Sul principio dell’uno vale uno…

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Ognuno vale uno significa che il valore attribuito al voto di un cittadino equivale al valore attribuito ad un altro cittadino indipendentemente dal che cosa quei due cittadini scelgono di votare.

In un collegio uninominale, il voto dato al candidato vincitore vale uno, il voto dato ad un candidato perdente vale zero e questo evidentemente stride con il concetto di uguaglianza e di rappresentatività della volontà popolare.
Non posso che guardare con una negatività quasi allergica una forza politica che decida questo assetto per il paese, ancorchè tale assetto uninominale sia scelto tramite un sondaggio tra gli iscritti di tale forza politica e non invece dai vertici.

E’ una contraddizione in termini una modifica del significato delle parole, una mistificazione.
L’uninominale al limite può andare bene per l’elezione dei giudici o dei prefetti,anche se meglio sarebbe se questi ultimi fossero anche presidenti di provincia eletti dal popolo accorpando i poteri oggi dati ai prefetti.

Invece in un sistema proporzionale o misto, la presenza di uno sbarramento,o dei piccoli collegi, fa valere zero il voto di chi ha scelto un partito sotto tale soglia e fa valere molto più di uno il voto dato ad una forza politica che la supera.

Il premio di maggioranza fa valere di più il voto dato alla forza politica o alle forze politiche (in caso di apparentamenti) quando si ottiene anche solo un voto in più.

L’uno vale uno risulta essere un obbiettivo primario per vincere l’anti politica e la cattiva politica che controproduce l’antipolitica stessa e può costituire una solida base per una buona e duratura amministrazione.

La democrazia rappresentativa esige che ci siano delle apposite camere con persone che vengono elette dai cittadini ed impone l’assenza di ogni deformazione per rispecchiare in pieno il voto dei cittadini.

L’assenza di una maggioranza coesa e stabile dovuta all’assenza del premio di maggioranza e all’assenza dello sbarramento nel pieno rispetto dell’uno vale uno non è una cosa negativa da superare in quanto destabilizzante, ma è una prova di maturità delle istituzioni che dovrebbero rappresentare senza coercizioni le opinioni della popolazione.

Con una forzatura elettorale per ottenere una maggioranza stabile si ottiene esattamente l’effetto opposto con il distacco della politica e la crescita della corruzione politica dovuta al deterioramento degli ingranaggi rappresentativi, con l’effetto dell’imbuto verticistico e individualista che come un virus contagia chiunque, anche chi in partenza aveva espresso idee diverse e poi si è ritrovato a fare le stesse cose che in principio contrastava.

Le istituzioni rappresentative hanno bisogno di discussioni aperte e non chiuse aprioristicamente dalla presenza di un programma elettorale pieno di balle che rappresenta un impegno preso con gli elettori e che elimina di fatto il dialogo politico all’interno delle aule accentuando lo scontro su qualsiasi tema.

E’ fondamentale anche la presenza della democrazia interna alle forze politiche ed è fondamentale che non ci siano espulsioni ma che si trovi un modo ragionevole per giungere sempre ad una sintesi tramite un metodo di compartecipazione democratica e tale metodo non può essere affidato a singole forze politiche che comunque cambiano nel tempo,così come le persone.

L’alternativa al governismo, al premio di maggioranza, agli sbarramenti, è data dai referendum popolari.

Non è necessario un governo stabile dove tutti ubbidiscano al capo o ai capi come in una caserma, non è necessario espellere chi non la pensa allo stesso modo sul 100% dei temi o cercare scorciatoie per mandare via chi si ritiene non piegabile all’ideologia unica ed inventarsi sistemi elettorali per rendere impossibile la rappresentanza a tali espulsi tramite sistemi elettorali divisivi e bipolari.

Un referendum popolare può risolvere questi problemi che si vengono a creare quando l’assemblea rappresentativa non trova con il dialogo una soluzione.
Non esiste dunque l’ingoverbabilità se ci sono dei referendum per le questioni sollevate da una parte dell’assemblea rappresentativa.

In Svizzera questo è possibile, c’è il proporzionale, c’è il bicameralismo perfetto, ci sono le preferenze multiple e c’è molta meno corruzione.

La destra può vincere un referendum su uno specifico tema, la sinistra può vincere su un’altro tema, questo non toglie che il governo resta in carica e se c’è da fare una votazione sull’abolizione di una specifica tassa con il referendum il problema è risolto.

Non serve continuare a battere in testa su temi ideologici per parlare male del governo in carica, basta dare la parola ai cittadini.

Purtroppo in Italia questo non si può fare perchè la costituzione impedisce referendum su temi economici e questo è il problema vero dell’Italia, non invece la presenza del pareggio di bilancio come qualcuno ha detto, visto che poi ogni anno la finanziaria deve essere fatta tenendo conto delle entrate e delle uscite.

O molto più facilmente facendo inserire nel referendum anche la copertura finanziaria, cioè da dove vanno presi i soldi in caso di abolizione di una specifica tassa, facendo dunque decidere ai cittadini anche l’eventuale taglio delle spese.
Naturalmente il tutto deve essere vagliato poi dal parlamento con la finanziaria annuale, ma sempre nel rispetto della volontà popolare.

Questa è la vera differenza tra le parole e i fatti, tra campagne elettorali fatte di parole e referendum che è un fatto, tra apettative e inganni con la vittoria delle lobby e la realtà dell’urna sui singoli temi.

Si può poi discutere della presenza del quorum o della sua assenza, problema risolvibile con l’obbligatorietà o meno per gli elettori di recarsi alle urne come capita in alcuni paesi nordici.
Magari proprio e solo sui referendum che trattano temi economici potrebbe essere istituito l’obbligo di andare a votare, inserendo una penalità economica di alcuni euro per chi non ci va, in modo da poter allo stesso tempo sia ripagare il costo del referendum che far partecipare più persone.

D’altra parte far pagare qualcuno perchè non ha votato è meglio di farlo pagare per votare.

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