Ecco perchè voto per corrispondenza potrebbe rivelarsi incostituzionale o nullo

Il voto deve essere segreto e deve essere espresso individualmente quindi qui si pongono due scenari opposti ma che portano alla medesima conclusione, ovvero possibili incostituzionalità del voto via posta.

Le lettere ricevute contenenti le schede elettorali evidentemente riportano il nome ed il cognome dell’elettore all’estero, altrimenti non si potrebbe sapere quali residenti all’estero hanno votato e quali no.

Evidentemente quest’ultimo scenario va escluso a priori perchè renderebbe palesemente incostituzionale la votazione, infatti se non si conoscono i nomi ed i cognomi dei partecipanti al voto, tale voto non può considerarsi valido.

Questo evidentemente apre lo scenario che riguarda la segretezza del voto perchè evidentemente la busta ricevuta conterrà il nome del votante per poter completare correttamente i dati rispetto agli aventi diritto al voto che hanno esercitato il proprio diritto.

Evidentemente se la lettera essendo anonima potrebbe essere stata spedita da chiunque, adirittura una sola persona potrebbe

spedire anche 3 o 400 mila voti e nessuno potrebbe individuare la frode.

Ecco perchè la lettera deve contenere le indicazioni di chi ha espresso il voto ed in questo caso è a rischio la segretezza del voto perchè chi apre la busta può risalire al voto espresso.

In questo caso ogni busta andrebbe aperta senza aprire la scheda elettorale, quest’ultima andrebbe riposta all’interno di un’urna prima dello spoglio.
Inoltre bisogna capire il ruolo effettivo dei rappresentanti di lista che devono poter controllare le varie fasi del voto via posta, perchè almeno in teoria dovrebbero essere presenti sia quando le lettere vengono aperte, sia quando vengono aperte le urne dove sono state riposte le schede estratte dalle buste.
Attenzione che le schede hanno anche un numero di serie e dunque il problema porrebbe ugualmente se esistesse un database nel quale sono associati i numeri identificativi della scheda con il nome e cognome della specifica persona che la riceve, ed questo caso si potrebbe adirittura risalire all’espressione di voto anche dopo l’avvenuto conteggio.

Ecco perchè i rappresentanti di lista dovrebbero essere presenti anche quando le lettere sono spedite e dovrebbero essere i presidenti di seggio a svolgere questa operazione altrimenti sarebbe come dire che il governo entra nelle sezioni elettorali.

Com’è stata spedita la lettera?
C’è una firma che possa attestare l’effettiva ricezione da parte di quella specifica persona oppure si tratta di posta ordinaria?

In quest’ultimo caso è comunque necessario la compilazione di un modulo riposto nella busta assieme alla scheda elettorale che valga come autocertificazione del voto e che contenga la firma di chi ha votato, senza il quale tale espressione di voto risulterebbe illegittima.

Senza firma credo che il voto non possa considerarsi valido, così come non può essere valida una proposta di legge di iniziativa popolare che non contenga le firme, come può essere valido adirittura un voto per l’elezione di un rappresentante senza che chi vota possa dimostrare la propria identità?

Infatti potrebbe succedere anche che una famiglia di residenti all’estero riceva più schede e che una sola persona di quella famiglia riesca a votare più di una volta, contravvenendo ad un principio costituzionale.

Poi bisogna stare attenti a quanti risultano residenti all’estero e poi magari tornano in patria in quel periodo e magari hanno votato due volte, una via posta e una recandosi al seggio e questa verifica si può fare solo incrociando i database.

Il punto è che il database non si può incrociare se le lettere contenenti le schede sono anonime e dunque chi vota all’estero non dovrebbe poter votare in patria.

Se invece non è stato tenuto il conteggio di chi ha votato all’estero e chi no, e se contemporaneamente chi ha votato all’estero è contemporaneamente presente nelle liste in patria, non si può sapere se ha votato due volte e dunque l’intero processo elettorale risulta nullo per vizio di forma.

Poi c’è una questione che riguarda la verifica dell’elettore all’estero che deve poter controllare se il suo voto è stato considerato oppure si è perso per strada.
In questo caso deve essere resa pubblica la lista di tutti i residenti all’estero che hanno votato ed ognuno di loro deve poter controllare se il suo voto risulta espresso regolarmente.

In ogni caso se vi fosse la ricevuta di ritorno vi sarebbe l’attestazione di ricezione e la diminuzione dei rischi di brogli.
Diverso invece è il voto all’estero aprendo un seggio in ogni ambasciata, in questo caso la scheda elettorale è spedita ad ogni persona che risiede all’estero ma poi la singola persona o chi per lui tramite delega firmata può recarsi all’ambasciata e votare.
In questo caso votano i residenti all’estero ma all’interno di vere e proprie urne e c’è modo di verificare l’identità del votante e di firmare il documento di presenza.

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