Updates from agosto, 2017 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 23:34 il 30 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Abolire le pensioni minime, i 20 anni minimi di contributi, l’età minima di pensionamento 

     

    La riforma fornero è una pataccata indicibile,cosi i successivi tentativi di modifica.
    L’introduzione dei 20 anni di contribuzione minima per poter ottenere una pensione è una vaccata che apre ad incongruenze che hanno dell’inverosimile e premia ancora una volta, come sempre, i più furbi.
    Intanto non è vero che è stata la legge Fornero ad inserire l’aumento dell’età di pensionamento in base all’aspettativa di vita dando all’istat il potere di alzare le pensioni.
    Non è stata la legge Fornero ma è stato il governo Berlusconi per iniziativa di giulio Tremonti.
    Ed i grafici dei risparmi sono stati fatti allora e poi non sono stati mai aggiornati.
    Difatti l’inserimento della contribuzione minima di 20 anni per poter accedere alla pensione determinerà in futuro dei risparmi pesanti, che non sono stati correttamente calcolati.
    A tal proposito io credo che non siano stati calcolati perché tra poco tempo troveranno un costoso escamotage a quei 20 anni tramite i contributi figurativi, quindi tale calcolo dei risparmi, che oggi è errato per difetto, tornerà al pareggio.
    Errore per errore e si appianerà il tutto.
    Un sacco di persone lavoreranno magari solo 18 anni e saranno totalmente senza pensione e queste cifre non sono inserite correttamente nelle stime dei risparmi di spesa.
    Poi ci penserà Berlusconi a regalare contributi figurativi alle casalinghe per far avere loro la pensione minima di 500 euro.
    500 euro che in futuro diventeranno 600, vanificando quindi tutti i discorsi che stanno facendo in questi giorni boeri e Poletti sulle future pensioni dei giovani.
    I giovani di oggi in futuro potranno andare in pensione con il contributivo solo se la loro pensione risulta essere almeno una volta e mezzo quella minima, cioè 1,5 moltiplicato per 500 euro.
    Oggi discutono l’abbassamento di quell’1,5 al 1,2 e dicono di garantire così 600 euro ai futuri pensionandi.
    Peccato che quando saranno alzate le pensioni minime, e sicuramente succederà così come è successo nel 2002, alla fine quell’1,2 equivarrà a quell’1,5 in termini assoluti, con una differenza: Le casalinghe avranno 20 anni di contributi minimali, probabilmente in buona parte figurativi, invece altri avranno magari 35 anni di lavoro ed una pensione solo di 1,5 volte superiore ed ha versato contributi veri a quelli che oggi ricevono una pensione per buona parte retributiva.
    Io credo che mascherare questa realtà dipingendo un qualche cosa di irrilevante come una garanzia per la pensione dei giovani sia l’ennesima presa in giro messa in atto dalla propaganda renziana, ma le bugie hanno le gambe corte ed un domani tutte queste incongruenze saranno evidenti.
    Invece la cosa giusta da fare è semplicemente quella di eliminare le pensioni minime, eliminare la quota dei 20 anni da lavorare per poter accedere al pensionamento ed eliminare l’età minima di pensionamento con il sistema contributivo.
    Chi ha lavorato 10 anni (in Italia) e vorrà andare in pensione a 61 anni riceverà la pensione totalmente calcolata con il retributivo.
    Se questa pensione è di 150€ poco importa perché eventualmente c’è la parte assistenziale,che non è previdenziale che andrà verificata con il modello ISEE , potrà implementare a 500€ la pensione.
    Attenzione che ricevere una pensione da 150€ dà  comunque molti diritti tra i quali la reversibilità della pensione del coniuge.
    Ovviamente non possiamo fare i furbetti come si fa oggi quando si abbassano gli indici di trasformazione delle pensioni retributive.
    È vero che chiunque potrà andare in pensione quando vorrà. Ma ricevendo il giusto e non invece qualcosa che non è stato versato, ma chi lavorerà per più anni dovrà avere un indice di trasformazione più elevato ma sempre con riferimento non agli anni di contribuzione ma alla cifra versata.
    È chiaro che chi versa 18 anni di contributi non può rimanere totalmente senza pensione e che chi non versa nulla ma riceve le tutele dei versamenti fittizi non può andare a prendere 500 euro al mese mentre chi lavora per 35 anni ne riceve 800.
    Qualcuno può domandarsi: Ed i lavori usuranti?
    Si deve agire anche qui sull’indice di trasformazione in base al numero di anni in cui si svolgono le varie mansioni e poi si fa una media e poi come accade per tutti quanti si sceglie la propria data di pensionamento senza avere età minima richiesta.

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  • giamps78 12:35 il 30 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Motociclista spezza braccio a vigile perché è stato troppo tempo nel fargli la multa… Digitalizziamola! 

    Effettivamente le forze dell’ordine stanno troppo tempo a redigere i verbali.
    Potrebbero metterci 15 minuti o anche 20, infatti utilizzano il vecchio sistema, quello della carta e della penna.
    Non parliamo poi dei costi per l’invio della multa fatta dalla polizia stradale… vengono ulteriormente addebitati assieme a quelli di trascrizione i costi del passaggio dai 3 o 4 uffici fino ad arrivare al centro operativo presente giù per le puglie, per poi finire a Roma dove ci sono altri uffici pubblici e avviene un ulteriore smistamento.
    Alla fine il cittadino deve pagare pure tutta questa burocrazia!
    È un non senso considerando che vigili e forze di polizia utilizzano degli apparecchietti che vengono puntati sulle targhe delle autovetture e che offrono le generalità delle autovetture, e tutto questo con un’ottima precisione.
    Dunque basterebbe aggiungere un semplicissimo software collegato ad un emettitore di scontrini.
    Il vigile o le altre forze di polizia possono emettere la multa senza nemmeno dover trascrivere in cartaceo, i dati sono già digitali.
    Si inserisce il numero della carta d’identità e nel dispositivo compaiono le generalità della si singola persona, poi si clicca sul pulsante “ok” e le generalità vengono prese digitalmente ed inserite nella multa digitale che non ha bisogno di carta carbone.
    Stessa cosa si fa con il mezzo, si inserisce la targa e si verifica che il modello corrisponda e poi con un singolo click si inseriscono in automatico tutte queste generalità all’interno della multa digitale.
    Nel software ci sono gli articoli del codice della strada, da un menu a tendina si cerca quello giusto e si seleziona aggiungendo delle note a margine.
    La multa deve andare on line immediatamente ed essere consultabile, non deve essere trascritta, non deve essere spedita, per i primi 5 giorni.
    Se la multa viene pagata entro 5 giorni, tramite il sito apposito, lo sconto potrebbe essere addirittura del 50%, perché aumenta il risparmio e diminuisce la burocrazia del sistema pubblico.
    Il vigile o le altre forze di polizia potranno essere più efficienti ed il costo per il cittadino in termini di tempo e di spesa saranno inferiori.
    Rilasceranno un semplice scontrino come ad esempio quello per le ricariche telefoniche, e avranno un codice della multa per essere sicuri di non pagare quella sbagliata e su internet ci sarà la conferma di aver pagato correttamente

     
  • giamps78 10:02 il 24 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo e l’autonomia regionale del veneto 

    il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo e l’autonomia regionale del veneto

    Con l’introduzione del nuovo titolo V della 2° parte della costituzione avvenuto nel 2001, le regioni hanno assunto molti più poteri dal punto di vista legislativo.
    Io capisco l’importanza che viene data al referendum sull’autonomia della regione Veneto e della regione Lombardia, ma non bisogna dimenticarsi di applicare l’autonomia già ottenuta con la precedente riforma costituzionale citata in precedenza.
    Informazione è potere, e le regioni dal mio punto di vista hanno potestà legislativa concorrente sui mezzi di comunicazione radio, internet e televisivi.
    Il che significa che lo stato in tali materie concorrenti ha la possibili di emanare delle leggi che rappresentano i principi fondamentali.
    È la costituzione a specificarlo chiaramente.
    Nel caso specifico in riferimento al sistema radio-televisivo ed internet, la costituzione parla solo di “ordinamento della comunicazione”.
    Tale materia è dunque concorrente e vale quanto appena scritto: La regione ha la “potestà legislativa, salvo che per i principi fondamentali, riservata alla legislazione dello stato”.
    Inoltre le regioni hanno potestà regolamentare su ogni materia concorrente,quindi anche su questa.
    Infine,per tagliare la testa al toro, la costituzione prevede che “spetta alle regioni ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello stato”.
    Quindi se non si vuole concordare sull’analisi precedente, se non si vuole cioè ritenere che il sistema radio-televisivo e di internet rientrino all’interno della competenza concorrente denominata “ordinamento della comunicazione” c’è questa seconda possibilità, e cioè che tale competenza sia residuale ovvero interamente regionale, anche nei principi fondamentali.
    Tutto questo per dire una cosa molto semplice…
    Il presidente della regione Veneto Luca zaia vuole vietare le pubblicità del gioco d’azzardo.
    Bene,io auspico che tale decisione sia ampliata all’ambito radio-televisivo e di internet.
    Di più, propongo di andare davanti alla corte costituzionale e verificare a chi dà ragione la corte.
    Il tutto con uno scopo ben preciso, il prendersi una parte del canone rai per fare informazione regionale, visto che il governo nazionale sta chiudendo anche le sedi regionali dei telegiornali e visto che le televisioni locali annaspano.
    Questa è una buona fetta di autonomia, considerando che poi ogni legge che riguardo a questo tema dovrà essere concordato con le regioni sia a livello nazionale che europeo.
    Anche considerando che il referendum di ottobre si basa proprio su un passaggio di competenze inserite nel titolo V.

     
  • giamps78 06:57 il 24 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il Ministro Poletti si è accorto che il “bonus giovani” sarebbe discriminatorio 

    Finalmente il ministro Poletti si è accorto che ci può essere una discriminazione legata all’interno della sua proposta di decontribuzione per i giovani neo-assunti.
    Meglio tardi che mai, a farlo ragionare è stata la regolamentazione europea, ma ci si poteva arrivare ugualmente con un pochino di buon senso…
    Strano che mentre stanno finendo i “bonus poletti” elargiti negli anni precedenti ai neo assunti di tutte le età, dopo aver evitato di rifinanziare quello strumento che era stato comunque pensato male, ora ci si riprova con i giovani.
    Qui non si stanno creando posti di lavoro ma si sta utilizzando lo stato di diritto per discriminare chi ha più di 29 anni e chi ne ha meno, facendo ancora una volta qualcosa che non durerà nel tempo ma serve solo per farsi belli.
    Non si creano posti di lavoro perché è solo il quantitative easing della banca centrale europea che in questo momento li sta creando, mentre questo governo è come un parassita su azioni che provengono da altre parti.
    A meno che non si pensi che il l’indebolimento dell’euro sul dollaro con il passaggio da 1,40 a 1,06 (oggi risalito a 1,18) non abbia significato nulla per l’economia.
    O anche il passaggio del barile di petrolio da 140 dollari a me o di 40, che ha lasciato in mano agli italiani oltre 10 miliardi di dollari annui malgrado l’ulteriore aumento della tassazione.
    Giuliano Poletti inoltre dice “no ai furbetti, vogliamo più occupati non uno scambio tra chi parte e chi arriva”.
    Si perché forse si è accorto che il suo precedente bonus sui neoassunti conteneva qualche “vizietto” di forma.
    Si perché in molti avevano cercato di avvertire il ministro 3 anni fa dicendo che il suo bonus permetteva a delle aziende di avere la detassazione semplicemente con un cambio di contratto, addirittura licenziando persone per poi riassumere le stesse, o altre.
    Bene, 3 anni dopo il ministro si è accorto di tutto questo, non siamo più dei gufi, evidentemente la ragione era da questa parte, come molte altre volte.
    Chi era il gufo, ora che si vedono le impietose statistiche sui contratti a tempo determinato rispetto al fallimentare contratto (unico!) a tutele crescenti?!?
    E tutte le proposte fatte allora valgono allo stesso modo oggi: Il conteggiare il dare avere di ogni singolo lavoratore per evitare che ci sia gente che se ne approfitta (giovani o meno giovani) ed altri che rimangono del tutto senza.
    Altresì c’è l’esigenza che la detassazione sia universale, e che i posti di lavoro siano effettivamente stabili.

    Ecco perché le aziende dovrebbero restituire rispettivamente il 100%, il 75%, il 50% e il 25% del bonus nel caso in cui il contratto di lavoro abbia durata inferiore a 1, 2, 3 o 4 anni.
    Se ad esempio un lavoratore lavora in un’azienda per 6 mesi, verrà erogato il bonus ma poi l’azienda dovrà restituirlo per intero.
    Se invece che sei mesi sono 16 mesi allora ne dovrà restituire il 75% e così via fino al superamento del quarto anno, momento in cui il bonus non dovrà più essere restituito.
    Dal quarto anno in poi dovrebbero tornare alcune delle regole presenti nell’ex articolo 18 dell’ex statuto dei lavoratori, per evitare licenziamenti economici senza che prima non vi sia stata tutta la trafila fino ad arrivare ai contratti di solidarietà, nonché i licenziamenti collettivi, uniformizzando piccole e grandi imprese.
    Le risorse si possono trovare nel dare-avere dei lavoratori, in quanto molti abusano di soldi pubblici per arrotondare lo stipendio e oltretutto lavorano anche in nero.
    L’assegno di disoccupazione dovrebbe ricalcare il modello delle assicurazioni private, chi più ne ha bisogno più dovrà versare nei mesi in cui lavora senza però poter andare sotto la soglia minima di 25 mila euro.
    In base al livello di questa soglia si alzano di più o di meno le trattenute al singolo lavoratore, indipendentemente dal tipo di contratto.
    Questo produrrà ingenti risparmi alle casse dello stato e si potranno abbassare le tasse a tutti i lavoratori migliorando la competitività del sistema.
    Totalmente assurda è poi la detassazione sui premi o sulla “produttività” ho spiegato altre volte come questo sia solo uno stratagemma burocratico per evadere le tasse.
    Meglio prendere quel soldi e distribuirli in detassazioni uniformi piuttosto che rendersi ridicoli permettendo perfino la detassazione dei premi ai calciatori milionari.
    C’era l’altro ministro calenda che oggi era quasi euforico nel dire che il suo bonus alle aziende “funziona perché è molto usato”.
    Ma per piacere, se dai una detassazione alle aziende dicendo di grattarsi il sedere con la ma o destra invece che con la sinistra ovviamente quelle si gratteranno il sedere con la ma o destra, ma da qui a dire che è utile grattarsi il sedere con una mano piuttosto che l’altra ce ne vuole!
    La sburocratizzazione passa anche per queste cose qui,questi continui bonus,la necessita di assumere persone non per il prodotto creato ma per star dietro alla burocrazia incomprensibile, tutto questo ha un costo per l’azienda.
    Meglio eliminare questo ginepraio ed utilizzare quei soldi per diminuire il cuneo fiscale lato impresa a tutti gli assunti, anche ai non-neoassunti.

     
  • giamps78 08:04 il 17 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Anche quest’anno l’Italia cresce più di tutti, ma bisogna sottrarre l’inflazione al PIL! 

    anche quest’anno l’italia cresce più di tutti…ma bisogna sottrarre l’inflazione al PIL!

    Evidentemente altro fattore, che resta comunque nel solco del punto precedente, è la bassa disoccupazione, laddove è più bassa certamente ci può essere l’inflazione più alta sempreché non sia raggiunto il limite di saturazione prezzi-salari.
    E forse è proprio per questo motivo che in Italia c’è l’inflazione “quasi tedesca” solo in trentino alto adige.
    Perché a parità di moneta l’inflazione fa perdere competitività?
    A me sembra ovvio…
    All’aumentare dei prezzi aumentano pure i costi sostenuti da chi acquista quelle merci aumentate di prezzo, e dunque chiederà più soldi in busta paga per continuare ad avere il medesimo potere d’acquisto, ma più soldi significa maggiore costo anche del prodotto creato da chi vuole l’aumento salariale e così via.
    Tale prodotto aumentando di prezzi diventerà nella stragrande maggioranza dei casi (esclusi i beni di lusso) meno appetibile e chi avrà avuto l’inflazione più bassa guadagnerà competitività sistemica.
    all’aumentare dell’inflazione aumenta pure la spesa pubblica perché così come aumenteranno le remunerazione dei privati aumentano gli stipendi pubblici, che non risultano bloccati da spending review, e contemporaneamente aumentino le spese per gli investimenti pubblici e di tutta la macchina burocratica anche solo il costo esemplificativo dell’asfaltatura di una strada…
    E tutto questo porta con se altra inflazione, il che sarebbe tutto compensato dagli interessi sul debito, alcuni pagano 80 miliardi annui su 2’200 miliardi, altri pagano dolo 30 miliardi su un debito di 2’300 miliardi come avviene in germania.
    L’iperinflazione degli anni ’70 e ’80, e quella avuta all’entrata nell’euro nel 2002 (ma non rilevata dall’istat) ci hanno rovinato…
    Certo, l’aumento dell’inflazione può portare ad un più elevato aumento del prodotto interno lordo perché a parità di numero di merci acquistate se un bene costa l’1% in più sembra che il prodotto interno lordo abbia avuto una crescita mentre invece l’attività economica è la medesima ed anzi c’è stata una perdita di competitività, come appena spiegato.
    Ora è chiaro che sottrarre il prodotto interno lordo all’inflazione non è una grande operazione stilistica, anche perché il calcolo non risulta assolutamente preciso visto che l’inflazione per questo tipo di calcolo andrebbe calcolata in maniera differente.
    Ma tra il guardare solo il prodotto interno lordo senza considerare l’inflazione, come fanno attualmente gli economisti moderni,  e sottrarci l’inflazione magari sbagliata di una qualche frazione di punto, è certamente migliore questa seconda ipotesi, in quanto si avvicina di più alla realtà.
    Difatti basta prendere lo storico degli ultimi 40 anni,fare tale sottrazione e verificare con questa operazione consenta realmente di capire quando c’è stato accumulo di ricchezza nel paese( nei periodi nei quali il prodotto era superiore all’inflazione) oppure l’opposto.
    Ecco che dunque l’Italia in questo 2017 ha una crescita della ricchezza dello 0,4% che va confrontata con gli altri paesi europei.
    Si verificherà dunque che c’è un motivo se l’Italia contemporaneamente aumenta le vendite nell’area euro e diminuisce le esportazioni fuori dall’unione europea.
    Da una parte c’è la stessa moneta con l’aumento ,anche se piccolo, della competitività.
    Dall’altra parte l’euro di rivaluta del 10% sul dollaro…

     
  • giamps78 09:21 il 16 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il QE della BCE è un “muro di Berlino finanziario” che divide socialismo democratico dal capitalismo internazionale 

    C’È un muro di Berlino che corre lungo l’Europa, che riguarda la stampa di banconote e precisamente la proprietà di queste banconote.
    Questo è il principio base che poi si evolve in economia assumendo solo successivamente le varie forme distorte e la retorica sulla cattiva politica, sui sistemi elettorali, sulle tasse.
    Immaginare una banca privata “indipendente” a capo dell’economia di un intero continente, che si pone al di sopra dell’economia e delle costituzioni repubblicane, senza che queste ultime siano aggiornate a tale potere e non invece ignorando questo potere e de costituzionalizzando il denaro , la sua creazione, la gestione dei prestiti e affidando il tutto ad una sola entità(peraltro non eletta a suffragio universale), il mercato “libero”, è un insulto non agli economisti, ma al cervello umano e alla materia grigia.
    Qui c’è la forza del capitalismo, se non si fosse capito, ed è per questo che si parla di muro di Berlino.
    Ovviamente stampare le proprie banconote non prelude alla finanza allegra, all’assenza di regole di bilancio, quelle devono esserci così come l’austerità, altrimenti la moneta affonda, ma questo è un altro discorso.
    Partiamo dunque dal principio dell’economia: La proprietà delle banconote.
    Da una parte del muro c’è chi ha l’ideologia della banca centrale o federale privata, all’interno della quale neppure gli organi giudiziari possono indagare, e l’ideologia di una società fondata sulle ricchezze private che si ritengo essere proprietarie di tutto, anche degli stati.
    Ovvio che chi porta avanti questa ideologia rifiuta che una banca centrale possa acquistare titoli di debito emessi dagli stati.
    È un insulto il solo pensare che gli stati possano essere “aiutati” dalla grande banca centrale privata.
    Invece nessun lamento quando tale banca stampa soldi e li “regala” ad altre banche private per acquistare quello stesso debito pubblico emesso dagli stati, ovviamente sarebbe sbagliato ugualmente ma diventa giusto perché le banche private lucrano sugli stati attraverso i tassi di interesse e quindi diventa automaticamente giusto.
    Dall’altra parte del muro c’è chi dice che ogni singola banconota che viene stampata dalla banca centrale appartiene agli stati, che dunque usare quei soldi per l’acquisto di titoli pubblici risulta essere comunque una forzatura, quei soldi appartengono già agli stati che hanno creato quella moneta tramite i trattati, e dunque a quegli stati dovrebbero essere dati senza passare per l’acquisto di debito.

    Ma in ogni caso si può soprassedere, nel senso che se gli interessi derivanti da tali denari sono poi restituiti agli stati ,come accade nel QE di questi ultimi anni, allora dal punto di vista logico matematico e concettuale diventa la medesima cosa anche dal punto di vista degli effetti.
    Diventa la stessa cosa fino ad un certo punto, perché poi si arriva alla seconda parte del ragionamento, la mancata tenuta del sistema che sta dall’altra parte del muro causata dall’impossibilità di stampare banconote.
    Intanto come scritto in precedenza, se la bce non può stampare denaro per acquistare titoli di stato, come fa notare la corte costituzionale tedesca rivolgendosi all’alta corte di Bruxelles, niente vieta alla BCE di dare i soldi appena stampati direttamente agli stati, così come ha dato quei soldi alle banche private ad interessi al costo del denaro, ovviamente senza acquistare titoli, ma come semplice prestito.
    Ma la seconda parte del ragionamento sul “muro di Berlino finanziario” si basa sul lungo periodo, l’estinzione delle attività economiche da parte degli stati che hanno banche centrali o federali che rifiutano di entrare nell’economia.
    In pratica la crisi finanziaria cominciata nel 2007 non ha insegnato nulla e continua a non  insegnare nulla a certi balordi che evidentemente hanno ben altri interessi economici e vogliono demolire  l’Europa che i loro padri hanno costruito per svenderla a qualche multinazionale che vuole la nostra sovranità.
    E si sbagliano di grosso….
    Dall’altra parte del muro c’è stato annichilimento nel constatare che l’unica strada per evitare il disastro economico era la stampa di banconote.
    Ci sono rimasti male nel veder scoppiare le loro bolle speculative e nel veder crollare i loro prodotti interni lordi, vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, vogliono una rivincita fingendo che le loro teorie economiche siano ancora in piedi.
    Sfruttano cioè la stampa di banconote con l’acquisto di titoli di stato da una parte, criticano tali acquisti e cercano in tutti i modi di porvi fine dall’altra!
    La Federal reserve, la banca centrale privata statunitense ha comprato debito pubblico per anni, l’occupazione degli stati uniti è passata dai massimi ai minimi storici, ma a quale prezzo?
    Il rapporto del debito sul prodotto interno lordo è aumentato di 40 punti percentuali superando il 100%.
    A nessuno suona un campanello d’allarme?!?
    Tanto più che ora la FED cercherà di vendere al mercato dei capitali privati quei titoli in modo da ritirarsi dalla vita economica del paese.

    Non si sono ancora accorti che, di la del muro di Berlino finanziario, il sistema non sta in piedi nel lungo periodo?
    Non si sono resi conto che se non stampano banconote regalano prodotto interno lordo agli stati che le banconote le stampano?
    E poi vengono a raccontarci la storiella degli stati in via di sviluppo.
    Guardate in che condizioni sono oggi paesi tipo il Brasile, che fino a prima della stampa di banconote veniva dipinto in un modo ed ora viene dipinto nel modo opposto ed è vicino ad una guerra civile.
    A si giusto, fino in brasile è arrivata la retorica dei “troppi partiti” e del proporzionale puro come fattore di instabilità, è per questo che le parole d’ordine sono diventate “collegio uninominale” e “sbarramento elettorale.
    Poveracci!
    Poveraccio pure il Venezuela che ,essendo esportatore di petrolio, ha pagato la stampa di banconote degli stati sviluppati.
    Non è un paradosso perché il prossimo governo democraticamente eletto del Venezuela, anche se non si sa quando questo avverrà, porterà quello stato dall’altra parte del muro facendo per sempre finire il sogno chavista.
    Colpa loro ovviamente, un socialismo che si fonda su petrolio e centralizzazione del potere militare nella vita politica è meglio perderlo che trovarlo!
    Anche all’italia converrebbe uscire dall’euro nel momento in cui a vincere sia quell’ideologia che ci vuole sudditi della moneta non controllata dalla politica ma dal capitale internazionale.
    Conviene uscire ma solo se viene autoprodotta l’energia e non dunque importata dall’estero.
    Saremmo sul lastrico in poco tempo se uscissimo dall’euro magari affermando che lo stato non deve occuparsi di economia, che bisogna lasciare tutto in mano ai privati.
    La pianificazione economica deve essere fatta dalla politica, che oggi evidentemente non è in grado di svolgere questa funzione perché “amebizzata” dal capitalismo.
    Purtroppo il socialismo non si è evoluto nel suo pensiero economico, ha seguito due filoni di pensiero, l’uno assolutamente supino alle regole capitaliste, l’altro rimasto involuto dal 1930 e alle 4 stupidaggini scritte dal Carl marx che rappresentano la fine del socialismo prima ancora che inizi.

     
  • giamps78 09:24 il 13 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    L’acqua “super-ionizzata” per far funzionare le vetture ad idrogeno 

    E se si creasse l’acqua “super ionizzata”?
    Oggi c’è un grosso problema che impedisce alle vetture ad idrogeno di prendere piede: La pericolosità dell’idrogeno che costringe ad avere dei distributori appositi,delle costosissime bombole per l’immagazzinamento, i problemi di accumulo.
    L’acqua invece è l’esatto opposto e scorre libera.
    Perché dunque non creare dell’acqua “super ionizzata” e magari anche metterci dentro del glicerolo creando questo carburante del futuro che alimenta le vetture ad idrogeno?
    Si evita di costruire l’infrastruttura dell’idrogeno,le bombole,gli accumulatori…
    Tutte cose costose che frenano l’utilizzo delle auto e le rendono più costose.
    Tutto quello che serve è la creazione di una specifica acqua che accumuli cariche elettriche ma resti comunque acqua,una sorta di “batteria” invisibile che si potrebbe appunto chiamare acqua super ionizzata e può essere trasportata dalle attuali autobotti che riforniscono gli attuali distributori.
    Poi l’idrogeno viene creato direttamente dall’auto utilizzando pochissima corrente elettrica, infatti tutta l’altra corrente elettrica è già stata inserita nell’acqua e dunque l’auto non avrà bisogno di bombole e sarà dunque meno costosa.

     
  • giamps78 08:14 il 12 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Petizione on line per vietare gli allevamenti di galline in “batteria” consentendo solo allevamenti “a terra” 

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    firma la petizione per Vietare gli allevamenti di polli e galline in batteria, permettere l’esistenza solo degli allevamenti a terra.

    la pratica industriale disumana degli allevamenti in batteria va vietata , polli e galline per tutta la loro vita non vedono nemmeno la luce del sole e sono bloccate per tutta la loro vita in 15 cm di spazio.

    polle e galline devono essere allevati a terra, devono aver diritto al loro spazio vitale con delle condizioni decenti.

    le uova costeranno di più?

    certo che si, 5 centesimi a uovo, ma abolendo la concorrenza sleale e disumana degli allevamenti in batteria si abbasseranno anche i costi degli allevamenti a terra perché le uniche uova vendute saranno quelle provenienti dagli allevamenti a terra e dunque il costo si abbasserà grazie all’aumento del numero delle vendite.

    ll trattato internazionale di libero scambio non permette di abolire gli allevamenti a batteria?

    non è vero, c’è sicuramente una clausula che parla di diritti e questi diritti devono valere anche per le galline e per i polli.

    http://www.giamps78.wordpress.com

    Firma la petizione per vietare l’allevamento di polli e galline in batteria(versione italiana):
    https://www.petizioni24.com/no_allevamenti_galline_in_batteria

    English version:
    https://www.change.org/p/giamps-ban-chicken-farms-in-batteries-allow-only-farms-on-the-ground

     
  • giamps78 16:59 il 9 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Gli errori di Boeri sulle pensioni future e proposta per uscire dalla crisi occupazionale 

     

    Tito Boeri non vuole capire che è finito tempo del “chi ha avuto ha avuto,chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato”.
    Il passato non si può scordare perché pesa su tutti gli italiani e si chiama debito pubblico con oltre 60 miliardi di euro di interessi ogni anno.
    Non vuole uscire dal vecchio di idee che vuole le pensioni fisse una volta ottenute.
    Non c’è più il posto fisso ma continuiamo ad distribuire la pensione fissa.
    Tito Boeri vuole porci davanti ad un bivio totalmente fasullo ed errato ed esclude le pensioni in essere dai suoi ragionamenti.
    Dice:”Se si andrà in pensione prima di 70 anni le pensioni saranno più basse”.
    Peccato che lui sia quello che ha fortemente voluto l’ape social, che sta mandando in pensioni delle persone a 61 anni senza alcuna riduzione della loro pensione che anzi erogata in pieno con la cessione del quinto per un debito che il pensionato fa le banche.
    Tali pensionati otterranno l’intera pensione senza tagli appena avranno terminato di pagare quel debito.
    Con quale faccia tosta l’inps continua a diminuire i coefficienti di trasformazione per il calcolo delle future pensioni contributive alle sole pensioni future e non anche a quelle che già sta erogando?
    Nelle statistiche che Tito Boeri osserva per stabilire l’innalzamento dell’età pensionabile ci sono oppure non ci sono le persone che già sono pensionate?
    Cosa ne sanno Boeri & company dell’allungamento dell’aspettativa di vita di chi oggi ha 30 anni?
    Nulla,si presuppone che siccome gli attuali anziani vivono di più anche i futuri anziani vivranno di più, ma questa è solo un’ipotesi.
    Cosa ne sapete voi se gli attuali 30 o 40 enni sono più o meno cagionevoli di salute rispetto agli attuali 70 enni?
    Non lo si sa, lo si immagina.
    Per fare queste statistiche si tiene conto o non si tiene conto dei 70 enni?
    E come mai se si tiene conto dei 70 enni nell’allungamento dell’aspettativa di vita le loro pensioni non diminuiscono?
    Fanno parte delle statistiche e quindi anche a loro deve diminuire la pensione così come diminuisce a chi deve ancora andare in pensione.
    Lo so è brutto,si perdono voti.
    Meglio fare l’offerta speciale per il coefficiente di trasformazione più alto che scade il 31,dicembre e quelli che arrivano dopo si beccano il coefficiente più basso, devono lavorare più anni e guadagnare anche di meno!
    La banda bassotti non avrebbe potuto fare di meglio…
    Voglio sapere perché se siamo tutti uguali non ci può essere per tutti il medesimo coefficiente di trasformazione indipendentemente dalla data di ottenimento della pensione.
    Troppo facile dire una grande bugia: In passato si andava in pensione prima perché si viveva di meno.
    È falso perché in passato c’era un cuneo fiscale inferiore, chi lavorava otteneva di più di quanto si ottiene lavorando oggi e pagava contributi in percentuale sulla busta paga inferiori a quelli che sono pagati oggi.
    Sfortunatamente le bugie di Boeri hanno le gambe corte ed il futuro vedrà parecchia gente arrabbiata.
    Vedremo chi avrà ragione tra 15 anni, se le scemenze dette da qualche uomo politico che vuole approfittare della situazione attuale o la verità di conti disastrati e di in fallimento dello stato unitario.
    Non si vogliono ricalcolare le pensioni pensioni retributive?
    Si alzino le tasse sulla parte retributiva delle pensioni e si faccia una tassazione progressiva alla parte contributiva, più alta per chi ha avuto un coefficiente di trasformazione più favorevole.
    Tasse più alte e progressive per le reversibilità date con il sistema retributivo a seconda del numero di anni di contributi.
    Una quarantina di miliardi che possono abbassare il cuneo fiscale lato impresa (per tutti i lavoratori non solo per i giovani neoassunti) per facilitare la creazione di nuovi posti di lavoro dall’anno prossimo, che nel contempo produrrà aumento delle entrate fiscali ed i contributi Inps a seguito dell’aumento dell’occupazione.
    Maggiore crescita significa diminuzione del debito pubblico, diminuzione del costo degli interessi sul debito e uscita dalla crisi.
    Qualcuno però potrebbe dire che il problema permane per il futuro.
    Ma gli interessi sul debito cumulati da qui al 2040 sono 10 volte quei 120 miliardi di buco che Boeri denuncia se si blocca l’innalzamento dell’età pensionabile.
    Se l’Italia non è credibile pagherà 500 miliardi di debito in più a fronte di 120 miliardi di risparmi denunciati da Boeri e dalla corte dei conti.
    E poi,come ho scritto in passato ed anche in questa occasione, se veramente il coefficiente fosse unico, cioè se una futura legge stabilisse nero su bianco che il coefficiente non è fisso ed invariabile nel momento in cui qualcuno va in pensione, tutti i calcoli fatti dall’inps sarebbero da rifare in quanto non bisognerebbe calcolare solo i futuri pensionati ma sarebbero calcolati anche quelli che ad esempio vanno in pensione nel 2020 nel ricalcolo del coefficiente del 2025.
    Quindi avremmo una prima parte odierna dove si lavora sull’imposizione fiscale, una seconda fase quella futura dove si dichiara che i diritti acquisiti non ci sono nel senso che la legge permette(per il futuro) di avere tutti i coefficienti di trasformazione “mobili” ovvero che si aggiornano mano a mano che aumenta l’aspettativa di vita senza dunque giocare al “chi prima arriva meglio alloggia”
    Ovvio che poi la ciliegina sulla torta sarebbe anche ina riforma costituzionale per risparmiare altri miliardi in doppie pensioni, vitalizi, pensioni bonus ai sindacalisti etc etc.
    Ma questo non si potrà fare in questa legislatura.

     
  • giamps78 09:49 il 9 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    l’errore della corte dei conti sull’innalzamento dell’età pensionabile in base all’aspettativa di vita 

    wp_ss_20170809_0001

    I “risparmi” previsti dalla legge fornero non sono stati impegnati da nessun’altra legge.
    Questa è la realtà dei fatti.
    Ogni legge ha bisogno di una copertura finanziaria e le passate leggi sulle pensioni non hanno previsto alcuna copertura finanziaria.
    Ergo, i risparmi previsti dalla legge fornero non sono veri risparmi secondo quanto stabilito dal pareggio di bilancio in costituzione.
    Non sono veri risparmi tanto è vero che la legge Fornero non libera risorse da quei risparmi, non libera risorse utilizzabili come coperture finanziarie per altre leggi.
    La legge Fornero tenta invece di far tornare il sistema pensionistico nell’alveo della costituzionalità del pareggio di bilancio in quanto le leggi sulle pensioni risultano incostituzionali ed incostituzionali sono tutte le erogazioni di baby pensioni, doppie pensioni, vitalizi ai consiglieri regionali, pensioni retributive e così via.
    Incostituzionali perché le vecchie leggi che le hanno istituite non contengono alcun riferimento alle coperture finanziarie utili per poter erogare tali servizi.
    Se è vero che il pareggio di bilancio è stato inserito dopo l’ultima crisi economica e dunque risulta cronologicamente successiva alla legge sulle pensioni retributive, è anche vero che la modifica costituzionale è per sua natura retroattiva rispetto ad ogni altra legge ordinaria vigente nell’ordinamento, come accaduto ad esempio con i codici fascisti dichiarati incostituzionali in alcune parti secondo la nuova costituzione ma che nelle altre (vedi codice rocco) e risultano ancora in vigore.
    Inoltre la costituzione del 1948 già prevedeva un certo rigore tra entrate e uscite e vietava perfino l’istituzione di nuove tasse nella legge finanziaria.
    Questo per dire semplicemente che l’attuale debito pubblico sul quale ogni anno si pagano oltre 60 miliardi di interessi, nonostante decenni di avanzo primario è anche il risultato di tali leggi prive di copertura.
    La legge Fornero non solo consente di continuare a scaricare debito sulle future generazioni ma viene attuata contro le future generazioni alzando la loro età di pensionamento senza togliere nulla a chi oggi gode di privilegi assurdi e incostituzionali.
    La legge Fornero stabilisce dei risparmi futuri su una legge incostituzionale che è priva di copertura finanziaria.
    Tali risparmi non sono risparmi veri, utilizzabili ad esempio come coperture per altre leggi, ci sono solo risparmi ma nella legge Fornero non ci sono spese che possano utilizzare quei risparmi.
    Questo significa che a norma di pareggio di bilancio, tecnicamente, si può eliminare anzi abrogare completamente la legge Fornero senza bisogno di alcuna copertura finanziaria, infatti non ci sono spese nella legge Fornero e quindi eliminandola dall’ordinamento non si incorre in alcuno dei vizi espressi dalla corte dei conti.
    Le spese sono invece contenute in quelli che oggi sono definiti “diritti acquisiti” cioè le vecchie leggi sulle pensioni prive di copertura finanziaria che ancora una volta si vorrebbero scaricare sulle future generazioni

     
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