jobs act e inflazione, ma debito non è diritto acqusito

Matteo Renzi ha preso delle belle cantonate con il suo jobs act.

Ancora non si è accorto che gli effetti maggiori non derivano dalle sue riforme che hanno peggiorato la situazione, ma come ripeto da molto tempo, derivano dalla stampa di banconote da parte della banca centrale europea, che non è cominciata all’inizio del 2015 con il quantitative easing, ma nel 2014 con le precedenti misure che fortunatamente sono state sostituite perchè favorivano solo gli istituti di credito.

Ad ogni buon conto, Renzi si recò a Londra e parlando con Cameron disse di aver analizzato il jobs act inglese ed i dati sulla disoccupazione e di essere rimasto impressionato.

C’è un particolare, lui aveva erroneamente collegato la riforma del lavoro al calo della disoccupazione, mentre invece non ha osservato che la Bank of England, ben prima della Banca centrale europea, aveva cominciato il suo quantitative easing.

E difatti è stato questo fattore ad abbassare la disoccupazione grazie ad un miglior cambio monetario e ad una minor spesa per interessi sul debito.

Poi Renzi mentre faceva approvare in prima lettura una legge elettorale sul modello spagnolo(quella che oggi criticano dicendo che crea ingovernabilità) ha avuto modo di criticare il jobs act spagnolo dicendo che l’abbassamento delle buste paga non era la strada migliore per uscire dalla crisi.

Oggi in spagna non c’è un governo visto l’egoismo del premier Rajoi, che non vuole farsi da parte nonostante gli spagnoli siano tornati due volte al voto e nonostante il parlamento abbia per due volte consecutive negato a lui la fiducia.

Ebbene, nel secondo trimestre la spagna senza governo ha una delle più alte crescite del prodotto interno lordo, seconda solamente ad alcuni paesi dell’est europeo che notoriamente hanno buste paga più basse e pure una deflazione più alta.

Si perchè la deflazione è un qualche cosa di negativo solo se c’è un sistema bancario malato, il nostro ormai è derelitto.

Già più volte ho dimostrato quanto siano false le affermazioni di chi dice che si rimandano gli acquisti se i prezzi si abbassano.

Falso perchè se i prezzi si abbassanno diventano più “abbordabili” i prodotti, mentre se si alzano si compra il minimo indispensabile.
Ed inoltre se la deflazione facesse rimandare gli acquisti, i soldi non finirebbero sotto il materasso ma in queste banche che in teoria dovrebbero elargire tali somme sotto forma di prestiti e quindi far girare quei soldi non spesi ma sotto altre forme.

la stampa di banconote dal mio punto di vista è un obbligo e quindi non può essere uno dei divieti contenuti nel trattato di maastricht, non serve comunque per far aumentare l’inflazione nel momento in cui ci si trova in una situazione come la nostra.

A frontiere aperte,l’inflazione è un parametro che tende a ridurre la ricchezza, o meglio il margine tra buste paga e potere d’acquisto e tale riduzione di ricchezza viene marginalizzata dall’aumento del debito pubblico.

Ovvero tutta l’inflazione va a far aumentare il debito fin quando il debito non sarà più pagabile.

Ovvio che poi ci sono paesi che stanno peggio e paesi che stanno meglio, il problema è che oggi i debiti pubblici sono talmente alti che basta che un piccolo paese vada in crisi e va in crisi l’intero sistema.
Se la catena viene tirata si rompe l’anello debole e quell’anello viene additato da tutti come la causa della crisi del sistema.
Ma questo non significa che gli altri anelli sono a posto e che il loro modello sia quello giusto da copiare.

Infatti se tutti gli anelli avessero la medesima resistenza, ovvero se tutti i paesi avessero i numeri della germania, e la catena venisse tirata, si romperebbero tutti insieme perchè tutti sarebbero ugualmente deboli all’interno di un sistema dove le banche sono state lasciate libere di fare ciò che volevano.

D’altra parte si guarda l’ammontare di titoli derivati presenti in una sola banca tedesca, grandi quanto l’intero prodotto interno lordo europeo, si capisce quanto il sistema sia fragile anche lato germania.

L’anello più debole erano i PIGS, ma se non ci fossero stato loro sarebbero affondati altri anelli meno deboli, perchè la crisi c’è ed è praticamente irreversibile senza riforme vere e non quelle finte ma sbandierate quotidianamente dai governanti.

La spagna è senza governo da alcuni mesi ed ha un prodotto interno lordo che cresce in tre mesi dello 0,8%, l’italia ha un governo “fortissimo” con il recordo di voti di fiducia e di deleghe in bianco eppure ha la crescita uguale a zero, e nella crescita di questi ultimi 2 anni c’è anche il pagamento degli arretrati dei debiti della pubblica amministrazione che creano un prodotto interno lordo “apparente” una tantum che poi si traduce negli anni successivi in una “recessione apparente”.

Non c’è stato solo il caso della spagna senza governo, ricordo che 6 anni fa era il Belgio ad avere una crescita “miracolosa” pur rimanendo senza un esecutivo per molti mesi.

Questi fatti contrastano la tesi utilizzata anche dalla corte costituzionale nello stabilire l’importanza di avere stabilità di governo e numeri in parlamento che consentano all’esecutivo di mettere alla frusta il parlamento.

La verità è una e una solamente: le basi economiche di un paese contano più delle basi politiche.

Si possono avere i politici più decisionisti e rottamatori, ma a contare è l’ideologia economica che pone le basi per il funzionamento della macchina pubblica.

E come dimostrano i fatti,una cattiva ideologia economica produce la frantumazione della politica.

E oggi purtroppo paghiamo il costo dell’iperinflazione degli anni ’70 dopo che una classe politica si è tolta le braghe in europa ed ha accettato di approvate la tassa europea sul valore aggiunto, ha deciso di regalare pensioni senza contributi ed ha posto le basi per la sua liquefazione futura.

Ma poi la classe politica della seconda repubblica che si è trovata un debito che tradotto in euro faceva 900 miliardi lo ha portato a 2 mila e 200 miliardi, facendo riforme delle pensioni totalmente inutili perchè pensate per il futuro e non per quel presente, quando andavano ridotte a chi non aveva versato i contributi.

La classe politica della seconda repubblica ha pensato che i problemi del passato non fossero ancora lì in attesa di risoluzione, ha pensato che fossero stati cancellati dalla memoria, ma non certo dalle statistiche visto che la matematica non è un’opinione.

Quindi le regole di maastricht, l’euro, le regole sullo scambio economico, senza che alcuno di questi politici si rendesse conto di quello che stava montando all’orizzonte.

Problemi mai risolti, messi sotto al tappeto facendo credere all’opinione pubblica che bastassero le privatizzazioni, 5 riforme del lavoro, 6 riforme delle pensioni,considerando anche quella che ha visto dotare l’istat del potere dell’aumento dell’età di pensionamento.

Governisti e riformisti, di destra e di sinistra, mentre il centrino ormai devastato da leggi elettorali infami è rimasta la stampellina una volta di qui ed una volta di li.

20 anni di false riforme che non hanno affrontato realmente i problemi e che anzi li hanno aggravati arrivando al paradosso di aumentare le pensioni minime all’entrata nell’euro e pochi anni dopo eliminare le pensioni minime per chi non ha 20 anni di contributi, ovviamente non delle pensioni in essere, quelli sono diritti aquisiti.

Comunque oggi Renzi ci regala l’ennesima perla: 50 euro di quattordicesima.

Un ulteriore piccolo passo verso il burrone….

Perchè queste persone ancora non hanno capito che le leggi da loro votate hanno aperto i mercati e questa disoccupazione è generata dall’inflazione che noi abbiamo avuto in passato che ha generato un più alto costo della vita e del lavoro…

Quindi alzando di 50 euro le quattordicesime dei pensionati non risolvi il problema ma lo aggravi, in quanto crescerà ancor più il costo della vita e del lavoro, esattamente il contrario di quello che bisognerebbe fare.

Oggi bisognerebbe puntare a riportare l’Imposta sul Valore Aggiunto quantomeno al 20% per far ripartire i consumi e per tentare di far riaprire qualcuno di quei piccoli negozi che sta chiudendo.

In ogni caso, e lo scrivo da mesi, il quantitative easing della banca centrale europea non può essere fatto per aumentare l’inflazione perchè quest’ultima dipende dal debito pubblico in cifra assoluta, più alto è il debito più bassa è tenderà ad essere l’inflazione.

L’inflazione si mangia la nostra ricchezza e va a sostituire l’economia reale con l’economia finanziaria spazzatura.

Noi oggi dobbiamo fare un doppio ragionamento, il primo riguarda la stampa di banconote che ha migliorato(temporaneamente) la situazione tra paesi dell’unione europea e gli altri paesi, grazie ad un cambio monetario migliore di svariate decine di punti percentuali.

Il secondo riguarda le quote di mercato all’interno dell’unione europea e più specificatamente tra i paesi che hanno la medesima moneta e che dunque hanno come unico differenziale economico il parametro dell’inflazione.

Se noi vogliamo essere più competitiviti dobbiamo avere deflazione, quindi far costare meno i prodotti, sia abbassando l’imposta sul valore aggiunto sia evitando aumenti di buste paga.

Potere d’acquisto della moneta significa che se vai in romania e con 300 euro fai tre carrelli di spesa mentre in italia con 300 euro ne riempi uno, avrai in romania buste paga più basse di quelle italiane ma un potere d’aquisto che permette alle aziende rumene di produrre merce a prezzi più bassi.

Con l’assenza di qualsiasi barriera tra ad esempio la polonia e l’italia, l’azienda italiana si trasferirà in polonia proprio perchè il prezzo della vita e del lavoro è più basso, quindi le buste paga sono più basse, quindi produrranno li per vendere qui senza aggiunta di dazi.

Se alzi di 50 euro le quattordicesime dei pensionati o dai 80 euro ai lavoratori( TRA L’ALTRO PRESI CON L’INNALZAMENTO DELLE TASSE LOCALI E TAGLIANDO SERVIZI),e contemporaneamente alzi l’imposta sul valore aggiunto come hanno fatto tutti gli ultimi governi, non stai facendo aumentare il prodotto interno lordi italiano, ma quello rumeno e quello polacco!

Stai dando 50 euro e 80 euro alla romania e alla polonia e non all’italia!

Tra l’altro contemporaneamente dici che levi l’articolo 18 sul reintegro, tra l’altro già tolto per metà dai precedenti governi, te ne attesti il merito e poi utilizzi la stampa di banconote fatta dalla banca centrale europea per dire attraverso la controllatissima rete “pubblica” RAI che è grazie al jobs act che crescono i posti di lavoro….

Quindi non grazie a Draghi che ha fatto calare il valore dell’euro e del calo del prezzo del petrolio che ha momentaneamente “sterilizzato” gli aumenti dell’iva fatti dagli ultimi 4 governi.

No, è grazie al jobs act!

Quindi Renzi loda l’inghilterra per le loro leggi sul lavoro mentre invece i meriti erano della bank of england, critica la spagna che però nel passato trimestre ha avuto una crescita otto volte superiore a quella italiana, e poi si intesta i meriti che dovrebbero essere dati a Draghi per il quantitative easing che rbadisco non doveva essere fatto per l’inflazione, e lo dico da mesi, ma per migliorare temporaneamente i parametri economici, e questo sta succedendo.

Tra l’altro non stiamo sfruttando a dovere questo quantitative easing, perchpè avremmo dovuto fare una manovra per riportare l’imposta sul valore aggiunto quantomeno al 20%, anche se l’europa ovviamente rema contro perchè queste persone sanno bene che ogni aumento di questa imposta entra nuovo prodotto interno lordo nei loro paesi.
Mica ci tengono all’europa, a loro interessa solo ed esclusivamente della propria nazione.
E’ come vedere uno di quei film western dove i farabutti giocano a poker con il bicchierino sul tavolo e le pistole sotto…

Ognuno cerca di fregare gli altri, e preferisce fare accordi di libero scambio extra-ue puntando a togliere prodotto interno lordo agli altri paesi della UE.

Ad ogni modo i nodi verranno al pettine, oggi bisognerebbe riportare l’IVA al 20% facendo deflazione durante il quantitative easing per recuperare competitività e potere d’acquisto di quei pensionati, non certo dare a loro ulteriori 50 euro senza tra l’altro tenere conto dei contributi.

Che poi questa cosa non la capisco proprio:
quando c’è da passare da sistema retributivo a quello contributivo e quindi togliere soldi alle pensioni,vale solo per i nuovi pensionati.
quando c’è da dare 50 euro in più, invece, si danno subito a quelli che già erano in pensione e non solo ai nuovi pensionati.

E’ una strana cosa questa dei diritti acquisiti, mi ricorda quella sui pannelli solari, una legge fatta non per ripagare l’investimento, ma per far guadagnare chi ha messo i pannelli e naturalmente far pagare la collettività.

Poi ovviamente il contratto diventa intoccabile, quindi così come non sarà possibile togliere i soldi dati per kw ora a chi ha già ottenuto i soldi spesi per installare i pannelli per darli ad altri che ne installano di nuovi, non sarà nemmeno possibile togliere questi 50 euro di quattordicesima perchè diventeranno diritto acquisito.

In effetti il debito pubblico, creato anche dai buchi dell’INPS(20 miliardi nel 2015) andrebbe considerato anch’esso un diritto acquisito(dalle future generazioni).
Il punto è che nel 2010 abbiamo scoperto che neppure il debito è un diritto acquisito, perchè ad un certo punto l’economia finanziaria può smettere di acquistarlo o chiedere in cambio la svendita della repubblica e dei suoi valori fondamentali.

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