Comunisti si sveglino o dopo bolla capitalista vinceranno nazionalisti

Viviamo all’interno di una grande bolla capitalista.

Un giorno sarà chiaro a tutti che vivevano all’interno del grande libro dei sogni dove veniva promesso un futuro prospero e soldi a tutti.

Forse piu che di bolla capitalista bisognerebbe parlare di “bomba capitalista”.

Certo che la bomba potrebbe essere disinnescata, fin quando non esplode si è sempre in tempo.

Ma forse più che cercare di disinnescarla è il caso di allontanarsene e bene sta facendo la Cina nel sostituire importazioni dall’estero con la creazione di prodotti al proprio interno.
Purtroppo anche la Cina ha una parvenza comunista ma in realtà si muove sul terreno capitalista e anche le loro banche sono decrepite.

Purtroppo in questi ultimi decenni hanno vinto i più furbi, quelli che hanno saputo trarre un vantaggio e una rendita di posizione.

La repubblica italiana era partita dalle macerie ed era diventata la 5° potenza economica mondiale, avevamo una banca d’italia pubblica che tutti i mesi accumulava lingotti d’oro.

Poi la politica ha deciso che era giunto il momento di attuare un piano piduista creando servizi sociali privi di qualsivoglia copertura finanziaria.

Via dunque al servizio sanitario nazionale, via alle baby pensioni e alle pensioni retributive, via all’imposta sul valore aggiunto….

Bisognava dare lavoro alle lobby, avevano bisogno di far fruttare i brevetti farmaceutici, hanno creato un mercato a concorrenza perfetta per le lobby del farmaco e per le farmacie.

Lo stato ti manda in pensione prima, con il retributivo e poi ti regala pure i farmaci per la tua vecchiaia!

Una volta il pubblico ti curava pure i denti, poi però quando i dentisti privati sono diventati una potente lobby economica hanno dovuto chiudere i dentisti pubblici per evitare la concorrenza dei prezzi.

Oggi però tale concorrenza è tornata con l’abbattimento delle frontiere, in questo caso privato contro privato ma in stati diversi, la discriminante è il debito pubblico conseguenza dell’innalzamento del costo della vita e del lavoro.

Oggi i nostri politici ed i nostri economisti non hanno ancora capito che l’incremento del debito pubblico toglie posti di lavoro mentre continuano ad insistere dicendo che va aumentato il debito per creare crescita.

La crescita in realtà è dovuta solo alla bolla capitalista dovuta all’incremento dell’inflazione che fa’ sembrare incrementale un prodotto interno lordo mentre invece lo stato si impoverisce.

A guadagnarci con l’inflazione è solo chi detiene il capitale.

Quando la banca centrale europea stampa denaro aumenta la torta del capitale circolante.

Il punto è che non si è ancora capito se l’euro rappresenti una moneta pubblica o privata.

Sta di fatto che le generazioni passate si sono spolpate il nostro paese che ora è totalmente in mano alle lobby capitaliste.

Ai pensionati più anziani che si lamentano dei 500 euro posso solo dire che i loro genitori non avevano nemmeno lo zucchero sopra la tavola e che a 80 anni probabilmente si alzavano alle 6 tutte le mattine per lavorare e che si sono trovati davanti la guerra.

Il piano piduista e anti-comunista era proprio questo, regalare soldi tramite lo stato sociale per rendere i conti pubblici insostenibili per poi privatizzare tutto il privatizzabile.

In pratica l’istituzione del servizio sanitario nazionale e le pensioni retributive ci sono costate la privatizzazione della banca d’italia e la privatizzazione delle nostre industrie pubbliche, l’IRI in testa.

Noi eravamo la terza via tra capitalismo e comunismo, e ce la siamo giocata tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 del secolo scorso.

Io ritengo sia stato un piano precostituito, così come è un piano precostituito l’abbattimento delle frontiere commerciali.

Forse i comunisti che ragionano da internazionalisti dovrebbero porsi delle domande.

Il nazionalismo che in tutto il mondo viene fuori è causato proprio da questo sistema produttivo capitalista.

Con la seconda guerra mondiale abbiamo già visto che cosa significa un nazionalismo associato ad un socialismo.

Il problema oggi è che la sinistra deve ragionare ponendosi al di fuori della bolla capitalista, al di fuori delle prebende dei poveri pensionati che però non hanno versato i contributi.

Devono rendersi conto che tutto ciò che hanno visto in questi decenni sono solo effetti speciali capitalisti e dissociarsene.

Si rendano conto che le passate generazioni si sono mangiare il futuro di quelle successive, ma non per colpa loro, è stato il capitalismo a dar loro tutto questo, l’offerta non poteva essere rifiutata.

Abbandonino lo stato sociale anglo-fascista e prendano la strada di una sinistra anticapitalista dove i rapporti tra le persone non si misurano e non si regolano con i soldi.

Qui ci hanno riempito di debiti, hanno cementificato ogni cosa, hanno creato dei diritti che potevano essere presenti solo nel libro delle fiabe e lo hanno fatto con lo scopo finale di privatizzare la nostra nazione.

Il rischio che un nazionalismo socialista possa tornare è elevatissimo, perchè il capitalismo ha legato sia con la destra sia con la sinistra e quindi il voto di protesta va a finire sulle ali estreme.

Il punto è che non si può diventare utili idioti dei capitalisti, mascherarsi da anti-capitalisti per far fuori il vecchio regime dei vecchi partiti per poi ricominciare a fare gli stessi errori e condurre la stessa politica.

Storicamente è la destra ad essersi presa la bocca di fuoco e le preferenze della borghesia industiale nazionale e certamente trionferà dopra alle macerie dopo il crollo dell’internazionalismo liberale.

La sinistra non può rimanere a difendere questo stato sociale e i diritti delle coppie omossessuali o la ricerca scientifica capitalista basata sulla sovrappopolazione mondiale, ma deve pensare al nuovo mutuo soccorso dove l’essere umano è legato al proprio territorio evitando la dipendenza economica e sociale capitalista.

Non importa se una produzione è doppia, tripla, anti-efficiente, se tale produzione lega le persone al proprio territorio va difesa dal mercato.

La vita delle persone vale di più dell’efficienza mentre i capitalisti dicono l’opposto che maggiore efficienza crea maggiore ricchezza, ma in realtà la maggiore efficienza incrementa solo i guadagni del più furbo e noi viviamo sempre peggio.

Per questo l’indipendenza delle produzioni locali e questo è un antidoto al nazionalismo che è favorevole al capitalismo na a patto che sia nazionalista.

Va evitato l’errore fatto dai nostri padri divenuti dipendenti da questo sistema che ha comprato loro in cambio della nostra svendita.

Il sistema economico capitalista senza le opportune regole non resta in piedi e le opportune regole taglierebbero fuori la maggior parte delle lobby capitaliste, ecco perchè non saranno mai fatte.

Si rendano conto che siamo noi quella futura generazione di cui loro stessi oggi stanno parlando, quella inguaiata dalle generazioni precedenti.
Come uno schema di ponzi le condizioni della prossima generazione saranno peggiori delle nostre, e le condizioni di quella successiva saranno ancora peggiori e così via…

Noi stiamo provando irrealisticamente a metterci sulle spalle della generazione successiva per trarne un qualche vantaggio solo che sulle nostre spalle c’è il peso delle generazioni precedenti che hanno fatto lo stesso con noi, ma il peso sarà sempre maggiore.

la soluzione è un capitalismo internazionale che abbia regole tali da non sottrarre la sovranità ai singoli stati e tale da comprare i politici che fanno gli affari facendo favore alle aziende multinazionali e nazionali private dando nel contempo una permeabilità lavorativa alle comunità locali nelle autoproduzioni del proprio territorio e nel proprio stato sociale minimo, senza la concorrenza pervasiva basata sul denaro.

il livello più alto deve fare solo quello che il livello più basso non è in grado di fare, nel contempo creando un internazionalismo che possa impedire la sopraffazione dei più forti tramite guerre mondiali, guerre fredde, guerre monetarie o guerre nano-tecnologiche.

L’operaio comunista poi divenuto pensionato non si rende conto che le comunità locali vanno costruite al di fuori del mercato perchè lui nel libro dei sogni capitalista è dipeso mani e piedi dal mercato ed ha svenduto la sua collettività in cambio di una manfiestazione per una busta paga più alta.

Ma l’operaio comunista è stato solo una parentesi della storia.

Qualcuno vede in giro contadini?
Una volta erano proprietari di ogni cosa…

La bolla capitalista alimentata dai miglioramenti tecnologici, dalla crescita del costo della vita e del lavoro ha reso i loro prodotti fuori mercato ed ha reso obsoleto il settore che una volta era chiamato primario.

Lo stesso sarà per gli operai, il settore secondario.

Persa la falce, perso il martello…
siete rimasti 4 pensionati che non entrano nemmeno più in parlamento.

e ora che fate?
Lo mollate questo stato sociale anglo-fascista o continuate a stare attaccati al debito pubblico?
così ci sottrarranno ogni sovranità o peggio finiremo nelle mani dei nazionalisti per poi ricominciare tutto da capo dopo una bella guerra.

Le parole chiave sono 2:
Autoproduzione di beni e indipendenza economica delle singole comunità locali.

Ricordando che comunismo deriva dalla parola comune e finiremo per privatizzare pure il comune con elezioni private o eliminate.

E ci siamo molto vicini con i gazebo privati per le primarie renziane del partito democratico e l’eliminazione del voto alle province e al senato.Immagine

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