Renzi tedia leggi italiane con la scusa della flessibilità ottenuta dall’europa?

Si odono notizie di uno stralcio della clausula di salvaguardia sull’IVA facendo deficit.

L’europa ce lo concederebbe.

Il punto è che il pareggio di bilancio è nella costituzione italiana, quindi non è l’europa ma è la legge italiana a dire che una manovra di questo tipo non si può fare.

E’ scritto su repubblica economia:

“il Tesoro dovrà allestire una manovra 0,6-0,7 punti di Pil se vorrà disinnescare un aumento dell’Iva di due punti previsto per il 1° gennaio del prossimo anno. Il costo complessivo è di 15 miliardi (0,9 per cento del Pil): di questi Bruxelles ce ne abbuona 6,4 (0,4 del Pil) ma a noi spetterà il compito di trovare circa 8 miliardi (0,5 per cento del Pil).”

Evidentemente qusto discorso è completamente privo di fondamento.
La legge italiana non considera l’abbuono europeo che al limite può valere per terminare il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione.

Ai fini dell’equilibrio tra le entrate e le uscite è assolutamente indifferente il parametro del deficit, e credo ci sia scritto nero su bianco nelle leggi di stabilità all’interno delle quali sono state istituite le clausule di garanzia.

Bruxelles non può abbonarci 6,4 miliardi perchè quelle clausule di garanzia sull’IVA derivano da normative italiane e pertanto deve risultare la copertura di spesa reale ai fini della sterilizzazione e non dunque una qualche forma di abbuono rispetto al deficit previsto, che è parametro esterno ed estraneo alle clausule.

Non credo che ai tecnici di camera e senato siano interessati ai pareri europei visto che devono dare un parere tecnico rispetto alla normativa italiana che dice chiaramente che ad ogni uscita deve corrispondere un’entrata.

la normativa italiana è chiara: o sono trovate le coperture(vere) oppure scatta la clausula di salvaguardia e quindi l’aumento dell’IVA, su questo l’europa non ha voce in capitolo perchè stiamo parlando del rispetto di normative nazionali.

Quindi servono 15 miliardi presi dalla spesa corrente per sterilizzare l’aumento di IVA previsto per il prossimo anno, a meno che non si intenda nuovamente rimandare il tutto all’anno successivo come già fatto nell’anno precedente.

A quel punto tra 2 anni avremo uno scatto non più di 15 miliardi ma una cifra ben superiore, e naturalmente per quest’anno c’è da trovare il solito una tantum per coprire i prossimi 12 mesi.

Ovviamente tutto quel che viene concordato dal nostro presidente del consiglio con l’europa resta valido, il problema è che quella flessibilità di 14-16 miliardi non può essere applicata secondo quanto scritto sull’articolo di repubblica economia perchè noi abbiamoleggi che prevedono la copertura di ogni uscita con un taglio o con una tassazione più alta, che poi tra l’altro è quello che viene sbandierato tutti i giorni con i “facili” tagli che poi si rivelano talvolta dolorosi e inutili, altre volte inesistenti come la bolla di sapone rappresentata dal documento Cottarelli.

Quindi come descritto in precedenza questi 14-16 miliardi di flessibilità potrebbero essere utilizzati per terminare di pagare i debiti della pubblica amministrazione,perchè quelli sono dei debiti di spese già fatte.

Il saldo di tali debiti comunque produrrebbe entrate fiscali e aumento di prodotto interno lordo,anche se in maniera una tantum, cioè circa 3 miliardi, anche questi conseguentemente una tantum.

Evidentemente poi il prodotto interno lordo l’anno successivo sarebbe più basso nel caso in cui non siano pagati altri debiti nella stessa quantità.

Tra l’altro questo produrrebbe un aumento di PIL come fosse un fuoco di paglia e nessuno se ne accorgerebbe se non dopo le elezioni quando il PIL tornerebbe a decrescere e quindi è tra l’altro l’arma elettorale che Renzi potrebbe aver deciso di terene in tasca.

E questo può essere uno dei motivi per i quali Renzi non dice pubblicamente quanti debiti del passato sono stati effettivamente saldati.

Ad esempio il +0,3% di PIL del primo trimestre 2016 potrebbe anche essere dovuto al pagamento di una parte di questi debiti.

Anche facendo scattare solamente la metà dell’aumento di IVA, come ipotizza repubblica economia, servono la metà delle coperture(vere),beninteso che l’altra metà non darà le entrate sperate anzi calcolate.
Ed in ogni caso è categoricamente escluso il conteggio dall’aumento del deficit per coprire l’altra metà, perchè la normativa italiana non lo permette.

E stiamo parlando anche delle spese per i profughi, tanto quanto le altre spese hanno bisogno di una copertura indipendentemente dal fatto che l’europa faccia a meno di conteggiarle tra i parametri.

Infatti tali parametri non sono strettamente collegati alla legge che prevede il pareggio tra entrate ed uscite che funziona in piena autonomia ed è chiarissima dicendo che ci vuole la copertura finanziaria di ogni provvedimento.

Renzi ha sbagliato bersaglio, ha capito male andando in europa a reclamare cose che non poteva ottenere perchè è la normativa italiana a vietarle.
Infatti il buon Bersani da segretario del partito democratico una ne ha combinata di giusta e con Tremonti hanno inserito una normetta costituzionale che obbliga la corrispondenza tra entrate ed uscite e quindi una copertura finanziaria completa di ogni spesa.

La flessibilità concessa all’italia è pertanto quasi inutile sotto questo profilo.

Poi è ovvio che si cerca di tediare alle regole come il giocatore cerca di compiere un fallo senza farsi vedere dall’arbitro.

Tengo a precisare che il pareggio di bilancio non c’entra nulla con il fiscal compact.
Il pareggio di bilancio riguarda solo il principio della parità tra entrate ed uscite mentre il fiscal compact oltre al pareggio di bilancio contiene altri parametri tra i quali la richiesta di diminuzione del debito pubblico ogni anno.
Quest’ultimo punto è stato un grave errore perchè prevede tagli annui al debito anche di 40 miliardi fino ad arrivare al 60% debito/pil.
il principio del pareggio di bilancio è contenuto anche come parametro del fiscal compact ma non è il fiscal compact ed è l’unica parte corretta di quella normativa.

è tutt’altra cosa, prevede che ogni uscita abbia una copertura finanziaria e se fosse stato inserito nel 1960 ci avrebbe consegnato un’italia totalmente diversa e priva di debiti nelle successive generazioni e probabilmente priva del populismo di Renzi.

Tra parentesi il suo modello è il sindaco di Firenze La Pira che aveva come modello la spesa pubblica e la creazione di nuovo debito, con le aziende statali che grazie ai collegamenti politici hanno comprato aziende fiorentine private e fallite, garantendo loro posto fisso e remunerazioni a spese della collettività…

Cosa tra l’altro fatta anche da altri sindaci e non solo a firenze.

Altro che articolo 18…

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