlusconi per iniziativa di giulio Tremonti.
    Ed i grafici dei risparmi sono stati fatti allora e poi non sono stati mai aggiornati.
    Difatti l’inserimento della contribuzione minima di 20 anni per poter accedere alla pensione determinerà in futuro dei risparmi pesanti, che non sono stati correttamente calcolati.
    A tal proposito io credo che non siano stati calcolati perché tra poco tempo troveranno un costoso escamotage a quei 20 anni tramite i contributi figurativi, quindi tale calcolo dei risparmi, che oggi è errato per difetto, tornerà al pareggio.
    Errore per errore e si appianerà il tutto.
    Un sacco di persone lavoreranno magari solo 18 anni e saranno totalmente senza pensione e queste cifre non sono inserite correttamente nelle stime dei risparmi di spesa.
    Poi ci penserà Berlusconi a regalare contributi figurativi alle casalinghe per far avere loro la pensione minima di 500 euro.
    500 euro che in futuro diventeranno 600, vanificando quindi tutti i discorsi che stanno facendo in questi giorni boeri e Poletti sulle future pensioni dei giovani.
    I giovani di oggi in futuro potranno andare in pensione con il contributivo solo se la loro pensione risulta essere almeno una volta e mezzo quella minima, cioè 1,5 moltiplicato per 500 euro.
    Oggi discutono l’abbassamento di quell’1,5 al 1,2 e dicono di garantire così 600 euro ai futuri pensionandi.
    Peccato che quando saranno alzate le pensioni minime, e sicuramente succederà così come è successo nel 2002, alla fine quell’1,2 equivarrà a quell’1,5 in termini assoluti, con una differenza: Le casalinghe avranno 20 anni di contributi minimali, probabilmente in buona parte figurativi, invece altri avranno magari 35 anni di lavoro ed una pensione solo di 1,5 volte superiore ed ha versato contributi veri a quelli che oggi ricevono una pensione per buona parte retributiva.
    Io credo che mascherare questa realtà dipingendo un qualche cosa di irrilevante come una garanzia per la pensione dei giovani sia l’ennesima presa in giro messa in atto dalla propaganda renziana, ma le bugie hanno le gambe corte ed un domani tutte queste incongruenze saranno evidenti.
    Invece la cosa giusta da fare è semplicemente quella di eliminare le pensioni minime, eliminare la quota dei 20 anni da lavorare per poter accedere al pensionamento ed eliminare l’età minima di pensionamento con il sistema contributivo.
    Chi ha lavorato 10 anni (in Italia) e vorrà andare in pensione a 61 anni riceverà la pensione totalmente calcolata con il retributivo.
    Se questa pensione è di 150€ poco importa perché eventualmente c’è la parte assistenziale,che non è previdenziale che andrà verificata con il modello ISEE , potrà implementare a 500€ la pensione.
    Attenzione che ricevere una pensione da 150€ dà  comunque molti diritti tra i quali la reversibilità della pensione del coniuge.
    Ovviamente non possiamo fare i furbetti come si fa oggi quando si abbassano gli indici di trasformazione delle pensioni retributive.
    È vero che chiunque potrà andare in pensione quando vorrà. Ma ricevendo il giusto e non invece qualcosa che non è stato versato, ma chi lavorerà per più anni dovrà avere un indice di trasformazione più elevato ma sempre con riferimento non agli anni di contribuzione ma alla cifra versata.
    È chiaro che chi versa 18 anni di contributi non può rimanere totalmente senza pensione e che chi non versa nulla ma riceve le tutele dei versamenti fittizi non può andare a prendere 500 euro al mese mentre chi lavora per 35 anni ne riceve 800.
    Qualcuno può domandarsi: Ed i lavori usuranti?
    Si deve agire anche qui sull’indice di trasformazione in base al numero di anni in cui si svolgono le varie mansioni e poi si fa una media e poi come accade per tutti quanti si sceglie la propria data di pensionamento senza avere età minima richiesta.

     
  • giamps78 06:57 il 24 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il Ministro Poletti si è accorto che il “bonus giovani” sarebbe discriminatorio 

    Finalmente il ministro Poletti si è accorto che ci può essere una discriminazione legata all’interno della sua proposta di decontribuzione per i giovani neo-assunti.
    Meglio tardi che mai, a farlo ragionare è stata la regolamentazione europea, ma ci si poteva arrivare ugualmente con un pochino di buon senso…
    Strano che mentre stanno finendo i “bonus poletti” elargiti negli anni precedenti ai neo assunti di tutte le età, dopo aver evitato di rifinanziare quello strumento che era stato comunque pensato male, ora ci si riprova con i giovani.
    Qui non si stanno creando posti di lavoro ma si sta utilizzando lo stato di diritto per discriminare chi ha più di 29 anni e chi ne ha meno, facendo ancora una volta qualcosa che non durerà nel tempo ma serve solo per farsi belli.
    Non si creano posti di lavoro perché è solo il quantitative easing della banca centrale europea che in questo momento li sta creando, mentre questo governo è come un parassita su azioni che provengono da altre parti.
    A meno che non si pensi che il l’indebolimento dell’euro sul dollaro con il passaggio da 1,40 a 1,06 (oggi risalito a 1,18) non abbia significato nulla per l’economia.
    O anche il passaggio del barile di petrolio da 140 dollari a me o di 40, che ha lasciato in mano agli italiani oltre 10 miliardi di dollari annui malgrado l’ulteriore aumento della tassazione.
    Giuliano Poletti inoltre dice “no ai furbetti, vogliamo più occupati non uno scambio tra chi parte e chi arriva”.
    Si perché forse si è accorto che il suo precedente bonus sui neoassunti conteneva qualche “vizietto” di forma.
    Si perché in molti avevano cercato di avvertire il ministro 3 anni fa dicendo che il suo bonus permetteva a delle aziende di avere la detassazione semplicemente con un cambio di contratto, addirittura licenziando persone per poi riassumere le stesse, o altre.
    Bene, 3 anni dopo il ministro si è accorto di tutto questo, non siamo più dei gufi, evidentemente la ragione era da questa parte, come molte altre volte.
    Chi era il gufo, ora che si vedono le impietose statistiche sui contratti a tempo determinato rispetto al fallimentare contratto (unico!) a tutele crescenti?!?
    E tutte le proposte fatte allora valgono allo stesso modo oggi: Il conteggiare il dare avere di ogni singolo lavoratore per evitare che ci sia gente che se ne approfitta (giovani o meno giovani) ed altri che rimangono del tutto senza.
    Altresì c’è l’esigenza che la detassazione sia universale, e che i posti di lavoro siano effettivamente stabili.

    Ecco perché le aziende dovrebbero restituire rispettivamente il 100%, il 75%, il 50% e il 25% del bonus nel caso in cui il contratto di lavoro abbia durata inferiore a 1, 2, 3 o 4 anni.
    Se ad esempio un lavoratore lavora in un’azienda per 6 mesi, verrà erogato il bonus ma poi l’azienda dovrà restituirlo per intero.
    Se invece che sei mesi sono 16 mesi allora ne dovrà restituire il 75% e così via fino al superamento del quarto anno, momento in cui il bonus non dovrà più essere restituito.
    Dal quarto anno in poi dovrebbero tornare alcune delle regole presenti nell’ex articolo 18 dell’ex statuto dei lavoratori, per evitare licenziamenti economici senza che prima non vi sia stata tutta la trafila fino ad arrivare ai contratti di solidarietà, nonché i licenziamenti collettivi, uniformizzando piccole e grandi imprese.
    Le risorse si possono trovare nel dare-avere dei lavoratori, in quanto molti abusano di soldi pubblici per arrotondare lo stipendio e oltretutto lavorano anche in nero.
    L’assegno di disoccupazione dovrebbe ricalcare il modello delle assicurazioni private, chi più ne ha bisogno più dovrà versare nei mesi in cui lavora senza però poter andare sotto la soglia minima di 25 mila euro.
    In base al livello di questa soglia si alzano di più o di meno le trattenute al singolo lavoratore, indipendentemente dal tipo di contratto.
    Questo produrrà ingenti risparmi alle casse dello stato e si potranno abbassare le tasse a tutti i lavoratori migliorando la competitività del sistema.
    Totalmente assurda è poi la detassazione sui premi o sulla “produttività” ho spiegato altre volte come questo sia solo uno stratagemma burocratico per evadere le tasse.
    Meglio prendere quel soldi e distribuirli in detassazioni uniformi piuttosto che rendersi ridicoli permettendo perfino la detassazione dei premi ai calciatori milionari.
    C’era l’altro ministro calenda che oggi era quasi euforico nel dire che il suo bonus alle aziende “funziona perché è molto usato”.
    Ma per piacere, se dai una detassazione alle aziende dicendo di grattarsi il sedere con la ma o destra invece che con la sinistra ovviamente quelle si gratteranno il sedere con la ma o destra, ma da qui a dire che è utile grattarsi il sedere con una mano piuttosto che l’altra ce ne vuole!
    La sburocratizzazione passa anche per queste cose qui,questi continui bonus,la necessita di assumere persone non per il prodotto creato ma per star dietro alla burocrazia incomprensibile, tutto questo ha un costo per l’azienda.
    Meglio eliminare questo ginepraio ed utilizzare quei soldi per diminuire il cuneo fiscale lato impresa a tutti gli assunti, anche ai non-neoassunti.

     
  • giamps78 16:59 il 9 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Gli errori di Boeri sulle pensioni future e proposta per uscire dalla crisi occupazionale 

     

    Tito Boeri non vuole capire che è finito tempo del “chi ha avuto ha avuto,chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato”.
    Il passato non si può scordare perché pesa su tutti gli italiani e si chiama debito pubblico con oltre 60 miliardi di euro di interessi ogni anno.
    Non vuole uscire dal vecchio di idee che vuole le pensioni fisse una volta ottenute.
    Non c’è più il posto fisso ma continuiamo ad distribuire la pensione fissa.
    Tito Boeri vuole porci davanti ad un bivio totalmente fasullo ed errato ed esclude le pensioni in essere dai suoi ragionamenti.
    Dice:”Se si andrà in pensione prima di 70 anni le pensioni saranno più basse”.
    Peccato che lui sia quello che ha fortemente voluto l’ape social, che sta mandando in pensioni delle persone a 61 anni senza alcuna riduzione della loro pensione che anzi erogata in pieno con la cessione del quinto per un debito che il pensionato fa le banche.
    Tali pensionati otterranno l’intera pensione senza tagli appena avranno terminato di pagare quel debito.
    Con quale faccia tosta l’inps continua a diminuire i coefficienti di trasformazione per il calcolo delle future pensioni contributive alle sole pensioni future e non anche a quelle che già sta erogando?
    Nelle statistiche che Tito Boeri osserva per stabilire l’innalzamento dell’età pensionabile ci sono oppure non ci sono le persone che già sono pensionate?
    Cosa ne sanno Boeri & company dell’allungamento dell’aspettativa di vita di chi oggi ha 30 anni?
    Nulla,si presuppone che siccome gli attuali anziani vivono di più anche i futuri anziani vivranno di più, ma questa è solo un’ipotesi.
    Cosa ne sapete voi se gli attuali 30 o 40 enni sono più o meno cagionevoli di salute rispetto agli attuali 70 enni?
    Non lo si sa, lo si immagina.
    Per fare queste statistiche si tiene conto o non si tiene conto dei 70 enni?
    E come mai se si tiene conto dei 70 enni nell’allungamento dell’aspettativa di vita le loro pensioni non diminuiscono?
    Fanno parte delle statistiche e quindi anche a loro deve diminuire la pensione così come diminuisce a chi deve ancora andare in pensione.
    Lo so è brutto,si perdono voti.
    Meglio fare l’offerta speciale per il coefficiente di trasformazione più alto che scade il 31,dicembre e quelli che arrivano dopo si beccano il coefficiente più basso, devono lavorare più anni e guadagnare anche di meno!
    La banda bassotti non avrebbe potuto fare di meglio…
    Voglio sapere perché se siamo tutti uguali non ci può essere per tutti il medesimo coefficiente di trasformazione indipendentemente dalla data di ottenimento della pensione.
    Troppo facile dire una grande bugia: In passato si andava in pensione prima perché si viveva di meno.
    È falso perché in passato c’era un cuneo fiscale inferiore, chi lavorava otteneva di più di quanto si ottiene lavorando oggi e pagava contributi in percentuale sulla busta paga inferiori a quelli che sono pagati oggi.
    Sfortunatamente le bugie di Boeri hanno le gambe corte ed il futuro vedrà parecchia gente arrabbiata.
    Vedremo chi avrà ragione tra 15 anni, se le scemenze dette da qualche uomo politico che vuole approfittare della situazione attuale o la verità di conti disastrati e di in fallimento dello stato unitario.
    Non si vogliono ricalcolare le pensioni pensioni retributive?
    Si alzino le tasse sulla parte retributiva delle pensioni e si faccia una tassazione progressiva alla parte contributiva, più alta per chi ha avuto un coefficiente di trasformazione più favorevole.
    Tasse più alte e progressive per le reversibilità date con il sistema retributivo a seconda del numero di anni di contributi.
    Una quarantina di miliardi che possono abbassare il cuneo fiscale lato impresa (per tutti i lavoratori non solo per i giovani neoassunti) per facilitare la creazione di nuovi posti di lavoro dall’anno prossimo, che nel contempo produrrà aumento delle entrate fiscali ed i contributi Inps a seguito dell’aumento dell’occupazione.
    Maggiore crescita significa diminuzione del debito pubblico, diminuzione del costo degli interessi sul debito e uscita dalla crisi.
    Qualcuno però potrebbe dire che il problema permane per il futuro.
    Ma gli interessi sul debito cumulati da qui al 2040 sono 10 volte quei 120 miliardi di buco che Boeri denuncia se si blocca l’innalzamento dell’età pensionabile.
    Se l’Italia non è credibile pagherà 500 miliardi di debito in più a fronte di 120 miliardi di risparmi denunciati da Boeri e dalla corte dei conti.
    E poi,come ho scritto in passato ed anche in questa occasione, se veramente il coefficiente fosse unico, cioè se una futura legge stabilisse nero su bianco che il coefficiente non è fisso ed invariabile nel momento in cui qualcuno va in pensione, tutti i calcoli fatti dall’inps sarebbero da rifare in quanto non bisognerebbe calcolare solo i futuri pensionati ma sarebbero calcolati anche quelli che ad esempio vanno in pensione nel 2020 nel ricalcolo del coefficiente del 2025.
    Quindi avremmo una prima parte odierna dove si lavora sull’imposizione fiscale, una seconda fase quella futura dove si dichiara che i diritti acquisiti non ci sono nel senso che la legge permette(per il futuro) di avere tutti i coefficienti di trasformazione “mobili” ovvero che si aggiornano mano a mano che aumenta l’aspettativa di vita senza dunque giocare al “chi prima arriva meglio alloggia”
    Ovvio che poi la ciliegina sulla torta sarebbe anche ina riforma costituzionale per risparmiare altri miliardi in doppie pensioni, vitalizi, pensioni bonus ai sindacalisti etc etc.
    Ma questo non si potrà fare in questa legislatura.

     
  • giamps78 17:23 il 8 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    La farsa sull’eliminazione delle pensioni “assistenziali” erogate all’estero 

     

    Per una volta sembrava portassero avanti azioni incisive per ridurre l’enorme e assolutamente ingiustificata spesa pensionistica.
    Sembrava…
    Il presidente dell’INPS Boeri ha chiesto al parlamento di intervenire sulla tematica delle prestazioni “assistenziali” erogate all’estero, quali le quattordicesime ma anche l’adeguamento a 500 euro delle pensioni minime.
    Alle camere hanno decisamente recepito il messaggio solo che ne è uscito come sempre un ragionamento deviato, astruso e privo del significato iniziale che ha come obbiettivo finale solo quello di “far pagare la parte assistenziale alla germania” per i pensionati che si sono recati in quel paese ed il continuare a pagare la parte assistenziale in tutti gli altri paesi che non erogano la parte assistenziale!
    Siamo all’assurdo, è qualcosa di incredibile, si fa qualcosa per danneggiare solo germania.
    Se questi geni non ci sono ancora arrivati faccio notare parte assistenziale della pensione EVIDENTEMENTE è TERRITORIALE, in quanto la territorialità è uno dei vincoli iniziali per ottenere l’assistenza e se viene a mancare la territorialità viene a mancare uno degli elementi  che hanno permesso l’erogazione dell’assistenza che quindi va sospesa. cioè essa viene erogata a chi è residente in italia tranne nei casi dove l’inps è obbligata a pagare e cioè nel corrispondere del denaro a causa della sottoscrizione di un contratto associativo allo scattare di una clausula in esso contenuta: Ad esempio sugli incidenti sul lavoro.

    Se l’inps deve pagare, dovrà continuare farlo anche se qualcuno va all’estero in quanto stava pagando una assicurazione INAIL ed è un suo diritto percepire tali somme anche uscendo dai confini italiani, dopo tale incidente sul lavoro.
    Ma l’adeguamento delle pensioni minime a 500 euro o la 14° (o l’assistenza ips ai preti che vanno all’estero) cosa c’è da spartire con tutto un infortunio inail?
    Nulla…
    Queste sono erogate come assistenza territoriale all’interno dello stato italiano, certo erogate alla persona, ma alla persona che abita in Italia..
    Questo è il senso dell’assistenza, assistenza a chi è residente in Italia e credo proprio che sia scritto nero su bianco nella legge che le ha istituite.
    Così come dall’estero un cittadino non ha i requisiti per chiedere l’erogazione di questa assistenza in italia, allo stesso modo non si può usufruirne quando si risiede all’estero anche dopo averne ottenuto l’erogazione, NON HA ALCUN SENSO GUARDARE SE NEGLI ALTRI PAESI È PRESENTE O MENO QUALCHE FORMA DI ASSISTENZA.
    È pur vero che quell’assistenza non deve essere totalmente eliminata eliminando così il diritto del cittadino, e se qualcuno ritorna ad essere residente in Italia potrà riavere indietro l’assistenza.
    Ovviamente questa mini-riformicchia non ha bisogno di coperture in quanto le pensioni all’estero sono erogate esentasse ed in molti paesi, tipo la germania di cui sopra, non sono in alcun modo tassate.
    Se fossero state tassate dallo stato italiano allora vi era necessità di coperture finanziarie dovute alle mancate entrate.
    Anche qui, non si capisce perché l’inps non trattenga la stessa cifra a tutti i pensionati ma li differenzi a seconda se vivono in Italia o all’estero.
    Ma se vivono all’estero sarà la stessa inps a versare le tasse al paese di destinazione dall’emigrato, ovviamente La.differenza resta in Italia.
    E poi non si capisce come si possa continuare ad erogare pensioni a persone che abbiano lavorato in Italia meno di tre anni e c
    Che poi vanno all’estero ricevendo esentasse la pensione senza magari neppure avere la cittadinanza italiana.
    Qui veramente si tratta di una truffa e dovrebbero indagare le forze dell’ordine.

     
  • giamps78 20:13 il 25 July, 2017 Permalink | Rispondi  

    Mogli di Berlinguer, Pertini, Almirante…restituiscano maltolto (se indebitamente percepito) 

    mogli di #Pertini, #Berlinguer, #Almirante…restituiscano maltolto (se indebitamente percepito)

    Reversibilità sui vitalizi,incredibile!
    Quando l’ho sentito pronunciare non credevo alle mie orecchie…
    A parte il fatto che Enrico Berlinguer sarebbe il primo a non volere che le mogli degli ex politici ricevano una reversibilità sui vitalizi…
    Ma poi in questo momento mi chiedo in base a quale norma l’inps ha eroga questa reversibilità.
    Si dirà magari: In base ad una legge dello stato, quella sulle pensioni, lì è prevista la reversibilità per il superstite e quindi si è applicata quella norma.
    Peccato però che i vitalizi per gli ex-parlamentari non risultano istituiti da leggi dello stato ma da delibere degli uffici di presidenza e a queste bisogna sono soggette in tutto e per tutto.
    Questo significa che se nelle delibere degli uffici di presidenza di camera e senato non vi sono riferimenti ad eventuali reversibilità su tali vitalizi evidentemente quei vitalizi non dovevano e non debbono essere erogati.
    Stiamo parlando di due normative differenti e l’una non comprende l’altra, la legge sulle pensioni non ha nulla a che vedere con la norma interna redatta e approvata dall’ufficio di presidenza fatta in base all’autonomia finanziaria delle due camere.
    Cioè, non si può creare i vitalizi tramite l’ufficio di presidenza e creare la reversibilità usando una legge ma deve essere una decisione dell’ufficio di presidenza a stabilire questo.
    Ergo, se veramente fosse questa la situazione l’inps o qualsiasi altro istituto pubblico abbia erogato tali denari lo ha fatto impropriamente e quindi deve andare a riprendere tali somme, dalla prima all’ultima.
    Tra i beneficiari ci sono mogli illustri, di Pertini, di Almirante, di Berlinguer…non ha importanza il cognome del marito, se c’è stato veramente un errore grossolano di questo tipo tali somme dovranno essere tutte restituite, ed n ogni caso immediatamente interrotte quelle nuove

     
  • giamps78 12:34 il 25 July, 2017 Permalink | Rispondi  

    Eliminare vitalizi e fare riforma costituzionale per dividere pensioni assistenziali da quelle retributive 

     

    Per abolire tutti i vitalizi per un totale di 500 milioni risparmiati ogni anno si deve dividere la riforma in 3 scaglioni.

    1)la proposta di legge primo firmatario Matteo richetti in discussione in questo momento alle camere deve contenere una sola riga che indica semplicemente l’abrogazione della legge peraltro approvata in questa legislatura e che riguarderà solo ed esclusivamente i futuri ex-parlamentari.
    La camera dei deputati ed il senato restituiranno i contributi versati agli attuali parlamentari e questi saranno liberi di versarli all’inps o ad alte entità private.

    2)si riuniscono alla camera ed al senato gli uffici di presidenza e in 15 minuti possono eliminare retroattivamente i vitalizi agli ex-parlamentari del passato.
    Nel frattempo la camera dei deputati ed il senato restituiranno i contributi versati dagli ex-parlamentari e questi saranno liberi di versarli all’inps o ad alte entità private, ma non riceveranno più alcun vitalizio.
    Che facciano ricorso e vediamo cosa dice la corte costituzionale.
    Come dicevo, la camera ed il senato hanno autonomia costituzionale di spesa e di regolamento, non è così per una legge dello stato dovesse applicarsi anche solo all’interno del parlamento sulla quale la corte costituzionale è più libera di agire.

    3)una riforma costituzionale elimina i vitalizi degli ex consiglieri regionali e in vista magari di una sentenza negativa della corte al punto precedente prevede l’abolizione retroattiva di ogni vitalizio anche per gli ex-parlamentari.

    Per quanto riguarda il punto 3, è inutile dire che il treno è già passato, che i rottamatori sono andati alla guerra con una riformicchia costituzionale che oltre a devastare l’impianto precedente illudeva di ridurre le spese dei partiti nelle regioni, norma comunque aggirabile dando rimborsi a singole persone ed in ogni caso senza incidere minimamente sui vitalizi.
    Cioè paghiamo 500 milioni annui degli ex parlamentari e quindi riduciamo i costi della politica eliminando la politica e portando i senatori ad essere 100 invece che 315.
    Benvengano 100, in svizzera c’è una delle due camere che ne ha di meno di 100 ma c’è anche il proporzionale puro con l’assenza di sbarramento.
    Incomprensibile avere 630 deputati, creati per dare rappresentanza a tutte le parti politiche in molti territori e avere contemporaneamente sbarramenti che rendono impossibile una distribuzione razionale.
    Pagare meno i politici, e permettere ai politici di rappresentare tutte le istanze dell’elettorato senza che chi ottiene più voti sia giudice sulle delle istanze di chi ne prende meno appaltando idee e seggi ed eliminando chi ha avuto voti veri dal popolo.
    Abbiamo 500 milioni di euro in vitalizi, se c’è da fare un risparmio è da qui che si deve cominciare.
    Ma sarebbe ideologicamente sbagliata una riforma costituzionale come quella del punto 3 che guardasse solamente a queste spese pazze.

    Sbagliato guardare solo ai vitalizi dei politici e non anche a tutti quelli che hanno ricevuto favoritismi con il sistema retributivo, le doppie e le baby pensioni, chi riceve reversibilità (calcolate tra l’altro con il vecchio retributivo) senza nemmeno 10 anni di matrimonio o convivenza dimostrabile.
    La riforma costituzionale delle pensioni può anzi deve abolire tutto questo e farlo retroattivamente con una sola riga e poi alla seconda riga si scrive: “tutte le prestazioni pensionistiche sono calcolate con il sistema di calcolo contributivo. La legge stabilisce i criteri per l’assistenza a coloro i quali avessero problemi economici a seguito del nuovo ricalcolo retroattivo delle pensioni in essere tenedo conto di quanto versato durante la vita lavorativa e di quanto già ricevuto, tenendo conto delle trattenute già effettuate su quelle prestazioni ed eliminando ogni trattenuta futura da ogni erogazione pensionistica.”.
    Stop, le pensioni minime sono assistenza perché chi le riceve non ha versato molti contributi o non ne ha versato affatto, e pure quelle di vecchiaia.

     
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