Pensioni dei giovani: Non bisogna cadere nel tranello dell’imburrata governista

wp_ss_20170718_0001

Non bisogna cadere nel tranello dell’imburrata governista sulle presunte pensioni dei giovani

Il governo tenta di imburrarsi nuovamente i sindacati facendo una proposta “generosa” sulle pensioni future dei giovani.
La proposta vedrebbe una pensione minima dopo almeno 20 anni di contributi essere di 650 euro, ai quali si aggiungono dei soldi per ogni ulteriore anno di contributo fino ad arrivare a mille euro.
Intanto va subito chiarito un punto: Il problema non sono le pensioni future dei giovani, il problema è rappresentato da chi oggi riceve una pensione senza aver pagato i contributi.
Stiamo parlando del 51% del totale della spesa pubblica.
Serve una riforma, serve un taglio per fare in modo che i giovani ricevano una pensione sempre più a capitalizzazione, ovvero che i propri contributi servano per ricevere la propria pensione.
E allora la mia proposta è semplicissima: Si prende la proposta fatta dal governo ed invece di applicarla alle pensioni future la si applica a qualsiasi pensione in essere.
Ovviamente chi non ha versato almeno 20 anni di contributi non potrà aspirare a portare la sua pensione minima a 650 euro.
No perché adesso c’è la proposta di Berlusconi che è un noto splafonatore della spesa pubblica, che vuol portare a mille euro le pensioni minime, di chiunque anche delle vecchie pensioni oggi abolite ma che continuano ad essere erogate senza che chi le riceve abbia pagato contributi.
Emblematico il caso del presidente dell’inps boeri che ha parlato di “anomalia, dicendo che ci sono 300 mila pensioni erogate all’estero e di queste meno del 10% ha più di 10 anni di contributi, ma la stragrande maggioranza di queste, circa 200 mila pensioni sono erogate all’estero (esentasse) a chi ha versato meno di 3 anni di contributi.
Il costo complessivo di questa anomalia è quasi di un miliardo di euro all’anno.
Non bisogna continuare a portare avanti gli stessi comportamenti di chi ci ha preceduto.
Il governo gioca con il bastone e la carota cercando di corrompere di volta in volta le generazioni che si susseguono dando condizioni pensionistiche sempre più agevolate rispetto alle condizioni economiche ma allo stesso tempo sempre peggiori rispetto alle precedenti generazioni.
Chi si fa fregare dall’imburrata governativa è responsabile tanto quanto lo stato di questa situazione economico-sociale che peggiora giorno dopo giorno anche se chi la constata tutti i giorni viene tacciato di gufaggine acuta.
Il comportamento corretto è quello di chiedere per tutti i pensionati, presenti e futuri, le medesime condizioni, agendo quindi con un ricalcolo totale e abolendo i vitalizi, le doppie pensioni.

E lo voglio riscrivere ancora una volta perché qualcuno ancora una volta ha chiesto ai pensionati di essere “generosi” con i giovani.
Le cose stanno esattamente all’opposto!
Smettiamola di divulgare menzogne…
I giovani sono quelli generosi perché stanno pagando delle pensioni totalmente ingiustificate agli anziani.
Non si possono ascoltare queste richieste di generosità fatte a chi sta prendendo soldi dai contributi versati dagli attuali lavoratori con regole che sono state abolite dall’ordinamento in quanto troppo vantaggiose.
E ribadisco ancora una volta che non si parla di pensioni d’oro ma di chi ha ricevuto più di quello che ha versato.
Si faccia una legge costituzionale dicendo: Chi ha ricevuto più di quello che ha versato subirà il taglio della propria pensione e in base al suo ISEE potrà ricevere una pensione minima che va da 500 euro a 650 euro a seconda del numero di anni di contributi.
Esentasse, si intende.
Si taglia la pensione e contemporaneamente si eliminano totalmente le trattenute.
Così come nel calcolo precedente per verificare se si sono versati più soldi di quelli ricevuti si devono anche sottrarre le tasse versate, cioè le trattenute statali sulle precedenti erogazioni pensionistiche.
Anzi, facciamola ancora più larga: Chi ha ricevuto 100 mila euro in più di quanto ha effettivamente versato avrà una pensione minima da 500 euro.
Ovviamente si deve fare un conto tenendo presente nel calcolo anche i vitalizi, le doppie pensioni etc etc.
E tutti i soldi risparmiati potrebbero finire in una detassazione del cuneo fiscale lato azienda senza distinzioni tra giovani lavoratori, 55° enni, ricchi, poveri.
Se si dice che il taglio è del 3% allora è del 3%.
In questo modo aumenterà l’occupazione ed aumenteranno anche le entrate fiscali e le entrate dell’inps perché i nuovi assunti pagheranno i contributi( non come le renzate delle detassazioni una tantum).
Aumenteranno le entrate fiscali e si potrà procedere ad ulteriori detassazioni diminuendo i soldi dati come assistenza e puntando ad un periodo di deflazione con il prodotto interno lordo che però aumenta.
Le maggiori entrate dell’inps, circa 40 miliardi di surplus, non vengono quindi regalate ai poveri, i veri poveri sono quelli che devono ancora nascere e si ritrovano con 50 mila euro di debito pubblico “a testa” , “sulle spalle”.
Quei 40 miliardi l’inps li darà a cassa depositi e prestiti che farà investimenti, si cioè attenzione, non investimenti a fondo perduto ma con un piano ESCO, in modo da diminuire i costi producendo un guadagno che permette di restituire tale cifra.

Ovviamente questi sindacati sono contrari a questa impostazione perché la maggior parte dei loro iscritti sono quelli che hanno avuto tanti privilegi ed hanno utilizzato a man bassa ogni singolo articolo di legge che permettesse di ottenere pensioni più alte.
In questo senso non c’è differenza tra il berlusconismo ed il sindacalismo di chi si professa di sinistra.
Sinistra come parola aleatoria da sventolare ipocritamente per fare bella figura, ma nei fatti si applicano comportamenti che fanno marcire le fondamenta della cosa pubblica, portando poi all’eliminazione di ogni diritto per le future generazioni.
io ritengo invece che non vi sia differenza tra chi ha versato 30 anni di contributi ma ha già ricevuto dall’inps 100 mila euro di più di quelli che ha versato e chi ha oggi la pensione minima a 500 euro senza avere i 20 anni di contribuzione richiesta alle future generazioni come indispensabile per essere pensionati.
Questo significa che in futuro ci saranno persone che hanno 15 anni di contributi che non avranno pensione, e oggi c’è gente che ha magari solo 3 anni di contributi che si lamenta di ricevere solo 500 euro.
È chiaro che siamo di fronte ad una disparità clamorosa tra passato, presente e futuro e poi arriva qualcuno che vuole portare a mille quelle 500 euro!
Assurdo.
Vadano a vedere le statistiche dei “pensionati” negli altri paesi del mondo…
Chiaramente prendere 500 è molto meglio di prendere zero!
Negli altri paesi ci sono fette di ottantenni senza pensione e questi non rientrano nelle statistiche perché non sono considerati pensionati visto che il sistema funziona a capitalizzazione o risulta essere comunque privatizzato….
Tra parentesi la proposta governista non tiene nemmeno conto delle buste arancioni spedite dall’inpa dove si dice che se qualcuno va in pensione 3 anni prima ha una riduzione che va dal 30% al 40% della sua pensione, questo in futuro, con il sistema retributivo, quindi bisogna cercare di capire come sarà possibile attuare la loro proposta.
Inoltre la loro ape social elude alla grande il meccanismo che ci sarà in futuro.
Però bisogna chiedersi come mai a 61 anni si può andare in pensione mentre Nello stesso momento l’inps ricorda che bloccare l’età pensionabile rispetto all’aspettativa di vita ha un costo.
Forse che la causa dell’innalzamento dell’età sono proprio tutti i prepensionamenti fatti in questi anni?
E quelli che vanno con l’ape social avranno quei 6 mesi in più da lavorare visto che sarebbero andati in pensione dopo il 2019?
Certo che no!
Ovviamente boeri non dice nulla sulla mancata copertura di questi prepensionati, ne di quelli precedenti!

Annunci