Incostituzionalità riforma boschi-renzi e ragionevole uguaglianza del voto

Da quando la corte costituzionale

ha scritto, con la sentenza 1/2014,che il voto può non essere uguale ma basta che sia “ragionevolmente uguale” ho cercato di smettere di capire il significato di uguaglianza,in quanto la ragionevolezza rende irragionevole l’uguaglianza stessa.
Che poi è come dire che la legge non è uguale per tutti ma è “ragionevolmente” uguale.
Io penso che se i padri costituenti avessero inteso l’utilizzo di tale termine per tale interpretazione l’avrebbero inserito.
Il termine ragionevole si può sottintendere solo quando vi è una comparazione di due cose nessuna delle quali pare ragionevole e quindi si prende la “più ragionevole” perché è quella che si avvicina di più al senso compiuto della legge.
Nel caso della legge elettorale,abbiamo il proporzionale puro della prima repubblica nel quale c’è una perfetta uguaglianza do ogni singolo voto espresso dai cittadini e poi abbiamo una serie di leggi elettorali,alcune approvate con voto bipartisan come la legge elettorale per l’elezione di camera e senato del 1993 denominata mattarellum o la legge elettorale per le elezioni europee,altre approvate dalle sole maggioranze,peraltro artificiose, come porcellum ed italicum per le quali non vale l’uguaglianza perfetta espressa nella costituzione ma bensì una “ragionevole uguaglianza”.
E’ la corte ad aver stabilito dei precedenti con la sentenza 1/2014.
Ha stabilito che per uguaglianza del voto non si intende l’uguaglianza nell’accesso al seggio ma si intende la traduzione in seggi del successivo conteggio.
Ora qualcuno spieghi che cosa c’è di “ragionevolmente uguale” nel dire che se la percentuale di voti risulta inferiore ad esempio al 2%, tali voti non hanno diritto di cittadinanza durante le fasi della successiva ripartizione dei seggi fatta dall’ufficio circoscrizionale.come può essere ragionevole l’eliminazione magari anche di mezzo milone di voti,considerando che la legge contiene pure un premio di maggioranza che altera ulteriormente l’uguaglianza del voto e che tale premio per scattate prevede un numero di voti che possono essere di molto inferiore a quel mezzo miglio e non considerato con lo sbarramento elettorale descritto precedentemente.
In altre parole, se c’è ino sbarramento del 3% dei voti perché non ci dovrebbe essere una differenza di almeno 3 punti percentuali tra prima e seconda forza classificata affinché possa scattare il premio di maggioranza?
Se l’uguaglianza del voto deve essere ragionevole e non invece perfetta come a mio parere sostiene la costituzione, e se si sostiene allo stesso tempo che  il 3% degli elettori rappresentano la quota minima da prendere in considerazione  allora non è. Accettabile  che “con un voto in più” si possa assegnare un premio di moltissimi seggi,molti di più. Di quelli che si otterrebbero con il 2,5% dei voti ricevuti.

Ancora:
C’È ragionevole uguaglianza in una riforma costituzionale per un senato che a seconda della regione vede differenze del doppio o del triplo nel rapporto tra numero di abitanti e numero di rappresentanti,considerando che tali senatori andranno poi a modificare  la costituzione e magari anche la parte in cui si parla di “uguaglianza del voto”?
C’È ragionevole uguaglianza nel dare al trentino alto Adige un numero così elevato di rappresentanti al senato e di dar loro due voti,ovvero due schede elettorali al primo turno e una per il ballottaggio dell’italicum mentre tutto il resto della popolazione residente in Italia ne ha solo una al primo turno e mentre i residenti all’estero non possono votare al ballottaggio?
Il dilemma e’ capire se gli elettori all’estero hanno diritto di votare al ballottaggio essendo scritto in costituzione il numero di seggi a loro destinati,o se comunque in quanto elettori hanno diritto di partecipare al ballottaggio per assegnare un premio di maggioranza che non riguarda le loro circoscrizioni estere.
Il dilemma e’ il meedesimo per i trentini perché i seggi assegnati con il premio non riguardano seggi assegnati dalle loro circoscrizioni e questo non per una frazione matematica,ma perché i seggi sono scollegati dal conteggio proporzionale valido a livello nazionale,cosa che non capitava con la legge elettorale in vigore fino al 1993 che conteneva l’uguaglianza del voto.
Dunque in caso di vittoria del si al referendum costituzionale,la speranza è  quella di un ricorso non solo sulle svariate antinomie costituzionali della legge boschi-renzi, l’ultima individuata riguarda  gli statuti speciali con l’incompatibilità di carica consigliere-senatore,ma la ridefinizione stessa di uguaglianza del voto, che deve essere tale in qualsiasi elezione effettuata all’Interno della repubblica e che no può avere nulla a che fare con l’elezione di cariche monocratiche o dei sindaci ai quali La corte costituzionale ha concesso premi del 60% dell’assemblea comunale con il 20% dei voti.
Non mi pare ragionevole

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