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  • giamps78 10:15 il 30 January, 2018 Permalink | Rispondi  

    risposta ad Alasdair Macleod su “capire il denaro ed i prezzi” 

    risposta ad Alasdair Macleod: “capire il denaro ed i prezzi”

    Per me risulta anche difficile contrastare delle panzane economiche senza capo ne coda.
    Mi riferisco ad un articolo comparso sul sito web “rischio calcolato” nel quale si cercano di dare spiegazioni sul denaro.
    Si tratta di un articolo molto lungo, tradotto dall’inglese (https://www.rischiocalcolato.it/2018/01/comprendere-il-denaro-e-i-prezzi.html), qui in lingua originaria 😦http://www.cobdencentre.org/2017/07/understanding-money-and-prices/)

    Inizialmente avevo deciso di non citarlo direttamente utilizzando però tale articolo come spunto di riflessione per i miei di articoli(sono elencati in fondo a questa pagina)
    Due sono gli articoli che ho preparato, uno pubblicato ieri e uno che pubblicherò oggi.
    Ma ad un certo punto non sono più riuscito a trattenermi, quando ho letto siffatte panzane non ho resistito, quindi mi sono visto costretto alla citazione dell’articolo e ad un contrasto TOTALE con quanto vi è scritto che non ha nulla di fondato, nemmeno le virgole ed i punti a dividere i periodi!
    Qua siamo all’apprendistato economico, allo spara puttanate a caso.
    L’unica cosa positiva è che da quell’insensatezza si possono prendere ottimi spunti per scrivere qualche articolo sensato.
    Ad un certo punto mi son chiesto mi son chiesto se stesse facendo dell’ironia…
    Veramente qualcuno può arrivare ad affermare che non è il costo di produzione a decidere il prezzo?
    Casi particolari a parte, si intende.
    Qualcuno può arrivare a dire che l’imprenditore non fallisce se manca il profitto ma fallisce se smette di produrre senza profitto?
    Cioè a me va benissimo sta cosa qui, anzi è il mio modello economico per il futuro, quando parlo del lavori pubblici locali.
    Ma chiariamoci, sta cosa qui non esiste in questo momento.
    Possiamo essere in disaccordo sul risultato dell’operazione matematica 1+1, qualcuno avrà ragione dicendo che fa 2 qualcun alte avrà torto dicendo che fa 3 e si discute.
    Ma se non sai nemmeno che cosa significa 1 e che cosa significa + allora la discussione sul risultato perde di significato.
    <<Sono queste le ipotesi sbagliate che alimentano il mito che lo stato sia superiore ai mercati liberi>>.
    Si legge ancora nell’articolo…
    E quali sarebbero le ipotesi sbagliate?
    Quelle che ho scritto in precedenza!
    L’imprenditore che fallisce se smette di produrre piuttosto che produrre sottocosto, e che non è il prezzo di produzione a decidere il prezzo finale.
    Ma io a questa persona vorrei spiegare e dimostrare che sbaglia è brutto solo contrastare e criticare ,quindi provo a fare un esempio pratico nel suo campo d’azione e di comprensione.

    Paragoniamo un un bene ad un deposito bancario e paragoniamo i tassi di interessi maturati al prezzo di mercato di tale bene in relazione al prezzo medio fatto dagli acquirenti per tale bene.
    Supponiamo quindi di avere mille dollari in casse di pomodoro, ovvero anche mille dollari in un deposito bancario.
    Supponiamo che il mercato mi offra 800 dollari per quei pomodori e che che parimenti la banca mi tolga 200 dollari da quei mille dollari visto che i tassi di interesse sono negativi.
    Se non ricavo nulla da quei pomodori anzi sono un costo, se non ricavo nulla dalla banca che anzi mi preleva 200 dollari, continuerò a produrre pomodori in perdite o continuerò a lasciare i soldi depositati in tale banca oppure mi converrà chiudere la produzione di pomodori e chiudere il conto in banca avendo un maggiore profitto dal mio materasso?!?
    A me la risposta pare evidente.
    Che poi riapro il conto da un’altra parte o vado a coltivare i pomodori da un’altra parte sfruttando il cambio monetario(per i dettagli vedi l’articolo che ho pubblicato ieri : https://giamps78.wordpress.com/2018/01/29/spiegazione-crisi-economica-for-dummies3-parte-comprendere-il-denaro-e-i-prezzi/) è tutto un altro discorso che però non ha nulla a che fare con un mercato Libero e con una concorrenza perfetta, è semplicemente uno sfruttamento del capitale nel cambio monetario dove ci sono indici di produttività e scolarizzazione inferiori.
    “a meno che un consumatore non sia costretto acquisterà solo i beni che vuole ai prezzi che vuole”.
    La parola chiave è “costretto”.
    Beh, la differenza tra beni di prima necessità e  beni il più delle volte non necessari.
    Se noi ricevessimo una busta paga di 2 mila dollari, ma l’acqua diventasse introvabile a seguito di una guerra nucleare, e ci costasse mille euro al mese, ed il pane ci costasse altri mille euro al mese, saremmo arrivati a duemila, il nostro paniere sarebbe saturo mangiando pane ed acqua, non soltanto il venerdì!
    E ci reputeremmo anche fortunati rispetto a chi magari è costretto a bere dalle falde inquinate, gratuitamente, ma assorbendo radiazioni, o altrimenti morendo di sete.
    Non ci sarebbe spazio per altri acquisti, salvo che non si faccia in un debito per avere di più di quei 2 mila dollari.
    Ma se al contrario l’acqua , il grano duro e l’olio d’oliva diventano beni inalienabili e gratuiti per tutti i cittadini, la stessa remunerazione può essere interamente utilizzata per acquistare gli altri beni, non dovendo più acquistare quelli che sono gratuiti.
    Ed è meglio che tali beni siano gratuiti piuttosto che sostituiti da insetti, benché non radioattivi, che magari il mercato libero tenta di propinarci.

    Purtroppo la persona che ha scritto quell’articolo non ha mai sentito parlare di Zone a fallimento di mercato, magari lui vive nella “city” (oltreché nei suoi libri), non comprende la contrapposizione centro periferia che ogni giorno aumenta, e lo si vede sempre di più quando si contano i voti delle elezioni.
    Per lui è tutto un grande sistema omogeneizzato, lo stato non deve mettere il muso nell’economia.
    È indubbio negare un ruolo dello stato nelle zone a perdita di mercato, sia lato domanda sia lato offerta, altrimenti certe zone prendo un caso recente, non avrebbero mai e poi mai accesso alla banda larga in quanto per il privato non c’è profitto e quindi non c’è investimento e la zona resta scoperta.
    E siccome ormai interi stati si sono trasformati in zone a perdita di mercato è indubbia la necessità di interventi pubblici, se non statali almeno regionali o provinciali, per lenire le distorsioni della finanza globale.
    Quanto ha affermato in tale articolo è falso perché il prezzo voluto dall’acquirente è sempre zero.
    Se l’acquirente potesse fare il prezzo prenderebbe tutto gratis!
    Ma non comanda realmente tale prezzo avendo solo un potere di indirizzo, non di controllo.
    Le cose che vengono date gratis passano in secondo piano tipo l’ossigeno prodotto dalle piante che risulta essere un bene di prima necessità e non risulta considerato nelle teorie economiche di adam Smith, secondo il quale non è da prendere in considerazione.
    Forse è per questo che ci sono i cambiamenti climatici e respiriamo polveri sottili e sottilissime, a causa della poca considerazione economica di ciò che si ha gratuitamente!

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    Crisi economica For dummies(4° parte): Banconote stampate a debito e a credito in relazione al tasso di interesse
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  • giamps78 09:51 il 30 January, 2018 Permalink | Rispondi  

    Crisi economica For dummies(4° parte): Banconote stampate a debito e a credito in relazione al tasso di interesse 

    Crisi economica For dummies(4° parte): Banconote stampate a debito e a credito in relazione al tasso di interesse

    Attenzione a non confondere credito e debito…
    Il fatto che oggi manchi una convertibilità a tasso fisso con l’oro non fa delle banconote un qualcosa che di certo è stampato a debito o a credito.
    La banconota è ovviamente stampata a debito se la banca centrale fa un certo tipo di rendicontazione, e nel suo bilancio la intende come “prestito al mercato”.
    La banconota è stampata a credito se la banca centrale la stampa e viene data allo stato non come debito pubblico ma come credito pubblico.
    Adesso non è che voglio ripetere sempre le stesse cose, ma un titolo di stato che ha un tasso negativo equivale ad una “monetizzazione” del debito.
    In particolare è il tasso di interesse a decidere se quella banconota è stampata a debito o a credito se la banca centrale dopo che l’ha stampata senza un controvalore diretto, decide di prestarla anziché regalarla.
    Attenzione che il tasso di interesse ha due origini relative, di cui va tenuto conto per capire se si sta trattando di moneta stampata a debito o a credito, ma non rendiamo le cose troppo difficili e facciamo una spiegazione pratica e comprensibile.
    Una banca centrale stampa banconote e le dà in prestito ad uno stato.
    Si tratta di banconote stampate a debito, perché quei soldi non sono regalati ma incrementano il debito pubblico.
    Se fosse successo l’opposto quelle banconote non solo non avrebbero fatto aumentare il debito ma lo avrebbero fatto diminuire in quanto magari la banca centrale era nazionalizzata e la stampa magari poteva essere fatta direttamente dal ministero del tesoro.
    Queste sono le due possibilità, l’ultima delle quali non viene nemmeno considerata dai grandi economisti post-moderni tanto è nefasta,alla quale loro preferirebbero l’elicopter-money, cioè i soldi tirati dall’alto a cittadini privati,lasciando che i più svelti o i più fortunati si accaparrino tutto, piuttosto che dare in maniera equa a tutti i cittadini la propria parte attraverso lo stato, ovvero diminuendo il debito pubblico direttamente con la stampa di banconote immesse poi nel mercato estinguendo i titoli di stato.
    Ma senza divagare troppo, è il tasso di interesse applicato a tale banconota ad essere la discriminante tra debito e credito.
    Un tasso negativo sul prestito di quella banconota (stampata a debito) in pratica la trasforma in una banconota stampata a credito perché il debito di auto-estingue.
    Se ho mille euro al tasso negativo del 20%, in cinque anni quel debito diventa credito e poi quel debito produce profitto al debitore ed è un costo per il creditore.

    È un costo per il creditore soltanto se costui non è in grado ,come invece potrebbe fare una banca centrale, di stampare banconote per pagare tali interessi negativi.
    Uno potrebbe chiedersi ma che senso ha?
    Chi pone una domanda del genere non si rende nemmeno conto oppure reputa che sia normale veder aumentare continuamente i debiti pubblici degli stati in cifra assoluta, e non prende in considerazione lo scenario completo, ovvero la presenza del “credito pubblico”, cioè soldi stampati ad interessi negativi che vanno a ridurre lo stock di debito accumulato,utilizzando come leva la forza della moneta che supporta tale stampa di banconote.
    Questa possibilità è l’antitesi al quotidiano “governo del debito” al quale tutti purtroppo ci siamo abituati, ma questa non è una scusante per non tener conto dello scenario completo, guardando solo la parte con i tassi di interesse positivi.
    Il secondo punto “relativo” di cui parlavo in precedenza è l’inflazione.
    L’anno precedente al quantitative easing, la Banca Centrale Europea distribuiva soldi appena stampati alle banche private, lo face ad interessi che pur essendo positivi risultavano essere ad un livello inferiore sia all’inflazione sia al costo del denaro.
    È chiaro che il punto relativo sta nell’inflazione, in quanto chi ottiene quei soldi otterrà un margine di guadagno tra il tasso al quale gli viene prestato dalla BCE e il tasso di inflazione che risulta essere, salvo eccezioni, il tasso al quale tale banca avrebbe dovuto pagare in condizioni normali il prestito di tale banconota da parte dei risparmiatori privati.
    Cioè per capirsi, se una banca privata ha ricevuto mille euro dalla BCE, al tasso dello 0,2%, ma l’inflazione risulta essere al 2%, la banca privata guadagnerà impunemente un 1,8% in più di quanto avrebbe guadagnato, se un correntista privato, che vuole quantomeno una remunerazione del capitale pari all’inflazione, avesse prestato tale banconota.
    Si ha in questo caso una “monetizzazione parziale” perché il tasso pur essendo negativo rimane al di sotto del livello di inflazione, di conseguenza la banconota è stampata “parzialmente a debito”, anche se come detto stiamo parlando di soldi dati a privati, in quest’ultimo caso.

     
  • giamps78 19:46 il 29 January, 2018 Permalink | Rispondi  

    Spiegazione crisi economica for dummies(3° parte): Comprendere il denaro e i prezzi 

    Spiegazione crisi economica for dummies (3° parte): Comprendere il denaro e i prezzi

    In termini generali non è vero che è l’acquirente a decidere il prezzo del bene. l’acquirente mostra invece una certa flessibilità a parametri che vengono prima della sua contrattazione.
    L’acquirente fa la sua parte decidendo se acquistare o non acquistare la merce e dunque secondo la legge della domanda e dell’offerta ne può modificare il prezzo.
    Prezzo che non è però deciso solo ed esclusivamente dall’acquirente ma ci sono tutta una serie si altre variabili che arrivano “prima” dell’acquirente e che quindi “prima” ne decidono grossomodo lo scaglione di prezzo.
    Evidentemente non c’è solo la quantità di quello specifico bene da tenere in considerazione, nell’arco temporale considerato.
    Immettere quantità elevate di quel bene teoricamente riduce il prezzo perché fisiologicamente se ne comprano quantità più elevate e nel breve periodo ne svanisce il fabbisogno dunque cala la domanda di quel bene in quanto chi ne aveva bisogno può cogliere l’occasione e fare scorta.
    Ma anche il caso opposto fa testo, se nel breve periodo un bene sta per andare in scadenza, dunque non potrà più essere venduto, prima di tale data il prezzo sarà abbassato non dalla troppa domanda ma magari dalla troppo bassa domanda che non ha permesso di vendere tutti quei beni nel tempo limite prefissato.
    Il bene sta per valere zero e deve essere gettato senza che sia venduto, quindi anche un prezzo al di sotto di quello di produzione rappresenta una minore perdita, oltreché una promozione a se stante perché magari visto il prezzo ribassato viene acquistato anche da chi non lo ha mai fatto in precedenza e magari ne constata qualità superiori che inducono ad un acquisto successivo anche a prezzo pieno, anche se a quantità magari inferiori rispetto ad altri prodotti simili per categoria merceologica ma che hanno sempre e costantemente i prezzi inferiori.
    Ma in tutto questo manca una variabile fondamentale che decide il prezzo del bene: Il cambio valutario della moneta.
    Facciamo un esempio per capire:
    Il paese A e nel paese B hanno le medesime buste paga ,hanno la medesima competitività, fanno prodotti della medesima qualità nel medesimo tempo, cioè tutto identico.
    Il prezzo del bene nel paese A supponiamo sia 1, ed il prezzo del bene nel paese B è anch’esso 1, quindi in teoria nessuno del paese A vorrebbe comprare quel prodotto creato nel paese B e viceversa, infatti sono prodotti identici ai quali va però aggiunto il costo del trasporto che supponiamo essere 0,1.
    Perché mai un abitante del paese A comprerebbe mai un prodotto del paese B che costa 1,1?
    Questo non accade, difatti.
    Ma c’è una variabile da introdurre: Il cambio monetario.

    La moneta del paese B vale esattamente la metà, dunque il prodotto dal paese B arriva al paese A e viene venduto a 0,8 ed è più basso di 0,2 rispetto al prodotto che veniva creato a km zero dal paese A.
    Qualcuno avrà notato che ho scritto 0,8 e non 0,6, ovvero 1 che sarebbe il prezzo del prodotto diviso 2 cioè il valore del prodotto dopo il cambio monetario, sommato allo 0,1 che sarebbe il trasporto, come detto in precedenza si suppone che tutti gli altri parametri siano uguali comprese le tassazioni.
    Il creatore del bene si è fatto i suoi calcoli, matita e penna alla mano ed ha visto che venderlo a 0,8 o venderlo a 0,6 non avrebbe comportato una grossa differenza nelle quantità vendute rispetto al prezzo originario che è 1, vedendo che avrebbe ottenuto maggiori profitti vendendolo a 0,8 piuttosto che a 0,6.
    Ma anche nel paese A vogliono tentare di esportare il medesimo bene nel paese B ma si accorgono che il prezzo del loro bene esportato sarebbe 2, infatti il cambio monetario fa raddoppiare il prezzo.
    A quel punto partono dal paese A e spostano la produzione nel paese B riuscendo ad essere concorrenziali.
    Un momento, quelli che hanno spostato le produzioni nel paese B ora fanno i profitti ma mica vogliono vivere nel paese B, pertanto sposteranno i capitali frutto di tale profitto nel paese A dove apparentemente sembra esserci una maggiore solidità.
    Ma spostando i capitali nel paese A la moneta si rafforzerà ulteriormente e quella del paese B si indebolirà ulteriormente rendendo più difficile la competitività a chi ancora lavora nel paese A.
    Chi ha spostato le produzioni fa maggiori profitti, vendendo prodotti nell’altro paese e quei profitti tornando nel lido originario produrranno economia finanziaria e non reale, non reale perché il cambio monetario renderà impossibile una concorrenza perfetta.
    Il cambio monetario decide anche il prezzo del bene , influenza la domanda, influenza l’offerta  e arriva “prima” perché il cambio monetario non è deciso dalla quantità di prodotti acquistati, ma dal dove questi prodotti sono creati in relazione a chi li produce, a parità di tutto un bene può Costare 0,4 come può costare 10, esattamente come nell’esempio precedente quando parla co di beni che sono quasi giunti alla loro scadenza ed hanno un prezzo molto volatile.
    È chiaro che il paese A avrà un debito pubblico, è chiaro altresì che quel debito pubblico continuerà ad aumentare perché le produzioni, se si eccettuano quelle non trasferibili , ovvero quelle che sono suscettibili di tagli ad ogni manovra finanziaria, preferiranno essere prodotte nel Paese B.

    A questo punto accade che chi fa i profitti produce beni nel paese B, ma investe tali profitti nel debito pubblico del paese A.
    Se non facesse questo egli stesa sarebbe sul lastrico, infatti dal paese A senza quei soldi non otterrebbe più ulteriori profitti.
    Difatti è il debito pubblico che nel paese A continua ad aumentare, ovvero i soldi che quel produttore ha messo nei titoli di stato del paese A, a permettere al paese A di acquistare i prodotti a bassissimo costo provenienti dal paese B.
    Senza quei soldi, senza l’acquisto di quei titoli di stato , il paese A andrebbe in default, e dopo tale bancarotta non potrebbe più nemmeno permettersi l’acquisto sottocosto dei prodotti provenienti dal paese B.
    Non è questione di competitività,ribadisco, è che quando si spostano le imprese dove c’è la manodopera a basso costo, ma si richiamano i capitali nel paese di destinazione delle merci si modifica implicitamente il tasso di cambio e si creano inizialmente 2 tipi di paesi: I paesi zombie dove le produzioni vengono perse e si compensa con l’inflazione per far vedere che aumenta il prodotto interno lordo e far aumentare il debito grazie alla rendita finanziaria.
    I paesi dove il lavoro viene sfruttato.
    Poi ci sono i paesi “ponte”, dove transitano merci ed i paradisi fiscali dove transitano le rendite da delocalizzazione.
    È chiara la spiegazione?
    È sufficientemente banale perché sia compresa da chi fa articoli di economia parlando a vanvera di situazioni che non esistono ma usando terminologie e racconti di difficile comprensione che per la loro conformazione sono studiati per non poter essere smentiti da normalissime e semplici argomentazioni?!?

    Articoli correlati:
    Spiegazione crisi economica for dummies(1° parte)
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    Spiegazione crisi economica for dummies(2° parte): Welfare ,robotizzazione e sistema del debito
    https://giamps78.wordpress.com/2017/10/26/welfarerobotizzazione-e-sistema-del-debito-spiegazione-crisi-economica-for-dummies-2-parte/

     
  • giamps78 14:23 il 26 January, 2018 Permalink | Rispondi  

    Nuova bretton Woods: Vietare dazi doganali avendo però cambi monetari fondati su surplus e deficit commerciale con l’estero 

    Nuova bretton Woods: Vietare dazi doganali avendo però cambi monetari fondati su surplus e deficit commerciale con l’estero

    C’È in atto da molti anni una guerra monetaria sotterranea, che ha come unica vincitrice l’economia finanziaria ed ha come perdente l’economia reale.
    La strada dei dazi messi in ogni direzione senza prima accordi bilaterali risulta deleteria perché colpisce indiscriminatamente anche gli stati che non presentano surplus ma che risultano in deficit con chi ha messo i dazi.
    C’È però una soluzione che ho elaborato personalmente, prendendo due piccioni con una fava e che ha come risultato l’eliminazione del dominio finanziario globale sulle economie reali dei singoli stati, e che tra l’altro fa contenti pure i sostenitori del libero mercato in quanto realizzato questo progetto si possono eliminare i dazi dalla faccia della terra.
    Quindi in teoria tutti gli attori economici, ad eccezione di quelli meramente finanziari dovrebbero essere soddisfatti da questa mia proposta che richiede solo la creazione di un nuovo software per il cambio delle valute nazionali che si fondi su surplus e deficit commerciale con l’estero
    Si può arrivare al medesimo risultato, cioè l’eliminazione dei surplus commerciali con l’estero, anche stabilendo a tavolino e a livello globale, il valore delle monete non sulla base della loro compravendita all’interno del mercato valutario, ma attraverso i numeri dell’economia reale, non più dunque in base all’economia finanziaria che compra e vende denaro senza acquistare il valore corrispondente in beni reali.
    Si stabilisce quindi il valore della moneta per ottenere nel tempo una parità tra surplus e deficit con l’estero.
    Ad esempio la Cina ha un surplus di 300 miliardi con gli stati uniti d’America al quale Trump risponde con dei dazi non selettivi e non concordati del 30%, nel mentre il valore delle due monete risulta totalmente scollegato e sembra eterodiretto dallo stato cinese da una parte, dalla speculazione finanziaria dall’altra.

    Con questa proposta si cambia totalmente strada e si afferma che non è più lo stato, non sono più gli speculatori, ma sono i cittadini che acquistano i beni a decidere il valore delle monete.
    Accadrà semplicemente un apprezzamento della moneta cinese nei paesi dove la Cina vanta un surplus.
    Ora io non conosco se la Cina abbia surplus o deficit con la corea del sud e se quest’ultima abbia surplus o deficit con gli stati uniti, ma io immagino surplus.
    Ecco che quindi la moneta cinese potrebbe rafforzarsi sul dollaro ma indebolirsi nei confronti di tutti quegli stati che nei confronti della Cina vantano un surplus commerciale.
    In questo modo il commercio globale continua a gonfie vele, e non serve nessun dazio in nessuna parte del Mondo.
    Va da se però che ci sono dei casi limite, quelli dove c’è una profonda crisi economica dove c’è il mercato nero dei cambi che potrebbero rappresentare eccezioni avendo loro una situazione di iper inflazione.
    È chiaro che nessuno comprerà più prodotti da uno stato la cui inflazione risulta essere al 30% o superiore senza che vi sia una svalutazione monetaria che renda competitivi quei prodotti.
    Ma in questo senso, il cambio potrebbe funzionare ugualmente, quanto detto qui sopra funzionerà ugualmente ma funzionerà esattamente all’opposto di quanto funziona oggi.
    Se uno stato che ha l’inflazione al 30% non riesce più ad esportare perché i mercati non svalutano più la sua valuta corrente (come invece accade con l’attuale sistema) il problema sarà risolto all’opposto di quanto accade oggi, infatti se quello stato riduce le esportazioni ma aumenta le importazioni, non avrà una svalutazione della sua moneta ma avrà una rivalutazione delle altre monete dalle quali sta importando beni, quindi avrà maggiori costi per le proprie importazioni, e dunque ad un certo punto le esportazioni verso il paese dal quale continua ad avere un gran numero di importazioni costeranno molto meno fino a quando non avverrà un riequilibrio tra l’una e l’altra..
    In altre parole più questo paese comprerà dall’estero più il costo delle importazioni aumenterà e quello delle proprie esportazioni verso tale paese diminuirà fino a renderle competitive.
    Io credo che un sistema come questo potrebbe risolvere molti problemi ma solo ad una condizione: Serve una tassa sulle transazioni finanziarie in modo tale da mandare fuori gioco gli speculatori che fanno fortune spostando i capitali dove c’è il lavoro a basso costo e dove hanno gli interessi più alti vive do di rendita finanziaria

     
  • giamps78 05:55 il 25 January, 2018 Permalink | Rispondi  

    Il nord europa prepara la 2° crisi economica: B.C.E stampi per la Grecia un bond a 50 anni al tasso negativo del 2%, o il sud abbia una propria moneta 

    Il nord europa prepara la 2° crisi economica: B.C.E stampi per la Grecia un bond a 50 anni al tasso negativo del 2%, o il sud abbia una propria moneta

    L’euro è una moneta finita.
    I nostri politicanti si sono fatti infinocchiare per decenni e non hanno nemmeno la decenza di tacere, ed oggi come sempre sono sul pezzo, parlano del vincolo del 3% anziché dei veri problemi.

    Ci hanno promesso qualcosa che non c’è mai stato: La fine dei problemi del debito pubblico grazie all’unità europea Invece è successo esattamente l’opposto di quanto ci si potesse aspettare dall’Europa, hanno usato l’unità europea per svilirci, rubarci risorse con il consenso dei nostri politicanti e dei nostri imprenditori che hanno avuto maggiori profitti dall’assenza di dogane, spostando senza costi le loro produzioni dove volevano questi qui.
    Il nord europa ha fatto pagare al sud europa dapprima la riunificazione tedesca, e ora la riunificazione occidentale con gli stati satelliti ex comunisti,da ultima sarà la volta dell’ucraina, ma solo dopo gli stati ex jugoslavi e solo dopo aver terminato di “occidentalizzare” la polonia con una barcata di nostre decine e decine di miliardi a fondo perduto.
    Peccato che le cose non stiano andando come il nord Europa avrebbe voluto, mettere in ginocchio la Grecia, salvando però le aziende tedesche che lì avevano investito senza far pagare loro nemmeno una percentuale di rischio e nemmeno chiedendo la restituzione degli interessi lucrati negli anni precedenti da quelle aziende, senza rifinanziare un debito stampando banconote come sarebbe stato giusto visto che l’euro sopravvalutato nel cambio con il dollaro arrivato a 1,60 ha creato la crisi greca, la crisi dei PIGS, la crisi italiana…
    Non siamo entrati nell’euro siamo entrati nel marco e questa moneta è solo virtualmente priva di una guida politica, è solo virtualmente priva di decisioni prese democraticamente da parlamenti nazionali o europei, nella realtà sappiamo tutti benissimo che ci sono i luoghi dove queste decisioni vengono prese, da banchieri e capitalisti del nord Europa che hanno deliberatamente portato il dollaro a valere 1,60 creando la crisi economica pensando di poter terminare il lavoro di depredazione del prodotto interno lordo dei paesi del sud europa , e che deliberatamente stanno lasciando che il dollaro passi da 1,09, il valore che aveva soltanto pochi mesi fa, a 1,24 oggi e a chissà quanto domani.
    Il nord Europa ha creato alba dorata in Grecia, una formazione neo nazista avente come simbolo ina rivisitata svastica e il nord Europa ha permesso che raggiungesse il 18% dei voti.
    Non bastava aver fatto vincere l’estrema sinistra di tsipras e mandato in frantumi tutti i vecchi partiti europei della Grecia, in nord Europa o fanno le cose fatte bene o non le fanno!

     

    Non si stampano denari per pagare con soldi europei a tasso negativo il debito greco, non si fa la stessa cosa con tutti gli stati dell’eurozona migliorando così tutti gli indici economici e tenendo basso il valore della moneta.
    Questi vogliono impiccarci sull’altare del mondialismo.
    La Grecia, vittima del nazismo che ha un partito neonazista come seconda forza politica del paese.
    La Polonia “democratica” ,alla quale abbiamo versato sangue a fondo perduto fino allo sfinimento, decine e decine di miliardi  sui quali noi ogni anno e per sempre dovremo pagare gli interessi in quanto divenuti nostro debito pubblico la polonia che ha subìto dittature e invasioni durante tutta la sua storia, diventa nazionalista mette sotto il controllo del governo le televisioni e tutti gli organi d’informazione.
    Qui si prospetta una di quelle esplosioni controllate che servono per abbattere gli edifici, solo che prima il nord Europa vuole completare l’opera, purtroppo messa in discussione dal quantitative easing, l’unica cosa giusta fatta in 50 anni di comunità europea, che ha rallentato e sospeso solo temporaneamente tale depredazione.
    Ma questi non si accontenteranno, si comporteranno peggio di come gli americani si sono comportati con loro dopo la fine della prima guerra mondiale.
    E keynes lo aveva detto che ci sarebbe stata in arrivo un’ondata che in quel caso divenne nazismo.
    Quindi, onde evitare che ci sia una terza guerra mondiale fatta al contrario, dove i tedeschi diventano vittime dei nazisti, le strade sono due:
    O riportano il valore dell’euro sul dollaro a 1,09 stampando le banconote che servono per pagare il debito greco con un bond di 50 anni al tasso negativo del 2%, e fanno lo stesso stampando banconote per gli altri paesi dell’eurozona, con tassi negativi variabili a seconda dei vari indicatori, per una cifra variabile relazionata al Prodotto interno lordo…
    Oppure il sud Europa deve avere la propria moneta nel più breve tempo possibile e deve investire primariamente nella sostituzione del petrol-dollaro con investimenti profondi nelle energie alternative per evitare di essere schiacciato dal resto del mondo, da americani,arabi e nord Europa stesso.
    Sono costretto a ripetere sempre le stesse cose da parecchi anni, ma d’altra parte non vedo in giro persone che scrivono quello che scrivo io.
    C’È per caso oggi un solo illustre economista che nelle sue teorie dice che senza il tasso negativo non si esce dalla crisi dei debiti?!?
    C’È qualcuno che dice guardate che l’inflazione è inversamente proporzionale al debito pubblico ( in cifra assoluta non in percentuale sul pil?
    Magari quando qualcuno capirà questo, i pappagalli ripetenti della vecchia scuola economica cominceranno a ripetere queste frasi che sto scrivendo io, pur senza aver usato il cervello, questi mi verranno ad insegnare  cose di cui nemmeno capiscono nulla, e sarò costretto a rincorrere gli illustri pappagalli che parlano a vanvera, entrano buone idee dalle orecchie ed esce merda attraverso le corde vocali dopo che sono passate per il loro cervello.

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  • giamps78 10:48 il 23 January, 2018 Permalink | Rispondi  

    Esperimento: Costruire un pannello fotovoltaico termodinamico o “fotodinamico” 

    Aggiornamento 20 gennaio:
    Combustibili solari: passi avanti dall’Olanda: https://wp.me/p8JBXy-mQv
    “punto importante è la tecnica vincente, l’escamotage, si chiama disaccoppiamento (decoupling) cioè separare. Separare Il punto in cui i fotoni della luce sono assorbiti da quello in cui,avviene la reazione chimica”

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    Blog di GIAMPaolo SPOnga

    Questa diciamo è la seconda parte di una precedente pubblicazione(https://giamps78.wordpress.com/2017/12/24/prisma-fotovoltaico-con-annessa-pompa-di-calore-a-raggi-infrarossi/ ),che consiste in un esperimento per verificare se effettivamente si possano utilizzare i raggi del sole divisi per colore per trasformare l’energia in modo da trarne il massimo beneficio.
    Per questo primo esperimento proviamo ad utilizzare tutti oggetti che già sono costruiti:
    A) una lente di ingrandimento, la più grande posseduta, che funge da concentratore solare.
    B) un prisma che divide la luce in tutte le sue sfacettature
    C) un comune pannello solare
    D) un semplice tubo da 1 mt di lunghezza riempito di sali fusi, ma per l’occasione va benissimo anche acqua

    Il funzionamento dovrebbe essere più o meno questo:
    Il sole finisce sulla lente che manda i raggi concentrati sul prisma che divide la luce nei colori dell’arcobaleno.
    Tale arcobaleno colpisce il pannello fotovoltaico che comincia a produrre energia elettrica.
    Ma il raggio infrarosso deve sempre colpire il…

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  • giamps78 15:43 il 21 January, 2018 Permalink | Rispondi  

    Far lavorare i carcerati non significa ripristinare la schiavitù… 

    Sul far lavorare i carcerati concordo al 100%, ma io dubito che sia legale far assumere i carcerati presso posti di lavoro retribuiti, e poi appropriarsi della loro busta paga per darla agli agenti penitenziari.
    Se le cose andassero veramente così sarebbe un mondo che gira al contrario, lo stato che trova lavoro retribuito ai carcerati anziché ai disoccupati prendendo le loro buste paga come durante la schiavitù.
    I carcerati non sono schiavi e non puoi obbligarli a lavorare, ma soprattutto essendo carcerati non devono svolgere lavori retribuiti ma devono lavorare per ottenere dei servizi aggiuntivi in carcere.
    Acqua, luce, telefono, ora d’aria ecc ecc, sono cose che vanno guadagnate lavorando all’interno del carcere.
    Il presidente francese macron ha deciso di far installare dei telefono fisso all’interno di ogni cella, eliminando così i telefoni cellulari.
    Ma quei telefoni fissi hanno un costo così come le telefonate, quindi i carcerati devono lavorare ogni giorno 1 ore per guadagnarsi l’attivazione quotidiana del servizio.
    I lavori in carcere devono puntare a diminuire i costi di funzionamento delle carceri.
    Ad esempio il bucato, o i lavaggio dei piatti, o le manutenzioni ordinarie non li deve fare una ditta esterna ma devono essere i carcerati a farlo.
    E come scrissi anni fa, i carcerati sono star condannati alla detenzione in carcere, non in cella, che quindi deve servire solo per determinati detenuti non collaborativi e per le ore notturne, non per tutte le 24 ore.
    Questo sistema rende i carcerati attivi, e permette anche un loro miglior recupero rispetto ad altri lavori che pure sarebbero retribuiti.
    Va da se che poi avendo una riduzione delle spese ci può essere una scelta politica nella decisione del luogo dove investire tali denari.
    C’È chi pensa sia meglio darli alle guardie carcerarie,chi come me invece pensa che sia meglio investirli per acquistare materie prime e non prodotti finiti per darli alle carceri e farle lavorare ai carcerati.
    Del tipo il pane in carcere non arriva dall’esterno,arriva la farina e poi i carcerati lavorano la materia prima e creano il pane,imparando anche un mestiere, facendolo a rotazione.
    Ovviamente fare questo produce dei risparmi ma anche dei costi perché far funzionare un forno (e averlo) rappresenta un costo.
    C’È però un modo per aumentare le entrate dello stato,basterebbe far restare definitivamente allo stato il 10% di ogni cauzione pagata per evitare di finire in carcere.
    C’È una legge dello stato che permette in taluni casi di non finire in carcere pagando virtualmente una cifra che corrisponde ad una moltiplicazione del numero di giorni di carcere per questa cifra.
    Ma nessuno di questi denari viene mai versato allo stato e vengono condonati totalmente se la persona che evita il carcere non compie altri crimini penali nei successivi 10 anni.
    Ecco,io propongo che il 10% della cauzione vada allo stato già a partire dalla sentenza di primo grado e sia restituita solo se al terzo e ultimo grado sarà dichiarato assolto dalle accuse,altrimenti lo stato tratterrà quel 10% aumentando le entrate dello stato.
    So che la lobby degli avvocati preferirebbe far diventare schiavi i carcerati, una volta terminata la causa e aver ricevuto i loro denari, piuttosto che far pagare quel 10% ai loro imputati, perché ne verrebbe rovinata la strategia processuale.
    Ma non è che la repubblica può continuare a rimanere ostaggio di queste potentissime lobby.
    Ma magari le cauzioni potrebbero essere diminuite,diminuendo la cifra giornaliera nel calcolo,in questo modo diminuisce la cifra totale della cauzione da pagare, e diminuisce anche il suo 10%,riducendo i disagi, ma consentendo maggiori entrate allo stato, applicando inoltre la cauzione oggi non prevista, anche a chi si trova in carcere e vuole godere dell’indulto per uscire 2 anni prima dal carcere,chiedendo tale 10% solo a chi non ha partecipato attivamente ai lavori all’interno delle carceri, e abbonandoli agli altri detenuti che non si sono comportati bene.

     
  • giamps78 05:51 il 18 January, 2018 Permalink | Rispondi  

    Virginia raggi realizzi la “fabbrica di divisione del rifiuto” e usi il simulatore per migliorare la raccolta differenziata 

    Rifiuti: Virginia Raggi faccia un bando per l’acquisto di bracci meccanici coman tanza e usi i simulatori per i test
    Per portare la raccolta differenziata al 90% in una grande città è necessaria la costruzione di “fabbriche del rifiuto” che permettono di verificare sacchetto per sacchetto se vi siano stati errori nella raccolta differenziata.
    Virginia raggi potrebbe assumere 100 persone disoccupate e dopo breve addestramento metterle a lavorare in questa fabbrica di divisione del rifiuto, dove passano i rifiuti indifferenziati su un rullo, dove quelle 100 persone mettono le braccia dentro a sagome tipo quelle utilizzate nei laboratori della ricerca scientifica e che servono per non entrare in contatto direttamente con le cose oggetto di esperimenti, nel caso specifico qui si parla di rifiuti.
    100 persone che si ripagano da sole visto il costo che hanno i rifiuti per tonnellata.
    Ancora meglio sarebbe se virginia raggi facesse un bando per l’acquisto di bracci meccanici controllati a distanza.
    In questo caso queste 100 persone stanno comodamente davanti ad un computer e vedono le immagini delle telecamere scorrere e comandano a distanza il sistema.
    Al movimento delle loro braccia corrisponderà il movimento equivalente dei due bracci meccanici, tramite dei sensori appositi.
    Il sistema risulta talmente facile da utilizzare che anche un bambino sarebbe capace.
    E difatti si può costruire anche un simulatore che già è stato costruito per quanto riguarda il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica in particolare dall’azienda (comieco) che quest’anno girerà 5 città per far vedere come si fa la raccolta differenziata per quanto riguarda la sola carta.
    Ma la gran parte dei rifiuti è presente in tale simulatore, che permette di fare da test per verificare se le persone che vi si sottopongono sono preparate.
    Inoltre potrebbe anche essere caricato nei computer tramite software o cd rom e distribuito nelle scuole ed essere visto come un gioco da portare anche a casa e da utilizzare con i propri genitori o con gli amici.
    Il punto è che non si riescono ad avere tutte le persone informate precisamente sul come si fa la raccolta differenziata, meglio dunque averne prima 100, poi mille, poi diecimila che lo imparano per lavoro ed altre che migliorano le proprie conoscenze attraverso un simulatore che fa test gratuitamente e giocando.
    Anche se devo confessare che la mia proposta iniziale sul simulatore era un pochino diversa: Legare la diminuzione della bolletta dei rifiuti al punteggio ottenuto con il simulatore, i migliori potranno avere sconti anche  del 30%.
    E se questo diminuisce i costi del comune e si ripaga da solo grazie ad una diminuzione delle tonnellate di rifiuti indifferenziati, perché non metterlo in pratica?
    Io penso che valga la pena tentare con un progetto pilota di una o due paia di bracci meccanici controllate a distanza, tramite un bando, una start-up, o una scuola.

     
  • giamps78 04:30 il 18 January, 2018 Permalink | Rispondi  

    Per l’Africa, il medio oriente (o per il Venezuela) la parola d’ordine deve essere “autosostentamento” 

    sento parlare di piano europeo per l’Africa, decine e decine di miliardi che probabilmente verranno spesi senza ottenere alcun risultato.
    C’È invece una ditta passata recentemente alle cronache per aver creato i pannelli solari che fanno acqua da tutte le parti, ovvero, oltre a creare energia elettrica creano dai 3 ai 5 litri di acqua potabile al giorno.
    Ogni pannello oggi costa 2’000 dollari più 500 dollari per il montaggio.
    A questi pannelli solari che fanno acqua  si può associare un omniprocessor per ogni villaggio che recupera acqua pulita dalle acque nere, creando una toilette pubblica, si creerà così altra energia elettrica e si otterrà altra acqua, che potrebbe essere bevuta o magari essere usata per lavare il bestiame.
    Ecco, questi soldi sarebbero spesi bene in africa, dando ad ogni contadino indipendente e ad ogni allevatore uno di questi pannelli per ogni capo di bestiame, essi possono abbeverarli e far crescere delle coltivazioni.
    Ogni villaggio potrà quindi essere autonomo, potrà avere la propria acqua, potrà avere i prodotti lattiero caseari, le uova ecc ecc, e potrà, il villaggio, mantenere sul territorio una parte dell’energia elettrica prodotta.
    I posti di lavoro all’interno del villaggio si creano sulla base delle esigenze.
    Le scuole del villaggio si devono conformare ai lavori che devono essere fatti lì.
    Basta schiavi che girano per le nostre case vendendo scope create da fabbriche multinazionali.
    Bisogna che nei singoli villaggi si creino i posti di lavoro che consentono al villaggio stesso di migliorare la propria condizione, ed è questo miglioramento della condizione che deve essere avvertito dagli abitanti.
    Non c’è bisogno di spedire in africa le merendine delle multinazionali ai bambini denutriti, e non ci deve essere bisogno dei  mega cartelloni pubblicitari della coca cola.
    La parola d’ordine deve essere autosostentamento…

    Autosostentamento significa che in africa, cosi come nel resto del mondo, si potrebbero anche costruire delle fattorie verticali autogestite.
    Se c’è un edificio di 5 piani che risulta  disabitato in una città dove il 30% della popolazione soffre la fame, anziché fare la solita pubblicità dove si chiede di mandare l’sms con due euro per il povero bambino africano…
    Si crea una fattoria verticale in tale edificio, si montano i pannelli che oltre a creare energia elettrica creano acqua, e quell’energia elettrica accende le luci calde della fattoria verticale e l’acqua viene usata per dar da bere alle piante che crescono.
    Una volta messa in piedi la fattoria verticale questa può produrre cibo in autonomia, a patto però che tale cibo non possa essere venduto e che non possa essere trasportato oltre i 5 km di distanza dal luogo di produzione.
    Altrimenti finisce che l’Europa se lo piglia in quel posto ancora una volta, infatti partiamo con l’intento di aiutare chi muore di fame e finiamo con i nostri soldi utilizzati contro di noi con frutta e verdura che arrivano da tali luoghi e fanno chiudere le nostre aziende.
    Ci può essere il commercio equo-solidale tra africa ed Europa, ma solo su produzioni tipiche e certificate, non sull’insalata cresciuta in una fattoria verticale africana che al posto di essere data gratuitamente nei sobborghi della città a chi muore di fame viene venduta all’Europa in sottocosto.

     
  • giamps78 07:17 il 16 January, 2018 Permalink | Rispondi  

    È preferibile l’idrogeno “altimetrico” o il termodinamico “verticale”?!? 

     

    Ovvio che la proposta sull’utilizzo dell’idrogeno “altimetrico” possa per forza di cose applicarsi alla macchina a vapore, ma ovviamente ci sono delle varianti ed il rendimento è inferiore, ma senza dubbio i costi di produzione sono inferiori.
    La macchina a vapore utilizzava carbone o legna per scaldare l’acqua e poi utilizzava la differenza di pressione del vapore per ottenere un movimento.
    L’idrogeno altimetrico inizialmente è  pensato per diminuire il costo della risalita dell’acqua che poi diventa energia idroelettrica, idrogeno che poi torna a trasformarsi in acqua tramite una membrana a scambio protonico (PEM), restituendo buona parte dell’energia che a valle è stata “sprecata” da una seconda PEM, questa volta inversa, che crea idrogeno da acqua ed elettricità.
    Cioè si assume che la risalita dell’idrogeno verso l’alto costi dal punto di vista energetico talmente poco che, oltre una certa altezza, si ripaghi la differenza di energia, cioè lo spreco energetico, tra le due PEM in riferimento al maggiore costo che si avrebbe per pompare su acqua fino a quella altezza che nell’esempio rappresenta il punto di pareggio.
    Volendo usare il vapore acqueo invece che l’idrogeno possiamo ,anziché utilizzare la differenza di energia tra due PEM, l’una che usa e l’altra che crea energia, avere una fonte di calore che trasforma l’acqua in vapore, e una turbina posta in cima alla centrale idroelettrica che crea energia dalla pressione.
    Intanto va subito detto che il sistema è e sarà sempre in perdita e avrà un rendimento troppo basso fin quando si tengono suddivise le temperature dell’impianto e non si guardano invece nell’insieme.
    Difatti noi possiamo giocare su uno o di gradi che rappresentano la differenza tra vapore acqueo e acqua, l’uno leggero e l’altra più pesante dell’acqua, se quest’ultima quando ha terminato il ciclo misura ancora 96-98° C, sarà necessaria molta meno energia per farla tornare vapore rispetto a quando ci si trova di fronte ad un’acqua che è vapore in cima ma che scagliandosi contro delle turbine fredde finisce il ciclo a 40°C e deve quindi essere riportata a 100° per ritornare vapore.
    Su questo si intrecciano due fattori, il primo che parla di modifica della pressione del vapore acqueo all’interno del circuito per compensare la temperatura, in pratica facendo diventare acqua anche un vapore sopra i 100°C e viceversa, vapore anche sotto i 100°C.
    Il secondo è in pratica quello che ho chiamato termodinamico idroelettrico, nel senso che il termodinamico è verticale, e le fonti di creazione dell’energia sono due,l’idroelettrico ed il termodinamico tramite la turbina che viene fatta funzionare dal vapore acqueo.
    Chiaramente vale quanto scritto in precedenza: Il termodinamico, o meglio il concentratore solare del termodinamico deve occuparsi anche della temperatura della turbina idroelettrica, più alta è questa minori saranno le perdite.

    Articoli correlati:
    Proposta: Il solare termodinamico verticale
    https://giamps78.wordpress.com/2017/05/07/proposta-il-solare-termodinamico-verticale/

    Solare termodinamico applicato all’idroelettrico:
    https://giamps78.wordpress.com/2017/11/19/il-solare-termodinamico-verticale-applicato-allidroelettrico/

    Idrogeno altimetrico per creare energia “dal nulla”:
    https://giamps78.wordpress.com/2016/01/05/idrogeno-altimetrico-per-creare-energia-dal-nulla/

    L’idrogeno altimetrico e l’elio del risparmio energetico:
    https://giamps78.wordpress.com/2016/03/07/lidrogeno-altimetrico-e-lelio-del-risparmio-energetico/

     
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