Raggi, Sala e l’incostituzionale feudalesimo mediacratico che divampa

Io rivendico la possibilità per un consiglio comunale,quale assemblea elettiva, di poter cambiare il sindaco della città ,se lo ritiene opportuno,magari  grazie ad un voto a maggioranza qualificata.
So che la corte costituzionale non è d’accordo perché ritiene che la carica ricoperta da una singola persona prevalga addirittura su un intero consiglio comunale tanto da legare il termine della consigliatura alle dimissioni di quella sola persona.
Per me questo è inconcepibile.
La concentrazione mediatica verso persone sole che ottengono questi super poteri amministrativi mi lascia allibito.
Ieri il sindaco di Milano si è autosospeso ed il sindaco di Roma ha visto arrestato il suo braccio destro.
In un paese normale il consiglio comunale sarebbe stato convocato e avrebbe revocato l’incarico al sindaco, nominando il successore.
In Italia non si può fare perché la legge elettorale,che si pone al di sopra della costituzione, e affida il premio di maggioranza non secondo i voti ottenuti dalle forze politiche, ma secondo i voti ottenuti dal candidato sindaco.
Così, se una coalizione di forze politiche ottiene magari anche il 51% dei voti ma un candidato sindaco di uno schieramento avverso ottiene un voto in più, viene dato il premio a quest’ultimo che diventa prevalente in consiglio e dimettendosi fa terminare la consigliatura.
La legge elettorale ha cioè messo il voto dato al candidato sindaco su un piano superiore rispetto al voto dato alle forze politiche.
Attenzione che il sindaco riceve meno voti dei partiti!
Se qualche emerito costituzionalista andasse a controllare le schede il giorno dopo il voto scoprirebbe che un sindaco ottiene meno voti e che la maggior parte di questi sono ottenuti senza la “x”,dell’elettore ma grazie alla “x” posta sulle liste delle forze politiche ed il voto viene assegnato automaticamente anche al sindaco che può poi far sciogliere il consiglio che dovrebbe esprimere la collettività degli elettori ed invece si sintetizza in una sola persona.
Com’è possibile che chi riceve le “x” sulla scheda elettorale debba essere sottomesso a chi le “x” non le ha ricevute ma che lo ottiene grazie ad un automatismo della legge?

Stiamo parlando di un candidato sindaco che , a differenza di quello che i media vogliono far credere con quotidiani ed esasperanti martellamenti,non viene affatto scelto dai cittadini ma è sempre calato dall’alto dalle dirigenze e dalle segreterie del partito.
Non c’è infatti nemmeno possibilità  di scegliere tra più Candidati della medesima coalizione.
I vertici dei partiti riescono così a porre il consiglio comunale sotto scacco tramite l’avvenuta “elezione” di una sola persona,andando contro il vero principio di rappresentanza delle istanze popolari che viene rinchiuso in un recinto di veti calati dall’alto.
Un candidato sindaco compare nella scheda elettorale con il suo cognome prestampato ed è candidato unico per quella parte politica.
Il popolo infatti non ha alcuna maniera per indicare nella scheda elettorale un candidato sindaco differente da quell’unico espresso da quella forza politica che è intenzionato a votare.
Tramite il voto disgiunto,l’elettore può scegliere un candidato sindaco di altro schieramento,ma come detto, in caso di vittoria di quel candidato in consiglio comunale sarebbe messa in minoranza la forza politica per la quale ha votato ed il vantaggio in termini di seggi andrebbe ad una forza politica avversa che da quell’elettore non è stata votata.
Chi si lamenta dei capilista bloccati nell’italicum dovrebbe lamentarsi allo stesso modo del mattarellum e dell’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti negli enti locali.
Quindi non è vero che il candidato sindaco viene votato direttamente così come non è vero che quel candidato che poi diventa sindaco viene scelto dal popolo.
L’unica cosa vera è l’immane forzatura mediatica e politica per rendere compatibile un corpo estraneo a questa repubblica, che sta provocando una crisi di rigetto malgrado l’enorme quantità di antibiotici somministrati in continuazione.
Io ritengo che la costituzione abbia una sua forma che non si basa sulle singole persone che vanno a creare un feudalesimo media-cratico un ma sulle assemblee elettive e sulla rappresentatività di queste rispetto alle esigenze popolari di cui ogni parte è delegata a rappresentare.
Trovo che le dimissioni davanti ad un notaio della maggioranza dei consiglieri comunali verificatasi in comuni come roma e Padova per far decadere un sindaco siano un vero e proprio sfregio alla repubblica democratica,un vulnus,una involuzione causata da “quelli del 1993”,un frutto avvelenato lasciato in dote alle future generazioni.
Non c’è l’elezione diretta del presidente del consiglio,il voto dato ad un partito sulla scheda elettorale vale di più di un voto non dato ma assegnato automaticamente al ‘capo della coalizione’ presente nella legge elettorale nazionale.
Ergo,lo stesso principio non può che valere anche per le regioni che tra parentesi sono dotate di poteri legislativi esclusivi,ma anche per i sindaci e per i presidenti di provincia.
E’ un principio di continuità e di chiarezza per l’elettore che si trova su una scheda un valore dato  alla singola forza politica e dall’altra parte la sottomissione al sindaco o al presidente di regione.
Questo provoca un vulnus perché  poi questi sindaci e questi presidenti di regione  diventano ministri senza aver ricevuto nemmeno un voto cero e credono che la costituzione debba piegarsi ad una logica anglosassone individualista.

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