Updates from settembre, 2016 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 11:18 il 29 September, 2016 Permalink | Rispondi  

    Salvini sbaglia,Berlusconi è peggio di Renzi 

    Salvini dice “Renzi a casa” e dice no alla sua riforma costituzionale.

    Ma Berlusconi è la causa di questa riforma costituzionale, Brunetta, Verdini e Alfano sono la stessa cosa.

    Questa gente ha ingannato Renzi e lo hanno costretto a fare questa riforma costituzionale.

    Renzi è andato avanti facendo buon viso a cattivo gioco ma anche a luo questa riforma costituzionale fa veramente schifo, ma non voleva fare come D’Alema che si è fatto fregare anche lui da Berlusconi con la bicamerale.

    Sulla riforma elettorale, pure Renzi si era detto favorevole alle preferenze, ma il patto del nazareno ha consentito l’accordo tra apparati di partito.

    Se oggi Salvini si fida di forza italia e presenta una proposta di legge costituzionale che tra parentesi a me fa veramente schifo, farà lo stesso errore che ha fatto Renzi.

    Presidenzialismo e presenza del vincolo di mandato eliminano completamente la repubblica parlamentare.
    Poi che ci siano o non ci siano le preferenze poco conterà perchè gli eletti saranno dei passacarte obbligati a fare qualsiasi cosa dice il capo.

    Certo, Salvini è il capo del suo partito e si troverà ben d’accordo con Grillo, con Berlusconi e con Renzi nel togliere questa libertà ai parlamentari.

    Ma così facendo passeremo da un estremo all’altro, non sarà risolto il problema della sfiducia nella politica.

    Renzi,Salvini, Grillo, Berlusconi, Meloni etc etc sono tutti uniti dal loro essere antipolitici, non hanno nulla di istituzionale, non sanno che cosa sia la democrazia per come era stata in Italia per decenni.

    Purtoppo siamo in queste mani, di persone che annullano la democrazia interna ai propri movimenti, che vive di plebiscito personale, sono i frutti avvelenati creati dalla seconda repubblica.

    Ma mi permetto di dare un consiglio a Salvini: non faccia l’errore che ha fatto Renzi, che hanno fatto i vari D’Alema e Bossi.
    Forza Italia è un buco nero, e le sue diramazioni sono al governo con Renzi e lo costringono a fare tutto quello che non vuole fare facendo bel viso a cattivo gioco.

    Basta vedere la storia di questo partito, le lacerazioni che si sono create anno dopo anno i danni creati al sistema democratico e dell’informazione da chi ha portato avanti l’ideologia dell’imprenditore prestato alla politica.

    Da salvini mi sarei aspettato una proposta da segretario di partito,aperta e condivisa con le proprie sezioni e depositata in parlamento.

    E io scommetto che questa proposta sarebbe stata tremendamente diversa dalla nuova porcata costituzionale presentata oggi…

    Credo che a nessun leghista interessi l’elezione diretta del presidente della repubblica, non interessa al partito democratico, non interessa al movimento 5 stelle, interessa solo a fratelli d’italia.

    Vale la pensa seguire questa esigua minoranza e perdere la possibilità di avere un vero federalismo con un patto costituente creato all’interno delle aule parlamentari?

    Se fratelli d’italia vuole il presidenzialismo lo deve solo presentare in aula e poi vedere quanti voti favorevoli ottiene.

    Perchè il buco nero Forza Italia vuole imporre a Salvini questa schifezza costringendolo a diventare minoranza nel futuro referendum confermativo, come nel 2006, con il referendum sulla devolution perso già 10 anni fa?

    Perchè fare lo stesso errore 10 anni dopo?

    Ma soprattutto, perchè puntare a peggiorare una già grave situazione istituzionale pensando che il presidenzialismo possa in qualche modo risolvere anche solo uno dei problemi che vediamo quotidianamente?

    La verità è che D’Alema ha riformato il titolo V della seconda parte della costituzione, quello stesso titolo V che oggi la Lega e Salvini difendono anche se all’epoca chiesero di votare e votarono contro sia in parlamento sia nel successivo referendum.

    E pure io mi recai in cabina votai contro, ma le parti si sono invertite, chi votò a favore dice oggi che fu un grave errore, chi votò contro oggi invece lo difende dall’attacco renziano!

    E’ la fiera dell’assurdo!

    Io con il senno di Poi riconosco il mio errore nel votare contro, riconosco che D’Alema ha provato ad essere riformista che ha provato ad intavolare con Berlusconi una riforma tramite la bicamerale ma la proposta non è stata approvata, che Bossi ha provato con Berlusconi a fare la devolution MA LA PROPOSTA NON E’ STATA APPROVATA.

    Ora si può dire tutto di D’Alema ma l’unico che ha sfidato realmente Berlusconi, che ha fatto la par-condicio e che ha fatto una qualche riforma in senso federale ed autonomistico è stato lui.

    La lega che cosa ha ottenuto nella sua storia politica?

    Ha fatto saltare il CAF ed è arrivato il CAV, ecco, grazie lega per averci regalato questa delizia…

    Se ci tenevamo il CAF evitavamo Berlusconi e i suoi Berlusconini.

    Poi che cosa ha ottenuto la lega?
    Un federalismo fiscale mai applicato, i comuni che hanno una tesoreria portata a Roma e non hanno nemmeno una propria tassa con autonomia di spesa perchè finisce tutto a Roma.

    Zero, ecco quello che ha ottenuto.

    Anche qualche cosa lo ha ottenuto, i 500 mila immigrati che con l’entrata in vigore della legge bossi-fini sono stati regolarizzati nel giro di pochi mesi.

    E poi regolarizziamo la prostituzione così con la bossi-fini regolarizziamo tutte le prostitute extra-comunitarie che hanno una casa in affitto e qualche cliente!

    Io non ci sto ad una riforma presidenziale in Italia, e non credo che possa esistere una qualche forma di federalismo che permetta ai singoli territori di essere protetti dal centralismo autoritario dei partiti nati magari 2 giorni prima delle elezioni i cui esponenti sono eterodiretti tramite la presenza del vincolo di mandato.

    Assolutamente no alla terra bruciata che completa la cornice di questo quadro desolante che prevede l’eliminazione totale delle forze politiche minori per costringere qulunque dissidente al silenzio o alla scomparsa e alla rinuncia di qualsiasi nuova forza politica che nasce dal territorio e che non gode di alcuna notorietà televisiva e muore prima di nascere.

    No a tutto questo perchè questo è contrario allo spirito democratico che dovrebbe fare da collante all’interno di una società.

    Ribadisco, nella riforma Salvini-Berlusconi-Meloni è previsto un passaggio dal sistema parlamentare, che si trova da diversi anni sotto assedio proprio a causa dell’entrata in campo di Berlusconi.

    E’ previsto un parlamento probabilmente di nominati tramite leggi elettorali e collegi sicuri, e per completare il quadro si eliminano le voci contrarie con la presenza del vincolo di mandato e con l’eliminazione di forze politiche che pure ottengono centinaia di migliaia di voti e a volte pure milioni di voti.

    Si offre in cambio la solita ciofeca del federalismo, che da oltre 20 anni viene utilizzato come favoletta per creduloni e poi alla prova dei fatti si è tradotto nel cambio di vernice sulle autovetture della polizia municipale divenuta “polizia locale”.

    Io ritengo che in ogni caso questa riforma, ammesso che si trovi in parlamento una maggioranza per votarla, non possa che essere bocciata in un eventuale futuro referendum confermativo.

    Quindi siamo tornati al 2006, quindi il tempo è passato, sono trascorsi altri 10 anni e il centro destra ritorna indietro e commette gli stessi identici errori.

    Nulla è cambiato nemmeno la solita propaganda di questi uomini politici che giovani o vecchi sono destinati a scomparire dalla scena politica perchè ormai hanno stancato i cittadini o li stancheranno in pochissimo tempo da qui a pochi anni.

    I capi politici italiani sono tutti uniti contro i dissidenti interni, tutti intenti a trasformare il parlamento in una loro caserma e non faranno altro che aumentare la sfiducia verso la politica, come già stanno facendo da tempo.

    Quindi un NO a Renzi, e si riparte da zero, e poi un NO a questa assurda nuova riforma, e si ripartità ancora da zero e poi dopo renzi finalmente sarà il turno di giovani e nuovi vecchi che se ne torneranno a casuccia propria con la coda tra le gambe.

    Poi, finalmente, forse qualcuno comincerà ad utilizzare il cervello, capirà che se le cose non vengono fatte in un certo modo depurando il proprio sangue dal principio antipolitico, il risultato non potrà che essere il peggioramento della situazione attuale, un boomerang.

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  • giamps78 21:55 il 28 September, 2016 Permalink | Rispondi  

    Ecco perchè l’austerità è la strada migliore 

    Non riuscivano a capire come si potesse creare inflazione…
    Finalmente dopo svariati anni hanno fatto uno più uno ed hanno capito che per avere inflazione bisogna alzare i salari.

    Non era così difficile, non si stampano banconote per fare inflazione.
    Se fosse per il trattato di mastricht saremmo già falliti tutti quanti, altro che la Grecia.

    La banca centrale europea ha trovato un appiglio per aggirare quel trattato e stampare banconote per acquistare titoli di debito, dicendo che il suo mandato si fonda sull’inflazione al 2%.
    La corte costituzionale tedesca,che di economia non ci capisce molto ha dato ragione alla BCE, dicendo che poteva stampare banconote sorpassando il divieto di mastricht.

    Ma nei fatti non si stampano banconote per creare inflazione, quest’ultima è il frutto di dinamiche di mercato tra le quali c’è la legge della domanda e dell’offerta che fanno si che a buste paga più alte corrispondono incrementi dell’inflazione.

    Ora qualcuno può anche tentare di dimostrare che la stampa di nuove banconote crea un diretto innalzamento delle buste paga,e dunque il successivo innalzamento dell’inflazione ma io dubito che ci possa riuscire.

    Non servono espressioni matematiche per dimostrare il formarsi dell’inflazione, basta utilizzare la logica.

    Abbiamo un lato domanda e un lato offerta, l’innalzamento delle buste paga dei lavoratori agisce su entrambi questi fattori, quindi sia sulla domanda che sull’offerta.

    C’è dunque un inseguimento, che possiamo anche chiamare “effetto domino”.

    Alzando una busta paga, a parità delle altre condizioni lavorative (ad esempio la costante produttiva) si otterrà dei singoli lavoratori che ricevendo più denaro da un lato incrementano il costo del prodotto che contribuiscono a creare e dall’altro hanno una maggiore propensione al consumo dopo l’incremento delle proprie entrate.

    Avendo più soldi in busta paga evidentemente la legge della domanda e dell’offerta consente l’incremento del prezzo dei prodotti acquistabili con il nuovo “SURPLUS” ottenuto in busta paga, appunto per la legge della domanda e dell’offerta.

    Io venditore posso alzare il prezzo se c’è qualcuno che compra quello che vendo, e questo può avvenire quando il lavoratore ha un margine di ricchezza tale da consentire a lui l’acquisto del bene nonostante il rincaro.

    Ma ci può essere anche la dinamica inversa, io venditore alzo il prezzo, ed il lavoratore va a fare il picchetto o lo sciopero fuori dalla fabbrica per ottenere l’aumento di stipendio che consenta l’acquisto di quel bene aumentato di prezzo.

    In ogni caso se non alzi le buste paga quel prodotto aumentato di prezzo non te lo puoi più permettere a meno che non rinunci a qualche cosa di meno importante per acquistare quel bene che essendo di prima necessità rientra tra le priorità anche dopo il suo rincaro.

    Con le regole economiche del mercato globale sommate a quelle del mercato europeo si sono create delle distorsioni che si basano sul cambio monetario, l’apertura dei mercati e la contemporanea eliminazione dei dazi.

    Cioè ci vengono a dire che la libertà di movimento, dei beni e delle persone è uno dei pilastri fondamentali della nostra civiltà moderna.

    Purtroppo quello che non hanno calcolato è la matematica…

    Le banche vivono sull’inflazione, l’inflazione aumenta solo se aumentano le buste paga come appena dimostrato.

    Ma c’è un secondo collegamento fondamentale, quello tra inflazione e interessi sui debiti, quindi anche sul debito pubblico degli stati.

    In poche parole se c’è inflazione chi mette i soldi in banca come minimo si aspetta di ricevere quanto depositato con in più interessi superiori all’inflazione.

    Questo perchè altrimenti depositando i soldi in banca avrebbe adirittura una perdita reale del proprio capitale.

    Quindi per la proprietà transitiva, un rialzo delle buste paga porta automaticamente ad un rialzo del tasso di interesse sul debito pubblico, quindi ad una maggiore spesa pubblica e quindi tassazione più alta.

    Ora qualcuno protrebbe ribattere e dire che la Germania a stipendi molto alti eppure ha un debito pubblico basso.
    Bisogna chiarire innanzitutto che il debito pubblico tedesco in cifra assoluta è più alto di quello italiano, ma che poi loro hanno fatto un jobs act che contiene i mini-jobs che abbassano clamorosamente le buste paga e questo proprio perchè sono direttamente in concorrenza con gli stati dell’est europa.

    Una volta eravano noi il “miracolo economico” e compravano da noi, oggi le cose sono cambiate perchè noi a causa dell’iper inflazione abbiamo creato un debito pubblico mostruoso.
    Infatti quanto scritto sopra si appllica perfettamente all’italia: l’iper inflazione ha determinato enormi tassi di interesse che hanno moltiplicato il debito pubblico e noi oggi paghiamo 70 miliardi di euro ogni anno di questi interessi, che si vanno ad aggiungere al resto del debito e che lo aumentano anno dopo anno in cifra assoluta.

    E quando avevamo l’iper inflazione avevamo buste paga che si moltiplicavano aumentano anno dopo anno e permettevano questa iper inflazione.
    Infatti chi andrebbe mai a lavorare se la busta paga non permette nemmeno di comprarsi i beni di prima necessità?

    L’italia ha messo l’imposta sul valore aggiunto del 10% dal giorno prima al giorno dopo, è partito l’effetto domino anche grazie allo shock petrolifero, e sostanzialmente l’iper inflazione di allora ci costa oggi 70 miliardi di euro di debito.

    Guarda che strana la vita:
    L’iper inflazione degli anni ’70 ci ha obbligato a privatizzare segretamente la banca d’italia e a vietare l’acquisto di titoli di debito pubblico.
    L’assenza di inflazione ha obbligato la banca centrale europea a stampare banconote e ad acquistare titoli di debito contro quel divieto di quel trattato di maastrich già in vigore sotto diverse forme anche durante i precedenti anni ’80.

    Ma oggi quella che ho chiamato “saturazione” impedisce l’aumento dei salari a causa dei trattati europei ed internazionali.

    Al caso precedente aggiungo una variabile, l’assenza di barriere doganali ed il commercio con l’estero con la maggiore interdipendenza favorita dall’incremento della velocità degli scambi, da un loro minor costo e da internet che permette a chiunque di comprare qualsiasi cosa in qualsiasi parte del mondo ad un prezzo molto più basso di quanto praticato dal venditore citato in uno dei casi precedenti.

    Io imprenditopre perchè mai dovrei alzare le buste paga dei miei lavoratori se posso creare prodotti meno costosi pagando meno i lavoratori e vendendo tali prodotti alle stesse persone nel medesimo mercato, importando il bene senza pagare nemmeno un dazio.

    Ecco la fine dei sindacati…

    Premetto che non credo nella sola esistenza dell’imprenditore farabutto, c’è anche quello onesto, ma che si trova davanti a due scenari: chiudere bottega oppure andare all’estero ed ottenere adirittura dei profitti?

    Infatti la vecchia iper inflazione non ci ha regalato solo questi 70 miliardi di euro di debito pubblico che ogni anno vanno ad accumularsi al vecchio debito e sui quali si devono pagare gli interessi e poi ancora gli interessi sugli interessi mano a mano che scade il rifinanziamento.

    Ci ha regalato un più alto costo della vita e del lavoro, perchè mano a mano che si alzano le buste paga cresce anche il prezzo del bene che quelle buste paga vanno a produrre e nel contempo altri paesi che non hanno avuto tale iper inflazione hanno limitato dale incremento e non hanno nemmeno speso troppi soldi per il sociale.

    Quindi un cambio monetario, oggi quasi totalmente assente all’interno dell’unione europea, permette momentaneamente di riequilibrare questa differenza tra aumento dello stipendio, questo incrementarsi dell’inflazione, questo aumento della spesa pubblica, ma tutto questo a scapito del debito pubblico che aumenta.

    Non sono cresciuti e non sono diventui più veloci solo gli scambi commerciali ma anche quelli finanziari e quindi il nostro debito pubblico che va costantemente rifinanziato è sottoposto alle fibrillazioni e ai voleri di chi ha i capitali in giro per il mondo, questi ultimi creati grazie al sistema di regole totalmente fallimentare che gi governa da decenni.

    Un blocco di potere che vuole la cancellazione dell’articolo 18 sul reintegro dei lavoratori così come vuole l’eliminazione dalle costituzioni repubblicane di norme che costoro considerano non più diritti ma ostacoli al loro potere di penetrazione nei mercati e nell’informazione che loro devono controllare a tutti i costi.

    Il mercato è talmente distorto che è impossibile parlare di concorrenza perfetta o di libertà imprenditoriale.

    La saturazione impedisce anche all’imprenditore “buono” di alzare le buste paga, perchè se alza le buste paga il suo prodotto che è in concorrenza con altri imprenditori “cattivi” andati all’estero e con il resto della concorrenza internazionale si troverà fuori mercato.

    Quindi lo stipendio non si può alzare NON PER COLPA DELL’AUSTERITA’ ma semmai per colpa delle regole economiche internazionali che creano la disoccupazione nel momento in cui la libertà di circolazione delle merci ha voluto passare sopra ad una serie di parametri fondamentali e oggi il conto è arrivato anche se qualcuno tenta di rimandarlo ulteriormente alle future generazioni, non risolvendo il problema anzi peggiorandolo.

    L’austerità è la difesa contro le speculazioni sul debito, ma molti credono ancora oggi che il debito non esiste.

    Ho sentito il leghista Borghi l’altra sera dire che i tedeschi non comprano più i nostri frigoriferi perchè non abbiamo più la lira e se tornassimo ad avere la nostra moneta loro tornerebbero a comprare i nostri frigoriferi come una volta.

    Io dubito che questo possa accadere senza l’austerità…

    Ammesso che noi si ritorni alla lira, è evidente che devi fare austerità altrimenti fai debito e questo debito deve essere rifinanziato altrimenti la lira diventa carta straccia e allora si che si crea l’iper inflazione sulla carta straccia.

    Ma se non paghiamo il debito usciamo dal commercio e la germania non ci comprerà proprio un bel nulla.

    L’austerità è l’unica che permette di tornare alla propria moneta e austerità significa che se qualcuno non ha pagato i contributi pensionistici non deve retroattivamente ricevere la pensione, considerando che tale pensione è pagata dai giovani che pur versando i contributi non avranno tali condizioni e forse non avranno nemmeno una pensione.

    Borghi dovrebbe capire che non è importante la moneta euro, sono importanti i regolamenti dell’unione europea, sono quelli che ci fregano e che dentro o fuori dall’euro c’è una sola strada : l’austerità.

    Ma accanto a questa austerità va creata una terza via di rapporti locali che non dipendano dal mercato privato riguardo ad esempio i servizi pubblici essenziali.

    La comunità deve crearsi non intorno al mercato e alla moneta ma ai rapporti tra le persone che devono collaborare tra loro per fornire a loro stessi tali servizi, e questi li ho chiamati “lavori pubblici locali”.

     
  • giamps78 21:50 il 28 September, 2016 Permalink | Rispondi  

    retorica ideologica dell’INPS sulla reversibilità 

    La fetta delle pensioni di reversibilità è grande 25 miliardi.

    L’INPS all’improvviso si sveglia e dal prossimo mese ha deciso un taglio per queste pensioni, ma purtroppo l’ideologia che è dietro a questo governo e al presidente dell’INPS nominato dal governo non ha permesso di avere una decurtazione in base a parametri oggettivi e meritocratici.

    Eppure tutti si riempiono la bocca di meritocrazia, probabilmente a vanvera per farsi belli.

    Ancora una volta siamo legati alla logica “conviene far vedere di essere più poveri altrimenti lo stato ci leva tutto”.

    Io ritengo che sia un insulto al buonsenso dire che la decurtazione della reversibilità avviene se il pensionato supera una certa soglia di ricchezza,in base al valore delle abitazioni possedute,o in base al TFR ricevuto.

    L’unico vero principale parametro per misurare la decurtazione della reversibilità riguarda un semplice calcolo del “dare-avere”.

    Se una persona è ricca ed ha versato tanti contributi, ed ha ricevuto MENO di quello che ha versato, E’ GIUSTO CHE LA PENSIONE DI REVERSIBILITA’ SIA INTERA E NON SIA DECURTATA.

    Anche perchè oltre alla meritocrazia c’è proprio un discorso di evasione fiscale, ed è inaccettabile che questo stato pantalone che fa acqua da tutte le parti invogli ad evadere le tasse perchè tanto poi la persona che dovrebbe versare i contributi evita di farlo viste le assurde decurtazioni.

    Se invece il povero ha una pensione minima ma non ha versato nemmeno una annualità nei contributi versati, come si può dare l’intera cifra malgrado sia povero?

    In futuro chi si troverà in questa situazione e non ha versato un minimo di 20 anni di contributi non avrà maturato la pensione, figuriamoci la successiva reversibilità.

    E allora è ovvio che prima di tutto, e ci si sta pochissimo tempo, si controlli il numero di anni di contributi, se questi sono inferiori a 20 la reversibilità viene eliminata,fermorestando il calcolo del dare avere della coppia sposata che dimostrerà sicuramente che si è incassato più di quanto si è versato.

    Rientrando in questi parametri la reversibilità viene totalmente eliminata e quindi se viene erogata una qualche somma questa diventa di assistenza e non come diritto acquisito per un qualche cosa che è fondamentalmente falso: i soldi mai versati e che si spera le future generazioni pagheranno attraverso il debito pubblico a queste generazioni pur sapendo che tali future generazioni non avranno tutto quello che hanno le attuali generazioni.

    Come ho già scritto in passato, avanti così e arriveremo ad un punto dove si sarà data la pensione a chi non ha versato i contributi e non si potrà più dare la pensione a chi i contributi li ha veramente versati, un mondo che gira al contrario.

    Il tema della flessibilità in uscita….

    Scrive un quotidiano ben informato: “cresce la platea dei prepensionamenti a costo zero”

    A costo zero per chi?

    A costo zero per il singolo lavoratore ma non certo per la collettività.

    Allora io faccio un invito, invito ad andare a prendere una di quelle “buste arancioni” che l’INPS ha spedito alle generazioni dei futuri pensionati, invito a verificare quali sono le condizioni per la flessibilità in uscita nel 2040 o 2050 e si scoprirà una bella cosa…

    La flessibilità in uscita è già presente nel sistema contributivo, che lo ricordo permette di ottenere meno denari rispetto a quello retributivo e a quello misto che però oggi sono pagati da lavoratori che in futuro avranno il contributivo.

    Bene, i nostri giovani avranno anche loro la flessibilità in uscita ma ad un costo incredibile…

    Per uscire 3 anni prima dal proprio posto di lavoro, ad una età più alta rispetto all’attuale flessibilità in uscita prevista da questo governo, avranno (con il contributivo) una decurtazione secca della pensione di oltre il 30%.

    Quindi una norma che è già legge per le future generazioni, la flessibilità in uscita insita nel sistema contributivo, è molto ma molto più dura della flessibilità in uscita di cui parla oggi questo governo con questa “sperimentazione”.

    Ma la costituzione italiana non parlava di uguaglianza?

    Evidentemente queste persone sono convinte di poter fare debiti e lasciarli alle future generazioni convinti che queste lo paghino.

    E’ no cari miei, ad un certo punto ci sarà da fare una scelta, e io ritengo ci siano gli estremi per dire che quel debito lo deve pagare chi lo ha fatto e perchè qui qualcuno ci vuole far passare per fessi.

    Si prendano i soldi da chi ha ricevuto più di quello che ha dato, e si usi questo calcolo come giusta compensazione con il futuro sistema retributivo per evitare che le future generazioni abbiano questo incredibile fardello.

    Si faccia un calcolo eliminando le trattenute statali mensili, in quanto evidentemente sono soldi che il pensionato non ha ricevuto.

    Si faccia il calcolo tenendo conto dell’inflazione perchè evidentemente è cambiato nel tempo sia il costo della vita che del lavoro.

    E poi se c’è qualche poveretto che riceve questi miseri “500 euro” ma che nella differenza tra il dare e l’avere è sotto di 60 mila euro, che sono soldi pubblici, che sono soldi finiti nel debito pubblico, si recuperano con la decurtazione della reversibilità o con l’aumento della tassa di successione anche retroattiva sulle generazioni precedenti che non ci sono più.

    Quelli sono soldi nostri, della collettività, è un furto e la pubblica amministrazione deve porvi rimedio.

    Se poi le condizioni sociali di quel pensionato non sono onorevoli si costituirà un fondo per le persone disagiate che abbia come parametri quelli che oggi l’INPS ha definito, considerando il TFR, il numero di case, la ricchezza complessiva…

    Si mettono quei soldi nelle social card e si facciano sparire quei soldi se non sono spesi ogni 30 giorni, impedendo che possano essere messi nei conti correnti privati.

     
  • giamps78 13:21 il 22 September, 2016 Permalink | Rispondi  

    mattarellum dieci punto zero a doppio turno,con primarie e preferenze (vere) 

    Io non credo che l’aggregazione di forze politiche piccole debba essere obbligata da una legge elettorale.

    Certo, ci deve essere un incentivo o meglio un disincentivo alla frantumazione, ma la rappresentanza è sacra, può essere ridotta ma non certo annullata da una legge elettorale.

    Questa soglia dal mio punto di vista non può costringere ad unire chi ha idee diverse con il solo fine di poter ottenere una rappresentanza che altrimenti non ci sarebbe.

    Io ritengo che questa sia la base della democrazia,è un grave errore la coercizione del voto.

    Rivendico il diritto per tutte le forze politiche di avere una propria indipendenza, di non doversi alleare a tutti i costi e di poter avere la rappresentanza che meritano secondo i voti dei cittadini.

    Facciano dei regolamenti per vietare il passaggio di parlamentari dal gruppo dove sono stati votati ad un gruppo che non sia quello misto, tolgano soldi ai gruppi parlamentari che hanno delle fuoriuscite in modo da creare un vero disincentivo alla frantumazione ma non si elimini l’indipendenza delle piccole forze politiche.

    La mia proposta l’ho fatta nel 2014 e la ripresento oggi riveduta.

    Il mattarellum corretto che vado a spiegare è di una facilità disarmante.

    Ha due turni invece che uno,al primo turno ognuno corre per se e deve cercare di prendere più preferenze dei suoi compagni di partito.

    Al primo turno ha anche le primarie fatte per la scelta dei leader di partito tramite i voti del popolo.

    Ma partiamo dall’inizio, è un mattarellum e contiene il 75% dei seggi uninominali ed il 25% dei voti proporzionali.

    Al primo turno ogni forza politica corre da sola nei singoli collegi uninominali ed in tali collegi ed è obbligata a presentare tre candidati che tra loro concorrono per la vittoria.

    Solo chi supera il 50%+1 dei voti nel singolo collegio ottiene il seggio al primo turno.

    Al secondo turno accedono tutte le forze politiche che hanno superato il 15% con un singolo candidato che è quello uscito vincitore dal primo.

    Un mattarellum dove al secondo turno vadano le forze politiche che nei singoli collegi abbiano superato ad esempio il 15% dei voti, e che queste possano coalizzarsi mettendo cioè in competizione al primo turno i candidati all’interno della singola forza politica e al secondo turno i candidati all’interno della coalizione, senza dimenticare che il seggio si ottiene se le forze coalizzate sono unite e riescono ad ottenere un voto in più delle altre coalizioni.

    Io penso che questo vada anche nell’interesse della lega nord perchè ogni giorno dice di volere le coalizioni al primo turno ma ogni giorno minaccia di voler correre da sola e qui c’è un primo turno dove ci si conta ed un secondo dove volendo sono possibili le coalizioni.

    Questo mattarellum corretto permetterebbe di votare il leader di partito con milioni di preferenze senza che si debbano continuare a vedere queste eterne e sterili discussioni su chi debba essere il leader del centro destra, tra salvini e parisi, o nel movimento 5 stelle tra Di Maio o di Battista, o nel Partito Democratico tra Renzi e chissàchi..

    I leader dei singoli partiti vincono al primo turno contro i propri avversari all’interno della propria forza politica e questa si chiama democrazia interna e si ottiene con il voto del popolo.

    Poi si fanno una campagna elettorale di 2 o 3 settimane nei ballottaggi uninominali dove molto probabilmente saranno tutti presenti, non invece come ora con l’italicum dove solo i primi due se la giocano e chi arriva terzo è fuori.

    E questo aspetto credo che accontenti il movimento 5 stelle perchè sarà certamente presente anche al secondo turno e in più ci sono le parlamentarie ma votate dai cittadini.
    Anche il centrodestra ed il centrosinistra dovrebbero essere contenti perchè possono fare le coalizioni che tanto amano e nessuna delle due è fuori.

    Perchè non dovrebbe vedere i pareri favorevoli del partito democratico visto che ci sono le primarie per il leader o segretario di partito, in più c’è il doppio turno di collegio che dicono di volere da oltre 20 anni.

    Però la maggioranza potrebbe non essere chiara la sera stessa delle elezioni, per questo motivo già nel 2014 ho proposto un premio che può valere fino al 15% e che viene preso dal 25% di proporzionale.
    Quindi se qualcuno vince nel 36% dei collegi ottenendo almeno il 10% in più di seggi rispetto alle altre forze politiche va ad ottenere il 51% dei seggi grazie a questo premio.

    Quel 10% è lo scarto tra i primi ed i secondi arrivati, se due coalizioni tra loro sono troppo vicine ed hanno uno scarto di seggi ottenuti inferiore a quel 10% di seggi, e mi pare anche giusto visto che i collegi sono piccoli ed il premio è bello sostanzioso.

    Come detto c’è un 75% di collegi uninominali ed un 25% di proporzionale, cioè le stesse identiche percentuali del mattarellum.

    Ma quel 25% di proporzionale può contenere fino al 15% di premio di maggioranza e quindi facendo sottraendo le due percentuali si può ottenere solamente un 10% di proporzionale.

    Quindi questo 10% deve essere assegnato con un vero scorporo elettorale, che cancelli tutti i voti dati alle liste dei candidati vincenti nei singoli collegi uninominali e che elimini pure dal conteggio dei seggi proporzionali chi ha ottenuto il premio del 15%.

    Così facendo chi ottiene il premio ha una maggiore rappresentanza, ma chi vince in alcuni collegi senza però vincere nella somma dei collegi, sarà penalizzato nella distribuzione proporzionale di quel rimanente 10% dando qualche seggio in più alle piccole forze politiche che non hanno vinto seggi uninominali evitando che vengano totalmente eliminate dallo sbarramento.

    Infatti quel 10% della probabile quota proporzionale va distribuito oltrechè con un corretto scorporo anche con un adeguato sistema di ripartizione dei seggi che non sfavorisca ed elimini i più piccoli dal conteggio.

    Quindi un vero scorporo elettorale identico a quello presente nel mattarellum lato palazzo madama al senato della repubblica nel 1994, cioè senza una doppia scheda elettorale che permetterebbe purtroppo l’esistenza delle liste civetta.

    lo scorporo del collegio uninominale sul 25% di proporzionale dovrà essere legato ad uno dei tre candidati che ogni coalizione presenta nei collegi uninominali,non dunque ad una specifica scheda elettorale proporzionale come era invece il mattarellum del 1994 lato camera dei deputati.

    I voti dati al primo turno alla forza politica che esprime nel collegio uninominale il candidato che poi vincerà il seggio al secondo turno dovranno essere sottratti da quel 25% di proporzionale.

    Una “X” messa sul nome o sul simbolo della singola forza politica equivarrebbe ad un voto assegnato anche nella parte proporzionale ovvero nel 25% di proporzionale, ma solo nel caso in cui uno dei suoi 3 candidati non riesca ad ottenere il seggio uninominale.
    Altrimenti quei voti vanno sottratti per evitare che al premio di maggioranza presente nel singolo collegio si sommi la rappresentanza nei seggi proporzionali.

    Il mattarellum nel 1994 per la camera dei deputati aveva due schede, la prima per il 75% di maggioritario e la seconda per il 25% di proporzionale.
    Qui si unificano le due schede in una sola per ottenere uno scoporo che non permetta le liste civetta.

    Da due schede elettorali il mattarellum corretto che sto spiegano arriverebbe ad una sola scheda, ma tale scheda in meno viene utilizzata per fare una cosa diversa: le primarie per la scelta del leader di partito con 3 candidati per forza politica e con i nomi ed i cognomi scritti in scheda nero su bianco,al primo turno dove ogni forza politica corre da sola i cittadini scelgono anche il leader di partito.

    Sembra difficilissimo da capire eppure è semplice: al primo turno ogni forza politica esprime 3 candidati a livello nazionale messi su una scheda elettorale a parte, ed esprime 3 candidati pure a livello di singolo collegio.
    Non mi pare che sia troppo complicato…

    La differenza con il mattarellum è gigantesca.
    In quel sistema chi prendeva un voto in più al primo turno otteneva il seggio, mentre con questo sistema i seggi sono assegnati al primo turno solo se viene superato il 50%+1 dei voti, altrimenti c’è il secondo turno dove possono esserci delle coalizioni decide sa leader di partito votati dai cittadini.

    Quindi avremmo un sistema dove i leader votati dal popolo e vincitori all’interno del proprio partito possono stringere alleanze per il secondo turno con altri leader che sono votati anch’essi dal popolo ed infine il popolo stesso vota nel secondo turno e decide se debba vincere l’uno o l’altro oppure anche un terzo incomodo.

    Infatti, come scritto in precedenza può esserci uno sbarramento al 15% o anche superiore, ma non nella parte proporzionale, bensì nel singolo collegio uninominale per poter accedere al secondo turno.

    Tutto questo sistema che ho spiegato si basa però su alcuni pilastri:
    la scelta degli elettori del candidato tra altri candidati della stessa forza politica o della stessa coalizione, a seconda se si prediligono le alleanze subito oppure le alleanze dal secondo turno.
    La differenza con il mattarellum è gigantesca, perchè erano le segreterie di partito che grazie al quel sistema avevano i collegi sicuri e presentavano queste liste bloccate anche se formate da un solo candidato ma dove il voto al partito corrispondeva anche al voto a quel candidato senza poter scegliere qualche cosa di diverso.

    Il poter votare i leader nazionali, perchè il presidente della repubblica ha bisogno di sapere il numero dei voti ricevuti dai vari leader per poter assegnare l’incarico, e non si può fidarsi di gazebo privati, di primarie false, di gazebarie etc etc…

    Voti veri del popolo, e rappresentanza senza troppe deformazioni, nel contempo il divieto di passaggio da un gruppo ad uno diverso che non sia il misto e un disincentivo economico per il gruppo che perde uno dei suoi rappresentanti, e senza aumento di soldi dati al gruppo misto nel caso in cui arrivi un nuovo rappresentante da altri gruppi.

    Nel contempo,la possibilità anche per un solo rappresentante eletto con il suo simbolo, di costituire un proprio gruppo parlamentare, perchè questo è ovvio e naturale anche viste le regole appena enunciate.
    Essendo stato eletto da voti veri ha diritto a rappresentare i propri elettori nelle aule parlamentari, e poi magari il regolamento potrà prevedere alcune funzionalità in meno per gruppi inferiori ad un certo numero, quali ad esempio l’assenza in specifiche commissioni dove oggi è obbligatorio dare rappresentanza.

    Inoltre questo sistema permette a tutte le 3 o 4 forze politiche maggiori di essere presenti al secondo turno,e di coalizzarsi.
    Anche qui, sarà l’accordo tra i leader a decidere se ci dovranno essere coalizioni al secondo turno.

    Uno scorporo fatto bene non permette a simboli inventati ad arte di fregare i cittadini.
    Ogni candidato anche se sostenuto da una coalizione sarà eletto all’interno di una sola forza politica e a quel gruppo parlamentare dovrà iscriversi obbligatoriamente.

    I leader delle forze politiche più piccole risulteranno eletti grazie alla scheda elettorale dove si votano i leader di partito, ad ogni vincitore sarà assegnato un seggio, a patto che la sua forza politica sia presente in almeno il 55% dei seggi uninominali.

    Per le forze politiche più grandi è possibile anche anche gli altri due leader perdenti vi sia un seggio nel caso in cui c’è la vittoria di quel premio di maggioranza.

    Questa è una legge seria, può funzionare sia alla camera che al senato.

    Ovviamente come ho spiegato precedentemente, non vi è la certezza della governabilità nel momento in cui c’è una suddivisione dei seggi uninominali che portino il primo partito ad ottenere un numero di seggi uninominali inferiore al 35%.

    Ma mi pare anche ovvio e giusto…

    l’ultima variazione al vecchio mattarellum prevede che se una forza politica o una coalizione di forze ottengono già il 55% dei seggi grazie ai collegi uninominali, oltre a non ottenere il premio di maggioranza, non ottengono nemmeno i seggi uninominali superiori a tale 55%.

    Se cioè una forza politica ottiene il 60% dei seggi, sono tolti il 5%, di quei candidati arrivati primi ma che hanno ottenuto un numero di voti inferiore rispetto agli altri collegi dove la stessa forza ha ottenuto il seggio.

     
  • giamps78 11:13 il 13 September, 2016 Permalink | Rispondi  

    L’abuso di potere di Israele sui detenuti palestinesi 

    La corte suprema israeliana ha confermato la validità di una legge che forza al cibo i detenuti nelle carceri israeliane che effettuano lo sciopero della fame.

    Ovviamente, non ci sarebbe nemmeno bisogno di scriverlo, la legge è da bocciare in quanto totalmente incostituzionale.

    Poi magari l’associazione dei medici che ha promosso il ricorso ha posto male la questione, quindi l’alimentazione è stata vista come un diritto irrinunciabile ed è stata confermata questa legge che va contro le basi del diritto.

    Prima di smontare questa legge vorrei chiarire due punti importantissimi.

    Il primo riguarda la totale assenza in questo mio articolo di qualsiasi riferimento al tipo di cibo che viene dato ai detenuti.

    Magari la differenza tra farina di grano duro e grano tenero magari si può rimandare ad altra data!

    Il secondo riguarda la differenza tra scelta politica e scelta religiosa.
    Se questa legge che forza i detenuti a mangiare derivasse da un credo religioso sarebbe una cosa, se invece derivasse da un credo politico sarebbe tutt’altra cosa.

    Nella fattispecie, troverei che fosse ammissibile soltanto nel primo caso, cioè quando il carattere religioso della norma impone il divieto di sciopero della fame.

    In ogni caso va rispettata la costituzione, e questa legge non la può rispettare dato che si riferisce solo ed esclusivamente ai detenuti e non dunque a tutti gli abitanti di israele e questa è una vera e propria discriminazione verso una minoranza che vive nello status di detenzione.

    La pena detentiva rilevata dai giudici non riguarda in alcun caso il cibo che viene assunto o, come in questo caso,che non viene assunto.

    Dunque i detenuti palestinesi dal punto di vista dell’alimentazione sono da considerarsi identici a tutti gli altri abitanti dello stato essendo questa una variabile esterna ed estranea alla pena inflitta.

    Ergo, la norma settoriale che si limita alle carceri non può che essere tolta perchè contraria ai principi dello stato di diritto e di uguaglianza.

    Se il governo israeliano vuole evitare che i detenuti palestinesi possano fare lo sciopero della fame deve evidentemente far entrare in vigore una norma che riguarda qualunque cittadino anche al di fuori delle carceri.

    Quindi se ritengono opportuno possono vietare lo sciopero della fame, ma a tutti, non solo ai detenuti che altrimenti vedrebbero lesi i loro diritti visto che la legge dovrebbe essere uguale per tutti e la loro condanna non ha nulla a che fare con la loro alimentazione e quest’ultima è estranea alla pena inflitta e al carattere detentivo applicato ed è una scelta personale che rientra tra le libertà personali ed individuali.

    In poche parole, il dare da mangiare forzatamente in questo caso equivale al suo opposto, ovvero al non dar da mangiare, quindi è un vero e proprio abuso di potere operato ai danni di una particolare minoranza che vive in un particolare status.

    Ribadisco, vietino lo sciopero della fame in tutto lo stato e trattino tutti i cittadini nello stesso modo…

    Se Israele ritiene che il non mangiare sia un peccato contro quello che credono essere il loro creatore, facciano una legge valevole per tutti e diano da mangiare a tutti quelli che magari non hanno soldi e che restano senza nutrimento per un determinato tempo, ma questo ovviamente per tutti i cittadini e non solo per i detenuti appunto perchè il cibo è variabile esterna alla condanna e questo rende i detenuti identici a tutti gli altri cittadini.

    Magari al posto di forzarli a mangiare si può offrire loro la possibilità di restare senza cibo solo se utilizzano un balsamo ad uso esterno composto da vino(d’uva?) e olio(d’oliva?) da spalmare su tutto il corpo!

     
  • giamps78 08:28 il 9 September, 2016 Permalink | Rispondi  

    jobs act e inflazione, ma debito non è diritto acqusito 

    Matteo Renzi ha preso delle belle cantonate con il suo jobs act.

    Ancora non si è accorto che gli effetti maggiori non derivano dalle sue riforme che hanno peggiorato la situazione, ma come ripeto da molto tempo, derivano dalla stampa di banconote da parte della banca centrale europea, che non è cominciata all’inizio del 2015 con il quantitative easing, ma nel 2014 con le precedenti misure che fortunatamente sono state sostituite perchè favorivano solo gli istituti di credito.

    Ad ogni buon conto, Renzi si recò a Londra e parlando con Cameron disse di aver analizzato il jobs act inglese ed i dati sulla disoccupazione e di essere rimasto impressionato.

    C’è un particolare, lui aveva erroneamente collegato la riforma del lavoro al calo della disoccupazione, mentre invece non ha osservato che la Bank of England, ben prima della Banca centrale europea, aveva cominciato il suo quantitative easing.

    E difatti è stato questo fattore ad abbassare la disoccupazione grazie ad un miglior cambio monetario e ad una minor spesa per interessi sul debito.

    Poi Renzi mentre faceva approvare in prima lettura una legge elettorale sul modello spagnolo(quella che oggi criticano dicendo che crea ingovernabilità) ha avuto modo di criticare il jobs act spagnolo dicendo che l’abbassamento delle buste paga non era la strada migliore per uscire dalla crisi.

    Oggi in spagna non c’è un governo visto l’egoismo del premier Rajoi, che non vuole farsi da parte nonostante gli spagnoli siano tornati due volte al voto e nonostante il parlamento abbia per due volte consecutive negato a lui la fiducia.

    Ebbene, nel secondo trimestre la spagna senza governo ha una delle più alte crescite del prodotto interno lordo, seconda solamente ad alcuni paesi dell’est europeo che notoriamente hanno buste paga più basse e pure una deflazione più alta.

    Si perchè la deflazione è un qualche cosa di negativo solo se c’è un sistema bancario malato, il nostro ormai è derelitto.

    Già più volte ho dimostrato quanto siano false le affermazioni di chi dice che si rimandano gli acquisti se i prezzi si abbassano.

    Falso perchè se i prezzi si abbassanno diventano più “abbordabili” i prodotti, mentre se si alzano si compra il minimo indispensabile.
    Ed inoltre se la deflazione facesse rimandare gli acquisti, i soldi non finirebbero sotto il materasso ma in queste banche che in teoria dovrebbero elargire tali somme sotto forma di prestiti e quindi far girare quei soldi non spesi ma sotto altre forme.

    la stampa di banconote dal mio punto di vista è un obbligo e quindi non può essere uno dei divieti contenuti nel trattato di maastricht, non serve comunque per far aumentare l’inflazione nel momento in cui ci si trova in una situazione come la nostra.

    A frontiere aperte,l’inflazione è un parametro che tende a ridurre la ricchezza, o meglio il margine tra buste paga e potere d’acquisto e tale riduzione di ricchezza viene marginalizzata dall’aumento del debito pubblico.

    Ovvero tutta l’inflazione va a far aumentare il debito fin quando il debito non sarà più pagabile.

    Ovvio che poi ci sono paesi che stanno peggio e paesi che stanno meglio, il problema è che oggi i debiti pubblici sono talmente alti che basta che un piccolo paese vada in crisi e va in crisi l’intero sistema.
    Se la catena viene tirata si rompe l’anello debole e quell’anello viene additato da tutti come la causa della crisi del sistema.
    Ma questo non significa che gli altri anelli sono a posto e che il loro modello sia quello giusto da copiare.

    Infatti se tutti gli anelli avessero la medesima resistenza, ovvero se tutti i paesi avessero i numeri della germania, e la catena venisse tirata, si romperebbero tutti insieme perchè tutti sarebbero ugualmente deboli all’interno di un sistema dove le banche sono state lasciate libere di fare ciò che volevano.

    D’altra parte si guarda l’ammontare di titoli derivati presenti in una sola banca tedesca, grandi quanto l’intero prodotto interno lordo europeo, si capisce quanto il sistema sia fragile anche lato germania.

    L’anello più debole erano i PIGS, ma se non ci fossero stato loro sarebbero affondati altri anelli meno deboli, perchè la crisi c’è ed è praticamente irreversibile senza riforme vere e non quelle finte ma sbandierate quotidianamente dai governanti.

    La spagna è senza governo da alcuni mesi ed ha un prodotto interno lordo che cresce in tre mesi dello 0,8%, l’italia ha un governo “fortissimo” con il recordo di voti di fiducia e di deleghe in bianco eppure ha la crescita uguale a zero, e nella crescita di questi ultimi 2 anni c’è anche il pagamento degli arretrati dei debiti della pubblica amministrazione che creano un prodotto interno lordo “apparente” una tantum che poi si traduce negli anni successivi in una “recessione apparente”.

    Non c’è stato solo il caso della spagna senza governo, ricordo che 6 anni fa era il Belgio ad avere una crescita “miracolosa” pur rimanendo senza un esecutivo per molti mesi.

    Questi fatti contrastano la tesi utilizzata anche dalla corte costituzionale nello stabilire l’importanza di avere stabilità di governo e numeri in parlamento che consentano all’esecutivo di mettere alla frusta il parlamento.

    La verità è una e una solamente: le basi economiche di un paese contano più delle basi politiche.

    Si possono avere i politici più decisionisti e rottamatori, ma a contare è l’ideologia economica che pone le basi per il funzionamento della macchina pubblica.

    E come dimostrano i fatti,una cattiva ideologia economica produce la frantumazione della politica.

    E oggi purtroppo paghiamo il costo dell’iperinflazione degli anni ’70 dopo che una classe politica si è tolta le braghe in europa ed ha accettato di approvate la tassa europea sul valore aggiunto, ha deciso di regalare pensioni senza contributi ed ha posto le basi per la sua liquefazione futura.

    Ma poi la classe politica della seconda repubblica che si è trovata un debito che tradotto in euro faceva 900 miliardi lo ha portato a 2 mila e 200 miliardi, facendo riforme delle pensioni totalmente inutili perchè pensate per il futuro e non per quel presente, quando andavano ridotte a chi non aveva versato i contributi.

    La classe politica della seconda repubblica ha pensato che i problemi del passato non fossero ancora lì in attesa di risoluzione, ha pensato che fossero stati cancellati dalla memoria, ma non certo dalle statistiche visto che la matematica non è un’opinione.

    Quindi le regole di maastricht, l’euro, le regole sullo scambio economico, senza che alcuno di questi politici si rendesse conto di quello che stava montando all’orizzonte.

    Problemi mai risolti, messi sotto al tappeto facendo credere all’opinione pubblica che bastassero le privatizzazioni, 5 riforme del lavoro, 6 riforme delle pensioni,considerando anche quella che ha visto dotare l’istat del potere dell’aumento dell’età di pensionamento.

    Governisti e riformisti, di destra e di sinistra, mentre il centrino ormai devastato da leggi elettorali infami è rimasta la stampellina una volta di qui ed una volta di li.

    20 anni di false riforme che non hanno affrontato realmente i problemi e che anzi li hanno aggravati arrivando al paradosso di aumentare le pensioni minime all’entrata nell’euro e pochi anni dopo eliminare le pensioni minime per chi non ha 20 anni di contributi, ovviamente non delle pensioni in essere, quelli sono diritti aquisiti.

    Comunque oggi Renzi ci regala l’ennesima perla: 50 euro di quattordicesima.

    Un ulteriore piccolo passo verso il burrone….

    Perchè queste persone ancora non hanno capito che le leggi da loro votate hanno aperto i mercati e questa disoccupazione è generata dall’inflazione che noi abbiamo avuto in passato che ha generato un più alto costo della vita e del lavoro…

    Quindi alzando di 50 euro le quattordicesime dei pensionati non risolvi il problema ma lo aggravi, in quanto crescerà ancor più il costo della vita e del lavoro, esattamente il contrario di quello che bisognerebbe fare.

    Oggi bisognerebbe puntare a riportare l’Imposta sul Valore Aggiunto quantomeno al 20% per far ripartire i consumi e per tentare di far riaprire qualcuno di quei piccoli negozi che sta chiudendo.

    In ogni caso, e lo scrivo da mesi, il quantitative easing della banca centrale europea non può essere fatto per aumentare l’inflazione perchè quest’ultima dipende dal debito pubblico in cifra assoluta, più alto è il debito più bassa è tenderà ad essere l’inflazione.

    L’inflazione si mangia la nostra ricchezza e va a sostituire l’economia reale con l’economia finanziaria spazzatura.

    Noi oggi dobbiamo fare un doppio ragionamento, il primo riguarda la stampa di banconote che ha migliorato(temporaneamente) la situazione tra paesi dell’unione europea e gli altri paesi, grazie ad un cambio monetario migliore di svariate decine di punti percentuali.

    Il secondo riguarda le quote di mercato all’interno dell’unione europea e più specificatamente tra i paesi che hanno la medesima moneta e che dunque hanno come unico differenziale economico il parametro dell’inflazione.

    Se noi vogliamo essere più competitiviti dobbiamo avere deflazione, quindi far costare meno i prodotti, sia abbassando l’imposta sul valore aggiunto sia evitando aumenti di buste paga.

    Potere d’acquisto della moneta significa che se vai in romania e con 300 euro fai tre carrelli di spesa mentre in italia con 300 euro ne riempi uno, avrai in romania buste paga più basse di quelle italiane ma un potere d’aquisto che permette alle aziende rumene di produrre merce a prezzi più bassi.

    Con l’assenza di qualsiasi barriera tra ad esempio la polonia e l’italia, l’azienda italiana si trasferirà in polonia proprio perchè il prezzo della vita e del lavoro è più basso, quindi le buste paga sono più basse, quindi produrranno li per vendere qui senza aggiunta di dazi.

    Se alzi di 50 euro le quattordicesime dei pensionati o dai 80 euro ai lavoratori( TRA L’ALTRO PRESI CON L’INNALZAMENTO DELLE TASSE LOCALI E TAGLIANDO SERVIZI),e contemporaneamente alzi l’imposta sul valore aggiunto come hanno fatto tutti gli ultimi governi, non stai facendo aumentare il prodotto interno lordi italiano, ma quello rumeno e quello polacco!

    Stai dando 50 euro e 80 euro alla romania e alla polonia e non all’italia!

    Tra l’altro contemporaneamente dici che levi l’articolo 18 sul reintegro, tra l’altro già tolto per metà dai precedenti governi, te ne attesti il merito e poi utilizzi la stampa di banconote fatta dalla banca centrale europea per dire attraverso la controllatissima rete “pubblica” RAI che è grazie al jobs act che crescono i posti di lavoro….

    Quindi non grazie a Draghi che ha fatto calare il valore dell’euro e del calo del prezzo del petrolio che ha momentaneamente “sterilizzato” gli aumenti dell’iva fatti dagli ultimi 4 governi.

    No, è grazie al jobs act!

    Quindi Renzi loda l’inghilterra per le loro leggi sul lavoro mentre invece i meriti erano della bank of england, critica la spagna che però nel passato trimestre ha avuto una crescita otto volte superiore a quella italiana, e poi si intesta i meriti che dovrebbero essere dati a Draghi per il quantitative easing che rbadisco non doveva essere fatto per l’inflazione, e lo dico da mesi, ma per migliorare temporaneamente i parametri economici, e questo sta succedendo.

    Tra l’altro non stiamo sfruttando a dovere questo quantitative easing, perchpè avremmo dovuto fare una manovra per riportare l’imposta sul valore aggiunto quantomeno al 20%, anche se l’europa ovviamente rema contro perchè queste persone sanno bene che ogni aumento di questa imposta entra nuovo prodotto interno lordo nei loro paesi.
    Mica ci tengono all’europa, a loro interessa solo ed esclusivamente della propria nazione.
    E’ come vedere uno di quei film western dove i farabutti giocano a poker con il bicchierino sul tavolo e le pistole sotto…

    Ognuno cerca di fregare gli altri, e preferisce fare accordi di libero scambio extra-ue puntando a togliere prodotto interno lordo agli altri paesi della UE.

    Ad ogni modo i nodi verranno al pettine, oggi bisognerebbe riportare l’IVA al 20% facendo deflazione durante il quantitative easing per recuperare competitività e potere d’acquisto di quei pensionati, non certo dare a loro ulteriori 50 euro senza tra l’altro tenere conto dei contributi.

    Che poi questa cosa non la capisco proprio:
    quando c’è da passare da sistema retributivo a quello contributivo e quindi togliere soldi alle pensioni,vale solo per i nuovi pensionati.
    quando c’è da dare 50 euro in più, invece, si danno subito a quelli che già erano in pensione e non solo ai nuovi pensionati.

    E’ una strana cosa questa dei diritti acquisiti, mi ricorda quella sui pannelli solari, una legge fatta non per ripagare l’investimento, ma per far guadagnare chi ha messo i pannelli e naturalmente far pagare la collettività.

    Poi ovviamente il contratto diventa intoccabile, quindi così come non sarà possibile togliere i soldi dati per kw ora a chi ha già ottenuto i soldi spesi per installare i pannelli per darli ad altri che ne installano di nuovi, non sarà nemmeno possibile togliere questi 50 euro di quattordicesima perchè diventeranno diritto acquisito.

    In effetti il debito pubblico, creato anche dai buchi dell’INPS(20 miliardi nel 2015) andrebbe considerato anch’esso un diritto acquisito(dalle future generazioni).
    Il punto è che nel 2010 abbiamo scoperto che neppure il debito è un diritto acquisito, perchè ad un certo punto l’economia finanziaria può smettere di acquistarlo o chiedere in cambio la svendita della repubblica e dei suoi valori fondamentali.

     
  • giamps78 13:14 il 3 September, 2016 Permalink | Rispondi  

    Serve subito un piano per l’indipendenza energetica 

    Alcune notizie uscite negli ultimi giorni parlano della possibile scelta di alcuni governi di vietare dal 2030 le automobili a combustione per ridurre l’inquinamento.

    Trovo che questa scelta sarebbe insulsa perchè non è un motore a combustione a produrre inquinamento ma le fonti fossili.

    Queste ultime non vanno più usate non solo perchè inquinano,non solo perchè sono prodotte all’estero e importate,ma anche perchè il petrolio rappresenta il sangue nero della terra e va preservato per il futuro.

    Anzi, probabilmente arriverà un momento in cui pagheremo i paesi arabi per rimettere sotto terra tutto il petrolio che è stato estratto nel secolo scorso.

    Come detto, non è una macchina ad inquinare, anche una vettura d’epoca inquinerebbe zero se utilizzasse benzina sintetica.

    I carburanti sintetici si possono produrre riciclando la CO2 e aggiungendo idrogeno creato da energia eletrica prodotta da fonte rinnovabile.

    Preso atto che questo processo appare ben più costoso ben più costoso rispetto ad una normale estrazione petrolifera e farebbe lievitare il costo per litro di carburante, va detto che le cose stanno all’opposto.

    Il costo maggiore è quello che non è meno visibile, è il costo economico di non autoprodursi l’energia e di non far circolare la moneta all’interno dei nostri territori, è il costo sociale dei morti causati dalle polveri sottili, dal riscaldamento globale, e dei futuri terremoti che non dipenderanno tanto dalla pratica del fracking quanto dall’assenza di questi pozzi nel sottosuolo e della loro funzione nello scambio di calore tra il centro del pianeta e la periferia, con l’intensificarsi di un clima più aggressivo e devastante.

    Quindi da subito servono incentivi economici, esattamente il contrario di quello che viene proposto dal FMI per contrastare i cambi climatici.
    NON BISOGNA AUMENTARE LE TASSE SUI PRODOTTI FOSSILI PER OTTENERE DENARO DA REINVESTIRE SU ALTRE FONTI PIU’ PULITE.

    Le tasse sui carburanti sono già elevatissime da molti anni ed il problema non solo non si è risolto ma è peggiorato, alzarle ancora peggiorerà ulteriormente anche la competitività del sistema dove nel mondo sono presenti paesi che pagano quasi 20 volte di meno il costo del carburante e che grazie alle regole del WTO inviano qui le loro merci a prezzi stracciati costringendoli a comprarli visto che noi siamo in crisi e non arriviamo alla fine del mese, creando così l’effetto domino.

    No, bisogna detassare i prodotti “simil-petroliferi” che però sono verdi, che possono essere utilizzati sulle stesse autovetture senza bisogno di alcuna conversione ma al massimo di un cambio degli iniettori, e che sono prodotte in loco, non certamente importate dal Brasile o da luoghi dove si coltiva olio di palma per creare ad esempio il bio-diesel distruggendo foreste.

    Va fatta una lista di processi “verdi” che sono virtuosi e che danno uno sconto “alla pompa” che permette a tale prodotto di essere indicato come sostitutivo del prodotto fossile e che non inquina.
    Evidentemente tale prodotto deve poter essere utilizzato su qualsiasi autovettura già oggi circolante con al massimo piccole modifiche.
    Al posto delle “domeniche a piedi” quando si sforeranno i parametri delle polveri sottili in una determinata città, il sindaco potrà far chiudere tutti i distributori di benzina, a parte quelli verdi.

    Verdi non perchè vendono la falsa benzina verde, ma quella vera, quella prodotta ad esempio con il processo di fisher-troopsh, che unendo idrogeno alla CO2 può produrre diesel-sintetico, benzina-sintetica, metano sintetico.

    Un piccolissimo esempio:
    Se un comune dotasse ogni singolo ristorante di un contenitore per l’olio esausto, magari dotato di un sensore che riveli la quantità riversata in modo da andare a prenderlo nel momento giusto….

    Se questo comune facesse un consorzio con altri comuni per l’acquisto di costose attrezzature che permettono la trasformazione di quest’olio in bio-diesel…

    Il comune otterrebbe non solo una buona quantità di carburante da utilizzare nei propri mezzi pubblici, ma otterrebbe della glicerina come scarto di lavorazione.

    La glicerina riduce del 40% il costo per la produzione di idrogeno tramite elettrolisi, e questo consentirebbe di ottenere del diesel sintetico ad un prezzo molto inferiore e quindi di far andare i mezzi pubblici riducendo i costi di esercizio, evitando dolorosi tagli e ripagando il costo delle infrastrutture.

    Non solo, queste nuove infrastrutture potranno essere luogo per dare occupazione sia a persone specializzate sia a persone che già lavorano per il comune e che ora vedono a rischio taglio il proprio posto di lavoro.

    Il comune poi potrebbe consegnare a tutta la popolazione dei contenitore per l’olio sfuso, facendo crescere di gran lunga la raccolta e quindi il numero di litri di bio-diesel utilizzato dai mezzi pubblici.

    In questo caso si potrebbero adirittura azzerare l’I.V.A. e le accise che il comune attualmente versa allo stato:
    infatti non si tratterebbe di acquistare carburante ma di autoprodurlo senza alcun tipo di vendita, dunque senza alcun tipo di accisa.
    Quindi il costo del carburante esentasse potrebbe essere intorno ai 90 centesimi,quindi inferiore agli attuali prezzi dei distributori di benzina.

    Ma all’interno di questi 90 centesimi ci sarebbero nuovi posti di lavoro locali, alcuni ad alta specializzazione, ci sarebbe minor inquinamento di laghi e fiumi grazie alla raccolta dell’olio esausto, ci sarebbe una minor quantità di denaro che va all’estero etc etc…

    Questo dell’olio esausto si può replicare per qualsiasi altra “materia prima”, che può essere anche solo ad esempio erba che oggi diventa fieno e molto spesso viene buttata perchè non sono più nutrite le bestie.
    O anche il compostaggio può essere reindirizzato per creare carburanti ecologici e nuovi posti di lavoro abbassando i costi.

    Se poi lo stato o ancora meglio l’unione europea facessero una detassazione di questi carburanti verdi, si verificherebbe la possibilità di nuovi investimenti verdi, perchè la competizione tra i vecchi carburanti e quelli nuovi permetterebbero di avere produzioni di bio-diesel ad un prezzo competitivo e la scelta dell’automobilista che alla pompa trova prezzi similari.

    Oggi sappiamo che il moltiplicatore dell’iva che si calcola perfino sulle accise, portano il litro di benzina a costare ben più di 1 euro solo pagando queste imposte.
    Quindi è impossibile competere con chi da decenni estrae petrolio o metano dall’africa, dal medio oriente o dalla Russia.
    Ecco perchè è necessaria questa detassazione mirata ed è invece sbagliato togliere dal mercato le automobili a benzina e diesel.

     
  • giamps78 08:42 il 2 September, 2016 Permalink | Rispondi  

    legge costituzionale Boschi è un abominio legislativo 

    Confesso che devo ancora studiare approfonitamente le carte, ma da i dati di cui sono in possesso mi portano a pensare che la legge boschi si rivelerà un vero e proprio abominio legislativo.

    Si è detto che la clausula di supremazia nazionale sulle competenze esclusive delle regioni è votabile dalla sola camera dei deputati.
    Io questo lo apprendo da alcune fonti e in questo momento non ho purtroppo la possibilità di approfondirlo.

    Nel contempo si nell’articolo 70 del nuovo testo costituzionale si parlerebbe di una formula che contempla la supremazia nazionale, ovvero il passaggio anche per il senato della repubblica di un qualsiasi testo abbia al suo interno riferimenti a competenze degli enti locali.

    Evidentemente questa fattispecie presente nel nuovo articolo 70 comprende pure la clausula di supremazia nazionale e quindi si forma questa antinomia che vede la possibilità che anche il senato possa analizzare tale supremazia.

    Ma il problema non è tanto questo, il problema è quello che succederà negli anni, quando vi sarà l’accavallamento di testi di legge riferibili all’articolo 70 nelle varie sue forme e le leggi create grazie alle clausule di supremazia.

    Si potrà arrivare ad avere l’abominio di un comma contenente norme che si riferiscono a testi di legge nei quali è stato utilizzata la supremazia nazionale e che dunque dovrebbe essere elaborato dalla sola camera dei deputati con commi che derivano da fattispecie del nuovo articolo 70.

    La confusione regnerà sovrana perchè un qualsiasi testo di legge potrà contenere abrogazioni di articoli precedenti i quali a seconda della loro derivazione normativa possono aver subito un processo legislativo piuttosto che l’altro.

    Sarà un disastro completato dal fatto che la camera dei deputati probabilmente non prenderà una intera materia che in quel momento è di esclusiva competenza regionale, ne prenderà solo una parte, e dunque la clausula di supremazia varrà per una certa parte della materia per la quale l’approvazione sarà della sola camera, per una parte l’approvazione continuerà a spettare al consiglio regionale, e per l’altra della stessa materia magari residuale e dunque statale sia il senato che la camera dovranno pronunciarsi.

    Ma quanto scritto precedentemente è ben peggio di questo, perchè il problema vero non sarà il primo momento in cui viene fatta una prima legge e bisognerà dirimere questo caos, ma sarà qualche anno dopo quando tutte queste leggi fatte con procedure diversificate dovranno essere riformate dal legislatore che certamente compierà l’errore di mettere nel comma precedente e nel comma successivo testi approvati originariamente con procedure diversificate.

    Anche l’abrogazione tacita e quindi non esplicita delle disposizioni normative che avverrà in seguito genererà un caos illimitato, tanto che la riforma del titolo V della seconda parte della costituzione modificata dal centro-sinistra nel 1999, e approvata dopo referendum popolare confermativo, sembrerà la migliore legge della storia!

    Purtroppo siamo di fronte ad un legislatore dissennato che ha voluto utilizzare la costituzione come bandierina personale per schifosi calcoli politici e mediatici e non ha voluto ascoltare ragioni che non fossero le proprie, ed ha usato ogni metodo per screditare e minacciare tutti gli altri attori politici.

    La morte della politica è rappresentata da queste persone che non sono le prime a comportarsi in questo modo e non saranno le ultime.

    Questo comportamento è la vera antipolitica.

    Tra parentesi, arriveremo pure al paradosso di una camera dei deputati che preleverà una materia di competenza esclusiva delle regioni e poi ne restituirà alla regione solo una parte e questa parte non sarà più competenza esclusiva ma risulterà ceduta dallo stato, solo che nella costituzione tutto questo non sarà scritto ma sarà solo immaginato.

    Un caos totale.

     
  • giamps78 15:09 il 1 September, 2016 Permalink | Rispondi  

    Profughi,la terza via per lo sviluppo dell’africa 

    I profughi devono scegliere tra imparare un lavoro prima di rientrare nel proprio paese oppure rientrare nel proprio paese senza aver imparato alcun lavoro.

    per il profugo non deve essere importante il trovare un lavoro qualsiasi ma l’imparare il lavoro che più gli piace e che gli sia possibile replicare nella propria terra d’origine una volta che sia terminato il conflitto in atto.

    Le alternative sono la schiavitù, cioè il far lavorare gratis i profughi oppure,come sta per fare la germania, la cosa opposta, cioè una corsia preferenziale per i profughi su tutti gli altri cittadini dell’europa, tranne che sui cittadini tedeschi, ovviamente.

    Inutile dire quanto queste manovre siano totalmente fallimentari, la prima, quella della schiavitù e la seconda quella della corsia preferenziale non sono le strade giuste da percorrere.

    Il profugo deve poter imparare il lavoro che gli è più congeniale, non gli si deve mettere davanti il lavoro che non gli piace, ma l’ottica non può certo essere quella dell’integrazione in questo paese.

    Il profugo deve sapere che tale lavoro serve solo ed esclusivamente per accrescere la sua autonomia una volta che sarà tornato nel suo paese di origine, cosa che dovrà succedere in ogni caso, senza se e senza ma.

    Pertanto va escusa a priori l’ottica capitalista della manodopera che si qualifica per rendere grande il paese che ospita il rifugiato sottraendola al paese più povero e fingendo che questo sia un modo per aiutare l’integrazione.

    Il paese che deve essere ricostruito dopo la guerra deve poter contare, volenti o nolenti, di questi rifugiati che appena finisce la guerra devono tornare in patria e prestare l’opera che hanno imparato restando in tale paese per almeno 5 anni.

    Imparare però ha un costo, e la differenza con lo sfruttamento si ha quando il datore di lavoro utilizza un profugo per fare dei guadagni e non invece quando gli insegna il lavoro perchè il profugo lo possa poi riprodurre nel suo paese di origine.

    E’ chiaro che le condizioni all’estero sono estremamente diverse da quelle che ci sono qui, che la situazione nei tre settori primario, secondario e terziario sono ribaltate per quanto concerne la percentuale sul prodotto interno lordo.

    Che nei paesi di origine del profugo non serve a nulla che arrivi un tecnico di produzione industriale ma piuttosto è meglio se arriva un artigiano, un coltivatore, un allevatore.

    Pertanto chi darà lavoro a questi profughi non dovrà guadagnare denaro insegnando loro il mestiere che viene svolto qui, ma le basi riferite alla situazione del paese d’origine, quindi probabilmente lo svolgimento e l’apprendimento di mansioni devono essere prive di macchinari vari, quindi fuori dalla logica produttiva occidentale, ed è per questo che deve essere il datore di lavoro e non il profugo ad essere pagato per concedere tale opportunità.

    Sia chiaro che deve essere vietato lo svolgimento di mansioni ordinarie atte a produrre qualche cosa destinato al mercato, l’attività del profugo deve servire solo per il suo apprendimento e l’accrescimento della sua autonomia.

    Altrimenti si farebbe un torto a chi è nato in questo territorio e magari da anni cerca di scalare le graduatorie dell’ufficio di collocamento per trovare un lavoro di 2 o 3 settimane mentre ai profughi è automaticamente destinato un lavoro socialmente utile retribuito oppure una corsia preferenziale.

    Chiaramente se poi però arriva gente che ti comincia a dire che bisogna dare la cittadinanza….il giocattolo si rompe.
    Chi fa questi ragionamenti è causa di disgregazione sociale e della successiva intolleranza che ogni giorno vediamo crescere.

    Si perchè l’ospitalità c’è nel momento del bisogno se chi arriva poi torna da dove è venuto quando è finita la guerra e segue le normali procedure presso le ambasciate per eventualmente emigrare qui regolarmente, trascorsi almeno 5 anni,evitando la furbata dell’azienda che mette davanti il mercato ai suoi connazionali e riassume il profugo immediatamente.

    Se il profugo deve imparare un lavoro per tornare al suo paese di origine questa furbata di tornare subito qui non può esistere, altrimenti è una presa in giro.

    Se così non accadesse alla guerra successiva smetterà di esserci pure l’ospitalità o comunque crescerà un sentimento anti immigrati, che è un po’ quello che sta accadendo ora.

    Non bisogna dunque mettere davanti l’economia del proprio paese prelevando i migliori cervelli che arrivano come profughi fingendo che li si sta aiutando…

    nella realtà dei fatti si preleva ricchezza(cioè manodopera qualificata) dai paesi più poveri e la si porta nei paesi più ricchi, ponendo le basi per nuove guerre e nuovi profughi.

    Analogamente, il profugo che rientra nel proprio paese di origine non può produrre quegli stessi artefatti appresi qui con il fine di esportarli proprio qui come riproduzioni perfette, ma lo scopo deve essere il proprio mercato interno e specificatamente il chilometro zero,l’economia di prossimità, l’autosostentamento.

    E nemmeno l’azienda può creare delocalizzazioni fittizie utilizzando i profughi ai quali ha insegnato un lavoro per creare prodotti a basso costo nei paesi di origine dei profughi da importare poi successivamente qui.
    Altrimenti vorrebbe dire spendere soldi pubblici per farci infinocchiare.

    In definitiva se uno arriva come profugo e va via come profugo l’ospitalità c’è da parte di tutti.
    Ma se uno arriva come profugo e scavalca quelli che sono nati qui utilizzando il mercato ed i profitti per i datori di lavoro, allora crescerà anche l’intolleranza e non sarà integrazione ma l’esatto opposto, la disintegrazione.

    Per la Siria propongo che la ricostruzione sia affidata a tutti gli stati che hanno accolto i profighi in fuga.
    Ogni stato europeo può occuparsi di una piccola parte di territorio da ricostruire, può ricostruirla per 2 o 3 anni FACENDO LAVORARE I PROFUGHI PROVENIENTI DAI TERRITORI DI GUERRA AI QUALI E’ STATO NEL FRATTEMPO INSEGNATO UN LAVORO.
    RICOSTRUZIONE per poter elargire i servizi di base facendo autoprodurre a LORO STESSI il cibo per il proprio sostentamento, in linea con le tradizioni siriane, senza imposizioni occidentali.

     
  • giamps78 15:04 il 1 September, 2016 Permalink | Rispondi  

    Ecco perchè la poligamia è più giusta dei matrimoni omosessuali 

    Per poligamia si intende la possibilità per un marito di avere più donne.
    Qualcuno dice che in Italia non c’è spazio per questa pratica perchè si metterebbero a rischio le conquiste ottenute dalle donne.

    Ma se questo fosse vero,anche le unioni civili, con il matrimonio di fatto tra due uomini si elimina la donna dalla vita familiare e quindi si eliminano le conquiste delle donne.

    La poligamia umilierebbe le donne?
    Il matrimonio omosessuale tra due uomini le umilia molto di più…
    Mentre il matrimonio lesbico tra due donne umilierebbe molto di più gli uomini e andrebbe contro la “familia naturale”, parole queste ultime inserite nella costituzione della repubblica italiana.

    Altrimenti qualcuno mi spieghi il senso di queste due parole, per “familia naturale” non si può che intendere famiglia che ha la possibilità di nascere grazie alla procreazione naturale che dunque deve essere differenziata da una famiglia che non potrebbe in alcun modo esistere senza l’utero in affitto o senza lo spermatozoo in affitto.

    Ribadisco, se non si accetta questo significato, se si stravolge il senso compiuto del termine “famiglia naturale” favorendo le coppie che in modo naturale e senza artifizi possono avere figli da quelle che devono ricorrere alla scienza, non perchè hanno un difetto particolare quale ad esempio la sterilità, ma perchè non possono palesemente riprodursi senza tali tecniche, se si compie questa operazione non vi è altro modo per giungere ad un significato reale e compiuto di “famiglia naturale” e quindi si prende in giro la costituzione.

    E quando la giustizia italiana ritiene che la fecondazione assistita debba ricevere gli stessi denari pubblici della fecodazione artificiale di fatto entra in contrasto con l’unica lettura possibile ed immaginabile di “famiglia naturale”.

    I fatti sono questi, le unioni civili sono a tutti gli effetti dei veri e propri matrimoni e riguardano solo ed esclusivamente persone dello stesso sesso.
    Sono stati fatti tramite una legge ordinaria piegando il significato costituzionale di “famiglia naturale” e di matrimonio e facendo si che un valore quale viene definito dai promotori che riguarderebbe una piccola minoranza di persone che vengono definite “gruppi sociali” possa essere parificato al significato di famiglia naturale anche se appare in palese contrasto.

    Quindi se tale ragionamento logico viene giustificato dai giudici italiani, allora i mussulmani italiani hanno pienamente ragione nel ritenere che anche la poligamia sia un diritto civile.

    Anzi, di più…
    Si può arrivare ad asserire che la “famiglia poligama” sia più vicina alla definizione di “famiglia naturale” di quanto non lo sia una “famiglia omosessuale” in quanto i figli hanno la possibilità di essere procreati in modo naturale, e dopo tutto nella definizione di matrimonio non è scritta la quantità di persone facenti parte di questa istituzione.

    Se dunque il diritto del gruppo sociale all’interno di quella che viene chiamata “unione civile”,ovvero l’unione tra due lesbiche o tra due omosessuali, prevale sulla “famiglia naturale” a patto che il numero dei partecipanti all’unione resti di 2, lo stesso diritto di un gruppo sociale ben più numeroso, quello dei mussulmani in Italia allo stesso modo può e deve prevalere sulla famiglia naturale su cui si fonda la nostra società.

    A livello costituzionale non è scritta la quantità di persone che partecipano ad un matrimonio.
    i fautori di questi “diritti civili” vogliono distruggere le basi della nostra società naturale e insistono su questa strada che stravolge il senso delle parole, ma poi ovviamente ci saranno delle conseguenze giuridiche.

    Se si stravolge il senso delle parole e si assume che quando si parla di “coniugi” non si parla di persone di sesso diverso ma si parla anche di persone dello stesso sesso come è stato fatto per le unioni omosessuali, allora allo stesso modo non si può assumere che i congiugi debbano essere due.
    I coniugi erano due nella famiglia natuale, in quando due erano i sessi, ma nel momento in cui vengono chiamati coniugi due che hanno lo stesso sesso si può arrivare seriamente a dubitare che questo numero sia fisso e non sia 3 o 4.

    Pertanto la costituzione non afferma più che i coniugi siano 2, possono essere anche 5 e possono essere tutti tra loro coniugi, quindi la poligamia diventa legge ordinaria e diritto civile al pari delle unioni omosessuali e non contrasta più con la famiglia naturale.

    La conseguenza principale è che la poligamia potrà essere riconosciuta come diritto civile, e che così come c’è il ricongiungimento tra due persone dello stesso sesso fatto dai giudici per quanto riguarda un figlio avuto tramite una fecondazione assistita artificiale, allo stesso modo il giudice si troverà obbligato a dire che il figlio fa parte del nucleo famigliare poligamo.

    Così come i fautori dei matrimoni omosessuali dicono che molti stati hanno questo istituto, i fautori della poligamia potranno dire allo stesso modo che l’istituto poligamo è legale in un numero di stati altrettanto elevato.

    E’ una minoranza quella dei matrimoni omosessuali ed è una minoranza pure quella dei matrimoni poligami, un giudice non può che prenderne atto.

    L’unica differenziazione nel rispetto della costituzione e delle conquiste ottenute dalle donne riguarda il “matrimonio poligami inverso” ovvero la possibilità per più mariti di essere sposati con la stessa donna.

    Un obrobrio secondo la religione mussulmana, ma sarebbe la costituzione italiana a renderlo obbligatorio!

    Dopotutto siamo in una situazione nella quale il matrimonio come descritto in costituzione è già stato destrutturato de facto…
    non ci sono più i figli di serie A ed i figli di serie B…

    Quindi, siccome i giudici italiani non considerano i genitori naturali come facenti parte della famiglia naturale, e quindi non comprendono nella famiglia naturale la donna che ha offerto l’utero in affitto o l’uomo che ha offerto lo spermatozoo, allora pure la famiglia poligama può allo stesso modo essere formata anonimamente da figli di un coniuge e figli dell’altro senza alcuna distinzione.

     
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