Modifica dell’interpretazione della legge sul trattamento dei dati personali

All’atto della sottoscrizione del consenso non si dovrebbe in ogni caso intendere che quei dar diventano proprietà intellettuale di chi li raccoglie.
Cioè a dire: Non c’è nulla di male se facebook, google, twitter o altri propongono pubblicità  agli uenti utilizzando i loro dati personali,ma tali dati non devono essere passar gratuitamente o a pagamento a terzi, o a terze parti, senza il consenso dell’utente.
L’utente quando dà il consenso al trattamenti lo dà alla singola azienda.
Se quei dati vengono girati ad altre aziende è una chiara violazione del consenso.
La singola azienda ha ricevuto tale consenso, non invece le altre alle quali tale consenso è totalmente mancante.
Quindi il modulo con l’autorizzazione al trattamento deve contenere un’altra opzione ,quest’ultima facoltativa, che permetta all’utente di negare il permesso alla cessione conto terzi dei suoi dati, che permette cioè a chi fornisce un servizio di ottiene il consenso totale al trattamento di tali dati di poterli quindi cedere ad entità terze senza un ulteriore consenso dell’interessato.
Inoltre,se qualcuno acconsente e l’azienda vende quei dati ritengo che una parte dei soldi debba finire anche a chi di quei dati ne è il vero possessore, ovvero l’utente iscritto.

P.S. 20 luglio: Il garante ha risposto alla mia mail.

 

Gentile Utente

con riferimento alla Sua email sotto riportata, Le rappresentiamo che questa Autorità ha più volte ribadito come non possano considerarsi legittimi i trattamenti dei dati personali quando, al momento della prestazione del consenso, gli interessati non siano stati posti in condizione tale da poter esprimere consapevolmente e liberamente le proprie scelte e le proprie determinazioni in merito (ex multis: provv. 22 febbraio 2007, doc. web n. 1388590; provv.  12 ot-tobre 2005, doc. web n.  1179604; provv.  3 novembre 2005, doc. web n. 1195215; provv. 10 maggio 2006, doc. web n.  1298709; provv. 15 luglio 2010, doc. web n. 1741998)

Il Garante peraltro, con orientamento costante e consolidato, ritiene che quando il titolare abbia richiesto un solo consenso (c.d. consenso unico) per una molteplicità di eterogenee finalità del trattamento, ovvero qualora la fornitura di un servizio venga subordinata alla obbligatoria prestazione del consenso al trattamento dei dati per fini promozionali o di profilazione (c.d. consenso obbligato), tale consenso non possa considerarsi liberamente e consapevolmente prestato (ex multis provv.  24 febbraio 2005, punto 7, doc. web n.  1103045; provv. 20 dicembre 2012, doc. web n. 22236

Annunci