Il retroattivo bail-in colpisce incostituzionalmente i titoli subordinati e secondari

I politicanti hanno votato il “bail-in” sulle le banche.
Presentata per l’ennesima volta come una grande riforma si è rivelata per quello che è: Una ciofeca che ha fatto perdere alla borsa il 20% in pochi mesi dopo la sua entrata in vigore.
Il bail-in, è un trattato europeo ed è in vigore in italia come legge ordinaria approvata con decreto legge poi convertito dal parlamento.
Non essendo una normativa di rango costituzionale e non contenendo norme esplicitamente a carattere retroattivo non può in alcun modo essere valido per i contratti in essere,tra l’altro sottoscritti da privati.
Ergo, il bail-in per poter essere applicato nella sua completezza avrebbe dovuto contenere l’obbligo di modifiche contrattuali tra debitori e creditori con tanto di firma di questi ultimi su un pezzo di carta dove si attesta la modifica delle condizioni contrattuali.
Mi pare ovvio visto che lo stesso stato italiano per conto delle sue autorità di garanzia ha appena multato,per lo stesso motivo,le compagnie telefoniche che avevano modificato le condizioni contrattuali senza il giusto preavviso,anzi,senza avviso, e senza dare la possibilità di rescindere il contratto in essere.
Con una differenza tra i due casi:
Mentre il contratto sottoscritto tra utenti e compagnie telefoniche conteneva un clausola che permetteva alla compagnia telefonica la modifica unidirezionale delle condizioni contrattuali, i contratti bancari sottoscritti dai creditori delle banche non contengono alcun riferimento ad articoli di legge o a modifiche unidirezionali che permettano ad una banca di convertire quei titoli investiti in e di reinvestirli in altro modo in maniera unidirezionale,o addirittura di tenersi quei soldi lasciando completamente a secco il creditore che riceverà,se fortunato,anzi se sfortunato, dallo stato un indennizzo con i soldi pubblici.
In altre parole, non è sufficiente la pubblicità avvenuta tramite la pubblicazione in gazzetta ufficiale del decreto legge,ne la pubblicità avvenuta tramite i media,effettuata dallo stato perché tale pubblicità non può essere considerata come sostitutiva di pubblicità effettuata dalle banche presso i singoli sottoscrittori ovvero di un nuovo contratto di adeguamento agli articoli di legge sopravvenuti.

non potendo essere tale bail- in valido retroattivamente tutte le pubblicità effettuate dallo stato si intendono valide per i nuovi sottoscrittori di titoli e per i vecchi che firmano nuovi contratti e non dunque per i contratti in essere,nei quali,non è contemplata la possibilità di “disinvestimento” della banca con scelta unidirezionale e con scelta parziale di determinati titoli che perdono tutto e di altri titoli che invece non perdono nulla.
E non è nemmeno contemplata la possibilità che una banca che fallisca eliminando completamente contratti sottoscritti presso investitori “terzi” nei quali la banca risulta solo mediatrice, e a causa del fallimento di tale banca i soldi del creditore spariscono improvvisamente e non si sa bene dove finiscano.
Visto che la completa eliminazione di questi crediti va contro la costituzione che difende il risparmio andando contro un contratto sottoscritto tra  privati all’interno del quale non è contemplata la possibilità di perdere  tutti i crediti a causa per questo motivo aggiunto solo più successivamente, e visto che il trattato europeo risulta in vigore in Italia come legge ordinaria, visto che per altri creditori della banca fallita rimane ancora valido il contratto sottoscritto precedentemente senza modifiche tra contratti della vecchia banca fallita e la nuova banca costituita, e c’è quindi una palese disparità di trattamento tra chi ha perso tutto e chi non ha perso nulla,il bail-in è quindi incostituzionale e lo stato deve pagare non per bontà,ma semplicemente perché è il responsabile.
Ed invece lo stato punta l’attenzione sulla volontarietà e sulla consapevolezza di chi ha sottoscritto contratti rischiosi,ma i risparmi di quelle persone non sono andati in fumo per colpa del contratto da loro sottoscritto e della sua rischiosità.
Se così fosse tutti i contratti di qualsiasi banca ubicati presso quello specifico fondo d’investimento sarebbero andati in fumo,ma così non è in quanto altri risparmiatori che hanno sottoscritto i medesimi titoli presso altre banche stanno tutt’ora guadagnando il denaro degli interessi.
La colpa non è quindi della rischiosità ,consapevole o inconsapevole , di chi ha sottoscritto un contratto rischioso, ma di chi tenta di modificare retroattivamente tale contratto introducendo una variabile di rischio non contenuta e valida solo ed esclusivamente determinati contratti.

Comprendo che nelle intenzioni di chi ha prodotto questa normativa c’era il tentativo di limitare l’investimento rischioso tra le preferenze dei creditori tentando di dare un valore “secondario” a titoli “secondari” ma purtroppo siamo di fronte all’ennesimo pasticcio,all’ennesima ciofeca europea.
A parte che non sono ancora riuscito a capire che fine fanno i soldi dei creditori sottoscrittori dei titoli derivati.
Quello che so è Che il creditore che abbia depositato più di centomila euro perde tutto.
Ma non sono ancora riuscito a capire se quel contratto è dichiarato nullo dal fondo di investimento terzo o dalla banca.
Soprattutto perché proprio per quei titoli subordinati la banca fallita ha fatto solo da intermediario del contratto,visto che tale banca si è servita di un’altra banca terza ,che non è fallita, e che ha concretamente “piazzato i titoli” e di cui la banca fallita risulta creditrice.
La banca fallisce,quale circolo vizioso seguono i soldi utilizzati per acquistare titoli secondari visto che sono depositati al di fuori della banca laddove maturano gli interessi?
Dove vanno dopo il bail-in?
Ed in ogni caso,può il monte dei paschi di Siena,che non è(ancora) fallita, costringere chi ha sottoscritto tali azioni a convertirli in altre azioni e non invece lasciare la libertà di disinvestire quei titoli subordinati,visto se da contratto non c’è l’obbligatorietà di mantenere tale investimento attivo per un tempo prefissato?
Infatti se la banca non fallisce le attività bancarie devono procedere normalmente,non possono essere improvvisamente bloccati dei titoli in attesa o per colpa di un aumento di capitale,tra parentesi, mentre quella stessa banca restituisce debiti,ovvero trattamenti di fine rapporto e buonuscite ai suoi dirigenti che rappresentano debiti a tutti gli effetti.
Perché per le buonuscite dei dirigenti non viene applicata la regola dei 100 mila euro?
In ogni caso quando c’è un fallimento di solito accade che il creditore chieda al giudice un risarcimento ottenibile dalle proprietà di chi è fallito,tramite un curatore fallimentare,non si è mai visto un curatore fallimentare che si muova seguendo il limite di 100 mila euro,che dia zero a qualcuno e che dia tutto a qualcun altro e tutto questo grazie alla modifica retroattiva di un contratto.
Se è vero che la nuova banca dopo il bail-in mantiene validi,senza modifiche,senza nuove sottoscrizioni da parte dei creditori,alcune tipologie di contratti,allora anche i titoli subordinati secondari non hanno alcun motivo per non considerarsi tutt’ora ancora validi e annullati in maniera incostituzionale.
Difatti la quota dei 100 mila euro era già in vigore prima del bail-in indistintamente e quindi senza distinzioni tra titoli subordinati e non subordinati tra titoli secondari e non secondari,ed è il parametro utilizzato per la contestualizzazione del rischio da parte dei debitori e dei creditori al momento della firma del vecchio contratto.

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