Updates from ottobre, 2017 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 11:37 il 3 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il #jobsact di Matteo Renzi non solo non è utile è stato addirittura dannoso 

     

    Il jobs act di renzi è stato un
    fallimento completo…
    Si era detto: Eliminiamo completamente l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori (buona parte già eliminato dal governo presieduto da Mario Monti) ed in cambio riequilibiamo il tutto con gli incentivi alle assunzioni.
    Gli incentivi alle assunzioni sono durati solo 3 anni e poi sono stati eliminati da quello stesso governo.
    Risultato?
    C’È in corso un drogaggio del mercato dove i più lesti hanno assunto a tempo indeterminato persone che erano già assunte presso le stesse aziende con contratti a termine  e mano a mano che finiscono i 3 anni dall’assunzione finiscono anche gli incentivi.
    L’incentivo all’assunzione doveva riequilibrare il maggiore costo a cui le aziende dovevano far fronte in caso di licenziamento.
    Tale licenziamento oggi può avvenire anche senza giusta causa e per meri motivi economici non riguardanti una crisi ma una semplice diminuzione del profitto o addirittura la possibilità licenziando di aumentare tale profitto.
    Cioè si sono creati nella stessa azienda lavoratori di serie A, chi cioè risultava già assunto prima del jobs act che ha mantenuto il suddetto l’articolo 18, e chi invece è stato assunto dopo questa riforma che può essere licenziato in qualsiasi momento ed il tutto si risolve con l’azienda che paga qualche mensilità l’azienda al lavoratore secondo lo schema delle “tutele crescenti”.
    Non c’è stato alcun riequilibrio perché al venir meno della tutela sul reintegro e al venir meno degli incentivi, si corrispondono delle mensilità che aumentano il costo del lavoro per l’azienda rispetto ai contratti a tempo determinato,ovvero quelli che hanno una data di scadenza prestabilita e che non hanno ne tutele ma nemmeno mensilità da pagare se viene interrotto il rapporto di lavoro.
    Fatti due conti si vede come il jobs act che inizialmente era stato pensato come “contratto UNICO a tutele crescenti” abbia peggiorato la situazione precedente favorendo ancor di più l’uso dei contratti a termine, che è l’opposto delle intenzioni iniziali del governo presieduto da Matteo renzi che ogni mese anzi ogni settimana sbandierava contro i gufi l’aumento dei contratti a tempo “indeterminato”.
    Indeterminato tra virgolette perché non c’è più una data di scadenza ma lascia precari i lavoratori.
    È una specie di furbata linguistica degna di un venditore di pentole.

    Purtroppo non ho a disposizione quelle slide utilizzate da renzi che certificavano un +300% di contratti a tempo “indeterminato” e nemmeno lui ha interesse a tirarle fuori visto che il 97% dei nuovi contratti è a tempo determinato contro il solo 3% di quelli “a tutele crescenti”.
    Tra l’altro hanno fatto pure una modifica al conteggio degli occupati e ora bastano poche ore di lavoro per non essere più considerati disoccupati.
    Si vadano a vedere le dichiarazioni di Silvio Berlusconi negli anni successivi alla legge Biagi: Mentre l’euro raddoppiava i prezzi e diventavamo tutti più poveri perdendo competitività e c’era questo canto del cigno dove le case venivano vendute al doppio del prezzo in lire, ed il terzo settore vedendo maggior profitto assumeva persone, lui parlava di record nella diminuzione della disoccupazione grazie alla  sua legge sul lavoro.
    Si è visto qualche anno dopo quanto valeva la sua legge: Praticamente zero visto che quell’euro forte che dicevano calmierasse il prezzo degli energetici importati ci ha quasi fatto fallire e ci ha portato al tasso di disoccupazione record a due cifre.
    Ovvio che l’economia dimostri una certa lentezza nell’assorbire le modifiche ai parametri fondamentali di uno stato e questi meccanismi lavorano piano, goccia dopo goccia, anno dopo anno, ma sono inesorabili.
    Abbiamo un renzi che sta utilizzando una legge sbagliata e vedremo poi essere incostituzionale per vantarsi dell’aumento dei posti di lavoro che ci sono in tutta europa grazie al cambio monetario dell’euro che si è deprezzato del 30% sul dollaro al quale sono collegati con cambi quasi fissi alcune monete mondiali come quella cinese che viene usata da miliardi di persone.
    Un euro arrivato a quota 1,60 dollari che poi è tornato come nel 2002 a valere 1,05 per poi tornare rafforzarsi fino a quota 1,20 dollari.
    Ora è chiaro che se un turista ha da fare una scelta su dove passare le vacanze e vede un prezzo più basso del 30% rispetto all’anno prima magari è più propenso a venire in Europa.
    Stesso dicasi per le merci vendute che costando meno sono maggiormente appetibili, mentre quelle importate lo diventano meno.
    Contestualmente il prezzo del barile di petrolio è passato dai 140 dollari ai 35 dollari per poi oggi esser e intorno ai 50.
    È chiaro che questo ha favorito la crescita quantificabile in italia in almeno 10 miliardi di euro annui mentre ha mandato quasi in fallimento gli stati che il petrolio lo esportano.
    La banca centrale europea ha momentaneamente ridotto il differenziale tra i tassi d’interesse di Germania e sud Europa e in 3 anni ha prodotto dei risparmi consistenti nei bilanci pubblici, risparmi che sono stati utilizzati dal governo renzi per delle inutili prebende a scopo elettorale nella speranza di piegare anche la costituzione della repubblica alle sue volontà su un testo illeggibile ai più che avrebbe fatto rivoltare nella tomba i padri costituenti, ma fortunatamente gli è andata male e si è dovuto dimettere malgrado abbia tentato di farlo approvare perfino con un quesito truffa in stile “viva la mamma, sei favorevole o contrario?” (citazione rubata a Pierluigi bersani).
    Altro che divergenze di tipo personale e rancore nei confronti del povero Matteo, cavoli ha chiesto il voto di fiducia sulla legge elettorale scritta con i piedi ed ha cercato un colpo di mano governista su una riforma costituzionale con la beffa dei colloqui con Berlusconi avvenuti sotto il quadro di Berlinguer!
    Forse è renzi che prova rancore verso l’ordine costituito che tenta di rottamare a colpi di super-canguri e voti di fiducia.
    Ma torniamo al jobs act, che risulta essere sub iudice visto che il licenziamento economico senza giustificato motivo va contro l’articolo 1 della costituzione, vedremo cosa succederà con le sentenze ora che la questione credo sia arrivata alla corte costituzionale, magari finirà come con l’italicum e sarà cassato anche il jobs-act.
    Nel frattempo il tribunale per i diritti umani di Strasburgo ha indirettamente fatto a fette i decreti attuativi nelle parti riguardanti lo “spionaggio” dei lavoratori da parte delle aziende e il reintegro dei lavoratori sentenziando che un’azienda rumena deve reintegrare un lavoratore licenziato dopo che l’azienda ne aveva spiato mail e telefonate.
    Vedremo cosa succederà di questa schifezza chiamata jobs-act approvato con voto di fiducia parlamentare e contenente deleghe in bianco per i successivi decreti attuativi.
    Fortunatamente pare che il governo abbia cominciato a dar ascolto ai “gufi” cioè a quelli che fin dal primo istante hanno detto che tale legge non avrebbe funzionato e che finalmente abbia deciso di far costare di più i contratti a tempo determinato utilizzando quelle risorse per far costare meno i contratti a tempo “indeterminato” poca cosa rispetto a tutto il resto del Jobs act, ma meglio tardi che mai e piuttosto che niente!
    Ci risiamo purtroppo con l’arrivo di un altro bonus, stavolta il bonus giovani che renderà impossibile la già difficile vita del 30-40-50enni,che sono i primi in futuro a non avere una pensione, che non trovano lavoro, invece di fare il bonus assunzioni per i disoccupati di lungo periodo,che comprenderebbero anche parecchi giovani, rendono ancora più difficile la situazione fomentando ulteriormente lotte di classe per età, come se i 40enni disoccupati avessero i diritti che hanno avuto i loro padri e non invece gli stessi, pochi diritti, che hanno i guovani.
    Questo perché avendo la coscienza sporca cercano di dire che hanno fatto qualcosa per i più giovani, dopo l’inutile bonus di 500 euro ai 18enni , tra l’altro usato solo dal 50% degli “aventi diritto”.

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  • giamps78 08:04 il 28 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    È incostituzionale il voto di fiducia governativo per approvare provvedimenti 

     

    La costituzione della repubblica italiana non ammette il voto di fiducia chiesto dal governo per approvare interi provvedimenti, ad esempio utilizzando la tecnica dei maxiemendamenti.
    Tutto questo è incostituzionale.
    Il voto di fiducia è obbligatorio ai sensi dell’articolo 94 della costituzione, per fare in modo che il governo possa insediarsi, e tale fiducia deve essere votata entro 10 giorni dalla sua formazione, ovvero da quando ha prestato giuramento presso il presidente della repubblica.
    L’articolo 94 è l’unico articolo della costituzione in cui si parla del voto di fiducia e guarda caso ne parla per indicare l’insediamento del governo, non certo per indicare l’approvazione di leggi tramite tale voto magari usando i maxi emendamenti.
    Anzi, nello stesso articolo al terzo comma si dice che “il voto contrario di una o di entrambe le camere su una proposta del governo non importa l’obbligo di dimissioni” non si intende minimamente parlare di “voto di fiducia”, che non esiste nel nostro ordinamento se non al momento dell’insediamento.
    D’altra parte, accadrebbe l’esatto opposto, se vi fosse un voto contrario ad un “voto di fiducia” vi sarebbe l’obbligo di dimissioni, evidentemente perché verrebbe me o il rapporto fiduciario.
    Ma questo è esattamente il contrario di quello che la costituzione prevede al terzo comma appena descritto.
    Difatti qui si utilizza un fantomatico foto di fiducia, e lo si trasforma in “proposta del governo” mentre queste parole non hanno questo significato ma intendono quanto poi spiegato nei successivi articoli della costituzione,il governo può presentare disegni di legge alle camere, e l’articolo 81 nel quale si dice che il governo presenta i bilanci ed i rendiconti consuntivi.
    In poche parole per “proposta del governo” non si intende la richiesta del voto di fiducia, ma semplicemente dei testi che il.governo presenta alle camere e che possono essere bocciati.
    Questo non comporta le dimissioni del governo.
    Il governo deve dimettersi se viene approvata mozione di sfiducia, che è opportunamente prevista.
    Ma non è previsto alcun voto di fiducia che il governo può chiedere…
    Quindi nessun provvedimento può essere approvato tramite un voto di fiducia che ribadisco ancora una volta,non esiste se non per l’insediamento del governo.
    Il fatto che un governo riceva la fiducia NON PERMETTE AL GOVERNO DI AVERE CARTA BIANCA CON I SUOI MAXI EMENDAMENTI.

    Si continua a fare qualcosa che la costituzione non permettendo fare.
    Anzi, dice l’esatto opposto: Il governo non deve dimettersi se viene bocciata una sua proposta,evidentemente non con un voto di fiducia che non è permesso.
    Si continua a ritenere erroneamente che il fatto di avere la fiducia dalle camere permetta al governo di scrivere le leggi impedendo la presentazione degli emendamenti, ma tutto questo più che falso è sovversivo.
    Il governo non può approvarsi le leggi tanto è vero che l’articolo 76 lo specifica, la funzione legislativa non può essere delegata al governo.
    L’articolo 72 afferma poi che le leggi devono essere approvate articolo per articolo, e questa è indiscutibilmente “la procedura normale di esame e di approvazione delle leggi” descritta nell’ultimo comma dello stesso articolo dove c’è anche la lista delle materie nelle quali non è possibile derogare a questo principio.
    E nella lista sono presenti le leggi costituzionali, elettorali, delegazione legislativa,approvazione bilanci ecc. ecc.
    Significa che per queste leggi l’approvazione deve avvenire articolo per articolo.
    Non si paventa un voto di fiducia governativo,perché come spiegato in precedenza la costituzione non lo ammette, e tantomeno  si paventa un maxi emendamento che riscrive l’intero testo ad esempio sulla legge elettorale o sulla finanziaria che devono essere approvati articolo per articolo ai sensi del già citato articolo 72 primo comma della costituzione.
    L’articolo 72 nei commi intermedi permette invece una “sotto specie” di voto di fiducia, che però non riguarda solo il governo, in quanto anche il parlamento può chiedere di arrivare subito all’approvazione finale un testo con le sole dichiarazioni di voto.
    Ma innanzitutto questo può accadere solo su delimitate materie, e quindi evidentemente quelle escluse dal successivo ultimo comma dell’articolo 72 già citato in precedenza (leggi costituzionali,elettorali,di bilancio) e su un testo che evidentemente è immodificabile ma non è un emendamento bensì trattasi di un testo base della commissione.
    Non esiste in natura un maxi-emendamento del governo che riscrive l’intera legge sulla quale viene posto un fantomatico voto di fiducia magari in materia elettorale, di bilancio o di delega legislativa.
    Ovviamente la furbata del maxi emendamento sta nel mettere tutto il testo su un solo articolo e poi fare un voto a chiamata per appello nominale.
    Ma questa è la procedura con la quale entra in carica il governo, non è in alcun modo sovrapponibile alla procedura per approvare le leggi.
    Uno perché non c’è scritto si possa fare, due perché la costituzione obbliga all’approvazione articolo per articolo su determinate materie..

     
  • giamps78 12:56 il 27 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    Almeno 2 trattati “comunitari” sono incostituzionali: Chi ha giurato sulla costituzione la faccia rispettare 

    Trattati comunitari incostituzionali…

    I grandi giuristi politici-costituzionali affermano di voler inserire nella costituzione della repubblica italiana una frase che permetta alla stessa costituzione di essere in qualche modo “superiore” ai trattati internazionali ed in particolare ai trattati europei, perché a parer loro oggi non è così ovvero un trattato internazionale potrebbe soprassedere al dettato costituzionale, ed invece secondo costoro la costituzione tedesca prevedrebbe questo tipo di subalternità.
    Come ho già scritto altre volte le cose non stanno così.
    L’articolo 117 al primo comma dice esplicitamente che la potestà legislativa (che è esercitata dallo stato e dalle regioni) deve si rispettare i vincoli comunitari, ma anche la costituzione stessa.
    E siccome non esiste vincolo comunitario che abbia assunto validità senza prima un voto del parlamento italiano, si evince che anche i vincoli comunitari,validi proprio perché il parlamento italiano li ha “convertiti” devono rispettare in pieno il dettato costituzionale.
    Dunque un vincolo comunitario che fosse contrario alla costituzione sarebbe eliminato dalla corte costituzionale italiana e non sarebbe più in vigore in quanto la decisione della corte risulta retroattiva e le regole europee sancivano (prima dell’entrata in vigore degli ultimi trattati) che solo l’unanimità nell’approvazione di tutti gli stati membri facesse entrare in vigore tale trattato all’interno dell’unione europea.
    Quindi una bocciatura della corte italiana di una qualsiasi legge (ordinaria) di “conversione” di un trattato comunitario fatta dal parlamento italiano corrisponde all’annullamento di tale trattato in tutta l’unione europea, non solo in Italia.
    Tutto questo per dire cosa?
    Intanto per ribadire che una legge ordinaria con la quale il parlamento italiano approva i trattai comunitari non corrisponde ad una legge costituzionale che ha un diverso metodo di approvazione e può prevedere un referendum confermativo.
    Gli stessi trattati europei denominati “costituzione europea” possono e anzi io credo debbano essere soggetti ad un ricorso presso la corte costituzionale anche da parte delle regioni italiane oltreché da un nuovo prossimo governo nazionale, e con motivazioni varie che tenterò di spiegare in seguito.
    Innanzitutto si prevede una cessione di sovranità della repubblica italiana all’unione europea, ma con una bella differenza rispetto al passato.
    In passato c’era l’unanimità, quella cosa che ho appena finito di spiegare:
    Se uno stato non era d’accordo saltava l’intero trattato comunitario, è successo in passato con il referendum francese che ha eliminato quella che vilmente veniva chiamata “costituzione europea”, poi riproposta e purtroppo approvata con un differente testo.
    E tale principio resta valido per tutti i vecchi trattati approvati all’unanimità, che se dunque fossero dichiarati incostituzionali decadrebbero come spiegato in precedenza.
    La stessa “costituzione europea” risulta approvata all’unanimità e dunque decadrebbe in tutta l’unione in maniera retroattiva se una corte la dichiarasse incostituzionale.
    Stavo spiegano i motivi che renderebbero a mio giudizio incostituzionale tale trattato:
    Tale trattato stabilisce a propria volta che non è più necessaria l’unanimità degli stati membri per approvare i successivi trattati comunitari, tra i quali a propria volta sono previsti trattati internazionali ad esempio sul commercio con l’estero.
    In poche parole la costituzione italiana stabilisce punto per punto le materie dove lo stato italiano ha la competenza legislativa,quello dove le regioni hanno la competenza legislativa (nella fattispecie “a ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello stato) , nonché la legislazione concorrente tra stato e regioni.
    Quindi in pratica tutto l’universo delle competenze legislative risulta “esplicitamente” assegnato o allo stato o alle regioni.
    Il tutto è ancora più esplicito all’ultimo comma del 117 dove la costituzione prevede che le regioni nelle materie di loro competenza possano “concludere accordi con stati” nelle materie di propria competenza.
    Quindi anche le regioni italiane possono sottoscrivere trattati internazionali ed il commercio con l’estero risulta una materia concorrente che però lo stato ha regalato completamente all’unione europea.
    Completamente significa che l’unione europea può prendere decisioni in merito e far entrare nel sistema legislativo italiano delle norme anche se il parlamento fosse contrario.
    Qui bisogna fare una distinzione, i binari sono due e sono paralleli.
    Un conto è una legge costituzionale che concede esplicitamente sovranità ad enti superiori dichiarando quali materie vengono cedute.
    Altro conto è una legge ordinaria che “converte” un trattato comunitario che non può cedere sovranità ad un ente superiore che non adotti più il principio dell’unanimità per l’approvazione di nuove normative e addirittura di nuovi trattati senza nemmeno l’assenso del parlamento italiano o delle regioni competenti per materia.

    Non è possibile immaginare il rispetto dell’articolo 1 della costituzione, la sovranità appartiene al popolo nel momento in cui il parlamento italiano(o una regione  su una materia di sua competenza) votando contro ad un provvedimento, vede comunque entrare in vigore lo stesso nell’ordinamento italiano.
    Ed il trattato che istituisce tutto questo non ha avuto, ed ecco il secondo binario, nessun voto nella conferenza stato regioni ed è stato approvato dal parlamento con una legge ordinaria e non invece con una legge costituzionale.
    Essendo che tale trattato dichiara esplicitamente che anche un voto negativo del parlamento italiano può essere reso inutile da una maggioranza qualificata di popolazione europea o di numero di stati membri della UE, risulta evidente che le competenze “esplicitamente” elencate dalla costituzione italiana e appartenenti a stato e regioni vengono letteralmente bypassate andando quindi contro l’articolo 1 della costituzione in cui si afferma che la sovranità nella repubblica italiana appartiene al popolo, cosa non vera non essendoci più l’unanimità europea con la nuova costituzione europea non costituzionalizzata in Italia se non con una legge ordinaria e con un trattato che regala all’unione europea il commercio con l’estero by-passando di fatto le regioni e lo stato italiano.
    Per questo motivo chi ha giurato sulla costituzione italiana,non sulla costituzione europea, deve farla rispettare dichiarando incostituzionale la legge ordinaria approvata dal parlamento italiano che ha creato la cd. Costituzione europea, nonché la legge ordinaria approvata dal parlamento italiano che regala (senza alcun controllo da parte di regioni e parlamento italiano) il commercio con l’estero, tra l’altro materia concorrente tra stato e regioni.
    Solo una legge costituzionale, non un trattato, non una legge ordinaria, può modificare la potestà legislativa descritta nella costituzione, o al limite, come indicato nell’articolo 117, dove si afferma che lo stato può delegare le materie alle regioni.
    Non mi risulta che ci sia scritto che possa delegarle alla comunità internazionale e se non è scritto nella costituzione tale delega non è costituzionalmente prevista, e quindi non si può attuare.
    L’unanimità permetteva il mantenimento di questa potestà legislativa, ora che non c’è più è palese l’incostituzionalità con il dettato esplicito contenuto nella costituzione.
    La cessione di potestà legislativa si effettua solo con legge costituzionale , non con leggi ordinarie, a meno che una legge costituzionale non lo preveda.
    Siccome nessuna legge costituzionale ha mai previsto una cessione esplicita di sovranità all’unione europea, tale cessione non ci può essere.
    L’unica legge costituzionale in tal senso è stata  un referendum confermativo in cui si parlava di “procedere all’integrazione europea” ma ha il valore di un ordine del giorno,oltre che un valore politico, ma nulla più perché dal punto di vista giuridico non sono espressamente indicate materie cedute a quella che allora era chiamata comunità europea.
    Quindi serviva una nuova legge costituzionale che contenesse esplicitamente tali modifiche puntuali alle materie di competenza o che contenesse la possibilità di delegare tali competenze a enti superiori così come si parla deleghe a enti regionali.
    La repubblica italiana non è composta dall’unione Europea, ne c’è scritto che l’Italia compone l’unione europea, dunque non si può regalare competenze con leggi ordinarie e senza che sia previsto, visto che nella repubblica italiana la sovranità appartiene al popolo, non il popolo europeo che può decidere anche contrariamente a quanto deciso nella repubblica italiana o nelle regioni.
    Le parole “obbligo comunitario” non significano niente se non è spiegato in che cosa consiste questa comunità ed ovviamente tale spiegazione essere fatta con legge costituzionale, stiamo dando per sottinteso qualcosa che giuridicamente non è sottinteso.
    Non è vero che manca il referendum popolare sui trattati europei, manca la corretta approvazione di tali trattati, nelle forme giuridiche opportunamente rafforzate.
    La costituzione non è modificabile se non con un procedimento rafforzato e questo non si può fare con una legge ordinaria.
    Si dirà che sono i trattati internazionali stessi a contenere queste regole , ma tutti i trattati internazionali sono stati approvati con leggi ordinarie, anche quello di Roma,quindi nella scala gerarchica delle fonti del diritto è di grado inferiore alla costituzione.
    In similitudine si prenda il caso del trentino, servono leggi costituzionali per modifiche statutarie, qui abbiamo creato una “costituzione europea” con delle leggi ordinarie.
    Altrimenti la corte costituzionale dovrebbe cancellare il commercio con l’estero tra le materie esplicitamente elencate e aggiungere che appartiene all’unione europea.
    Poi dovrebbe cancellare l’articolo uno e dire che la sovranità della repubblica italiana non appartiene più al popolo ma agli organismi comunitari, perché di questo si tratta vista l’impossibilità di dire no nel caso in cui vi sia una maggioranza qualificata europea.

     
  • giamps78 00:51 il 14 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    prendo ufficialmente distanze dal referendum autonomista veneto del 22 ottobre 

     

    Dopo proposta legge presentata in consiglio regionale del veneto che prevede la possibilità per il governatore di apporre un voto di fiducia in salsa romana, senza cioè che possano essere presentate modifiche, neppure limitate numericamente, al provvedimento ne prima ne tantomeno dopo tale voto di fiducia, come risposta non posso che prendere ufficialmente le distanze dal referendum sull’autonomia del veneto fissato per il 22 ottobre.
    Che il potere legislativo sia a roma o Venezia poco conta se viene gestito in modo ignobile da poche persone che non hanno il minino rispetto per le assemblee elettive.
    A questo punto, piuttosto che sia accentrato nelle mani di milanesi, veneziani o trevisani in questo neo-feudalesimo post-moderno, è meglio che il potere legislativo resti dov’è.
    Questa è veramente una presa in giro, mi stavo chiedendo se avevo fatto bene a non andare a votare per il rinnovo del consiglio regionale, la risposta ora è certamente si.
    Io credo che l’antitesi è ad un livello talmente alto da farmi pensare che con queste persone non si può nemmeno stare seduti nello stesso emiciclo,aventino a tempo indeterminato..
    Le idee politiche si devono confrontare nelle regole proprie, non alterate, non manomesse, della democrazia ed invece una proposta del genere ci porta al livello di democrazia presente nello star islamico di al-bagdadi.
    Sarei curioso di sapere cosa se ne farebbe al-bagdadi del vino trevisano…
    Non lo adopererebbe nemmeno per lavare i pavimenti!
    Va quindi disconosciuto lo status di democrazia per tutti gli organi elettivi sottomessi dal governismo individualista maggioritario relativo.
    Tra l’altro è pure scritta male e incostituzionale in alcuni punti visto che “la procedura normale di approvazione delle leggi” in determinate materie vale anche per i consigli regionali nel caso in cui abbiano produzione legislativa nelle materie elencate in costituzione.
    A si, dimenticavo che nella repubblica delle banane “per procedura normale di approvazione delle leggi” si intende pure l’impossibilita di votare anche solo un emendamento.

     
  • giamps78 10:11 il 5 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    Vaccini: Lo scontro di competenze tra regione Veneto e ministero della salute 

    La ministra Lorenzin si rivolge al tar del Lazio per chiedere l’annullamento della legge regionale sui vaccini fatta dal veneto.
    A supporto di questa richiesta richiama l’articolo 32 della costituzione che afferma:
    “la repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…”.
    Quindi di questo si tratta, lo ha ammesso la stessa ministra Lorenzin, si tratta di “tutela della salute”.
    Ma questa specifica competenza risulta essere di concorrente tra stato e regioni, presente esplicitamente al punto “s” dell’articolo 117.
    Dunque in questa materia concorrente spettano alle regioni le potestà legislative tranne che per i principi fondamentali, che spettano allo stato ed inoltre alle regioni spetta la potestà regolamentare.
    Quindi, in questo contesto, se c’è qualcosa che risulta fuorilegge è la circolare emessa dal ministero della salute in cui si specifica che ci si può iscrivere a scuola anche solo presentando l’autocertificazione e presentando il foglio di prenotazione vaccinale.
    Tale circolare non è di competenza statale ma regionale, pertanto quella circolare è da ritirare.
    D’altra parte l’articolo 32 della costituzione afferma che “la repubblica tutela la salute” non afferma “lo stato tutela la salute” e inoltre l’articolo 114 afferma che “la repubblica è costituita dai comuni, dalle province,dalle città metropolitane,dalle regioni e dallo stato”.
    risulta evidente come l’articolo 32 non affida esclusivamente allo stato questa competenza, che può quindi essere rivendicata dalla regione secondo quanto scritto nel 117 comma “s”.
    Anzi probabilmente è l’intero decreto del governo nazionale a dover essere eliminato in quanto contiene norme che vanno oltre i semplici principi fondamentali che secondo quanto previsto da articolo 32 e 117 della costituzione sono di competenza regionale e alle regioni non è stato chiesto nemmeno un parere.

     
  • giamps78 17:15 il 28 July, 2017 Permalink | Rispondi  

    lettera aperta ai presidenti delle camere: facciano rispettare art. 64 costituzione 

    La camera dei deputati, ed il senato della repubblica non rispettano l’articolo 64 della costituzione e contano come “presenti” i parlamentari che sono in missione e dunque non sono realmente presenti nell’aula.
    Qui non si parla propriamente di numero legale, ma di validità della votazione.
    C’È da dire che le due cose si intrecciano visto che con la votazione elettronica avviene in automatico la verifica del numero legale.
    Il punto è che il calcolo dei parlamentari in missione non può in alcun modo intaccare l’articolo 64 della costituzione che parla di “maggioranza assoluta dei componenti” e per componente si intende “eletto”.
    Evidentemente 316 è il numero di voti minimi affinché la votazione sia considerata valida alla camera dei deputati.
    I componenti sono 630 la maggioranza dei componenti è 316, senza tener conto di alcun deputato in missione in quanto evidentemente non presente e la costituzione parla di “presenti”, non di “assenti giustificati”.
    Possono esserci anche solo 200 voti a favore di un provvedimento, ma affinché la votazione sia valida devono esserci almeno 116 voti tra contrari e astenuti.
    Ergo, invito i presidenti delle camere ad adeguare i comportamenti alla costituzione che è una fonte del diritto ben superiore al regolamento di una delle due camere ed è come se quell’articolo fosse già compreso esplicitamente nel regolamento, ed ha un rango più alto e dunque non può essere messo in dubbio da altre parti di regolamento o da eccezioni.
    Quando è successa una situazione come questa?
    Molte volte, ad esempio durante l’Aventino della riforma costituzionale, vi ricordate? Quella della famosa ghigliottina e del super canguro!

     
  • giamps78 21:59 il 26 June, 2017 Permalink | Rispondi
    Etichette: bail in, , , , intesa san, intesa Sanpaolo, popolare, Veneto banca, Vicenza   

    Banche venete: lo stato non è più in grado di intendere e di volere,questa svendita è peggio di quella dell’IRI 

     

    Io credo che non esista una legge che permetta allo stato italiano di depositare 5 miliardi di euro nei conti di banca intesa Sanpaolo.
    Infatti tecnicamente le due operazioni non si tengono in piedi l’una con l’altra.
    Se il versamento dello stato avviene grazie al fondo di garanzia, evidentemente viene dato alle due banche venete non quindi a banca intesa.
    Se invece vengono versati 5 miliardi sul conto di banca intesa, allora non è possibile utilizzare tale fondo di garanzia perché banca intesa non è in crisi e quindi non si possono versare quei soldi.
    Tra l’altro l’europa chiedeva che per utilizzare tale fondo ci fosse l’affiancamento di capitali privati ma così non è se si eccetta un singolo euro versato simbolicamente.
    Ma qui si fa una cosa che ha dell’incredibile, con i soldi pubblici non si nazionalizza la banca, si fanno miliardi di debito pubblico per salvare correntisti regalando profitti a banca intesa Sanpaolo.
    Quindi quelli che un giorno si e l’altro pure danno lezioni sulla concorrenza perfetta è meglio se stanno zitti.
    Lo stato entra a gamba tesa nel mercato e crea di fatto un aumento di capitale a banca intesa.
    Questo infrange non una ma almeno 3 leggi e normative europee.
    Aiuti di stato, alterazione del mercato perché banca intesa prima di essere una banca è un’impresa a scopo di lucro e l’intervento dello stato crea un vantaggio di competitività nei confronti di tutte le altre banche, qui c’è un danno erariale perché banca intesa farà almeno 500 milioni di euro di profitto ogni anno grazie a quei 5 miliardi, e di quei 500 milioni meno della metà finiranno nelle tasche dei correntisti. Incredibilmente poi il ministro prende dei contatti privati con una banca privata e dice che è l’unica manifestazione di interesse ricevuta. Siamo oltre ogni limite, provino i sindaci a fare una cosa del genere, a dare appalti a privati senza gare,senza aste, senza regole..
    Con monte dei paschi lo stato ha comprato un pezzo di banca, e ne ottiene gli interessi grazie ai monti-bond.
    Qui al contrario vengono erogati soldi senza avere nulla e regalando denaro ad una banca terza.
    Banca intesa prenderà quei 5 miliardi e comprerà debito pubblico ottenendo il 2% di interessi senza aver mosso un dito.
    Ma quel debito pubblico è lo stesso che lo stato ha fatto per darlo a banca intesa.
    Un gigantesco regalo.
    Quindi quel singolo euro lo daremo noi a loro non il contrario e lo faremo  ogni anno.
    Ogni anno ogni cittadino italiano regalerà 1 € delle sue tasse a intesa Sanpaolo.
    Ricapitolando:
    UNA SVENDITA AI DANNI DELLO STATO,PEGGIO DELLA SVENDITA DELL’IRI FATTA DA PRODI.
    @intesasanpaolo si troverà 5 miliardi sul conto corrente, così potrà comprare i 5 miliardi di debito che lo stato ha fatto per darli a loro.
    Risultato?
    La collettività pagherà PER SEMPRE gli interessi su quei 5 miliardi.
    Intesa Sanpaolo riscuoterà PER SEMPRE gli interessi su quei 5 miliardi.
    Se il governo voleva garantire i correntisti avrebbe potuto farlo senza regalare profitto a banca intesa.bincredibileminc

     
  • giamps78 12:31 il 25 June, 2017 Permalink | Rispondi  

    In manette il governo del prestanome per aver regalato 7 miliardi a @intesasanpaoll 

    in manette il governo del prestanome per aver regalato 7 miliardi a @intesasanpaolo!

    Comunque vada questa faccenda delle 2 banche venete finirà malissimo perché è stata gestita malissimo.
    Il governo vorrebbe dare a banca intesa, al costo simbolico di 1€, la parte buona delle due banche facendo pagare allo stato i crediti deteriorati.
    ALT!
    Non si può scindere in questo modo la parte buona e la parte cattiva.
    Cosa verrebbe comprato al costo di 1€?
    I conti dei correntisti, immagino.
    Cioè intesa Sanpaolo riceverebbe soldi.
    C’È poco da dire, materialmente è così.
    I soldi dei correntisti delle due banche venete in crisi vengono regalati a intesa Sanpaolo.
    Ma quei soldi sono stati a loro volta utilizzati dalle due banche venete per erogare credito.
    Quanto credito?
    Questo non è possibile saperlo infatti com’è noto le banche possono creare denaro dal nulla e prestarlo utilizzando la liquidità fornita dalla banca centrale Europea.
    In pratica il governo del prestanome cerca di nascondere sotto il tappeto tutte le spregiudicatezze fatte dal sistema bancario e cerca di scindere in due parti le banche sperando che nessuno effettui dei controlli per verificare come sono andate in realtà le cose.
    Temo che però questa tecnica difficilmente funzionerà ancora una volta come in passato.
    Il governo del prestanome sta organizzando la più grande bancarotta fraudo-veloce della storia! Il tutto ai danni dello stato.
    siamo di fronte al più grande danno erariale della storia della repubblica.
    Mettano le manette a Paolo gentiloni!
    In precedenza ho parlato dei correntisti che hanno depositato denaro, ovviamente quel denaro non c’è più, quindi il governo sta dando quel denaro a banca intesa per il valore di 1€.
    Attenzione,non sta dando solo la gestione dei conti correnti, sta proprio dando in mano l’intero pacchetto compresi gli immobili ed i bancomat.
    Se con 1€ intesa Sanpaolo acquistasse anche solo un immobile che vale 100 mila €,va arrestato l’intero consiglio dei ministri.
    È chiaro a tutti che il governo sta nazionalizzando de facto le due banche venete e regalando la parte buona a intesa Sanpaolo?
    E tutto questo in spregio ad ogni normativa il governo vende ad 1 € due banche nazionalizzate de facto.

    Ma ritengo ci siano gli estremi per pensare che i soldi creati dal nulla e coperti con la liquidità della BCE siano poi a loro volta divenuti depositi.
    Ovviamente non ho alcuno strumento di verifica a mia disposizione ma l’assenza totale di regole all’interno del sistema bancario mi fa pensare che sia andata così.
    E avanti così, invece di fare le riforme vere del sistema bancario ai fanno le assurde leggi sull’unione bancaria fingendo che vada tutto bene mentre le banche sono in stato comatoso.
    Addirittura credo che non si possa nemmeno applicare il bail-in essendo che i soldi su cui girano le due banche venete sono per la maggior parte inventati e sono liquidità della BCE!
    La domanda è: Quanti soldi lo stato italiano dovrà versare a banca intesa?
    Infatti è falso dire che tale banca versa ls cifra simbolica di un euro ed è invece vero dire che lo stato italiano verserà a banca intesa Sanpaolo i presunti soldi dei presunti correntisti.
    Ma come detto, i prestiti erogati dalla banca sono molto di più dei soldi depositati dai correntisti.
    E se chi avesse dei debiti non restituiti  avesse anche un conto corrente, in quella o in altre banche perché non dovrebbe vedersi azzerato il conto che altrimenti diventa debito pubblico?

     
  • giamps78 09:46 il 24 June, 2017 Permalink | Rispondi  

    Banche venete: L’incostituzionale bail-in impedisce la realizzazione del piano padoan! 

     

    il governo prestanome ed il precedente governo renzi hanno fatto i macellai con delle riforme fallimentari.
    Le leggi che sono state approvate con il consenso loro e dei loro partiti non possono essere applicate e fanno di tutto per cercare delle scappatoie.
    Leggi come il cd. bail- in fanno talmente schifo che se venisse anche lontanamente applicato farebbe collassare l’intero sistema delle banche.
    Così hanno cercato la scappatoia, quando una banca è in crisi ,siccome gli aiuti pubblici sono vietati proprio dal bail-in, lo stato mette una garanzia, che in teoria non significa mettere soldi ma metterli solo in caso di necessità.
    Fatta la legge trovato l’inganno!
    Abbiamo le due banche venete in crisi e intesa san Paolo che tratta segretamente con il ministro dell’economia e delle finanze l’acquisto con l’offerta simbolica di 1€.
    Attenzione, non 1€ per azione, le azioni valgono zero e chi aveva messo lì dei soldi ha già perso tutto. Intesa san Paolo offre un euro per acquistare entrambe le banche.
    Attenzione, non l’interezza delle due banche ma versando un singolo euro vogliono comprare dolo le due good bank lasciando allo stato svariati miliardi di € da pagare per le 2 bad bank bank scorporate, utilizzando  le garanzie pubbliche.
    La situazione parrebbe più grottesca che tragica se non fosse una storia vera e se non stesse accadendo proprio ora!
    Allora perché mai io non pptrei rilanciare l’offerta di 1 euro e offrire 2 euro per le due good bank?
    Intanto chiariamo un punto: Le garanzie che lo stato ha offerto sono prestiti che lo stato può dare a chi è in difficoltà e sui quali lo stato poi deve chiedere gli interessi.
    Lo stato fa 5 miliardi di debito e su quei 5 miliardi pagherà per sempre degli interessi.
    Infatti il bail in vieta tassativamente degli aiuti a fondo perduto, e in più c’è una stringente normativa sugli aiuti di stato.
    Lo stato ha costituito un fondo di garanzia per le banche che hanno un nome.
    Se si scorporano due banche evidentemente il loro nome cambia e salta pure la copertura del fondo di garanzia a loro destinato.
    Tale fondo è un prestito, se viene usato per acquistare una bad bank evidentemente non può più essere restituito, quindi il governo deve recarsi in parlamento e chiedere una modifica del documento di economia e finanza e chiedere che venga messo a bilancio questo buco che dicono potrà variare tra i 5 ed i 10 miliardi.
    Infatti il fondo di garanzia è un prestito, dunque quando verrà utilizzato si punta ad una futura restituzione e non necessita quindi di coperture finanziarie.
    Ma se si pensa di regalare soldi a fondo perduto non siamo più in questo ambito ed evidentemente servono le coperture finanziarie per dei soldi che altrimenti andrebbero a creare nuovo debito.

    E in quest’ultimo caso evidentemente serve una deroga al pareggio di bilancio e serve il voto del parlamento.
    Ma in questo caso siamo anche fuori dalle regole dello schifoso bail-in che quegli stessi politici hanno approvato ad ogni livello istituzionale, dal parlamento italiano a quello europeo, alla commissione europea…
    Quindi per poter fare questo servirebbe una deroga europea…
    Oppure c’è un’altra opzione: Applicare il bail-in.
    Chi lo ha votato penso che debba assumersi le sue responsabilità, pazienza se si troverà qualcuno con la forca che lo aspetterà sotto casa!
    Siamo alle solite, votano leggi assurde volute da altri in cambio del nulla cosmico, ne parlano bene imparando a memoria la favoletta delle riforme che fanno bene al paese, e poi quando i nodi vengono al pettine e devono confrontarsi con la realtà passano notti insonni cercando di arzigogolare qualche normetta salvifica per non applicare le schifezze che hanno approvato.
    succede sempre così, i due esempi più grandi sono il trattato di dublino e il fiscal compact.
    La domanda finale è:chi pagherà quei 100 o 200 milioni di euro annui generati dai tassi di interesse su quei 5 o 10 miliardi di euro che lo stato è costretto a chiedere alle altre banche per comprare i crediti deteriorati delle due venete?
    La risposta non è così difficile: A pagare sarà la collettività.
    Quindi tira da una parte o tira dall’altra il risultato è sempre lo stesso.
    Ovviamente quando nessuno vorrà più comprare debito pubblico italiano in quanto troppo rischioso saranno tutti i risparmiatori a pagare le conseguenze del mal governo delle lobby del prestanome

    p.s.

    fatemi capire:
    Gli immobili e le proprietà delle 2 banche venete in crisi saranno comprate da @intesasanpaolo ad 1€?!?

    è evidente che bancomat ed immobili fanno parte della liquidazione, dunque cosa comprerà intesa san Paolo, solo i 4 mila esuberi?!?

     

     
  • giamps78 08:47 il 18 June, 2017 Permalink | Rispondi  

    #Referendum sui #voucher: La viltà governista ha superato ogni limite 

     

    L’attuale presidente del consiglio Paolo gentiloni ha ammesso candidamente che il decreto legge utilizzato per eliminare i voucher aveva come unico scopo quello di evitare due referendum abrogativo.
    La costituzione non permette ad un governo l’utilizzo di siffatta motivazione per poter procedere alla formulazione di decreti legge.
    Difatti il referendum abrogativo è previsto dalla costituzione ed è una derivazione del primo articolo della costituzione: La sovranità appartiene al popolo.
    Il governo non ha dunque alcun potere e quel decreto come poi dimostrato successivamente era incostituzionale e pertanto la corte dovrebbe annullarlo retroattivamente.
    Inoltre se quel decreto fosse stato veramente necessario ed urgente non sarebbe stato sostituito 2 mesi dopo da un secondo decreto che sconfessa radicalmente il primo, quello che ha eliminato i voucher.
    È evidente che come ha ammesso gentiloni l’unico motivo fonte di urgenza era il referendum abrogativo e questa come spiegato precedentemente non può essere una motivazione valida perché è la stessa costituzione a dare piena “cittadinanza” a questo strumento, non si capisce come evitarne l’espletamento possa rappresentare fonte di urgenza..
    Una normale corte costituzionale non può che constatare come un potere dello stato eletto in secondo grado dal parlamento stia cercando di eliminare il potere popolare su cui il parlamento stesso,che poi vota la fiducia al governo, dovrebbe essere sottoposto, cioè la sovranità popolare.
    Da vili è aprire vuoti normativi per evitare referendum e poi ripristinare delle norme che il referendum avrebbe potuto eliminare dalla giurisprudenza.
    Difatti in caso di superamento del quorum e di vittoria del “si” al referendum avrebbe reso incostituzionale anche il secondo decreto che poi ha sostituito i vecchi voucher.

     
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