#Alitalia : Sindacati maestri di debito pubblico, e fallimentare ventennio Berlusconi -Prodi

I lavoratori di Alitalia hanno bocciato con il 67% il referendum sull’accordo raggiunto tra la compagnia aerea ed i sindacati.
Inizialmente il piano di rilancio prevedeva condizioni molto più drastiche con il taglio del 30% del salario.
Il fallimento dei sindacati sta nella sconfessione ricevuta dai lavoratori di un piano che prevedeva un taglio salariale dell’8%.
Nella settimana precedente a tale accordo c’era stato pure uno sciopero dei piloti,poverini, era impensabile per loro passare da 9 mila euro al mese a 6 mila euro!
Per questo motivo credo che Alitalia debba essere lasciata fallire senza spendere nemmeno un centesimo per il suo rilancio.
L’ipotesi di nazionalizzare Alitalia deve essere scartata aprioristicamente.
Semmai va fatta una nuova compagnia pubblica, alla quale assegnare le rotte aeree, che non abbia nulla a che fare con Alitalia.
Tutti i lavoratori di Alitalia vanno licenziati e vanno messi in disoccupazione senza il pagamento del tfr.
Si sa che i sindacati sono i maestri del debito pubblico, mentre i diritti sul posto di lavoro evaporano, e non si sono smentiti nemmeno sulla vertenza Alitalia.
Infatti lo stato ha speso ben 6 miliardi euro di denaro pubblico, che è poi diventato debito pubblico su cui pagheremo gli interessi per sempre, con l’obbiettivo di far volare quegli aerei ed in cambio ha ricevuto questo trattamento.
Ai lavoratori va offerto un nuovo posto di lavoro nella nuova compagnia pubblica, ma con uno stipendio dimezzato,non ridotto di un terzo ma dimezzato.
Chi vuole può accettare liberamente questa offerta, chi non accetterà allora dovrà perdere anche l’assegno di disoccupazione.
Se queste persone ritengono di poter trovare un nuovo lavoro dove possono ottenere una remunerazione da 9 mila euro al mese, sono libere di cercarselo.
Alitalia non va nazionalizzata, va chiusa per sempre.
Una nuova compagnia potrebbe chiamarsi ad esempio “linee aeree italiane” e sono certo che tramite concorso pubblico di troveranno centinaia e centinaia di piloti meritevoli che per 4 mila euro al mese farebbero qualsiasi cosa.
Naturalmente quanto scritto sopra  vale a maggior ragione anche per i manager.

La vertenza Alitalia non rappresenta solo il fallimento dei sindacati ma anche il fallimento della politica ed in particolare del ventennio Prodi -Berlusconi.
Il fallimento politico dell’imprenditore “prestato alla politica” e dello svenditore ambulante di qualsiasi azienda pubblica italiana.
Entrambi i loro governi hanno tentato di risolvere le problematiche di una Alitalia oramai completamente in mano privata ed entrambi hanno fallito facendo perdere molti miliardi allo stato.
Imprenditori e sindacalisti sono due facce della stessa medaglia.
La trattativa sindacale funziona sempre bene quando c’è da alzare le remunerazioni e quasi sempre fallisce  quando si tratta per una loro diminuzione.
Gli imprenditori utilizzano l’aumento delle retribuzioni dei salari per aumentare il costo della vita per fare maggiori profitti e scaricare il tutto sulla collettività.
Il cane che si morde la coda mentre il sistema perde competitività e aumenta il debito pubblico.
A tal proposito imprenditori e sindacati si trovano sempre d’accordo quando è lo stato a metterci i soldi,stato che di conseguenza diviene sempre più invadente nella vita di tutti i giorni perché sempre vicino al fallimento economi

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