Le regioni possono muovere ricorso per “terminare” l’unione europea

Intanto chiariamo subito il significato dell’articolo 117 della costituzione italiana al primo comma:

“La potestà legislativa è esercitata dallo stato e dalle regioni nel rispetto della costituzione,nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.”

Quanto si afferma è semplice,la potestà legislativa nel territorio nazionale è esercitata solo e solamente dallo stato italiano e dalle regioni italiane.
Tale esercizio tuttavia deve essere svolto conformemente alla costituzione italiana e all’ordinamento comunitario.
Ma sia l’ordinamento comunitario che gli obblighi internazionali entrano nel nostro ordinamento attraverso l’esercizio di cui sopra,ovvero attraverso l’attività dello stato e delle regioni,non dunque direttamente di un parlamento europeo mai citato dalla carta costituzionale.

È vero anche che l’articolo 134 della costituzione italiana indica di quali conflitti la corte costituzionale può occuparsi e tra questi non sono compresi i trattati internazionali.
Ma si badi bene che per quanto detto precedentemente ogni trattato internazionale è legge dello stato,viene approvato dalle due camere,peraltro con procedimento normale e dunque con una iniziativa di legge ordinaria, e viene pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
Pertanto se tale trattato comunitario o internazionale dovesse ledere uno degli esercizi di cui sopra compresi nell’articolo 117 primo comma della costituzione, sarebbe in pieno giudicabile dalla corte costituzionale.
Difatti avremmo uno stato che ratifica o addirittura cede poteri e sovranità tramite accordi internazionali o comunitari senza nemmeno ottenere i pareri vincolanti e dunque favorevoli delle regioni che nel caso specifico hanno la potestà legislativa concorrente.
È il caso del commercio con l’estero,che la repubblica italiana tramite un trattato europeo ha ceduto all’unione europea.
Il commercio con l’estero è una materia in cui le regioni hanno potestà legislativa, un potere che dunque non può essere dato all’unione europea.
Non può,perché la costituzione non prevede che le regioni devolvano verso l’unione i loro poteri,quindi anche se avessero voluto non avrebbero potuto regalare tali poteri,ma non è questo il caso visto che il loro parere non è stato nemmeno chiesto.

Le regioni possono devolvere i poteri verso il basso,lo stato può devolvere i propri poteri verso il basso,ma in alcuna parte della costituzione si parla di dare i poteri verso l’alto.
Il tutto fino a oggi ha funzionato  così per un solo motivo:
L’Italia all’articolo 1 prevede che la sovranità sia popolare,aveva fino a ieri un diritto di veto sull’entrata in vigore dei trattati.
Oggi non è più così,due sono i fattori che hanno generato queste incostituzionalità:
1) il veto dell’Italia non esiste più,per far entrare in vigore in trattato non serve più un parere favorevole di tutti gli stati membri, basta la maggioranza della popolazione o del numero di stati facente parte l’unione.
Quindi se il parlamento italiano dice no,tali norme possono comunque entrare in vigore nel nostro ordinamento, evidentemente confliggendo con l’articolo 1 della nostra costituzione,a meno che non si affermi che la sovranità appartiene al popolo,qualsiasi esso sia,cioè magari ad un popolo straniero!
L’importante è che non appartenga alla monarchia!
Questo per quanto riguarda l’incostituzionalità di quella che è stata addirittura chiamata “costituzione europea”, alla faccia di semplici obblighi comunitari…
2) il commercio con l’estero che lo stato italiano ha “regalato” all’unione europea arriva a prefigurare una cosa ben peggiore: L’assenza per lo stato o per le regioni di qualsivoglia sovranità su quella materia ovverosia in contrasto con l’articolo 117 già citato inizialmente la completa perdita della potestà legislativa descritta esplicitamente in tale articolo.
Cioè se fino a pochi anni fa si chiedeva quantomeno al parlamento italiano di ratificare i trattati internazionali ed i trattati comunitari, e di pubblicarli in gazzetta ufficiale per farli entrare in vigore, oggi ci troviamo atti aventi forza di legge non pubblicati in gazzetta e che non sono stati nemmeno ratificati dallo stato che però sono vigenti a tutti gli effetti.
Stiamo parlando di contrasti di trattati approvati con procedimento legislativo ordinario che regalano all’unione europea materie che la costituzione italiana ha affidato mediante procedimento rafforzato allo stato e alle regioni.
Semplicemente non si può fare.
Quindi la corte deve per forza di cose dichiarare l’incostituzionalità della legge approvata dal parlamento italiano che ratifica questa cessione di poteri che appartengono pure alle regioni.

La sovranità appartiene al popolo può certamente significare popolo europeo, ma solo se è esplicitamente scritto nella costituzione italiana mediante un procedimento rafforzato.
Mentre invece nella costituzione italiana non vi è traccia del parlamento europeo,quindi in punta di diritto è come se non esistesse,quindi la sovranità in Italia appartiene allo stato e alle regioni,quantomeno tramite le ratifiche dei trattati che poi finiscono comunque nella Gazzetta ufficiale della repubblica italiana.

L’unico modo per dare il commercio con l’estero all’unione europea è quello di un iter rafforzato mediante procedimento costituzionale che dia
All’unione europea tali poteri e che contemporaneamente li tolga a regioni o stato, oppure l’inserimento in costituzione della  “devoluzione verso l’alto” nella quale si afferma che stato o regioni possono dare elasticamente materie di propria competenza all’unione europea, processo già previsto in costituzione ad esempio per la devoluzione verso il basso come avviene per le province, ma in questo caso in qualsiasi momento avrebbero il diritto di riaverle indietro.
Di più,se vi fossero dubbi in proposito basta leggere l’ultimo comma dell’articolo 117 in cui esplicitamente si indicano le regioni come ratificatrici di accordi con gli stati esteri, quindi il commercio con l’estero affidato all’unione europea non può considerarsi in vigore all’interno dello stato italiano in mancanza dell’approvazione di tutti i consigli regionali,tenendo conto che alle regioni spetta la potestà regolamentare su ogni materia che non sia a legislazione esclusiva dello stato.
Quindi le regioni italiane possono ricorrere contro lo stato ed in particolare contro le leggi approvate dallo stato riguardo a “costituzione europea” e “commercio con l’estero”.
Non c’è bisogno di alcuna riforma della costituzione per affermare questo,come invece erroneamente afferma l’onorevole Tremonti.
È già così, e visto che conosce parecchi presidenti di regione faccia muovere ricorso presso la corte, ricordando che il 117 afferma che la potestà legislativa spetta solo ed esclusivamente a stato e regioni, e per obblighi comunitari si intendono obblighi che lo stato e le regioni hanno precedentemente assunto,che vanno rispettati, non invece obblighi mai assunti che calano dall’alto senza un voto del parlamento come invece accade per le decisioni che l’Europa prende con il commercio con l’estero.

Italia una e indivisibile significa che la costituzione italiana prevale su qualsiasi altra entità all’interno/esterno del territorio nazionale,non solo sull’indipendenza della singola regione dallo stato ma anche,al contrario, della dipendenza dello stato da altri parlamenti,senza un procedimento rafforzato che modifichi in questo senso la costituzione.
La forma repubblicana non è oggetto di revisione ma oggi riceviamo ordini da chi forma repubblicana non è.
E quale sarebbe l’assurdo principio che non è scritto da nessuna parte secondo cui un trattato europeo avrebbe la possibilità di urtare contro la costituzione italiana e che sia quest’ultima a soccombere?
Un trattato europeo composto da una riga che dicesse: “La sovranità appartiene alle élites” comporterebbe la rimozione del primo articolo della nostra costituzione che dice “la sovranità appartiene al popolo” che la esercita secondo le forme previste nella costituzione italiana?
La risposta è no.
Non è no solo perché si parla di principi fondamentali perché anche l’articolo 117 è a suo modo un principio fondamentale che deriva dallo stesso primo articolo della costituzione: Parla di potestà legislativa e afferma che questa appartiene solo allo stato e alle e che i trattati comunitari dallo stato e dalle regioni sono approvati e dopo la loro approvazione,dopo dunque il controllo di costituzionalità,diventano obblighi in quanto rappresentanti della parola data.
Ma data da chi?
Dallo stato e dalle regioni, che prendono l’impegno,non invece lo subiscono da astratte entità internazionali non previste dalla nostra attuale costituzione.

Annunci