ritorno alla lira: Ecco cosa succederebbe a debito,inflazione e produzioni

Non è la moneta che si svaluta a far alzare gli interessi sul debito pubblico.
Ma è la quantità delle importazioni acquistati da chi ha una moneta che si svaluta a far aumentare l’inflazione che a propria volta fa aumentare i tassi di interesse.
Su quest’ultimo punto credo non possano esserci dubbi,se uno mette i risparmi in banca si aspetta di avere una rivalutazione almeno pari all’inflazione.
Se l’inflazione è al 6% per forza di cose gli interessi sul debito sono almeno del 6%,altrimenti si svilupperebbero fenomeni monetari che porterebbero i tassi di interesse ben oltre il 6%.
Quindi una moneta debole,che si svaluta ogni anno del 5 del 10 o del 15 per cento,non è detto abbia dei tassi di interesse sul debito del 5 del 10 o del 15 per cento.
Questi tassi di interesse dipendono dal grado di dipendenza rispetto alle importazioni che arrivano dall’estero.
Più uno stato è dipendente,anche culturalmente, da altre economie che usano monete forti, più l’esposizione creerà problemi economici a chi importa quei prodotti.
Il fenomeno che porta il rialzo dei tassi di interesse è semplice.
Se l’italia esce dall’euro e svaluta la sua moneta supponiamo del 10% ogni anno,i tassi di interesse non cresceranno automaticamente del 10%.
Una persona che vuole comprare l’i-phone della Apple e non accetta di comprare un i-phone italiano anche perché non esiste visto che abbiamo perso perfino la Olivetti, e non accetta di comprare surrogati vari e i-phone taroccati, lo pagherà il 10% in più ogni anno.
Infatti l’i-phone venduto in dollari può anche mantenere lo stesso prezzo,ma la svalutazione monetaria lo farà aumentare di prezzo.
In 10 anni il prezzo aumenterà dunque del 100%,così  pure altri beni importati come il petrolio,il metano e tutto questo al netto degli shock petroliferi.
Accade che quindi i lavoratori chiederanno più soldi, che siano statali,liberi professionisti, piccole o grandi imprese non importa.
Tutti i lavoratori chiederanno l’aumento,tutti gli anni,altrimenti ci saranno gli scioperi, e senza aumenti degli stipendi si entrerà in una fase di recessione perché l’inflazione mangerà il potere d’acquisto e facendo crollare la domanda interna.
Da un lato hai le aziende che possono esportare un maggior numero di prodotti grazie alla svalutazione competitiva,che però non dura nel tempo perché i lavoratori chiederanno rialzi delle buste paga e l’azienda esportatrice aumenterà il costo del lavoro perdendo parzialmente la competitività guadagnata.

L’azienda esportatrice perderà ulteriore competitività quando lo star sarà costretto ad alzare le tasse.
Infatti in queste condizioni la spesa pubblica è destinata a splafonare.
Non solo perché l’inflazione alta dovuta alla dipendenza delle importazioni farà salire l’inflazione che a propria volta facendo salire i tassi di interesse farà salire il debito del 10% ogni anno,da notare che poi gli interessi sul debito diventano essi stessi nuovo debito.
Ma anche perché ogni singola spesa dello stato è destinata a salire,p partire dalle remunerazioni dei dipendenti pubblici e delle pensioni, continuando con il costo degli appalti e via via alla bolletta elettrica,al riscaldamento degli uffici pubblici etc etc.
È chiaro che tutto questo provoca l’aumento percentuale della tassazione che ricadrà anch’esso sull’inflazione e sull’aumento dei tassi di interesse.
Quindi in questo caso perfino l’aumento delle tasse può provocare l’aumento della spesa pubblica!
La fantomatica azienda esportatrice vedrà quindi aumentare la tassazione e aumenterà i prezzi praticati perdendo attrattiva e competitività mentre il debito pubblico continuerà ad aumentare.
Nel frattempo il pil cresce,secondo quanto affermano gli economisti moderni,solo che quella crescita è dovuta solo ed esclusivamente all’inflazione e dunque bisognerebbe effettuare una sottrazione per verificare se c’è effettivamente una crescita “reale” o se stiamo semplicemente arricchendo i possessori di capitale che speculano grazie a questo sistema privo di regole.
Qualcuno intelligente potrebbe creare un muro dicendo:
È vietato vendere in italia l’i-phone,se la Apple può vendere qui solamente i prodotti creati negli stabilimenti della Apple aperti in Italia.
A parte il fatto che questo non ci mette al riparo dai rincari di alcune componenti che comunque devono arrivare dall’estero,tipo alcune materie prime.
Ma comprando la apple made in italy non avremo la maggiorazione della svalutazione competitiva ma avremo nel primo anno un prodotto che costa anche il 200% in più.
Ma con il trascorrere del tempo dopo 20 anni,a colpi di 10% di svalutazione monetaria, arriveremo a parità.
Calcoli empirici ed evidentemente esemplificativi,sempre nel caso in cui apple non decida di robotizzare l’intera linea produttiva lasciando a casa i lavoratori.
In quel caso lo stabilimento darebbe in Italia ma di lavoratori nemmeno l’ombra.

Stesso dicasi per il petrolio.
Supponiamo che autoprodurre con co2,idrogeno ed energia elettrica faccia costare 3€ un litro di bio-carburante a km zero contro 1,5€ di quello fossile che arriva dall’estero.
Se tornassimo alla lira,il primo anno avremmo interesse a comprare quello fossile.
Ma man mano che passano gli anni,a colpi di svalutazione del 10% il prezzo di quello autoprodotto diventerebbe competitivo e potremmo paradossalmente esportarlo all’estero!
Supponiamo di svalutare del 200% la nostra moneta,quei 3€ iniziali diventano molti di meno e saranno ambiti perfino dai paesi produttori di petrolio!
Il punto è che nei primi anni c’è comunque una differenza di prezzo anche se i prodotti sono creati qui,a meno che qui non ci sia già un’azienda che li produce.
Infatti oggi il costo della vita e del lavoro italiani sono splafonate,proprio a causa di quanto ho spiegato precedentemente.
La Apple credo produca in corea i in cina,con dei costi orari molto contenuti.
Se l’i-phone fosse creato da uno stabilimento italiano oggi come oggi il suo prezzo potrebbe anche essere do 6 mila dollari!
Chi lo comprerebbe?
È per questo motivo che abbiamo perso la Olivetti,perché qualcuno vedeva la crescita fittizia del prodotto interno lordo alzato dall’inflazione e non si è accorto che anno dopo anno perdevamo competitività.

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