Per l’Africa, il medio oriente (o per il Venezuela) la parola d’ordine deve essere “autosostentamento”

sento parlare di piano europeo per l’Africa, decine e decine di miliardi che probabilmente verranno spesi senza ottenere alcun risultato.
C’È invece una ditta passata recentemente alle cronache per aver creato i pannelli solari che fanno acqua da tutte le parti, ovvero, oltre a creare energia elettrica creano dai 3 ai 5 litri di acqua potabile al giorno.
Ogni pannello oggi costa 2’000 dollari più 500 dollari per il montaggio.
A questi pannelli solari che fanno acqua  si può associare un omniprocessor per ogni villaggio che recupera acqua pulita dalle acque nere, creando una toilette pubblica, si creerà così altra energia elettrica e si otterrà altra acqua, che potrebbe essere bevuta o magari essere usata per lavare il bestiame.
Ecco, questi soldi sarebbero spesi bene in africa, dando ad ogni contadino indipendente e ad ogni allevatore uno di questi pannelli per ogni capo di bestiame, essi possono abbeverarli e far crescere delle coltivazioni.
Ogni villaggio potrà quindi essere autonomo, potrà avere la propria acqua, potrà avere i prodotti lattiero caseari, le uova ecc ecc, e potrà, il villaggio, mantenere sul territorio una parte dell’energia elettrica prodotta.
I posti di lavoro all’interno del villaggio si creano sulla base delle esigenze.
Le scuole del villaggio si devono conformare ai lavori che devono essere fatti lì.
Basta schiavi che girano per le nostre case vendendo scope create da fabbriche multinazionali.
Bisogna che nei singoli villaggi si creino i posti di lavoro che consentono al villaggio stesso di migliorare la propria condizione, ed è questo miglioramento della condizione che deve essere avvertito dagli abitanti.
Non c’è bisogno di spedire in africa le merendine delle multinazionali ai bambini denutriti, e non ci deve essere bisogno dei  mega cartelloni pubblicitari della coca cola.
La parola d’ordine deve essere autosostentamento…

Autosostentamento significa che in africa, cosi come nel resto del mondo, si potrebbero anche costruire delle fattorie verticali autogestite.
Se c’è un edificio di 5 piani che risulta  disabitato in una città dove il 30% della popolazione soffre la fame, anziché fare la solita pubblicità dove si chiede di mandare l’sms con due euro per il povero bambino africano…
Si crea una fattoria verticale in tale edificio, si montano i pannelli che oltre a creare energia elettrica creano acqua, e quell’energia elettrica accende le luci calde della fattoria verticale e l’acqua viene usata per dar da bere alle piante che crescono.
Una volta messa in piedi la fattoria verticale questa può produrre cibo in autonomia, a patto però che tale cibo non possa essere venduto e che non possa essere trasportato oltre i 5 km di distanza dal luogo di produzione.
Altrimenti finisce che l’Europa se lo piglia in quel posto ancora una volta, infatti partiamo con l’intento di aiutare chi muore di fame e finiamo con i nostri soldi utilizzati contro di noi con frutta e verdura che arrivano da tali luoghi e fanno chiudere le nostre aziende.
Ci può essere il commercio equo-solidale tra africa ed Europa, ma solo su produzioni tipiche e certificate, non sull’insalata cresciuta in una fattoria verticale africana che al posto di essere data gratuitamente nei sobborghi della città a chi muore di fame viene venduta all’Europa in sottocosto.

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