Il sistema pensionistico italiano è il più costoso e sostenibile d’europa!

Il sistema pensionistico italiano è il più costoso e sostenibile d’europa!

Certo che è il più sostenibile d’europa, fin quando ogni anno lo stato mette 20 miliardi di euro per ripianare i buchi di bilancio dell’INPS!

D’altra parte questo lo ha detto pure il presidente di tale istituto che non potrà fallire perchè ha alle spalle lo stato.

Il punto è che questo mese il debito pubblico è aumentato di 21 miliardi di euro e chi paga?

Senza considerare che da qui al 2018, cioè nei prossimi 2 anni, il welfare italiano,anche senza la riforma sulla flessibilità in uscita, avrà una spesa più alta di ben 20 miliardi rispetto ad oggi.

Tale spesa già nel 2015 è aumentata di ben 4 miliardi, 2 dei quali per le indicizzazioni sbloccate dalla corte costituzionale sulle quali non si è voluta fare la riforma contributiva per il ricalcolo pensionistico.

Chiaramente queste cifre non tengono conto della flessibilità in uscita che il governo adesso vorrebbe approvare e che prevede che sia lo stato a pagare il maggior numero di questi nuovi pre-pensionamenti.
Il sistema pensionistico italiano è già oggi il più cososo del mondo con la spesa pensionistica italiana che oggi è già oggi il 4% superiore alla media europea.
Il numero di anziani è inferiore solo a quello del Giappone che però ha una disoccupazione del 3%.
L’italia ha una percentuale di lavoratori attivi rispetto al resto della popolazione di 8 punti percentuali INFERIORE rispetto alla media europea che è ben oltre al 60%, quindi parlare di flessibilità in uscita non risolve il problema ma lo aggrava e chi tenta di portare avanti un’attività avrà l’ulteriore appesantimento della palla al piede fiscale a causa dei prepensionamenti,creando così un effetto domino di questo circolo vizioso con i nuovi disoccupati che busseranno alle porte tra qualche anno con una situazione dei conti molto peggiore a quella attuale, e con dei futuri tagli alle pensioni molto maggiori rispetto a quelli che sarebbero necessari oggi.
Infatti dire che lo stato paga se l’azienda licenzia il lavoratore mentre l’azienda paga solo se c’è una riorganizzazione significa far pagare sempre lo stato, o quasi sempre se si escludono i pochi casi dove è ancora vigente l’articolo 18.

E non solo,perchè se l’azienda fallisse e licenziasse tutti i lavoratori sarebbe da considerarsi una riorganizzazione e dunque lo stato pagherebbe.

In pratica stiamo incentivando l’azienda a licenziare e a chiudere i battenti il prima possibile.

Il prima possibile perchè già si può intuire che questa “flessibilità” resterà in vigore per pochissimo tempo e avrà coperture una tantum che poi non verranno rifinanziate e dunque stiamo parlando di ulteriori discriminazioni per chi verrà dopo che però si accollerà il costo di queste manovre sociali.

Quando viene detto che per risolvere questo problema si vuole mandare in pensione prima i lavoratori ci si scorda un piccolo particolare:
E’ STATO QUESTO MODO DI FARE A METTERCI IN QUESTA SITUAZIONE.

Il 55enne che aveva la sua azienda e poi ha chiuso l’attività,l’ha chiusa proprio perchè la spesa pensionistica troppo elevata ha fatto alzare le tasse ed ha messo fuori mercato l’azienda.

Si rendono conto che i 55enni sono quelli che sono stati riassorbiti meglio dalla crisi del 2008 e sono quelli che hanno un reddito pro-capite più alto se confrontato con il reddito dei giovani la cui disoccupazione è supera il 40%?

Risolvere questo problema mandando in pensione anticipata quella persona non significa risolvere il problema ma aggravarlo come è successo in questi ultimi decenni e significa quindi far perdere il posto di lavoro ad altre persone che vedranno le tasse salire sotto il peso di un welfare maggiormente costoso.

Questo è l’effetto domino al quale i politici dovrebbero pensare.

Ed è per questo che urge il ricalcolo contributivo di tutte le pensioni che vengono erogate, servono risparmi per 50 miliardi, altrimenti nel 2018 ci sarà un incremento di 30 miliardi di spesa pensionistica che sono niente di piu e niente di meno che tasse.

Il punto è che l’italia ha estremamente bisogno della deflazione dei prezzi, e questa deflazione è l’unico modo per l’italia di riuscire a scampare al default economico recuperando competitività, altrimenti arriveremo al futuro taglio dei salari, oltrechè delle pensioni.

E io spero che non si arriverà a questo, ma purtroppo i politici non capiscono che questo è il futuro, se non sono prese immediatamente delle contromisure.

E l’erogazione di pensioni più basse deve avere come contraltare un maggior valore di quelle pensioni più basse, appunto grazie alla deflazione.

E a quanti dicono che serve una crescita del 2% per creare nuovi posti di lavoro va detto che questo non è vero.
Forse era vero una volta ma i tempi sono cambiati, oggi si automatizza la produzione per abbassare i costi e dunque a maggiore prodotto interno lordo può anche corrispondere una maggiore disoccupazione.

Ed è per questo che va abbassato il costo del lavoro trovando i soldi nel welfare.

Altrimenti la ruota smette di girare anche per coloro che oggi ricevono la pensione.

Cioè tutto questo è esattamente il contrario di quello che si stà dicendo oggi.

Meglio una pensione più bassa ma ricevere quella pensione piuttosto che mantenere oggi una pensione più alta ma non ricevere più nulla dopo il fallimento a cui quasi certamente andrà incontro l’Italia.

Non ce la facciamo a mantenere un costo così alto, abbiamo avuto un pelino di ossigeno da un pochino di disinflazione e dal minore valore dell’euro, ma questo non può bastare.

Ogni nuovo prepensionamento significa l’aumento del rischio di vedere giovani disoccupati in giro per le strade.

E’ esattamente il contrario di quanto si sente dire da certi politici.

Non è vero che facendo andare in pensione prima qualcuno si libera un posto per un giovane, si creano invece le condizioni per avere un giovane disoccupato in più perchè il peso di quella pensione andrà a finire sulle tasse e chiuderanno numerose altre aziende e ci troveremo tra poco tempo a fare nuovamente gli stessi discorsi di oggi con persone a metà strada tra lavoro e pensione, nonostante la flessibilità in uscita.

L’italia ha avuto una diminuzione consistente di lavoratori statali nelle pubbliche amministrazioni.
Stiamo parlando di svariate centinaia di migliaia di lavoratori in meno.
Qualcuno percaso ha notato una diminuzione della spesa pubblica?

None….

Allora a questo punto sarebbe bastato non fare il turn-over, oggi avremmo avuto 600 mila persone assunte nella pubblica amministrazione, avremmo avuto un prodotto interno lordo più alto.
Ma sono posti di lavoro che tolgono competitività al sistema e lo appesantiscono.

Ma almeno sono posti di lavoro, mentre invece il prepensionamento non produce lavoro, è tecnicamente uno spreco, soprattutto se chi ottiene tali soldi contina a ricevere una baby pensione con il vecchio sistema retributivo.
La spesa pubblica continua ad aumentare in cifra assoluta e anche il documento di economia e finanza presentato ieri in parlamento ha confermato l’incremento della spesa e l’incremento delle tasse incamerate in cifra assoluta.

Certo, queste diminuiscono rispetto al prodotto interno lordo ma ho già dimostrato più volte come bisogna stare attenti alla trappola che illude tutti nel sembrare crescita ed invece è perdita di competitività.

In questo senso dare più soldi in busta paga significa perdere competitività, fare prodotti più costosi e quindi automaticamente far chiudere le aziende ed importare tali prodotti dall’estero.

invece la deflazione aumenta il potere della moneta e quindi permette un recupero di competitività attraendo posti di lavoro.

Una piccola boccata d’ossigeno è arrivata dalla pardita di valore della moneta euro, ma è temporanea.

Le ricette che vengono consigliate dai sindacati sulle pensioni sono le stesse che sono state seguite in tutti questi ultimi 30 e più anni.

Prepensionamenti e pensioni retributive intoccabili.
D’altra parte i sindacati ormai sono attaccati ai loro pensionati e non hanno più alcun rapporto con i lavoratori salvo sporadici casi.

E c’è uno scollamento totale nella società tra giovani ed anziani.

Ecco perchè il modo migliore per aiutare quel 55enne non è quello di dargli uno stipendio con il reddito di cittadinanza appesantendo la casse pubbliche, ma è quello di ricalcolare con con il sistema contributivo tutte le pensioni stabilendo che il taglio massimo può essere del 30% rispetto a quanto ricevuto in precedenza e stabilendo che chi non ha versato almeno 20 anni di contributi resta senza pensione, al limite cercando i casi limite sotto la soglia di povertà dando un assegno di sostentamento.

Ma tutto questo affinche sia fatto correttamente va messo in costituzione e va scritto chiaramente che la riforma è di equità sociale ed è retroattiva perchè chi riceve questi soldi oggi li fa a pagare a chi viene dopo e quindi è nel pieno diritto di chi viene dopo il chiedere un taglio retroattivo per questioni di bilancio.

50 miliardi che servono per tagliare il costo del lavoro e tagliare l’imposta sul valore aggiunto per alimentare la deflazione.

La reversibilità pensionistica deve essere tolta retroattivamente a chi non è stato sposato per almeno 10 anni e se c’è stato un divorzio antecedente di almeno 10 anni la morte del congiunto e se questo divorzio non ha dato alcun assegno di mantenimento.
In questo caso evidentemente è il mantenimento versato dal congiunto deceduto a trasformarsi in reversibilità.

Accennare solo una riforma della reversibilità ha fatto scattare la molla mediatica utilizzando l’argomento delle “povere vedove”, chissenefrega del debito pubblico che i posteri non potranno ripagare, chissenefrega dei dolorosi tagli sociali che quotidianamente colpiscono le future generazioni.

Dopo le vedove, ieri è stata la volta delle “nonne che accudiscono i nipotini”, è certo poverine, devono avere la flessibilità in uscita per andare in pensione anticipatamente, soprattutto se lavorano nelle pubbliche amministrazioni!

Naturalmente non si pensa che qei nipotini avranno un futuro tremendo con un debito pubblico che sarà il loro cappio al collo.

Questa è una vera e propria lotta di classe generazionale.

Ovviamente i posteri oggi non votano, ma giudicheranno.

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