Il nuovo secolo tra robotizzazione, fallimento degli stati sociali e nuova divisione del lavoro

Solo chi ha i capitali può investire nella robotizzazione delle linee produttive e distributive.
In assenza di dogane e di dazi tale investimento sarà effettuato all’interno dello stato con il più basso costo della vita e del lavoro.
Ora qualcuno può domandarsi quale differenza ci sia tra una linea produttiva che prevede la totale assenza di operai che però viene fatta in italia da una linea produttiva che prevede la totale assenza di operai che però viene fatta in Romania o in Serbia.
Sostanzialmente la differenza sta nelle tasse e nei costi di produzione la cui forbice tra paesi è tale da far spostare l’investimento per far ottenere ai capi il maggiore profitto ed il maggiore accumulo di capitali sui quali poi guadagnare con gli interessi ovverosia facendo aumentare i debiti pubblici degli stati che vengono scotennati della propria sovranità ovverosia della possibilità di legiferare su quelle produzioni che in qualche modo vengono imposte dai capi anche a tutto il resto della popolazione tramite il controllo dei media e lo specifico indirizzamento della ricerca scientifica.
Ad oggi non esistono più i paesi terza via,non esiste cioè la possibilità per gli stati di calmierare la potenza delle multinazionali attraverso proprie produzioni.
In questo ambito sarebbero rientrate anche le produzioni robotizzate statali,che pur non dando lavoro agli operai, come peraltro quelle derivanti da quella che impropriamente viene chiamata concorrenza perfetta,avrebbero consentito tramite l’assenza di scopo di lucro la distribuzione di beni a prezzi irrisori o addirittura gratuiti fino ad un certo livello di consumo mensile per nucleo familiare.
Solo così infatti,offrendo servizi gratuiti si può dare l’alternativa vera al sistema dello stato sociale visto oggi come unico salvagente per gli anziani che sono resi dipendenti dal mercato della domanda e dell’offerta perdendo le proprie radici di società e creando un solco sempre più profondo tra generazioni.
È del tutto evidente che se qui in italia hai una certa tipologia di stato sociale, ed in Romania ed in Serbia hai la quasi totale assenza di stato sociale,il capitale per l’investimento in robotizzazione,che lascia comunque per strada tutti gli operai,sarà fatto dove il costo dello stato è inferiore.

Naturamente nel mondo non esiste un solo tipo di stato sociale,si distinguono almeno tre gruppi:
A)quello italiano che negli anni è cambiato ma che risulta sostanzialmente pubblico.
B)quello anglosassone a capitalizzazione
C)quello dei paesi che si possono definire “in via di sviluppo” dove c’è la quasi totale assenza di uno stato sociale in linea con la povertà patita negli anni in cui in italia si viveva un periodo di miracolo economico,anch’esso peraltro successivo ad un periodo di povertà.
Ovviamente i primi paesi ad avere il fallimento del proprio stato sociale saranno i paesi dove lo stato sociale è più costoso…
Già me li immagino i super economisti a dire che il sistema anglosassone è il migliore dopo che sarà saltato lo stato sociale di alcuni paesi che casualmente hanno mantenuto pubblica la gestione delle casse previdenziali.
A bhe si, son due modi di vedere le cose.
Effettivamente non salteranno le casse previdenziali capitalizzate,ma fino a quando?
Finché c’è capitale remunerato le casse private non hanno problemi.
Ma se hai una robotizzazione quale disoccupato può permettersi di comprare i prodotti creati dai robot fatti nel paese dove il costo della vita e del lavoro è più Basso?
Certamente da un fallimento degli stati sociali pubblici non capitalizzati potrebbe nascere l’opportunità per gli stati anglosassoni e per i paesi in via di sviluppo nell’egemonizzazione delle produzioni.
Ma chi pensa questo dimentica che il mondo dei capitali ormai è interconnesso e paradossalmente rischiano di perdere prima la pensione quelli che hanno un sistema previdenziale a capitalizzazione privata.
Se non vogliamo che il valore di un essere umano discenda fino ad essere equivalente a zero e’  quindi necessaria una nuova divisione del lavoro basata sulle comunità locali sottratte e quindi impenetrabili al mercato globale,basata sui bisogni reali delle persone e sull’ambiente,all’interno di uno stato che non sia ricattabile dai capitali esteri.

Quindi abbiamo l’unione di più fattori e nessuno di questi viene affrontato con concretezza dalla politica.
Anzi,l’unica risposta alla robotizzazione degna di nota è assolutamente controproducente.
Qualcuno vorrebbe addirittura far pagare le pensioni ai robot!
Sostituisci un robot con un umano?
Il robot deve pagare l’inps ogni mese.
Cosa non si inventa pur di mantenere il privilegio di vecchie pensioni pagate con il retributivo che stanno portando questo paese al fallimento!
Si si,sono proprio intelligenti,firmano trattati di libero scambio da ultimo l’accordo con il Canada per eliminare le dogane ed i dazi e poi fanno di tutto per far scappare le produzioni.
Ovviamente se il capitalista vede un paese che favorisce le robotizzazioni e vede che non ci sono sovraprezzi nel vendere un prodotto da quello stato a quell’altro che invece esige che i robot versino i contributi,sceglierà certamente il primo.
Ma il problema non è il capitalista che fa la cosa più sensata, il problema è costituito da chi fa le regole che molto spesso viene pagato,molte volte legalmente,per poter intraprendere una radiosa carriera politica.
Il punto è che più le produzioni si spostano all’estero e più il nostro debito pubblico aumenta,più il nostro debito pubblico aumenta e più siamo ricattabili dall’estero.
Il nostro stato sociale non è più sostenibile considerando le attuali politiche di interscambio commerciale.
Più restiamo attaccati al vecchio stato sociale più togliamo futuro alle nuove generazioni mentre quelle vecchie avevano diritti ma anche uno stato con delle proprietà pubbliche e delle pregevoli unità produttive che oggi sono state completamente svendute….si pensi ad esempio all’iri.
Non siamo più la terza via tra prodizione pubblica e produzione di “libero” mercato e siamo da decenni sotto attacco speculativo.
Ci hanno messo in questa europa costruita senza capo ne coda che strizza l’occhio al neoliberismo come unico punto portante del progetto con l’unico intento di renderci definitivamente schiavi del capitale speculativo.
Per questo motivo l’unica corretta azione fatta dalla banca centrale europea,il quantitative easing che concede agli stati il guadagno sui tassi di interesse,viene costantemente aggredito.

Una rivoluzione industriale ha spazzato via la falce, un’altra ha spazzato via il martello,la prossima può essere fatale,magari proprio per i turbo capitalisti.
Stravolto e ridimensionato il ruolo di contadini ed operai in questa colossale sconfitta del comunismo marxista e di uno stato comunista accentratore di poteri e non democratico periti sotto i colpi di un capitalismo che vuol fare un solo boccone degli esseri umani e delle religioni in nome del progresso che però in realtà nasconde la volontà di assoggettare le persone e renderle dipendenti e sostanzialmente inutili.
Finiti i partiti di massa ci rimangono i sindacati a difendere un mondo che non c’è più e paradossalmente a rivendicare diritti che messi all’interno di queste regole economiche hanno l’effetto di accelerare la velocità del fallimento.
E più ci si avvicina e più serve austerità e più c’è la ribellione e lo scontento nel volere indietro condizioni che non ci sono più  e si chiede ancora una volta alla spesa pubblica di mettere in moto l’economia come un cane che si morde la coda e che aumenta il debito e rende ancora più necessaria l’austerità.
Di fatto ad oggi si è tolto solo alle future generazioni e ovviamente non scendono in piazza perché a loro non è ancora ben chiaro,vivendo vicino a chi ha diritti acquisiti non ci si rende conto forse perché chi ha quei diritti è preso dall’individualismo capitalista e pensa solo a se stesso visto che lo fanno tutti,perché non dovrebbe farlo lui,mica vuole passare per fesso!
Ma i fessacchiotti non hanno capito che ci aspetta un destino da cavie della scienza capitalista brevettata a fini di lucro dentro al mondo sovrappopolato e cementificato dove vige il mito della casa con il cane e con il gatto e dove i media fanno arrivare il televangelista accompagnato da messaggi subliminali e ipnotici anche questi studiati in laboratorio

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