L’inflazione crea la crisi della domanda e restringe il paniere

Volevo dimostrare come sia falsa l’affermazione di certuni economisti che vedono nell’inflazione il motore dell’economia e la deflazione come freno perché porterebbe a rimandare gli acquisti in attesa del futuro abbassamento dei prezzi.
Intanto su questo punto mi ero già espresso in passato e già avevo spiegato come tali affermazioni fossero errate alla radice.
Oggi volevo ribadire tale concetto con ulteriori argomentazioni.
Intanto ogni anno ci sono i saldi che abbassano del 30% i prezzi.
È del tutto evidente l’aumento delle vendite derivanti da tale evento.
A prezzi più bassi corrisponde un maggior numero di vendite.
E che nei 12 mesi ci sia l’inflazione al 2% o che ci sia la deflazione al 2% poco conta rispetto al calo del 30%.
Quindi se qualcuno vuole rimandare un acquisto ha motivo di farlo sia con l’inflazione al 2% sia con la deflazione al 2% visto che poi i prezzi si abbassano anche del 30%!
E mi pare che economisti e media parlano con entusiasmo di questa nuova moda del “Black friday” o di quella vecchia dei saldi invernali o estivi.
Voglio ricordare ancora una volta che il prodotto interno lordo è un numero crudo che non contiene il numero di prodotti venduti.
Approssimativamente, se il prodotto interno lordo è 100 e l’inflazione risulta dell’1% e se il numero di prodotti scambiati,tra l’anno prima e l’anno dopo, rimane esattamente il medesimo si avrà una crescita del prodotto interno lordo dell’1%.
È chiaro che la considerazione precedente è valida solo dal punto di vista teorico,ma se vendo 100 ombrelli ogni anno e aumento il prezzo dell’1%, pur vendendo lo stesso numero di ombrelli la spesa complessiva aumenta ma il numero degli ombrelli venduti è lo stesso.
Questa per gli economisti è considerata crescita,anche sedi crescita non vi è traccia se non in quella dei prezzi.
Viceversa se il prezzo degli ombrelli diminuisce,ma vendo più di 100 ombrelli potremmo entrare in una fase di recessione!
Ma l’argomento principale di questo articolo riguarda la crisi della domanda e la dimostrazione di come sia l’inflazione una delle principali cause.
Tutti abbiamo un “paniere” una cifra oltre la quale non possiamo spingerci nelle spese mensili.
Questo paniere può essere zero se non si possiedono denari mentre nella media è circa mille euro.

L’indice di povertà assoluta ci dice quante persone non riescono a raggiungere una certa quantità minima di denaro ogni mese.
Tale cifra 10 anni fa era sotto i 500 euro ed oggi è di poco sotto i 700.
Questo significa che in 10 anni l’inflazione ha fatto aumentare di circa 200 € i soldi necessari per non vivere in povertà assoluta.
Ci sono almeno 4 milioni di italiani che vorrebbero comprare molto di più di quello che possono permettersi ma non lo possono fare e più aumenta l’inflazione meno queste persone faranno acquisti quindi contribuiranno a diminuire  la domanda.
Altri 4 milioni di italiani non sono in povertà assoluta ma spendono ogni mese tutto quello che guadagnano e se vi fosse deflazione continuerebbero a spendere tutto quello che guadagnano,comprando quindi un maggior numero di prodotti,diminuirebbero le loro difficoltà, ma essendo il loro “paniere” identico a prima, avendo cioè magari mille euro e continuando a spenderne mille,non aumenterebbero il prodotto interno lordo secondo il metodo di calcolo attuale.
Anche per questa fascia di persone al diminuire dei prezzi non diminuisce la spesa che invece rimane costante,ma aumenta il numero di prodotti scambiati.
Ad esempio si parla dell’aumento delle bollette ma molto difficilmente si conta il numero di kw elettrici o di litri d’acqua consumati anche se i dati sono a disposizione.
Un comportamento virtuoso provocherebbe un minor spreco ma la bolletta magari aumenterebbe nei suoi costi fissi,più che in quelli variabili che dipendono dai consumi fino ad arrivare a dei costi fissi più alti di quelli variabili,ovvero l’avere un allacciamento alla rete elettrica costa di più Dell’energia elettrica stessa consumata durante la mensilità.
L’aumento dell’inflazione taglia la domanda sotto tutti i punti di vista e riduce lentamente la competitività del sistema paese.
Evidentemente se aumentano le spese si cerca di concordare con il datore di lavoro o con lo star l’aumento delle retribuzioni,questo permette di passare da mille a mille e cento euro ma di comprare i medesimi prodotti pagando bollette dove magari sono indicati medesimi consumi ma il prodotto interno lordo crescerà e dall’estero le agenzie di rating dai loro computerini stabiliranno che il nostro debito aumentato a dismisura potrà continuare ad aumentare in cifra assoluta senza alcun pericolo imminente,pagando tassi di interesse tutto sommato quasi ragionevoli.

Chi sarà in povertà assoluta vedrà aumentare aumentare la cifra necessaria per superare tale soglia e magari il pensionato con la minima riuscirà a farsi dare ,dal promettente politico di turno l’aumento, così come successe nel 2002 quando entrammo nell’euro ,Berlusconi portò da 300 euro a 500 euro le pensioni minime e poi i prezzi raddoppiarono!
L’inflazione dissangua l’economia,durante la fase di dissanguamento non tutte le parti se ne rendono conto,le parti periferiche avranno una circolazione ridotta ma altre parti vedranno l’afflusso di più sangue che poi però viene disperso.
Ma siccome poi il corpo è  uno solo la fine che fanno tutti gli organi è più o meno la stessa.
È chiaro che se raddoppi i prezzi e se aumenti le remunerazioni hai una parte che guadagna più denaro rispetto a prima ed inizialmente puoi avere anche un calo della disoccupazione come avvenuto negli anni successivi all’entrata dell’Italia nell’euro.
Ma alla distanza la perdita di competitività del settore produttivo dovuto al più alto costo del prodotto creato da persone che chiedono più denaro per mantenere inalterato il proprio “paniere” assieme alle regole che hanno abbattuto le dogane ed alla politica monetaria che ha portato l’euro a superare quota 1,60 sul dollaro(partendo da 0,90) porteranno ad avere una situazione non più sostenibile con le agenzie di rating che in un click ti fanno fallire.
In altre parole ogni forma di assistenzialismo che non tiene conto del debito pubblico e che pensa solo ad ottenere il 2% di inflazione ed il 2% di crescita di prodotto interno lordo non solo non risolve i problemi ma li rimanda nel tempo facendoli diventare sempre più grandi ed irrisolvibili.
Mano a mano che perdiamo le produzioni la crisi diventa grande ed il prodotto interno lordo che cresce al 2% non risolve il problema che è strutturale.
La divisione tra centro e periferia che si ha in ogni dove,anche all’interno del mondo “occidentale”,quando si vota per la brexit, o per Trump è esattamente lo specchio di quello che sta accadendo e che in futuro è destinato a peggiorare lasciando il mercato senza regole e senza barriere.
L’approccio neoliberista del licenziamento facile e dell’assenza di barriere di cui l’Europa si è fatta portatrice sta fallendo miseramente perché se è vero che ottimizza le produzioni, lo fa grazie all’accentramento nei luoghi più favorevoli,dove il costo della vita è più basso e dove c’è L’assenza di diritti che sono messi in competizione con luoghi dove i diritti ci sono e vengono un pochino alla volta tolti di mezzo

È chiaro che poi con la trasformazione del sistema produttivo e l’accentramento dei capitali presso le multinazionali anche tramite le robotizzazioni abbiamo le periferie produttive sempre più in sofferenza.
A questo si risponde criticando l’austerità non è la causa del problema perché in ogni caso anche facendo gli spendaccioni si otterrà un prodotto interno lordo ed una inflazione fittiziamente maggiori ma una situazione economica che realmente peggiora.
Se all’estero buste paga restano basse i prodotti costeranno meno e senza dogane evidentemente ci sarà una concorrenza che non ha nulla a che vedere con la produttività del singolo lavoratore ma dalle variabili esterne che originano dalla differenza di costo Dell vita e del lavoro in relazione alla spesa pubblica relazionata all’inflazione e al cambio monetario,non nell’arco di 12 mesi ma di decenni.
Chiaro che anche esistendo un reddito di cittadinanza non aumenterebbero i posti di lavoro che non ci sono,aumenterebbe solo il debito.
L’imprenditore se può far di meno di pagare le spese previdenziali e sociali e può creare lo stesso prodotto all’estero vendendolo qui,lo farà senza dubbio.
Ma tutte le spese pazze fatte da chi dubita dell’esistenza del debito pubblico e parla contro l’austerità andrebbero ad aumentare il divario tra stati ed in assenza di dogane farebbero diventare meno costosi i prodotti creati all’estero peggiorando la situazione lavorativa e la competitività strutturale e aumentando ancora di più il debito..
Negli esempi precedenti ho considerato il debito pubblico ma non il debito tra provati.
Evidentemente il “paniere” del singolo cittadino può subire modifiche relative a prestiti ottenuti,mutui da pagare etc etc.
Mancano altresì le categorie meno povere che possono avere maggiori opportunità di risparmiare denaro e quindi di rimandare gli acquisti in caso di deflazione.
Ammesso che la deflazione li faccia desistere dall’acquisto,i soldi messi in banca non restano comunque fermi,ma vanno ad alimentare prestiti che modificano i panieri di altre persone,allargandoli.
Questo in teoria,perché Poi in pratica vanno a fare carry-trade all’estero,ovvero speculazione finanziaria.
Mentre se vi fossero tassi bassi per i crediti privati allora questo renderebbe meno significativa la deflazione e farebbe spendere i soldi dai quali altrimenti si ottengono interessi minimi.
Il punto è che più salgono i prezzi più diventa difficile alzare i salari,più si restringerà la possibilità di fare acquisti dopo il deterioramento della situazione economica e finanziaria a favore di stari che hanno avuto meno inflazione e che hanno pagato nella loro storia meno interessi sul debito che oggi hanno un vantaggio perché concentrano il profitto delle multinazionali.

Annunci