Updates from ottobre, 2017 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 09:52 il 16 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Subito le gabbie salariali per limitare le disuguaglianze del centralismo romano 

     

    Quando fa comodo siamo tutti italiani, quando invece c’è da ricevere le agevolazioni, lo stato centralista,governato dai renziani effetti una sistematica contrapposizione per classi d’età o per zona geografica.
    nulla che sia fondato sul merito,anzi…
    Lo stato centralista sta minando l’unitarietà della repubblica con delle leggi a dir poco infami.
    Con i soldi del nord si detassa il sud, perché , dicono loro, bisogna aiutare le zone depresse.
    È questa la soluzione rappresentata dallo spostamento degli ordinativi da una parte all’altra dello stivale?
    Certo che no.
    Già le tasse sono le più alte d’Europa, già è difficile competere con il resto d’Europa, ma qui oltre al danno si aggiunge la beffa.
    per decisione centralista romana chi già oggi paga meno tasse, in cifra assoluta sul totale degli occupati, deve pagare ancora meno tasse rispetto a chi versa nel calderone romano il doppio o il triplo.
    E questo doppio o triplo già finisce al sud, basta verificare i trasferimenti di denaro regione per regione, ovviamente facendo i calcoli giusti, non come fa la lega nord che non considera nemmeno i soldi pagati dall’inps ai pensionati dati regione per regione
    Fatti i calcoli giusti, si evince che la cifra risulta veramente importante, non alta quanto afferma la lega ma si tratta comunque di molti denari.
    No dico, fossero almeno soldi che arrivano dall’unione europea destinati alle regioni meno sviluppate…
    Non che cambi il concetto base visto che i soldi che riceve l’unione europea è il nord Italia che li versa.
    Ma almeno se sono fondi europei si evita lo spreco di fondi non spesi che altrimenti andrebbero persi, e sono parecchi miliardi tra quelli scaduti l’anno passato ma ancora da spendere dopo una nuova deroga e quelli del nuovo ciclo di 7 anni che è da poco cominciato.
    No, non sono nemmeno fondi europei.
    Sono il primo a dire che ci devono essere una tassazione differente tra regioni del sud e regioni del nord,non solo, anche tra regioni confinanti.
    Ma questo sistema non può essere fondato sul calderone centralista romano che fa preferenze con un sistema feudale che involve dall’alto verso il basso.
    Deve essere fondato sulla responsabilità e sulla capacità.
    In definitiva, chi vuole abbassare le tasse lo può fare se ha le coperture finanziarie per farlo, se diminuisce le spese.

    Qui invece c’è un sistema che si fonda sulla irresponsabilità, meno sei meritevole più ottieni denaro e vice versa.
    Come si può dire di essere a favore della meritocrazia, del libero mercato, della produttività, e poi mettersi a fare gli apprendisti stregoni penalizzando chi è più produttivo,chi è più meritevole, in sostanza chi permette al sud di spendere i soldi di altri, oltretutto riempiendosi di debiti nelle amministrazioni locali?
    Qualcuno potrebbe controbattere dicendo che non si sta minando l’unità della repubblica perché chi ha di più aiuta chi ha di meno e questo produce sviluppo che aiuta anche chi ha di più.
    In realtà il punto di vista può anche essere ribaltato, e a me sinceramente pare una versione più credibile:
    Abbassando le tasse al nord italia invece che al sud, il Nord compete maggiormente con le altre realtà europee e mondiali, cresce e questa crescita si tira avanti anche il sud.
    Dopotutto chi spende di più deve avere anche tasse più alte, altrimenti i discorsi sul merito sono del tutto infondati alla prova dei fatti.
    Le gabbie salariali permettono alle regioni del sud, se vogliono, di abbassare le tasse, ma alla luce delle spese effettuate dalle pubbliche amministrazioni.
    Il sud deve necessariamente avere stipendi più bassi se vuole rilanciarsi, ma deve avere anche un costo della vita inferiore che permetta a quegli stipendi più base un maggiore potere d’acquisto e riduca così la spesa pubblica in maniera automatica.
    Perché se un comune deve asfaltare una strada e gli operai guadagnano un 30% in meno, a parità di conoscenze, il lavoro finito costerà meno e quel comune chiederà tasse inferiori ai suoi cittadini generando un ciclo virtuoso.
    A maggior potere d’acquisto corrispondono ad esempio pensioni sociali inferiori, dunque un ulteriore risparmio per la cosa pubblica che si trasforma in minor tasse per i cittadini e per le imprese di quella regione o di quella macroregione.
    Ma i sindacati, che plaudono a questa detassazione centralista renziana che premia la disuguaglianza e mina l’unità della repubblica sono contrari.
    Sono contrari perché credono di essere paladini dei diritti che invece stanno contribuendo a far togliere, anno dopo anno.
    Io invece vedrei bene una tessera della CGIL che costa il 20% in meno al sud rispetto al Nord, ma fermando le decine di miliardi di trasferimenti che vengono buttati nel calderone centralista, con questo autolesionismo insito in costoro che magari saranno spinti dalle migliori intenzioni, ma che ,come testimoniano i fatti in decenni e decenni in cui la differenza tra nord e sud è aumentata,, non funziona per niente, anzi si ottiene l’effetto opposto.

    Siamo in Europa, abbiamo tutti la stessa moneta ma costi della vita e del lavoro differenti da stato a stato.
    Dov’è la CGIL a livello europeo?
    Semplicemente non esiste perché gli interessi nazionali dei suoi pensionati superano il famigerato internazionalismo dei sindacati.
    Abbiamo l’est Europa con l’euro e costi della vita e del lavoro differenti dai nostri, perché dunque non possiamo fare la stessa cosa con il nord e con il sud Italia?
    Non si può, perché ,dicono, si creano disuguaglianze tra cittadini.
    Ma allora cari sindacati convincere gli altri stati europei che hanno la nostra stessa moneta a pagare allo stesso modo tutti i lavoratori e facciamo in Europa quello che volete voi mantenere in Italia,per evitare le disuguaglianze!
    Non si può nemmeno questo.
    Quindi ammettendo che abbiano ragione i sindacati e che le gabbie salariali creino disuguaglianza, significa che l’unione europea che ha le gabbie salariali da stato a stato nasce sulla disuguaglianza che non risulta sanabile.
    E allora se non puoi vincerli devi unirti a loro, il sud italia deve competere con l’est Europa ed il nord italia con la Germania, senza pagare i balzelli del sud.

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  • giamps78 12:07 il 6 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Economia e pensioni: interessanti dialoghi avuti sui social network 

    pubblico alcuni interessanti dialoghi che ho avuto con vari interlocutori nei social network

    Interlocutore 1: Ma una pensione uguale per tutti,nella fiscalita’ pugenerale come per la sanita’,
     e se la vuoi plus te la paghi e la Scarichi!?

     

    Risposta: Quello che dici prevede una diminuzione netta di contributi versati da chi guadagna molti soldi.
    Oggi le pensioni sono diverse perché c’è chi versa di più con il contributo e chi ottiene più di quello che ha versato con il retributivo.
    Se tutti avessero la stessa pensione tutti verserebbero la stessa quota di contributi all’INPS ed il risultato è un ammanco di decine e decine di miliardi di euro in versamenti da parte di chi oggi sta mettendo molti soldi nel baraccone dell’inps che gli restituirà quasi nulla di tutto ciò che ha versato.
    Paradossalmente chi avrà versato contributi per una pensione più alta avrà pagato molto di più di quelli ma riceverà una pensione uguale a chi non ha versato contributi.
    Credo che questo sia il massimo dell’ingiustizia pertanto dal giorno dopo pagheranno contributo minori per ricevere pensioni minori e questo diminuirà le entrate dell’INPS creando un considerevole ammanco.
    I più ricchi sarebbero comunque contenti di questo discorso, verserebbero meno e si farebbero la pensione privata che avrebbe dei rendimenti eccezionali se confrontati con quelli che oggi offre la pensione obbligatoria.
    Non facciamoci trarre in inganno dal vecchio sistema retributivo, chi avrà pensioni più alte con il futuro sistema contributivo avrà versato molto ma molto denaro all’INPS,quindi i più. Ricchi con il contributivo sono già parecchio penalizzati dispetto ad una qualsiasi pensione privata.
    E visto l’almanco dell’INPS, più poveri da chi prenderebbero i contributi per ricevere la loro pensione mensile che sarà uguale per tutti?
    Da nessuno…

    Ecco l’articolo scritto mesi fa sullo stesso argomento:
    https://giamps78.wordpress.com/2016/04/26/11229/

     

    interlocutore 2:”Se vengono erogate pensioni da 1000 euro i prezzi aumenterebbero”
    Teniamo i poveri per calmierare i prezzi ?

    risposta: No no, non c’è nessun errore, si chiama legge della domanda e dell’offerta.
    Se qualcuno può venderti qualcosa ad un prezzo più alto e da che tu ne hai bisogno alzerà quel prezzo fin quando tu farai a meno di comprarlo, a quel punto sarà costretto a ridurlo.
    Quando Berlusconi portò le pensioni minime a 500 euro e siamo entrati nell’euro i prezzi sono raddoppiati.
    Perché è successo solo da noi?
    Perché noi siamo stati abituati alla svalutazione della lira che portava all’aumento dei prezzi a causa delle materie prime importate in dollari.
    Non c’è nessun errore, le cose stanno così.
    Ora, il costo della vita e del lavoro determinano il valore della moneta.
    Quanto vale 1 euro?
    La moneta euro ha lo stesso valore in tutti gli stati dell’unione europea oppure è variabile da stato a stato?
    Evidentemente il valore dell’euro varia da stato a stato e questo perché a stati diversi corrispondono poteri d’acquisto diversi.
    In Germania ad esempio i beni dei supermercati costano il 20% in meno che da noi perché loro da decenni avevano l’abitudine nell’utilizzo di una moneta forte e all’entrata nell’euro per loro non è cambiato nulla.
    Invece in Italia non è successo questo basti pensare al bollo auto nel passaggio dalle lire agli euro, la compravendita di abitazioni etc etc.
    Ma se il valore dell’euro è diverso tra stato e stato, in polonia che è nell’unione ma ha mantenuto perfino lo sloty un euro cale di più perché il costo della vita (carovita) è più basso.
    Una pensione da 500 euro in polonia corrisponde ad una pensione da 900 euro in Italia perché con gli stessi soldi raddoppi la spesa che puoi fare e compri il doppio dei beni mobili ed immobili.
    Si capisce che se aumentiamo a mille euro le pensioni minime il nostro carovita sale e questo rende più facile le delocalizzazioni in polonia, e aumenta il numero di disoccupati in Italia, oltreché il debito pubblico e questo significa ulteriori tagli sociali mentre i prezzi aumenteranno e chi riceverà mille euro al posto dei 500 non arriverà comunque alla fine del mese e comprerà prodotti che nell’esempio sono polacchi perché costano meno.
    È un cane che si morde la coda.
    Vedi l’argomento di cui ho parlato altre volte denominato “livello di saturazione dei prezzi e dei salari”.
    Interlocutore 3:Con tutto il rispetto per le dovute eccezione, ma a me pare che SE compri italiano alimenti lavoro nero e schiavitù.

    gli domando: Secondo te all’estero guadagnano più di 5 dollari all’ora?!?

    Interlocutore 3: molto meno di 5 dollari l’ora, ma non hanno la nostra pressione fiscale e tutto costa in proporzione

    risposta:capisci che qualcosa non funziona?
    Uno che viene pagato in Italia 10 euro con i voucher viene considerato giustamente come uno schiavo mentre chi lavora all’estero e guadagna la metà, 5 euro, dove non ci sono regole del lavoro e sindacati, grazie al minor costo della vita diventa quasi un benestante.
    Se quel prodotto creato all’estero può arrivare qui senza barriere allora non ci si può lamentare se poi le aziende italiane sono costrette ad assumere lavoratori in nero per stare dentro nei costi.
    Io credo che il mondo della finanza su tutto questo ci marcia ma non da ieri o dalla crisi economica del 2007 ma da moltissimi decenni.
    È quasi una bestemmia parlare di imprese poco competitive in Italia.

     

     
  • giamps78 11:37 il 3 October, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il #jobsact di Matteo Renzi non solo non è utile è stato addirittura dannoso 

     

    Il jobs act di renzi è stato un
    fallimento completo…
    Si era detto: Eliminiamo completamente l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori (buona parte già eliminato dal governo presieduto da Mario Monti) ed in cambio riequilibiamo il tutto con gli incentivi alle assunzioni.
    Gli incentivi alle assunzioni sono durati solo 3 anni e poi sono stati eliminati da quello stesso governo.
    Risultato?
    C’È in corso un drogaggio del mercato dove i più lesti hanno assunto a tempo indeterminato persone che erano già assunte presso le stesse aziende con contratti a termine  e mano a mano che finiscono i 3 anni dall’assunzione finiscono anche gli incentivi.
    L’incentivo all’assunzione doveva riequilibrare il maggiore costo a cui le aziende dovevano far fronte in caso di licenziamento.
    Tale licenziamento oggi può avvenire anche senza giusta causa e per meri motivi economici non riguardanti una crisi ma una semplice diminuzione del profitto o addirittura la possibilità licenziando di aumentare tale profitto.
    Cioè si sono creati nella stessa azienda lavoratori di serie A, chi cioè risultava già assunto prima del jobs act che ha mantenuto il suddetto l’articolo 18, e chi invece è stato assunto dopo questa riforma che può essere licenziato in qualsiasi momento ed il tutto si risolve con l’azienda che paga qualche mensilità l’azienda al lavoratore secondo lo schema delle “tutele crescenti”.
    Non c’è stato alcun riequilibrio perché al venir meno della tutela sul reintegro e al venir meno degli incentivi, si corrispondono delle mensilità che aumentano il costo del lavoro per l’azienda rispetto ai contratti a tempo determinato,ovvero quelli che hanno una data di scadenza prestabilita e che non hanno ne tutele ma nemmeno mensilità da pagare se viene interrotto il rapporto di lavoro.
    Fatti due conti si vede come il jobs act che inizialmente era stato pensato come “contratto UNICO a tutele crescenti” abbia peggiorato la situazione precedente favorendo ancor di più l’uso dei contratti a termine, che è l’opposto delle intenzioni iniziali del governo presieduto da Matteo renzi che ogni mese anzi ogni settimana sbandierava contro i gufi l’aumento dei contratti a tempo “indeterminato”.
    Indeterminato tra virgolette perché non c’è più una data di scadenza ma lascia precari i lavoratori.
    È una specie di furbata linguistica degna di un venditore di pentole.

    Purtroppo non ho a disposizione quelle slide utilizzate da renzi che certificavano un +300% di contratti a tempo “indeterminato” e nemmeno lui ha interesse a tirarle fuori visto che il 97% dei nuovi contratti è a tempo determinato contro il solo 3% di quelli “a tutele crescenti”.
    Tra l’altro hanno fatto pure una modifica al conteggio degli occupati e ora bastano poche ore di lavoro per non essere più considerati disoccupati.
    Si vadano a vedere le dichiarazioni di Silvio Berlusconi negli anni successivi alla legge Biagi: Mentre l’euro raddoppiava i prezzi e diventavamo tutti più poveri perdendo competitività e c’era questo canto del cigno dove le case venivano vendute al doppio del prezzo in lire, ed il terzo settore vedendo maggior profitto assumeva persone, lui parlava di record nella diminuzione della disoccupazione grazie alla  sua legge sul lavoro.
    Si è visto qualche anno dopo quanto valeva la sua legge: Praticamente zero visto che quell’euro forte che dicevano calmierasse il prezzo degli energetici importati ci ha quasi fatto fallire e ci ha portato al tasso di disoccupazione record a due cifre.
    Ovvio che l’economia dimostri una certa lentezza nell’assorbire le modifiche ai parametri fondamentali di uno stato e questi meccanismi lavorano piano, goccia dopo goccia, anno dopo anno, ma sono inesorabili.
    Abbiamo un renzi che sta utilizzando una legge sbagliata e vedremo poi essere incostituzionale per vantarsi dell’aumento dei posti di lavoro che ci sono in tutta europa grazie al cambio monetario dell’euro che si è deprezzato del 30% sul dollaro al quale sono collegati con cambi quasi fissi alcune monete mondiali come quella cinese che viene usata da miliardi di persone.
    Un euro arrivato a quota 1,60 dollari che poi è tornato come nel 2002 a valere 1,05 per poi tornare rafforzarsi fino a quota 1,20 dollari.
    Ora è chiaro che se un turista ha da fare una scelta su dove passare le vacanze e vede un prezzo più basso del 30% rispetto all’anno prima magari è più propenso a venire in Europa.
    Stesso dicasi per le merci vendute che costando meno sono maggiormente appetibili, mentre quelle importate lo diventano meno.
    Contestualmente il prezzo del barile di petrolio è passato dai 140 dollari ai 35 dollari per poi oggi esser e intorno ai 50.
    È chiaro che questo ha favorito la crescita quantificabile in italia in almeno 10 miliardi di euro annui mentre ha mandato quasi in fallimento gli stati che il petrolio lo esportano.
    La banca centrale europea ha momentaneamente ridotto il differenziale tra i tassi d’interesse di Germania e sud Europa e in 3 anni ha prodotto dei risparmi consistenti nei bilanci pubblici, risparmi che sono stati utilizzati dal governo renzi per delle inutili prebende a scopo elettorale nella speranza di piegare anche la costituzione della repubblica alle sue volontà su un testo illeggibile ai più che avrebbe fatto rivoltare nella tomba i padri costituenti, ma fortunatamente gli è andata male e si è dovuto dimettere malgrado abbia tentato di farlo approvare perfino con un quesito truffa in stile “viva la mamma, sei favorevole o contrario?” (citazione rubata a Pierluigi bersani).
    Altro che divergenze di tipo personale e rancore nei confronti del povero Matteo, cavoli ha chiesto il voto di fiducia sulla legge elettorale scritta con i piedi ed ha cercato un colpo di mano governista su una riforma costituzionale con la beffa dei colloqui con Berlusconi avvenuti sotto il quadro di Berlinguer!
    Forse è renzi che prova rancore verso l’ordine costituito che tenta di rottamare a colpi di super-canguri e voti di fiducia.
    Ma torniamo al jobs act, che risulta essere sub iudice visto che il licenziamento economico senza giustificato motivo va contro l’articolo 1 della costituzione, vedremo cosa succederà con le sentenze ora che la questione credo sia arrivata alla corte costituzionale, magari finirà come con l’italicum e sarà cassato anche il jobs-act.
    Nel frattempo il tribunale per i diritti umani di Strasburgo ha indirettamente fatto a fette i decreti attuativi nelle parti riguardanti lo “spionaggio” dei lavoratori da parte delle aziende e il reintegro dei lavoratori sentenziando che un’azienda rumena deve reintegrare un lavoratore licenziato dopo che l’azienda ne aveva spiato mail e telefonate.
    Vedremo cosa succederà di questa schifezza chiamata jobs-act approvato con voto di fiducia parlamentare e contenente deleghe in bianco per i successivi decreti attuativi.
    Fortunatamente pare che il governo abbia cominciato a dar ascolto ai “gufi” cioè a quelli che fin dal primo istante hanno detto che tale legge non avrebbe funzionato e che finalmente abbia deciso di far costare di più i contratti a tempo determinato utilizzando quelle risorse per far costare meno i contratti a tempo “indeterminato” poca cosa rispetto a tutto il resto del Jobs act, ma meglio tardi che mai e piuttosto che niente!
    Ci risiamo purtroppo con l’arrivo di un altro bonus, stavolta il bonus giovani che renderà impossibile la già difficile vita del 30-40-50enni,che sono i primi in futuro a non avere una pensione, che non trovano lavoro, invece di fare il bonus assunzioni per i disoccupati di lungo periodo,che comprenderebbero anche parecchi giovani, rendono ancora più difficile la situazione fomentando ulteriormente lotte di classe per età, come se i 40enni disoccupati avessero i diritti che hanno avuto i loro padri e non invece gli stessi, pochi diritti, che hanno i guovani.
    Questo perché avendo la coscienza sporca cercano di dire che hanno fatto qualcosa per i più giovani, dopo l’inutile bonus di 500 euro ai 18enni , tra l’altro usato solo dal 50% degli “aventi diritto”.

     
  • giamps78 17:18 il 20 September, 2017 Permalink | Rispondi  

    Anticipo pensionistico per donne con figli ed i sindacati che vogliono allargare platea a coppie omosessuali e stranieri 

     

    Passi pure il concetto della donna che è  incinta(in Italia) e che quindi fisicamente avendo una conformazione diversa rispetto all’uomo può aver diritto ad andare in pensione 6 mesi prima per ogni figlio.
    giustamente nel caso di gravidanze può e deve esserci una differenza nell’età di pensionamento che favorisca quest’ultima di fronte alla normativa europea che dichiara l’obbligo di avere la stessa età di pensionamento per uomini e donne.
    Ma stop,qui finisce,non è che come chiedono i sindacati adesso si devono tirare dentro anche i figli adottivi e i figli la cui gravidanza non è stata condotta in Italia.
    Anche perché qualcuno potrebbe domandare perché la donna si e l’uomo no?
    Se un figlio è adottato non c’è differenza tra padre e madre, non c’è differenza di conformazione fisica, la madre non è rimasta in cinta, non ha avuto impedimenti fisici, e francamente ho già capito dove vogliono andare a parare: Ai bambini “adottati” dalle coppie omosessuali e agli extracomunitari che arrivano qui già adulti… una cosa inaccettabile.
    Se la donna resta incinta e poi vende suo figlio ad una coppia omosessuale, dal mio punto di vista nessuno di questi soggetti merita alcun mese di anticipo pensionistico,anche perché l’utero in affitto è illegale, vogliamo pure premiare questi comportamenti?
    Perché mai se qualcuno adotta dei figli che arrivano dall’estero si dovrebbe dare,tra l’altro alla sola donna, dei vantaggi pensionistici?
    È assurdo.
    Ritornando al discorso precedente: i permessi lavorativi parentali valgono sia per le mamme che per i papà,così come nulla vieta ad una donna di lavorare mentre l’uomo fa le faccende domestiche, una legge deve tenere conto di questo non può generalizzare.
    Se un figlio è adottato e la donna non è rimasta in cinta, il padre può fare la stessa fatica che fa la madre nell’allevarlo, perché dunque la legge dovrebbe dare unidirezionalmente alla donna questi sei mesi e non ad esempio 3 mesi e 3 mesi?
    Per me dovrebbero essere dati zero e zero, non 3 e 3, ma nemmeno aprioristicamente 6 e zero altrimenti si va contro la legge europea e l’uguaglianza dei sessi.
    Dovrebbe valere esclusivamente per le donne che abbiano portato avanti una o più gravidanze(in Italia), e che abbiano cresciuto i figli e certamente non dati in adozione e nemmeno adottati.
    Altrimenti la legge non può scegliere aprioristicamente quale dei due sessi fa la fatica di allevare tale figlio, può essere la donna o l’uomo, oppure la legge dovrebbe stabilire dei parametri per decidere a quale dei due genitori spettano tali mesi di anticipo pensionistico.
    Per quanto riguarda i figli adottati cosa facciamo, il doppio bonus?
    6 mesi a chi partorisce,e poi fa adottare il figlio 6 mesi per chi lo adotta per un totale di 1 anno per un solo figlio?
    Impossibile.
    Qui ci sono i soliti sindacati che cercano varchi per aumentare la spesa pubblica

     
  • giamps78 11:51 il 15 September, 2017 Permalink | Rispondi
    Etichette: corte, , organismi geneticamente modificati   

    Sugli #OGM La corte #UE ci ha annessi alla Common law: Differenza tra scelte politiche e “scelte” scientifiche 

     

    Non è che un trattato internazionale può portare l’Italia da un sistema a civil law ad un sistema a common law dove i giudici fanno le leggi, altrimenti si tratterebbe di una vera e propria annessione che snatura la struttura giuridica.
    Invece la corte di giustizia europea sugli OGM ha fatto una sentenza da common law, hanno stabilito un precedente pericolosissimo, hanno fatto a pezzi il codice civile italiano stabilendo che i giudici sono sottomessi non alla legge, scritta come da civil law, che anche loro devono rispettare nelle loro sentenze, ma ad una legge non scritta e inventata ad arte dai giudici della Corte europea tramite un principio base che elimina di fatto i codici vigenti nel paese oggetto di quella sentenza.
    Hanno inventato dal nulla il principio secondo il quale uno stato non può vietare nulla che non abbia evidenze scientifiche di nocività per gli esseri umani.
    Con questo principio la scelta politica non esiste più, le leggi che vietano l’uso di vari prodotti non hanno più alcun effetto a meno che non lo dica la scienza.
    Ma la politica ha una sua prerogativa, il parlamento ha una sua sovranità  e dunque QUALSIASI prodotto può essere bandito anche senza alcuna evidenza scientifica, anche se non serve evidenza scientifica, lo si fa per scelta politica.
    Il giudice deve rispettare la civil law, non può improvvisamente invertire l’onere della prova e far diventare la politica serva della scienza.
    La scienza è importante, ma così come la religione, ha le sue leggi che non sono le leggi della politica che è e deve rimanere sovrana.
    Dunque si, quando qualcosa è provato che fa male quel qualcosa va ritirato dal mercato, ma non si può affermare il contrario, altrimenti al posto di andare a votare per eleggere i parlamentari bisognerà andare a votare per eleggere gli scienziati!
    Il diritto della politica è anche quello di vietare un prodotto per ragioni diverse rispetto alla nocività che non risulta in ogni caso l’unico e il solo parametro di valutazione per una scelta politica.
    Ad esempio ci sono i temi etici, sulle quali le evidenze scientifiche cozzano, cinsono le opportunità politiche ed il giudizio sulle leggi devono darlo i cittadini.

    O ci può essere una scelta  opportunità nello stabilire che il 100% del made in italy deve essere biologico, e sarebbe una scelta politica, non scientifica,magari economica, ed il giudice non può e non deve intromettersi.
    Nel caso specifico gli OGM hanno ad esempio la caratteristica nociva verso altri raccolti fatti nelle vicinanze che vengono modificati geneticamente dalle spore emesse dai raccolti OGM.
    Ma questo è solo uno dei motivi che possono far pensare ad un parlamento sovrano di effettuare una scelta di questo tipo, e un giudice non può fare le leggi al posto del parlamento stabilendo che la scienza viene prima della politica.
    La scienza viene prima della politica solo se la politica lo dice e lo scrive nero su bianco in una legge.
    Nel caso specifico la normativa europea permetteva ad ogni parlamento nazionale di decidere in merito e la scelta che ha fatto l’Italia è stata per vietare gli OGM.
    I giudici della Corte europea se proprio vogliono intromettersi a piè pari nelle faccende politiche allora devono annullare quel testo europeo che permette all’Italia di vietare gli OGM.
    Il giudice europeo stabilisca magari anche che i dazi sono illegali, che i  materiali provenienti dalla cina che non ha evidenze scientifiche di nocività per l’uomo possono essere venduti anche da chi non ha lo status di economia di mercato.
    Se il principio base espresso dalla corte è così importante allora è valido sempre ed è superiore anche ai dazi e quindi non si si può vietare la vendita di alcun prodotto dopo averne importati una certa quantità annua.

     
  • giamps78 23:34 il 30 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Abolire le pensioni minime, i 20 anni minimi di contributi, l’età minima di pensionamento 

     

    La riforma fornero è una pataccata indicibile,cosi i successivi tentativi di modifica.
    L’introduzione dei 20 anni di contribuzione minima per poter ottenere una pensione è una vaccata che apre ad incongruenze che hanno dell’inverosimile e premia ancora una volta, come sempre, i più furbi.
    Intanto non è vero che è stata la legge Fornero ad inserire l’aumento dell’età di pensionamento in base all’aspettativa di vita dando all’istat il potere di alzare le pensioni.
    Non è stata la legge Fornero ma è stato il governo Berlusconi per iniziativa di giulio Tremonti.
    Ed i grafici dei risparmi sono stati fatti allora e poi non sono stati mai aggiornati.
    Difatti l’inserimento della contribuzione minima di 20 anni per poter accedere alla pensione determinerà in futuro dei risparmi pesanti, che non sono stati correttamente calcolati.
    A tal proposito io credo che non siano stati calcolati perché tra poco tempo troveranno un costoso escamotage a quei 20 anni tramite i contributi figurativi, quindi tale calcolo dei risparmi, che oggi è errato per difetto, tornerà al pareggio.
    Errore per errore e si appianerà il tutto.
    Un sacco di persone lavoreranno magari solo 18 anni e saranno totalmente senza pensione e queste cifre non sono inserite correttamente nelle stime dei risparmi di spesa.
    Poi ci penserà Berlusconi a regalare contributi figurativi alle casalinghe per far avere loro la pensione minima di 500 euro.
    500 euro che in futuro diventeranno 600, vanificando quindi tutti i discorsi che stanno facendo in questi giorni boeri e Poletti sulle future pensioni dei giovani.
    I giovani di oggi in futuro potranno andare in pensione con il contributivo solo se la loro pensione risulta essere almeno una volta e mezzo quella minima, cioè 1,5 moltiplicato per 500 euro.
    Oggi discutono l’abbassamento di quell’1,5 al 1,2 e dicono di garantire così 600 euro ai futuri pensionandi.
    Peccato che quando saranno alzate le pensioni minime, e sicuramente succederà così come è successo nel 2002, alla fine quell’1,2 equivarrà a quell’1,5 in termini assoluti, con una differenza: Le casalinghe avranno 20 anni di contributi minimali, probabilmente in buona parte figurativi, invece altri avranno magari 35 anni di lavoro ed una pensione solo di 1,5 volte superiore ed ha versato contributi veri a quelli che oggi ricevono una pensione per buona parte retributiva.
    Io credo che mascherare questa realtà dipingendo un qualche cosa di irrilevante come una garanzia per la pensione dei giovani sia l’ennesima presa in giro messa in atto dalla propaganda renziana, ma le bugie hanno le gambe corte ed un domani tutte queste incongruenze saranno evidenti.
    Invece la cosa giusta da fare è semplicemente quella di eliminare le pensioni minime, eliminare la quota dei 20 anni da lavorare per poter accedere al pensionamento ed eliminare l’età minima di pensionamento con il sistema contributivo.
    Chi ha lavorato 10 anni (in Italia) e vorrà andare in pensione a 61 anni riceverà la pensione totalmente calcolata con il retributivo.
    Se questa pensione è di 150€ poco importa perché eventualmente c’è la parte assistenziale,che non è previdenziale che andrà verificata con il modello ISEE , potrà implementare a 500€ la pensione.
    Attenzione che ricevere una pensione da 150€ dà  comunque molti diritti tra i quali la reversibilità della pensione del coniuge.
    Ovviamente non possiamo fare i furbetti come si fa oggi quando si abbassano gli indici di trasformazione delle pensioni retributive.
    È vero che chiunque potrà andare in pensione quando vorrà. Ma ricevendo il giusto e non invece qualcosa che non è stato versato, ma chi lavorerà per più anni dovrà avere un indice di trasformazione più elevato ma sempre con riferimento non agli anni di contribuzione ma alla cifra versata.
    È chiaro che chi versa 18 anni di contributi non può rimanere totalmente senza pensione e che chi non versa nulla ma riceve le tutele dei versamenti fittizi non può andare a prendere 500 euro al mese mentre chi lavora per 35 anni ne riceve 800.
    Qualcuno può domandarsi: Ed i lavori usuranti?
    Si deve agire anche qui sull’indice di trasformazione in base al numero di anni in cui si svolgono le varie mansioni e poi si fa una media e poi come accade per tutti quanti si sceglie la propria data di pensionamento senza avere età minima richiesta.

     
  • giamps78 06:57 il 24 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il Ministro Poletti si è accorto che il “bonus giovani” sarebbe discriminatorio 

    Finalmente il ministro Poletti si è accorto che ci può essere una discriminazione legata all’interno della sua proposta di decontribuzione per i giovani neo-assunti.
    Meglio tardi che mai, a farlo ragionare è stata la regolamentazione europea, ma ci si poteva arrivare ugualmente con un pochino di buon senso…
    Strano che mentre stanno finendo i “bonus poletti” elargiti negli anni precedenti ai neo assunti di tutte le età, dopo aver evitato di rifinanziare quello strumento che era stato comunque pensato male, ora ci si riprova con i giovani.
    Qui non si stanno creando posti di lavoro ma si sta utilizzando lo stato di diritto per discriminare chi ha più di 29 anni e chi ne ha meno, facendo ancora una volta qualcosa che non durerà nel tempo ma serve solo per farsi belli.
    Non si creano posti di lavoro perché è solo il quantitative easing della banca centrale europea che in questo momento li sta creando, mentre questo governo è come un parassita su azioni che provengono da altre parti.
    A meno che non si pensi che il l’indebolimento dell’euro sul dollaro con il passaggio da 1,40 a 1,06 (oggi risalito a 1,18) non abbia significato nulla per l’economia.
    O anche il passaggio del barile di petrolio da 140 dollari a me o di 40, che ha lasciato in mano agli italiani oltre 10 miliardi di dollari annui malgrado l’ulteriore aumento della tassazione.
    Giuliano Poletti inoltre dice “no ai furbetti, vogliamo più occupati non uno scambio tra chi parte e chi arriva”.
    Si perché forse si è accorto che il suo precedente bonus sui neoassunti conteneva qualche “vizietto” di forma.
    Si perché in molti avevano cercato di avvertire il ministro 3 anni fa dicendo che il suo bonus permetteva a delle aziende di avere la detassazione semplicemente con un cambio di contratto, addirittura licenziando persone per poi riassumere le stesse, o altre.
    Bene, 3 anni dopo il ministro si è accorto di tutto questo, non siamo più dei gufi, evidentemente la ragione era da questa parte, come molte altre volte.
    Chi era il gufo, ora che si vedono le impietose statistiche sui contratti a tempo determinato rispetto al fallimentare contratto (unico!) a tutele crescenti?!?
    E tutte le proposte fatte allora valgono allo stesso modo oggi: Il conteggiare il dare avere di ogni singolo lavoratore per evitare che ci sia gente che se ne approfitta (giovani o meno giovani) ed altri che rimangono del tutto senza.
    Altresì c’è l’esigenza che la detassazione sia universale, e che i posti di lavoro siano effettivamente stabili.

    Ecco perché le aziende dovrebbero restituire rispettivamente il 100%, il 75%, il 50% e il 25% del bonus nel caso in cui il contratto di lavoro abbia durata inferiore a 1, 2, 3 o 4 anni.
    Se ad esempio un lavoratore lavora in un’azienda per 6 mesi, verrà erogato il bonus ma poi l’azienda dovrà restituirlo per intero.
    Se invece che sei mesi sono 16 mesi allora ne dovrà restituire il 75% e così via fino al superamento del quarto anno, momento in cui il bonus non dovrà più essere restituito.
    Dal quarto anno in poi dovrebbero tornare alcune delle regole presenti nell’ex articolo 18 dell’ex statuto dei lavoratori, per evitare licenziamenti economici senza che prima non vi sia stata tutta la trafila fino ad arrivare ai contratti di solidarietà, nonché i licenziamenti collettivi, uniformizzando piccole e grandi imprese.
    Le risorse si possono trovare nel dare-avere dei lavoratori, in quanto molti abusano di soldi pubblici per arrotondare lo stipendio e oltretutto lavorano anche in nero.
    L’assegno di disoccupazione dovrebbe ricalcare il modello delle assicurazioni private, chi più ne ha bisogno più dovrà versare nei mesi in cui lavora senza però poter andare sotto la soglia minima di 25 mila euro.
    In base al livello di questa soglia si alzano di più o di meno le trattenute al singolo lavoratore, indipendentemente dal tipo di contratto.
    Questo produrrà ingenti risparmi alle casse dello stato e si potranno abbassare le tasse a tutti i lavoratori migliorando la competitività del sistema.
    Totalmente assurda è poi la detassazione sui premi o sulla “produttività” ho spiegato altre volte come questo sia solo uno stratagemma burocratico per evadere le tasse.
    Meglio prendere quel soldi e distribuirli in detassazioni uniformi piuttosto che rendersi ridicoli permettendo perfino la detassazione dei premi ai calciatori milionari.
    C’era l’altro ministro calenda che oggi era quasi euforico nel dire che il suo bonus alle aziende “funziona perché è molto usato”.
    Ma per piacere, se dai una detassazione alle aziende dicendo di grattarsi il sedere con la ma o destra invece che con la sinistra ovviamente quelle si gratteranno il sedere con la ma o destra, ma da qui a dire che è utile grattarsi il sedere con una mano piuttosto che l’altra ce ne vuole!
    La sburocratizzazione passa anche per queste cose qui,questi continui bonus,la necessita di assumere persone non per il prodotto creato ma per star dietro alla burocrazia incomprensibile, tutto questo ha un costo per l’azienda.
    Meglio eliminare questo ginepraio ed utilizzare quei soldi per diminuire il cuneo fiscale lato impresa a tutti gli assunti, anche ai non-neoassunti.

     
  • giamps78 16:59 il 9 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Gli errori di Boeri sulle pensioni future e proposta per uscire dalla crisi occupazionale 

     

    Tito Boeri non vuole capire che è finito tempo del “chi ha avuto ha avuto,chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato”.
    Il passato non si può scordare perché pesa su tutti gli italiani e si chiama debito pubblico con oltre 60 miliardi di euro di interessi ogni anno.
    Non vuole uscire dal vecchio di idee che vuole le pensioni fisse una volta ottenute.
    Non c’è più il posto fisso ma continuiamo ad distribuire la pensione fissa.
    Tito Boeri vuole porci davanti ad un bivio totalmente fasullo ed errato ed esclude le pensioni in essere dai suoi ragionamenti.
    Dice:”Se si andrà in pensione prima di 70 anni le pensioni saranno più basse”.
    Peccato che lui sia quello che ha fortemente voluto l’ape social, che sta mandando in pensioni delle persone a 61 anni senza alcuna riduzione della loro pensione che anzi erogata in pieno con la cessione del quinto per un debito che il pensionato fa le banche.
    Tali pensionati otterranno l’intera pensione senza tagli appena avranno terminato di pagare quel debito.
    Con quale faccia tosta l’inps continua a diminuire i coefficienti di trasformazione per il calcolo delle future pensioni contributive alle sole pensioni future e non anche a quelle che già sta erogando?
    Nelle statistiche che Tito Boeri osserva per stabilire l’innalzamento dell’età pensionabile ci sono oppure non ci sono le persone che già sono pensionate?
    Cosa ne sanno Boeri & company dell’allungamento dell’aspettativa di vita di chi oggi ha 30 anni?
    Nulla,si presuppone che siccome gli attuali anziani vivono di più anche i futuri anziani vivranno di più, ma questa è solo un’ipotesi.
    Cosa ne sapete voi se gli attuali 30 o 40 enni sono più o meno cagionevoli di salute rispetto agli attuali 70 enni?
    Non lo si sa, lo si immagina.
    Per fare queste statistiche si tiene conto o non si tiene conto dei 70 enni?
    E come mai se si tiene conto dei 70 enni nell’allungamento dell’aspettativa di vita le loro pensioni non diminuiscono?
    Fanno parte delle statistiche e quindi anche a loro deve diminuire la pensione così come diminuisce a chi deve ancora andare in pensione.
    Lo so è brutto,si perdono voti.
    Meglio fare l’offerta speciale per il coefficiente di trasformazione più alto che scade il 31,dicembre e quelli che arrivano dopo si beccano il coefficiente più basso, devono lavorare più anni e guadagnare anche di meno!
    La banda bassotti non avrebbe potuto fare di meglio…
    Voglio sapere perché se siamo tutti uguali non ci può essere per tutti il medesimo coefficiente di trasformazione indipendentemente dalla data di ottenimento della pensione.
    Troppo facile dire una grande bugia: In passato si andava in pensione prima perché si viveva di meno.
    È falso perché in passato c’era un cuneo fiscale inferiore, chi lavorava otteneva di più di quanto si ottiene lavorando oggi e pagava contributi in percentuale sulla busta paga inferiori a quelli che sono pagati oggi.
    Sfortunatamente le bugie di Boeri hanno le gambe corte ed il futuro vedrà parecchia gente arrabbiata.
    Vedremo chi avrà ragione tra 15 anni, se le scemenze dette da qualche uomo politico che vuole approfittare della situazione attuale o la verità di conti disastrati e di in fallimento dello stato unitario.
    Non si vogliono ricalcolare le pensioni pensioni retributive?
    Si alzino le tasse sulla parte retributiva delle pensioni e si faccia una tassazione progressiva alla parte contributiva, più alta per chi ha avuto un coefficiente di trasformazione più favorevole.
    Tasse più alte e progressive per le reversibilità date con il sistema retributivo a seconda del numero di anni di contributi.
    Una quarantina di miliardi che possono abbassare il cuneo fiscale lato impresa (per tutti i lavoratori non solo per i giovani neoassunti) per facilitare la creazione di nuovi posti di lavoro dall’anno prossimo, che nel contempo produrrà aumento delle entrate fiscali ed i contributi Inps a seguito dell’aumento dell’occupazione.
    Maggiore crescita significa diminuzione del debito pubblico, diminuzione del costo degli interessi sul debito e uscita dalla crisi.
    Qualcuno però potrebbe dire che il problema permane per il futuro.
    Ma gli interessi sul debito cumulati da qui al 2040 sono 10 volte quei 120 miliardi di buco che Boeri denuncia se si blocca l’innalzamento dell’età pensionabile.
    Se l’Italia non è credibile pagherà 500 miliardi di debito in più a fronte di 120 miliardi di risparmi denunciati da Boeri e dalla corte dei conti.
    E poi,come ho scritto in passato ed anche in questa occasione, se veramente il coefficiente fosse unico, cioè se una futura legge stabilisse nero su bianco che il coefficiente non è fisso ed invariabile nel momento in cui qualcuno va in pensione, tutti i calcoli fatti dall’inps sarebbero da rifare in quanto non bisognerebbe calcolare solo i futuri pensionati ma sarebbero calcolati anche quelli che ad esempio vanno in pensione nel 2020 nel ricalcolo del coefficiente del 2025.
    Quindi avremmo una prima parte odierna dove si lavora sull’imposizione fiscale, una seconda fase quella futura dove si dichiara che i diritti acquisiti non ci sono nel senso che la legge permette(per il futuro) di avere tutti i coefficienti di trasformazione “mobili” ovvero che si aggiornano mano a mano che aumenta l’aspettativa di vita senza dunque giocare al “chi prima arriva meglio alloggia”
    Ovvio che poi la ciliegina sulla torta sarebbe anche ina riforma costituzionale per risparmiare altri miliardi in doppie pensioni, vitalizi, pensioni bonus ai sindacalisti etc etc.
    Ma questo non si potrà fare in questa legislatura.

     
  • giamps78 16:17 il 21 July, 2017 Permalink | Rispondi  

    Pensioni dei giovani: Non bisogna cadere nel tranello dell’imburrata governista 

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    Non bisogna cadere nel tranello dell’imburrata governista sulle presunte pensioni dei giovani

    Il governo tenta di imburrarsi nuovamente i sindacati facendo una proposta “generosa” sulle pensioni future dei giovani.
    La proposta vedrebbe una pensione minima dopo almeno 20 anni di contributi essere di 650 euro, ai quali si aggiungono dei soldi per ogni ulteriore anno di contributo fino ad arrivare a mille euro.
    Intanto va subito chiarito un punto: Il problema non sono le pensioni future dei giovani, il problema è rappresentato da chi oggi riceve una pensione senza aver pagato i contributi.
    Stiamo parlando del 51% del totale della spesa pubblica.
    Serve una riforma, serve un taglio per fare in modo che i giovani ricevano una pensione sempre più a capitalizzazione, ovvero che i propri contributi servano per ricevere la propria pensione.
    E allora la mia proposta è semplicissima: Si prende la proposta fatta dal governo ed invece di applicarla alle pensioni future la si applica a qualsiasi pensione in essere.
    Ovviamente chi non ha versato almeno 20 anni di contributi non potrà aspirare a portare la sua pensione minima a 650 euro.
    No perché adesso c’è la proposta di Berlusconi che è un noto splafonatore della spesa pubblica, che vuol portare a mille euro le pensioni minime, di chiunque anche delle vecchie pensioni oggi abolite ma che continuano ad essere erogate senza che chi le riceve abbia pagato contributi.
    Emblematico il caso del presidente dell’inps boeri che ha parlato di “anomalia, dicendo che ci sono 300 mila pensioni erogate all’estero e di queste meno del 10% ha più di 10 anni di contributi, ma la stragrande maggioranza di queste, circa 200 mila pensioni sono erogate all’estero (esentasse) a chi ha versato meno di 3 anni di contributi.
    Il costo complessivo di questa anomalia è quasi di un miliardo di euro all’anno.
    Non bisogna continuare a portare avanti gli stessi comportamenti di chi ci ha preceduto.
    Il governo gioca con il bastone e la carota cercando di corrompere di volta in volta le generazioni che si susseguono dando condizioni pensionistiche sempre più agevolate rispetto alle condizioni economiche ma allo stesso tempo sempre peggiori rispetto alle precedenti generazioni.
    Chi si fa fregare dall’imburrata governativa è responsabile tanto quanto lo stato di questa situazione economico-sociale che peggiora giorno dopo giorno anche se chi la constata tutti i giorni viene tacciato di gufaggine acuta.
    Il comportamento corretto è quello di chiedere per tutti i pensionati, presenti e futuri, le medesime condizioni, agendo quindi con un ricalcolo totale e abolendo i vitalizi, le doppie pensioni.

    E lo voglio riscrivere ancora una volta perché qualcuno ancora una volta ha chiesto ai pensionati di essere “generosi” con i giovani.
    Le cose stanno esattamente all’opposto!
    Smettiamola di divulgare menzogne…
    I giovani sono quelli generosi perché stanno pagando delle pensioni totalmente ingiustificate agli anziani.
    Non si possono ascoltare queste richieste di generosità fatte a chi sta prendendo soldi dai contributi versati dagli attuali lavoratori con regole che sono state abolite dall’ordinamento in quanto troppo vantaggiose.
    E ribadisco ancora una volta che non si parla di pensioni d’oro ma di chi ha ricevuto più di quello che ha versato.
    Si faccia una legge costituzionale dicendo: Chi ha ricevuto più di quello che ha versato subirà il taglio della propria pensione e in base al suo ISEE potrà ricevere una pensione minima che va da 500 euro a 650 euro a seconda del numero di anni di contributi.
    Esentasse, si intende.
    Si taglia la pensione e contemporaneamente si eliminano totalmente le trattenute.
    Così come nel calcolo precedente per verificare se si sono versati più soldi di quelli ricevuti si devono anche sottrarre le tasse versate, cioè le trattenute statali sulle precedenti erogazioni pensionistiche.
    Anzi, facciamola ancora più larga: Chi ha ricevuto 100 mila euro in più di quanto ha effettivamente versato avrà una pensione minima da 500 euro.
    Ovviamente si deve fare un conto tenendo presente nel calcolo anche i vitalizi, le doppie pensioni etc etc.
    E tutti i soldi risparmiati potrebbero finire in una detassazione del cuneo fiscale lato azienda senza distinzioni tra giovani lavoratori, 55° enni, ricchi, poveri.
    Se si dice che il taglio è del 3% allora è del 3%.
    In questo modo aumenterà l’occupazione ed aumenteranno anche le entrate fiscali e le entrate dell’inps perché i nuovi assunti pagheranno i contributi( non come le renzate delle detassazioni una tantum).
    Aumenteranno le entrate fiscali e si potrà procedere ad ulteriori detassazioni diminuendo i soldi dati come assistenza e puntando ad un periodo di deflazione con il prodotto interno lordo che però aumenta.
    Le maggiori entrate dell’inps, circa 40 miliardi di surplus, non vengono quindi regalate ai poveri, i veri poveri sono quelli che devono ancora nascere e si ritrovano con 50 mila euro di debito pubblico “a testa” , “sulle spalle”.
    Quei 40 miliardi l’inps li darà a cassa depositi e prestiti che farà investimenti, si cioè attenzione, non investimenti a fondo perduto ma con un piano ESCO, in modo da diminuire i costi producendo un guadagno che permette di restituire tale cifra.

    Ovviamente questi sindacati sono contrari a questa impostazione perché la maggior parte dei loro iscritti sono quelli che hanno avuto tanti privilegi ed hanno utilizzato a man bassa ogni singolo articolo di legge che permettesse di ottenere pensioni più alte.
    In questo senso non c’è differenza tra il berlusconismo ed il sindacalismo di chi si professa di sinistra.
    Sinistra come parola aleatoria da sventolare ipocritamente per fare bella figura, ma nei fatti si applicano comportamenti che fanno marcire le fondamenta della cosa pubblica, portando poi all’eliminazione di ogni diritto per le future generazioni.
    io ritengo invece che non vi sia differenza tra chi ha versato 30 anni di contributi ma ha già ricevuto dall’inps 100 mila euro di più di quelli che ha versato e chi ha oggi la pensione minima a 500 euro senza avere i 20 anni di contribuzione richiesta alle future generazioni come indispensabile per essere pensionati.
    Questo significa che in futuro ci saranno persone che hanno 15 anni di contributi che non avranno pensione, e oggi c’è gente che ha magari solo 3 anni di contributi che si lamenta di ricevere solo 500 euro.
    È chiaro che siamo di fronte ad una disparità clamorosa tra passato, presente e futuro e poi arriva qualcuno che vuole portare a mille quelle 500 euro!
    Assurdo.
    Vadano a vedere le statistiche dei “pensionati” negli altri paesi del mondo…
    Chiaramente prendere 500 è molto meglio di prendere zero!
    Negli altri paesi ci sono fette di ottantenni senza pensione e questi non rientrano nelle statistiche perché non sono considerati pensionati visto che il sistema funziona a capitalizzazione o risulta essere comunque privatizzato….
    Tra parentesi la proposta governista non tiene nemmeno conto delle buste arancioni spedite dall’inpa dove si dice che se qualcuno va in pensione 3 anni prima ha una riduzione che va dal 30% al 40% della sua pensione, questo in futuro, con il sistema retributivo, quindi bisogna cercare di capire come sarà possibile attuare la loro proposta.
    Inoltre la loro ape social elude alla grande il meccanismo che ci sarà in futuro.
    Però bisogna chiedersi come mai a 61 anni si può andare in pensione mentre Nello stesso momento l’inps ricorda che bloccare l’età pensionabile rispetto all’aspettativa di vita ha un costo.
    Forse che la causa dell’innalzamento dell’età sono proprio tutti i prepensionamenti fatti in questi anni?
    E quelli che vanno con l’ape social avranno quei 6 mesi in più da lavorare visto che sarebbero andati in pensione dopo il 2019?
    Certo che no!
    Ovviamente boeri non dice nulla sulla mancata copertura di questi prepensionati, ne di quelli precedenti!

     
  • giamps78 18:57 il 13 July, 2017 Permalink | Rispondi
    Etichette: , età pensionabile,   

    La truffa delle pensioni e la fine dello stato italiano 

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    Quella sull’aspettativa di vita che aumenta e che porta all’aumento di altri sei mesi dell’età pensionabile è una bugia,una menzogna.
    Questo è il prezzo che le future generazioni pagheranno alle tanto aggressive quanto inutili politiche renziste degli ultimi anni.
    Soldi regalati come nel caso delle 14° ai pensionati, quella che hanno chiamar APE sociale ovvero un prepensionamento indiscriminato, crisi aziendali risolte a costo dello stato con altri prepensionamenti…
    Bonus a destra e bonus a manca come i 500 euro ai 18° per comprare porcate senza far sapere loro che quando saranno anziani avranno sulle spalle un debito pubblico di quasi 4 mila miliardi di euro (anche se l’euro molto probabilmente sarà sparito dalla faccia della terra) e andranno in pensione a 75 anni.
    Peccato che come ho già scritto la settimana scorsa, abbiano già alzato numerose volte l’età pensionabile senza dire nulla a nessuno.
    L’inps dica in base a quale legge ha diminuito i coefficienti di trasformazione per la parte contributiva dal 31 dicembre 2015.
    Adesso si inventano che mancano 1,2 miliardi per evitare questo innalzamento di 6 mesi, che truffatori.
    Siamo di fronte all’ennesima frode, diminuiscono le pensioni future aumentando inoltre l’età pensionabile e nel mentre regalano quattordicesime, fanno prepensionamenti sistemici e poi hanno il coraggio di dire che la causa è l’innalzamento dell’aspettativa di vita.
    No, non è così perché fino a 12 mesi fa dicevano che nel 2019 l’età pensionabile legata all’aspettativa di vita sarebbe diminuita di 6 mesi in quanto nel 2016 c’era stata una diminuzione di tale aspettativa rispetto al 2015.
    Se i numeri non sono opinioni è dunque falso il documento dell’inps che ha già calcolato la progressione dell’aspettativa di vita dei prossimi 30 anni.
    La verità è che il sistema non sta in piedi e questi politicanti nonché i vari dirigenti dell’inps lo sanno e fanno buon viso a cattivo gioco.
    Si alza l’età pensionabile non perché aumenta l’aspettativa di vita ma perché l’erogazione complessiva delle attuali pensioni è la più alta del mondo.
    Centinaia e centinaia di miliardi di euro erogati, a causa del il sistema retributivo che è ancora in vigore per le pensioni del passato.
    Questa è la causa principale del basso tasso di occupazione in Italia, il danno e la beffa…
    dei privilegi dati e difesi a beneficio di chi magari non ha versato un solo euro di contributi o a chi è andato in pensione a 39 anni, che grazie a questo governo ora magari avrà pure la quattordicesima.
    Questa è la giustizia dello stato della repubblica italiana!
    Ma arriverà anche un domani, e in quel domani non sarà più possibile corrompere i pensionati mentre viene svenduto alle multinazionali il futuro delle generazioni a venire.
    E in quel momento, senza questa corruttela pubblica e mediatica vedremo su quali basi si poggerà lo stato della repubblica italiana e vedremo le sue forze dell’ordine ( che vanno ancora in pensione con le vecchie regole) riusciranno a contenere l’ondata di odio scaturita da chi si sentirà truffato dai soliti furbetti amici delle multinazionali capitaliste.

    E in quel momento per pagare i creditori del default si faranno i conti
    I conti veri,quelli che oggi non si vogliono fare bisognerà farli domani e retroattivamente.
    Invece il sistema pensionistico corretto funziona per categorie, ha i fondi differenziati a seconda della tipologia di lavoro, ha la classe dei pensionati con una propria aspettativa di vita ragionando per classi d’età.
    Se uno specifico fondo , ad esempio quello degli impiegati pubblici è in rosso si alzerà l’età pensionabile solo a loro e solo a loro si aumenteranno i contributi da versare.
    È così che avviene il riconoscimento dei lavori usuranti all’interno dello stesso fondo che per forza di cose avrà l’aspettativa di vita più bassa e quindi di conseguenza l’età pensionabile più bassa.

     

     
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