No ad aberrazioni tipo un governo “del presidente” meglio un governo “della repubblica parlamentare per le riforme costituzionali”

 

No ad aberrazioni tipo il “governo del presidente” meglio un “governo della repubblica parlamentare”, che finalmente svolga il suo ruolo di mediatore tra tutte le forze politiche in parlamento, e che abbia la capacità di trovare soluzioni vere ai problemi, non minestre riscaldate o pannicelli caldi.
In Italia le camere devono tornare ad avere un ruolo di indipendenza dai capi bastone e di dipendenza dal popolo.
C’È bisogno di una riforma costituzionale sulla “separazione delle carriere” ma non quelle dei giudici, quelle dei politici dal loro segretario di partito o dal loro presidente fiduciario.
Il raggiungimento di questo obbiettivo è l’unico in grado di far vivere un governo non del presidente ma della repubblica parlamentare.
Incanalare subito un percorso per il raggiungimento di questo obbiettivo sarebbe di primaria importanza e a mio parere l’unica strada è rappresentata da un mix di riforme costituzionali, che in parlamento vengono discusse e votate una dietro l’altra quasi fossero una sola legge costituzionale, ma che invece sono approvate in modo distinto, in modo da far partire, se mancasse la maggioranza qualificata, una serie di referendum confermativi che si voterebbero lo stesso giorno.
Un referendum costituzionale potrebbe riguardare proprio l’istituto dei referendum, con l’introduzione di quello propositivo (anche privo di valore legale ma con molto valore politico) possibile anche sulle materie economiche.
Qualcosa che permetta al parlamento italiano di diventare come il parlamento svizzero, e lo ricordo, il governo svizzero è formato da tutte le forze politiche senza scellerate svelte di campo.
A decidere il svizzera sono i referendum, ma sono i parlamentari con le loro leggi a farli entrare in vigore.
Anche una trasformazione del bicameralismo sul modello degli stati uniti potrebbe risolvere alcune problematiche presenti nel nostro bicameralismo perfetto.
In quel caso ognuna delle due camere approva un testo che può anche essere differente, e poi una commissione bipartisan, che ascolti anche i proponenti originari di tale proposta, cerca una soluzione intermedia, nelle parti in cui vi sono differenze e al limite si potrebbe pensare di introdurre un apposito referendum per far decidere al popolo, nei casi in cui il tema sia particolarmente divisivo e nell’opzione numero uno si scrive la versione proposta da una camera e e poi la seconda scelta ,quella dell’altra camera.

 

Se il bicameralismo subisse una modifica di questo tipo, ed il voto su questo punto della riforma costituzionale avesse una maggioranza qualificata, non vi sarebbe bisogno del referendum e si potrebbe invece fare un referendum sulla creazione di un senato delle regioni che abbia un sistema elettorale diverso da quello della camera.
Ad esempio il senato delle regioni potrebbe avere tutti i seggi eletti con il maggioritario uninominale con un sistema di voto australiano e la camera potrebbe rimanere proporzionale.
Questo perché a risolvere il problema insorto tra il testo votato da una camera ed il testo votato dall’altra potrebbe essere un referendum popolare, se la commissione bipartisan non trova un accordo.

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