Il Jobs Act e la fregatura a reti unificate

Non serviva essere geni, non serviva nemmeno essere gufi per capire che questo jobs act è un fallimento totale.

Quando un presidente del consiglio utilizza tutte le armi a disposizione per cercare di diventare egemone nell’opinione pubblica, nel proprio partito e adirittura negli altri partiti, il risultato è scontato ed è già scritto.

Una nota lieta però è il presidente dell’INPS che pur essendo stato nominato da Matteo Renzi, così come tutti gli altri nominati dal premier ai vertici delle aziende pubbliche agisce in modo corretto e non modifica statistiche solo per puro compiacimento e per la propaganda del proprio leader politico, cosa che mi pare non si possa dire dell’ISTAT.

In effetti quando ci sono le statistiche sui nuovi occupati vengono inseriti anche gli statali neo-assunti, ad esempio con il provvedimento “la buona scuola”, mentre quando c’è da guardare il numero di occupati totali si effettua un ricalcolo escludendoli aprioristicamente perchè essendo diminuiti a causa del turn-over ci sarebbero dei valori negativi.

E pure la banca d’italia quando è più comoda mostra solo i posti di lavoro privati mentre quando è meno comoda aggiunge dati complessivi con svariate e interessate sottrazioni.

Tutte le emittenti sotto il controllo governativo(anche la nazarena mediaset) hanno deciso di insabbiare la notizia e perfino il televideo della RAI divenuto anch’esso “renzianissimo” ha rapidamente cancellato i dati resi noti dall’INPS, dopo averli pubblicati soltanto due ore prima.

I telegiornali della RAI hanno sorvolato, ma se la notizia avesse avuto verso contrario con un maggior numero di assunti, a reti unificate avrebbero tutti tessuto le lodi del jobs act.

Il punto è che finiti gli incentivi terminano anche quelle che venivano definiti come assunzioni a tempo indeterminato.

Come detto non serviva essere geni e nemmeno gufi per capire che questo sarebbe successo.

La discriminante però riguarda la variabile messa in campo dal governo.
Inizialmente gli incentivi erano molto maggiori e dovevano durare per 3 anni.
Io lo avevo detto subito: attenzione che alla fine dei 3 anni succederà una cosa semplice, il lavoratore sarà licenziato.

Certo, il piano renziano prevedeva le elezioni nel 2018 quindi questo fenomeno del farlocco jobs act si sarebbe dovuto vedere dopo e non prima il referendum costituzionale di ottobre, dopo e non prima le elezioni.

Tutto sarebbe filato liscio, i poveri cretini elettori ci sarebbero caduti ancora una volta, poi dopo il voto sarebbero venute fuori le magagne.

Ed invece i soldi per queste inutili detassazioni erano troppi, macavano le coperture finanziarie per mantenere quel livello di detassazione nei 3 anni.
Tagliate le detassazioni è successo in anticipo quello che doveva succedere solo dopo il 2018.

Oggi tutti possono ammirare come sono state buttate via decine di miliardi di euro ottenendo un bellissimo nulla.

Ribadisco, si sarebbe dovuto vedere dopo i 3 anni ed invece gli effetti si vedono già oggi.

L’INPS ha affermato che dopo il taglio degli incentivi ,nei primi 5 mesi dell’anno ,i nuovi contratti a tempo “indeterminato” sono diminuiti del 77% (settantasette!) rispetto ai primi 5 mesi dell’anno scorso.

Questa cifra conferma che il mercato è stato inutilmente drogato senza che si potesse ottenere in cambio un bel nulla.

Si perchè la detassazione avrebbe dovuto prevedere la stabilizzazione del lavoratori, quindi a maggior ragione il mantenimento dell’articolo 18 oppure la restituzione della detassazione.

Avrebbe dovuto prevedere che fosse effettivamente assunto un nuovo lavoratore tenendo conto dell’organico dell’impresa…

Avrebbe dovuto prevedere lo smaltimento delle varie casse integrazioni prima di ottenere tale detassazione per i neo assunti ed invece abbiamo chi rilascia interviste dicendo che ha assunto mille persone mentre mantiene attive le casse integrazioni pagate dallo stato per altri lavoratori della stessa azienda.

Ribadisco ancora una volta che se ci sono dei nuovi assunti questi dipendono esclusivamente dal più basso costo del combustibile da trasporto e dalla perdita di valore dell’euro rispetto al dollaro e alle altre monete collegate.

Il jobs act è solo una fregatura a reti unificate!

Se si vogliono veramente risolvere i problemi si devono prima comprendere, ma chi è preso dalla brama della propaganda come il movimento 5 stelle riguardo al reddito di cittadinanza potrà pure ingannare gli elettori, ma non risolverà mai alcun problema.

L’unica cosa positiva del jobs act è la detassazione per tutti i lavoratori indipendentemente dalla data di assunzione.
Sfortunatamente però sono solo 30 euro, poco se confrontato con gli 80 euro che però hanno il merito di comparire su un casellino a sè stante per far ricordare a tutti che è stato Renzi a crearlo.

Mentre affondiamo c’è gente che ragiona in questo modo…
P.S.
Incremento del 43% dell’uso dei voucher per il lavoro accessorio…
L’ho scritto a settembre dell’anno scorso, neppure qui serviva essere geni o gufi per capire che le nuove regole del jobs-act con l’allungamento dei termini annuali avrebbero prodotto l’incremento di questo fenomeno.

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