Updates from ottobre, 2016 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 14:54 il 11 October, 2016 Permalink | Rispondi  

    Onida e il possibile annullamento della legge Boschi-Renzi 

    Credo che a norma di legge non vi possa essere alcun dubbio sul formato del quesito referendario confermativo della riforma Boschi-Renzi.

    Giustamente il movimento 5 stelle e SEL hanno presentato un ricorso al tribunale amministrativo per far annullare il decreto promulgato dal presidente della repubblica che contiene un quesito referendario truffa.

    In base ad una legge del 1970 il quesito referendario è certamente da modificare, quindi non sarei sorpreso se tale decreto fosse annullato.

    Chi parla di altri precedenti dimentica che nei precedenti di cui si parla, nel 2001 e nel 2006, i quesiti erano neutri e in ogni caso nessuno presentò alcun ricorso perchè tutti erano soddisfatti.

    Il compito del giudice è quello di far rispettare la legge e non è certamente quello di verificare se in precedenza è stata rispettata.

    Altrimenti ogni precedente nel mancato rispetto della legge farebbe giurisdizione e la legge perderebbe il suo senso logico all’interno dell’ordine costituito.

    In Austria tutti hanno detto che il voto postale ha presentato irregolarità anche nelle elezioni precedenti, ma il ricorso è stato presentato solo in questa tornata e le irregolarità presenti nelle precedenti elezioni non sono l’alibi per stabilire che la legge può non essere rispettata.

    Abbiamo poi l’ex presidente della corte costituzionale Onida che presenta anch’egli un ricorso, molto più furbescamente lo ha presentato oltrechè al tribunale amministrativo regionale, anche in un tribunale ordinario per tentare tutte le strade per andare in corte costituzionale.

    Onida non chiede di riformulare il quesito ma di diramarlo in tanti mini-quesiti al fine di rispettare la non eterogeneità di quesiti non omogenei.

    Come ho già scritto alcuni mesi fa, la legge ordinaria è di rango inferiore a quella costituzionale ed è la costituzione stessa ad affermare che per ogni singola legge costituzionale può e deve corrispondere un solo e unico quesito.

    Quindi, semmai i giudici dessero ragione all’interpretazione del loro presidente emerito Onida, non potrebbero in alcun caso dividere tale referendum, ma al limite dovrebbero annullare l’intera legge Boschi-Renzi in quanto non omogenea e dunque annullare di conseguenza il referendum stesso.

    Ma questo significherebbe annullare una legge costituzionale a causa di una legge ordinaria.

    Quindi i giudici dovrebbero scegliere tra queste due possibilità:

    1)il quesito unico che segue rispettosamente sia la costituzione che la legge ordinaria del 1970 che indica l’obbligo di inserire gli articoli oggetto della revisione costituzionale.
    In questo caso va annullato l’attuale quesito referendario e ne va presentato uno conforme alla legge del 1970.

    2)l’annullamento totale della legge costituzionale a causa della presenza di oggetti eterogenei.
    In quanto nel rispetto della costituzione che parla al singolare di “legge” dice “il referendum” sempre al singolare, ci deve essere un solo referendum per ogni singola legge costituzionale.

    Quindi la corte non potrebbe in ogni caso chidere la formulazione di più quesiti per la singola legge costituzionale Boschi-Renzi, ma al limite la può eliminare dall’ordinamento l’intera legge se viene riscontrato il vizio dell’eterogeneità e se riscontra che l’eterogeneità è vincolo di rango costituzionale.

    Articoli correlati:

    Art. 138 della costituzione impedisce di scorporare referendum confermativo:

    https://giamps78.wordpress.com/2016/05/03/art-138-della-costituzione-impedisce-di-scorporare-referendum-confermativo/

     
  • giamps78 12:52 il 9 October, 2016 Permalink | Rispondi  

    Il rischio speculativo che grava sul Regno Unito 

    Premessa:

    In uno dei miei ultimi articoli ribadivo come la stampa di banconote non potesse generare automaticamente l’inflazione ma come questa fosse determinata dalla legge della domanda e dell’offerta, e dalle remunerazioni dei lavoratori.

    In particolare sottolineavo come una più alta remunerazione generasse,questa si automaticamente, l’aumento dell’inflazione ma di come anche nel contempo questo rialzo dei salari potesse generare una perdita di competitività per quei prodotti che costando di più a causa dell’aumento del costo di produzione, dovuto in primis all’aumento dei salari dei lavoratori che producevano quei beni, in un mercato globalizzato sarebbero stati in competizione con altri prodotti che potevano sfidarli anche all’interno dello stesso mercato nel quale si trovavano le strutture produttive autoctone.

    Ho descritto un secondo fenomeno, quello dell’aumento dei prezzi del singolo prodotto generato dall’aumento dei prezzi dell’indotto circostante come un effetto domino.

    Se cioè aumenta il costo delle altre componenti che servono per la creazione di uno specifico prodotto, evidentemente aumenterà anche il prezzo di quel prodotto.

    A sua volta se questo prodotto serve come terza parte,o come semilavorato ad altri prodotti evidentemente aumentando di prezzo genera a propria volta l’aumento di prezzo.

    Anche il lavoratore che vede i rincari dei beni e dei servizi chiederà così l’aumento della busta paga e così via questo effetto domino andrà avanti.

    Così le spese dello stato aumenteranno in cifra assoluta, perchè evidentemente anche i lavoratori statali vorranno più denari,così come i pensionati vorranno l’adeguamento,ma anche i lavoratori privati che svolgono opere pubbliche e vincono ad esempio un appalto fisseranno un prezzo più alto per starci dentro con i costi che sono anch’essi aumentati.

    Inoltre la spesa pubblica aumenta perchè l’aumento dell’inflazione genera l’aumento del tasso di interesse sul debito pubblico che a propria volta genera un fabbisogno statale maggiore, quindi tasse più alte in cifra assoluta e più alte in percentuale nel caso in cui il debito vada ad aumentare.

    Quindi spiegavo il collegamento tra rialzo dei salari e inflazione e dunque poi tra inflazione e tassi di interesse e di come il rialzo dei salari generi una crescita del prodotto interno lordo basato sull’inflazione che risulta fittizia.

    In poche parole se vendo 1 articolo che costa 100 e l’anno dopo vendo lo stesso articolo che costa 102, ottengo un aumento del prodotto interno lordo, si dice che aumenta la ricchezza ma in realtà vengo lo stesso identico articolo solo che ad un prezzo più alto e tale innalzamento del prezzo è collegato all’aumento dello stipendio del lavoratore che però ha avuto l’aumento non perchè lavora di più ma perchè tutto intorno a lui è aumentato di prezzo e dunque chiede più denaro per fare la stessa cosa che faceva prima e poter comprare le stesse cose che comprava prima.

    Tutto questo non ha nulla a che fare con la crescita economica, così come se si abbassa il prezzo della benzina da 140 a 50 dollari pare che ci sia una contrazione dei consumi nelle importazioni mentre invece il numero dei barili di petrolio importati magari sono aumentati in cifra assoluta.

    C’è un discorso da fare riguardo al rapporto tra inflazione e cambio monetario all’interno di una globalizzazione che porta alla perdita delle produzioni.

    La stampa di banconote non genera da sola un aumento dell’inflazione ma determina una diminuzione del valore della singola banconota perchè più banconote ci sono e meno valore ha ciascuna di esse.

    Stampando banconote avviene quindi una svalutazione della moneta nazionale rispetto ad altre monete, e questo singnifica da un lato un minor costo delle proprie esportazioni ma anche un maggior costo delle importazioni.

    Più un paese è dipendente dall’estero più l’aumento dei prezzi dovuti alla variazione del cambio monetario diventa importante.

    In poche parole più i cittadini sono abituati ad acquistare merce dall’estero e più l’incidenza dell’aumento dei prezzi sarà rilevante all’interno di quello stato.

    Ma non è escluso che tale aumento riguardi solo le importazioni.

    Se c’è un prezzo internazionale per uno specifico prodotto e tale prodotto viene scambiato tramite una diversa moneta, anche se uno stato non importa tale prodotto si troverà comunque a pagare una cifra maggiore.
    Ovviamente, esportandolo nel mercato internazionale ricaverà una cifra più alta, ma questi soldi vanno a finire ad una ditta privata e non sono compensati dall’incremento dei prezzi sul mercato interno.

    E’ il caso ad esempio rel regno unito riguardo al petrolio.

    Il regno unito potrebbe trovarsi in mezzo ad un attacco speculativo da inflazione.
    Questo perchè l’importante svalutazione della moneta genera in un primo momento l’aumento dei posti di lavoro dovuti all’aumento del protezionismo generato automaticamente da un ribasso del costo dei prodotti esportati e dall’aumento dei prezzi importati che rendono più competitive le produzioni nazionali.

    Ma dall’altro vi sarà l’aumento dei prezzi di tutte le merci importate di cui il regno unito non può fare a meno e del prezzo di quelle non importate ma che vengono scambiate utilizzando una diversa moneta, ad esempio il dollaro americano nello scambio di barili di petrolio.

    Avremo dunque nel giro di pochi anni una situazione esplosiva.

    Da un lato la stampa di banconote, dall’altro l’aumento dei prezzi, dunque degli stipendi, dunque dell’inflazione, dunque dei tassi di interesse e in definitiva del debito pubblico.

    Quindi tutto ciò che pare guadagnato oggi rispetto all’aumento dei posti di lavoro verrà perso domani con l’aumento delle remunerazioni che genereranno la perdita di competitività delle aziende e l’aumento della spesa pubblica.

    Il risultato finale sarà l’impossibilità futura per la banca d’inghilterra della stampa di banconote per acquistare titoli di debito a causa di una elevata inflazione.

    Che cosa dovrebbe fare dunque uno stato che si trova in questa situazione?

    Bhè, innanzitutto dipendere il meno possibile dall’estero creando concorrenza di mercato con prodotti che oggi sono acquistati all’estero.

    Se dunque un prodotto importato passerà da 100 a 120, verrà acquistato solo se nel mercato interno non c’è una valida alternativa che sia passata magari da 100 a 103.

    La sterlina perde il 35%, dunque un oggetto importato costerà il 35% in più e verrà comprato solo se il cittadino ne sente il bisogno e non c’è una valida alternativa.

    Poi il petrolio potrebbe essere sostituito con qualche fonte energetica autoprodotta.
    La norvegia da questo punto di vista fa scuola avendo una propensione a vendere all’estero il prodotto per fortificare la propria moneta ma allo stesso è lo stato dove vengono vendute altissime percentuali di auto elettriche.

    Attenzione a non essere ingannati dalle cifre…
    Se il prezzo di un litro di benzina è di 2 sterline e quello di un litro di carburante sintetico è di 2,5 sterline, lo stato mettendo 0,60 sterline per litro a favore del carburante autoprodotto per farlo costare meno e farlo preferire ai cittadini non spreca soldi.

    Infatti essendo quel carburante autoprodotto e non dovendo subire le scosse del mercato internazionale dovuto a quella che è divenuta la moneta unica mondiale nello scambio di barili di petrolio e alle crisi energetiche internazionali, sarà un valore aggiunto in posti di lavoro facendo circolare il denaro all’interno dello stato senza spedirlo all’estero che un domani potrebbe adirittura essere esportato quando un nuovo schok petrolifero che farà aumentare il prezzo del prodotto e il contemporaneo l’abbassamento di valore della sterlina faranno costare quel carburante sintetico molto meno di quello fossile senza neppure bisogno di alcun sussidio.

    Ovviamente il sistema del carburante ecologico deve essere avviato da investimenti pubblici.
    (e questa cosa la scrivo da molti anni…)

    Questo sempre se il carburante sintetico ottenuto dall’unione di idrogeno e ossigeno nel processo di fisher-troopsch non viene scambiato in dollari al barile…

     
  • giamps78 12:45 il 9 October, 2016 Permalink | Rispondi  

    Uomo solo al comando e antipolitica sul numero dei parlamentari 

    Per quanto mi riguarda non sono pregiudizialmente favorevole o contrario alla diminuzione del numero di rappresentanti.

    Anzi posso dimostrare che 200 eletti possono essere maggiormente rappresentativi di 630.

    Ma devono essere 200 eletti liberi e devono rappresentare tutti gli elettori.
    E sono liberi in una democrazia rappresentativa sia se rappresentano chi li ha votati sia se detengono un potere che non può essere minacciato in alcun modo dall’uomo solo al comando.

    Infatti se così non fosse l’istituzione ne uscirebbe indebolita anche se il numero dovesse scendere a 100 se questi non rappresentano i cittadini ma solo qualche apparato statale e di mercato.

    Io penso che se c’è un diverbio tra varie correnti politiche a giudicare tale diverbio debbano essere gli elettori.
    Non penso che la strada migliore sia quella di cancellare le correnti minoritarie ne quella di farle ubbidire minacciando la loro scomparsa.

    Scompaiono se gli elettori non li votano, ma il diritto di tribuna per chi ottiene centinaia di migliaia di voti è un diritto costituzionale?

    Perchè quelle centinaia di migliaia di voti possono dare moltissimi seggi grazie a premi di maggioranza ma non bastano per dare un solo seggio in rappresentanza di una forza politica che ha ricevuto voti veri da elettori veri nelle cabine elettorali e non nei finti gazebo dove si paga per partecipare?

    La politica non si può dire ricca se riceve tante donazioni monetarie, ma è ricca se voci libere possono esprimersi e ragionare e non vengono soffocate dalla logica dell’obbedienza al più forte di turno.

    Come ho già scritto tante volte, la politica è schiava dell’economia e quest’ultima è il vero termometro che nel tempo va a screditare l’intera classe politica.

    Pertanto non c’è da stupirsi se oggi c’è la crisi della politica, vista la situazione economica che vede continue crisi e l’accumulardi di nuovi debiti.

    Una volta avere un numero maggiore di rappresentanti era considerata una cosa positiva contro l’uomo solo al comando che poteva essere ad esempio un monarca.

    Oggi invece si preferisce pensare che l’uomo solo al comando sia la soluzione e tale persona può permettersi di fare antipolitica per la diminuzione del numero dei rappresentanti.

    Certo è anche comprensibile, i politici gestiscono l’economie ed hanno fatto credere a tutti che lo stato sociale potesse supportare ogni spesa, e loro per primi si sono messi dei privilegi che pian piano stanno scomparendo.

    Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo è cosa fatta, stiamo attraversando una fase transitoria nella quale chi aveva tali privilegi se li è tenuti, vale per i vecchi ex-politici che hanno tutti i mesi una remunerazione non da poco, vale per i vecchi pensionati andati in pensione con le vecchie regole e oggi con il sistema misto non andora del tutto contributivo.

    A nulla serve spiegare che i nuovi politici già oggi in carica non riceveranno più tali privilegi, infatti nel frattempo il debito pubblico è aumentato a dismisura e noi abbiamo privatizzato al mercato globale ogni struttura produttiva pubblica.

    In questa situazione è facile prendersela con i rappresentanti e dire che sono troppi, mentre sul fatto che prendano troppi soldi siamo tutti d’accordo.

    Se sono rappresentanti del popolo hanno un ruolo sociale e non possono comportarsi come se il proprio partito fosse un’azienda.
    Non si fa politica per guadagnare o per fare profitti, ma non si può nemmeno passare da un etremo all’altro.

    Dall’estremo del finanziamento pubblico smisurato e dato nonostante l’assenza di comprovate spese elettorali si è passati all’estremo opposto e cioè all’assenza totale di finanziamento pubblico,cosa altrettanto pericolosa.

    Ma tutto questo è normale, è nelle cose il rigurgito antipolitico nei confronti dei parlamentari e dei consiglieri, ma una volta non era mica così.

    In tanti parlano del referendum sul finanziamento pubblico ai partiti, ma dimenticano che quando l’economia italiana andava meglio, quando le spese pensionistiche e la spesa pubblica in genere era sotto controllo, il popolo italiano voto a favore di questo finanziamento proprio tramite un referendum.

    Ma le politiche degli anni ’70 tese a garantire ad una più larga platea l’ottenimento di diritti che non potevano avere senza costruire un debito pubblico enorme ha modificato il parere dell’opinione pubblica.

    In altre parole le maggiori spese sociali a favore dei più poveri hanno trasformato il consenso al finanziamento pubblico dei partiti ed oggi prevale nell’opinione pubblica l’odio verso questa forma di finanziamento.

    La politica si è tirata la zappa sui piedi da sola, ha fatto il passo più lungo della gamba, ha cercato di garantire a tutti maggiore ricchezza ed ha creato invece una classe di privilegiati terminando così il “miracolo economico italiano”.

    Io penso che se qualcuno ha guadagnato 1 milione di euro con il lavoro privato, se per 5 anni viene eletto in parlamento non gli fa differenza se invece di prendere 15 mila euro nel prende solo 5 mila.

    Il finanziamento pubblico deve garantire a tutti il medesimo accesso alle istituzioni pubbliche secondo quanto stabilisce la costituzione quando rimozione delle differenze sociali.

    Semmai è la remunerazione del parlamentare che deve diminuire, lasciando inalterato il numero dei rappresentanti.
    Essa può anche dimezzarsi perchè quando si fa politica non ci si deve guadagnare.

    Il parlamentare che non ha vincolo di mandato è un valore che i costituenti hanno inserito proprio per dare una garanzia ai cittadini elettori mentre oggi si è trasformato nel suo opposto.

    Anche qui si vuole passare da un estremo all’altro, un conto è vietare il formarsi di nuovi gruppi politici che non sono comparsi nella scheda elettorale e vietare ad un eletto di passare ad un gruppo diverso da quello misto nel caso in cui vi siano diverbi all’interno del gruppo originario.
    E così si limita fortemente la degenerazione alle quali stiamo assistendo con oltre 300 rappresentanti che cambiano gruppo in una sola legislatura.

    Altro conto è trasformare il parlamento in una caserma inserendo il vincolo di mandato.

    L’utilizzo del sistema chiamato “recall” che permette ai cittadini di far decadere un rappresentante eletto potrebbe funzionare solamente in un sistema uninominale e non certo con il proporzionale.

    Ma se il sistema è sia uninominale che tripolare e l’elezione del rappresentante avviene con grazie al voto di una minoranza relativa, è evidente che già il giorno successivo alla sua elezione ci saranno le percentuali necessarie alla sua decadenza in quel collegio.

    Invece con il proporzionale il recall non può essere utilizzato semplicemente perchè ogni elettore vota i rappresentanti del proprio schieramento e tale rappresentante deve fare il volere di chi l’ha votato, dunque è ovvio che chi ha eletto altri rappresentanti in un collegio plurinominale non può esprimersi sull’operato di un rappresentante di una diversa forza politica rimuovendolo solo quel rappresentante, salvo nel caso in cui a prendere il suo posto non sia il secondo rappresentante più votato di quella stessa forza politica.

    Rimangono fuori dalla precedente analisi sia il vincolo di mandato legato all’apparato di partito che ne decide la decadenza che il vincolo di mandato legato alla rappresentanza ad una istituzione pubblica(esempio consigli regionali) che ne deternina la nomina.

    Nel primo caso è evidente come la libertà politica del parlamentare di fatto non esista più, e già siamo un una fase nella quale vanno a scomparire le sezioni di partito, la democrazia interna è al lumicino, c’è la personalizzazione della politica con i cognomi dei segretari e dei capi politici inseriti nel contrassegno del partito, e tutto questo è cominciato con il mattarellum e con quei collegi uninominali sponsorizzati dai radicali che non a caso erano gli unici nella prima repubblica ad utilizzare un cognome nel contrassegno di partito, in quanto già personalizzati dalla loro idologia politica.
    E non è un caso se i radicali da 30 anni hanno nel loro statuto il divieto di presentarsi come “partito radicale”, e questa ideologia spiega le sue ali nell’eliminazione della territorializzazione della politica che accentua la crisi della politica stessa con la scomparsa delle sezioni e della rappresentanza di idee a favore del capo che comanda e promette la risoluzione di ogni problema al quale gli italiani ormai sono abituati.
    Questo è il culmine della peggiore partitocrazia, l’annientamento di qualsiasi forma democratica veramente libera che porterà inevitabilmente all’eliminazione di vere elezioni e del loro significato originario a favore di quella che ho chiamato “media-crazia”.

    Alcuni ridevano ma nei fatti alcuni anni fa è già stata formulata la proposta di dotare il capogruppo di ogni forza politica di una paletta (da vigile urbano) e di assegnare tramite il voto del solo capogruppo il valore del voto di tutti i rappresentanti di quel partito.
    I cui effetti sono paragonabili alla presenza del vincolo di mandato.

    Ma la politica è altro non può essere rinchiusa in questi recinti altrimenti muore.

    Le cose hanno cominciato a girare peggio quando l’economia ha avuto la forza di controllare direttamente la politica.
    Era inevitabile, se i politici fanno le scelte sbagliate e la situazione economica e sociale peggiora, l’economia prende il sopravvento e compaiono gli “imprenditori prestati alla politica”.

    Persone che hanno degli interessi personali nel fare politica, ma per interessi personali non si intende solo quelli della propria azienda, ma dell’ideologia personale che sta dietro al guadagno ottenuto da qualsiasi corporazione che si fa strada eliminando la concorrenza proprio grazie alla politica.

    Si ergono a rappresentanti dei cittadini e dicono di poter risolvere i problemi ma partono dalla loro esclusiva visione e finiscono inevitabilmente per attuare un controllo dei mezzi dell’informazione per ottenerne un vantaggio.

    Basti pensare all’italia, il fascismo è stato sconfitto, il partito fascista non può essere ricreato perchè la costituzione lo vieta, ma però da quando questi imprenditori prestati alla politica agiscono liberamente nelle stanze dei bottoni l’anticomunismo è l’unico motivo di vita e l’antifascismo è ormai un ricordo.

    Lo scontro sulla legge elettorale e sull’uguaglianza del voto sembra una stupidaggine, in realtà credo sia paragonabile al DNA di una repubblica.

    in Italia c’è la crisi economica si dice che la legge elettorale non è importante, in effetti possiamo avere il paradosso di rappresentanti liberi che fanno scelte politiche sbagliate e che portano crisi economiche così come possiamo avere una dittatura che però fa scelte economiche giuste.

    Ovviamente possiamo avere anche la combinazione tra queste due situazioni.

    Ma il credere in modo assoluto che l’uomo solo al comando possa di per se’ risolvere i problemi solo perchè il numero di rappresentanti è troppo alto, bhè questo sinceramente no.

    Il numero di rappresentanti appare troppo alto perchè i cittadini non si sentono più rappresentati da queste persone, questo è il sintomo della crisi della politica e non si risolve certo con l’uomo solo al comando che sente di ricevere un mandato “imperativo”.

    E’ vero che noi abbiamo avuto 63 governi in 70 anni grazie ad un parlamentarismo spinto, ma se questa fosse la vera causa della nostra crisi economica allora paesi come la Francia non avrebbero avuto il mese scorso degli scioperi generali contro la nuova riforma del jobs-act che è simile a quella italiana.

    In francia hanno i governi di legislatura e non hanno il bicameralismo paritario, come mai sono in crisi pure loro?

    Faccio notare che il jobs-act in Italia è passato tramite una delega in bianco data dal parlamento e con un successivo parere negativo dato dalla commissione competente sui decreti governativi che non sono passati dal parlamento.
    Stessa cosa in Francia, anche lì il jobs-act è divenuto legge senza nemmeno il voto del parlamento!

    In Francia c’è l’uninominale a doppio turno, ovvero il sogno del nostro partito democratico…
    Ma se fuori ci sono gli scioperi e il presidente eletto direttamente dai cittadini non passa nemmeno per il parlamento si accentua la crisi della politica.

    Se ce ne fosse bisogno questa è la dimostrazione compiuta di quanto detto precedentemente.
    L’economia ha preso il sopravvento sulla politica, ed oggi ci si affida agli uomini soli al comando pensando di risolvere questi problemi.

    Come detto, per gli uomini soli al comando non c’è il divieto di risolvere i problemi, non possiamo sapere in anticipo se un uomo solo al comando amministra meglio o peggio di una assemblea rappresentativa.
    Così come l’uomo solo al comando non può affermare spavaldamente che il problema è rappresentato dal numero troppo alto di rappresentanti che lui vorrebbe diminuire per avere un maggiore controllo della situazione.

    Per inciso anche in Francia hanno ridotto il numero dei consigli regionali mentre a noi ci hanno tolto la scheda elettorale per l’elezione dei consigli provinciali.
    Questo secondo loro determina dei risparmi, ma il problema economico è ideologico e di fondo e non ri risolve tagliando la rappresentanza per risparmiare quattro soldi.

    Peggio se poi gli uomini soli al comando fanno antipolitica sulla riduzione di questi rappresentanti come avviene in questi anni sulla riduzione del numero di senatori.

    Faccio notare che il numero di consiglieri regionali, provinciali, comunali e dei parlamentari europei è già fortemente diminuito con una legge del 2010.

    E non si può dire nemmeno che il bicameralismo perfetto blocca l’approvazione delle leggi visto che sono state bruciate in una caserma dei vigili del fuoco ben 350 mila leggi inutili!

    Se dal numero di leggi dipendesse il prodotto interno lordo italiano oggi noi dovremmo essere primi in europa, visto che facciamo il triplo delle leggi che fa la Germania e il Regno Unito!

    Solo che il nostro sistema politico è già oggi compromesso in quanto i governisti-decisionisti hanno appiattito l’informazione dei mass-media sul presidente del consiglio dei ministri evitando di ricordare che una repubblica parlamentare si fonda sul parlamento e l’elezione diretta riguarda loro e non il presunto premier.

    Loro parlano di modernità, di progresso, di tutto che si muove più veloce ma falsificano la realtà dicendo che il potere deve essere detenuto nelle mani di una sola persona per riuscire a stare dietro a tali ritmi.

    In ogni caso gli errori fatti negli anni ’70 sono contengono l’origine dei nostri problemi, ma la testa di chi ha fatto riforme sbagliate in quegli anni è simile alla testa dei nostri politici odierni.

    Pertanto io ritengo che,sia avendo una repubblica parlamentare veramente libera, sia avendo un uomo solo al comando e tutti i parlamentari ubbidienti che approvano 50 voti di fiducia (come avviene oggi), non si possano risolvere tali problemi originari.

    Non si possono risolvere perchè la mentalità economica sulla concezione dello stato sociale e sugli scambi commerciali è errata.

    IN OGNI CASO, TRA AVERE L’UOMO SOLO AL COMANDO CHE VOTA SCHIFEZZE E AVERE IL PARLAMENTO LIBERO CHE VOTA SCHIFEZZE IO PREFERISCO QUEST’ULTIMA OPZIONE.

    Ma quello che non si può è far credere che l’uomo solo al comando sia l’unico modo per restare al passo con i tempi.

    Io comunque credo che tutto sia relativo, pertanto se mi chiedessero:
    preferisci un parlamento non libero di 630 deputati oppure preferisci una camera dei deputati di 200 unità eletta con un proporzionale puro in un collegio unico nazionale con delle preferenze vere?

    Ecco, in questo caso direi certamente di preferire quella da 200 perchè seppure in numero inferiore è più libera, anche se va ricordato che la libertà dipende anche dai regolamenti parlamentari.

    E allora perchè non si può fare un parallelo tra mercato e politica fermorestando la mia idea di politica senza un profitto personale.

    Un parallelo ad esempio tra le nuove aziende che oggi vengono chiamate “start-up” e le piccole forze politiche che nascono.

    Le start-up sono difese e finanziate da leggi apposite e tutti i governi cercano di aiutarle perchè portano valore aggiunto.

    Invece al contrario le nuove forze politiche sono viste negativamente perchè si dice che quelle grandi devono avere i premi, devono avere maggiore rappresentanza.

    E non è mica detto che una forza politica non possa portare ricchezza al paese con le sue idee.

    Purtroppo il sistema è logoro, i vecchi segretari cambiano nome al partito e si finge che ci sia la novità, e ormai i cittadini ne hanno piene le scatole di vedere la comparsa di questi nuovi simboli.

    Nel contempo avrebbe il diritto costituzionale di rappresentare il popolo che lo vota viene eliminato, gli viene impedito il radicamento e viene screditato.

    Durante il fascismo vennero approvate oltre mille leggi in un solo giorno, con la riforma costituzionale Boschi-Renzi potrebbe tranquillamente accadere la stessa cosa.
    L’emerito presidente della repubblica Giorgio Napolitano dice che grazie a questa riforma non ci sarà più un così alto numero di voti di fiducia e un così alto numero di deleghe in bianco affidate al governo.

    La nuova costituzione non vieterà ne il voto di fiducia ne le deleghe in bianco e in più farà fare il lavoro sporco ai sodali del presidente del consiglio.

    Una minoranza potrà vietare la presentazione anche di un solo emendamento,sia nelle commissioni sia nell’aula senza neppure che il governo ponga la questione di fiducia ma in ogni caso, se vuole, il governo potrà porla e potrà chiedere 50 voti di fiducia o peggio potrà far votare mille leggi in consiglio dei ministri e tramite il voto a data certa farli calendarizzare lo stesso giorno riunendoli in un solo voto.

     
c
scrivi un nuovo post
j
post successivo/commento successivo
k
post precedente/commento precedente
r
Rispondi
e
Modifica
o
mostra/nascondi commenti
t
torna a inizio pagina
l
vai all'accesso
h
mostra/nascondi aiuto
shift + esc
Annulla