INAIL condannato per il nesso telefoni-tumori: A questo punto meglio privatizzare l’ente.

se c’è un nesso  tra l’uso del telefono e le malattie all’orecchio,la colpa certamente non è dell’inail ma di chi ha fabbricato il telefono e non ha inserito nel libretto d’istruzioni le informazioni corrette.
L’inail in questa faccenda non c’azzecca proprio nulla,infatti molti utenti senza essere al lavoro hanno utilizzato il telefono per uso personale per molte ore al giorno perché non sapevano che fosse nocivo e se si dovessero ammalare chi dovrebbero citare in giudizio,le normative europee?!?
Se ti ammali perché usi il telefono al lavoro hai un trattamento,se ti ammali perché usi il telefono per i fatti tuoi ne hai uno diverso.
La sentenza è totalmente sballata, questo non è minimamente accettabile.
Tre sono gli attori,ma casualmente paga sempre pantalone, casualmente tutti sono sempre  d’accordo quando c’è da fare debito pubblico, sindacati, aziende, politica, giudici… TUTTI D’ACCORDO, SEMPRE.
Abbiamo un fabbricante di telefoni che attesta la bontà del suo prodotto, che non non vieta l’uso prolungato e non consiglia affatto la moderazione nel suo utilizzo continuativo e prolungato.
Abbiamo un secondo attore,un’azienda qualsiasi che acquista tale telefono e lo fa utilizzare nel modo corretto,cioè quello specificato nel libretto di istruzioni,dove non è presente alcuna regola
E poi abbiamo l’istituto nazionale per gli infortuni sul lavoro che viene condannato a pagare perché quell’azienda qualsiasi ha fatto utilizzare 10 anni per due ore al giorno il telefono.
Se questo fosse il metro di misura,qualsiasi persona riscontrasse un tumore all’orecchio ed avesse utilizzato anche a scopo personale un telefono, merita un risarcimento, che certamente non potrà essere dato dall’inail perché non di tratta di un infortunio sul lavoro.
Ribadisco,l’inail in questa faccenda non c’azzecca nulla,difatti tale persona malata, magari ha utilizzato il telefono,anche se magari di diversa marca,anche fuori dal lavoro,magari per altre due ore al giorno, come qualsiasi altra persona può fare nella sua vita privata, come fa il giudice ad emettere una sentenza simile?
La situazione è simile al problema dell’amianto, quando venne utilizzato per la prima volta tutti ne lodavano le qualità, poi si è scoperto quanto fosse nocivo, sono state fatte delle normative e sono state condannate delle aziende.

Io non credo che si possa condannare l’inail per un qualcosa che somiglia più ad un vuoto normativo per in difetto costruttivo o per la mancanza di informazioni sul suo uso sicuro, di un comportamento tanto usuale al lavoro quanto usuale fuori dal lavoro: L’uso del telefono.
Dobbiamo chiederci se in altri paesi ,dove tutto è stato privatizzato, dove anche l’istituto per gli infortuni sul lavoro è stato privatizzato, avremmo avuto una sentenza di questo tipo.
Dubito che in quei paesi si sarebbe arrivati alla condanna di un istituto privato per un presunto vuoto normativo, per in difetto costruttivo o per la mancanza di informazioni sul suo uso sicuro.
Allo stesso modo non si può condannare questo istituto solo perché è pubblico.
Altrimenti meglio che lo privatizziamo, perché non è possibile avere due pesi e due misure da parte di queste “toghe nere”.
I lavoratori si facciano l’assicurazione privata e facciamo una bella revisione della spesa,come per le automobili, d’altra parte nessuna assicurazione ha mai pagato per i morti causati dall’inquinamento dell’aria.
Poi dimezziamo le buste paga di tutti i giudici in modo da far capire a loro spese che il pareggio di bilancio ha un qualche valore, e magari abbassando i costi si riesce ad assumere qualche giudice in più per avere sentenze in tempi più

 

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