La scienza matematica dei dazi per l’equità sociale

come calcolare i dazi doganali.
Molti parlano a sproposito dell’introduzione dei dazi ,senza sapere che il loro calcolo preciso appartiene più alla scienza matematica che alla casualità,alla simpatia o all’antipatia verso alcune economie “emergenti”.
I dazi devono essere neutrali e puntare alla realizzazione di una vera concorrenza paritaria e perfetta tra stati più e meno sviluppati evitando che i primi siano sovra sfruttati al limite della schiavitù coloniale e che i secondi siano costretti ad applicare riforme sociali devastanti nel tentativo di ritrovare la perduta competitività,nel mentre speculatori e furbi capitalisti realizzano i loro guadagni sempre maggiori giocando sul cambio monetario,sull’acquisto di debito pubblico,su leggi sempre più favorevoli a chi può condizionare sempre più pesantemente la vita quotidiana dei cittadini che ne diventano dipendenti.
La formula base per calcolare i dazi doganali non è di difficile comprensione e sintetizzando e’ questa:
Prendendo come punto di riferimento le buste paga del paese importatore,si ottiene in delta potere d’acquisto con il paese esportatore.
Questo perché come ho spiegato varie volte il costo dei prodotti dipende dalle buste paga,se queste sono più basse le importazioni costeranno di più e saranno meno appetibili ma le esportazioni diventeranno più appetibili all’estero dove il potere d’acquisto e’ maggiore.
Questo in sintesi e’il motivo che consente ai paesi in via di sviluppo di creare merci con costo della manodopera più bassa.
Anche qui ho spiegato tempo addietro come si è sviluppato questo fenomeno dicendo che la manodopera nei paesi più sviluppati costa di più perché in questi paesi lo sviluppo e’ cominciato con decenni di anticipo e che dunque la somma di tutte le percentuali inflattive annue che si sono accumulate anno dopo anno hanno fatto crescere il costo della vita dei paesi “più sviluppati”.
Quindi serve un riequilibrio e per questo servono sia i dazi che i “dazi inversi” che spiegherò a breve.
Esemplificando la formula precedente, si parte dalla busta paga media per settore o mansione all’interno del paese importatore,ad esempio 2 mila dollari.
Poi si calcola il potere di acquisto di questi 2 mila dollari all’interno del paese esportatore,il classico carrello della spesa cioè il potere d’acquisto dei 2 mila dollari ad esempio in cina e si trova il differenziale con il potere d’acquisto con il paese importatore,sempre di questi 2 mila dollari dell’esempio.
Questa percentuale e’ la percentuale tra le differenze dei costi della vita e del lavoro ovvero la differenza di potere d’acquisto incrociata calcolata con le buste paga del paese importatore e’ la medesima che poi va applicata nei dazi doganali.
I dazi alzano il prezzo dei prodotti importati,i “dazi inversi” invece abbassano i prezzi dei prodotti esportati.
Troppe volte si sono utilizzati i dazi nel modo sbagliato cercando di fare cassa e non di realizzare uno stesso metro di misura tra economie così differenti creando uno standard produttivo razionalizzato.
E’ sbagliato usare i dazi per il bilancio corrente perché si finisce per alimentare le disuguaglianze  senza risolvere i problemi del lavoro e si finisce per favorire l’immigrazione tra paesi più e meno sviluppati.
I denari ottenuti dai dazi dovrebbero confluire bilateralmente nei dazi inversi che andando ad abbassare il costo dei prodotti esportati permette ai paesi più sviluppati di competere anche in settori che oggi favoriscono la manodopera a basso costo.
Tutti questi fenomeni,manodopera a basso costo,immigrazione economica,e speculazione capitalista sono tutte facce della stessa medaglia e sono direttamente collegati alla perdita di diritti sul lavoro nei paesi sviluppati che si trovano una concorrenza sleale fatta da furbi imprenditori che usano i cambi monetari e la libertà di circolazione delle merci per aumentare i propri profitti facendo aumentare i debiti pubblici degli stati che loro stessi finanziano per aumentare il proprio peso specifico e tramite le agenzie di rating condizionare pesantemente la sovranità popolare per il loro vantaggio imprenditoriale.
Da loro e’. Creato questo inseguimento verso il ribasso dei salari,l’eliminazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori sul reintegro per giusta causa, sule delocalizzazioni selvagge ed i licenziamenti collettivi e non da meno sull’impossibilità di tracciare i prodotti per lasciare ignorante il consumatore compromettendo il suo potere decisionale e condizionatorio nei confronti delle multinazionali come nel caso della mancata etichettatura sugli organismi geneticamente modificati di modo che nessuno di noi riesca a sapere se li sta mangiando o meno o come una semplice lavorazione di confezionamento di un prodotto che permette di non indicare il luogo di origine ed evidentemente tenta di compromettere la pesenza di dazi doganali con le triangolazioni.
E poi ci si chiede come mai la corruzione ha toccato questi livelli,evidentemente perché c’è un sottobosco di interessi economici che a prima vista paiono legali.
Ovviamente anche i dazi hanno bisogno anche di regole:
1)Devono essere vietate le triangolazioni tra più paesi al fine di evadere i dazi.
2)tanto più si esporta tanto più si deve importare.
3)i dazi non alimentano la spesa pubblica ma finanziano bilateralmente i dazi inversi
4)non è importante se nel calcolo dei dazi e dei dazi inversi si prendono in considerazione due stati che utilizzano la medesima moneta, anche all’interno degli stati uniti America così come all’interno dell’unione europea ci possono essere i dazi ed i dazi inversi a seconda della differenza di potere d’acquisto, vincendo così la gara all’abbassamento degli stipendi e alla filiera produttiva nociva che tenta irregolarmente di abbassare i prezzi e che vorrebbe,con la propria crescente forza,normalizzare queste irregolarità.
Ovviamente se si preferisce far vincere l’antipolitika si può continuare con politiche capitaliste e neo-liberiste che favoriscono le lobby speculati

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