I matrimoni omosessuali e lo scopo di lucro in irlanda

In Irlanda è avvenuto un fatto gravissimo, un pasticcere ha ricevuto un ordine per una torta con la scritta “sostieni il matrimonio omosessuale” ,con pagamento anticipato.
Qualche giorno dopo il pasticcere ha disdetto l’ordine restituendo le 36,5 sterline.
Chi aveva ordinato la torta, per tramite di una potentissima lobby, ha denunciato il fatto ed il giudice ha condannato il pasticcere al pagamento di 500 sterline più le ingenti spese processuali.
Il giudice ha affermato che il pasticcere non è una organizzazione religiosa ed ha un obbligo verso i clienti,obbligo che deriva dallo scopo di lucro alla base delle sue attività.
Trovo che queste motivazioni siano obbrobriose.
Partiamo dallo scopo di lucro,l’accettare che tale finalità sia in qualche misura un muro divisorio dentro il quale avere l’obbligo di tenere certi comportamenti di carattere etico piuttosto che altri è assolutamente insulso e privo di logica e significa implicitamente affermare che il denaro è “sporco” per definizione.
Lo stato impedirebbe così a chi svolge attività economiche che abbiano come fine lo scopo di lucro di assumere comportamenti eticamente rilevanti.
Si ma poi questa architettura giuridica  basata sullo scopo di lucro non trova alcun riscontro nella costituzione irlandese.
Non si può dunque affermare che lo scopo di lucro divide l’organizzazione religiosa da singole persone che praticano una religione imponendo qualche comportamento a queste ultime e non obbligando altrettanto l’organizzazione religiosa a fare lo stesso e vice versa.
Non esistendo nella costituzione irlandese alcun riferimento allo scopo di lucro non si può utilizzare questo aspetto per determinare per chi è valida la libertà di pensiero e la libertà religiosa e per chi no.
Dubito che la costituzione irlandese parli di organizzazioni religiose in un modo diverso rispetto ai diritti e doveri dei singoli cittadini che parimenti hanno la libertà di culto costituzionalmente garantita e non possono in alcun momento venir meno a tali dettati.
Certamente obbligare queste persone a rendere disponibile un servizio che loro ,come esercenti privati,non vogliono rendere disponibile è una grave violazione di principi costituzionali con lo stato che entra nella sfera privata e limita una parte dei diritti che la costituzione garantisce a tali persone, si tratta di una ingerenza dello stato nella libertà di cittadini.

Per quanto riguarda lo scopo di lucro,è esattamente il contrario.
Infatti è proprio lo scopo di lucro a determinare l’apertura o la chiusura del negozio,se ci sono più clienti resta aperto mentre se ce ne sono meno chiude.
Quindi il pasticcere rinunciando all’ordine e restituendo i soldi ha rinunciato anche allo scopo di lucro,andando contro i suoi stessi interessi economici che gli consentono di restare aperto e mettendo davanti la sua libertà di pensiero e la sua libertà religiosa assieme alla libertà di impresa ai soldi ed al guadagno.
Il pasticcere sceglie liberamente si fare ciò che vuole e non ha offeso la controparte in nessun modo.
Diverso sarebbe star il caso di mancato preavviso della disdetta,in quel caso chi ha fatto l’ordine non avrebbe potuto fare in tempo ad ordinare una torta da qualche altra parte e quindi sarebbe rimasto senza.
In questo caso giustamente il pasticcere deve pagare la sua negligenza con l’ammenda ma tutto questo rientra nei diritti del commercio e non hanno nulla a che fare con la religione.
Noto che quando fa comodo gli anglosassoni parlano di libertà di impresa mentre quando non fa comodo parlano di obbligatorietà a seconda dei casi.
Mettiamola così:
In questo caso specifico non parliamo di un servizio standard offerto dal pasticcere che si rifiuta di dare una torta standard ad una coppia perché è omosessuale.
Se così fosse stato fatto un grave atto da parte del pasticcere.
Il pasticcere non ha rifiutato di vendere uno qualsiasi dei suoi prodotti standard acquistabili da chiunque ,ha rifiutato di fornire una particolare “personalizzazione” adatta solamente a chi ha fatto quel particolare ordinativo stabilendo non poteva farlo,e non poteva farlo perché tale personalizzazione andava contro la sua sfera morale che esiste indipendentemente dalla presenza o dalla assenza dello scopo di lucro e sostenere il contrario sarebbe nocivo e controproducente allo stato di diritto che quel giudice deve far rispettare.
Non è dunque venuto meno ad uno dei principi di mercato che si basano sulla capacità di fare qualcosa.
In questo caso il pasticcere non è stato in grado di fare una particolare personalizzazione per sue insufficienti facoltà artigianali limitate ed arricchite dal proprio culto religioso al quale si collegano i suoi manufatti artigianali e se venisse meno tale collegamento ne deriverebbe un danno alla genuinità delle sue attività che possiamo anche definire  “artistiche” strettamente collegate alle sue attività imprenditoriali.
Egli ha stabilito che l’etica del suo negozio impedisce determinate personalizzazioni,quindi fatto salvo non abbia scritto il contrario nel suo menu,una cosa del tipo”potete chiedere qualsiasi personalizzazione” per il diritto commerciale non è obbligato a fornirle ma giusto per tagliare la testa al toro può scrivere “le personalizzazioni richieste riceveranno un vaglio dettato dall’obiezione di coscienza”.
Perché in fin dei conti il pasticcere ha fatto una obiezione di coscienza tanto quanto la potrebbe fare un medico che non fa certamente parte di organizzazioni religiose

In questo caso le sfere di influenza del pasticcere e della coppia omosessuale non sono compatibili e si possono esplicitare solo attraverso la standardizzazione e non dunque la personalizzazione per evitare che l’una venga a contatto con l

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