Art. 138 della costituzione impedisce di scorporare referendum confermativo

L’art. 138 della costituzione credo che tolga ogni dubbio sulla possibilità votare il referendum confermativo per parti separate:

“La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi”.

Analizzando questo comma si evince che :
1) “la legge” è singolare e non plurale quindi si intende “l’interezza della legge”.

Ovvero l’intera legge è sottoposta a referendum e dunque la maggioranza dei voti validi permette di promulgare l’intera legge.

Alcuni referendum per parti separate possono avere esiti diversificati, alcuni possono avere esito favorevole, altri possono avere esito contrario e quindi non l’intera legge ma solo una parte della legge sarebbe promulgata.

Evidentemente tutto questo è incostituzionale perchè questo comma dice che l’intera legge è promulgata e non certo una sola parte di essa.C’è scritto” la legge” e “le leggi”, non si parla di parti di leggi.

E non bisogna fare confusione con una norma che già fa parte dell’ordinamento che viene comunemente chiamata “legge” cosi come qualunque altra norma facente parte dell’ordinamento anch’essa chiamata legge.

Qui il riferimento è chiaro e riguarda il numero progressivo e l’anno con cui sono vengono denominate le leggi che poi entrano nell’ordinamento.

2)La divisione dei quesiti poteva essere fatta solo dal parlamento durante l’approvazione del testo o dei testi.
La valutazione sulle dinamiche dovute all’approvazione referendaria di singole parti con la pubblicazione in gazzetta di una sola parte è una valutazione POLITICA, non la può fare il quirinale, non la può fare la corte costituzionale.

INFATTI L’ESITO DEI REFERENDUM ED I CONSEGUENTI TESTI COSTITUZIONALI PROMULGATI E SOPRATTUTTO I LORO EFFETTI VARIANO A SECONDA DI COME SI PONGONO I QUESITI E SOLO IL PARLAMENTO CON VOTO D’ASSEMBLEA PUO’ COMPIERE QUESTA OPERAZIONE.

Scorporare la legge costituzionale è materia meramente POLITICA, a seconda di come si scorpora la legge assume un significato piuttosto che uno diverso e l’un caso o l’altro può generare ulteriori esecrabili pasticciacci sui quali il parlamento durante la fase di approvazione deve ragionare e non può farlo visto che la legge è già approvata.
Il parlamento avrebbe dovuto pensarci per tempo approvando leggi diverse collegate tra loro, facendo dunque magari una discussione generale unificata tra i vari disegni di legge come peraltro è stato fatto inizialmente prima che venisse adottato il testo base del ministro Boschi.

Ormai le uova sono rotte e la frittata è fatta, se ci avessero pensato per tempo avrebbero potuto dar vita a più referendum mediante diverse votazioni finali per diverse leggi costituzionali che venissero poi pubblicate in gazzetta con nomi e numeri progressivi differenti e diverse firme poste dal presidente della repubblica, una per ogni legge costituzionale.
Tentare oggi di scorporare i quesiti senza una discussione parlamentare significa beffare ulteriormente il parlamento in aggiunta a tutto quello che è successo fino a questo momento.

Il parlamento poteva e doveva scorporare i quesiti, non lo ha fatto ed ora il referendum non può che essere uno perchè la legge è una e scorporarla significa in qualche modo modificare la legge votata dal parlamento perchè assumerebbe tutt’altro senso a seconda di come è scorporato il quesito, tra l’altro con implicazione difficili da prevedere data l’omogeneità della legge Boschi nel tenere assieme aspetti così diversi ma collegati tra indissolubilmente tra loro.

Come si può modificare il numero dei senatori senza poi comprendere oltre che i primi articoli della legge Boschi,anche gli ultimi e non di meno perfino le norme transitorie sull’elezione dei senatori?

Se saltano 2 righe della Legge Boschi salta tutto il referendum come un castello di carte, un pasticcio tremendo da respingere al mittente in toto.

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