Updates from marzo, 2017 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 08:41 il 31 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    L’assoluta incapacità di Trump mette in cattiva luce le genuine politiche protezioniste 

    Se c’è una persona che sta svilendo le politiche protezionistiche facendole odiare ai cittadini questa è Ronald Trump.
    Credo che mai nessun politico sia mai riuscito a dimostrare tutta la sia incapacità in così pochi giorni di distanza dal proprio insediamento come è riuscito a fare lui.
    Tre cose si era impegnato a fare concretamente: Il muro col Messico,la riforma dell’obamacare, il blocco dei migranti.
    Due di questi tre sono già stati bocciati sonoramente.
    Il congresso a maggioranza repubblicana ha bocciato la riforma dell’odiato obamacare che Trump aveva proposto.
    Faccio notare che la vittoria alle elezioni si deve proprio a causa dell’entrata nella campagna elettorale di questo tema mai trattato da Trump in precedenza ed utilizzato per superare la Clinton nelle ultime settimane.
    Una bocciatura come questa rappresenta,da sola,il fallimento della presidenza visto e considerato che sono stati gli stessi repubblicani a votare per tenere l’obamacare.
    Un deputato repubblicano ha affermato: “non ho mai visto una legge scritta peggio di questa” e non si riferiva all’obamacare ma alla riforma sanitaria proposta da Trump.
    Il tutto è stato condito con la minaccia di far perdere il seggio ai deputati che non avessero votato la sua riforma,dimenticando la divisione dei poteri e l’indipendenza dell’un potere rispetto all’altro.
    In questo Trump somiglia tantissimo a renzi, quando bighellono tra i banchi della camera dei deputati minacciando la fine anticipata della legislatura se non fosse stata votata la sua riforma costituzionale poi bocciata sonoramente dal referendum malgrado il quesito truffaldino che ha portato milioni di persone a votare per l’approvazione di tale riforma.
    Il secondo punto,il decreto per il blocco dell’immigrazione da 6 paesi a maggioranza islamica è stato reiterato due volte e due volte è stato bocciato dai giudici statunitensi,altro buco dell’acqua,almeno per il momento.
    Il muro con il messico pare destinato ad “arenarsi”, Trump sta cercando di elemosinare un miliardo al congresso per fare i primi 100 km, ma di questo passo nei prossimi 4 anni non riuscirà nemmeno a farne fare 50!
    Trump ha poi abolito i limiti alle emissioni nocive delle automobili perché, si sa, lui non crede a tutte le baggianate sul surriscaldamento globale e quei limiti danneggiano l’industria.

    E qui ci sarebbe spazio per una Class Action viste le centinaia di migliaia di morti e dell’aumento delle sofferenze respiratorie e allergiche che vi sono ogni anno.
    È un’invenzione pure questa?
    Oppure c’è una relazione l’abolizione del limite alle emissioni e l’abolizione dell’obamacare?
    Ma almeno gli americani avranno il carbone “really clean” per dar lavoro a quei poveri minatori si tornerà alla macchina a vapore…
    Due piccioni con una fava, inserisci il carbone e l’auto viaggia alla grande!
    Aggiungiamoci pure il buco nell’acqua che Trump ha intenzione di fare nei confronti dell’Europa mettendo i dazi al 100% nei confronti di prodotti tipo la vespa piaggio, e questo si pensa sia una ritorsione per la bocciatura effettuata dagli organismi di sicurezza alimentare europea sulla carne “dopata” cresciuta con gli ormoni negli stati uniti.
    Solo che gli scooter piaggio sono prodotti anche in Vietnam,uno stato che ha il costo del lavoro e della vita ben più basso dell’Europa.
    Il risultato finale sarà semplicemente disastroso per gli U.S.A che si ritroveranno i dazi aggirati e gli scooter ad un prezzo ancora più basso dell’attuale provenienti però dal Vietnam, e un commercio con l’Europa,dove esporta molti prodotti, che sarà ridotto.
    Ma perché allora anche i McDonald  non li spostano in Vietnam,dopotutto all’operaio vietnamita,che risulta privo di diritti ma che ha un potere d’acquisto eccezionale ,magari se lo mangerebbe un panino con carne americana dopata!
    A really hot-dog!
    Insomma, il giusto principio protezionistico viene guastato da principianti allo sbaraglio incapaci di  presentare una corretta omogenea ed oggettiva interpretazione e che quindi  lo fanno odiare ai cittadini che vedono solo gli svantaggi.
    Chi osa solo ragionare in quel modo (metto i dazi sugli scooter perché mi bloccano la carne) rappresenta la rovina di ogni futuro protezionistico e autarchico e sta avvelenando i pozzi.
    Risulta poi evidente che debba esserci una differenziazione tra prodotti che possono essere riprodotti indipendentemente dal luogo di produzione e quelli che non possono essere replicati al di fuori di quel luogo.
    E questo ad esempio per l’acqua ma anche per i prodotti equo-solidali che rientrano a pieno titolo nei trattati internazionali e che sono prodotti tipici che non sono “inscatolati” dal taylorismo.
    Un conto può essere uno scooter che può essere riprodotto ovunque e quindi è giusto far aprire una fabbrica in ogni luogo dove esso viene venduto evitando l’accentramento delle produzioni.
    Altro conto ad esempio riguarda l’acqua ad esempio la “san pellegrino” che se venisse interamente prodotta negli stati uniti si potrebbe chiamare ancora san pellegrino ma non sarebbe più san pellegrino.
    Che poi non capisco: Perché la san pellegrino si e tutte le altre acque minerali no?
    Anche qui ci sono gli estremi per un ricorso

    Quello che invece la polotica può fare dovrebbe riguardare tutte le acque importate,e dovrebbe riguardare il solo imbottigliamento e confezionamento,visto che in questo caso la materia prima non può essere prodotta in loco senza diventare un taroccamento.
    in definitiva non è che un presidente possa decidere di favorire le aziende che gli hanno pagato la campagna elettorale e sfavorire quelle che si sono schierate contro la sua elezione  se queste sono le preferite da chi ha votato per i suoi avversari.
    Non mi pare che questo sia il modo giusto di fare politica.
    Bisognerebbe guardare le cifre e guardarla tipologia di prodotti non certo i marchi.
    Un decreto dovrebbe rispettare i vincoli di generalità e astrattezza, il che impedirebbe di inserire nelle leggi il nome dei marchi ma solo la tipologia di prodotto e l’origine che in teoria dovrebbe riguardare tutti i luoghi di importazione ma con percentuali diverse a seconda del costo della vita e del lavoro oltreché la bilancia commerciale.
    Il che significa che un paese come il Vietnam dovrebbe importare di più di quanto esporta verso un paese con più alto costo della vita e del lavoro.
    Quindi risulta inaccettabile e deleterio,se non per ragioni sanitarie o di sicurezza, il blocco o il dazio riferito ad un marchio specifico,senza peraltro osservare la bilancia commerciale..

     
  • giamps78 08:11 il 28 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Legge elettorale: L’interessante proposta dei deputati fragomeli,malpezzi e riotta 

    Devo dire che di proposte ne ho viste di ben peggiori di questa, che tutto sommato contiene delle innovazioni importanti, ma purtroppo anche delle castronerie assurde.
    Le  cose positive sono:
    1) la presenza delle preferenze con i nomi ed i cognomi stampati sulla scheda elettorale.
    2)l’eliminazione del capolista e se ho capito bene il tener conto dell’ordine di presentazione dei candidati come primi non eletti e cioè nel caso in cui si verifichino dimissioni o decadenze di chi viene eletto con le preferenze.
    3)l’abbassamento della soglia del premio di maggioranza dal 40% al 37% (dei votanti) che permette di arrivare al 52% e non invece al 55%.
    4)la previsione di un secondo turno elettorale anche tra più di due schieramenti.
    Ecco le cose buone credo finiscano qui.
    Le parti negative:
    1) i deputati descrivendo la proposta parlano di tre soglie,al 40% al primo turno,al 37% al secondo e il 20% (ma in questo caso sul totale degli aventi diritto al voto) per accedere al secondo turno e francamente non riesco a capirne se c’è un errore o se è la solita normetta arzigogola.
    2)lo sbarramento c’è ancora e questa risulta una discriminazione assolutamente incostituzionale del diritto di voto e indebolisce la politica tutta perché rende più difficile l’accesso delle cariche elettive ai cittadini.
    3)i collegi sono quelli dell’italicum e vengono traslati al senato,pertanto il numero di candidati prestampato in scheda crea confusione assoluta,fermo restando un principio di base proporzionale e un premio di maggioranza precedentemente descritti meglio optare per i collegi uninominali con solo 3 nomi prestampati per ogni forza politica,il che comunque crea parecchia confusione perché se ogni forza ne ha tre 3 moltiplicato per 10 uguale a 30 tutti scritti in scheda.
    4)ancora una volta si fa il conteggio nazionale dei voti al senato, il che risulta incostituzionale.
    Piuttosto che questo meglio l’uninominale a doppio turno cioè il ballottaggio nei singoli collegi,fermo restando le preferenze descritte da questa legge al primo turno e l’aggiunta degli accordi tra primo e secondo turno tra candidati e contrassegni nel collegio uninominale.
    5)la legge ancora una volta scritta “da cani” con abrogazioni di singole parole su un testo unico mentre dovrebbe essere completamente riscritto l’articolo abrogando l’intero articolo che viene sostituito.
    A tal proposito mi pare che la proposta di fratelli d’italia mi pare firmata da la rilussa abbia più eleganza anche se rispetto ai contenuti differisce maggiormente nei gusti,cioè mi fa parecchio schifo.

     
  • giamps78 18:14 il 26 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Terminato il quantitative easing l’Italia andrà default e arriverà la troika 

    Lo stato italiano è già praticamente fallito e appena terminerà il quantitative easing della banca centrale europea ritorneremo alla medesima situazione in cui ci siamo trovati nel 2011, con lo spread sopra quota 500.
    Se, come par di capire, la BCE ritirerà dal mercato le banconote utilizzate in questi anni per acquistare titoli di stato,appena questi arriveranno a scadenza saremo nuovamente nelle mani degli speculatori.
    Il nostro debito è alto, e così essendo alto il rischio saranno alti anche gli interessi, condizione questa per ottenere il rifinanziamento del debito pubblico dal mercato dei capitali privati internazionali.
    Il problema è che il bilancio pubblico non può sopportare i tassi di interesse che il mercato vuole.
    Chi mai comprerebbe debito dall’Italia a tassi bassi quando ha a disposizione altri titoli di stato appartenenti ad altri paesi europei che hanno rischio praticamente zero?
    Un QE che venisse disinvestito totalmente e che non si confermasse nel tempo sarebbe un fuoco di paglia, poi inevitabilmente arriverebbe la troika con le misure draconiane.
    i nostri governanti invece di preoccuparsi dei 60 anni dalla firma dei trattati, invece di operazioni di cosmesi, dovrebbero occuparsi di problemi veri.
    Se la BCE oltre a non acquistare nuovi titoli di stato decidesse di disinvestire i soldi che ha impegnato in questi anni non rinnovando gli stessi acquisti già fatti sarebbe una tragedia.
    Certo ci sarebbe in europa chi se la godrebbe una situazione come questa.
    Saranno tutti lì come sciacalli pronti a prelevare ciò che rimane del nostro prodotto interno lordo, a prendere la ricchezza senza sforzi come hanno fatto con la Grecia.
    Questa è l’unione europea, quando c’è da prendere i versamenti a fondo perduto li prende,quando c’è da strangolare gli stati con un cambio monetario insopportabile li strangola,preleva soldi,preleva prodotto interno lordo.
    Quando, una volta sola è capitato, la BCE è stata obbligata a comprare titoli di stato, visto che lo hanno fatto tutti nel mondo,  è un prestito, dura pochi anni e poi viene disinvestito facendoci tornare alla situazione precedente.
    Tempo fa ho scritto che i paesi europei con economia da svalutazione monetaria hanno bisogno della stampa di banconote della banca centrale europea mentre quelli con economia da rivalutazione monetaria, abituati cioè ad avere una moneta forte sopravvivono solo se le banconote non sono stampate e il debito viene sempre acquistato dai capitali privati.
    Mi riferivo al fatto che con tassi bassi nessuno comprerebbe i titoli di stato italiani, nel caso in cui non vi sia l’ombrello della BCE,altrimenti il rischio sarebbe troppo alto per quei bassi tassi di interesse.
    Ragionamento opposto per chi ha i conti in ordine e vive di moneta forte: Essendo lidi dove i capitali si sentono protetti il rischio è basso ed hanno bisogno di una moneta forte per attrarre finanziamenti.
    Siamo arrivati oltre la soglia di saturazione salari-inflazione, che ho già spiegato molte volte, sicché ora siamo veramente nei guai a causa di economisti che non capiscono la gravità della situazione attuale e poi cascano dal pero e fanno finta di essere sorpresi quando ormai è troppo tardi, e ammettono pubblicamente di non capirci nulla di questa crisi solo quando tutti vedono il fallimento che ci hanno portato,ma solo pochi mesi dopo rialzano la cresta e si rimettono a fare i professorini come se nulla fosse,con le stesse identiche ricette usate in precedenza.

    dicano se preferiscono perdere qualche speculatore internazionale ma sopravvivere continuando con il QE pregresso oppure se preferiscono fallire,io credo sia meglio La prima ipotesi

     
  • giamps78 07:58 il 24 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    #jobsact: contratto “unico” a tutele crescenti è diventato più costoso di quello a tempo determinato! 

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    Obbiettivo primario era quello di far costare meno il lavoro a tempo indeterminato e di aumentare il costo di quello a tempo determinato per disincentivarlo.
    L’operazione è clamorosamente fallita, e questo è pure il fallimento di matteo renzi, un fallimento completo e assoluto.
    La modifica dell’articolo 18 ha avvicinato i contratti a tempo indeterminato a quelli a tempo determinato.
    il tempo indeterminato è dato dal fatto che non c’è una data di scadenza ma che la mattina stessa in cui il datore di lavoro prende questa decisione si può essere licenziati senza giusta causa, anche se i profitti dell’azienda sono in crescita ma si punta a profitti ancora maggiori.
    Lo ha confermato perfino un giudice con una sentenza…
    Abbiamo quelle che vengono chiamate “tutele crescenti” che in realtà aumentano il costo del lavoro facendo propendere la scelta del contratto da stipulare verso il tempo determinato,esattamente l’opposto degli obbiettivi prefissati dal governo renzi.
    Ovviamente io sto guardando le cose in prospettiva,alla luce della fine degli incentivi previsti inizialmente per il mitico contratto unico a tutele crescenti.
    L’inps ieri ci ha fatto sapere che a gennaio, primo mese senza incentivi, e via via che passeranno i mesi saranno sempre di più le aziende che termineranno l’agevolazione della durata di 3 anni,cominciata nel 2014, a seconda del mese in cui il lavoratore è stato assunto con le “tutele crescenti”.
    L’inps fa sapere che le domande di disoccupazione sono in aumento di circa 13 mila unità rispetto al gennaio del 2016 e se questo trend fosse confermato avremmo nel 2017 un aumento dei posti di lavoro di sole 80 mila unità nei prossimi 12 mesi, destinate a scendere a 40 mila e poi a 20 mila via via che gli incentivi per un totale di 18 miliardi di euro vanno a scadere.
    Ma non è questa la notizia peggiore perché fin quando il petrolio si manterrà a questi livelli e l’euro resterà sotto quota 1,10 sul dollaro i posti di lavoro in ogni caso dovrebbero essere destinati ad aumentare,anche sgonfiandosi la bolla renziana del jobs-act.
    La notizia peggiore è invece un’altra: Facendo i dovuti calcoli i datori di lavoro si renderanno conto che senza incentivi economici il contratto unico a tutele crescenti risulta più oneroso di un normale contratto a tempo determinato!

    Infatti se è vero che sulla carta anche senza incentivi il costo del lavoro risulta più alto per  i contratti a tempo determinato,questi non comprendono alcuna mensilità da dare al lavoratore che arriva al termine della data scritta sul proprio contratto e forse sbaglio ma non credo sia prevista alcuna mensilità nemmeno in caso di licenziamento che avvenga prima della scadenza di tale contratto a tempo determinato contratti che mi pare possono essere prorogati di due anni in due anni,mi pare di ricordare fino ad un massimo di 6.
    Se fosse confermato quanto scritto sopra l’incentivo dell’assenza dell’articolo 18 risulterebbe del tutto inutile anche per le aziende che fanno ampio uso di tempo determinato.
    Infatti assumere qualcuno a tutele crescenti significa dovergli pagare anche le mensilità per il suo licenziamento, onere che rende tali contratti meno economici di quelli a tempo determinato.
    Un fallimento totale per chi come me inizialmente auspicava che un contratto a tutele crescenti fosse “unico” proprio perché eliminava anche la tipologia contrattuale a tempo determinato.
    Siamo passati addirittura ad avere un tempo determinato meno costoso di un tempo indeterminato che contiene pure i licenziamenti economici collettivi!
    C’È poco da chiamare gufi quelli che usano il cervello e che guardano i fatti reali invece della propaganda delle slide.
    Naturalmente inascoltati i consigli di chi diceva di aumentare a 6 mesi il periodo di prova dei contratti a tempo indeterminato ma di evitare i licenziamenti senza giustificato motivo.
    Inascoltati i consigli di chi diceva di eliminare l’articolo 18 solo dopo la richiesta cassa integrazione, la revisione pubblica dello stato di salute delle imprese, dopo l’attuazione dei contratti di solidarietà riducendo anche le buste paga dei manager,e dopo gli investimenti per l’efficientemento produttivo.
    Inascoltati i consigli di chi diceva di unificare l’articolo 18 per le aziende sopra e sotto i 15 dipendenti, togliendo qualche diritto a quelli sopra ma uniformandoli e dando tali diritti a quelli sotto i 15 dipendenti.
    Inascoltati i consigli di chi diceva di calcolare il dare-avere di ogni singolo lavoratore per sapere se durante la sua vita lavorativa sfrutta assegni pubblici abusandone e facendo in modo che la tassazione sia più elevata per queste persone che chiedono magari ogni anno da decenni gli assegni di disoccupazione pagati dagli altri lavoratori.

    D’altronde dati parlano chiaro,la propaganda di Matteo Renzi sta a zero,tutti i mesi l’inps ci dice che i contratti a tempo determinato sono in aumento rispetto a quelli che fintamente vengono chiamati a tempo indeterminato ma che contengono i licenziamenti economici e tutto questo accadeva quando c’erano ancora gli incentivi anche se via via ridotti nel tempo.
    Gennaio 2017 è il primo mese senza incentivi per chi ha assunto una persona nel gennaio 2014, si faranno due conti e verificheranno le date in cui scatta l’aggravio dovuto alle mensilità…
    È assurdo se si pensa che la propaganda del governo renzi con tanto di slide diceva robe tipo “+200% di contratti a tempo indeterminato”.
    Avviene invece l’esatto opposto tra l’altro rispetto ad un tempo indeterminato che permette il licenziamento in qualsiasi momento.
    Questo è dilettantismo elevato al cubo.
    Per non parlare del disastro sui voucher che lo ricordo sono stato il primo a denunciare nel 2014 parlando di nuovo caporalato, molto prima che lo facesse la CGIL che tra l’altro i voucher li ha utilizzati e probabilmente ne ha fatto scorta per usarli fino alla fine dell’anno dopo che ne ha causato l’eliminazione totale.
    E mi pare che in questo ci sia un palese conflitto di interessi nel no della CGIL alla prima stesura del decreto che impediva l’uso dei voucher per i pensionati che non avrebbero più potuto lavorare in CGIL.
    siamo passati dai 10€ orari all’eliminazione completa dello strumento che il governo renzi aveva ampliato con i decreti attuativi del jobs-act aumentando la quantità di ore anni lavorabili con i voucher.
    Invece di farli costare di più,ad esempio 20 € orari, e di ridurre il tempo in cui un lavoratore li può utilizzare durante l’anno, annullando le modifiche contenute nel jobs-act e lasciando solo la tracciabilità, lo strumento è stato rimosso per paura di un referendum abrogativo.
    Questa sembra sempre più una repubblica delle banane

     
  • giamps78 11:40 il 23 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    “sogni d’oro” gentiloni faccia inserire il valore dell’euro nei trattati 

    È troppo chiedere che l’oscillazione
    del cambio monetario dell’euro sia previsto nei trattati europei ma anche e soprattutto nei trattati di libero scambio con un vincolo di reciprocità ad esempio nei confronti del dollaro canadese?
    Perché l’euro può arrivare a valere 1,60 dollari,può scoppiare una gravissima crisi economica in Europa e non esiste alcun trattato europeo che obblighi ad un intervento diretto le istituzioni dell’unione?
    Questo è un grave errore e ci sono forse 24 mesi per porre rimedio.
    Tempo fa i paesi europei decisero che i cambi monetari tra i principali paesi europei dovessero avere un lasco del 10%.
    La lira italiana non doveva più essere svalutata per guadagnare competitività sul marco tedesco, stesso principio per la dracma la peseta ecc ecc.
    A sancire questo principio è poi arrivato l’euro che inizialmente doveva essere la moneta unica mentre in realtà di monete ce ne sono altre 5 con altre 5 banche centrali,all’interno dell’unione europea.
    Voglio capire perché quando viene deciso un trattato di libero scambio tra l’Europa ed il canada non si parla in alcun modo del valore delle due monete.
    Com’è possibile eliminare i dazi tra i vari paesi creando quindi una maggiore interdipendenza senza che vi sia alcun vincolo sul valore della moneta?
    Come mai i paesi europei prima che nascesse l’euro avevano sottoscritto dei patti per fare in modo che non fosse più possibile la svalutazione competitiva ed invece ora si comportano diversamente con gli altri paesi?
    Infondo l’obbiettivo era lo stesso,la maggiore apertura delle economie europee eliminando il tentativo di guadagnare competitività sfruttando la debolezza della moneta.
    La risposta è semplice, il nord Europa ci sfrutta e vuole ottenere pian piano ,goccia dopo goccia,che il nostro prodotto interno lordo sia messo sul piatto della bilancia a livello mondiale come contropartita alla riunificazione della germania a cui noi stiamo pagando il vero dazio europeo a causa di politiche monetarie totalmente sbagliate e studiate a tavolino per renderci irrilevanti.
    Com’è possibile che la commissione europea non abbia ancora attivato delle procedure per il controllo politico della moneta o che non ci sia ancora una proposta per avere una forchetta all’interno della quale l’euro dovrebbe rimanere nei confronti della principale valuta mondiale cioè il dollaro alla quale si agganciano stati come la Cina con miliardi di abitanti?

    L’euro quando è stato pensato valeva 0,90,si stabilisca 0,80 come valore minimo e si stabilisca 1,15 come valore massimo, è ragionevole, l’ex cancelliere tedesco Schröder diceva che sopra 1,15 avremmo cominciato ad avere problemi.
    Se non si vuole un controllo politico della moneta si metta un valore minimo ed un valore massimo superati i quali la banca centrale europea ha l’obbligo di agire con un mandato chiaro.
    Ed invece no, la Germania e questo nuovo sacro romano impero vuole sacrificare l’economia dei paesi del sud dell’Europa sull’altare del mondialismo,come costo per la riunificazione tedesca che noi stiamo pagando da decenni.
    Se non c’è un accordo su quale valore di riferimento debba avere la moneta unica (che unica non è) allora non ha neppure senso che questa moneta vi sia.
    Grazie tedeschi per le briciole!
    Dopo ben 7 anni e mezzo il presidente tedesco del parlamento europeo Schulz si dimette.
    Gli accordi tra PSE e PPE intercorsi 7 anni e mezzo fa parlavano di due anni e mezzo ,cioè metà legislatura,e poi dimissioni ed invece sono diventati 7 anni e mezzo.
    All’Italia la consolazione dei rimanenti 2 anni e mezzo fino al termine dell’attuale legislatura.
    Ma c’è un motivo se erano due italiani su due a concorrere a questa carica.
    I tedeschi non volevano la riconferma di Draghi alla BCE e non volevano alcun italiano al suo posto.
    Ecco che la poltroncina ha fatto comodo ai politicanti nostrani e si sono buttati a capofitto per prenderla,anche se solo per due anni e mezzo,mentre i tedeschi si riprendono la BCE ,cosa che non avrebbero potuto fare se Schulz fosse stato ancora in carica.
    La Germania,non è un segreto,punta a far ritornare l’euro sopra quota 1,30 in 12 o al massimo 24 mesi.
    Siccome non esiste alcun accordo tra i singoli stati, il valore dell’euro non è scritto da nessuna parte,quindi se Draghi dice che per alzare l’inflazione e farla tornare al 2% si devono stampare banconote,allora si stampano banconote e diminuisce il valore dell’euro.
    Se la BCE decide di riprendersi indietro tutti i soldi stampati e di non reinvestirli,il valore della moneta torna immediatamente ad alzarsi.
    “Mr camomilla” cioè l’attuale presidente del consiglio italiano dovrebbe salire con i piedi sul tavolo europeo, strapparsi la camicia diventando verde come hulk per ottenere finalmente un buon accordo ed invece siamo in piena continuità con Prodi e con Berlusconi che per una poltroncina da commissario europeo e per la salvaguardia del potere imprenditoriale “di famiglia” hanno svenduto un intero popolo.

    Il renzian-rutelliano ex-margheritino Paolo gentiloni si prepara a firmare supinamente la dichiarazione d’intenti per i 60 anni dei trattati di Roma.
    “Sogni d’oro” non ci pensa minimamente a strapparsi la camicia diventando verde come hulk, si accontenta di essere preso per il naso dai tedeschi.
    E io non credo che sia un caso l’euro che arriva a 1,60 sul dollaro anche perché ci sono esplicite dichiarazioni di banchieri nord-europei che auspicavano che accadesse.
    E io non credo che sia un caso che la polonia abbia mantenuto lo sloti, che la Romania abbia mantenuto il lev quando sono entrati nell’unione europea.
    Casualmente sono tutte monete deboli che facevano comodo alla Germania per non diminuire il valore dell’euro e per sostituire le economie dei paesi del sud Europa grazie al loro basso costo della vita e del lavoro.
    Non solo ci hanno fatto pagare la riunificazione con la Germania dell’est ,ora ci stanno facendo pagare pure la riunificazione con dell’est dell’Europa che ci ruba il prodotto interno lordo lo internazionalizza.
    Se si vuole l’unità europea si parta dal medesimo costo della vita e del lavoro,si fissino per legge i tariffari minimi e massimi all’interno dei quali il mercato deve muoversi all’interno dell’unione europea.
    Si metta nei trattar il valore indicativo della moneta,si usi lo stesso metro di misura utilizzato nei confronti dell’Italia quando c’era la lira chiedendo che i cambi non subissero modifiche e si stabilisca la stampa di banconote e l’acquisto di titoli pubblici da parte della banca centrale o la successiva vendita sul mercato di tali titoli a seconda del valore indicativo concordato all’interno dei trattati di libero scambio.
    Altrimenti si stanno usando due metri e due misure diverse nei confronti del sud-Europa costretto ad un cambio fisso da ben prima dell’entrata nell’euro,e ad esempio del Canada la cui moneta ai svaluterà nei confronti dell’euro appena finirà il QE della BCE.
    Questo “serpente monetario” globale deve essere regolato e non lasciato in mano ai soliti banchieri, basterebbe scrivere nella riga successiva a quella dove si parla di inflazione al 2%, tra i mandati della banca centrale europea,anche quello di mantenere il valore dell’euro al di sotto di 1,15 e al di sopra di 0,80 acquistando o vendendo titoli di stato per rimanere all’interno di questa forchetta.
    Se c’è questa clausula di salvaguardia e se c’è nei futuri trattati di libero scambio un riferimento ai dazi in relazione alla svalutazione, ovvero l’impegno di non modificare il valore della moneta,ad esempio il dollaro canadese,noi saremmo apposto.
    Ovviamente fermo restando  l’austerità,che può esistere senza essere estremizzata da fiscal compact solo all’interno di regole ragionevoli che non ci penalizzino troppo

     
  • giamps78 11:11 il 22 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Sulla cannabis che in italia è già legale e sull’ibogaina per lottare contro le dipendenze 

    Intanto chiariamo un punto: La cannabis è già legale in Italia e lo è da moltissimi anni.
    Si tratta evidentemente di quella a basso contenuto di principio attivo che ad oggi è possibile vendere per scopi edili o per l’abbigliamento,ma non solo, anche a scopo alimentare.
    A tal proposito ho saputo che una società olandese esporta in Italia anche delle bibite che contengono principi attivi della cannabis in quantità minimali entro i termini di legge.
    È comunque da dimostrare che la riduzione dello “sballo” riduca anche il rischio disgregativo che questa pianta ha sulla nostra società, ovvero che gli effetti della cannabis a basso principio attivo siano inferiori a quelli della cannabis contenente una quantità più elevata di principio attivo proprio perché anche piccole quantità agiscono all’interno del corpo umano nello stesso identico modo,producendo certamente meno sballo ma agendo comunque in molte funzioni complesse svolte normalmente dall’organismo.
    Inoltre per chi non fa uso di cannabis illegale, quella legale appare molto più forte di come appare a chi fa uso di quella illegale.
    Penso che valga la stessa regola che vale per il tabacco o per l’alcool, chi non ha mai bevuto alcol o non ha mai fumati tabacco sentirà un effetto maggiore perché il fisico non è abituato a sopportare tali sostanze, chi invece beve e fuma tutti i giorni ha maturato una sorta di resistenza a tali effetti.
    Ecco spiegato perché basterebbe permettere l’uso a scopo ricreativo di quella che oggi è già legale,quella a basso contenuto di principio attivo, parificandola in tutto e per tutto al tabacco e tassandola come il tabacco, per riuscire a prendere due piccioni con una fava.
    Da un lato potrebbe limitare l’uso delle sigarette contenenti nicotina, non provocando dipendenza quelle che contengono cannabis,dall’altro avremmo una seria lotta allo spaccio illegale.
    Chiaramente chi vuole la legalizzazione della cannabis con qualsiasi contenuto di principio attivo non sarà d’accordi con questa proposta che infatti mantiene inalterati tutti i divieti della legge Giovanardi, mantiene inalterato il divieto di vendita già oggi presente e non permette l’istituzione di alcun coffe shop dove i drogati possono andare a fumare.
    Un fumatore di tabacco potrebbe passare alla cannabis legale venduta nel tabacchino, il basso contenuto di principio attivo fa si che se questi su fuma l’intero pacchetto nell’arco della giornata assume quasi lo stesso quantitativo di una sola di quelle illegali.

    A me questa proposta pare una super mediazione perché poi oltre a tutto questo c’è anche la possibilità dell’autocoltivazione in casa di piante (non ancora mature) di cannabis contenenti un principio attivo che  oggi viene considerato illegale,vendute dallo stato in regime di monopolio, che ogni persona può acquistare previa registrazione, al costo di 10 euro annui.
    Quest’ultima parte di proposta l’ho ricalcata da quella del movimento 5 stelle perché l’ho trovata interessante.
    Come funzionerebbe?
    Già oggi la legge stabilisce che chiunque possa coltivare cannabis legale dopo che ha avvertito le forze dell’ordine.
    Semplicemente si dice che all’interno dei muri della propria abitazione,in un luogo non accessibile ad esterni, si può coltivare un caso venduto dallo stato in regime di monopolio contenente una o più piante di cannabis a principio attivo più elevato,fermo restando il divieto di vendita di tale prodotto ad altri privati e vietando pure la cessione gratuita o la cessione familiare a chi non ha effettuato la registrazione che ribadisco segue le medesime regole di avviso alle forze dell’ordine già inserite nella attuale legislazione.
    Ribadisco che questa proposta a me pare proprio un super compromesso.
    Chi oggi fa uso di questo stupefacente illegale potrà autoprodurselo.
    Chi oggi non ne fa uso avrà la possibilità di utilizzare quelli a basso contenuto di principio attivo.
    Essendo poi la cannabis legale prodotta in Italia rispetto al tabacco potrebbero crearsi più posti di lavoro ed essendo la tassazione simile a quella del tabacco si aumenterebbero le entrate fiscali.
    Il punto è che una legge di questo tipo metterebbe in difficoltà le multinazionali del tabacco che sono quelle che ancora oggi effettuano finanziamenti importanti grazie ai capitali accumulati nel passato,quindi dubito vogliano una siffatta concorrenza.
    In più con una legge come questa si bloccherebbe anche il piccolo spaccio ma non si avrebbe una legalizzazione “ampia”.
    Ribadisco che il principio attivo si sta alzando anno dopo anno all’interno delle piante che geneticamente vengono modificate a tale scopo.
    Dunque non potrà mai esistere una legalizzazione completa perché ci sarà sempre un livello al di sopra del quale perfino gli effetti di immediata percezione ovvero lo “sballo”  sono paragonabili a droghe pesanti, e questo sarà inevitabile in futuro a meno che non si cerchi di porvi rimedio.

    In ogni caso se i proponenti della legalizzazione totale non dovessero accontentarsi di una mediazione tipo questa, perché allora i proibizionisti dovrebbero puntare ad un compromesso come questo?
    è Evidente che bisogna puntare al divieto totale.
    Infatti o il punto di mediazione pone viene presentato come punto di approdo finale e pone fine una volta per tutte alle varie lotte per la legalizzazione , o non ha alcun senso spalancare loro questa autostrada sentendo discorsi del tipo “questo è un primi passo ma l’obbiettivo è un altro”
    Per quanto riguarda la riduzione delle dipendenze in special modo quelle da droghe pesanti esiste l’ibogaina che risulta essere uno strumento tanto utile quanto pericoloso.
    Ma cominciare ad avere strutture attrezzate che possano utilizzare questa sostanza nella lotta alle dipendenze e agli effetti che si hanno quando si cerca di smettere sarebbe un buon inizio.
    Permettere poi uno studio sulla quantità minima di ibogaina che può. Essere ingerita senza avere effetti collaterali permetterebbe di legalizzarla in dosi al di sotto di tale sogli

     
  • giamps78 18:31 il 19 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Legge elettorale: Il compromesso al rialzo nella scelta tra liste bloccate e preferenze 

     

    Nella diatriba tra preferenze e liste bloccate ci sarebbe una soluzione di compromesso al rialzo.
    Si può fare in modo che siano gli elettori a scegliere in quali collegi il parlamentare viene eletto con le preferenze e in quali il candidato

    viene eletto secondo l’ordine di presentazione.

    Il punto debole delle preferenze, lo sanno tutti, è che sono manipolabili nel senso che poche preferenze possono consentire l’elezione di un rappresentante.
    Altro punto debole il dover scrivere a matita il nome ed il cognome del candidato.
    Il punto forte del collegio uninominale è che i nomi dei candidati sono prestampato in scheda ma che sono le segreterie a scegliere e chi viene eletto diventa praticamente un nominato subalterno.
    Unendo le cose positive di entrambe queste metodologie si riescono a limitare le parti negative.
    Si immagini un collegio uninominale, dove ogni contrassegno deve presentare 3 candidati.
    In parlamento sono depositate varie proposte che utilizzano i collegi uninominali,alcune hanno la ripartizione proporzionale altre quella maggioritaria relativa secca.
    Nessuna di queste paventa la possibilità che vi siano preferenze vere all’interno del medesimo contrassegno.
    Io qui propongo che ogni contrassegno debba candidare minimo e massimo 3 candidati.
    L’elettore potrà mettere 2 crocette, una sul contrassegno e una sul nome di uno dei tre candidati del medesimo contrassegno.
    Fin qui sono cose che ho già scritto varie volte anche molti medi fa.
    La novità starebbe nel tentativo di conciliare preferenze e liste bloccate.
    Innanzitutto esiste un ordine di presentazione dei tre candidati, quindi c’è un capolista, un secondo ed un terzo candidato.
    Ma anche il capolista risulta votabile con le preferenze, in pratica si misura con gli elettori.
    Nel momento in cui avviene il conteggio delle schede, si considera le percentuali sulle preferenze ricevute dai candidati rispetto ai voti totali ricevuti dal contrassegno e se un candidato ha superato il 50%+1 delle preferenze sarà il primo(e unico) degli eletti di quel contrassegno in quel collegio.
    L’esempio è presto fatto e appare quasi banale:

    Tre candidati della stessa forza politica ottengo pari preferenze,significa che ognuno di essi ha ottenuto circa il 33% dei voti ricevuti dal proprio contrassegno.
    La soglia da superare per essere eletti con le preferenze è del 50%+1 delle preferenze.
    Dunque il primo degli eventuali eletti di tale forza politica sarà deciso tramite le liste bloccate ovvero l’ordine di presentazione visto che nessuno è andato oltre il 33%.
    Se invece uno dei tre avesse superato il 50%+1 delle preferenze e gli altri avessero preso ad esempio il 10% ed il 39%,quel candidato sarebbe stato il primo degli eletti in quel collegio nel caso in cui a tale contrassegno fosse assegnato il seggio.
    Mi pare che questo sia buonsenso, invece di lasciar nominare alle segreterie il candidato unico si lascia la possibilità che il popolo sovrano scelga altrimenti e se le percentuali risultassero inferiori,solo in quel caso, scatterebbe l’ordine di presentazione della lista e l’elezione del capolista che comunque non risulta totalmente bloccato perché anch’egli fa campagna elettorale e può ricevere preferenze.
    Sembra di no ma il 50%+1 delle preferenze è molto alto,anche perché c’è da considerare che non tutti gli elettori metteranno due crocette, per cui se ad esempio il contrassegno elettorale riceve 100 voti magari le preferenze espresse dai cittadini possono essere solo 60.
    Quindi per avere un vero equilibrio tra preferenze e liste bloccate non bisognerebbero considerare i voti ricevuti dalla coalizione ma invece la somma totale delle preferenze ottenute dai candidati.
    Esempio:
    100 voti a favore de contrassegno,che esprime i tre candidati dove un primo candidato ottiene 10 preferenze un secondo ne ottiene 19 ed un terzo ne ottiene 31.
    Come descritto precedentemente Abbiamo a disposizione due sistemi di calcolo:
    Con primo sistema si calcola la percentuale mettendo al denominatore i voti ottenuti dal contrassegno, cioè i 100 voti.
    Con il secondo sistema,che io ritengo essere il migliore, si mette al denominatore la somma delle preferenze per ottenere così la percentuale del 50%+1 rispetto alle preferenze dei candidati e non invece rispetto ai voti ricevuti dal contrassegno.
    Anche perché se così non fosse avremmo zone d’Italia elette sempre con liste bloccate visto che la percentuale di preferenze risulta più bassa,in specie al Nord.

    Nell’esempio precedente se si adotta il primo sistema di calcolo,il primo candidato ottiene 10 preferenze su 100 voti al contrassegno,quindi il 10%, il secondo ottiene 19 voti cioè il 19% il terzo 31 voti cioè il 31%.
    Nessuno risulterebbe eletto con le preferenze.
    Invece adottando il secondo sistema di calcolo,cioè guardando il totale delle preferenze ricevute dai tre candidati e non i voti del contrassegno abbiamo che con 31 preferenze su 60 totali uno dei candidati ottiene più del 50%+1 delle preferenze e dunque risulterebbe il primo degli eletti se in quel collegio fosse assegnato un seggio a tale contrassegno.
    Invece i 100 voti ricevuti dal contrassegno potrebbero essere utilizzati come riferimento rispetto agli altri collegi uninominali e ai voti ottenuti dalla stessa lista in un differente collegio,per assegnare il seggio in una circoscrizione piuttosto che l’altra.
    Questo sistema funziona sia con l’uninominale maggioritario relativo sia con l’uninominale proporzionale.
    Credo sia  un buon punto di equilibrio.
    Uno potrebbe chiedersi che senso ha questa mediazione tra liste bloccate e preferenze: Semplice il candidato del partito cioè il capolista viene eletto se ottiene il 50%+1 delle preferenze oppure se gli altri non ottengono tale percentuale, in questo modo la scelta del capolista è ponderata al numero di preferenze effettive.
    In pratica con poche preferenze vale la scelta del segretario perché conta più il voto al nella diatriba tra preferenze e liste bloccate ci sarebbe una soluzione di compromesso altialzo.Nella diatriba tra preferenze e liste bloccate ci sarebbe una soluzione di compromesso al rialzo

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  • giamps78 10:30 il 17 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il ritorno di Berlusconi e il quasi addio di minzolini: Legge Severino veramente incostituzionale? 

    La legge Severino deve sottostare alla costituzione e la costituzione afferma che per far decadere un parlamentare serve il voto dell’aula.
    Quindi bene ha fatto il vice presidente della camera luigi di maio strappare una fotocopia della legge severino.
    Infatti vedere una decadenza di un deputato essere confermata o respinta tramite il voto di una semplice mozione ha veramente dell’incredibile, così come il prevedere che sia una commissione in parlamento a dover dare tale parere.
    Questo è l’unico punto sui cui si potrebbe affermare la incostituzionalità della legge Severino.
    Difatti quando Berlusconi decadde da senatore si è creato un contrasto tra la costituzione e la legge Severino,dove quest’ultima mi par di ricordare intenda il voto del parlamento come mera ratifica della decisione della giudice.
    Ritengo questo un grave errore di procedura, infatti Berlusconi avrebbe avuto lo stesso il voto del parlamento per la sua decadenza così come previsto dalla costituzione e sarebbe decaduto ugualmente dopo il voto dell’aula, anche se non vi fosse stata la legge Severino.
    Il problema potrebbe essere nato da una difettosa lettura degli articoli 66 e 68 della costituzione.
    Questi due articoli regolano due situazioni differenti,il 66 riguarda la decadenza del parlamentare,il 68 riguarda invece il suo arresto,che, si badi bene, non determina automaticamente la decadenza da parlamentare.
    Quindi i voti che il parlamento deve fare nel caso di condanna di un parlamentare sono due,il primo per la convalida dell’arresto o anche per la semplice privazione della libertà personale quale può essere ad esempio una pena alternativa al carcere per sopraggiunti limiti di età sostituito con lo svolgimento di lavori socialmente utili.
    Questo voto non implicherebbe automaticamente la decadenza ma permetterebbe alle autorità di arrestare il parlamentare che resta parlamentare.
    Il secondo voto,invece, deriva dall’articolo 66 della costituzione e dice:
    “ciascuna camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e incompatibilità”.
    Soffermiamoci sui singoli termini:
    Sopraggiunte significa che non esiste alcun vincolo di retroattività da rispettare, che l’incompatibilità e ineleggibilità possono giungere anche dopo e costituire fonte di decadenza.
    Ora,siccome non ho preso in mano la legge Severino non posso affermare con certezza che Berlusconi sia stato fatto decadere in quanto divenuto ineleggibile piuttosto che incompatibile,ma a memoria mi pare di ricordare c’entrasse l’interdizione dai pubblici uffici come causa primaria di decadenza.
    Questi due fattori solo decisi con legge ordinaria in quanto non è contenuta nella costituzione una descrizione effettiva di tali termini.
    Quindi se la legge Severino ha stabilito che una delle cause di ineleggibilità o incompatibilità siano tra quelle descritte nell’articolo 68,ovvero l’arresto o la limitazione della libertà tramite lavori sociali obbligatori, ha in pratica stabilito una congiunzione tra i due articoli della costituzione, ma in alcun modo ne può modificare il senso.
    “la camera giudica” dice l’art 66, ed è quindi organo giudicante non quindi un mero ratificatore che si esprime attraverso voti di commissioni confermati o bocciati da mozioni generiche che vengono fatte votare dall’aula.
    Come detto in precedenza i voti del parlamento a norma degli articoli 66 e 68 sono due e sono tra loro distinti,”salvo che” così afferma l’articolo 68 “in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna,ovvero sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’obbligo l’arresto obbligatorio in flagranza”
    Quindi le due affermazioni che tra loro si tengono in questa frase sono “senza autorizzazione della camera alla quale appartiene,nessun membro del parlamento può essere sottoposto […]  salvo che…
    Significa che non serve l’autorizzazione del parlamento in caso di esecuzione di un arresto dopo condanna definitiva o di limitazione della libertà personale nel caso dei servizi sociali per raggiunti limiti di età.
    Tutto questo per dire che il parlamentare a norma di questo articolo modificato nel 1993 può finire in gattabuia senza il parere della camera di appartenenza,ma rimane comunque parlamentare.
    A norma dell’articolo 66 si deve avere comunque un voto del parlamento che rappresenta un giudizio e come tale non può essere trasformato in una mera ratifica o in un automatismo.
    Se è vero che l’incompatibilità e ineleggibilità possono essere decise
    Da una legge ordinaria non può tale legge andare oltre la costituzione.
    Questo però nulla ha a che vedere con l’interdizione dai pubblici uffici di Berlusconi che al momento gli impedisce di ricandidarsi.
    Infatti un conto è la decadenza dal seggio per ineleggibilità sopraggiunta.

    altro conto è ineleggibilità nelle successive elezioni dovuta al perdurare dell’interdizione dai pubblici uffici che originariamente era la causa della decadenza ma che diventa causa di incandidabilità.
    Ma qui si parla di irretroattività e non si capisce proprio rispetto a che cosa.
    Significa forse che il parlamentare avrebbe evitato di “delinquere” se avesse avuto la deterrenza della legge Severino e avesse cioè saputo in anticipo che non avrebbe potuto ricandidarsi?
    Ho dei serissimi dubbi…
    Ma Berlusconi è abbastanza furbo,vuole il proporzionale per far durare la legislatura il tempo che basta a far terminare l’interdizione dai pubblici uffici,magari condiamo il tutto con una riforma costituzionale che cambi l’assetto del paese e lui torna a fare il parlamentare magari candidandosi per diventare il primo premier ad essere eletto direttamente dal popolo!
    Se non vado errato Mi pare manchino 2 anni al termine di tale sanzione,in 1 anno finisce questa legislatura, un altro anno durerà l’altra con il proporzionale e lo sbarramento e con forza Italia al governo,elezioni e highlander Berlusconi che ritorna!

     
  • giamps78 18:56 il 16 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    Ridurre cuneo fiscale migliora i consumi interni? Dipende 

    La riduzione del cuneo fiscale lato impresa sui lavoratori assunti, non consente ai lavoratori di ottenere una remunerazione più alta,ma consente a quell’impresa la diminuzione del costo del lavoro.
    A prima vista può apparire come una mossa che non abbia nulla a che vedere con l’aumento della domanda interna.
    Infatti,dicono i critici, l’assenza dell’aumento delle retribuzioni toglie qualsiasi beneficio a questa operazione ed inoltre se si realizza aumentando altre tasse si annulla l’effetto di tale operazione.
    Io reputerei giusta una operazione di questo tipo solo se le coperture finanziarie fossero trovate aumentando la tassazione sugli utili d’azienda non reinvestiti nell’azienda stessa.
    Siccome l’azienda che ha un profitto non chiude,ma a chiudere solitamente è l’azienda che il profitto non riesce a farlo, si tratta semplicemente di far pagare più tasse a chi fa maggiore profitto e meno tasse a chi dà occupazione ma è meno profittevole.
    Ma il ruolo sociale dell’azienda che dà lavoro ma risulta in perdita è fondamentale anche per l’azienda che fa tanti profitti.
    Infatti sono i lavoratori e non i disoccupati a creare domanda interna, e l’azienda che fa molti profitti li fa perché i lavoratori dell’azienda che fa pochi profitti ottengono tutti i mesi una busta paga.
    Se chiudesse diminuirebbe anche il giro d’affari e probabilmente l’utile di quell’altra.
    Ovvio che il fenomeno è molto più complesso,l’azienda che chiude verrebbe sostituita da altre aziende estere,arriverebbero prodotti creati dall’estero e ad un costo più basso,facendo sembrare bella la globalizzazione ma in realtà impoverendo la nostra società.
    Il punto è che riducendo in questo modo il cuneo fiscale abbiamo una maggiore competitività delle imprese italiane,con una diminuzione del costo del singolo prodotto.
    Chi investe nella robotizzazione per avere più utili viene penalizzato, e tali tasse vanno a diminuire il costo del lavoro umano che poi è quello che fa girare l’economia,mentre l’utile fatto sul lavoro dei robot crea solo accumulo di capitali in mano a pochi che per la legge di mercato faranno chiudere tutti quelli che non hanno investito nelle robotizzazioni.
    Rimango fermamente contrario ad una tassa sui robot, messa così indiscriminatamente come quella proposta da Bill Gates,che avevo già criticato 3 settimane fa.

    Ma una tassa più alta sugli utili d’azienda che serve per abbassare il cuneo fiscale lato impresa,cioè le tasse che l’azienda paga per ogni lavoratore sarebbe rivitalizzante per il sistema paese.
    Fermo restando che chi fa molti utili ed ha molti occupati non avrà un aggravio così elevato,perché rispetto ad oggi avrà anche minori tasse da pagare su quei lavoratori.
    Invece vedo in giro persone che vogliono si un calo del cuneo fiscale,ma lato lavoratore per far avere a quest’ultimo una remunerazione più alta e, dicono, per aumentare la domanda interna.
    In realtà la domanda interna cresce solo perché l’inflazione fa aumentare i prezzi dei prodotti,ma non il numero di prodotti venduti.
    Anzi,quando un’azienda italiana chiude e si trasferisce all’estero e riesce a produrre a costi più bassi grazie ad un costo della vita e del lavoro più bassi rispetto all’Italia, ottiene profitti più alti e porta qui quegli stessi prodotti ad un prezzo inferiore incrementando il numero di prodotti venduti ma diminuendo il complesso della domanda interna italiana.
    Abbassando il cuneo fiscale lato lavoratore non si toglie interesse alla delocalizzazione, si aumentano i salari che però servono per comprare più prodotti creati all’estero.
    Nell’aumentare i salari si aumenta implicitamente l’inflazione italiana e notoriamente inflazione significa aumento del prezzo dei prodotti.
    Se quell’azienda ha delocalizzato in un luogo dove c’è una inflazione inferiore, guadagnerà ogni anno competitività pari alla differenza tra inflazione più bassa di quel paese e inflazione più alta in Italia,o vice versa per le aziende italiane che esportatrici se l’inflazione italiana risultasse più bassa.
    Tutto questo, ben inteso, a parità di moneta,nel caso specifico l’euro.
    Questo per sottolineare quanto siano simili i fenomeni economici che si sviluppano considerando apprezzamento delle monete e differenza di inflazione.
    Non è un caso se l’inflazione riesce a far muovere capitali nell’investimento sui titoli di stato,infatti più Alta sarà l’inflazione più alti saranno i tassi di interesse.
    Questi fenomeni sono tutti collegati tra loro,infatti bloccando gli aumenti salariali o diminuendo i salari, si blocca l’inflazione e si recupera competitività rispetto ad altri paesi che mantengono inflazioni annuali superiori.
    Ovviamente il tutto dipende anche dalle dipendenze che si hanno verso l’estero, ad esempio per l’energia.

    Il punto è che aumentando i salari si perde competitività ,l’aumento dell’inflazione farà contenti i capitali che vogliono essere remunerati per l’acquisto di titoli di stato ma nel tempo la perdita di competitività si farà sentire ed il debito alcuni anni dopo sarà più alto e più difficile da pagare.
    Si ripresenteranno gli stessi identici problemi ma aggravati rispetto a prima, e a tali problemi si risponderà rimandando di altri anni e presumendo che tale soluzione sia corretta.
    Inoltre questa Europa permette di avere sedi legali e sedi fiscali all’estero, senza che in quei paesi vi sia la effettiva produzione di tali beni.
    La differenza di tassazione di certi paesi dell’unione europea che somigliano a paradisi fiscali e la differenza di costo della vita e del lavoro di altri paesi nella fattispecie ex blocco sovietico sono alla base di gravi disuguaglianze all’interno dell’unione senza che sia presente alcun dazio,avendo piena libertà di movimento.
    Disuguaglianze che a loro fanno comodo e che faranno di tutto per tenersi e che se non colmate porteranno al nostro fallimento.

    altra soluzione per migliorare la competitività potrebbe essere quella di abbassare l’imposta sul valore aggiunto dei prodotti creati e venduti in Italia alzando la stessa imposta sui prodotti che provengono dall’estero, c’è già un piccolo margine ma questo non è sufficiente.

     
  • giamps78 16:57 il 9 March, 2017 Permalink | Rispondi  

    terminato il QE della BCE termina anche l’euro: Ecco una alternativa alle am-lire proposte da Berlusconi 

    Immagine

    C’È veramente il rischio che il quantitative easing fatto dalla BCE si trasformi in un buco nell’acqua.
    Che diminuisca di intensità negli acquisti passando prima ad 80 miliardi e poi a 60 da luglio a settembre 2017 ci può stare.
    Il punto è un altro,come peraltro scrivevo già mesi fa: Cosa fa la banca centrale europea con i titoli che ha già acquistato nel momento in cui andranno a scadenza naturale?
    Domanda semplice alla quale fino ad oggi non si è ancora risposto.
    Eppure la questione è di fondamentale importanza.
    Se la BCE compra supponiamo mille miliardi di euro di debito pubblico,stampando da zero delle banconote, e questo debito ha una scadenza media di 5 anni prima di essere rifinanziato, cosa fa la BCE al termine del quinto anno?
    Le opzioni sono perlomeno 2:
    1) reinveste automaticamente la cifra originaria del QE.
    Ad esempio se nel 2015 ha comprato un quinquennale da 20 miliardi, quei 20 miliardi vengono reinvestiti nel 2020 per l’acquisto di un ulteriore quinquennale.
    Questo non significa aumentare il QE e nemmeno prolungarlo nel tempo ma semplicemente mantenere quello che è star fatto in precedenza.
    2) restando all’esempio del punto precedente ,scaduto il quinquennale nel 2020 esso viene mese sul mercato come capita normalmente ma la BCE non è intenzionata a rifinanziarlo.
    Questo significherebbe eliminare retroattivamente il vecchio quantitative easing e tutti i suoi effetti, il ritorno ad una moneta euro che rimbalza sul dollaro anche se quest’ultima dovesse alzare i tassi di interesse.
    Il valore dell’euro certamente tornerebbe sopra quota 1,30 in pochi anni , perché tutta la liquidità che la BCE ha immesso nel mercato verrebbe ritirata mano a mano che i titoli di stato arrivano a scadenza.
    Inutile dire quali gravi effetti avrebbe una decisione di questo tipo,praticamente la moneta euro smetterebbe di esistere nel giro di pochi anni, in concomitanza con la nuova recessione che colpirà l’europa e con la speculazione che colpirà i titoli di stato.
    Magari non subito, come detto se l’euro acquisirà forza vi saranno investimenti sui debiti sovrani, inizialmente gli investitori punteranno a guadagnare non solo dai tassi di interesse ma anche dal cambio di valore dell’euro, un guadagno del 15% in due anni rappresenta un ghiotto boccone.
    Ma questo fuoco di paglia ci lascerà solo macerie,perché la nostra economia reale tornerebbe ben presto ad arrancare.

    Mi piacerebbe dunque sapere quali sono le intenzioni della banca centrale europea.
    O forse non dice nulla perché sottintende che con la fine degli acquisti ,presumibilmente a dicembre, non vi sarà più alcun ulteriore acquisto compreso il rifinanziamento di titoli in scadenza.
    Se questo fosse lo scenario saremmo davanti ad una vera e propria catastrofe dell’eurozona perché in pochi anni svanirebbe completamente ogni effetto del QE, e torneremmo dritti dritti verso una situazione simile a quella del 2008, in un colpo solo finirebbe l’euro e dell’unione europea,comincerebbero a catena una serie di default.
    In pratica questi 3 anni sarebbero una parentesi, che forse non avrebbe nemmeno dovuta esserci, anzi sicuramente non doveva esserci alcuna parentesi, perché questi politicanti incapaci ed autolesionisti non meritano nulla di buono visto che sono riusciti a mistificare con la loro propaganda gli effetti del QE con gli effetti di fallimentari riforme del lavoro.
    Qui non è questione di essere complottisti ma realisti.
    Siamo arrivati a fine corsa mentre i politicanti incapaci parlano di Europa a più velocità in occasione dei 60 anni dei trattati di Roma.
    A me sembrano i suonatori di violino   sul Titanic mentre affonda.
    Si finge che dalla crisi si possa uscire automaticamente , come se non ci fossimo mai entrati…
    Basta qualche paroletta, divulgare l’illusione nella testa delle persone.
    Ma alla matematica di queste illusioni non gli importa un bel nulla…
    Purtroppo l’incapacità di questi politicanti non può essere contrastata con la ragione forse solo con la propaganda.
    Ed è propaganda filo europeista contro propaganda anti europeista, ma la realtà e la soluzione dei problemi non stanno ne da una parte ne dall’altra.
    Questi politicanti ignoranti si fanno consigliare le riforme dalle multinazionali del capitale e da economisti altrettanto ignoranti.
    Forse ci conviene votare per i cinesi,almeno loro sanno che cosa sono gli investimenti pubblici, noi abbiamo privatizzato tutto il privatizzabile e la situazione ogni giorno diventa peggiore.
    Ma non erano le privatizzazioni a creare maggiore competitività?
    E come mai oggi che stiamo privatizzando tutto va peggio di quando avevamo fior di aziende in mano pubblica?
    Semplicemente perché ci hanno raccontato una serie di frottole, e perché la matematica non è un’opinione.

    Una possibile soluzione sarebbe la stampa di monete di nuovo conio da 10 20 e 50 euro,monete,non banconote.
    Monete perché a differenza delle banconote possono essere stampate direttamente banca d’Italia, senza bisogno di passare da decisioni della BCE.
    Quindi la banca d’Italia metterebbe in giro monete che però non possono andare all’estero.
    Questa sarebbe l’alternativa alla doppia moneta euro più moneta nazionale.
    Sarebbe la “carta-moneta” più che la “doppia-moneta” proposta da Berlusconi come ritorno all’am-lira che c’era nel dopoguerra in Italia.
    Ogni stato avrebbe le sue euro -monete che non possono essere utilizzate in altri stati e non possono finire all’estero.
    È una proposta come un’altra, fatta senza modificare i trattati, lo stato immetterebbe nel mercato tali monete acquistando titoli di stato invenduti e ottenendone gli interessi

     
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