#Taxi: cittadini non possono pagare conto speculazione su compravendita delle licenze

Il problema della concorrenza del trasporto locale in ambito privato deriva dalla avvenuta speculazione sulla compravendita delle licenze dei taxi.
Il risultato di questa speculazione a monte si traduce a valle con delle tariffe dei taxi che risultano a dir poco esorbitanti.
Il problema è che le licenze dei taxi possono essere vendute da privato a privato e non hanno una scadenza prefissata.
Quindi nella compravendita da privato a privato di tale permesso di esercitare la professione si è intromessa la legge di mercato a scopo di lucro e questo ha danneggiato i cittadini.
Giustamente se uno paga 180 mila euro per una licenza deve rientrare nei costi e quindi farà dei prezzi più alti quantomeno per non averne una perdita.
Porre fine a questa speculazione è di primaria importanza per riuscire ad abbassare il prezzo del servizio ed allo stesso tempo per permettere a chi esercita tale professione di avere il giusto guadagno rientrando nei costi che diventano sostenibili.
Quindi serve una legge che vieti la vendita delle licenze nel mercato speculativo e che lasci al solo comune questo compito.
Il prezzo delle licenze va quindi fissato per legge e le licenze vanno liberalizzate aggiungendo per i primi 3 anni un 10%.
Questo 10% serve per restituire ai tassisti una parte dei soldi spesi sia per la licenza sia per l’automezzo facendo un calcolo basato sul numero di anni e sui guadagni ottenuti.
In definitiva il tassista deve dimostrare di aver pagato tale cifra per ottenere tale licenza e potrà avere indietro una parte dei soldi spesi.
La liberalizzazione delle licenze temporanee permetterà ad uber l’acquisto delle licenze in ogni città nelle quantità decise dai singoli comuni.
Ad esempio se uber compra tre licenze in uno specifico comune per 12 mesi potrà far girare contemporaneamente fino ad un massimo di 3 mezzi e con i soldi di quelle tre licenze si risarciscono parzialmente i tassisti di quel comune per le perdite avute.
Il punto centrale è l’eliminazione della speculazione e l’abbassamento dei prezzi.
Il punto non è che i vigili del fuoco,anch’essi oggi in sciopero, hanno buste basse.
Tutto è relativo, a contare è il potere d’acquisto.
Abbassando il prezzo dei servizi e dei prodotti ed eliminando la speculazione migliorerà il potere d’acquisto e la competitività internazionale senza bisogno di alzare le buste paga.

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