Fucilieri saranno anche innocenti ma vanno radiati comunque dall’esercito

La vicenda dei fucilieri di Marina ha preso la giusta piega con l’arbitrato internazionale presso l’AJA visto che l’india dopo 4 anni non era riuscita nemmeno a formalizzare un capo d’accusa.

Certo con il senno di poi oggi è facile dire che andava fatto subito l’arbitrato, ma poi aspettiamo l’esito di questo arbitrato che potrebbe adirittura far ritornare agli indiani la competenza sul processo con il ritorno in India di entrambi.

Andava disinnescata una mina, cosa che peraltro è riuscita solo in parte visto che l’attuale presidente indiano ha usato questa vicenda per vincere le elezioni su Sonia Ghandi che ha origine italiane.

Io credo che il rimpallo tra giustizia militare, giustizia ordinaria e corte suprema indiana sia da ricercare anche in quest’ottica.

Scandaloso il sistema giuridico indiano, dopo 4 anni di continui rimpalli di decisione e di rimandi in un processo che non è mai realmente cominciato.

A sentire le fonti italiane non è stato nemmeno formalizzato il capo d’accusa contravvenendo a qualsiasi legge internazionale, e io credo che il tribunale dell’AJA proprio per questo dovrebbe escludere l’India nel proseguimento del processo e dovrebbe portare a se la competenza su questo procedimento.

Il fatto che la sentenza dell’Aja abbia deciso per il ritorno temporaneo in Italia dei due fucilieri di marina mi fa pensare di aver avuto ragione quando ho pensato che fosse sbagliato tradire l’utilizzo dei due permessi dati dall’india per il natale e per votare alle elezioni politiche italiane per poi farli furbescamente restare in italia oltre il termine concordato.

E facendo rimanere in italia i due fucilieri oltre il termine del permesso temporaneo accordato con l’india ci sarebbe andato di mezzo il prestigio di tutto l’esercito e di chiunque altro si sarebbe venuto a trovare in situazione di detenzione e avesse chiesto altresì un permesso premio.

Ma se c’è un dialogo costruttivo che si basa sulla fiducia reciproca non ci si può comportare così perchè si crea un grave danno internazionale che va oltre questa vicenda e che resterebbe per il futuro, sarebbe stata una vera e propria onta su tutta l’organizzazione militare e sulla politica italiana.

Quindi assolutamente corretto è stato il rispetto di quel permesso con il successivo ritorno in India, anche se purtroppo anche in Italia ci sono state delle forze politiche che hanno cercato di lucrare voti su questo fatto.

Entrando nelle vicende del processo c’è da chiarire se a contare è il luogo da dove presumibilmente è partito lo sparo che ha ucciso il contadino indiano, le acque internazionali, oppure il punto di arrivo,il territorio indiano per stabilire la competenza.

Dal mio punto di vista la competenza è indiana, perchè, ammesso che siano stati i 2 marò a colpire il contadino, tale contadino è stato colpito in territorio indiano.

I fucilieri purtroppo non hanno agito secondo il protocollo, invece di sparare in aria per loro stessa ammissione hanno sparato verso il basso colpendo l’acqua,non colpendo però il contadino, e io credo a questa versione.

Il colpo che ha colpito il contadino potrebbe essere arrivato da altre parti ma c’è anche la possibilità che sia rimbalzato sull’acqua.

A tal proposito però si fa notare che quel proiettile non era in dotazione all’esercito italiano e bene hanno fatto gli italiani a far fermare la petroliera accettando la perquisizione indiana e il successivo arresto, per dimostrare la loro totale innocenza nel successivo processo.

Io comunque ritengo che chi fa un errore del genere sparando in mare invece che in aria, indipendentemente dalla responsabilità specifica sulla morte del contadino che sarà il processo ad accertare, non debba più far parte dell’esercito italiano.

Un banalissimo errore, è la prima cosa che insegnano quando ci si iscrive all’accademia.

Quindi auguro loro di essere scagionati dalla giustizia indiana o dal tribunale dell’AJA per non aver commesso il fatto e poi auguro loro che la giustizia militare italiana li cacci per l’errore nello sparare in mare inceve che in aria.

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