Updates from ottobre, 2017 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 14:50 il 13 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    #leggeelettorale: Il porcellum era veramente peggio del rosatellum 2.0? Io penso di no 

     

    Il porcellum a me piaceva perché ha permesso di fare a pezzi il bipartitismo del mattarellum e specificatamente il mattarellum applicato alla camera dei deputati, non quello applicato al senato perché privo di sbarramento e avente uno scorporo fatto bene.
    Ora però c’era in vigore il consultellum che aveva le preferenze al 100% al senato e nel 40% della camera dove c’erano i famosi 100 capilista bloccati.
    Quindi abbiamo un netto peggioramento,acuito dal fatto che il parlamento non ha potuto fare ciò che prescrive la costituzione tramite una procedura normale di approvazione della legge.
    Qui di normale non c’è nulla tranne l’arroganza renziana che oramai è la normalità.
    C’ERANO tante possibilità, il mattarellum applicato dal 1993 al 2006 al senato della repubblica, non aveva le preferenze nel 25% di proporzionale ma non aveva nemmeno liste bloccate visto che in quel 25% di proporzionale venivano eletti i miglior perdenti dei collegi uninominali.
    Tutto questo senza calcolare che un 36% di collegi uninominali senza scorporo  come nel rosatellum bis, equivalgono esattamente per numero di seggi ad un 75% di uninominale con lo scorporo come nel vecchio mattarellum del senato.
    In questo modo si sarebbe evitato il voto “a grappolo’ dell’uninominale sul proporzionale.
    Oppure in questo rosatellum con i nomi ed i cognomi dei candidati scritti in scheda elettorale, nella parte destra, potevano essere previste le preferenze.
    Queste non sarebbero state come le vecchie preferenze nelle quali l’elettore doveva scrivere nome e cognome con la matita, c’erano già scritti, questo avrebbe permesso di superare svariate criticità delle vecchie preferenze e avrebbe potuto funzionare anche senza voto disgiunto.
    Invece siamo alle solite, un parlamento eletto con liste bloccate incostituzionali vota contro la sentenza della consulta una legge che non contiene nemmeno una preferenza.
    Tutto questo fa semplicemente vomitare perché il prossimo anno ci ritroveremo in parlamento e di conseguenza poi in televisione tutte quella gente che nessuno voterebbe neanche con la pistola puntata alla tempia, e saranno li, ancora, altri 5 anni a far vedere quanto schifo fa la politica.
    Al porcellum ci ha pensato la corte che ha messo le preferenze, ed ora il nome è cambiato in consultellum, ora andiamo al voto con un’altra schifezza elettorale approvata alla camera con un voto di fiducia chiesto da un governo che è in carica grazie ad un premio di maggioranza incostituzionale.
    Un governo che ha chiesto la prima fiducia al parlamento dicendo che non voleva occuparsi della legge elettorale.
    Ora i renziani cercano di dare lezioni di responsabilità, dicendo che serve una legge omogenea, ma quando io lo dicevo a loro 3 anni fa ero gufo…
    Quando dicevo che l’italicum non andava bene perché non si doveva fare una legge elettorale per una sola camera?
    Quando dicevo di far entrare in vigore l’italicum solo dopo il referendum?
    Ero gufo anche quando dicevo che poteva vincere anche il no al referendum costituzionale, che un legislatore dovrebbe legiferare guardando non solo il proprio orticello e la propria propaganda facendo credere che si tratti dell’interesse generale.
    Avevo chiesto a Mattarella con una lettera aperta che gli avevo spedito di non firmare l’italicum perché valeva per una sola camera e ciò costituiva una problematica che lui doveva considerare.
    Tutto inutile, come ora queste considerazioni sul rosatellum bis, tutto inutile.

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  • giamps78 22:15 il 11 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    #Leggeelettorale: Mattarella blocchi l’#abortellum perché non rispetta l’uguaglianza del voto 

    uguaglianza del voto significa che a parità di voti la coalizione non può essere una discriminante.
    Se una forza politica ottiene il 3,5% dei consensi senza fare apparentamenti e  un’altra ottiene i medesimi voti ma risulta apparentata con una forza politica che magari ottiene zero voti, secondo il rosatellum bis, la prima lista che va da sola entra in parlamento mentre la seconda lista non ci entra in quanto lo sbarramento è del 10% per le coalizioni ed al 3% per le singole liste.
    Questo non è nemmeno ragionevole in quanto le coalizioni sono formate da singole liste e pertanto all’interno delle coalizioni devono valere gli stessi sbarramenti che valgono per le singole liste.
    Invece qui si dice che il 3% vale solo se non ci sono apparentamenti ed inoltre, se ci dovessero essere apparentamenti quel 3% non smette di esistere a favore del 10% ma diventa condizione successiva a quel 10%, ovverosia , se una coalizione dovesse superare quel 10% per ottenere seggi dovrebbe avere al proprio interno singole liste che superano il 3%.
    Quindi quel 3% continua ad esistere anche nelle coalizioni ma è utilizzato in maniera discriminatoria urtando evidentemente contro l’uguaglianza del voto che tra le altre cose dice semplicemente che a parità di voti corrispondono parità di seggi.
    Ma così non è perché la stessa soglia di sbarramento serve per discriminare le liste che prendono più voti da quelle che ne prendono meno,serve per discriminare chi ha deciso di fare un apparentamento con altre liste.
    Paradossalmente una lista del 9% può non ottenere seggi mentre una del 3% non solo li ottiene, ma si spartisce pure quelli che non ha ottenuto quella del 9%.
    Il 3% deve avere lo stesso valore per tutte le liste,se viene subordinato al 10% nelle coalizioni deve essere subordinato a quel 10% anche per le singole liste.
    Anche perché le singole liste sono in realtà coalizioni formate da singoli contrassegni che presentano candidati esattamente come le coalizioni formate da più di un contrassegno,quindi devono valere le stesse regole nel conteggio dei voti.
    Oppure,al contrario, il 3% deve essere sempre predominante,sia per singole liste,sia per coalizioni ,quindi anche sull’altra soglia del 10%, facendo entrare in parlamento qualunque lista superi tale soglia anche se risulta coalizzata e risulta non aver superato il 10%.
    Analisi simili potrebbero essere fatte su un arbitrario 1%, e non si capisce perché i voti sotto tale soglia dovrebbero essere conteggiati nel collegio uninominale, ma non nel collegio nazionale presso la medesima coalizione che con quei voti potrebbe ottenere dei seggi uninominali.

     
  • giamps78 09:39 il 5 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Perfino gli indipendentisti scozzesi dello SNP sognano di avere una costituzione come quella spagnola! 

     

    Se la scozia avesse a disposizione una norma come quella prevista nella costituzione spagnola che consente di chiedere la secessione con i 2/3 dell’assemblea locale, allora oggi avremmo una scozia già indipendente.
    Difatti lo scottish National party supera di gran lunga la percentuale del 66% e quindi, dopo il referendum sulla brexit, avrebbe già potuto indire autonomamente un secondo referendum, in maniera pienamente legittima, per distaccarsi dal regno unito.
    Invece è Londra a decidere se fare o di non fare quel referendum.
    Stiamo ragionando di due casi estremi, l’uno in scozia dove un referendum sull’indipendenza c’è stato ed è un fatto molto importante dal punto di vista democratico, l’altro dove comunque c’è una costituzione che permette una secessione ma solo se si supera una certa soglia.
    Un altro mondo rispetto a quello che succede in quasi tutto il resto del mondo.
    Sta di fatto che la soglia dei 2/3, come appena dimostrato, non è oggettivamente irrilevante anzi tutt’altro vale di più di quello che oggi è a disposizione in Scozia.
    Se se la sogna la scozia figuriamoci il resto del mondo!
    Non si può fare delle lotte per ottenere norme come queste che permettono l’indipendenza e dopo scavalcarle come tenta di fare adesso il governo catalano, così non si fa il gioco della causa secessionista nel mondo ma si guarda solo egoisticamente al proprio orticello creando un danno agli altri.
    Chi si dice democratico non può non rispettare questa soglia, chi si dice repubblicano non può far finta che questa soglia non esista, democratici repubblicani non possono che accettare sportivamente il mancato raggiungimento di quel 66% in assemblea.
    Attenzione, il 66% non degli aventi diritto al voto ma dei votanti, e non proprio il 66% dei voti perché in spagna c’è uno sbarramento naturale piuttosto elevato e probabilmente chi ottiene il 4 o il 5% resta fuori dall’assemblea.
    Questo significa che con un 63 o un 64% dei voti di supera il 66% dei seggi.
    Le forze che governano in Catalogna sono circa  al 49% dei voti e al 53% dei seggi, quindi basta una buona campagna elettorale fatta contro i partiti d’opposizione che sono vicini a non superare lo sbarramento per tentare una stoccata democratica.
    Ma per far questo servono nuove elezioni locali, come ci si arriva non è indifferente.
    Un conto è arrivarci perché il presidente catalano si è dimesso dopo le violenze ai seggi, altro conto  arrivarci dopo un commissariamento, con l’esercito nelle strade.
    I catalani sembrano più dei controrivoluzionari  antidemocratici, dunque probabilmente non si meritano l’indipedenza ed il re di spagna potrebbe addirittura modificare la costituzione eliminando la regola dei due terzi. Che è. Ora colato per qualsiasi paese indipendentista, ed invece in Catalogna viene ignorato totalmente.
    Anche perché, cosa succederebbe se la Catalogna ottenesse l’indipendenza dopo un referendum come quello visto domenica e senza aver ottenuto i due terzi dei seggi assembleari locali?
    Il giorno dopo qualsiasi città della nuova repubblica catalana si sentirebbe in diritto di autoproclamarsi indipendente dalla Catalogna, così come la Catalogna ha fatto con la Spagna.
    A quel punto che cosa farà la neo-costituita polizia catalana?
    Come reagirà ad una palese violazione della propria costituzione?
    Accetterà che singole citta si autoproclamino indipendenti e che magari dicano di voler tornare con la spagna oppure reagirà magari in modo peggiore rispetto alla reazione scomposta e violenta della polizia di Madrid di domenica scorsa?
    I catalani accetteranno che singole città tornino con la spagna dopo un referendum illegittimo?
    Io credo proprio di no!
    Ecco perché ci sono delle regole, e quella dei due terzi a me pare molto equilibrata e dovrebbe essere rispettata.

     
  • giamps78 11:37 il 3 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il #jobsact di Matteo Renzi non solo non è utile è stato addirittura dannoso 

     

    Il jobs act di renzi è stato un
    fallimento completo…
    Si era detto: Eliminiamo completamente l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori (buona parte già eliminato dal governo presieduto da Mario Monti) ed in cambio riequilibiamo il tutto con gli incentivi alle assunzioni.
    Gli incentivi alle assunzioni sono durati solo 3 anni e poi sono stati eliminati da quello stesso governo.
    Risultato?
    C’È in corso un drogaggio del mercato dove i più lesti hanno assunto a tempo indeterminato persone che erano già assunte presso le stesse aziende con contratti a termine  e mano a mano che finiscono i 3 anni dall’assunzione finiscono anche gli incentivi.
    L’incentivo all’assunzione doveva riequilibrare il maggiore costo a cui le aziende dovevano far fronte in caso di licenziamento.
    Tale licenziamento oggi può avvenire anche senza giusta causa e per meri motivi economici non riguardanti una crisi ma una semplice diminuzione del profitto o addirittura la possibilità licenziando di aumentare tale profitto.
    Cioè si sono creati nella stessa azienda lavoratori di serie A, chi cioè risultava già assunto prima del jobs act che ha mantenuto il suddetto l’articolo 18, e chi invece è stato assunto dopo questa riforma che può essere licenziato in qualsiasi momento ed il tutto si risolve con l’azienda che paga qualche mensilità l’azienda al lavoratore secondo lo schema delle “tutele crescenti”.
    Non c’è stato alcun riequilibrio perché al venir meno della tutela sul reintegro e al venir meno degli incentivi, si corrispondono delle mensilità che aumentano il costo del lavoro per l’azienda rispetto ai contratti a tempo determinato,ovvero quelli che hanno una data di scadenza prestabilita e che non hanno ne tutele ma nemmeno mensilità da pagare se viene interrotto il rapporto di lavoro.
    Fatti due conti si vede come il jobs act che inizialmente era stato pensato come “contratto UNICO a tutele crescenti” abbia peggiorato la situazione precedente favorendo ancor di più l’uso dei contratti a termine, che è l’opposto delle intenzioni iniziali del governo presieduto da Matteo renzi che ogni mese anzi ogni settimana sbandierava contro i gufi l’aumento dei contratti a tempo “indeterminato”.
    Indeterminato tra virgolette perché non c’è più una data di scadenza ma lascia precari i lavoratori.
    È una specie di furbata linguistica degna di un venditore di pentole.

    Purtroppo non ho a disposizione quelle slide utilizzate da renzi che certificavano un +300% di contratti a tempo “indeterminato” e nemmeno lui ha interesse a tirarle fuori visto che il 97% dei nuovi contratti è a tempo determinato contro il solo 3% di quelli “a tutele crescenti”.
    Tra l’altro hanno fatto pure una modifica al conteggio degli occupati e ora bastano poche ore di lavoro per non essere più considerati disoccupati.
    Si vadano a vedere le dichiarazioni di Silvio Berlusconi negli anni successivi alla legge Biagi: Mentre l’euro raddoppiava i prezzi e diventavamo tutti più poveri perdendo competitività e c’era questo canto del cigno dove le case venivano vendute al doppio del prezzo in lire, ed il terzo settore vedendo maggior profitto assumeva persone, lui parlava di record nella diminuzione della disoccupazione grazie alla  sua legge sul lavoro.
    Si è visto qualche anno dopo quanto valeva la sua legge: Praticamente zero visto che quell’euro forte che dicevano calmierasse il prezzo degli energetici importati ci ha quasi fatto fallire e ci ha portato al tasso di disoccupazione record a due cifre.
    Ovvio che l’economia dimostri una certa lentezza nell’assorbire le modifiche ai parametri fondamentali di uno stato e questi meccanismi lavorano piano, goccia dopo goccia, anno dopo anno, ma sono inesorabili.
    Abbiamo un renzi che sta utilizzando una legge sbagliata e vedremo poi essere incostituzionale per vantarsi dell’aumento dei posti di lavoro che ci sono in tutta europa grazie al cambio monetario dell’euro che si è deprezzato del 30% sul dollaro al quale sono collegati con cambi quasi fissi alcune monete mondiali come quella cinese che viene usata da miliardi di persone.
    Un euro arrivato a quota 1,60 dollari che poi è tornato come nel 2002 a valere 1,05 per poi tornare rafforzarsi fino a quota 1,20 dollari.
    Ora è chiaro che se un turista ha da fare una scelta su dove passare le vacanze e vede un prezzo più basso del 30% rispetto all’anno prima magari è più propenso a venire in Europa.
    Stesso dicasi per le merci vendute che costando meno sono maggiormente appetibili, mentre quelle importate lo diventano meno.
    Contestualmente il prezzo del barile di petrolio è passato dai 140 dollari ai 35 dollari per poi oggi esser e intorno ai 50.
    È chiaro che questo ha favorito la crescita quantificabile in italia in almeno 10 miliardi di euro annui mentre ha mandato quasi in fallimento gli stati che il petrolio lo esportano.
    La banca centrale europea ha momentaneamente ridotto il differenziale tra i tassi d’interesse di Germania e sud Europa e in 3 anni ha prodotto dei risparmi consistenti nei bilanci pubblici, risparmi che sono stati utilizzati dal governo renzi per delle inutili prebende a scopo elettorale nella speranza di piegare anche la costituzione della repubblica alle sue volontà su un testo illeggibile ai più che avrebbe fatto rivoltare nella tomba i padri costituenti, ma fortunatamente gli è andata male e si è dovuto dimettere malgrado abbia tentato di farlo approvare perfino con un quesito truffa in stile “viva la mamma, sei favorevole o contrario?” (citazione rubata a Pierluigi bersani).
    Altro che divergenze di tipo personale e rancore nei confronti del povero Matteo, cavoli ha chiesto il voto di fiducia sulla legge elettorale scritta con i piedi ed ha cercato un colpo di mano governista su una riforma costituzionale con la beffa dei colloqui con Berlusconi avvenuti sotto il quadro di Berlinguer!
    Forse è renzi che prova rancore verso l’ordine costituito che tenta di rottamare a colpi di super-canguri e voti di fiducia.
    Ma torniamo al jobs act, che risulta essere sub iudice visto che il licenziamento economico senza giustificato motivo va contro l’articolo 1 della costituzione, vedremo cosa succederà con le sentenze ora che la questione credo sia arrivata alla corte costituzionale, magari finirà come con l’italicum e sarà cassato anche il jobs-act.
    Nel frattempo il tribunale per i diritti umani di Strasburgo ha indirettamente fatto a fette i decreti attuativi nelle parti riguardanti lo “spionaggio” dei lavoratori da parte delle aziende e il reintegro dei lavoratori sentenziando che un’azienda rumena deve reintegrare un lavoratore licenziato dopo che l’azienda ne aveva spiato mail e telefonate.
    Vedremo cosa succederà di questa schifezza chiamata jobs-act approvato con voto di fiducia parlamentare e contenente deleghe in bianco per i successivi decreti attuativi.
    Fortunatamente pare che il governo abbia cominciato a dar ascolto ai “gufi” cioè a quelli che fin dal primo istante hanno detto che tale legge non avrebbe funzionato e che finalmente abbia deciso di far costare di più i contratti a tempo determinato utilizzando quelle risorse per far costare meno i contratti a tempo “indeterminato” poca cosa rispetto a tutto il resto del Jobs act, ma meglio tardi che mai e piuttosto che niente!
    Ci risiamo purtroppo con l’arrivo di un altro bonus, stavolta il bonus giovani che renderà impossibile la già difficile vita del 30-40-50enni,che sono i primi in futuro a non avere una pensione, che non trovano lavoro, invece di fare il bonus assunzioni per i disoccupati di lungo periodo,che comprenderebbero anche parecchi giovani, rendono ancora più difficile la situazione fomentando ulteriormente lotte di classe per età, come se i 40enni disoccupati avessero i diritti che hanno avuto i loro padri e non invece gli stessi, pochi diritti, che hanno i guovani.
    Questo perché avendo la coscienza sporca cercano di dire che hanno fatto qualcosa per i più giovani, dopo l’inutile bonus di 500 euro ai 18enni , tra l’altro usato solo dal 50% degli “aventi diritto”.

     
  • giamps78 13:21 il 2 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Dalla Catalogna potrebbe arrivare anche la soluzione del conflitto in Crimea 

    non ho mai mai letto la costituzione spagnola, per cui sono abbastanza ignorante in merito.
    Ma mi giungono notizie di un comma costituzionale che prevede la possibilità per le regioni che compongono la spagna di richiedere la secessione, ma solo nel caso in cui lo richiedano i 2/3 del consiglio regionale.
    Quello che è successo in questi giorni in catalogna è sbagliato.
    Nel consiglio regionale catalano gli indipendentisti si sono fermati al 55% dei seggi e dunque non avrebbero i due terzi.
    Un referendum consultivo, quindi privo di valenza giuridica ma pieno di valenza politica non si nega a nessuno anche perché la costituzione prevede la libertà di parola e di espressione prima ancora delle competenze legislative.
    Ma un referendum consultivo, quindi propositivo mi pare che ci sia già star nel 2010, mentre lo pseudo-referendum di ieri voleva essere qualcosa di diverso,voleva fare la secessione dalla spagna senza i2/3 dei seggi in consiglio.
    Ma i fattacci compiuti ieri ai seggi dalle forze di sicurezza di Madrid dal mio punto di vista hanno fatto propendere l’ago della bilancia verso la secessione.
    Quindi adesso il raggiungimento della soglia dei 2/3 a mio parere è più vicina ma il consiglio dovrebbe essere sciolto per fare nuove elezioni il più presto possibile.
    questa norma costituzionale che prevede il raggiungimento della soglia dei 2/3 è proprio carina, tanto che potrebbe applicarsi anche all’ucraina e alla Russia per risolvere il conflitto nato con l’annessione della Crimea dopo un referendum farsa.
    I termini dell’accordo tra Russia ed ucraina potrebbero essere i seguenti:
    Sia la federazione russa che l’ucraina, inseriscono nelle proprie costituzioni la possibilità di fare referendum secessionisti nel caso in cui a chiuderlo sia una maggioranza regionale dei 2/3.
    Entrambe si impegnano al mantenimento di tale norma e all’esecuzione sia in tutto il territorio russo che in tutto quello ucraino.
    D’altra parte perfino l’unione delle repubbliche socialiste sovietiche lo prevedeva e difatti è stato con un referendum che l’ucraina si è distaccata dall’URSS, e tra parentesi si votò anche in Crimea e in quell’occasione gli elettori di quella regione furono per l’uscita dell’Ucraina.
    Modificate entrambe le costituzioni, quella russa e quella ucraina, l’accordo può entrare in vigore, ma se una delle due dovesse cancellarla allora retroattivamente tutti i referendum sarebbero annullati.
    La Crimea ritorna ufficialmente sotto le bandiere dell’Ucraina e gli ispettori internazionali dovranno controllare la  validità sia del rinnovo del consiglio sia del successivo referendum che prevede la secessione.
    Stesso dicasi per le regioni addicenti.

     
  • giamps78 08:04 il 28 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    È incostituzionale il voto di fiducia governativo per approvare provvedimenti 

     

    La costituzione della repubblica italiana non ammette il voto di fiducia chiesto dal governo per approvare interi provvedimenti, ad esempio utilizzando la tecnica dei maxiemendamenti.
    Tutto questo è incostituzionale.
    Il voto di fiducia è obbligatorio ai sensi dell’articolo 94 della costituzione, per fare in modo che il governo possa insediarsi, e tale fiducia deve essere votata entro 10 giorni dalla sua formazione, ovvero da quando ha prestato giuramento presso il presidente della repubblica.
    L’articolo 94 è l’unico articolo della costituzione in cui si parla del voto di fiducia e guarda caso ne parla per indicare l’insediamento del governo, non certo per indicare l’approvazione di leggi tramite tale voto magari usando i maxi emendamenti.
    Anzi, nello stesso articolo al terzo comma si dice che “il voto contrario di una o di entrambe le camere su una proposta del governo non importa l’obbligo di dimissioni” non si intende minimamente parlare di “voto di fiducia”, che non esiste nel nostro ordinamento se non al momento dell’insediamento.
    D’altra parte, accadrebbe l’esatto opposto, se vi fosse un voto contrario ad un “voto di fiducia” vi sarebbe l’obbligo di dimissioni, evidentemente perché verrebbe me o il rapporto fiduciario.
    Ma questo è esattamente il contrario di quello che la costituzione prevede al terzo comma appena descritto.
    Difatti qui si utilizza un fantomatico foto di fiducia, e lo si trasforma in “proposta del governo” mentre queste parole non hanno questo significato ma intendono quanto poi spiegato nei successivi articoli della costituzione,il governo può presentare disegni di legge alle camere, e l’articolo 81 nel quale si dice che il governo presenta i bilanci ed i rendiconti consuntivi.
    In poche parole per “proposta del governo” non si intende la richiesta del voto di fiducia, ma semplicemente dei testi che il.governo presenta alle camere e che possono essere bocciati.
    Questo non comporta le dimissioni del governo.
    Il governo deve dimettersi se viene approvata mozione di sfiducia, che è opportunamente prevista.
    Ma non è previsto alcun voto di fiducia che il governo può chiedere…
    Quindi nessun provvedimento può essere approvato tramite un voto di fiducia che ribadisco ancora una volta,non esiste se non per l’insediamento del governo.
    Il fatto che un governo riceva la fiducia NON PERMETTE AL GOVERNO DI AVERE CARTA BIANCA CON I SUOI MAXI EMENDAMENTI.

    Si continua a fare qualcosa che la costituzione non permettendo fare.
    Anzi, dice l’esatto opposto: Il governo non deve dimettersi se viene bocciata una sua proposta,evidentemente non con un voto di fiducia che non è permesso.
    Si continua a ritenere erroneamente che il fatto di avere la fiducia dalle camere permetta al governo di scrivere le leggi impedendo la presentazione degli emendamenti, ma tutto questo più che falso è sovversivo.
    Il governo non può approvarsi le leggi tanto è vero che l’articolo 76 lo specifica, la funzione legislativa non può essere delegata al governo.
    L’articolo 72 afferma poi che le leggi devono essere approvate articolo per articolo, e questa è indiscutibilmente “la procedura normale di esame e di approvazione delle leggi” descritta nell’ultimo comma dello stesso articolo dove c’è anche la lista delle materie nelle quali non è possibile derogare a questo principio.
    E nella lista sono presenti le leggi costituzionali, elettorali, delegazione legislativa,approvazione bilanci ecc. ecc.
    Significa che per queste leggi l’approvazione deve avvenire articolo per articolo.
    Non si paventa un voto di fiducia governativo,perché come spiegato in precedenza la costituzione non lo ammette, e tantomeno  si paventa un maxi emendamento che riscrive l’intero testo ad esempio sulla legge elettorale o sulla finanziaria che devono essere approvati articolo per articolo ai sensi del già citato articolo 72 primo comma della costituzione.
    L’articolo 72 nei commi intermedi permette invece una “sotto specie” di voto di fiducia, che però non riguarda solo il governo, in quanto anche il parlamento può chiedere di arrivare subito all’approvazione finale un testo con le sole dichiarazioni di voto.
    Ma innanzitutto questo può accadere solo su delimitate materie, e quindi evidentemente quelle escluse dal successivo ultimo comma dell’articolo 72 già citato in precedenza (leggi costituzionali,elettorali,di bilancio) e su un testo che evidentemente è immodificabile ma non è un emendamento bensì trattasi di un testo base della commissione.
    Non esiste in natura un maxi-emendamento del governo che riscrive l’intera legge sulla quale viene posto un fantomatico voto di fiducia magari in materia elettorale, di bilancio o di delega legislativa.
    Ovviamente la furbata del maxi emendamento sta nel mettere tutto il testo su un solo articolo e poi fare un voto a chiamata per appello nominale.
    Ma questa è la procedura con la quale entra in carica il governo, non è in alcun modo sovrapponibile alla procedura per approvare le leggi.
    Uno perché non c’è scritto si possa fare, due perché la costituzione obbliga all’approvazione articolo per articolo su determinate materie..

     
  • giamps78 19:51 il 27 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il #rosatellumbis è forse la peggior porcata di sempre 

    Il #rosatellumbis è forse la peggior porcata di sempre
    Penso che il rosatellum si contenda con l’italicum il riconoscimento di “peggior porcata di sempre”.
    Ne ho viste di leggi elettorali scritte male, ma questa rischia di batterle tutte,speriamo che almeno in commissione il testo possa migliorare, ma ne dubito visto che i promotori hanno avuto 3 mesi per scrivere qualcosa di decente e ancora una volta hanno scritto delle indegne indecenze.
    Fra le righe della legge c’è uno scambio di voti e seggi di forze politiche satelliti con le forze politiche che superano il 10% dei voti.
    Abbiamo appunto uno sbarramento di coalizione dove le forze che a livello nazionale supereranno l’1% ma non il 3% consegneranno seggi alla forza politica dominante nella coalizione.
    In cambio cosa avranno?
    Ma è ovvio,avranno delle poltrone attraverso l’uninominale!
    Quindi partiti dell’1% servi del loro capo di coalizione avranno seggi in parlamento,mentre partiti del 2,9% che corrono da soli e che sono indipendenti resteranno fuori.
    Tutto questo è indegno.
    Fanno la legge che serve a loro,solo per loro portano lo sbarramento all’1%, per gli altri rimane al 3%.
    Quando io proposi i collegi uninominali con le coalizioni proposi un numero massimo di liste collegate, ad esempio 4, in un numero minimo di collegi, ovvero nel 60% dei collegi a livello nazionale o regionale per il senato.
    Questo per evitare che le schede elettorali fossero prese di mira da liste civetta e simili o che il capetto locale potesse utilizzare le coalizioni come tram.
    Il capetto del partitino locale avrebbe potuto candidarsi come indipendente nell’uninominale, come accadeva nel mattarellum, ma senza l’appoggio di nessuno dei 4 partiti che formavano la coalizione della parte politica più vicina alla sua.
    O si sarebbe candidato in quella coalizione ma senza il simbolo del suo partito perché tutti gli slot erano già occupati.
    Allora si che la legge avrebbe avuto un senso.
    Invece qui il capo della coalizione ha la capacità di decidere per la vita e la morte di tutta una miriade di partitini che nasceranno apposta per superare semplicemente l’1% e consegnare alla coalizione quei voti per ottenere in cambio dei seggi nei collegi uninominali.
    Saranno seggi dati a chi è subalterno al capo della coalizione.
    Già mi immagino il partito animalista prendere l’1,1% e portare in parlamento 4 rappresentanti attraverso i collegi uninominali mentre i partiti più grandi della coalizione ottengono i seggi di quell’1% con degli eletti attraverso delle liste bloccate che attraverso voti dati ad un’altra listandell’1% otterranno il seggio attraverso il proporzionale.
    No,così non si scrivono le leggi elettorali,discriminando chi ottiene il 2,5% e resta fuori da chi ottiene l’1%, o magari anche meno ed entra nell’aula facendo il leccapiedi del capo della coalizione, peraltro coalizione quasi certamente senza alcuna maggioranza, e quindi il giorno dopo c’è il rischio di avere una grande confusione parlamentare, causata non dallo sbarramento basso, ma dalla legge elettorale assurda.

     
  • giamps78 12:56 il 27 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    Almeno 2 trattati “comunitari” sono incostituzionali: Chi ha giurato sulla costituzione la faccia rispettare 

    Trattati comunitari incostituzionali…

    I grandi giuristi politici-costituzionali affermano di voler inserire nella costituzione della repubblica italiana una frase che permetta alla stessa costituzione di essere in qualche modo “superiore” ai trattati internazionali ed in particolare ai trattati europei, perché a parer loro oggi non è così ovvero un trattato internazionale potrebbe soprassedere al dettato costituzionale, ed invece secondo costoro la costituzione tedesca prevedrebbe questo tipo di subalternità.
    Come ho già scritto altre volte le cose non stanno così.
    L’articolo 117 al primo comma dice esplicitamente che la potestà legislativa (che è esercitata dallo stato e dalle regioni) deve si rispettare i vincoli comunitari, ma anche la costituzione stessa.
    E siccome non esiste vincolo comunitario che abbia assunto validità senza prima un voto del parlamento italiano, si evince che anche i vincoli comunitari,validi proprio perché il parlamento italiano li ha “convertiti” devono rispettare in pieno il dettato costituzionale.
    Dunque un vincolo comunitario che fosse contrario alla costituzione sarebbe eliminato dalla corte costituzionale italiana e non sarebbe più in vigore in quanto la decisione della corte risulta retroattiva e le regole europee sancivano (prima dell’entrata in vigore degli ultimi trattati) che solo l’unanimità nell’approvazione di tutti gli stati membri facesse entrare in vigore tale trattato all’interno dell’unione europea.
    Quindi una bocciatura della corte italiana di una qualsiasi legge (ordinaria) di “conversione” di un trattato comunitario fatta dal parlamento italiano corrisponde all’annullamento di tale trattato in tutta l’unione europea, non solo in Italia.
    Tutto questo per dire cosa?
    Intanto per ribadire che una legge ordinaria con la quale il parlamento italiano approva i trattai comunitari non corrisponde ad una legge costituzionale che ha un diverso metodo di approvazione e può prevedere un referendum confermativo.
    Gli stessi trattati europei denominati “costituzione europea” possono e anzi io credo debbano essere soggetti ad un ricorso presso la corte costituzionale anche da parte delle regioni italiane oltreché da un nuovo prossimo governo nazionale, e con motivazioni varie che tenterò di spiegare in seguito.
    Innanzitutto si prevede una cessione di sovranità della repubblica italiana all’unione europea, ma con una bella differenza rispetto al passato.
    In passato c’era l’unanimità, quella cosa che ho appena finito di spiegare:
    Se uno stato non era d’accordo saltava l’intero trattato comunitario, è successo in passato con il referendum francese che ha eliminato quella che vilmente veniva chiamata “costituzione europea”, poi riproposta e purtroppo approvata con un differente testo.
    E tale principio resta valido per tutti i vecchi trattati approvati all’unanimità, che se dunque fossero dichiarati incostituzionali decadrebbero come spiegato in precedenza.
    La stessa “costituzione europea” risulta approvata all’unanimità e dunque decadrebbe in tutta l’unione in maniera retroattiva se una corte la dichiarasse incostituzionale.
    Stavo spiegano i motivi che renderebbero a mio giudizio incostituzionale tale trattato:
    Tale trattato stabilisce a propria volta che non è più necessaria l’unanimità degli stati membri per approvare i successivi trattati comunitari, tra i quali a propria volta sono previsti trattati internazionali ad esempio sul commercio con l’estero.
    In poche parole la costituzione italiana stabilisce punto per punto le materie dove lo stato italiano ha la competenza legislativa,quello dove le regioni hanno la competenza legislativa (nella fattispecie “a ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello stato) , nonché la legislazione concorrente tra stato e regioni.
    Quindi in pratica tutto l’universo delle competenze legislative risulta “esplicitamente” assegnato o allo stato o alle regioni.
    Il tutto è ancora più esplicito all’ultimo comma del 117 dove la costituzione prevede che le regioni nelle materie di loro competenza possano “concludere accordi con stati” nelle materie di propria competenza.
    Quindi anche le regioni italiane possono sottoscrivere trattati internazionali ed il commercio con l’estero risulta una materia concorrente che però lo stato ha regalato completamente all’unione europea.
    Completamente significa che l’unione europea può prendere decisioni in merito e far entrare nel sistema legislativo italiano delle norme anche se il parlamento fosse contrario.
    Qui bisogna fare una distinzione, i binari sono due e sono paralleli.
    Un conto è una legge costituzionale che concede esplicitamente sovranità ad enti superiori dichiarando quali materie vengono cedute.
    Altro conto è una legge ordinaria che “converte” un trattato comunitario che non può cedere sovranità ad un ente superiore che non adotti più il principio dell’unanimità per l’approvazione di nuove normative e addirittura di nuovi trattati senza nemmeno l’assenso del parlamento italiano o delle regioni competenti per materia.

    Non è possibile immaginare il rispetto dell’articolo 1 della costituzione, la sovranità appartiene al popolo nel momento in cui il parlamento italiano(o una regione  su una materia di sua competenza) votando contro ad un provvedimento, vede comunque entrare in vigore lo stesso nell’ordinamento italiano.
    Ed il trattato che istituisce tutto questo non ha avuto, ed ecco il secondo binario, nessun voto nella conferenza stato regioni ed è stato approvato dal parlamento con una legge ordinaria e non invece con una legge costituzionale.
    Essendo che tale trattato dichiara esplicitamente che anche un voto negativo del parlamento italiano può essere reso inutile da una maggioranza qualificata di popolazione europea o di numero di stati membri della UE, risulta evidente che le competenze “esplicitamente” elencate dalla costituzione italiana e appartenenti a stato e regioni vengono letteralmente bypassate andando quindi contro l’articolo 1 della costituzione in cui si afferma che la sovranità nella repubblica italiana appartiene al popolo, cosa non vera non essendoci più l’unanimità europea con la nuova costituzione europea non costituzionalizzata in Italia se non con una legge ordinaria e con un trattato che regala all’unione europea il commercio con l’estero by-passando di fatto le regioni e lo stato italiano.
    Per questo motivo chi ha giurato sulla costituzione italiana,non sulla costituzione europea, deve farla rispettare dichiarando incostituzionale la legge ordinaria approvata dal parlamento italiano che ha creato la cd. Costituzione europea, nonché la legge ordinaria approvata dal parlamento italiano che regala (senza alcun controllo da parte di regioni e parlamento italiano) il commercio con l’estero, tra l’altro materia concorrente tra stato e regioni.
    Solo una legge costituzionale, non un trattato, non una legge ordinaria, può modificare la potestà legislativa descritta nella costituzione, o al limite, come indicato nell’articolo 117, dove si afferma che lo stato può delegare le materie alle regioni.
    Non mi risulta che ci sia scritto che possa delegarle alla comunità internazionale e se non è scritto nella costituzione tale delega non è costituzionalmente prevista, e quindi non si può attuare.
    L’unanimità permetteva il mantenimento di questa potestà legislativa, ora che non c’è più è palese l’incostituzionalità con il dettato esplicito contenuto nella costituzione.
    La cessione di potestà legislativa si effettua solo con legge costituzionale , non con leggi ordinarie, a meno che una legge costituzionale non lo preveda.
    Siccome nessuna legge costituzionale ha mai previsto una cessione esplicita di sovranità all’unione europea, tale cessione non ci può essere.
    L’unica legge costituzionale in tal senso è stata  un referendum confermativo in cui si parlava di “procedere all’integrazione europea” ma ha il valore di un ordine del giorno,oltre che un valore politico, ma nulla più perché dal punto di vista giuridico non sono espressamente indicate materie cedute a quella che allora era chiamata comunità europea.
    Quindi serviva una nuova legge costituzionale che contenesse esplicitamente tali modifiche puntuali alle materie di competenza o che contenesse la possibilità di delegare tali competenze a enti superiori così come si parla deleghe a enti regionali.
    La repubblica italiana non è composta dall’unione Europea, ne c’è scritto che l’Italia compone l’unione europea, dunque non si può regalare competenze con leggi ordinarie e senza che sia previsto, visto che nella repubblica italiana la sovranità appartiene al popolo, non il popolo europeo che può decidere anche contrariamente a quanto deciso nella repubblica italiana o nelle regioni.
    Le parole “obbligo comunitario” non significano niente se non è spiegato in che cosa consiste questa comunità ed ovviamente tale spiegazione essere fatta con legge costituzionale, stiamo dando per sottinteso qualcosa che giuridicamente non è sottinteso.
    Non è vero che manca il referendum popolare sui trattati europei, manca la corretta approvazione di tali trattati, nelle forme giuridiche opportunamente rafforzate.
    La costituzione non è modificabile se non con un procedimento rafforzato e questo non si può fare con una legge ordinaria.
    Si dirà che sono i trattati internazionali stessi a contenere queste regole , ma tutti i trattati internazionali sono stati approvati con leggi ordinarie, anche quello di Roma,quindi nella scala gerarchica delle fonti del diritto è di grado inferiore alla costituzione.
    In similitudine si prenda il caso del trentino, servono leggi costituzionali per modifiche statutarie, qui abbiamo creato una “costituzione europea” con delle leggi ordinarie.
    Altrimenti la corte costituzionale dovrebbe cancellare il commercio con l’estero tra le materie esplicitamente elencate e aggiungere che appartiene all’unione europea.
    Poi dovrebbe cancellare l’articolo uno e dire che la sovranità della repubblica italiana non appartiene più al popolo ma agli organismi comunitari, perché di questo si tratta vista l’impossibilità di dire no nel caso in cui vi sia una maggioranza qualificata europea.

     
  • giamps78 07:58 il 24 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    #leggeelettorale: Il quotidiano anti islamico “il tempo” ed il parlamento come bivacco di “manipolati” 

     

    il titolone nella in prima pagina del quotidiano il tempo di oggi riprende l’intercettazione di due persone di fede religiosa islamica.
    Il titolo generalizza parlando di “islamici pazzi per la legge elettorale #rosatellum che ha la soglia al 3%: così entriamo in parlamento ed è fatta”
    Un titolo balordo oltreché pieno di ignoranza.
    Di fronte a queste idiozie la pena minima sarebbe l’espulsione dall’ordine dei giornalisti, ma magari potremmo introdurre la sharia per i giornalisti che disinformano.
    Questo titolo giornalistico è di una gravità assoluta e questi non meritano di essere chiamati giornalisti in un quotidiano che in teoria non è nemmeno una testata di partito ma illude i lettori di essere nella più totale imparzialità.
    Cominciamo a smentire punto per punto quanto viene affermato.
    Lo sbarramento al 3% permetterebbe la creazione di un partito islamico.
    Falso, la camera dei deputati nella sua storia non ha mai avuto uno sbarramento superiore al 4%.
    Era zero per cento nella prima repubblica e mai un partito islamico si è candidato, eppure avrebbero potuto farlo, alla fine degli anni ’80 Israele aveva già fatto 6 o 7 guerre e gli islamici di tutto il mondo cominciavano a muovere i primi passi verso la jihad dopo che con le armi Israele prendeva pezzi di terra che negli ultimi 1600 anni non le erano mai appartenute.
    Nessuno sbarramento elettorale in Italia fino al 1994 e poi uno sbarramento del 4% fino al porcellum che ha lasciato il 4% ma ha dato modo anchi non lo superava (tipo SEL ed FDI) di entrare ugualmente in parlamento.
    Ora, che mi si dica che al 3% si fa il partito islamico e invece al 4% non lo si fa è totalmente assurdo.
    Quindi con il porcellum o con il mattarellum il partito islamico se fosse in programma lo si farebbe comunque, perché lo sbarramento è al 4%.
    In Germania ci sono milioni di turchi islamici che possono votare alle elezioni, lo sbarramento al 5% è ampiamente superabile, ma non c’è alcun partito turco che si avvicini minimamente all’1%, figuriamoci al 5%.
    Quindi ciò che scrive il quotidiano “il tempo” è privo di fondamento.
    Tra l’altro usano delle intercettazioni che probabilmente sono come sempre ottenute abusivamente, e che sarebbe illegale pubblicare.
    Ma poi sono intercettazioni di due poveri cretini, che non sono pazzi per il rosatellum (bis) sono pazzi e basta.
    Bene, tanto basta al caporedattore per farci il titolone per istruire i lettori pecoroni che non sanno distinguere notizie vere da falsità assolute scritte in totale malafede.

    Ma anche se fossero diecimila e non due persone che vogliono farsi un partito, ci lamentiamo di cosa?!?
    Avessero detto che vogliono farsi esplodere, magari in parlamento!
    Mi pare che la democrazia serva per rappresentare le istanze della popolazione non per impedire che possano farlo.
    “Entriamo in parlamento ed è fatta”.
    È scritto nel titolone di prima pagina.
    Fatta cosa?
    Entrano in parlamento, e che cosa fanno dopo che sono entrati?
    Niente, premono il pulsantino come tutti gli altri.
    Piuttosto facciamo uno sbarramento al 5% per le testate giornalistiche…
    Di modo che possiamo eliminare quelle sotto una certa soglia, non si sa mai che due pazzi islamici decidano di aprire un giornale, anche in quel caso sarebbe fatta!
    La verità lampante che esce fuori da tutto questo è una sola:
    NON SI RIESCE A PENSARE AD UNA LEGGE ELETTORALE SE NON NELL’OTTICA DI TRARNE UN VANTAGGIO DANNEGGIANDO ALTRI.
    Altro che “la legge elettorale non è un vero problema,i problemi sono altri” come ha titolato più volte quel quotidiano.
    È esattamente l’opposto, la legge elettorale è fondamentale, tanto che si presume possa consentire l’eliminazione preventiva di partiti avversi, ma io penso più all’eliminazione dei dissidenti politici, quelli nominati dal gran capo che devono restare al guinzaglio tanto più con una legge elettorale avversa e fatta di nominati in parlamento.
    Come nel proverbio “al contadin non dire  quant’è buono il formaggio con le pere” , ma tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino…
    Beh, abbiamo avuto 60° anni di democrazia cristiana al governo se anche un partito islamico superasse l’1% e grazie agli sbarramenti dimezzati entrasse in parlamento con 3 rappresentanti non sarebbe nulla di male.
    Che poi in parlamento ci sono già degli islamici tipo quello del PD.
    La legge elettorale non è un problema se il gran capo può nominarsi i parlamentari e può minacciarli tutti i giorni se non votano ciò che lui decide, ma diventa un  gigantesco problema se il popolo “non impara a votare” se non avviene la coercizione del voto, se i cittadini sono liberi di scegliere di votare per chi vogliono loro senza la paura di buttare via il proprio voto perché vincono i comunisti (che non entrano più in parlamento da oltre 10 anni).
    Qui c’è semplicemente la visione di un parlamento come un bivacco di “manipolati” schiaccia bottoni e l’eliminazione degli avversari dalla scena politica.
    Ladro piccolo non rubare che il ladro grande ti fa arrestare.
    E quello che non poteva nemmeno essere eletto nel 1994 visto che usufruiva di concessioni pubbliche ma ha usato quelle concessioni per farsi pubblicità ed entrare in parlamento?
    a causa della legge elettorale che aveva eliminato i partiti della prima repubblica si trovò in maggioranza e non votò mai la sua decadenza…

     
  • giamps78 11:00 il 22 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il #rosatellum bis è un papocchio cottolengato! 

    Il #Rosatellum bis è un papocchio cottolengato!

    Mentre leggevo il testo del rosatellum bis non credevo ai miei occhi!
    Mi domandavo: Ma sto leggendo quello che sto leggendo?!?
    Non so se siano sviste, strafalcioni o un qualche cosa di voluto, spero le prima.
    Innanzitutto è una legge complicatissima da leggere, invito chi l’ha scritta a leggersi quella scritta per eleggere il senato nella prima repubblica, capisco che l’assemblea costituente conteneva anche contadini analfabeti e molti meno avvocati e laureati, ma è tutta un’altra cosa per semplicità e comprensione.
    Il fac simile di scheda elettorale del rosatellum bis sembra fatto da zio fester della famiglia addams!
    Inizialmente non capivo perché dover mettere il candidato nel collegio uninominale al di sopra dei contrassegni elettorali delle forze politiche e non invece di fianco come avviene ad esempio per l’elezione dei sindaci…
    Poi ho capito perché: Devono cercare di nascondere il più possibile il nome e il cognome del candidato nel collegio uninominale in quanto la gente metterebbe la “x” magari solo lì evitando di votare per le liste che lo sostengono.
    A tal proposito il rosatellum bis fa una cosa bizzarra, fa uno “scorporo al contrario!”.
    Invece di prendere i voti ottenuti dal candidato nel collegio uninominale e sottrarli alle liste che hanno già ottenuto quel seggio uninominale, si fa l’esatto opposto, incredibilmente.
    il voto dato al solo candidato uninominale, nel caso in cui vi siano coalizioni, certamente non può essere distribuito a tutta la coalizione.
    Soprattutto perché questo avviene “proporzionalmente” ai voti ricevuti dalle liste in quella circoscrizione.
    E se tutti gli elettori mettessero una sola  “x” solo sui nomi e sui cognomi dei candidati dell’uninominale a chi verrebbero dati quei voti proporzionali?
    No scusate, qui siamo fuori dal solco democratico,sembra il meccanismo dell’8 per mille alla chiesa cattolica: Una piccola percentuale dà il suo 8 per mille e questa piccola percentuale dirige soldi anche per tutti quelli che devono dare l’8 per mille ma non scelgono a chi darlo.
    Pensare di aggiungere voti ad una forza politica in base ai voti dati da altri cittadini non esiste in natura.
    Semmai quello che andava fatto era l’esatto opposto,sottrarre i voti dalle liste , non aggiungerli, e sottrarre solo quelli che hanno fatto vincere il seggio uninominale.

    Ovviamente se c’è come nel caso precedente una sola “x” e tale “x” è situata sul nome e sul cognome del candidato uninominale vincente (o perdente) nel collegio, quel voto non è un voto valido a livello ne di proporzionale ne di scorporo.
    Quello è solo un voto maggioritario.
    Lo scorporo individua solo i voti delle liste che hanno fatto vincere il collegio, ovvero le doppie “x” sia sul candidato che sul partito.
    Altre due considerazioni veloci prima di passare all’altro patatrac contenuto nella legge.
    1)non c’è il voto disgiunto, e si capisce visto che cercano di far scomparire dalla scheda il non ed il cognome dei candidati nell’uninominale e annullano i voti di chi vota per una lista ma per un’altro candidato. (p.s. In questo caso se ci fosse stato sia scorporo che voto disgiunto il voto sottratto dalla vittoria nell’uninominale sarebbe appartenuto ad una lista avversa).
    Non c’è alcun premio nazionale del 15% al raggiungimento del 35% dei voti, se invece ci fosse stato un vero scorporo questo sarebbe stato possibile, e ovviamente sarebbe stato un 35% sottraendo i voti dei collegi uninominali vinti.
    Passiamo all’altro patatrac:
    Per come è scritto il rosatellum bis, se una lista ottiene il 5%, ma anche il 9% ed è in una coalizione che non supera il 10% , questa rimane esclusa dal parlamento.
    Si, se una lista è da sola e supera il 3% entra in parlamento, se una lista è in coalizione e tale coalizione non supera il 10% resta fuori.
    Questo porta ad altri strafalcioni:
    Se una lista ottiene ad esempio il 3,5% ed è l’unica lista a superare il 3% in una coalizione che supera il 10% (ad esempio ci sono altre 4 forze coalizzate che sono intorno al 2%) tutto il 10% lo prenderà laforza politica che ha ottenuto il 3,5%!
    Altro strafalcione:
    I voti di una forza politica che prende a livello nazionale lo 0,9% non sono conteggiati a livello nazionale nella sua coalizione per la ripartizione dei seggi, semplicemente sono voti che scompaiono ma che sono serviti nei collegi uninominali.
    No ma dico, se lo sbarramento l’hanno messo al 3% e non invece all’1% che c’azzecca questo 1%?
    Serve per garantire le poltrone alle persone fidate, eliminando dal parlamento i partiti piccoli ma liberi.
    A loro la libertà non piace, a loro piace la caserma.
    P.p.s
    Tra l’altro ieri prima di leggere il testo avevo detto: Ma perché dire no aprioristicamente alla proposta, basta aggiungerci le preferenze.
    Bhe mi sbagliavo, la legge fa proprio schifo, e tra parentesi sono anche tutti nominati.

     
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