Ecco perchè l’italia è condannata a restare nell’euro

A queste condizioni e con questi politicanti è impensabile per l’italia tornare alla lira.

L’entrata nell’euro è diventata pressochè irreversibile nel momento in cui i nostri indici economici e la tipologia delle nostre produzioni ci hanno reso dipendenti, anzi schiavi, del mercato.

Basti pensare a che cosa accadrebbe con la svalutazione “competitiva” della moneta una volta tornati alla lira.

Innanzi tutto va sottolineato come anche prima dell’entrata nell’euro l’italia aveva degli obblighi di legge che permettevano poca elasticità tra i valori delle monete e obbligava ad intraprendere politiche per evitare l’eccessiva svalutazione.

Ma se avessimo una svalutazione del 50% significherebbe che qualsiasi bene importato aumenterebbe il suo prezzo del 50%.

Ad esempio tutti i modelli dei cellulari che oggi le persone sono abituate a cambiare ogni 12 mesi sarebbero più alti del 50%.

Certo, questo favorirebbe i costrutturi interni di telefonini, che potrebbero vendere i prodotti “made in italy” ad un prezzo più competitivo.
Il problema è che noi facendo aumentare il debito pubblico e creando l’iperinflazione degli anni ’70- ’80 abbiamo perso ogni possibilità di produrre determinati beni e tra questi ci sono le componenti dei computer, ed i telefonini.

Non abbiamo dunque alcuna possibilità di competere per conoscenza e tecnologia con chi oggi importa qui i suoi prodotti, ma abbiamo moltissima gente che desidera quei prodotti che quindi continueranno ad essere venduti.

Quello sui telefonini è solo un esempio, come potrebbe essere quello sui carburanti.
Essendo noi importatori di carburanti fossili per il trasporto e per il riscaldamento, l’uscita dall’euro ed una svalutazione ad esempio del 50% della moneta farebbe aumentare il costo di questo bene del 50%.

E cosa succederebbe appena questi numerosissimi beni dai quali noi siamo totalmente dipendenti aumentasse di prezzo?

Semplicemente si creerebbe una nuova iperinflazione, più la moneta si svaluta, più i prezzi delle importazioni aumentano relativamente alla quantità di utilizzo di quei beni e sappiamo tutti che chiunque utilizza i carburanti e ne segue le dinamiche.

Quindi chi ha un posto di lavoro in Italia chiederà un aumento dello stipendio per poter continuare a comprare quegli stessi beni.

Avremo dunque la nuova iperinflazione perchè aumentando le bste paga aumenterebbero i costi dei prodotti creati da quei lavoratori che ricevono più soldi, quindi attenzione che non aumenterebbero solamente i prezzi delle importazioni, ma di riflesso aumenterebbero anche i prezzi dei prodotti interni.

Questo in seconda istanza aumenterebbe anche il costo delle pensioni perchè anche i pensionati faranno più fatica ad arrivare alla fine del mese.

Quindi inn sostanza la spesa pubblica andrebbe fuori controllo e contemporaneamente vi sarebbe l’iper inflazione il che significa che i tassi di interesse sul debito andrebbero almeno al 10% e questo significa che ogni 10 anni il nostro debito raddoppierebbe.

Ed è esattamente quello che è già successo all’italia con la lira in passato e le cui conseguenze sono ancora oggi presenti e stranamente fanno dire che bisogna abbandonare l’euro.

No è l’opposto, l’iperinflazione causata da leggi assurde degli anni ’70 ha moltiplicato la spesa pubblica, ha moltiplicato il debito pubblico ed oggi che siamo nell’euro paghiamo quei comportamenti che però stiamo continuando ad ignorare come se non fossero la causa del nostro malessere odierno, e vorremmo tornare come prima quando ci sembrava andasse tutto meglio solo perchè gli immobiliaristi cementificavano, le banche lucravano bene sull’iperinflazione e sembrava che stessimo diventando più ricchi.

Ma non era affatto così…
Ma questo mica si poteva vedere in 5 o 6 anni,alcuni effetti della macro-economia sono tanto lunghi quanto lenti e impercettibili quanto devastanti.
Paracelso direbbe che è la dose a fare il veleno…
Stavamo perdendo tutte le produzioni e quello che ci rimane oggi è la fuga dei cervelli all’estero con l’importazione di immigrati di bassa manovalanza che raccolgono pomodori lavorando in nero.
Difatti all’aumento del costo della vita e del lavoro cresce si risponde con il cambio monetario.
L’equazione che permette all’aumento del costo della vita e del lavoro la necessaria la svalutazione monetaria non può essere vera nel momento in cui uno stato dipende dall’estero in maniera determinante su prodotti chiave dove non è presente alcuna concorrenza interna.

Con l’euro ad 1,60 sul dollaro si è creato esattamente l’effetto opposto, anche questo effetto ha creato un danno molto grande, forse peggiore rispetto a quello che si sarebbe creato con la somma di l’iperinflazione e la svalutazione.

Ma oggi l’euro rimane una moneta forte rispetto alla vecchia lira ma è tornato a 1,10 e questo ci permette di creare nuovi posti di lavoro(anche se i fautori del jobsact attribuiscono alla loro acqua fresca questo merito).

Questo mercato globalizzato crea dipendenza ed interdipendenza, il che significa che uscirne diventa ogni giorno più difficile in quanto significherebbe essere tagliati fuori anche dai passi in avanti nella ricerca scientifica e tecnologica, come nel caso precedente dei telefonini.
Noi eravamo all’avanguardia come lo erano i Giapponesi prima che introducessero l’imposta sul valore aggiunto, potevamo stare con la nostra moneta e penetrare i mercati degli altri.

Oggi la situazione è opposta, le scelte fatte in passato hanno ribaltato questa situazione, sono i nostri mercati ad essere penetrati da quelli degli altri.

In pratica noi siamo costretti a stare dove non possiamo stare, per questo motivo l’austerità è l’unica arma a disposizione per restare nell’euro visto che qualcuno ci ha portato qui.
Lo ricordo, io ero contrario all’ingresso nell’euro, ma con questi politicanti al governo da decenni in Italia noi avremmo fatto una brutta fine se avessimo mantenuto la lira perchè non avremmo mai fatto le giuste riforme che ci consentissero di rimanere nella lira.

Noi abbiamo il pilota automatico inserito, la politica è totalmente inesistente, non esistono scelte economiche e scelte politiche che non siano legati ai profitti delle lobby e alla loro idelogia che non tiene conto certamente del territorio ma solo del lucro alla fine del mese.

L’unica alternativa che permette di uscire dall’euro e di tornare alla lira prevede anche l’uscita dall’unione europea e la chiusura delle frontiere per le merci, prevede dei politici non collusi con i petrolieri che fanno gigantesci investimenti ad esempio nell’autoproduzione di carburante eliminando da questa filiera lo scopo di lucro e lasciando solo il ripagamento dell’investimento nell’infrastruttura ed il suo ammortamento, di modo che all’aumentare della svalutazione monetaria della lira non possa corrispondere un costo più alto del carburante e che si crei quindi l’equilibrio tra costo della vita e del lavoro e svalutazione monetaria in modo da eliminarne il conseguente innalzamento dei salari ed evitare una devastante iperinflazione.

E via dicendo lo stesso vale per il metano, con l’autoproduzione, ma riguarda tantissimi altri settori oggi sotto le mani di multinazionali ex statali svendute a causa di scelte politiche sbagliate.

Ci sono politici in Italia che sono capaci di ragionare in questo modo attuando una menalità dirigista e anticapitalista ed eliminando l’IVA?

La risposta è no…

Al massimo possiamo contare su politici che difendono le piccole imprese, poca roba se si considera che quando c’è da alzare un prezzo facendo salire l’inflazione sono tutti pronti e quando c’è da abbassarlo per creare deflazione nessuno lo fa e preferiscono farsi invece la villetta al mare parlando di premio per un “lavoro duro e meritato”.

Attenzione che le problematiche che noi stiamo attribuendo all’euro non sono più vere nel momento in cui il cambio monetario perde il 30% sul dollaro.
Quello che rimane sono solo ed esclusivamente le politiche sbagliate degli anni ’70 che hanno creato l’iperinflazione ed il debito pubblico, che si sono accumulati quando c’era la lira ed i cui effetti noi percepiamo oggi ma sono stati creati decenni indietro.

Ma come ho già scritto alcune settimane fa, quando il governo instaurò ad esempio le pensioni retributive all’inizio degli anni ’70 non trovo nessuno che fosse contrario, la maggioranza stra-assoluta del popolo era favorevole.

Il popolo non ha mai immaginato che il costo di un gelato che passava ad esempio da 200 a 500 lire nel giro di 2 anni era causato da leggi dissennate fatte negli anni precedenti e che questo fosse il sentore del conseguente aumento del debito pubblico che avrebbe reso impossibile la vita dei posteri.

Tutti hanno continuato a pensare che avere più soldi per il sociale fosse fondamentale e si è ottenuto l’esatto opposto, si è arrivati a tagli e poi ancora tagli, privatizzazioni e poi altre privatizzazioni.

Sappiamo che in democrazia conta il parere del popolo, che però magari può credere alla favoletta della “più trippa per tutti i gatti”.
Qualcuno forse non sapeva che avrebbe rovinato le successive generazioni e qualcuno oggi non ritiene nemmeno che esista un debito pubblico.

Si sente parlare contro l’austerità, per la spesa pubblica e contemporaneamente per la libera circolazione delle merci.

Ma oggi noi non possiamo permetterci queste tre variabili perchè non abbiamo più gli standard economici adeguati.

Se veramente si perseguisse una politica di questo tipo non potranno che esservi in futuro nuovi problemi che produrranno nel tempo nuovi tagli sociali, oppure un fallimento economico per l’impossibilità di onorare il debito pubblico.

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