Un nuovo internazionalismo (quaderni fim-cisl, aprile 1972)

necessità di recuperare le forze sindacali e le forza politiche di fronte allo sviluppo del capitalismo internazionale:

Queste ed altre linee non possono tuttavia far sottovalutare i limiti fisiologici di un impegno sindacale che rimanga isolato o indifferente rispetto all’operare delle forze politiche.
Di fronte all’aggressività del capitale internazionale forze politiche e sindacali devono ricercare forme nuove e dialettiche di alleanze e lo sviluppo di conseguenti linee convergenti deve portare alla predisposizione di un programma democratico che sappia da un lato farsi carico dei problemi qualitativi dello sviluppo e che costituisca dall’altro valide argine alla manovra speculativa del capitale internazionale.
L’area di questa convergenza fra forze politiche e sindacali può riguardare:

-l’utilizzo dello strumento dell’intervento pubblico desti ato L superamento dei ritardi strutturali degli apparati industriali nazionali proprio al fine di limitare lo spazio di intervento delle imprese multinazionali.
Non a caso le imprese internazionali entrano e si sviluppano nei settori nuovi, nelle piccole nelle piccole e medie imprese colmando dei vuoti di iniziativa e di gestione.
Un intervento pubblico che sappia orientare gli investimenti proprio in vista del superamento di certi nodi strutturali,che sappia alimentare un’attività di ricerca ,di innovazione tecnologica e i necessari processi di razionalizzazione di settori e di imprese , precostituisce quelle condizioni di vitalità e di capacità auto gestionale di un paese, sicuramente limitante gli interventi speculativi del capitalismo internazionale.

  • la messa a punto di una politica di controllo nei confronti delle multinazionali straniere e italiane prevedendo particolari impegni in materia di pubblicità del bilancio per evitare evasioni fiscali nonché obblighi in materia di informazioni per le aziende multinazionali aventi per oggetto le previsioni sulla crescita della manodopera, la distribuzione settoriale degli impianti, la politica degli investimenti e della innovazione tecnologica,i prezzi, con un’appropriata strumentazione di intervento diretto del potere pubblico  contro trasferimenti meramente speculativi di unità produttive appartenenti ai complessi internazionali

-la predeterminazione di obblighi a rispettare i contratti di lavoro, a riconoscere i sindacati , ad investire parte del fatturato nella ricerca scientifica all’interno dei diversi paesi.

-la messa a punto infine di un controllo pubblico sulle importazioni ed esportazioni di capitali: A questo punto non può sfuggire l’importanza di pervenire a condizioni armonizzate dei sistemi giuridici e fiscali nei differenti paesi tramite ad esempio l’azione di un organismo sovranazionale come l’ONU.

Nel momento stesso però in cui si sottolinea opportunità di nuove convergenze tra sindacato e forze politiche nazionali al fine di controllare l’azione del capitalismo internazionale nei diversi paesi con azioni a breve e a medio termine non si può non sottolineare come tali politiche nazionali risultino nel lungo periodo strutturalmente incapaci di condizionare l’azione delle multinazionali proprio per le loro caratteristiche oggettive di emerge za al di sopra delle frontiere e delle ideologie.
Ad una sfida geocentrica del capitalismo deve rispondere una contro sfida ugualmente geocentrica del sindacato e dello stato.
Per lo stato nazione significa aprire un nuovo capitolo che sconta la crisi dei valori tradizionali ed etnici su cui si è retto fino ad oggi;
D’altro canto e’ storicamente valutabile l’incapacità dello stato nazione di dar luogo ad un assetto mondiale sottratto ai conflitti di interesse di ristrette oligarchie e capace di farsi carico dei problemi reali della specie umana

(tratto da quaderni fim-cisl aprile 1972,pagine 242 e 24

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