Sul part-time si è fatto il contrario il quello che andava fatto

Sulla vicenda del part-time prima della pensione è stato fatto ancora una volta il contrario di quello che direbbe il buon senso.

Una persona normale avrebbe fatto una riforma per far lavorare meno le persone ma farle stare piu a lungo sul posto di lavoro in modo da affaticarle di meno ed ottenere un risanamento delle casse pubbliche con l’assunzione di nuove persone.

Per far questo si doveva invogliare il lavoratore attraverso il mantenimento del 100% della busta paga nonostante il part-time, mentre questa riforma assegna il 70% dello stipendio.

Il lavoratore che faceva 3 anni di part time ottenendo l’interezza della sua busta paga ma lavorando il 40,50 o 60% rispetto al normale orario lavorativo avrebbe poi però ottenuto una pensione più bassa, tranne nel caso in cui non fosse rimasto un ulteriore successivo anno a lavorare, sempre part-time.

Chi avesse fatto lavorato 16 ore a settimana lavorando 3 anni in più oltre il limite pensionistico avrebbe ottenuto la medesima pensione.

2 anni in più nel caso di part time 20 ore a settimana, 1 anno in più nel caso di 24 ore a settimana.

In pratica il lavoratore per tutto il periodo di part time avrebbe mantenuto la medesima busta paga, a variare sarebbero stati i versamenti presso l’INPS, che oggi invece con questa riforma è lo stato a pagare.

Invece con questo sistema era il lavoratore stesso a pagarsela perchè appena raggiunta l’età di pensionamento avrebbe avuto una pensione più bassa dovuta ai più bassi versamenti degli ultimi anni con il part-time e certamente continuare a lavorare ancora 1 anno ma lavorando 24 ore a settimana è molto meno logorante ed anzi dal mio punto di vista apre la strada ad un pensionamento soft che fa contento pure il lavoratore.

Inoltre a partire dall’anno successivo all’età di pensionamento sarebbe potuto partire il super-minimo, e cioè il risparmio di denaro che avrebbe avuto l’INPS sarebbe potuto essere reinvestito anche per detassare l’azienda che mantiene al lavoro quel lavoratore part time.

Il tutto sarebbe stato condito con un passaggio di conoscenze tra un nuovo assunto e il lavoratore part-time in modo da trasmettere il know-how maturato.

Naturalmente tutto questo sarebbe stato a costo zero per le casse dello stato!

Invece siamo di fronte ad una riforma governativa che non invoglia i lavoratori perchè taglia loro lo stipendio del 30%, costa alle aziende e costa pure allo stato.

E tutto questo per mantenere un futuro pensionamento del lavoratore che comunque andrà a finire nel debito pubblico che dovremo pagare tutti.

Quindi il lavoratore vede una busta paga inferiore, l’azienda paga delle spese maggiori, lo stato versa contributi figurativi che poi si traducono in maggiore debito pubblico, e tutto questo per dare una pensione successiva piu alta.

Questo è esattamente il contrario di quello che andava fatto, una sola cosa doveva essere chiara, il mantenimento del 100% della busta paga del lavoratore per invogliarlo a stare al lavoro con il part time e non è stata fatta.

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