Gli errori di Boeri sulle pensioni future e proposta per uscire dalla crisi occupazionale

 

Tito Boeri non vuole capire che è finito tempo del “chi ha avuto ha avuto,chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato”.
Il passato non si può scordare perché pesa su tutti gli italiani e si chiama debito pubblico con oltre 60 miliardi di euro di interessi ogni anno.
Non vuole uscire dal vecchio di idee che vuole le pensioni fisse una volta ottenute.
Non c’è più il posto fisso ma continuiamo ad distribuire la pensione fissa.
Tito Boeri vuole porci davanti ad un bivio totalmente fasullo ed errato ed esclude le pensioni in essere dai suoi ragionamenti.
Dice:”Se si andrà in pensione prima di 70 anni le pensioni saranno più basse”.
Peccato che lui sia quello che ha fortemente voluto l’ape social, che sta mandando in pensioni delle persone a 61 anni senza alcuna riduzione della loro pensione che anzi erogata in pieno con la cessione del quinto per un debito che il pensionato fa le banche.
Tali pensionati otterranno l’intera pensione senza tagli appena avranno terminato di pagare quel debito.
Con quale faccia tosta l’inps continua a diminuire i coefficienti di trasformazione per il calcolo delle future pensioni contributive alle sole pensioni future e non anche a quelle che già sta erogando?
Nelle statistiche che Tito Boeri osserva per stabilire l’innalzamento dell’età pensionabile ci sono oppure non ci sono le persone che già sono pensionate?
Cosa ne sanno Boeri & company dell’allungamento dell’aspettativa di vita di chi oggi ha 30 anni?
Nulla,si presuppone che siccome gli attuali anziani vivono di più anche i futuri anziani vivranno di più, ma questa è solo un’ipotesi.
Cosa ne sapete voi se gli attuali 30 o 40 enni sono più o meno cagionevoli di salute rispetto agli attuali 70 enni?
Non lo si sa, lo si immagina.
Per fare queste statistiche si tiene conto o non si tiene conto dei 70 enni?
E come mai se si tiene conto dei 70 enni nell’allungamento dell’aspettativa di vita le loro pensioni non diminuiscono?
Fanno parte delle statistiche e quindi anche a loro deve diminuire la pensione così come diminuisce a chi deve ancora andare in pensione.
Lo so è brutto,si perdono voti.
Meglio fare l’offerta speciale per il coefficiente di trasformazione più alto che scade il 31,dicembre e quelli che arrivano dopo si beccano il coefficiente più basso, devono lavorare più anni e guadagnare anche di meno!
La banda bassotti non avrebbe potuto fare di meglio…
Voglio sapere perché se siamo tutti uguali non ci può essere per tutti il medesimo coefficiente di trasformazione indipendentemente dalla data di ottenimento della pensione.
Troppo facile dire una grande bugia: In passato si andava in pensione prima perché si viveva di meno.
È falso perché in passato c’era un cuneo fiscale inferiore, chi lavorava otteneva di più di quanto si ottiene lavorando oggi e pagava contributi in percentuale sulla busta paga inferiori a quelli che sono pagati oggi.
Sfortunatamente le bugie di Boeri hanno le gambe corte ed il futuro vedrà parecchia gente arrabbiata.
Vedremo chi avrà ragione tra 15 anni, se le scemenze dette da qualche uomo politico che vuole approfittare della situazione attuale o la verità di conti disastrati e di in fallimento dello stato unitario.
Non si vogliono ricalcolare le pensioni pensioni retributive?
Si alzino le tasse sulla parte retributiva delle pensioni e si faccia una tassazione progressiva alla parte contributiva, più alta per chi ha avuto un coefficiente di trasformazione più favorevole.
Tasse più alte e progressive per le reversibilità date con il sistema retributivo a seconda del numero di anni di contributi.
Una quarantina di miliardi che possono abbassare il cuneo fiscale lato impresa (per tutti i lavoratori non solo per i giovani neoassunti) per facilitare la creazione di nuovi posti di lavoro dall’anno prossimo, che nel contempo produrrà aumento delle entrate fiscali ed i contributi Inps a seguito dell’aumento dell’occupazione.
Maggiore crescita significa diminuzione del debito pubblico, diminuzione del costo degli interessi sul debito e uscita dalla crisi.
Qualcuno però potrebbe dire che il problema permane per il futuro.
Ma gli interessi sul debito cumulati da qui al 2040 sono 10 volte quei 120 miliardi di buco che Boeri denuncia se si blocca l’innalzamento dell’età pensionabile.
Se l’Italia non è credibile pagherà 500 miliardi di debito in più a fronte di 120 miliardi di risparmi denunciati da Boeri e dalla corte dei conti.
E poi,come ho scritto in passato ed anche in questa occasione, se veramente il coefficiente fosse unico, cioè se una futura legge stabilisse nero su bianco che il coefficiente non è fisso ed invariabile nel momento in cui qualcuno va in pensione, tutti i calcoli fatti dall’inps sarebbero da rifare in quanto non bisognerebbe calcolare solo i futuri pensionati ma sarebbero calcolati anche quelli che ad esempio vanno in pensione nel 2020 nel ricalcolo del coefficiente del 2025.
Quindi avremmo una prima parte odierna dove si lavora sull’imposizione fiscale, una seconda fase quella futura dove si dichiara che i diritti acquisiti non ci sono nel senso che la legge permette(per il futuro) di avere tutti i coefficienti di trasformazione “mobili” ovvero che si aggiornano mano a mano che aumenta l’aspettativa di vita senza dunque giocare al “chi prima arriva meglio alloggia”
Ovvio che poi la ciliegina sulla torta sarebbe anche ina riforma costituzionale per risparmiare altri miliardi in doppie pensioni, vitalizi, pensioni bonus ai sindacalisti etc etc.
Ma questo non si potrà fare in questa legislatura.

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