Updates from maggio, 2017 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 10:21 il 27 May, 2017 Permalink | Rispondi  

    strategia del G7 è fallimentare: “prima i nostri” va declinato in africa a favore degli africani 

    Il G7 e G20 sono gli organismi che rappresentano l’egoismo internazionale dei paesi che sulla carta sono i più evoluti del pianeta.
    Fin quando dovremo pagare dazio agli speculatori finanziari che comandano questi politicanti per mantenere regole economiche assurde?
    Il continente africano è un grande esportatore di cibo ma al tempo stesso è anche il continente con la più grande malnutrizione.
    Paesi come la Cina hanno abbandonato la politica del figlio unico solo perché hanno grandi possedimenti in africa che consentono loro di produrre grandi quantità di riso, nel mentre gli africani muoiono di fame.
    Molte aziende, anche italiane, sono andate in africa e sfruttano il tasso cambio monetario e l’assenza di diritti per schiavizzare chi in precedenza aveva una propria produzione locale e aveva di che sopravvivere.
    Le multinazionali forniscono denaro ai tiranni di turno,cosicché possano comprare armi, e creano prodotti che diventano concorrenza sleale qui da noi e costringono le nostre aziende al lavoro nero per poter resistere al mercato.
    Abbiamo dunque profughi causati da guerre create dalle multinazionali e che magari a causa delle multinazionali hanno perduto il lavoro, che vengono qui a lavorare in nero per far concorrenza a prodotti creati in africa.
    Questo ad esempio è capitato con una famosa multinazionale del pomodoro.
    La soluzione proposta ieri durante il G7 di Taormina non potrà risolvere alcun problema reale, infarti i problemi che si cercano di risolvere sono stati creati in primis dal G7 e dalla totale assenza di regole economiche e sul movimento di capitali.
    Gli stati del G7 hanno insito l’egoismo economico dettato da una lettura errata del prodotto interno lordo sul quale si annidano gli speculatori dell’economia che è fondata sul debito.
    E d’altra parte a nulla è servito in passato l’eliminazione dei debiti degli stati africani, la situazione non solo non è migliorata ma se possibile è pure peggiorata.
    Il cambiamento principale per poter migliorare la situazione in africa riguarda il commercio del cibo:
    NESSUNO STATO AFRICANO DEVE POTER ESPORTARE CIBO VERSO ALTRI PAESI AFRICANI O VERSO PAESI EXTRA-AFRICANI FIN QUANDO IN QUELLO STATO CI SONO PERSONE DENUTRITE.

    “prima i nostri” deve valere anche in africa nel senso di “prima i loro”, cioè  se arriva la multinazionale deve prima pensare a dar da mangiare agli africani che abitano in quello stato e poi,il di più, può essere esportato.
    Tutto questo ad eccezione del cibo equo-solidale certificato che segue differenti regole produttive ed economiche e rientrano nell’interscambio internazionale tra le culture e necessitano di uno spazio minimo vitale in ogni stato.
    Il bene dell’Africa si fa legando il territorio alle persone evitando la privatizzazione dei servizi, ma lasciando che questi siano gratuiti.
    Ovviamente la gratuità produce un minor costo per prodotto creato,per questo motivo non ci può concorrenza perfetta e non ci può essere libero scambio perché le aziende sfruttano il lavoro per fare concorrenza sleale.
    L’egoismo ci porta a ritenere che l’integrazione si faccia prendendo dall’Africa i migliori cervelli o le persone più portate ad imparare a svolgere un’occupazione ed invece è esattamente il contrario perché si priva il continente africano di quei cervelli che avrebbero potuto garantire quello sviluppo.
    L’egoismo del prodotto interno lordo internazionalizzato ci fa vedere gli altri stati come concorrenti, sviluppare l’Africa con l’assenza totale di regole del commercio significa semplicemente far chiudere le nostre aziende.
    Insegnare ad un migrante un lavoro è doveroso ma due sono gli errori:
    1)insegnare il lavoro sbagliato,ovvero quello che serve alle nostre produzioni e non invece alle produzioni del paese di origine analizzando la morfologia,le risorse e lo stadio di sviluppo.
    2)permettere che l’Africa ci faccia concorrenza sleale, ovvero sia lasciare che l’economia internazionalista fondata su debito permetta a quel lavoratore che noi abbiamo formato e che è ritornato in africa di svolgere produzioni che successivamente creino una concorrenza sleale.
    Quindi se c’è da spendere soldi per portare l’attrezzatura affinché in un villaggio africano ci sia l’acqua,non si può lasciare che quell’acqua cada nelle ma i di multinazionali o che sia gestita da privati,fossero pure appartenenti a quel villaggio.
    Ma tale acqua dovrebbe essere gratuita per tutti gli abitanti.
    L’avere la vendita di quell’acqua,fossero pure pochi i centesimi per acquistarla innesca una serie di processi e alla fine si saranno spesi soldi inutilmente perché molta più gente di prima morirà di sete.
    Invece dire che tutti hanno diritto ad un litro di acqua al giorno ma solo se si adoperano almeno 1 ora al giorno in lavori utili a quel villaggio significa dare un’occupazione e una motivazione a tali persone.
    Stesso dicasi per altri beni e per altre attività gestite localmente e democraticamente puntando ad avere una disoccupazione zero anche seni lavori svolti sembrerebbero obsoleti visti dall’occidente,ma sono utilissimi nel villaggio. e da questo punto di vista molto da insegnare visto che abbiamo un passato di artigianato nelle professioni che però qui da noi oggi sono quasi scomparse perché uccise dal mercato.
    Continuano a fare delle pubblicità in televisione dove si mostrano questi bambini denutriti e si chiedono degli euro di donazione.
    Poi con quei soldi si comprano dei prodotti che magari sono arrivati qui proprio dall’africa,sono stati etichettati e confezionati i n itala e sembrano italiani, e poi li rimandiamo in africa per le persone che muoiono di fame.
    È assurdo

     
  • giamps78 09:01 il 31 January, 2017 Permalink | Rispondi  

    #Trump e Immigrazione: Ai soviet, ai comuni o alle contee la competenza esclusiva sulle espulsioni 

    Accettare l’immigrazione deve essere una libera scelta.
    E questa scelta non può essere veramente libera se chi la propone crea una sorta di “obbligo morale” che implica l’accettazione in ogni caso dei migranti.
    I profughi vanno aiutati ed accettati,servono delle scuole culturali per i profughi e per i loro figli.
    Talo scuole culturali non devono spiegare le nostre usanze,devono mantenere il cordone ombelicale tra il profugo ed i suoi figli con il paese di origine.
    La scuola culturale insegna al figlio del profugo la lingua e la storia del paese di origine perché poi lì deve ritornare,e questo per un motivo molto semplice:
    Se viene aiutato un profugo,se viene insegnata una attività che poi può essere dal lui riprodotta,quando tale profugo sarà rimpatriato potremo aiutare un altro profugo in difficoltà con le medesime modalità.
    Bisogna integrare i paesi l’uno con l’altro,ognuno con le proprie usanze.
    Se invece si pensa ad integrare singole persone dando loro la cittadinanza dopo 5 anni e non dopo almeno 20, il risultato sarà la saturazione,l’innalzamento di muri,la vittoria elettorale dell’isolamento.
    Sbagliato parlare solo di immigrati “extra-comunitari”, va fatta una legge che sia pieni poteri e autonomia alle comunità locali,INDIPENDENTEMENTE  dalla nazionalità.
    Il consiglio comunale deve poter provvedere all’emanazione dei fogli di via,per i cittadini comunitari,e all’espulsione per i cittadini extracomunitari con l’ausilio del ministero dell’interno.
    In questo senso i comuni devono avere piena autonomia decisionale nella costruzione della propria comunità locale.
    Nel rispetto della costituzione,non ci devono essere distinzioni di razza,sesso,religione,ma chi vuole la residenza nel comune deve superare un periodo di prova,deve essere giudicato ed infine confermato e può essere espulso dal comune.
    Ribadisco,indipendentemente dalla nazionalità.
    La proprietà privata capitalista e mondialista con la libera circolazione di merci e di persone non può essere senza controllo.
    I soviet, i comuni, o altre assemblee democraticamente elette devono poter espellere anche chi è nato nel comune ma non si è integrato.
    Chi arriva da fuori non può avere come unico parametro di misurazione il denaro che fa da collante della società.
    La società si deve fondare sul mutuo soccorso favorendo lo scambio beni prima di tutto con Chi è vicino.
    Stesso dicasi per l’autonomia locale,il livello più alto può fare solo quello

    Per quanto riguarda l’ordine esecutivo del presidente degli stati uniti Trump che blocca l’immigrazione da sette nazioni,io credo che sia da analizzare bene.
    Ogni stato degli stati uniti deve avere la competenza non solo sull’immigrazione che arriva dall’estero,ma anche sui cittadini americani che abitano in altri stati e le contee all’interno degli stati devono avere la competenza esclusiva rispetto alle altre contee,e giù fino alle comunità locali, sulle quali si deve fondare la società e loro devono decidere non solo sui profughi ma anche sulla circolazione dei cittadini americani.
    Questo significa che il presidente degli stati uniti ha l’obbligo di rimpatriare tutti i cittadini non americani che risultano espulsi dalle comunità locali attraverso un voto democratico dei consigli di contea ed ha l’obbligo di far rispettare il divieto emanato dalle stesse contee anche nei confronti dei cittadini americani espulsi che salvo il caso di ravvedimento e di marcia indietro della contea stessa non possono più rientrare.
    Se vogliamo fare un bel paragone con le leggi marcatiste del capitalismo selvaggio,oserei dire che questo sistema è simile all’abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori che legalizza il licenziamento illegittimo senza giusta causa.
    Cari bei capitalisti,visto che vi piace privatizzare tutto,fate finta che ogni comune sia inteso come una azienda e che si possa essere mandati via,ma in questo caso non illegittimamente ma dopo un voto democratico di un soviet o di un consiglio comunale eletti democraticamente.
    Ma attenzione, non bisogna confondere un jobs act o una bossi-fini con un decreto di espulsione emanato da un soviet,da un comune o da una contea.
    L’espulsione può “avere luogo” indipendentemente dallo stato di occupazione dell’espulso e indipendentemente dalla nazionalità dell’espulso.
    Mentre per quanto riguarda il luogo di nascita si fa riferimento ad un limite massimo del 3% della popolazione che può essere espulsa nel corso dei 5 anni successivi,fermo restando che anche il controllo del numero delle nascite è demandato alle comunità locali senza alcuna ingerenza se non nei principi generali che riguardano la costituzionalità nell’assenza di discriminazioni di tali atti.

     
  • giamps78 15:09 il 1 September, 2016 Permalink | Rispondi  

    Profughi,la terza via per lo sviluppo dell’africa 

    I profughi devono scegliere tra imparare un lavoro prima di rientrare nel proprio paese oppure rientrare nel proprio paese senza aver imparato alcun lavoro.

    per il profugo non deve essere importante il trovare un lavoro qualsiasi ma l’imparare il lavoro che più gli piace e che gli sia possibile replicare nella propria terra d’origine una volta che sia terminato il conflitto in atto.

    Le alternative sono la schiavitù, cioè il far lavorare gratis i profughi oppure,come sta per fare la germania, la cosa opposta, cioè una corsia preferenziale per i profughi su tutti gli altri cittadini dell’europa, tranne che sui cittadini tedeschi, ovviamente.

    Inutile dire quanto queste manovre siano totalmente fallimentari, la prima, quella della schiavitù e la seconda quella della corsia preferenziale non sono le strade giuste da percorrere.

    Il profugo deve poter imparare il lavoro che gli è più congeniale, non gli si deve mettere davanti il lavoro che non gli piace, ma l’ottica non può certo essere quella dell’integrazione in questo paese.

    Il profugo deve sapere che tale lavoro serve solo ed esclusivamente per accrescere la sua autonomia una volta che sarà tornato nel suo paese di origine, cosa che dovrà succedere in ogni caso, senza se e senza ma.

    Pertanto va escusa a priori l’ottica capitalista della manodopera che si qualifica per rendere grande il paese che ospita il rifugiato sottraendola al paese più povero e fingendo che questo sia un modo per aiutare l’integrazione.

    Il paese che deve essere ricostruito dopo la guerra deve poter contare, volenti o nolenti, di questi rifugiati che appena finisce la guerra devono tornare in patria e prestare l’opera che hanno imparato restando in tale paese per almeno 5 anni.

    Imparare però ha un costo, e la differenza con lo sfruttamento si ha quando il datore di lavoro utilizza un profugo per fare dei guadagni e non invece quando gli insegna il lavoro perchè il profugo lo possa poi riprodurre nel suo paese di origine.

    E’ chiaro che le condizioni all’estero sono estremamente diverse da quelle che ci sono qui, che la situazione nei tre settori primario, secondario e terziario sono ribaltate per quanto concerne la percentuale sul prodotto interno lordo.

    Che nei paesi di origine del profugo non serve a nulla che arrivi un tecnico di produzione industriale ma piuttosto è meglio se arriva un artigiano, un coltivatore, un allevatore.

    Pertanto chi darà lavoro a questi profughi non dovrà guadagnare denaro insegnando loro il mestiere che viene svolto qui, ma le basi riferite alla situazione del paese d’origine, quindi probabilmente lo svolgimento e l’apprendimento di mansioni devono essere prive di macchinari vari, quindi fuori dalla logica produttiva occidentale, ed è per questo che deve essere il datore di lavoro e non il profugo ad essere pagato per concedere tale opportunità.

    Sia chiaro che deve essere vietato lo svolgimento di mansioni ordinarie atte a produrre qualche cosa destinato al mercato, l’attività del profugo deve servire solo per il suo apprendimento e l’accrescimento della sua autonomia.

    Altrimenti si farebbe un torto a chi è nato in questo territorio e magari da anni cerca di scalare le graduatorie dell’ufficio di collocamento per trovare un lavoro di 2 o 3 settimane mentre ai profughi è automaticamente destinato un lavoro socialmente utile retribuito oppure una corsia preferenziale.

    Chiaramente se poi però arriva gente che ti comincia a dire che bisogna dare la cittadinanza….il giocattolo si rompe.
    Chi fa questi ragionamenti è causa di disgregazione sociale e della successiva intolleranza che ogni giorno vediamo crescere.

    Si perchè l’ospitalità c’è nel momento del bisogno se chi arriva poi torna da dove è venuto quando è finita la guerra e segue le normali procedure presso le ambasciate per eventualmente emigrare qui regolarmente, trascorsi almeno 5 anni,evitando la furbata dell’azienda che mette davanti il mercato ai suoi connazionali e riassume il profugo immediatamente.

    Se il profugo deve imparare un lavoro per tornare al suo paese di origine questa furbata di tornare subito qui non può esistere, altrimenti è una presa in giro.

    Se così non accadesse alla guerra successiva smetterà di esserci pure l’ospitalità o comunque crescerà un sentimento anti immigrati, che è un po’ quello che sta accadendo ora.

    Non bisogna dunque mettere davanti l’economia del proprio paese prelevando i migliori cervelli che arrivano come profughi fingendo che li si sta aiutando…

    nella realtà dei fatti si preleva ricchezza(cioè manodopera qualificata) dai paesi più poveri e la si porta nei paesi più ricchi, ponendo le basi per nuove guerre e nuovi profughi.

    Analogamente, il profugo che rientra nel proprio paese di origine non può produrre quegli stessi artefatti appresi qui con il fine di esportarli proprio qui come riproduzioni perfette, ma lo scopo deve essere il proprio mercato interno e specificatamente il chilometro zero,l’economia di prossimità, l’autosostentamento.

    E nemmeno l’azienda può creare delocalizzazioni fittizie utilizzando i profughi ai quali ha insegnato un lavoro per creare prodotti a basso costo nei paesi di origine dei profughi da importare poi successivamente qui.
    Altrimenti vorrebbe dire spendere soldi pubblici per farci infinocchiare.

    In definitiva se uno arriva come profugo e va via come profugo l’ospitalità c’è da parte di tutti.
    Ma se uno arriva come profugo e scavalca quelli che sono nati qui utilizzando il mercato ed i profitti per i datori di lavoro, allora crescerà anche l’intolleranza e non sarà integrazione ma l’esatto opposto, la disintegrazione.

    Per la Siria propongo che la ricostruzione sia affidata a tutti gli stati che hanno accolto i profighi in fuga.
    Ogni stato europeo può occuparsi di una piccola parte di territorio da ricostruire, può ricostruirla per 2 o 3 anni FACENDO LAVORARE I PROFUGHI PROVENIENTI DAI TERRITORI DI GUERRA AI QUALI E’ STATO NEL FRATTEMPO INSEGNATO UN LAVORO.
    RICOSTRUZIONE per poter elargire i servizi di base facendo autoprodurre a LORO STESSI il cibo per il proprio sostentamento, in linea con le tradizioni siriane, senza imposizioni occidentali.

     
  • giamps78 09:55 il 31 May, 2016 Permalink | Rispondi  

    L’assurda proposta di sviluppo del nord-africa fatta dall’autore Mogol 

    Mogol, la persona che ha scritto importanti testi musicali ha deciso di creare un programma per aiutare l’africa.

    Anzi, in realtà il suo programma non è per l’intera africa ma solo per il nord africa.

    Il piano prevede la spesa di soldi per costruire desalinizzatori per ottenere l’acqua,l’utilizzo di semi biologici, e del bestiame per il concime e per creare altre materie prime.

    Ottimo direi, è quello che propongo da svariati anni…

    Ma proseguendo la lettura di questo piano cominciano a comparire le prime negatività, le solite negatività, le negatività capitaliste alle quali purtroppo pare sia impossibile sottrarsi.

    Il progetto prevede la creazione di aziende private che poi devono esportare qui il cibo prodotto.

    Cioè, non so se si è capito bene…

    Risolviamo il problema della fame in africa dando una barcata di soldi che vengono presi da aziende private,probabilmente europee che faranno scopo di lucro con i nostri denari ed esporteranno qui i loro prodotti a prezzi bassissimi creando concorrenza sleale.

    Ma poi non capisco perchè un progetto che punta ad evitare che in africa ci siano delle persone denutrite debba prevedere l’esportazione di prodotti alimentari,  forse un controsenso?

    Quindi, la prima parte della proposta è buona, si donano i salinizzatori così si risolve il problema dell’acqua, ottima la proposta dei semi biologici e quella delle bestie che possono anche essere quelle tipiche dei luoghi in modo da non portare razze aliene.

    Ma poi va creata l’intelaiatura di rapporti sul territorio dove ogni singolo gruppi deve essere in grado di produrre il cibo che poi vanno a consumare.

    Loro si autoproducono il loro cibo e lo fanno senza scopo di lucro, anche perchè se qualcuno nel caso meritasse uno scopo di lucro quello dovrebbe essere chi i soldi che li ha messi.

    Altrimenti siamo alle solite, potenti gruppi multinazionali che controllano derrate alimentari, corruzione e tirannie e la denutrizione continuerà senza sosta con la differenza che la popolazione africana crescerà sempre di più e andrà fuori controllo.

    Loro devono lavorare per guadagnare il cibo che serve per vivere, il cibo deve arrivare dal loro lavoro e le nascite devono essere collegate al cibo che hanno a disposizione e che raccolgono con il loro lavoro.

    Noi che azzeriamo per l’ennesima volta il debito agli stati africani, che diamo ancora soldi e che ci vediamo beffati dall’arrivo di prodotti fuori mercato vorrebbe dire subire l’ennesima beffa.

    Non ci deve essere l’aziendona che produce per tutti, ma tutti devono partecipare alla produzione di cibo e non solo di quello, senza il solito scopo di lucro, con scambi interni alle singole zone e mercatini a chilometri zero.

    Questo deve fare l’europa, non cancellare le abitudini degli africani ma andare nei piccoli villagi rendendoli autosufficenti e creando una rete tra i vari piccoli villaggi di tutta l’africa e non solo del nord-africa.

    Anzi, bisogna difendere gli africani dalle aziende multinazionali e dai nazionalisti, e questo è il primo mattone per fermare il flusso migratorio.

     
  • giamps78 12:36 il 9 May, 2016 Permalink | Rispondi  

    Il collegamento tra aumento delle remunerazioni e aumento dell’immigrazione causata delle multinazionali 

    Ieri ho sentito per radio un convegno economico ed ho sentito come al solito una notevole quantità di notizie al contrario.

    Parlavano di crescita ma non hanno ancora capito che la crescita non esiste, il 90% di essa è inflazione che si è sommata anno dopo anno.

    Una immensa bolla dove la speculazione del capitale ha facile gioco ad incrementarsi al di fuori dell’economia reale sposandosi di qui piuttosto che di lì.

    Il tesoro americano ieri è uscito con una nota economica in cui spiegava che i posti di lavoro “crati” sono stati più di 80 mila, il numero che serve per non avere un aumento della disoccupazione, ma 80 mila in meno rispetto a quanto previsto dalle stime ma che in totale dopo 15 mesi di crescita erano stati creati un totale di quasi 15 milioni di posti di lavoro.

    Diceva inoltre che le buste paga sono aumentate del 3,3% negli ultimi 12 mesi.

    Qui divergono 2 punti di vista, quello del matematico e quello dell’economista.

    L’economista sarebbe tentato di esultare perchè una crescita delle remunerazioni permette la crescita dell’inflazione allontanando la pericolosissima deflazione che rischia di attanagliare proprio in questo momento l’europa.

    Inflazione verso il 2% significa poter aumentare i tassi di interesse e attirare capitali e tutto quello che ne consegue nel poter fare investimenti.

    Il punto di vista del matematico invece, se non in malafede, dovrebbe essere leggermente divergente da quello dell’economista e molto più negativo.

    I nuovi posti di lavoro creati aumentano, questo è vero, ma aumentano sempre di meno e questo accade per un motivo matematico molto semplice.

    L’aumento del 3,3% delle remunerazioni in realtà è una perdita di competitività del 3,3%.

    Apro e chiudo una parentesi dicendo che il numero 3,3% non è corretto perchè non va preso tale e quale ma il matematico sarebbe così intelligente da pplicare un preciso algoritmo matematico che darebbe la percentuale esatta ruguardo alla perdita di competitività nei confronti dell’europa che varia da stato a stato dell’unione europea ed in media potrebbe aggirarsi intorno all’1,9%.

    Bene, gli stati uniti d’america A CAUSA delle misure di austerità applicate dall’europa quest’anno nei confronti del vecchio continente hanno perso l’1,9% di competitività.

    Questo è il motivo fondamentale che fa dire a tutti i media che l’austerità e la deflazione europea sono un problema serio.

    L’aumento dei salari americani da un lato dovrebbe permettere maggiore potere d’acquisto, ma l’inflazione ovvero l’aumento dei prezzi mangia buona parte di questo aumento.

    L’inflazione serve in realtà al sistema economico, al capitalismo spicciolo e al capitalismo di sistema per fare gli affari sulle spalle dei cittadini e per “gestire” quello che fingono essere un mercato a concorrenza perfetta.

    In realtà i prodotti creati dagli americani costeranno di più perchè le buste paga sono più alte e quindi NEL MONDO quei prodotti saranno meno appetibili.

    PERCHE’ HO SCRITTO NEL MONDO?

    ESTRANEITA’: IL MURO AL CONFINE CON IL MESSICO USATO DA RONALD TRUMP PER FARE CAMPAGNA ELETTORALE.

    Veramente nessuno riesce ad accorgersi del collegamento che c’è tra questi due elementi?

    NESSUNO RIESCE A CAPIRE CHE L’IMMIGRAZIONE ILLEGALE DAL MESSICO VERSO GLI STATI UNITI NON E’ ELEMENTO DISTACCATO RISPETTO A QUANTO DETTO PRIMA SULL’INFLAZIONE E SUI POSTI DI LAVORO MA E’ UNA CONCAUSA DI QUESTO SISTEMA CAPITALISTA PRIVO DI REGOLE?

    Quando agli americani è aumentato del 3,3% lo stipendio il prodotto creato da persone che guadagnano più soldi costerà di più.

    Da qui nasce l’esigenza di far lavorare di meno gli americani, di prendere la maggior parte dei prodotti possibili all’estero degli stati uniti d’america perchè le buste paga sono talmente alte da mettere fuori mercato ogni tentativo di autoproduzione, e in più oggi alzano pure il salario minimo.

    Ma quel salario minimo statunitense se convertito in moneta e potere d’acquisto messicano diventa una busta paga da persone ricche.

    Con 10 dollari negli stati uniti compri da mangiare per mezza giornata, se vai in messico con 10 dollari e li cambi in moneta messicana mangi per una settimana!

    Questa è la divergenza che è stata creata dal capitalismo ottiene il suo scopo di lucro spostando aziende e produzioni dove c’è un più basso costo della vita e del lavoro e spinge per eliminare ogni barriera proprio perchè la barriera impedirebbe il lucro e lo sfruttamento del lavoro privo di qualsivoglia diritto.
    Gli stati sono divenuti schiavi del capitale, i politici sono i servi del sistema capitalista che controlla i media continuano a fare manovre per il rientro dei capitali dall’estero, ma quei capitali se rientrano servono solo per comprare altre aziende con i loro ordinativi e spostarle all’estero.

    Il TTIP e tutti i trattati fatti con gli stati uniti servono per trasformare l’europa in un grande HUB di merci ed immigrati che non avranno perfino etichette edulclorate per non far sapere ai consumatori dove e con quali regole sono stati creati i prodotti e tenerli così ignoranti.

    Noi compriamo prodotti che costano poco perchè prodotti dove il capitale ha un elevato margine di sfruttamento negli stati dove in passato non c’è stato sviluppo e dunque non c’è debito.

    Noi abbiamo costruito delle regole per sfruttare la manodopera all’esterno e nel contempo ci lamentiamo dei diritti che vengono meno nel nostro paese.

    Noi compriamo i pomodori creati da lavoratori che all’estero ricevono regolarmente 1 euro per ogni ora lavorata a causa della differenza del costo della vita e del lavoro con il nostro paese e contemporaneamente combattiamo il lavoro nero che si sviluppa nel nostro paese e combattiamo lo sfruttamento degli immigrati irregolari che lavorano nei nostri campi.

    E gli immigrati irregolari lavorano nei nostri campi perchè l’assunzione di un lavoratore regolare farebbe costare quei pomodori 4 o 5 volte di più, e questo grazie al fenomeno descritto in precedenza.

    Le multinazionali in Africa si sono appropriate della maggior parte dei campi e gli africani sono rimasti senza sostentamento alimentare.
    Cioè noi compriamo a bassissimo prezzo prodotti che arrivano grazie allo sfruttamento capitalista, poi in televisione compare il bambino nero che è denutrito e noi regaliamo a lui il cibo che abbiamo comprato proprio dall’africa dove le multinazionali si sono comprate il suo territorio lasciandolo senza una terra da coltivare.

    In più abbiamo bisogno del TTIP che permetta l’arrivo di quei pomodori a basso prezzo senza pagare dazi, così noi sfruttiamo gli immigrati a casa loro e noi cerchiamo di far aumentare l’inflazione per riuscire a tenere in piedi tutto il sistema dei capitali descritto in precedenza.

    Inoltre Stiamo pagando dei tiranni per ottenere le materie prime e depredando interi territori e dopo ci lamentiamo se scoppiano le guerre e se arrivano immigrati da quei paesi.

    Questo è quello che viene chiamato mercato a concorrenza perfetta, più aumenta la divergenza del costo della vita e del lavoro nelle varie parti del mondo, più sono grandi i TTIP, più le multinazionali possono conquistare intere nazioni utilizzandole per produrre beni che poi noi siamo costretti a comprare perchè hanno un prezzo più basso.

    Loro decidono i nostri diritti perchè danno lavoro a chi ha meno diritti e ci mettono in concorrenza alimentando il nostro stato sociale con il debito pubblico.

    D’altra parte andate a spiegare a qualcuno che lavorando guadagna mille euro che fatica ad arrivare a fine mese che deve comprare il prodotto che costa il triplo per poter dare lavoro a persone che lavorano sul nostro territorio.

    Chiaramente il cane si morde la coda, se quello stipendio aumentasse anche di 100 euro l’aumento di potere d’acquisto si trasferirebbe all’economia reale come PERDITA DI COMPETITIVITA’ DEL SISTEMA PAESE, con il meccanismo che ho spiegato all’inizio.

    E’ evidente che l’austerità è necessaria per fermare l’aumento del debito pubblico visto che tutto questo sistema gira solo grazie alla speculazione sui debiti degli stati “occidentalizzati” che più aumentano il debito e più aumenta il potere delle multinazionali e delle agenzie di ratig che dirigono i capitali da una parte all’altra del mondo.

    Questo fenomeno è cominciato proprio quando gli stati uniti hanno deciso di slegare il valore del dollaro da quello dell’oro e si sono fatte regole economiche totalmente sbagliate.

    Tra l’altro ci sono questi esperti professoroni che hanno 2 o 3 lauree che dicono una stupidaggine dietro l’altra senza riuscire a capire qual’è realmente il problema e pertanto non sono capaci neppure di trovare le corrette contromisure.

     
  • giamps78 21:05 il 11 April, 2016 Permalink | Rispondi  

    Libia,gli errori fatti e riconciliazione usando modello U.E. 

    L’errore fatto in Libia è stato quello di escludere i 2 parlamenti senza creare una tipologia di organizzazione che permettesse ad entrambi di avere la parola finale sulle decisioni del governo.

    Sarebbe bastato un presidente disignato con alle spalle 3 vice-presidenti.

    Ogni vice presidente avrebbe dovuto avere il diritto di veto e quindi solo quando tutti e tre si fossero trovati in accordo la decisione sarebbe stata presa.

    A loro volta ognuno di questi 3 vice-premier avrebbe dovuto ricevere la fiducia.

    1 vice premier avrebbe ricevuto la fiducia dal parlamento di tobruk, mentre il parlamento di tripoli avrebbe espresso la fiducia verso un secondo vice-premier.

    Questo significa una cosa molto semplice e cioè che i singoli parlamenti di Tripoli e Tobruk non avebbero votato la fiducia all’intero governo ma solamente ai vice-premier da loro nominati con un voto a maggioranza qualificata dei presenti nei due parlamenti.

    Naturalmente i parlamenti possono rimuovere anche i loro vice presidenti e lo possono fare in qualsiasi momento per nominare poi dei sostituti.

    In poche parole il diritto di veto permette che qualsiasi parlamento discuta in qualsiasi momento delle decisioni da prendere e il tutto si traduce con il si o con il no attraverso quel diritto di veto poi espresso dal vice-presidente in seduta governativa.

    Se vogliamo fare un parallelo, assomiglia a quanto accade in europa dove i presidenti del consiglio dei singoli stati possno porre il veto sulle decisioni.

    E se si vuole fare una simmetria potrebbe anche accadere che i singoli 3 parlamenti delle tre storiche regioni libiche diventino parlamenti regionali che esprimono ognuno un proprio presidente e come accade per l’unione europea c’è un consiglio dove si riuniscono e ognuno dei quali ha il diritto di veto.

    Evidentemente in questo caso servirebbe un quarto parlamento, così come in europa c’è il parlamento europeo in libia ci può essere il parlamento dell’unità nazionale che però deve tener conto dei veti posti dai singoli presidenti di “regione”.

    Il modello UE potrebbe funzionare per la Libia, sembra un paradosso,  ma il problema della UE è solo nei suoi politici e nella corruzione capitalista, non nel modello istitutivo.

     
  • giamps78 08:16 il 23 March, 2016 Permalink | Rispondi
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    L'IMPERIALISMO INTERNAZIONALE DEL DENARO (populorum progressio) 

    Alcune parti dell’enciclicadi Paolo VI intitolata “populorum progressio” :

    Urti di civiltà:
    L’urto tra le civiltà tradizionali e le novità portate dalla civiltà industriale dirompe le strutture che non si adattano alle nuove condizioni.
    Dentro l’ambito,spesso rigido,di tali strutture s’inquadra la vita personale e familiare, che trovava in esse il suo indispensabile sostegno, e i vecchi vi rimangono(vi rimanevano NDR) attaccati, mentre i giovani tendono a liberarsene, come d’un ostacolo inutile, per volgersi avidamente verso nuove forme di vita sociale.
    Accade così che il conflitto delle generazioni si carica di un tragico dilemma: o conservare istituzioni o credenze ancestrali, ma rinunciare al progresso, o aprirsi alle tecniche e ai modi di vita venuti da fuori, ma rigettare in una con le tradizioni del passato tutta la ricchezza di valori umani che contenevano.
    Di fatto, avviene troppo spesso che i sostegni morali, spirituali e religiosi del passato vengono meno, senza che l’inserzione nel mondo nuovo sia per altro assicurata.

    In questo stato di marasma si fa piu violenta la tentazione di lasciarsi pericolosamente trascinare verso messianismi carichi di promesse, ma fabbricatori di illusioni.
    Chi non vede i pericoli che ne derivano, di reazioni popolari violente, di agitazioni insurrezionali, e di scivolamenti verso ideologie totalitarie?
    Questi sono i dati del problema, la cui gravità non può sfuggire a nessuno.

    L’uso dei redditi:
    il bene comune esige dunque talvolta l’ESPROPRIAZIONE se, per via della loro estensione, del loro sfruttamento esiguo o nullo, della miseria che ne deriva per le popolazioni, del danno considerevole arrecato agli interessi del paese, certi possedimenti sono di ostacolo alla prosperità collettiva.
    Affermandolo in maniera inequivocabile il concilio ha anche ricordato non meno chiaramente che il reddito disponibile non è lasciato al libero capriccio degli uomini, e che LE SPECULAZIONI EGOISTE DEVONO ESSERE BANDITE.
    NON E’ DI CONSEGUENZA AMMISSIBILE CHE DEI CITTADINI PROVVISTI DI REDDITI ABBONDANTI, PROVENIENTI DALLE RISORSE E DALL’ATTIVITA’ NAZIONALE, NE TRASFERISCANO UNA PARTE CONSIDEREVOLE ALL’ESTERO, A ESCLUSIVO VANTAGGIO PERSONALE, SENZA ALCUNA CONSIDERAZIONE DEL TORTO EVIDENTE CH’ESSI INFLIGGONO CON CIO’ ALLA LORO PATRIA.

    Capitalismo liberale:
    Ma su queste condizioni nuove della società si è malauguratamente instaurato un sistema, che considerava il profitto come motivo essenziale del progresso economico,LA CONCORRENZA COME LEGGE SUPREMA DELL’ECONOMIA, LA PROPRIETA’ PRIVATA DEI MEZZI DI PRODUZIONE COME UN DIRITTO ASSOLUTO, SENZA LIMITI NE OBBLIGHI SOCIALI CORRISPONDENTI.
    Tale liberalismo senza freno conduceva(conduce NDR) alla dittatura a buon diritto denunciata da Pio XI come generatrice dell’ “IMPERIALISMO INTERNAZIONALE DEL DENARO”.
    NON SI CONDANNANO MAI ABBASTANZA SIMILI ABUSI, RICORDANDO ANCORA UNA VOLTA SOLENNEMENTE CHE L’ECONOMIA è AL SERVIZIO DELL’UOMO.
    Ma se è vero che un certo capitalismo è stato fonte di tante sofferenze, di tante ingiustizie e lotte fratricide, di cui perdurano gli effetti, errato sarebbe attribuire all’industrializzazione stessa dei mali che sono dovuti al nefasto sistema che l’accompagnava(l’accompagna NDR)

     
  • giamps78 06:25 il 15 March, 2016 Permalink | Rispondi  

    Libia : errore riconoscere governo libico non riconosciuto dal parlamento riconosciuto 

    C’è una notizia che ha dell’incredibile: il governo unitario libico che doveva ricevere la fiducia dal parlamento do Tobruk dice oggi che punta ad entrare in carica senza che sia votato dal palamento e che l’altra parte della Libia, quella che risponde al colonnello Haftar deve essere disarmata.

    Questo significa una cosa sola : guerra civile e successivo ingrossamento delle file dell’ISIS.

    Vorrei sapere chi è quel genio che potrebbe avallare a livello internazionale questa soluzione.

    Attualmente ci sono due parlamenti, primo riconosciuto a livello internazionale, il secondo, non riconosciuto.

    In questo caso il governo nascerebbe senza il voto di nessuno dei 2 parlamenti, ora mi piacerebbe sapere come possa dare a livello internazionale un sostegno ad una operazione di questo tipo dove neppure il parlamento riconosciuto ha dato il suo assenso alla formazione del governo. ,chi riconosce a livello internazionale

    Ci sarebbe un governo riconosciuto entrato in carica senza il voto del parlamento riconosciuto che combatte contro le milizie non riconosciute di un parlamento non riconosciuto dall’altra parte del paese, un caos totale.
    E’ chiaro che qui si sta buttando via in un colpo solo tutto il tentativo di pacificazione fatto negli ultimi 12 mesi, e si sta ritornando in una situazione di guerra civile e la colpa di questo ricade sui cattivi consiglieri che pensavano di utilizzare la fretta come metodo per risolvere il problema.

    Ora la soluzione piu razionale è quella di ricominciare tutto da capo, con un diverso candidato a capo del governo che ottenga almeno il voto del parlamento riconosciuto.
    Di solito chi non è capace ha fallito e si fa da parte, e questo mi pare un caso lampante.

    Si perchè il colmo di tutto questo è che si era partiti cercando di far insediare un governo con il voto di entrambi i parlamenti, poi si è passati al voto di uno solo dei due, oggi siamo di fronte all’assenza di entrambi.

    Questo presunto capo di governo già ancora prima di insediarsi vorrebbe ottenere tutti i poteri, figuriamoci cosa accadrà dopo che si è insediato, anche se in questo caso si dovrebbe parlare di “non insediamento” piu che di insediamento.

    A questo punto anche il tedesco dell’ONU che si sta occupando della faccenda dovrebbe dare le dimissioni per manifesta incapacità.

     
  • giamps78 09:23 il 9 March, 2016 Permalink | Rispondi  

    Libia: governo unitario e assemblea costituente 

    Ritengo che possa nascere un governo unitario della Libia solo se prima tra le parti in causa c’è un’intesa di massima sulle riforme costituzionali e sulla forma di stato e di governo che si vuole dare alla Libia.
    Chiaramente quei due parlamenti attualmente esistenti non avrebbero autorità per modificare la carta dei principi, ma per far questo ci dovrebbe essere un’assemblea costituente tramite un voto a suffragio universale che io penso debba essere fatto con un sistema proporzionale e senza sbarramenti.
    Il governo unitario invece non dovrebbe avere nulla a che fare con questa riforma, pertanto il risultato dell’accordo di governo dovrebbe rimanere valido fino al termine del processo costituente, ed entrambi i parlamenti dovrebbero essere votati dai cittadini con un bicameralismo paritario.

    In pratica il parlamento con le due camere, dovrebbe costituire l’assemblea costituente mentre il governo unitario, cioè l’esecutivo frutto di un largo accordo dovrebbe restare in carica per i successivi anni fin quanto la nuova costituzione anch’essa approvata a larga maggioranza non entra in vigore.

    Naturalmente nella costituzione ci può essere uno stato federale oppure centrale, questo lo devono decidere i libici, ci può essere una camera delle autonomie con scritti nero su bianco i poteri lasciati alle autonomie(tra i quali potrebbe esserci anche la polizia locale lasciata alle singole regioni) oppure ci può essere un bicameralismo perfetto, con uno stato centralista.

    ma tutto questo andrebbe discusso dall’assemblea costituente votata dal popolo mentre il governo unitario resta in carica ma con il divieto esplicito di occuparsi di questa riforma della carta.

    se poi salta fuori che viene deciso che la Libia è costituita da tre regioni a statuto speciale di pari grado lo decidono i libici con una discussione, scrivendo nero su bianco di che cosa si occupa ogni regione e come è mantenuta l’unità.

    Se invece i libici preferiscono il modello svizzero ogni regione sarà come un cantone e ci saranno dei referendum dove è il popolo e non i governanti a decidere.

    In questo modo, con 2 camere elette a suffragio universale, tutte le tribù vengono rappresentate nelle due camere e possono con un lento lavoro di confronto studiare una carta condivisa da tutti, mentre il governo si occupa delle urgenze.

    Articoli correlati:

    I barconi e l’unione europea:
    https://giamps78.wordpress.com/2015/04/19/i-barconi-e-lunione-europea/

    L’errore europeo in politica estera…
    https://giamps78.wordpress.com/2015/11/21/lerrore-europeo-in-politica-estera/

    Il provincialismo italiano che lega Ucraina e Libia ed il ritorno al passato:
    https://giamps78.wordpress.com/2015/02/17/il-provincialismo-italiano-che-lega-ucraina-e-libia-ed-il-ritorno-al-passato/

     
  • giamps78 14:33 il 9 December, 2015 Permalink | Rispondi  

    A che pro 10 mila scuole con tetto fotovoltaico in Africa? 

    Non posso che essere contrario alla proposta emersa al cop21 che vede la costruzione di 10 mila scuole con il tetto fotovoltaico.
    Contrario perchè le scuole per come le intende l’occidente sono solo una forma di colonizzazione, loro chiamano questa cosa “internazionalizzazione”, ma in realtà si tratta di estrapolare i bambini dal loro contesto sociale per crearne uno alternativo e occidentale al passo con i tempi dello sviluppo.
    Questo per loro dovrebbe far progredire l’africa…
    Invece la cosa giusta da fare è quella di dare lavoro agli africani per evitare che muoiano di fame e che al tempo stesso con il loro lavoro si guadagnino quel cibo che faticosamente coltivano.
    Nel creare questa divisione del lavoro ognuno nella società africana deve avere un ruolo, si deve creare un mercato esterno e impermeabile al capitalismo barbaro e ladrocinante.
    Per cui al posto di 10 mila scuole che servono per imparare magari l’inglese o magari il francese, meglio sarebbe se venissero costruite milioni di serre per l’autoproduzione e l’autoconsumo di cibo.
    Che si crei dunque una socielità basata sul lavoro e sui beni indispensabili, che si eviti dunque la mano assistenzialista che separa ciò che dovrebbe essere la vita naturale e quotidiana da fabbriche distanti che magari producono cibo con gli OGM e che spediscono sprechi della società occidentale in Africa.
    Le serre possono produrre anche del cibo per gli animali che a loro volta possono impiegare altre persone nella loro cura ottenendo altri prodotti scambiati sempre sul mercato della singola località africana.
    E tutto questo si intreccia perfettamente con dei servizi igienici che possono produrre sia energia elettrica che acqua, ad esempio con il sempre citato omniprocessor.
    La serra può anche avere dei bagni esterni, può restituire immediatamente indietro metà di quanto “versato”, e l’altra metà può essere utilizzata per innaffiare la serra.
    Gli stessi scarti di cibo, come ad esempio le bucce di banana possono essere utilizzate ad esempio per fare bio-combustibile.
    Il bio combustibile eviterà emissioni derivanti dall’utilizzo del carbone e del petrolio e questo si migliora il clima.
    Se c’è una scuola questa dovrebbe servire sia per mantenere invariate le usanze del posto sia per insegnare come si coltiva, come si porta avanti la società nei vari ruoli decisi all’interno della stessa.
    Spero che al COP21 sappiano di quella scoperta che evita la necessità di energia elettrica per creare luce, basta una bottiglia ed un liquido per pulire i pavimenti, la luce del sole passa la bottiglia e si crea l’effetto di una lampadina.
    Anche perchè, quanto possono durare in africa dei pannelli solari messi su una scuola?
    1 giorno?
    3 giorni?
    Poi spariscono.

     
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