Updates from giugno, 2016 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 10:48 il 29 June, 2016 Permalink | Rispondi  

    Ecco il nuovo mattarellum per la terza repubblica 

    Com’è ben noto sono sempre stato contrario al sistema elettorale denominato mattarellum per una serie di ragioni che ho già descritto altre volte.

    Ma se vi fossero alcuni aggiustamenti questo sistema elettorale diventerebbe “potabile”.

    Possiamo anche lasciare inalterati i numeri di seggi uninominali e quelli proporzionali presenti nella legge del 1993.
    Dunque il 75% di seggi uninominali e un 25% di seggi proporzionali…

    Ma quel 25% non dovrebbe contenere alcuno sbarramento elettorale, in modo da garantire un minimo di rappresentanza a tutte le vere forze politiche che si presentano nella maggior parte dei collegi.

    La seconda modifica dovrebbe riguardare lo scorporo, lo stesso sistema si sottrazione dei voti presente al senato dovrebbe valere anche per la camera, ovvero una sola scheda elettorale e non invece due.

    In questo modo il 25% di proporzionale viene suddiviso realmente tra le forze politiche che non hanno ottenuto seggi uninominali e si evita alla radice la presenza delle liste civetta.

    La terza modifica dovrebbe essere quella che riguarda le liste bloccate nei collegi uninominali, ovvero la lista bloccata composta da un solo nominativo, scelto dalle segreterie di partito.

    Il popolo è sovrano pertanto nella scheda elettorale ogni forza politica (o coalizione) deve presentare in ogni collegio elettorale almeno 4 nomi.

    Vogliamo giustamente fare in modo che nella scheda elettorale siano presenti sia le coalizioni di partito ragruppate sotto un solo simbolo(come per il mattarellum) accompagnate dai simboli delle coalizioni?

    La soluzione è semplicissima da trovare…

    C’è il simbolo della coalizione, ci sono 4 candidati per coalizione e per ognuno di questi candidati c’è un simbolo di partito.

    Ad esempio se la coalizione denominata “casa delle libertà” è composta da forza italia, da fratelli d’italia e dalla lega nord apparità sulla sinistra il simbolo della coalizione “casa della libertà” e appena di fianco vi saranno riportati 4 nomi e cognomi ognuno dei quali avrà un simbolo da 2 cm che appartiene alla singola forza politica.

    Il candidato A sarà affiancato dal simbolo di forza italia, il candidato B da quello di fratelli d’italia e via dicendo.

    Stesso dicasi per l’altra coalizione quella denominata “casa del bene comune”.

    Mentre il movimento 5 stelle non apparentandosi avrà lo stesso identico simbolo sia per la coalizione che per le forze che compongono la coalizione e che affiancano i singoli candidati.

    Essendo un mattarellum evoluto si possono aggiungere altre due cose molto importanti e “alla moda”.

    Potrebbe ad esempio esserci un secondo turno di collegio…

    Chi accede al secondo turno?

    I due candidati più votati all’interno delle coalizioni più votate oppure,come in francia, i tre candidati più votati all’interno delle coalizioni più votate,che hanno superato il 15% dei voti nel singolo collegio.

    La penultima modifica riguarderebbe quel 25% di proporzionale che evidentemente NON E’ PIù ASSEGNATO CON DELLE LISTE BLOCCATE ma viene assegnato ai candidati delle singole forze politiche all’interno delle coalizioni.

    In pratica il conteggio dei voti avviene sia per coalizione,nel caso di collegio uninominale, sia per singola lista, nel caso di proporzionale.

    Ovvero sia, un voto dato al primo turno ad un candidato viene riportato ALLA COALIZIONE nell’ambito di quel singolo collegio uninominale, e alla singola forza politica nell’ambito del collegio unico nazionale.

    Questo risulta indispensabile anche per il calcolo dello scorporo elettorale nell’assegnazione dei seggi proporzionali.
    Come sarà fatta una scheda elettorale?

    Semplicemente ogni coalizione avrà un simbolo, associato a 4 nominativi che a loro volta saranno affiancati da un simbolo di partito.
    In precedenza ho parlato di una sola scheda elettorale per l’elezione della camera dei deputati invece che due(una per il 75% di maggioritario e una per il 25% di proporzionale) come era per il mattarellum.
    in realtà le schede sono due in quanto l’ultima modifica che propongo è quella dell’istituzione di un collegio unico nazionale dove si sfidano i segretari dei singoli partiti, o i portavoce o i garanti, chiamateli come vi pare.
    Questa seconda scheda UGUALE IN TUTT’ITALIA conterrà 4 nomi e cognomi per ogni forza politica(non dunque coalizione) di tutti i candidati di tutti i partiti e con una X l’elettore sceglierà il vincitore delle “PRIMARIE PER LA LEADERSHIP”.
    Quindi ad esempio il PD candiderà 4 persone ad esempio, cuperlo, Renzi, Boschi e Rossi E POI I CITTADINI NELLE URNE E NON NEI GAZEBO SCELGONO.
    Questi seggi sono presi dal 25% di proporzionale, cioè a dire che se una forza politica prende il 2% ed ha diritto a 3 seggi, si prendono i primi due seggi proporzionali che spetterebbero a quella forza politica, ovvero tutti i 4 candidati del PD sarebbero eletti.

    Queste primarie ci sono solo al primo turno e servono alla singola forza politica ma volendo possono essere utili anche al presidente della repubblica.

    Ovviamente se un cittadino non appartiene ad alcuna forza politica può candidarsi in un singolo collegio uninominale sperando di superare il 15% e di andare al secondo turno, ma se perde non avrà nessun proporzionale per essere ripescato perchè questo è calcolato su base nazionale.

    Una considerazione finale:
    Se è vero che con il 25% dei voti ricevuti si può ottenere anche il 70% dei seggi(e questa è una cosa negativa che avrebbe bisogno di un miglioramento) è anche vero che questa legge così come il mattarellum non garantisce la governabilità assoluta al termine dello spoglio perchè il tripolarismo potrebbe non permettere ad una singola coalizione di avere il 51% dei seggi.

    Resta il fatto che questo sistema potrebbe però funzionare anche senza riforme costituzionali sia alla camera e sia al senato.

    Per chi odia il proporzionale puro propongo questa via di mezzo che dovrebbe quantomeno essere ammirata da chi ha sempre desiderato il doppioturno alla francese.
    però le modifiche che propongo sono molto singnificative perchè eliminano lo sbarramento e permettono le preferenze sia a livello locale che a livello nazionale.

     
  • giamps78 07:44 il 29 June, 2016 Permalink | Rispondi  

    Non sono convinto che tornando alla lira le cose andrebbero meglio 

    ImmagineIo non credo che il problema sia la moneta, ma piuttosto tutto il contorno di regole che girano intorno alla moneta.

    La lira andava benissimo quando non c’era il servizio sanitario nazionale,quando c’era il sistema pensionistico a

    capitalizzazione, quando non c’era l’imposta sul valore aggiunto, quando la banca d’italia non aveva avuto ancora il divorzio con il tesoro e comprava titoli di stato invenduti.

    A queste condizioni la lira funzionava bene, e difatti siamo passati dalle macerie ad essere nel G8, ma attenzione che a queste condizioni pure l’euro funzionerebbe bene.

    Che ci ha fregato a noi è stata l’iper inflazione, ovvero decenni con l’inflazione superiore al 10%.
    Questo ha moltiplicato il nostro debito pubblico…

    Se l’italia uscisse dall’euro non toglierebbe certo la tassa sul valore aggiunto…
    Se fosse possibile far uscire l’italia dall’euro senza farla uscire dall’unione europea allora rimarrebbe in vigore il trattato di maastricht che impedisce che parte del nostro debito sia comprato dalla banca d’italia.

    Ma quella parte di trattato è stata inserita proprio per bloccare l’iperinflazione e l’italia è stata costretta a seguirlo ben prima che fosse scritta nei trattati appunto perchè obbligata dagli squilibri economici.

    Il sitema pensionistico retributivo è stato in vigore per decenni, e se guardiamo i numeri è ancora in vigore perchè la maggior parte delle erogazioni avviene attualmente ancora con quel sistema o con un sistema misto che ne riduce l’impatto economico ma che in ogni caso produce una spesa fuori controllo.

    Chi parla di sistema in equilibrio non ha capito bene in che situazione siamo e non ha capito il debito pubblico derivante da questa legge che inizialmente poteva pure sembrare giusta perchè “stato pantalone” faceva comodo a tutti quelli che all’epoca erano vivi e volevano godersi la vita.

    Quindi l’austerità non è colpa dell’euro, su questo credo che non ci dovrebbero essere dubbi.
    L’austerità la dobbiamo fare sul debito che si è incrementato esponenzialmente quando avevamo la lira.

    L’entrata nell’euro è del 2001, ma ad esempio nel 2005 la stragrande maggioranza dei titoli pubblici italiani era stata sottoscritta prima dell’entrata nell’euro, quindi quando avevamo ancora la lira.
    Così come nella seconda repubblica c’è stato il raddoppio del debito pubblico italiano proprio perchè la maggior parte dei titoli di debito erano stati sottoscritti quando c’era ancora l’iperinflazione.

    Far credere ai nostri lavoratori che il problema è la moneta credo sia un falso storico.

    Se l’italia torna alla lira ed i conti non sono in ordine è meglio stare nell’euro.
    Noi portiamo ancora sul groppone le politiche sbagliate del passato.

    C’è in giro qualche politico che dica ad esempio “eliminiamo totalmente l’IVA perchè impedisce alla banca d’italia di stampare banconote per comprare titoli di debito”?

    O che dica: dividiamo il sistema pensionistico in sistema di previdenza e di assistenza facendo entrare in quest’ultimo qualunque pensionato abbia ricevuto dalla collettività più di quello che ha dato, togliendo a costoro un 5% per ogni anno e aumentando a costoro la tassa di successione per ridare alla collettività ciò che impropriamente è stato tolto?

    Io non ne vedo in giro di questi politici…

    C’è invece gente che dice di tornare alla lira come se questo di per se bastasse per garantire un futuro migliore di quello che c’è oggi con l’euro.
    Queste persone parlano di abbassamento delle tasse o anche di ulteriore spesa pubblica tramite il reddito di cittadinanza, ma il finale è già scritto.

    O il reddito di cittadinanza sarà una bandierina che non servirà a risolvere alcun problema, e la gente se ne accorgerà…
    Oppure costerà talmente tanto, e basta vedere i costi stimati per il reddito di cittadinanza in svizzera, per verificare come non sia possibile applicarlo mantenendo i conti in ordine.

    Insomma siamo alle solite, malgrado tutto quello che succede quotidianamente, la politica cerca ancora di fregare i cittadini facendo loro credere che può esistere idilliacamentela figura di “stato pantalone”, e purtroppo la gente ci crede.

    Le persone non riescono a capire che se un pensionato riceve nella sua vita 400 mila euro in più di quelli che ha versato non bisogna fagli i complimenti, non bisogna manifestare per volere altrettanti soldi dallo stato, ma bisogna chiedere che sia tolta quella ingiusta eccedenza,con effetto retroattivo, perchè è un furto alla collettività e al nostro futuro.

    Le persone non collegano questo con l’aumento dei costi sociali, con la fuga delle aziende in altri luoghi dell’unione europea, ai quali peraltro paghiamo fior di miliardi ogni anno grazie al bilancio comunitario dell’unione, che esisteva benprima della nascita dell’euro e che esisterà anche se tornassimo alla lira.

    Il sistema bacario è al collasso proprio perchè c’è gente che non capisce un bel nulla di economia eppure ha una o più lauree!

    La situazione sarebbe comica se non fosse tragica!

    Questa gente è convinta che il paramentro da guardare correttamente sia il rapporto tra prodotto interno lordo e debito…

    Non si rendono conto che l’inflazione non è rapportabile a questo parametro ma è rapportabile al debito pubblico in cifra assoluta, all’aumentare di quest’ultimo diminuisce l’inflazione.

    Non si rendono conto che non era l’IRI il problema dell’italia, ma le leggi che hanno splafonato la spesa pubblica, che privatizzando l’IRI non si è risolto un solo problema.
    Il problema non è il numero degli statali, ma il numero di pensionati che hanno ricevuto e continuano a ricevere più soldi di quanti contributi hanno versato(tenendo conto delle trattenute pagate dal pensionato e dell’inflazione), per questi deve scattare il taglio del 5% all’anno fino a quando non ricevono una pensione sociale.

    La gente non capisce che questa è una forma di giustizia, continua a credere che sia una cosa ingiusta, ma le tasse che tutti pagano che sono sempre più alte ed il debito pubblico che continua a crescere dipendono da spese fuori controllo.

    Qualsiasi sistema di previdenza privata sarebbe già fallita di fronte a questi numeri noi invece abbiamo accumulato il debito pubblico ed ora è diventato così grande da averci costretto alla svendita di ogni patrimonio pubblico produttivo.

    Quindi serve la monetizzazione del debito ma nel contempo serve l’austerità, altrimenti la moneta, qualsiasi moneta, non resta in piedi.
    Oppure serve deflazione i cui effetti sull’economia sono simili a quelli della svalutazione monetaria.

    Non è l’euro il problema ma l’insieme delle regole e dei trattati sulla globalizzazione che sono stati sottoscritti

    dall’unione europea, l’insieme dei meccanismi economici che hanno fatto diventare i bilanci delle banche sempre più pesanti e senza la divisione tra banche d’affari e banche che sono fuori dal mercato dei capitali.

    Ma d’altra parte questo governo ha imposto alle popolari di quotarsi in borsa, pertanto non vedo come si può pretendere che chi ci governa riesca a comprendere minimamente di che cosa si parla.

    Ladri di stato, nel senso che ce lo hanno rubato sostituendolo con questo fantoccio che ci ha resi schiavi.

     
  • giamps78 07:38 il 29 June, 2016 Permalink | Rispondi  

    Perchè è sbagliato proporre il referendum sull’euro 

    ImmagineCredo sia sbagliato proporre il referendum sull’euro per il semplice fatto che le normative europee non permetto questa uscita.

    Chi si dice contrario all’uscita dall’unione europea e vuole uscire dall’euro prende in giro i cittadini.

    Attualmente l’unica procedura che permette di uscire dall’euro è quella che prevede l’uscita dall’unione europea.

    La politica dovrebbe essere una cosa seria, e così come le regole.

    E’ sbagliato dunque proporre un referendum sull’euro e se anche si dovesse svolgere sarebbe fatica sprecata.

    Io penso che la scelta giusta sia quella di fare copia ed incolla del referendum consultivo tenutosi in italia nel 1989 proponendo oggi al popolo italiano quello stesso identico quesito senza modificare nemmeno una virgola.

    Trovo sbagliato quanto vanno affermando alcuni rispetto alla scelta di entrare nell’euro effettuata da 2 o 3 persone, elencando Prodi, Ciampi e pochi altri che avrebbero scelto al posto del popolo.

    Questo non è vero perchè come appena ricordato nel 1989 c’è stato un referendum consultivo che ha avuto un risultato senza alcun dubbio a favore dell’integrazione europea.

    Se si ripetesse oggi quello stesso quesito ho qualche dubbio sulla vittoria del Si.

    Anche perchè quel quesito chiedeva di dare maggiori poteri all’europa e non chiede di uscire dall’euro.

    Ripetendo quello stesso identico referendum avremmo probabilmente la fine del sogno degli “stati uniti d’europa” perchè l’italia non darebbe altri poteri all’europa e questo sarebbe un bel risultato perchè impedirebbe ad esempio la costruzione dell’esercito comune europeo.

    La cosa più importante da fare oggi è bloccare le politiche radicali che tanti danni stanno creando in giro per il mondo e che vogliono liberalizzare droga, economia, etc etc…

    Radicali che dietro di loro hanno sempre lasciato solo macerie…

    Per piacere Partito Democratico, se sei democratico fai ripetere il referendum del 1989 tale e quale, chiedi al popolo se ci sono da dare altri poteri all’unione europea…

     
  • giamps78 15:52 il 24 June, 2016 Permalink | Rispondi  

    Proposta per costruire l’eurozona delle regioni eliminando l’unione europea 

    In precedenza ho scritto a proposito di scelta tra unione europea ed eurozona perchè mantenerle entrambe significherebbe farle fallire entrambe.
    Qui di seguito c’è un progetto possibile per una riforma che possa attuare uno dei due piani e cioè quello che elimina l’unione europea rafforzando l’eurozona.

    Ecco i punti chiave della proposta denominata “eurozona delle regioni”:

    1)Eliminazione delle elezioni al parlamento europeo, dell’unione europea e della commissione europea con la trasformazione del parlamento europeo sul modello del “bundesrag” tedesco cioè con parlamentari europei che abbiano un vincolo di mandato legato alle decisioni prese da singole regioni (o province) poste all’interno di ogni singola nazione facente parte parte dell’eurozona.
    Ovvero composto parlamentari europei rappresentanti delle regioni, ad esempio del veneto, della baviera, della corsica o di altre province europee e che seguono le indicazioni di voto del proprio territorio.

    2)Il governo dell’eurozona sostituisce fattivamente la commissione europea, non chiede la fiducia al parlamento europeo perchè è composto dai primi ministri dei singoli stati nazionali che mantengono la propria sovranità con un proprio parlamento nazionale nella scelta della persona che ricopre questo ruolo.
    E’ necessaria l’unanimità del congilio dei primi ministri per prendere le decisioni chiave.

    3)Questa europa si costruirebbe intorno alla moneta unica e ai parlamenti nazionali e al “bundesrag europeo”, chi non la possiede non la possiede, quindi può essere metà dentro e metà fuori…
    Chi sta dentro non può essere più svantaggiato di chi sta fuori.

    4)Una volta ottenuta l’unanimità al “consiglio dei primi ministri” il progetto passa ai parlamenti nazionali che producono emendamenti e proposte di cambiamento, il testo finisce poi al “bundesrag europeo” e successivamente torna ai parlamenti nazionali per l’approvazione finale senza modifiche.

    5)La creazione dei referendum europei che si tengano nello stesso momento in tutta l’eurozona pone fine a dibattiti sulle leggi europee… a decidere è il popolo.

    6)la Banca centrale europea è totalmente pubblica ed il Governo politico della moneta è fatta dal consiglio dei primi ministricon la possibilità decisa tramite referendum di una eventuale stampa di eurobond magari per acquisti di titoli di stato al fine di standardizzare e tenere bassi i tassi di interesse sui debiti sovrani.

    7)Poteri legislativi nazionali decisi dal consiglio dei primi ministri e dai relativi parlamenti nazionali.
    Poteri legislativi locali decisi dal “bundesrag europeo” sentito il parere dei consigli regionali e provinciali.
    L’opposizione a questi progetti di legge è svolta tramite un referendum europeo al quale tutti i membri dell’eurozona si devono attenere.

     
  • giamps78 10:36 il 24 June, 2016 Permalink | Rispondi  

    Salvare l’unione europea oppure salvare l’eurozona… 

    ImmagineI nostri governanti scelgano se far sopravvivere l’eurozona oppure l’unione europea.
    Una cosa è certa, se si cerca di farle sopravvivere entrambe si perderanno entrambe.

    Da che mondo è mondo le aule parlamentari funzionano se i cittadini utilizzano la stessa identica moneta su tutto il territorio altrimenti si tratta di una bufala.

    Si provi a pensare se l’unione europea facesse un parlamento assieme agli stati uniti d’america, l’europa mantenendo l’euro (e le altre sue monete) gli U.S.A. mantenendo il suo dollaro…
    All’interno di questo ipotetico parlamento potrebbero discutere ad esempio di temi inerenti il trattato di libero scambio…

    Avrebbe senso fare questo?
    Io credo proprio di no, nel tempo si verificherebbe certamente il fallimento completo del progetto.

    E allora come si può pensare che allo stesso modo, in similitudine con quanto appena affermato, si possa costruire un europarlamento dandogli valenza legislativa esclusiva su materie fondamentali lasciando che 8 paesi mantengano la propria moneta e la propria banca centrale sotto un controllo nazionale?

    Si tratta di un progetto destinato al fallimento, ed il progetto europeo è un fallimento.

    Quando sento parlare di mercato unico europeo mi arrabbio perchè la ritengo una menzogna.

    La situazione è talmente variegata da prevedere stati all’interno della zona euro, stati senza euro ma che sono nell’unione europea, aree economiche di libero scambio come per la norvegia che non hanno dazi pur essendo fuori dall’unione e dall’euro e poi altri casi come Svizzera e Turchia con un modello ancora differente.

    E’ possibile chiamare questa cosa mercato unico europeo?

    Di più, con l’allargamento del WTO e la globalizzazione galoppante è possibile parlare di mercato unico europeo oppure è più sensato parlare di mercato unico internazionale?

    E’ evidente che questa seconda ipotesi è quella che si addice meglio alla situazione…

    A parte il fatto che un dazio serve nel momento in cui varia poco la differenza tra i cambi monetari tra due paesi che scambiano delle merci.
    Quindi se una moneta perde il 20% del suo valore e il dazio rimane identico rispetto agli anni precedenti, il costo finale del prodotto è come se non contenesse alcun dazio…
    E che quindi chi svaluta continuamente la moneta si porta a casa il mercato unico internazionale senza firmare alcun accordo e riuscendo a penetrare i mercati…

    Ma se poi firmiamo un TTIP dove vengono tolti platealmente i dazi con gli stati uniti d’america si crea una situazione nella quale si è di fatto entrati in un mercato unico con il messico, il canada, il giappone e tutti gli stati che hanno firmato o che firmeranno trattati internazionali di libero scambio con uno qualsiasi dei paesi penetrabili da queste zone di mercato.

    Cioè fare un accordo con gli stati uniti d’america significa che possono arrivarci prodotti messicani come se ci stessero arrivando prodotti spagnoli, nel senso che gli stati uniti farebbero semplicemente da hub internazionale per la spedizione dei prodotti perfino confezionati in messico.

    Ma se i prodotti messicani e quelli statunitensi sono trattati nel medesimo modo di quelli spagnoli, come si può continuare a palesare l’esistenza di un mercato unico europeo?

    E’ evidente che si tratta non più di un mercato unico europeo ma di un mercato unico internazionale.

    E se così è, come possono convivere sia l’unione europea che l’eurozona?

    L’unione europea perde il suo senso, l’eurozona continuerà ad essere una perdita totale di competitività per alcuni, ed un modo per arricchirsi grazie all’alta finanza per altri.

    E’ evidente che se c’è un mercato unico internazionale non ha più senso questa unione europea priva perfino di un qualsiasi controllo politico sulla moneta…

    Quindi o il parlamento europeo può diventare il parlamento dell’eurozona e si cerca di fare in modo che chi usa l’euro abbia tassazioni simili, sistemi pensionistici simili, identici tassi di interesse sui debiti e dunque rinunciando da un lato a qualche porzione di sovranità nazionale ma dall’altro mettendo barriere ai confini dell’eurozona.
    oppure questa eurozona è inutile e dannosa e pertanto va eliminata per cercare di salvare l’unione europea.

    Salvare un’unione europea all’interno della quale ogni stato potrà decidere di avere la propria singola moneta oppure potrà creare una moneta comune anche con stati stati che NON fanno parte dell’unione europea.

    Se non si dichiara ufficialmente e perentoriamente lo scioglimento di una di queste due entità, entrambe saranno travolte.
    Deve esserci una discontinuità vera percepibile dai cittadini, chi ha costruito questo mostro si deve fare da parte, deve ammettere i propri errori.

    Se così non fosse credo che nessun cittadino europeo darebbe dare una seconda possibilità a questo sistema corrotto.

    Certo poi i politicanti europei possono fare quello che hanno fatto fino ad oggi, fare finta di nulla e continuare a fare regolementi e direttive europee totalmente fallimentari continuando a seguire gli ordini impartiti dalle agenzie di rating, dal new york times e dal fondo monetario internazionale.

    Già oggi si vedono i risultati di queste politiche, basterà aspettare ancora qualche tempo e questi risultati peggioreranno a vista d’occhio.

     
  • giamps78 10:33 il 24 June, 2016 Permalink | Rispondi  

    Brexit: Victory, Victory, Viiiiiiiiiiiiiiictoooooory!!! 

    ImmagineHanno giocato sporco ma gli è andata male…

    Chissenefrega se crolla la borsa…. andate pure a fare in ****!
    Gli speculatori governano i media, governano i nostri politici ed hanno innescato una campagna referendaria nella quale si è visto chiaramente il ricatto mafio-capitalista.

    I nostri politicanti europei non sono stati in grado di fare delle leggi per fermare questa economia finanziaria che si basa su una frode legalizzata perchè invece di governare sono governati da questi poteri.
    Questo referendum ha confermato quanto l’economia finanziaria globalizzata abbia fatto deperire l’economia reale, quella vissuta giornalmente dai cittadini.

    Nella campagna referendaria ci sono stati degli interventi a gamba tesa a 360° gradi… arrivavano da tutte le parti.
    Cose mai viste…
    Un rapprntante dell’unione europea è riuscito a dire che che un voto favorevole all’uscita del regno unito avrebbe cancellato l’intera civiltà occidentale…

    In realtà con questo voto si andranno a creare 2 o più unioni europee…
    Se il regno unito entrasse nel mercato libero norvegese verrebbe subito seguito dalla danimarca e da altri paesi europei.
    Questo è il vero timore degli eurocrati.
    Tutti vedrebbero chiaramente che i vantaggi dello stare fuori sono superiori a quelli dello stare dentro.

    D’altra parte se avesse vinto il “remain” si sarebbe creata una ingiusta situazione con uno statuto speciale che avrebbe ampliato ancora di più le divergenze di trattamento all’interno dell’unione.

    Come è facile vedere, se non c’è un’idea chiara e condivisibile, si crea un caos, si creano mostri.

    Abbattere l’eurocrazia mantenuta dai poteri forti finanziari è di primaria importanza ed il referendum inglese è un secondo passo dopo il referendum greco.
    Questi poteri forti ci stanno togliendo l’ossigeno, giorno dopo giorno.
    Hanno troppo e ci vuole una regolamentazione che possa bloccarli.
    Sono spregiudicati e spericolati e vogliono renderci schiavi dei loro capitali ottenuti con la speculazione sui debiti pubblici degli stati.

    A queste condizioni come si può firmare un trattato di libero scambio con gli stati uniti d’america?
    E’ un tentativo di suicidio politico collettivo…
    Sono invidioso del regno unito perchè mal che andava avevano uno statuto speciale.
    Ora anche l’italia dica con forza “I want my money back” come a suo tempo fece la lady di ferro.

     
  • giamps78 16:25 il 21 June, 2016 Permalink | Rispondi  

    Governisti sono veri anti-europeisti e destrutturano democrazie 

    Gli anti-europeisti stanno pian piano destrutturando la nostra democrazia…

    Chi sono gli anti-europeisti?

    Sono quelli che vogliono l’assenza totale di regole di mercato e barriere al di fuori dell’eurozona, sono quelli che mettono il mercato esterno sullo stesso piano del mercato interno e che non vedono il lavoro come un bisogno per costruire una società migliore ed equilibrata ma lo vedono piuttosto come una competizione a favore delle grandi imprese.

    E d’altra parte il premier canadese lo ha ammesso e riferendosi al TTIP cioè al trattato di libero scambio, ha affermato che i pesci grossi mangeranno i pesci piccoli.

    Tutto torna, tutto è collegato…

    La destrutturazione dei partiti politici è dovuta alle scelte economiche sbagliate perchè tutti avrebbero continuato a votare i partiti della prima repubblica se questi non ci avessero portato più volte sull’orlo del burrone e del default economico.

    Da quel burrone economico non ci siamo tirati fuori facendo scelte appropriate ma privatizzando tutto quello che era privatizzabile utilizzando lo slogan “privato è meglio”.

    Si è cioè pensato che il problema non fosse la spesa pubblica incontrollata quale ad esempio quella sulle pensioni erogate senza i rispettivi contributi versati, si è pensato che quelle pensioni o che il servizio sanitario nazionale pubblico potessero continuare ad erogare servizi ma che l’importante fosse eliminare le aziende statalizzate, arrivando a privatizzare perfino la banca d’italia dopo le poste, le autostrade, luce, gas etc etc…

    Si è pensato erroneamente che affidando al mercato la cabina di regia sulle iniziative che sono carne viva della società potessero continuare le erogazioni pubbliche nell’ottica del “dare tutto a tutti”.

    In realtà quello che è successo è semplice:
    1) Si è scoperto che il privato non è sempre migliore del pubblico anzi molte volte offre servizi peggiori, tende ad aumentare e non invece a diminuire i prezzi, tende alla collettivizzazione delle perdite e alla privatizzare i profitti.

    2)Il debito pubblico ha smesso di apparire come entità distante aumentabile all’infinito ma i conti vanno tenuti in ordine attraverso una costante austerità e l’italia già nel 1992 ebbe l’esperienza del tentativo di rientro del debito, con la differenza che oggi abbiamo praticamente privatizzato quasi tutto il privatizzabile, svenduto tutto compresi i diritti sul luogo di lavoro, all’appello manca solo la destrutturazione della nostra costituzione repubblicana.

    3)Che è stato un errore fatale il trattato di maastricht nel punto in cui si dice che la stampa di banconote non può servire per comprare titoli di debito, infatti questo scenario porta prima alla privatizzazione di qualsiasi attività possa dare un profitto di mercato.

    4)Che non esiste una banca centrale “indipendente”, l’unica vera banca centrale indipendente è quella pubblica sottoposta alle scelte politiche di un parlamento, e che purtroppo questa unione europea è stata appositamente costruita per essere più debole del mercato ovvero più debole nei confronti degli stati uniti d’america che rappresentano il culmine della privatizzazione.

    5)Fatte salve le premesse precedenti, non è possibile avere un mercato senza barriere se c’è un vizio di forma iniziale, che quindi se il modello dell’italia è storicamente per uno stato sociale pubblico non esiste in natura una competizione priva di barriere con chi ha uno stato sociale privatizzato.
    In altre parole, se si ritiene che l’organizzazione dello stato debba essere sopra al mercato l’unico modo per difendere questo modello di sviluppo è mettere delle barriere.

    L’unione europea da questo punto di vista è eterogenea non tanto per le differenti lingue parlate, o per le differenti tassazioni applicate, o per le differenti monete utilizzate, quanto per la differenza del modello di stato sociale che è applicato all’interno dell’unione.

    Come si può cercare di mettere insieme chi vuole l’economia di mercato con chi vuole uno stato sociale pubblico?
    Evidentemente questo non è possibile.

    Sicchè la pensata è stata eccezionale veramente…

    Una roba del tipo:
    “A questi stupidi europei facciamo credere che si siano uniti, che abbiano costruito un qualche cosa di omogeneo e l’omogeneità in realtà è stabilita dalle regole di mercato che facciamo noi(poteri forti e multinazionali)”

    E’ per questo che la politica è debole, è per questo che vince l’anti-politica che in realtà rappresenta la vera politica.
    Si perchè dal mio punto di vista gli anti-politici sono quelli che governano ora perchè sono indirizzati nelle loro scelte dai poteri forti e dalle multinazionali, mentre quelli che oggi vengono definiti impropriamente anti-politici sono gli unici che almeno provano a difendere i rimasugli di una società “sradicata” dalle sue radici dove ogni giorno sempre più persone sono costrette a “radicalizzarsi”.

    5) E’ evidente che la madrina di tutte le battaglie è il referendum costituzionale.
    Vogliono trasformare l’italia in uno spaventapasseri dove la destrutturazione totale dei partiti permetterà a singole persone,comparse dal nulla, che si creano una lista farlocca, a prendersi il governo del paese con la maggioranza assoluta dei seggi.

    Questa non era l’idea di democrazia rappresentativa che avevano i padri costituenti ma è l’esatto opposto.

    Tutto è collegato, se uno parla di barriere nel commercio in realtà parla del mantenimento di un certo tipo di stato sociale, di un certo standard democratico.

    Ma non perchè la difesa di questo standard democratico preveda aprioristicamente l’assenza di barriere, ma esattamente per il motivo opposto…
    I poteri forti e le multinazionali vedono nell’assenza delle barriere il modo per scardinare gli standard democratici.

    Il cerchio si chiude quando si parla di immigrazione e di nuovo schiavismo.
    I capitali passano da un paese all’altro alla velocità di un click, le aziende passano di mano altrettanto velocemente.
    Se in italia si dice che è schiavismo lavorare per 4 euro ogni ora, e contemporaneamente si permette l’importazione di prodotti creati da operai che,raffrontando il potere d’acquisto, vengono pagati 4 euro all’ora, non si stà di fatto legalizzando questa schiavitù?

    Quando si parla di stato sociale pubblico o di sistema pensionistico erogato da enti pubblici non ci si deve dimenticare che i contributi dei lavoratori italiani sono versati lo stesso mese direttamente nelle tasce dei pensionati italiani.

    Questo significa che senza barriere “intelligenti” noi siamo in competizione con chi ha un costo della vita e del lavoro inferiore, con chi da tempo ha stabilito che i servizi previdenziali devono essere privati e con tutti quegli stati che hanno un costo della vita e del lavoro inferiore e ciò avviene primariamente perchè avviene la stampa di banconote di una banca centrale pubblica che toglie valore alla moneta.

    Il risultato è che i nostri pensionati che sono attualmente mantenuti dai nostri lavoratori comprano dei prodotti provenienti da stati che hanno la previdenza completamente privatizzata, da stati che hanno una banca pubblica che svaluta la moneta e permette a quei prodotti di costare meno e da stati che pagano meno di 4 euro per ogni ora i propri lavoratori e che per questo riescono a produrre a prezzi inferiori creando concorrenza sleale.

    Ora, di fronte a tutto questo l’inganno colossale è il far credere che i lavoratori italiani sono dei bamboccioni, non sono capaci di mettersi in gioco, devono avere un salario collegato alla produttività.
    Il far credere che il sistema politico debba essere più snello e veloce perchè il mercato cambia velocemente…
    Sembrerebbe una barzelletta se non fosse un dramma.

    Sicchè la destrutturazione della democrazia nasce dalla disintegrazione delle aule, da quella comunale a quella regionale o nazionale.
    La costituzione è ancora in vigore ma per tutti quanti il presidente del consiglio è considerato eletto direttamente dal popolo mentre i parlamentari sono solo degli inutili servi e non invece quelli che detengono propriamente il potere legislativo.

    L’aula non serve, non serve discutere, non serve l’uno vale uno assegnando ad ogni forza politica i voti che merita, si inventano stratagemmi elettorali per far fuori le piccole forze politiche e per far crescere le grandi portandole dal 30% dei voti ricevuti al 55% dei seggi.
    Men che meno servono dei referendum popolari su scelte in materia economica, ferma restando la successiva ricerca del parlamento di coperture economiche,come avviene ad esempio in Svizzera, dopo la vittoria del Si ad un referendum.
    I poteri forti hanno creato a propria immagine e somiglianza il governismo sintetizzato nell’individualismo dell’uomo solo a comando del proprio partito,come se quel partito fosse una azienda privata.
    Se una sola persona governa un comune, una provincia, una regione, una nazione ed anche il mondo inteto allora saremo più performanti, reagiremo megli agli shock economici dovuti alla svendita del patrimonio pubblico e allo sradicamento dei nostri valori effettuato dal mercato dei capitali con un martellamento,un bombardamento continuo e generalizzato.
    si è praticamente arrivati alla vera e propria privatizzazione dei partiti e degli uomini politici come negli stati uniti d’america, il modello con cui siamo primariamente in competizione economica(e politica).

    Ma attenzione che la politica destrutturata è lo specchio della società destrutturata preludio della nuova schiavitù creata dal capitalismo moderno e dalla robotizzazione.
    L’obbiettivo è la destrutturazione della società cambiando significato alle parole,ad esempio chiamando diritti civili quelli che sono solo i sintomi di una malattia, affinchè la scienza possa fare il suo sporco lavoro a favore del nuovo dispotismo illuminato vanno tolte le religioni e le usanze in essere da millenni, deve sembrare naturale quello che naturale non è.

    L’economia utilizzata come manganello nei confronti delle civiltà per costruire il nuovo ordine mondiale.
    ovviamente il governo unico mondiale non ammette alcun tipo di barriera…

     
  • giamps78 14:20 il 20 June, 2016 Permalink  

    Eliminare IMU su negozi sfitti in caso di “equo canone” 

    Io penso che sia giusto far pagare l’IMU sia sui negozi anche se sono sfitti, salvo in caso di equo canone.

    L’IMU andrebbe pagata a maggior ragione se il negozio è sfitto, perchè c’è gente che per decenni ha fatto affari guadagnando anche 3 mila euro al mese.

    Se l’IMU si paga indipendentemente dalla presenza o meno di un contratto d’affitto automaticamente si abbassera il costo dell’affitto.

    Chi ha un negozio sfitto ed è costretto a pagare comunque l’IMU cercherà di affittare il negozio abbassando le sue pretese e questo va a favore dei clienti.

    Cosa che non avviene nel caso in cui sia prevista l’esenzione.

    Come si vede l’IMU abbassa il costo degli immobili ed il costo degli affitti e chi dice il contrario penso che sia in pieno conflitto di interessi con gli immobiliaristi che hanno cementificato in lungo ed in largo rendendoci la vita impossibile.

    Il problema è il cancato abbassamento dell’imposta sul valore aggiunto corrispondentemente a quella tassazione sugli immobili.

    In questo modo si otterrebbe un doppio effetto,la diminuzione del valore degli immobili grazie all’IMU e del relativo costo dell’affitto su quegli immobili e l’aumento degli scambi commerciali che l’IVA tende a soffocare con adirittura il recupero di fatturato e delle entrate fiscali.

    Entrambe queste cose vanno a favore dei consumatori.

    Sul più basso prezzo degli immobili c’è da fare una considerazione di fondo,se non sono creati nuovi posti di lavoro il prezzo delle case diminuirà così come saranno sfitti sempre più negozi, una volta aumentata la disoccupazione è ovvio che il più basso prezzo degli immobili sarà perdurante.

    I posti di lavoro si perdono perchè il nostro costo della vita e del lavoro è troppo alto, ne deriva che l’aumento del costo delle case dei primi anni duemila ha creato un danno occupazionale.

    Da un lato vi è una situazione dove chi ha comprato l’immobile lo ha pagato molto più di quanto doveva ed ha perso soldi a causa dell’esplosione della bolla immobiliare ma c’è chi ha lucrato su quell’aumento e i soldi se li è presi.

    Dall’altro lato vi è la situazione opposta, c’è chi può avere accesso ad una abitazione ad un prezzo più basso proprio grazie all’esplosione di questa bolla.
    Io ritengo che siano meglio i prezzi più bassi altri pensano il contrario, li preferiscono gonfiati anche se questo crea un danno per l’economia.

    Per quanto riguarda l’abolizione dell’IMU per i negozi sfitti, potrei essere anche d’accordo ma solo ad una condizione: se riguarda esclusivamente chi nell’affittare un negozio adotta l’equo canone.

    In questo caso chi affitta al di sotto di un tot per metro quadro può avere l’esenzione totale dell’IMU quando il negozio è sfitto.

    Se uno invece lucra facendo affari sulle spalle degli altri deve pagarsi la sua IMU e abbassare le sue pretese visto che per tanti decenni ha avuto dei guadagni eccessivi.

     
  • giamps78 14:11 il 20 June, 2016 Permalink | Rispondi  

    Il Jobs Act e la fregatura a reti unificate 

    Non serviva essere geni, non serviva nemmeno essere gufi per capire che questo jobs act è un fallimento totale.

    Quando un presidente del consiglio utilizza tutte le armi a disposizione per cercare di diventare egemone nell’opinione pubblica, nel proprio partito e adirittura negli altri partiti, il risultato è scontato ed è già scritto.

    Una nota lieta però è il presidente dell’INPS che pur essendo stato nominato da Matteo Renzi, così come tutti gli altri nominati dal premier ai vertici delle aziende pubbliche agisce in modo corretto e non modifica statistiche solo per puro compiacimento e per la propaganda del proprio leader politico, cosa che mi pare non si possa dire dell’ISTAT.

    In effetti quando ci sono le statistiche sui nuovi occupati vengono inseriti anche gli statali neo-assunti, ad esempio con il provvedimento “la buona scuola”, mentre quando c’è da guardare il numero di occupati totali si effettua un ricalcolo escludendoli aprioristicamente perchè essendo diminuiti a causa del turn-over ci sarebbero dei valori negativi.

    E pure la banca d’italia quando è più comoda mostra solo i posti di lavoro privati mentre quando è meno comoda aggiunge dati complessivi con svariate e interessate sottrazioni.

    Tutte le emittenti sotto il controllo governativo(anche la nazarena mediaset) hanno deciso di insabbiare la notizia e perfino il televideo della RAI divenuto anch’esso “renzianissimo” ha rapidamente cancellato i dati resi noti dall’INPS, dopo averli pubblicati soltanto due ore prima.

    I telegiornali della RAI hanno sorvolato, ma se la notizia avesse avuto verso contrario con un maggior numero di assunti, a reti unificate avrebbero tutti tessuto le lodi del jobs act.

    Il punto è che finiti gli incentivi terminano anche quelle che venivano definiti come assunzioni a tempo indeterminato.

    Come detto non serviva essere geni e nemmeno gufi per capire che questo sarebbe successo.

    La discriminante però riguarda la variabile messa in campo dal governo.
    Inizialmente gli incentivi erano molto maggiori e dovevano durare per 3 anni.
    Io lo avevo detto subito: attenzione che alla fine dei 3 anni succederà una cosa semplice, il lavoratore sarà licenziato.

    Certo, il piano renziano prevedeva le elezioni nel 2018 quindi questo fenomeno del farlocco jobs act si sarebbe dovuto vedere dopo e non prima il referendum costituzionale di ottobre, dopo e non prima le elezioni.

    Tutto sarebbe filato liscio, i poveri cretini elettori ci sarebbero caduti ancora una volta, poi dopo il voto sarebbero venute fuori le magagne.

    Ed invece i soldi per queste inutili detassazioni erano troppi, macavano le coperture finanziarie per mantenere quel livello di detassazione nei 3 anni.
    Tagliate le detassazioni è successo in anticipo quello che doveva succedere solo dopo il 2018.

    Oggi tutti possono ammirare come sono state buttate via decine di miliardi di euro ottenendo un bellissimo nulla.

    Ribadisco, si sarebbe dovuto vedere dopo i 3 anni ed invece gli effetti si vedono già oggi.

    L’INPS ha affermato che dopo il taglio degli incentivi ,nei primi 5 mesi dell’anno ,i nuovi contratti a tempo “indeterminato” sono diminuiti del 77% (settantasette!) rispetto ai primi 5 mesi dell’anno scorso.

    Questa cifra conferma che il mercato è stato inutilmente drogato senza che si potesse ottenere in cambio un bel nulla.

    Si perchè la detassazione avrebbe dovuto prevedere la stabilizzazione del lavoratori, quindi a maggior ragione il mantenimento dell’articolo 18 oppure la restituzione della detassazione.

    Avrebbe dovuto prevedere che fosse effettivamente assunto un nuovo lavoratore tenendo conto dell’organico dell’impresa…

    Avrebbe dovuto prevedere lo smaltimento delle varie casse integrazioni prima di ottenere tale detassazione per i neo assunti ed invece abbiamo chi rilascia interviste dicendo che ha assunto mille persone mentre mantiene attive le casse integrazioni pagate dallo stato per altri lavoratori della stessa azienda.

    Ribadisco ancora una volta che se ci sono dei nuovi assunti questi dipendono esclusivamente dal più basso costo del combustibile da trasporto e dalla perdita di valore dell’euro rispetto al dollaro e alle altre monete collegate.

    Il jobs act è solo una fregatura a reti unificate!

    Se si vogliono veramente risolvere i problemi si devono prima comprendere, ma chi è preso dalla brama della propaganda come il movimento 5 stelle riguardo al reddito di cittadinanza potrà pure ingannare gli elettori, ma non risolverà mai alcun problema.

    L’unica cosa positiva del jobs act è la detassazione per tutti i lavoratori indipendentemente dalla data di assunzione.
    Sfortunatamente però sono solo 30 euro, poco se confrontato con gli 80 euro che però hanno il merito di comparire su un casellino a sè stante per far ricordare a tutti che è stato Renzi a crearlo.

    Mentre affondiamo c’è gente che ragiona in questo modo…
    P.S.
    Incremento del 43% dell’uso dei voucher per il lavoro accessorio…
    L’ho scritto a settembre dell’anno scorso, neppure qui serviva essere geni o gufi per capire che le nuove regole del jobs-act con l’allungamento dei termini annuali avrebbero prodotto l’incremento di questo fenomeno.

     
  • giamps78 08:16 il 15 June, 2016 Permalink | Rispondi  

    Prestito pensionistico:non mi è chiaro come funziona 

    Non mi è molto chiaro il funzionamento della proposta sul prestito pensionistico.

    Gli obbiettivi della proposta prevedono che un lavoratore possa andare in pensione fino a 3 anni prima con un taglio che può arrivare fino al 15% per 20 anni.

    Questa percentuale servirebbe per pagare il prestito erogato dalle banche private e attraverso un sistema assicurativo si dovrebbe evitare che ci sia un crack finanziario dovuto ai prestiti non restituiti.

    A parte il fatto che dal mio punto di vista hanno sbagliato i calcoli sul sistema assicurativo che dovrebbe garantire la tenuta del sistema ed evitare il crack dei prestiti….

    O che forse mettendo a garanzia stato pantalone cercano di fregare ancora una volta le future generazioni.

    E’ del tutto evidente che i pensionati che riusciranno a pagare tutti e 20 gli anni di prestito saranno una esigua minoranza, e questo significa che il costo assicurativo potrebbe non essere sostenibile.
    Il solo costo dell’assicurazione potrebbe andare oltre quel 15% calcolato in precedenza!
    Senza tenere conto degli interessi su quel prestito.
    Come ho appena spiegato essendoci un rischio gli interessi potrebbero arrivare anche al 6%!

    Questo ovviamente non capiterà se lo stato darà la garanzia sul prestito, ovvero se sarà lo stato a dare i soldi alle banche.

    L’altro punto poco chiaro riguarda i soldi che l’INPS dovrebbe ricevere come contributi nei 3 anni nei quali il lavoratore anticipa la pensione.

    La domanda sorge spontanea: il prestito pensionistico erogato dalle banche contiene anche questa cifra(i 3 anni di contributi per l’INPS) oppure a pagare è sempre “stato pantalone” attraverso contributi figurativi che si traducono in buchi dell’INPS e altro debito pubblico?

    Infatti, un conto è dire che la banca si assume tutti gli oneri finanziari derivanti dalle mensilità che l’azienda erogava al singolo lavoratore(come se assumesse quel lavoratore), ed in questo caso l’INPS continua a ricevere tutti i mesi i contributi, e lo stato continua a ricevere le sue entrate fiscali.

    Altro conto è dire che il lavoratore smette si versare i contributi e che il prestito pensionistico riguarda solo ed esclusivamente i soldi netti che tale lavoratore riceve in busta paga in quei 3 anni, escludendo tutto il resto.

    In questo caso lo stato non solo non riceve più i soldi delle tasse pagate da tale lavoratore ma deve cominciare a versare figurativamente dei contributi che poi consentono 3 anni dopo l’erogazione della pensione alle medesime condizioni, cioè come se tale lavoratore avesse lavorato anche per i 3 anni successivi.

    Infatti questo provvedimento non è legato ad una contestuale assunzione di un altro lavoratore da parte di una qualsiasi azienda, pertanto non è certo che lo stato riceva pari entrate fiscali.
    Anzi, i prepensionamenti alzananzo i costi dello stato rendono più facili i licenziamenti ed il contestuale aumento della disoccupazione, esattamente l’opposto di quanto si vuole sbandierare parlando di nuovi occupati giovani e dinamici al posto degli anziani che usufruiscono del prestito pensionistico.

    La disputa in questo caso nasce dal fatto che il prestito pensionistico dura solo per 20 anni, terminati i quali mi pare di aver capito che il singolo lavoratore ritorna a ricevere l’intera entità pensionistica, dunque quel 15%.

    Ma poi non so se ci si rende conto che tutti dicono ai giovani di farsi una pensione integrativa e poi per le attuali generazioni si fanno leggi che dicono l’esatto opposto, dove i pensionati chiedono un prestito per avere una pensione più alta.

    Quando c’è da penalizzare le future generazioni creando buchi di bilancio e debito pubblico sindacati e governo vanno sempre d’accordo.

    Senza contare che questo provvedimento è incredibilmente complicato e creerà immani problemi, l’ennesimo pasticcio fatto da chi non ha doti di governo e lo ha dimostrato in questi 2 anni.

    Annunciatori che fingono di essere politici ed hanno il compito di radere al suolo la nostra economia per svendere l’intero paese ai poteri forti internazionali che vogliono comprire il nostro cielo con i loro tentacoli neri.

    Non era più facile dire che chi va in pensionamento anticipato ottiene la pensione con il calcolo contributivo con le medesime regole che sono già previste per le future generazioni?

    Non era più facile adeguare le pensioni in essere al sistema contributivo eliminando contemporaneamente la tassazione in modo tale da avere un sistema uguale per tutte le generazioni ed evitare che il debito pubblico divori ciò che resta di questo paese?

    Ai posteri l’ardua sentenza, ma qui l’ingiustizia regna sovrana e non c’è verso se non il futuro default causato da questi signori.

     
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