All’Italia più che un salario minimo serve un salario massimo ed i dazi doganali

Innanzitutto, volevo sottolineare come il problema dell’Italia non sia il salario minimo ma il salario massimo.
Non è possibile che se chiami qualcuno a fare una semplice manutenzione della caldaia (come impone la legge) questo chiede 130 euro per mezz’ora di lavoro.
La legge deve fissare un salario massimo orario che in ogni caso non dovrebbe superare i 40 euro all’ora….
Sto cercando di capire come sia possibile continuare ad importare merci create da lavoratori che guadagnano 3, 4 o 5 euro senza che siano sottoposte a dei dazi doganali, mentre noi stabiliamo all’unanimità che il salario minimo orario non possa essere inferiore a 10 euro.
Io trovo che sia un controsenso populista , la solita manovra elettoralistica che farà scappate le nostre imprese, cosa già avvenuta in gran parte.
Fin quando noi permetteremo questa concorrenza sleale sulla scia dei trattati internazionali dell’unione europea, faremo il gioco delle furbe multinazionali che spostano il lavoro dove ci sono meno diritti e dove il costo della vita risulta inferiore.
La produttività degli italiani è certamente superiore a quella ad esempio dei tunisini, ma l’olio d’oliva italiano costa il doppio di quello tunisino e nella maggior parte dei casi contiene altre miscele di olii provenienti da altre parti dell’unione Europea e questo a causa di chi ci ha governato negli ultimi 50 anni,a causa delle due iper inflazioni che hanno colpito l’Italia (quella petrolifera degli anni ’80 del secolo scorso e quella con l’entrata nell’euro non rilevata dall’istat), e a causa dei trattati internazionali che permettono l’entrata di prodotti provenienti da luoghi dove i lavoratori sono  pagati meno della metà di quanto avviene qui.
Altro caso sono i camionisti rumeni che di fatto lavorano in Italia ma vengono pagati anche solo 5 euro l’ora, oppure la drammatica situazione nei call center, anche per quelli in Albania che lavorano in Italia “a distanza” varrà il salario minimo da 10 euro oppure qualcuno se ne approfitterà per creare nuovi disoccupati e fare maggiori profitti dall’estero?
Il nostro paese è destinato ad un declino inesorabile se non si cambia il modo di concepire le vecchie formule economiche, non si può continuare credere che basti aumentare il prodotto interno lordo per guadagnare competitività.
Io credo che sia semplicemente crudele mettere fuori dal mercato le nostre imprese solo perché altre imprese hanno bisogno di esportare altri prodotti in quei paesi.
Se si vuole la concorrenza perfetta, questa deve essere fondata sulla lealtà non sulla furbizia imprenditoriale, nello spostare all’estero i macchinari e nel far lavorare persone in paesi dove il costo del lavoro e della vita risulta inferiore per poi rivendere qui quegli stessi prodotti con quegli stessi marchi ma fatti all’estero.
Non capisco cosa c’è di male nel chiedere che i prodotti al 100% made in itali possano avere tutti quanti l’IVA agevolata al 5% e che i prodotti “misti” abbiano l’iva al 20%, e che quelli interamente stranieri abbiano l’IVA al 30%.
Invece purtroppo siamo diventati terra di conquista, il nostro destino è finire in mano alle multinazionali e agli stranieri.
Ci dobbiamo inchinare perché nessun politico italiano ha mai ottenuto un qualche reale minimo risultato in Europa , ma tutti i politici tornati dalle riunioni europee sono sempre tornati contenti, forse in quelle riunioni qualcuno li ipnotizza, dicono di fare cose che servono a noi ma fanno solo cose che servono ai paesi dell’est Europa e della Germania.

 

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