Forse il presidente Venezuelano Maduro ne ha pensata una giusta

Il presidente venezuelano nell’ambito della proroga dello stato di emergenza economica ha ordinato l’occupazione delle fabbriche e l’arresto degli imprendori che hanno smesso di produrre a causa dell’impossibilità di accesso alle monete estere.

Questa decisione dimostra che forse finalmente il venezuela ha imboccato la strada giusta per uscire dalla crisi sociale capitalista che ha investito il paese.

Riguardo alla produzione di birra, ricordo ad esempio quello che succedeva in Germania prima della rivoluzione francese, ovvero prima della liberalizzazione delle professioni e della globalizzazione della vendita dei prodotti.

Ogni singola località tedesca, ogni singolo comune tedesco, avevano a disposizione un luogo pubblico utilizzato dalla comunità a chilometro zero per prodursi la birra e venderla all’interno di quella località stessa.

In questo caso il presidente venezuelano vuole occupare 4 tra le principali fabbriche di birra venezuelane ma questo non basta.

Va presa la conoscenza nella produzione attualmente utilizzata da queste fabbriche e va trasferita e distribuita localmente e a chilometro zero scorporando tali fabbriche in tantissimi e piccolissime strutture pubbliche.

Ovviamente, ma questo non bisognerebbe nemmeno scriverlo tanto è ovvio, VANNO VIETATE LE PROFESSIONI DEI BIRRIFICI PRIVATI, VA VIETATA L’IMPORTAZIONE DI BIRRA DAL MERCATO.

E questo per un motivo molto semplice: più si è dipendenti dall’estero e più la propria moneta perde valore.

Quindi se il mercato globale penetrasse il mercato di autoproduzione locale, il danno sarebbe non solo locale ma per tutto il paese.

Forse non si è capito, le cose stanno esattamente al contrario: non deve essere il venezuela a chiedere aiuto al mercato e alla FAO, ma esattamente all’opposto il Venezuela deve vietare l’importazione di qualsiasi cibo dall’estero.

Il tutto deve essere permealizzato tramite il rapporto con il territorio, ogni singolo e piccolo territorio deve diventare “città-stato” autoprodurre tutto quello che è possibile produrre.

Quello che le singole città-stato non possono produrre per vari motivi(piena occupazione raggiunta, mancanza di materie prime etc etc) diventa merce di un mercato INTERNO e non globale tra le varie città-stato della Venezuela.

Se una città stato produce sale, le altre città stato venezuelane che non avranno la possibilità di autoprodursi il sale, lo compreranno da loro dando in cambio una merce speciale non prodotta dalle altre città stato.

Ognuna di essere deve autoprodursi tutto quello che riesce ad autoprodursi e deve creare un mercato tra città stato per le merci denominate “beni superiori” che non possono essere prodotte da tutte le altre città stato venezuelane.

Le uova ad esempio sono da considerarsi “beni comuni” e dunque non vendibili da una località all’altra salvo che non siano particolari tipici di una località ed in questo caso diventano “beni superiori”.

Il sale invece è da considerarsi un “bene superiore” perchè non può essere prodotto dalla singola comunità.

Se il sale è prodotto a livello nazionale, tale materia è denominata “bene superiore nazionale” e viene commerciato tra le singole città-stato, se invece deve essere importato dall’estero è denominato “bene superiore internazionale” e quindi a livello nazionale se ne decide l’acquisto e poi avviene la distribuzione presso le singole località.

Al Venezuela non deve interessare ne la vendita ne il consumo di petrolio che è stato statalizzato se non per scambiarlo con materie “beni superiori”desiderate dalle città-stato che ne sono prive.

Ogni città stato può avere dei cavalli,degli asini, delle fattorie, può autoprodursi il metano per far funzionare le proprie attività, non per forza devono ricevere il petrolio statale.

A livello nazionale si deve programmare la produzione di beni ma non sulla base dello scopo di lucro, ma per fare in modo che tutti possano essere nutriti.
Questo significa che bisogna fare in modo che ogni località possa produrre beni che altre località non possono produrre in modo da generare l’interscambio.
Il livello nazionale potrà cioè acquistare dall’estero una materia prima e fornirla solo ad una città stato che non ha nulla da scambiare con le altre di modo che possa produrre tali beni ed andare in pareggio nel dare-avere.

Ogni città-stato deve avere un proprio bilancio e con un controllore e un revisore che rispondono di persona delle loro attività, e tali persone devono essere decide democraticamente dal popolo e al termine del loro lavoro devono coabitare con i loro successori per almeno 12 mesi per spiegare punto per punto le loro scelte.

L’obbligo a livello nazionale è quello di far rispettare la possibilità di produrre il più possibile di qualsiasi bene per fare in modo che la singola comunità locale non sia carente di alcun bene, e quello che viene creato in più deve finire nel mercato interno Venezuelano permeato rispetto al capitalismo globalizzato.

Così come avviene a livello locale, questo processo si deve allargare a livello nazionale.

Solo ciò che le città stato venezuelane non possono produrre,per l’assenza di materie prime può essere acquistato dal mercato capitalista globale dando in cambio al mercato un bene che da quel mercato capitalista è richiesto.

Ma quelle materie prime non devono essere acquistate già lavorate, ma bensì essere acquistate dalle comunità locali che le lavorano con la propria manodopera.

Ogni singola località deve avere un proprio regolamento, qui dalle mie parti 100 anni fa veniva chiamata “regola” di comunità, e non deve sottostare alle regole del mercato globale.

Anche la vendita di una singola casa o l’espulsione di un residente di una comunità deve essere presa dalla singola località, tramite votazione democratica e riportata su una gazzetta ufficiale, ovviamente con il vaglio di regolarità del livello di amministrazione superiore.

A livello nazionale ci si impegna,ad esempio, per una campagna per seminare alberiche producano viveri o per distribuire coppie di animali che poi possono moltiplicarsi,e creare la massima ricchezza all’interno della singola località.

Ogni bene che non è di proprietà dei residenti della singola città-stato è considerato bene pubblico appartenente a quella singola comunità non può essere di proprietà di aziende private o di altre città stato vicine se non per volontà espressa o il pagamento dell’affitto di quella comunità.

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