TTIP, obsolescenza programmata e raccolta differenziata

Mi piacerebbe sapere che cosa dice il trattato di libero scambio a proposito dell’obsolescenza programmata.

Se ad esempio una multinazionale come google creasse un software per un frullatore e tale software fosse programmato per disattivarsi dopo un certo numero di anni, sarebbe una cosa consentita oppure regolata dal TTIP?

Il problma riguarda ad esempio l’esistenza della garanzia d’acquisto.

Se il frullatore dell’esempio fosse programmato per fermarsi dopo 12 mesi e la garanzia fosse di 2 anni, vi sarebbe un chiaro problema tra due diverse legislazioni e il trattato di libero scambio di fatto eliminerebbe la garanzia tramite un arbitrato internazionale.

Si aprirebbe così un varco e cambierebbero tutto d’un tratto i metodi di produzione e di vendita e si verrebbe a creare una vera a propria ingerenza consumista nei confronti degli stati sovrani,che si basa sulla dipendenza dei cittadini ai prodotti che smettono di funzionare in maniera prestabilita.

Passeremmo da una garanzia minima di 2 anni al funzionamento per un tempo massimo di 2 anni,un rovesciamento totale fondato sui brevetti delle multinazionali.

Non dico che l’obsolescenza programmata sia aprioristicamente un obrobrio, riconosco che in alcuni casi ha effettivamente una motivazione valida, quale ad esempio il risparmio energetico generato dal progresso.

Nel caso di un frullatore, produrne uno che si rompe dopo 2 anni ma comprarne uno che successivamente consuma il 10% di energia elettrica in meno apre la possibilità di un minore sfruttamento del territorio per poter non produrre quel 10% di energia.

Abbiamo poi il grave problema della robotizzazione della produzione che potrebbe portare la disoccupazione al 100% una volta che gli esseri umani vengono totalmente sostituiti dai robot.
In questo senso l’obsolescienza programmata potrebbe consentire il mantenimento dei posti di lavoro, a certe condizioni.

Ma questo potrà essere possibile solo se si prende in considerazione l’aspetto produttivo e l’inquinamento generato non solo durante la catena produttiva che termina dopo la vendita, ma considerando pure la tipologia dei materiali utilizzati in modo tale da stabilire per legge quali siano i materiali che effettivamente risultano riciclabili cercando di sconsigliare l’uso di quelli che vanno a finire nei rifiuti pericolosi o ingombranti, che poi vengono bruciati dai termovalorizzatori.

In questo senso, un materiale come l’alluminio è riciclabile al 100% e all’infinito, mentre invece un materiale come la plastica molto spesso finisce nell’indifferenziato, e altre volte risulta riciclabile meno di tre o quattro volte.

Per non parlare delle vernici e delle sostanze tossiche in esse contenute, roba che molte volte viene bruciata nei bruciatori e che poi finisce nell’aria che respiriamo e che mangiamo nel cibo raccolto dal campo dove precedentemente tali sostanze sono precipitate, annaffiato con l’acqua inquinata.

Anche qui mi piacerebbe sapere come si pone il trattato di libero scambio riguardo a presunte future penalizzazioni, che i singoli stati potrebbero mettere su determinati materiali, riguaro alla regolazione relativamente alla virtuosità dei sistemi produttivi e dei materiali utilizzati.

Si rischia da una parte di firmare il COP21 e di parlare di migliorare l’ambiente, mentre dall’altra di firmare il TTIP che dice l’esatto opposto e che riesce a togliere sovranità ai singoli stati che non potranno opporsi e saranno in mano al profitto tanto maggiore quanto maggiore risulta essere l’inquinamento.

Ho visto che alcune multinazionali hanno fatto dei passi avanti, ad esempio Appli ritira i vecchi telefonini e recupera parte dei materiali.

Dal mio punto di vista si dovrebbero dividere le produzioni in 2 categorie, gli usa e getta e le produzioni con i ricambi.

In questo secondo caso deve essere garantito un ricambio ed il prodotto va creato con l’obbligo di poter sostituire ogni sua parte evitando la presenza di prestampati non intercambiabili, e dunque non può valere l’obsolescienza programmata sull’interezza del prodotto.

Inoltre sarebbe da capire se nel TTIP è presente o meno la possibilità di obbligare chi vende un prodotto ad occuparsi anche dello smaltimento a fine vita, o di accordarsi con chi all’interno dello stesso paese si occupa di questo, senza costi aggiuntivi per il consumatore.

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