“Rischio calcolato” e la cancellazione dei debiti pubblici

Stavo leggendo un articolo sul sito scenari economici .it il cui titolo suonava più o meno così: “e se le banche centrali cancellassero il debito pubblico?”
L’argomentazione partiva dalla differenza tra persone oziose e persone produttive e poi finiva con il dire che la stampa di banconote da parte di una banca centrale per il successivo acquisto di titoli di stato  nel tempo avrebbe prefigurato l’intervento pubblico nell’economia per indirizzare le produzioni.
Nel mezzo l’articolo spiegava che chi non produce pesa su chi produce e crea l’aumento delle tasse che rende più difficili le attività di chi produce.

Innanzitutto va chiarito un punto: Le banconote sono pubbliche o sono private?
Se fossero pubbliche allora una banca centrale che offre quel denaro pubblico a delle banche private che poi acquistano il debito degli stati lucrandoci sopra stanno compiendo un ladrocinio.
La stessa fornitura di liquidità data da una banca centrale ad altre banche private è da considerarsi un prestito di soldi pubblici.
Se quindi il denaro è un bene pubblico che temporaneamente è proprietà del portatore l’acquisto di titoli di stato con i soldi appena stampati non può essere vietato perché il valore dei soldi è dato dai cittadini che lo utilizzano e stampando banconote cala il valore delle banconote dell’intera collettività e regalare alle banche private i soldi appena stampati è un vero furto.
Il secondo punto riguarda la nana centrale: Deve essere pubblica o privata?
Infatti se la banca centrale fosse privata e fosse una corporazione di banche private smetterebbe banconote private che a quel punto non possono più essere utilizzate per l’acquisto di debito pubblico.
Ricordo la favoletta delle 4 persone sull’isola deserta che si scambiavano beni con il baratto,poi arrivò il banchiere che poteva stampare banconote e tutti utilizzarono quelle banconote ma in cambio dovevano pagare al banchiere gli interessi per il prestito iniziale.
La favoletta finisce con il banchiere che schiavizza gli alte abitanti dell’isola che non riuscivano a pagare gli interessi molto semplicemente perché il debito era superiore alle banconote circolanti e più il banchiere (privato) ne stampava, più i 4 avevano un più alto debito.
Questo perché le banconote della favoletta non erano utilizzate come mezzo neutrale per gli scambi monetari e dunque gli interessi su tali banconote non appartenevano alla collettività ma tali banconote erano strumento per arricchire il banchiere.
Lo capisce anche un bambino che i primi ad essere svantaggiati da una situazione del genere sono proprio coloro che producono i beni e che in questo caso la parte oziosa è. Quella che ha i capitali.
Lo capisce anche un bambino che gli interessi sulle banconote stampate nell’isola non possono essere pagati e che dunque siamo in una situazione in cui comunque prima o dopo i 4 abitanti dichiareranno default ma non prima di aver venduto al banchiere tutte le loro attività.
La matematica non è un’opinione basta far due conti e si scopre che il debito dei 4 non potrà essere rifondato e che quella sarà una società fondata sul debito e controllata da chi possiede il capitale e lo accresce con gli interessi.
Io non credo che sia questione di destra o di sinistra,in ogni caso tra avere le produzioni decise da banche private ed avere produzioni decise dalla collettività io preferisco quest’ultima opzione.
Riconosciamo che è errato il trattato di Maastricht,riconosciamo che gli stati uniti hanno dovuto far stampare banconote e far acquistare titoli di debito alla Federal reserve altrimenti dopo il 2007 sarebbero falliti.
Qui stiamo parlando di governi totalmente contrari all’acquisto di titoli di debito pubblico da parte della banca centrale che sono stati obbligati a farli comprare andando contro ad uno dei pilastri economici che ci raccontavano fino all’anno prima.
E questo perché ,come per la favoletta dei 4 sull’isola deserta, non si poteva più andare avanti con il banchiere privato che speculava sulle banconote.
La crisi del 2007 non nasce da austerità o da eccessiva stampa di banconote perché questi due aspetti sono arrivati dopo la crisi che per l’appunto è  degenerata proprio a causa della mancanza di stampa di banconote e della mancanza di austerità nei decenni precedenti.
Infine il discorso sulla cancellazione del debito:
Che ci sia un debito azzerato o che ci sia un debito di diecimila miliardi i cui interessi sono dati allo stato non fa differenza dal punto di vista matematico ne dal punto di vista del bilancio.
Dunque la cancellazione del debito è un falso problema perché a contare sono gli interessi.
Così. Come dal punto di vista matematico e concettuale il pagare interessi negativi per un titolo di stato equivale alla sua monetizzazione,non dunque alla cancellazione tout court come ipotizzato nell’articolo presente sul sito scenarieconomici.it

Ed il fenomeno dell’inflazione che cala non esiste dal 2007,  se si guarda ad esempio il grafico dell’inflazione negli stati uniti si vede che cala da decenni,cioè  da quando smise di iniettare liquidità ,ma gli economisti se ne sono accorti perché si  è avvicinato sempre più al tasso negativo che io credo sia anche un fatto fisiologico viste anche le considerazioni appena esposte.

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