#jobsact: contratto “unico” a tutele crescenti è diventato più costoso di quello a tempo determinato!

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Obbiettivo primario era quello di far costare meno il lavoro a tempo indeterminato e di aumentare il costo di quello a tempo determinato per disincentivarlo.
L’operazione è clamorosamente fallita, e questo è pure il fallimento di matteo renzi, un fallimento completo e assoluto.
La modifica dell’articolo 18 ha avvicinato i contratti a tempo indeterminato a quelli a tempo determinato.
il tempo indeterminato è dato dal fatto che non c’è una data di scadenza ma che la mattina stessa in cui il datore di lavoro prende questa decisione si può essere licenziati senza giusta causa, anche se i profitti dell’azienda sono in crescita ma si punta a profitti ancora maggiori.
Lo ha confermato perfino un giudice con una sentenza…
Abbiamo quelle che vengono chiamate “tutele crescenti” che in realtà aumentano il costo del lavoro facendo propendere la scelta del contratto da stipulare verso il tempo determinato,esattamente l’opposto degli obbiettivi prefissati dal governo renzi.
Ovviamente io sto guardando le cose in prospettiva,alla luce della fine degli incentivi previsti inizialmente per il mitico contratto unico a tutele crescenti.
L’inps ieri ci ha fatto sapere che a gennaio, primo mese senza incentivi, e via via che passeranno i mesi saranno sempre di più le aziende che termineranno l’agevolazione della durata di 3 anni,cominciata nel 2014, a seconda del mese in cui il lavoratore è stato assunto con le “tutele crescenti”.
L’inps fa sapere che le domande di disoccupazione sono in aumento di circa 13 mila unità rispetto al gennaio del 2016 e se questo trend fosse confermato avremmo nel 2017 un aumento dei posti di lavoro di sole 80 mila unità nei prossimi 12 mesi, destinate a scendere a 40 mila e poi a 20 mila via via che gli incentivi per un totale di 18 miliardi di euro vanno a scadere.
Ma non è questa la notizia peggiore perché fin quando il petrolio si manterrà a questi livelli e l’euro resterà sotto quota 1,10 sul dollaro i posti di lavoro in ogni caso dovrebbero essere destinati ad aumentare,anche sgonfiandosi la bolla renziana del jobs-act.
La notizia peggiore è invece un’altra: Facendo i dovuti calcoli i datori di lavoro si renderanno conto che senza incentivi economici il contratto unico a tutele crescenti risulta più oneroso di un normale contratto a tempo determinato!

Infatti se è vero che sulla carta anche senza incentivi il costo del lavoro risulta più alto per  i contratti a tempo determinato,questi non comprendono alcuna mensilità da dare al lavoratore che arriva al termine della data scritta sul proprio contratto e forse sbaglio ma non credo sia prevista alcuna mensilità nemmeno in caso di licenziamento che avvenga prima della scadenza di tale contratto a tempo determinato contratti che mi pare possono essere prorogati di due anni in due anni,mi pare di ricordare fino ad un massimo di 6.
Se fosse confermato quanto scritto sopra l’incentivo dell’assenza dell’articolo 18 risulterebbe del tutto inutile anche per le aziende che fanno ampio uso di tempo determinato.
Infatti assumere qualcuno a tutele crescenti significa dovergli pagare anche le mensilità per il suo licenziamento, onere che rende tali contratti meno economici di quelli a tempo determinato.
Un fallimento totale per chi come me inizialmente auspicava che un contratto a tutele crescenti fosse “unico” proprio perché eliminava anche la tipologia contrattuale a tempo determinato.
Siamo passati addirittura ad avere un tempo determinato meno costoso di un tempo indeterminato che contiene pure i licenziamenti economici collettivi!
C’È poco da chiamare gufi quelli che usano il cervello e che guardano i fatti reali invece della propaganda delle slide.
Naturalmente inascoltati i consigli di chi diceva di aumentare a 6 mesi il periodo di prova dei contratti a tempo indeterminato ma di evitare i licenziamenti senza giustificato motivo.
Inascoltati i consigli di chi diceva di eliminare l’articolo 18 solo dopo la richiesta cassa integrazione, la revisione pubblica dello stato di salute delle imprese, dopo l’attuazione dei contratti di solidarietà riducendo anche le buste paga dei manager,e dopo gli investimenti per l’efficientemento produttivo.
Inascoltati i consigli di chi diceva di unificare l’articolo 18 per le aziende sopra e sotto i 15 dipendenti, togliendo qualche diritto a quelli sopra ma uniformandoli e dando tali diritti a quelli sotto i 15 dipendenti.
Inascoltati i consigli di chi diceva di calcolare il dare-avere di ogni singolo lavoratore per sapere se durante la sua vita lavorativa sfrutta assegni pubblici abusandone e facendo in modo che la tassazione sia più elevata per queste persone che chiedono magari ogni anno da decenni gli assegni di disoccupazione pagati dagli altri lavoratori.

D’altronde dati parlano chiaro,la propaganda di Matteo Renzi sta a zero,tutti i mesi l’inps ci dice che i contratti a tempo determinato sono in aumento rispetto a quelli che fintamente vengono chiamati a tempo indeterminato ma che contengono i licenziamenti economici e tutto questo accadeva quando c’erano ancora gli incentivi anche se via via ridotti nel tempo.
Gennaio 2017 è il primo mese senza incentivi per chi ha assunto una persona nel gennaio 2014, si faranno due conti e verificheranno le date in cui scatta l’aggravio dovuto alle mensilità…
È assurdo se si pensa che la propaganda del governo renzi con tanto di slide diceva robe tipo “+200% di contratti a tempo indeterminato”.
Avviene invece l’esatto opposto tra l’altro rispetto ad un tempo indeterminato che permette il licenziamento in qualsiasi momento.
Questo è dilettantismo elevato al cubo.
Per non parlare del disastro sui voucher che lo ricordo sono stato il primo a denunciare nel 2014 parlando di nuovo caporalato, molto prima che lo facesse la CGIL che tra l’altro i voucher li ha utilizzati e probabilmente ne ha fatto scorta per usarli fino alla fine dell’anno dopo che ne ha causato l’eliminazione totale.
E mi pare che in questo ci sia un palese conflitto di interessi nel no della CGIL alla prima stesura del decreto che impediva l’uso dei voucher per i pensionati che non avrebbero più potuto lavorare in CGIL.
siamo passati dai 10€ orari all’eliminazione completa dello strumento che il governo renzi aveva ampliato con i decreti attuativi del jobs-act aumentando la quantità di ore anni lavorabili con i voucher.
Invece di farli costare di più,ad esempio 20 € orari, e di ridurre il tempo in cui un lavoratore li può utilizzare durante l’anno, annullando le modifiche contenute nel jobs-act e lasciando solo la tracciabilità, lo strumento è stato rimosso per paura di un referendum abrogativo.
Questa sembra sempre più una repubblica delle banane

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