retorica ideologica dell’INPS sulla reversibilità

La fetta delle pensioni di reversibilità è grande 25 miliardi.

L’INPS all’improvviso si sveglia e dal prossimo mese ha deciso un taglio per queste pensioni, ma purtroppo l’ideologia che è dietro a questo governo e al presidente dell’INPS nominato dal governo non ha permesso di avere una decurtazione in base a parametri oggettivi e meritocratici.

Eppure tutti si riempiono la bocca di meritocrazia, probabilmente a vanvera per farsi belli.

Ancora una volta siamo legati alla logica “conviene far vedere di essere più poveri altrimenti lo stato ci leva tutto”.

Io ritengo che sia un insulto al buonsenso dire che la decurtazione della reversibilità avviene se il pensionato supera una certa soglia di ricchezza,in base al valore delle abitazioni possedute,o in base al TFR ricevuto.

L’unico vero principale parametro per misurare la decurtazione della reversibilità riguarda un semplice calcolo del “dare-avere”.

Se una persona è ricca ed ha versato tanti contributi, ed ha ricevuto MENO di quello che ha versato, E’ GIUSTO CHE LA PENSIONE DI REVERSIBILITA’ SIA INTERA E NON SIA DECURTATA.

Anche perchè oltre alla meritocrazia c’è proprio un discorso di evasione fiscale, ed è inaccettabile che questo stato pantalone che fa acqua da tutte le parti invogli ad evadere le tasse perchè tanto poi la persona che dovrebbe versare i contributi evita di farlo viste le assurde decurtazioni.

Se invece il povero ha una pensione minima ma non ha versato nemmeno una annualità nei contributi versati, come si può dare l’intera cifra malgrado sia povero?

In futuro chi si troverà in questa situazione e non ha versato un minimo di 20 anni di contributi non avrà maturato la pensione, figuriamoci la successiva reversibilità.

E allora è ovvio che prima di tutto, e ci si sta pochissimo tempo, si controlli il numero di anni di contributi, se questi sono inferiori a 20 la reversibilità viene eliminata,fermorestando il calcolo del dare avere della coppia sposata che dimostrerà sicuramente che si è incassato più di quanto si è versato.

Rientrando in questi parametri la reversibilità viene totalmente eliminata e quindi se viene erogata una qualche somma questa diventa di assistenza e non come diritto acquisito per un qualche cosa che è fondamentalmente falso: i soldi mai versati e che si spera le future generazioni pagheranno attraverso il debito pubblico a queste generazioni pur sapendo che tali future generazioni non avranno tutto quello che hanno le attuali generazioni.

Come ho già scritto in passato, avanti così e arriveremo ad un punto dove si sarà data la pensione a chi non ha versato i contributi e non si potrà più dare la pensione a chi i contributi li ha veramente versati, un mondo che gira al contrario.

Il tema della flessibilità in uscita….

Scrive un quotidiano ben informato: “cresce la platea dei prepensionamenti a costo zero”

A costo zero per chi?

A costo zero per il singolo lavoratore ma non certo per la collettività.

Allora io faccio un invito, invito ad andare a prendere una di quelle “buste arancioni” che l’INPS ha spedito alle generazioni dei futuri pensionati, invito a verificare quali sono le condizioni per la flessibilità in uscita nel 2040 o 2050 e si scoprirà una bella cosa…

La flessibilità in uscita è già presente nel sistema contributivo, che lo ricordo permette di ottenere meno denari rispetto a quello retributivo e a quello misto che però oggi sono pagati da lavoratori che in futuro avranno il contributivo.

Bene, i nostri giovani avranno anche loro la flessibilità in uscita ma ad un costo incredibile…

Per uscire 3 anni prima dal proprio posto di lavoro, ad una età più alta rispetto all’attuale flessibilità in uscita prevista da questo governo, avranno (con il contributivo) una decurtazione secca della pensione di oltre il 30%.

Quindi una norma che è già legge per le future generazioni, la flessibilità in uscita insita nel sistema contributivo, è molto ma molto più dura della flessibilità in uscita di cui parla oggi questo governo con questa “sperimentazione”.

Ma la costituzione italiana non parlava di uguaglianza?

Evidentemente queste persone sono convinte di poter fare debiti e lasciarli alle future generazioni convinti che queste lo paghino.

E’ no cari miei, ad un certo punto ci sarà da fare una scelta, e io ritengo ci siano gli estremi per dire che quel debito lo deve pagare chi lo ha fatto e perchè qui qualcuno ci vuole far passare per fessi.

Si prendano i soldi da chi ha ricevuto più di quello che ha dato, e si usi questo calcolo come giusta compensazione con il futuro sistema retributivo per evitare che le future generazioni abbiano questo incredibile fardello.

Si faccia un calcolo eliminando le trattenute statali mensili, in quanto evidentemente sono soldi che il pensionato non ha ricevuto.

Si faccia il calcolo tenendo conto dell’inflazione perchè evidentemente è cambiato nel tempo sia il costo della vita che del lavoro.

E poi se c’è qualche poveretto che riceve questi miseri “500 euro” ma che nella differenza tra il dare e l’avere è sotto di 60 mila euro, che sono soldi pubblici, che sono soldi finiti nel debito pubblico, si recuperano con la decurtazione della reversibilità o con l’aumento della tassa di successione anche retroattiva sulle generazioni precedenti che non ci sono più.

Quelli sono soldi nostri, della collettività, è un furto e la pubblica amministrazione deve porvi rimedio.

Se poi le condizioni sociali di quel pensionato non sono onorevoli si costituirà un fondo per le persone disagiate che abbia come parametri quelli che oggi l’INPS ha definito, considerando il TFR, il numero di case, la ricchezza complessiva…

Si mettono quei soldi nelle social card e si facciano sparire quei soldi se non sono spesi ogni 30 giorni, impedendo che possano essere messi nei conti correnti privati.

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