Uomo solo al comando e antipolitica sul numero dei parlamentari

Per quanto mi riguarda non sono pregiudizialmente favorevole o contrario alla diminuzione del numero di rappresentanti.

Anzi posso dimostrare che 200 eletti possono essere maggiormente rappresentativi di 630.

Ma devono essere 200 eletti liberi e devono rappresentare tutti gli elettori.
E sono liberi in una democrazia rappresentativa sia se rappresentano chi li ha votati sia se detengono un potere che non può essere minacciato in alcun modo dall’uomo solo al comando.

Infatti se così non fosse l’istituzione ne uscirebbe indebolita anche se il numero dovesse scendere a 100 se questi non rappresentano i cittadini ma solo qualche apparato statale e di mercato.

Io penso che se c’è un diverbio tra varie correnti politiche a giudicare tale diverbio debbano essere gli elettori.
Non penso che la strada migliore sia quella di cancellare le correnti minoritarie ne quella di farle ubbidire minacciando la loro scomparsa.

Scompaiono se gli elettori non li votano, ma il diritto di tribuna per chi ottiene centinaia di migliaia di voti è un diritto costituzionale?

Perchè quelle centinaia di migliaia di voti possono dare moltissimi seggi grazie a premi di maggioranza ma non bastano per dare un solo seggio in rappresentanza di una forza politica che ha ricevuto voti veri da elettori veri nelle cabine elettorali e non nei finti gazebo dove si paga per partecipare?

La politica non si può dire ricca se riceve tante donazioni monetarie, ma è ricca se voci libere possono esprimersi e ragionare e non vengono soffocate dalla logica dell’obbedienza al più forte di turno.

Come ho già scritto tante volte, la politica è schiava dell’economia e quest’ultima è il vero termometro che nel tempo va a screditare l’intera classe politica.

Pertanto non c’è da stupirsi se oggi c’è la crisi della politica, vista la situazione economica che vede continue crisi e l’accumulardi di nuovi debiti.

Una volta avere un numero maggiore di rappresentanti era considerata una cosa positiva contro l’uomo solo al comando che poteva essere ad esempio un monarca.

Oggi invece si preferisce pensare che l’uomo solo al comando sia la soluzione e tale persona può permettersi di fare antipolitica per la diminuzione del numero dei rappresentanti.

Certo è anche comprensibile, i politici gestiscono l’economie ed hanno fatto credere a tutti che lo stato sociale potesse supportare ogni spesa, e loro per primi si sono messi dei privilegi che pian piano stanno scomparendo.

Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo è cosa fatta, stiamo attraversando una fase transitoria nella quale chi aveva tali privilegi se li è tenuti, vale per i vecchi ex-politici che hanno tutti i mesi una remunerazione non da poco, vale per i vecchi pensionati andati in pensione con le vecchie regole e oggi con il sistema misto non andora del tutto contributivo.

A nulla serve spiegare che i nuovi politici già oggi in carica non riceveranno più tali privilegi, infatti nel frattempo il debito pubblico è aumentato a dismisura e noi abbiamo privatizzato al mercato globale ogni struttura produttiva pubblica.

In questa situazione è facile prendersela con i rappresentanti e dire che sono troppi, mentre sul fatto che prendano troppi soldi siamo tutti d’accordo.

Se sono rappresentanti del popolo hanno un ruolo sociale e non possono comportarsi come se il proprio partito fosse un’azienda.
Non si fa politica per guadagnare o per fare profitti, ma non si può nemmeno passare da un etremo all’altro.

Dall’estremo del finanziamento pubblico smisurato e dato nonostante l’assenza di comprovate spese elettorali si è passati all’estremo opposto e cioè all’assenza totale di finanziamento pubblico,cosa altrettanto pericolosa.

Ma tutto questo è normale, è nelle cose il rigurgito antipolitico nei confronti dei parlamentari e dei consiglieri, ma una volta non era mica così.

In tanti parlano del referendum sul finanziamento pubblico ai partiti, ma dimenticano che quando l’economia italiana andava meglio, quando le spese pensionistiche e la spesa pubblica in genere era sotto controllo, il popolo italiano voto a favore di questo finanziamento proprio tramite un referendum.

Ma le politiche degli anni ’70 tese a garantire ad una più larga platea l’ottenimento di diritti che non potevano avere senza costruire un debito pubblico enorme ha modificato il parere dell’opinione pubblica.

In altre parole le maggiori spese sociali a favore dei più poveri hanno trasformato il consenso al finanziamento pubblico dei partiti ed oggi prevale nell’opinione pubblica l’odio verso questa forma di finanziamento.

La politica si è tirata la zappa sui piedi da sola, ha fatto il passo più lungo della gamba, ha cercato di garantire a tutti maggiore ricchezza ed ha creato invece una classe di privilegiati terminando così il “miracolo economico italiano”.

Io penso che se qualcuno ha guadagnato 1 milione di euro con il lavoro privato, se per 5 anni viene eletto in parlamento non gli fa differenza se invece di prendere 15 mila euro nel prende solo 5 mila.

Il finanziamento pubblico deve garantire a tutti il medesimo accesso alle istituzioni pubbliche secondo quanto stabilisce la costituzione quando rimozione delle differenze sociali.

Semmai è la remunerazione del parlamentare che deve diminuire, lasciando inalterato il numero dei rappresentanti.
Essa può anche dimezzarsi perchè quando si fa politica non ci si deve guadagnare.

Il parlamentare che non ha vincolo di mandato è un valore che i costituenti hanno inserito proprio per dare una garanzia ai cittadini elettori mentre oggi si è trasformato nel suo opposto.

Anche qui si vuole passare da un estremo all’altro, un conto è vietare il formarsi di nuovi gruppi politici che non sono comparsi nella scheda elettorale e vietare ad un eletto di passare ad un gruppo diverso da quello misto nel caso in cui vi siano diverbi all’interno del gruppo originario.
E così si limita fortemente la degenerazione alle quali stiamo assistendo con oltre 300 rappresentanti che cambiano gruppo in una sola legislatura.

Altro conto è trasformare il parlamento in una caserma inserendo il vincolo di mandato.

L’utilizzo del sistema chiamato “recall” che permette ai cittadini di far decadere un rappresentante eletto potrebbe funzionare solamente in un sistema uninominale e non certo con il proporzionale.

Ma se il sistema è sia uninominale che tripolare e l’elezione del rappresentante avviene con grazie al voto di una minoranza relativa, è evidente che già il giorno successivo alla sua elezione ci saranno le percentuali necessarie alla sua decadenza in quel collegio.

Invece con il proporzionale il recall non può essere utilizzato semplicemente perchè ogni elettore vota i rappresentanti del proprio schieramento e tale rappresentante deve fare il volere di chi l’ha votato, dunque è ovvio che chi ha eletto altri rappresentanti in un collegio plurinominale non può esprimersi sull’operato di un rappresentante di una diversa forza politica rimuovendolo solo quel rappresentante, salvo nel caso in cui a prendere il suo posto non sia il secondo rappresentante più votato di quella stessa forza politica.

Rimangono fuori dalla precedente analisi sia il vincolo di mandato legato all’apparato di partito che ne decide la decadenza che il vincolo di mandato legato alla rappresentanza ad una istituzione pubblica(esempio consigli regionali) che ne deternina la nomina.

Nel primo caso è evidente come la libertà politica del parlamentare di fatto non esista più, e già siamo un una fase nella quale vanno a scomparire le sezioni di partito, la democrazia interna è al lumicino, c’è la personalizzazione della politica con i cognomi dei segretari e dei capi politici inseriti nel contrassegno del partito, e tutto questo è cominciato con il mattarellum e con quei collegi uninominali sponsorizzati dai radicali che non a caso erano gli unici nella prima repubblica ad utilizzare un cognome nel contrassegno di partito, in quanto già personalizzati dalla loro idologia politica.
E non è un caso se i radicali da 30 anni hanno nel loro statuto il divieto di presentarsi come “partito radicale”, e questa ideologia spiega le sue ali nell’eliminazione della territorializzazione della politica che accentua la crisi della politica stessa con la scomparsa delle sezioni e della rappresentanza di idee a favore del capo che comanda e promette la risoluzione di ogni problema al quale gli italiani ormai sono abituati.
Questo è il culmine della peggiore partitocrazia, l’annientamento di qualsiasi forma democratica veramente libera che porterà inevitabilmente all’eliminazione di vere elezioni e del loro significato originario a favore di quella che ho chiamato “media-crazia”.

Alcuni ridevano ma nei fatti alcuni anni fa è già stata formulata la proposta di dotare il capogruppo di ogni forza politica di una paletta (da vigile urbano) e di assegnare tramite il voto del solo capogruppo il valore del voto di tutti i rappresentanti di quel partito.
I cui effetti sono paragonabili alla presenza del vincolo di mandato.

Ma la politica è altro non può essere rinchiusa in questi recinti altrimenti muore.

Le cose hanno cominciato a girare peggio quando l’economia ha avuto la forza di controllare direttamente la politica.
Era inevitabile, se i politici fanno le scelte sbagliate e la situazione economica e sociale peggiora, l’economia prende il sopravvento e compaiono gli “imprenditori prestati alla politica”.

Persone che hanno degli interessi personali nel fare politica, ma per interessi personali non si intende solo quelli della propria azienda, ma dell’ideologia personale che sta dietro al guadagno ottenuto da qualsiasi corporazione che si fa strada eliminando la concorrenza proprio grazie alla politica.

Si ergono a rappresentanti dei cittadini e dicono di poter risolvere i problemi ma partono dalla loro esclusiva visione e finiscono inevitabilmente per attuare un controllo dei mezzi dell’informazione per ottenerne un vantaggio.

Basti pensare all’italia, il fascismo è stato sconfitto, il partito fascista non può essere ricreato perchè la costituzione lo vieta, ma però da quando questi imprenditori prestati alla politica agiscono liberamente nelle stanze dei bottoni l’anticomunismo è l’unico motivo di vita e l’antifascismo è ormai un ricordo.

Lo scontro sulla legge elettorale e sull’uguaglianza del voto sembra una stupidaggine, in realtà credo sia paragonabile al DNA di una repubblica.

in Italia c’è la crisi economica si dice che la legge elettorale non è importante, in effetti possiamo avere il paradosso di rappresentanti liberi che fanno scelte politiche sbagliate e che portano crisi economiche così come possiamo avere una dittatura che però fa scelte economiche giuste.

Ovviamente possiamo avere anche la combinazione tra queste due situazioni.

Ma il credere in modo assoluto che l’uomo solo al comando possa di per se’ risolvere i problemi solo perchè il numero di rappresentanti è troppo alto, bhè questo sinceramente no.

Il numero di rappresentanti appare troppo alto perchè i cittadini non si sentono più rappresentati da queste persone, questo è il sintomo della crisi della politica e non si risolve certo con l’uomo solo al comando che sente di ricevere un mandato “imperativo”.

E’ vero che noi abbiamo avuto 63 governi in 70 anni grazie ad un parlamentarismo spinto, ma se questa fosse la vera causa della nostra crisi economica allora paesi come la Francia non avrebbero avuto il mese scorso degli scioperi generali contro la nuova riforma del jobs-act che è simile a quella italiana.

In francia hanno i governi di legislatura e non hanno il bicameralismo paritario, come mai sono in crisi pure loro?

Faccio notare che il jobs-act in Italia è passato tramite una delega in bianco data dal parlamento e con un successivo parere negativo dato dalla commissione competente sui decreti governativi che non sono passati dal parlamento.
Stessa cosa in Francia, anche lì il jobs-act è divenuto legge senza nemmeno il voto del parlamento!

In Francia c’è l’uninominale a doppio turno, ovvero il sogno del nostro partito democratico…
Ma se fuori ci sono gli scioperi e il presidente eletto direttamente dai cittadini non passa nemmeno per il parlamento si accentua la crisi della politica.

Se ce ne fosse bisogno questa è la dimostrazione compiuta di quanto detto precedentemente.
L’economia ha preso il sopravvento sulla politica, ed oggi ci si affida agli uomini soli al comando pensando di risolvere questi problemi.

Come detto, per gli uomini soli al comando non c’è il divieto di risolvere i problemi, non possiamo sapere in anticipo se un uomo solo al comando amministra meglio o peggio di una assemblea rappresentativa.
Così come l’uomo solo al comando non può affermare spavaldamente che il problema è rappresentato dal numero troppo alto di rappresentanti che lui vorrebbe diminuire per avere un maggiore controllo della situazione.

Per inciso anche in Francia hanno ridotto il numero dei consigli regionali mentre a noi ci hanno tolto la scheda elettorale per l’elezione dei consigli provinciali.
Questo secondo loro determina dei risparmi, ma il problema economico è ideologico e di fondo e non ri risolve tagliando la rappresentanza per risparmiare quattro soldi.

Peggio se poi gli uomini soli al comando fanno antipolitica sulla riduzione di questi rappresentanti come avviene in questi anni sulla riduzione del numero di senatori.

Faccio notare che il numero di consiglieri regionali, provinciali, comunali e dei parlamentari europei è già fortemente diminuito con una legge del 2010.

E non si può dire nemmeno che il bicameralismo perfetto blocca l’approvazione delle leggi visto che sono state bruciate in una caserma dei vigili del fuoco ben 350 mila leggi inutili!

Se dal numero di leggi dipendesse il prodotto interno lordo italiano oggi noi dovremmo essere primi in europa, visto che facciamo il triplo delle leggi che fa la Germania e il Regno Unito!

Solo che il nostro sistema politico è già oggi compromesso in quanto i governisti-decisionisti hanno appiattito l’informazione dei mass-media sul presidente del consiglio dei ministri evitando di ricordare che una repubblica parlamentare si fonda sul parlamento e l’elezione diretta riguarda loro e non il presunto premier.

Loro parlano di modernità, di progresso, di tutto che si muove più veloce ma falsificano la realtà dicendo che il potere deve essere detenuto nelle mani di una sola persona per riuscire a stare dietro a tali ritmi.

In ogni caso gli errori fatti negli anni ’70 sono contengono l’origine dei nostri problemi, ma la testa di chi ha fatto riforme sbagliate in quegli anni è simile alla testa dei nostri politici odierni.

Pertanto io ritengo che,sia avendo una repubblica parlamentare veramente libera, sia avendo un uomo solo al comando e tutti i parlamentari ubbidienti che approvano 50 voti di fiducia (come avviene oggi), non si possano risolvere tali problemi originari.

Non si possono risolvere perchè la mentalità economica sulla concezione dello stato sociale e sugli scambi commerciali è errata.

IN OGNI CASO, TRA AVERE L’UOMO SOLO AL COMANDO CHE VOTA SCHIFEZZE E AVERE IL PARLAMENTO LIBERO CHE VOTA SCHIFEZZE IO PREFERISCO QUEST’ULTIMA OPZIONE.

Ma quello che non si può è far credere che l’uomo solo al comando sia l’unico modo per restare al passo con i tempi.

Io comunque credo che tutto sia relativo, pertanto se mi chiedessero:
preferisci un parlamento non libero di 630 deputati oppure preferisci una camera dei deputati di 200 unità eletta con un proporzionale puro in un collegio unico nazionale con delle preferenze vere?

Ecco, in questo caso direi certamente di preferire quella da 200 perchè seppure in numero inferiore è più libera, anche se va ricordato che la libertà dipende anche dai regolamenti parlamentari.

E allora perchè non si può fare un parallelo tra mercato e politica fermorestando la mia idea di politica senza un profitto personale.

Un parallelo ad esempio tra le nuove aziende che oggi vengono chiamate “start-up” e le piccole forze politiche che nascono.

Le start-up sono difese e finanziate da leggi apposite e tutti i governi cercano di aiutarle perchè portano valore aggiunto.

Invece al contrario le nuove forze politiche sono viste negativamente perchè si dice che quelle grandi devono avere i premi, devono avere maggiore rappresentanza.

E non è mica detto che una forza politica non possa portare ricchezza al paese con le sue idee.

Purtroppo il sistema è logoro, i vecchi segretari cambiano nome al partito e si finge che ci sia la novità, e ormai i cittadini ne hanno piene le scatole di vedere la comparsa di questi nuovi simboli.

Nel contempo avrebbe il diritto costituzionale di rappresentare il popolo che lo vota viene eliminato, gli viene impedito il radicamento e viene screditato.

Durante il fascismo vennero approvate oltre mille leggi in un solo giorno, con la riforma costituzionale Boschi-Renzi potrebbe tranquillamente accadere la stessa cosa.
L’emerito presidente della repubblica Giorgio Napolitano dice che grazie a questa riforma non ci sarà più un così alto numero di voti di fiducia e un così alto numero di deleghe in bianco affidate al governo.

La nuova costituzione non vieterà ne il voto di fiducia ne le deleghe in bianco e in più farà fare il lavoro sporco ai sodali del presidente del consiglio.

Una minoranza potrà vietare la presentazione anche di un solo emendamento,sia nelle commissioni sia nell’aula senza neppure che il governo ponga la questione di fiducia ma in ogni caso, se vuole, il governo potrà porla e potrà chiedere 50 voti di fiducia o peggio potrà far votare mille leggi in consiglio dei ministri e tramite il voto a data certa farli calendarizzare lo stesso giorno riunendoli in un solo voto.

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